Alessandria, pubblicato da Pier Carlo Lava – Social Media Manager – https://alessandria.today/

Rosa Cozzi

Buongiorno!

” DOV’È FINITO IL CORPO DEL REATO “

Il fattaccio era capitato tra capo e collo in quel giorno, uno dei tanti che gravavano sul mio passato.

Tutti gli avvenimenti accaduti antecedentemente mi avevano dato segnali espliciti.

Ma come sempre ero stato preso da mille impegni, e non vi avevo prestato molta attenzione.

Avevo fatto orecchio da mercante alle preghiere del curato, a cui avevano fatto il torto. Ogni giorno che mi incontrava da vicino o da lontano m’interrogava con lo sguardo che detto tra noi: il suo viso prendeva la forma di un punto interrogativo.

Gli avevo promesso di indagare sul misfatto, senza contare che avrei dovuto un giorno dare una risposta, ma ora era arrivata la resa dei conti.

Dovevo risolvere il mistero, ma dovevo ammettere che avevo pochi elementi a disposizione.

Non potevo iniziare a sbrogliare la matassa se non avevo un filo conduttore.

Ogni cittadino che incontravo mi chiedeva : Commissario a che punto siamo? e scuotendo la testa esclamavano : il nostro amato parroco avrai finalmente giustizia?.

Ed io immancabilmente rispondevo : si prosegue con i piedi di piombo.

E di piombo ce n’era in abbondanza.

Con minuzia cercavo il pelo nell’uovo per non dire l’ago in un pagliaio.

O per meglio specificare nel pollaio, ancora seminato di piume.

Chi aveva commesso il misfatto ?

Chi aveva interesse ad eliminare con così tanta ferocia quel povero essere.

Ma il corpo del reato dov’era finito ?

Mi lambiccavo le meningi tanto forte che mi era venuto un cerchio fastidioso e dolorante alla testa.

Giravo intorno e cercavo, ma non trovavo.

Intanto passavo le giornate a rimuginare.

Per me probo e integerrimo personaggio pubblico era una questione d’onore risolvere con successo il caso.

Un’idea ancora incompiuta mi faceva girare la testa, non riuscivo a mescolare gli elementi necessari affinché tutti i tasselli andassero ad incastrarsi nel puzzle che avevo disegnato.

Ormai passati i tre giorni incominciava a frullarmi per la testa l’idea di dover archiviare il caso. Il morto incominciava a puzzare!

E poi , ecco la svolta che mi fece sobbalzare dalla sedia su cui ero accasciato : giunse al mio olfatto sopraffino, un delizioso odore di brodo ! Sapevo che avevo risolto il caso, dovevo solo fidarmi del mio naso e avrei trovato il colpevole!

Continuando ad annusare e, oramai sicuro e appurato che era veramente brodo di gallinaceo incominciai ad assaporare la vittoria.

Avevo sotto il naso la chiave per risolvere il mistero che tanto mi angustiava.

Avevo fatto orecchio da mercante alle preghiere del curato, a cui avevano fatto il torto.

Gli avevo promesso di indagare sul misfatto, senza contare che avrei dovuto un giorno dare una risposta, ma ora era arrivata la resa dei conti.

E immantinente mi avviai a fare il giro del rione, con il naso per aria annusavo come un segugio la direzione del vento.

E cercando, il profumino mi porto dritto davanti alla casa della signora Onorina.

Debbo precisare che questa bellissima “signora” esercitava il mestiere più vecchio del mondo e, suonare alla sua porta avrebbe danneggiato la mia integrità morale! I

Dovevo risolvere il mistero e, avendo pochi elementi a disposizione.

Non potevo iniziare a sbrogliare la matassa se non avevo un filo conduttore.

Avrei dovuto giustificare quella mia visita, sicuramente riportata dalle sentinelle malelingue di vedetta dietro alle persiane socchiuse.

Fattomi coraggio senza indugio suonai il campanello, deciso a prenderla con le mani nel sacco come si suole dire e con la prova del delitto .

Mi aprì coperta da un deshabillé che mi fece montare il sangue alla testa, e con la sua voce sensuale esclamò : Commissario ! che piacere vedervi, qual buon vento vi porta alla mia peccaminosa dimora?. Svelto entrate, prima che le malelingue abbiano a ridire sulla vostra presenza qui davanti all’uscio di casa mia.

Mi fece accomodare e mi offrì un caffè, ma rifiutai.

E finalmente riuscii a chiedere con estrema prudenza che cosa bolliva in pentola.

Al che mi rispose con soave ingenuità : un pagamento in natura di un cliente senza lavoro, un gallo talmente imbottito di piombo che ho dovuto prima passarci il Metal detector.

Mi accomiatai a velocità supersonica dalla bella hostess lasciandole il corpo del misfatto, e mi recai dal curato, che inginocchiato davanti all’altare chiedeva a Dio di dargli un segno su chi aveva voluto colpirlo a tradimento.

Riferii con finta convinzione che il suo gallo, era stato semplicemente mangiato dalla faina e che avrebbe dovuto mettersi l’anima in pace.

Finalmente caso risolto. Quella notte dormii il sonno dei giusti!

di Rosa Cozzi

da ” STORIE DI AMORI,DELITTI, E DI RISATE “.

DL.1941/633″