Al termine di una giornata di manifestazioni variegate sul tema “guerra e pace” direi che il primo problema che si rileva a caldo, è l’estrema confusione di idee, poiche negli stessi cortei convivevano tesi assolutamente contrapposte ed equidistanti.

E questa numericamente minoritaria, era l’Italia che ancora si interessa ed è attenta ai fatti sociali che ancora è disponibile ad atti concreti di protesta.

Cambiano territori, ma alla fine non cambia questa spaccatura che ha indubbiamente origini psicologiche personali di percezione nel vissuto e nell’influenza ancora importante della politica istituzionale, dei media e della dichiarata “pubblica opinione”.

Per come la vedo dal mio piccolo osservatorio servono chiarezza e distinzioni nette, chi ha la visione o almeno cerca un modello diverso di società internazionale e nazionale sostenibile non può mischiare vino e acqua.

Chi produce morte attraverso produzioni di armi, alimenta oggettivamente le guerre e le guerre le fanno da sempre per conquistare mercati, chi pensa al militarismo d’esportazione come servi della NATO o in generale dell’Atlantismo guerrafondaio, alla nuova leva di soldati obbligatoria, non ha lo stesso fine di chi invoca pace, che non può reggersi sulla forza e la violenza.

Quindi il presenzialismo volontario dei presidi delle persone attente e solidali con i popoli, non con i governi devono cambiare il loro modo di esplicitarsi, trovare forme diverse per spiegare ragioni, allargare le proprie idee, aprire al confronto.

Alla fine ce lo dobbiamo dire in confronti onesti è stata purtroppo una buona cosa ma di estrema minoranza facendo le proporzioni, vuol dire (come per chi non è andato a votare nelle elezioni ed è il partito di maggioranza) che si allarga la forbice dell’affanno a cercare risposte

In generale non possono servire a parer mio, sul piano nazionale queste manifestazioni, se non dopo un lavoro politico di dialogo e convinzione unificatrice con tempi medi sui territori di singola appartenenza,

E’ la realtà sociale che ci rende uguali nel senso di condizione sociale concreta, è il capitalismo finanziario che rende ogni risorsa giocata soprattutto dalle grandi imprese un fattore trascinante che schiera globalmente e crea buchi neri proprio nei territori dove i bisogni oggettivi non hanno più l’onore della cronaca, ne riescono a scalfire la barriera della politica istituzionale.

L’implosione di tanti partiti di dx e sx indicano che la rappresentanza è fittizia e la delega è di minoranza estrema, quindi serve ragionare con più radicalità e maggior profondità, meditando su cause e proposte utili.

Non possiamo fare le stesse cose di sempre. Se non ci rendiamo conto di come il potere sta allargando la sua coperta per spegnere il fuoco della ribellione, che è necessaria, non per cultura e intellettualità o non solo, ma per cause concrete di degrado del vissuto concreto.

Non tutte le manifestazioni sono identiche, a Napoli l’intervento dei dipendenti della GKN ha tracciato un metodo diverso e utile da cui prendere esempio di lotta di Davide contro Golia coinvolgendo tutti il proprio territorio.

Chi è contento della possibilità dimostrata nelle varie città sul tema guerra, non può essere soddisfatto, senza nulla togliere a chi ha frequentato quelle marce, della situazione.

Abbiamo ampi margini di miglioramento!

Gianni Gatti