Leone

L’eco di un crollo di macerie,

raggi di luce fiammeggiano

le mie braccia, le mie dita sono giavellotti

in proiezione al tuo volto. Cadrai,

le tue ossa saranno scoglio bianco, umiliato

dallo schiaffo erosivo dell’onda marina, simile

alla mia passione ridotta a baciare

le tue caviglie di cenci.

Fermo è il passato, fermo e assolto

in quel giaciglio di leone

dov’io pettinavo la tua criniera e l’odio.