FILASTROCCHE e FAVOLE per giocare con la scrittura, là dove il gioco – suggerisce, saggio, lo storico Johan Huizinga – è fare, giocando, cultura.

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Da FAVOLESVELTE, Golem Edizioni, di Valeria Bianchi Mian

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UN VAMPIRO A TORINO

Il mio nome è Conte Guglielmo Dei Rei.
Oggi sono stanco ma non mi lamento
perché i piagnistei mi irritano alquanto.
Mi irritano i vostri tanto quanto i miei.

La mia vita è opera fuori concorso –
d’altronde son cent’anni per tre volte
che mi beo nel succhiar vergini stolte.
Vergini si fa per dire …
amori al primo sorso.

Cielo promette tempesta; pare quasi
grigio a Parigi ma è solo la piazza
nel centro di Torino, città pazza.
Decenni in corsa, altri decenni in stasi.
Luogo per nascondermi, senza gloria
ma non son tipo da film a puntate –
quelli che vanno avanti intere annate.
Io so durar da solo
catturando la memoria.

Ho molti soldi, un bell’appartamento
da scapolo – cambio spesso le mie colf.
E non frequento club, e non gioco a golf.
Ho un volto intenso, segnato dal tempo
ma della mia storia io non mi cruccio.
Il sole è tramontato; esco, adesso
ché scalpita dentro e freme un ossesso.
Tiro fuori il mio grosso
sigaro dall’astuccio.

Scendo in Via della Rocca, alzo il bavero
del cappotto: il cielo è nero dolore.

“Scusi, Signorina, può dirmi l’ora?
Come, prego? Aspettava me, davvero?”

Davvero.

Non mi fido dei giovani di questi anni.
Gente con il cappio della precarietà
attorno al collo – il collo! – e la varietà
di trucchetti per sopravvivere ai danni
di un’esistenza grama, senza più sbocchi.

Ecco: una cacciatrice di taglie.
A me gli occhi …
Finii così.
La mia cultura che rotolava
sull’asfalto.
La testa mozzata.

Scacco!

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Valeria Bianchi Mian

Psicologa Psicoterapeuta Psicodrammatista Scrittrice

dott.ssavaleriabianchimian@gmail.com


Ph. Luciano Borgna