In verità non aveva nessuna urgenza di andare in bagno, se non quella di staccare per alcuni minuti la spina. Alessia, rimane davanti allo specchio, su cui riflette un viso apparentemente sereno che tradisce il suo reale stato d’animo, in conflitto tra inconscio e subconscio. Socchiude gli occhi provando a rilassarsi, ma il ritorno alla realtà frantuma i buoni propositi.

La direttrice dell’istituto scolastico, in cui oltre la scuola primaria e secondaria è annessa anche la scuola materna, seduta dietro alla sua scrivania affronta l’argomento senza mezzi termini, evitando ogni inutile divagazione.

– Sai già perché ti ho invitato a venire da me. –

– Sì – risponde Alessia, accomodatasi dinanzi.

– In questo momento non è il tuo superiore a parlarti ma una tua collega e cara amica; la tua situazione si è fatta delicata, rischi … –

– Sì, lo so, il licenziamento. –

– Non solo; la cosa potrebbe ripercuotersi anche a lungo termine con le conseguenze che puoi benissimo immaginare, mi riferisco a livello generale. Perché non evitarlo? –

– E cosa dovrei fare secondo te? –

– Nulla, appunto. –

– Perché cosa faccio? Perché invece non dici la verità, e cioè, che credi a tutte quelle storie sul mio conto che hanno messo in giro; stanno cercando di infangare la mia reputazione, capisci? –

– E chi sarebbero costoro? –

– Non lo so … ma è evidente che ce l’hanno con me. –

– Nessuno ce l’ha con te, è stato il comportamento di alcuni alunni a insospettire i loro genitori che qualcosa non andava nel verso giusto, da qui sono partite le indagini del consiglio scolastico; al momento abbiamo ritenuto opportuno tenere sotto controllo il problema, ma non posso garantirti come si evolverà in futuro, dipende da te. –

– Sono maldicenze. –

– Perché avrebbero dovuto? –

– Ripeto, non lo so. –

– Forse senza renderti conto qualche volta ti è capitato di usare le maniere un po’, come si suol dire, rigide. Lo sai come sono i bambini, basta un nulla per farceli nemici. Allora, è capitato? –

Alessia non può non pensare a tutti quei momenti in cui non è stata molto tenera con i bambini, riconoscendo di aver esagerato, così com’è altrettanto convinta di non aver raggiunto livelli allarmanti.

– … sì, qualche volta è successo di essere stata un po’ rigida, ma nulla di più, devi credermi. –

– Ti credo, per questo ho voluto parlarti in privato. Esiste solo un modo per uscirne: non alimentare il clima già di per sé teso – dice la direttrice della scuola.

– E in che modo? – chiede Alessia.

– Intanto, per cominciare, potresti prenderti una bella vacanza. Hai delle ferie arretrate, perché non approfittarne? Credo che sia il momento di goderti un bel periodo di riposo. –

– Volete liberarvi di me? –

– Solo per un periodo di tempo. Lo ammetto, sarebbe salutare per tutti. E ti assicuro che in me non c’è cattiveria. –

– Vorrei crederci. –

– Sei libera di crederci o meno, ma la realtà, che piaccia o no, è questa. –

– Quando dovrò … sì, quando dovrò prendermi questa salutare vacanza? –

– Io direi subito. –

– Già. –