MRAK

Објављено 25. октобра 2022. од стране Bratislav

Bilo je kasno popodne kada sam imao slatku nameru da ubijem tu dosadu koja me nervira, a onda sam se setio da sam u stvari srećan što imam bar tu dosadu koja me nervira.
Imam privilegiju koju sam pošteno zaslužio, mislim kao nagradu, a možda i usud ili kaznu, da osetim trenutak u vremenu, kao kada zver namiriše krv, taj trenutak se oslanja na sledeći a ovaj opet pokrene sledeći. Kap po kap istrošenog znoja ili možda krvi vraćam majci zemlji, svoj dug vraćam pošteno.
Bilo je kasno popodne kada sam ušao u kafanu sa kariranim prekrivačima na stolovima i istim takvim zavesama na prozorima koji su samo do pola prekrivali okno. Primetio sam samo jedan slobodan sto u slabo osvetljenom uglu sa pogledom na još mračniju ulicu, došao sam da posmatram. Ne volim galamu i gužvu ali to je bio sastavni deo restorana sa kariranim prekrivačima na stolovima i istim takvim zavesama, uz jaku hranu i još jače piće galama se podrazumeva. Nisam želeo ni hranu ni piće, došao sam samo da posmatram.
Iznutra se događala euforija poput erupcije, iznutra nastaje sve i preliva se kroz okno realnosti u stihiju mogućeg spazma ranjenog oktopoda, koji pipcima mlatara haotično u svim smerovima proboden harpunom. Kada se sve utiša ostanu neki tragovi koje i lagani vetar polako ali uporno svakog dana pomalo raznese i na kraju zaborav prekrije sve.
Zbog gužve kelner nije dolazi, nisam ga ni zvao, samo sam posmatrao, lica raznih oblika i boje, neka bradata sa penom od piva, neka ćelava i crvena, i face koje su pravili sve glasnije pričali da bi dali lažnu snagu i još gore argumente da stvore utisak istine jačinom govora. Ima takvih ljudi. Samo sam posmatrao.
Meni ostaje da rane iznutra sašijem i to tupim ekserom i debelim kanapom, da boli što više, nadajući se da će da drži, mada unapred znam da te rane iznutra ne mogu da zacele dok ne ostanem potpuno sam i počnem da ih ližem kao pas, čuvajući ih kao usud koji mi niko ne može i neće uzeti osim zaborava. Mrzim taj siguran spas duše u neminovnosti zaborava, oteće mi tek zašivene, još po malo krvave rane i sveže crvene ožiljke koje sam jedva bolno zašio a to je samo i jedino od mene ostalo. Ostaću bez ičega, neću imati ništa više.
Bilo je kasno popodne kada sam zatvorio vrata kafane sa kariranim prekrivačima na stolovima i istim takvim zavesama na prozorima i nestao u mraku.

BUIO
Inserito il 25 ottobre 2022 da Bratislav

Era tardo pomeriggio quando avevo una dolce intenzione di uccidere la noia che mi infastidisce, e poi mi sono ricordato che in realtà sono fortunato ad avere almeno la noia che mi infastidisce.
Ho un privilegio che onestamente mi sono guadagnato, penso come una ricompensa, e forse un destino o una punizione, sentire un momento nel tempo, come quando una bestia odora di sangue, quel momento si appoggia al successivo e questo a sua volta dà inizio al prossimo. Goccia dopo goccia di sudore consumato o forse di sangue torno alla madre terra, ripago equamente il mio debito.
Era tardo pomeriggio quando entrai in un’osteria con le tovaglie a quadretti sui tavoli e lo stesso tipo di tende alle finestre che coprivano solo per metà il vetro. Notando un solo tavolo libero in un angolo poco illuminato che dava su una strada ancora più buia, sono venuto ad osservare. Non mi piace il rumore e la folla, ma era parte integrante del ristorante con tovaglie a scacchi e lo stesso tipo di tende, con cibo forte e bevande ancora più forti, il rumore è ovvio. Non volevo cibo o bevande, sono venuto solo a guardare.
Dentro l’euforia avveniva come un’eruzione, tutto nasce dall’interno e fluisce attraverso la finestra della realtà nell’elemento di un possibile spasmo di una piovra ferita, che agita caoticamente i suoi tentacoli in tutte le direzioni trafitto da un arpione. Quando tutto si calma, rimangono alcune tracce che anche il vento leggero, lentamente ma insistentemente, soffia via un po’ ogni giorno e alla fine l’oblio copre tutto.
A causa della folla, il cameriere non è venuto, non l’ho nemmeno chiamato, l’ho solo guardato, facce di varie forme e colori, alcuni barbuti con schiuma di birra, altri pelati e rossi, e le facce che stavano facendo parlavano più forte e più forte per dare falsa forza e argomenti ancora peggiori per creare l’impressione della verità con il volume del discorso. Ci sono persone così. Stavo solo guardando.
Mi resta da ricucire le ferite dall’interno e smussare con un chiodo e una corda spessa, per farlo male il più possibile, sperando che duri, anche se so in anticipo che quelle ferite dall’interno non possono guarisci finché non sarò completamente solo e comincio a leccarli come un cane, conservandoli come un dono che nessuno può e non vorrà togliermi se non l’oblio. Odio quella salvezza sicura dell’anima nell’inevitabilità dell’oblio, strapperà via le ferite appena ricucite, ancora un po’ sanguinolente e le fresche cicatrici rosse che ho ricucito a malapena dolorosamente e che è l’unica cosa rimasta di me. Non mi resterà niente, non avrò più niente.
Era tardo pomeriggio quando chiusi la porta di un’osteria con le tovaglie a quadretti e le stesse tende alle finestre e scomparsi nel buio.

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