Articolo di Marina Donnarumma. Roma 8 novembre 2022

TREDICENNI IN BRANCO/ Crepet: è una generazione fallita …

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“Non facciamo della psicologia, non diciamo che a questi ragazzini manca affetto, che la famiglia è assente, non tiriamo in ballo la pandemia e i danni provocati dal lockdown: qua siamo davanti a dei ragazzi mal-educati, con il trattino, cioè non educati bene”. Paolo Crepetpsicologospecializzato in problematiche educative giovanili, non ammette giustificazioni, davanti a una situazione che lui annunciava già, dice, vent’anni fa. Una realtà che oggi è sempre più allarmante, con l’abbassarsi dell’età dei protagonisti di gesti di criminalità, stupri, alcolismo fino al coma alcolico a 14 anni. Ragazzini e ragazzine di 12 e 13 anni che derubano loro coetanei senza piani prestabiliti, strappano catenine o cuffiette, minacciano le loro vittime se denunciano l’accaduto ai genitori. Un clima di terrore avvalorato dal fatto che sanno di essere impunibili per legge e hanno dei genitori che minimizzano, che accusano le autorità di perseguire “delle ragazzate”. “Che ognuno si prenda le sue responsabilità” dice ancora Crepet “personalmente sono stufo di ripetere cose che dico ai genitori di tutta Italia girando nelle scuole da anni e che si rifiutano di fare perché costa loro troppa fatica dire al figlio di 13 anni tu alla sera non esci di casa”.

Crepet: “Pestaggio della baby gang? Più fermezza nella …

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L’esperto contattato da La Nazione commenta l’episodio dei babbo picchiato per un semplice rimprovero da un gruppo di ragazzini

Arezzo, 29 gennaio 2019 – «Di fronte a una condotta del genere bisogna reagire con molta fermezza, punire con grande severità». Parola di Paolo Crepet, psichiatra, sociologo ed educatore, che sui fatti di San Giovanni, il babbo con il passeggino picchiato da una baby gang per un semplice rimprovero, esprime grande preoccupazione. «Posto che non posso permettermi di dire ai genitori cosa devono o non devono fare, ma noi in quanto società abbiamo il dovere di reagire di fronte ad atti simili».

Quando parla di società, spiega lo psichiatra, si riferisce a tutti gli attori coinvolti, dai carabinieri al sindaco: «La presa di posizione e la condanna deve essere netta e decisa. Perché se cominciamo a tollerare che dei ragazzini di 16, 17 anni possano circondare un padre e mandarlo all’ospedale, allora meglio alzare bandiera bianca. Chiedo al sindaco, che è il responsabile della sicurezza cittadina, di esprimere la sua condanna più ferma».

Sul ruolo della famiglia, Crepet spiega: «Non posso permettermi di giudicare famiglie che non conosco, tuttavia di fronte a episodi di questo tipo, a un ipotetico genitore italiano medio, chiedo: sei contento? Pensi di non essere responsabile anche tu di queste cose? Da parte mia esprimo grande preoccupazione.

Non è accettabile che una persona non possa fare un giro con la sua bambina in tranquillità. Torno a ripetere: da parte della società c’è bisogno della più severa condanna»

Dilagano le gang dei baby barbari, fanno a botte, rubano …

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Dilagano le gang dei baby barbari, fanno a botte, rubano, rapinano, scorribande nelle località turistiche

Dilagano le gang dei baby barbari, fanno a botte, rubano, rapinano, scorribande nelle località turistiche. Un pool nazionale per fermarli. Basterà?di Enrico Pirondini
Pubblicato il 10 Luglio 2022 – 11:51


Le gang dei baby barbari dilagano. Da Nord a Sud. Fanno a botte, rubano,rapinano. È il fenomeno inquietante della nostra estate.

Agiscono preferibilmente nelle località turistiche. Da Riccione a San Benedetto sono ormai un incubo. Già una quindicina di casi solo nella città romagnola. I più giovani hanno 13 anni, annunciano sui social le loro scorribande. E ci sono anche gang di sole ragazzine . Due gang al femminile sono state intercettate a Crema e sulla Riviera romagnola davanti a Villa Mussolini. Il copione è sempre lo stesso: sbarcano in treno nei luoghi di vacanza, rapinano i coetanei, seminano terrore, si filmano e poi se la spassano col bottino.

GANG DI RAGAZZI NATI IN ITALIA MA CON RADICI AFRICANE

I Carabinieri dicono che si tratta di baby gang formate da ragazzi nati nel nostro Paese ma originari per lo più di quattro nazioni africane: Marocco, Tunisia, Nigeria, Senegal. Arrivano sparpagliati nelle località turistiche in piccoli gruppi, uniscono le forze, identificano la preda più facile ed entrano in azione. Brutalmente.

I social sono il loro vero megafono. Annunciano le loro “imprese” su Instagram, Telegram o Tik Tok e se la ridono. Cercano di ottenere con la violenza (dicono) quello che la vita gli nega. Cioè l’ultimo modello di telefono, le scarpe, i vestiti firmati.

UN SISTEMA DA CAMBIARE CONTRO LE GANG

Lo dicono tutti:  dagli psichiatri ai detective di mezza Italia riuniti in una task force – un pool nazionale – occorre cambiare sistema. “Cominciando dal sistema scuola “ dice Paolo Crepet, (sociologo, psichiatra, educatore, opinionista).

“Ci vorrebbe il tempo pieno per tutti, a 15 anni papà e mamma sono al lavoro e si sta sempre da soli.  Poi servirebbero aiuti alle famiglie che sono abbandonate a se stesse. Ci vorrebbero servizi seri che al momento non esistono, per dare una mano ai genitori e non lasciarli soli a vivere un incubo”.

RIDARE DIGNITÀ AI NOSTRI RAGAZZI

I baby barbari sono spinti da un odio generato dall’impotenza rispetto ad un tipo di vita che non si può avere, rispetto ad un futuro che non c’è. “Abbiamo tolto dignità ai nostri ragazzi. Basta vedere come li abbiamo trattati, offrendogli lavoretti da 500 o 800. euro al mese” dice ancora Crepet. I ragazzi poi vivono nella solitudine digitale, lasciati in camera con un telefonino in mano. Soli. Conclusione:  non spegniamo l’attenzione su questo problema. È vitale. Per i ragazzi e per noi.

Parlare delle baby gang, comunque sarebbe estremamente riduttivo, ne fanno parte ragazzi di ogni ceto sociale, ripeto di ogni ceto sociale. Mi è piaciuto riportare alcuni fatti di cronaca, ma ne esistono migliaia. Una cosa accumuna il fenomeno, la mancanza assoluta di empatia e divertirsi per fare dispetto o male agli altri. Ho citato Paolo Crepet, perchè lo trovo un professionista concreto che non si fascia di eccessivo BUONISMO, come tende a fare la società. Se pensate che sia severo nel suo modo obiettivo di porsi , domandatelo ai genitori dei ragazzi uccisi, picchiati, bullizzati in modo estremo, fino a portarli al suicidio. Oppure picchiati brutalmente in maniera gratuita e finiti in ospedale. Oppure domandatelo a quei ragazzini che hanno il terrore di uscire da casa anche per andare a scuola. Tutti hanno responsabilità e sono coinvolti direttamente in causa, molti, nei ceti più disastrati sanno cosa fanno i figli, ma sanno che così si faranno le ossa in mezzo ai clan o altro. Certamente responsabile del fenomeno la povertà, la disoccupazione, la mancanza di strutture e uno stato totalmente assente. La scuola? la scuola non conta nulla, non fa nulla ed hanno per primi, una paura da morire. Conosco docenti che non possono mettere voti insufficienti, altrimenti avrebbero gomme tagliate, botte e altro. Ti senti tutelato? Vi sentite tutelati? Assolutamente no, in nessun campo, perchè l’ingiustizia regna sovrana. Meccanismi lenti, ingarbugliati, forze dell’ordine che prendono i ragazzi e il giorno dopo continuano a fare quello che hanno fatto. Poi ci sono i ceti ricchi, ragazzini annoiati, le famiglie assenti, per non avere problemi dicono sempre si e negano assolutamente che i figli possano essere bulli. Ho una soluzione? no, io non ce l’ho! posso solo esprimere la mia modesta opinione e dire che questi ragazzi non conoscono l’amore e la compassione. Non sono empatici, ma educati attraverso la violenza con i social, i giochi interattivi, l’assoluta mancanza di una figura autorevole e una società eccessivamente BUONISTA. Combattere questi baby gang con la violenza? No, assolutamente no.

La violenza genere sempre violenza, ma direi di agire tutti, stato, scuola, tutta la società, un respiro comune. Tutti sono frutto di violenza o indifferenza a cominciare dalle loro famiglie, o bambini paurosi e fragili che si riuniscono in bande per avere quel senso di sicurezza che non possono trovare altrove. Una volta erano più attivi gli oratori, ancora ci sono, come esistono sacerdoti sulle barricate per aiutare e mettere fine a questo fenomeno dilagante. Una società che diventa più violenta, più indifferente, più oppiata, talmente abituata a tutto ciò, che non reagisce, questo è terribile! Indifferenza, mancanza di empatia, cosa dire? Dobbiamo riacquistare i valori morali, quel senso di compassione che non ci appartiene più, imperante il cinismo e la corruzione de ” chi se ne frega”., Invece tutti questi ragazzi hanno bisogno di supporto, sostegno, autorevolezza, devono essere sempre , come dire, puniti magari con lavori socialmente utili, accanto a persone bisognose, ospedali, case di cura, farli recuperare attraverso la scuola, perchè tutti possano imparare che la violenza non è divertimento, non è un modo di sfogare rabbia e frustrazione. Ma noi dobbiamo smettere di essere ciechi e noi per primi dobbiamo recuperare amore e sensibilità.

La baby gang dei figli dei professionisti, nelle chat il racconto delle rapine. Ai domiciliari un 16enne: “era il picchiatore”

di Romina Marceca

di Romina Marceca

“Hai visto come l’ho gonfiato? Così i giovani della banda si vantavano tra di loro. Il Pincio, il luogo preferito delle loro razzìe. L’incredulità dei genitori: “Non potevamo immaginare che uscissero per rubare” Dalla REPUBBLICA

Articolo di Marina Donnarumma. Roma 8 novembre 2022

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