Il Ventirighe ● a cura di Carlo Baviera

Mi permetto un’incursione nel ”Venti righe”. Per la vicenda candidature regionali (mi riferisco alla Moratti in Lombardia) occasione per ragionamenti utili in ogni occasione.

Il primo impulso è stato di pensare che se esisteva un minimo di intelligenza politica si sarebbe dovuto rispondere immediatamente sì da parte di tutte le forze riformiste, alla candidatura Moratti per la Regione Lombardia.

Quale occasione migliore per rompere (definitivamente?) il fronte di destra; quale migliore occasione che sconfiggere le politiche che la destra ha portato avanti in quella Regione per lustri; quale migliore occasione per interrompere l’espandersi dei consensi filogovernativi; quale migliore occasione per cercare di comporre una proposta alternativa di Governo in prospettiva?

Poi è giusto passare dall’impulso immediato al ragionamento.

Potremmo anche dire che (a parte i comprensibili dubbi di chi ha dovuto combattere e contrastare la Moratti in Lombardia) la “svolta” e la capacità di “andare oltre” dovrebbe essere richiesta a tutti, per dar vita ad una prospettiva politica strategica che superi la contingenza. Se fosse solo il battere le destre (cosa molto importante e da non sottovalutare), ma senza un disegno e un programma riformista e di cambiamento profondo e vero, diventerebbe solo il mettersi al servizio di una persona (e di un partito che sfrutta la tattica per indebolire gli alleati).

L’operazione, che anche per me dovrebbe essere valutata meglio dal PD (anche se ormai le decisioni sembrano prese scartando questa ipotesi), non può essere solo di facciata; e deve far capire agli elettori che sia la Moratti che Calenda/Renzi guardano ad un’alleanza vera di prospettiva e rinnovatrice (ad esempio profonda modifica della Sanità lombarda). In sostanza non deve essere un’operazione dorotea, che dopo le elezioni si annacqua in un centrismo di nuovo rivolto verso il moderatismo.

Inoltre, ma questo è tutto un altro discorso, si evidenzia – e non solo in Lombardia, e non solo per le elezioni regionali – la “trappola” dell’elezione diretta che mette al centro solo un personaggio e gli assegna più potere del necessario. Infatti c’è da chiedersi, dopo aver accettato il nome del candidato proposto dal Gatto e la Volpe della politica italiana, quali saranno gli altri “ricatti” che verranno inseriti su programmi e nominativi della squadra.

Le Amministrazioni e i Governi dovrebbero essere lavoro di squadra, non questione personalistica. Perciò è su tutto il pacchetto (ripeto: anche i programmi e le prospettive future di coalizione) che si deve ragionare ed esprimere o meno il consenso. E qui comprendo chi sottolinea dubbi sulla discontinuità politica di Moratti e sull’alternativa che l’ex Forza Italia rappresenta, avendo assunto autonomia dal centro destra quando è stata rifiutata la sua candidatura riconfermando Fontana.

Se si tonasse alla situazione precedente agli anni novanta, si parlerebbe di più di programmi e di intese e di capacità di coalizzarsi attorno a percorsi e prospettive, non sui nomi del candidato soltanto imponendo poi a chi lo sostiene di inquadrarsi ordinatamente e in rispettoso silenzio al seguito del Capo e dei “registi” che vogliono prendersi il volante politico con cui dirigere la nazione.

Motivo in più per valutare attentamente le insidie del Presidenzialismo.