Alessandria, pubblicato da Pier Carlo Lava 

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Problemi, confidenze e consigli. Dr.ssa Mariangela Ciceri Psicologa Clinica

Alessandria: Quando abbiamo un problema o stiamo attraversando un momento critico, individuare tra le persone che ci sono accanto a chi dirlo, non è sempre scontato.

Abbiamo bisogno di qualcuno che ascolti senza giudicare, che sappia darci una equa dose di sostegno e voglia di spostarci dal pantano nel quale ci sentiamo prigionieri, incapaci di vedere e trovare soluzioni.

E poi c’è il problema della fiducia, il quale risente delle esperienze passate o delle relazioni già sperimentate che possono essere state positive, ambivalenti, negative. 

Così accanto al dubbio di chi scegliere come confidenti si fanno strada alcune domande: il mio problema resterà un segreto tra me e la persona a cui ne parlo? Saprà conservarlo e proteggerlo, oppure alla prima occasione potrebbe usarlo contro di me? Saprà «consigliarmi» nel modo giusto?

Anzi, cercare consigli spesso si trasforma in una affannosa ricerca fino a divenire una parte del problema. Nel farlo si può sottovalutare la pericolosità insita in un suggerimento dato, sebbene con buonissime intenzioni, ignorando che, quando viviamo una situazione di disagio e siamo in difficoltà, nessuno può darci il consiglio «giusto» perché nessuno sta vivendo la nostra situazione, il nostro malessere, le nostre insicurezze, le paure e quel senso di inadeguatezza che ci paralizzano.

Narrare il nostro problema a qualcuno, capace di ascoltarlo e ascoltarci, dovrebbe essere un modo, utile per trovare in noi quello che stiamo cercando in altri. 

Eppure spesso la richiesta esplicitata o meno che muove quella relazione è di ricevere da altri la soluzione.

Carl Rogers, padre della psicologia umanistica pensava che rispondere alla richiesta di un consiglio rappresentasse il nostro bisogno di allontanarci dal dolore e dalla criticità dell’altro. 

Fare da «specchio», confrontarsi sul quanto viene detto, senza distribuire suggerimenti dando per scontato che l’altro sarà capace di metterli in pratica, è molto più «rispettoso» che aumentare il senso di inadeguatezza per aver ricevuto un buon consiglio che non siamo in grado di agire. 

Olin Miller pensava: «che peccato che gli esseri umani non possano scambiarsi i problemi. Tutti sembrano sapere esattamente come risolvere quelli degli altri.» Mentre Shakespeare riteneva che: «Tutti (…) sanno dare consigli e conforto al dolore che non provano.»

Dott.ssa Maria Angela Ciceri

Psicologa Clinica

Libera professionista nel contesto peritale giuridico e forense

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Iscrizione Ordine Psicologi Lombardia n. 22873