Mentre a Roma sabato 5 novembre i numerosi partecipanti al corteo della pace ripiegavano bandiere, striscioni, cartelli e ammennicoli d’occasione, alcuni egregi commentatori si ponevano alla tastiera per stendere i loro “pezzi” di tono insolito, sulla manifestazione conclusa come da tradizione a San Giovanni. L’analoga di Milano era più limitata e risolta in un comizio, sia pure di una certa risonanza.

Prima di passare ai commenti altrui, mi…autocommento sul titolo: definisco ornamentale una manifestazione o altro consimile evento, che non abbia effetto pratico alcuno se non di tipo estetico. Alias, bella manifestazione, complimenti agli organizzatori. La pace? Invocata a gran voce ma egualmente imperscrutabile nei suoi percorsi.

I commentatori sono: Domenico Quirico (Stampa. 6.XI), che l’ha messa giù dura, com’è nel suo stile ampiamente dimostrato dall’Ucraina, e Massimo Recalcati, psicanalista di grido, che ha inanellato gentilmente una perplessità dietro l’altra sulla sostanza del messaggio (Stampa,7. XI)…

Quirico ha tirato in ballo addirittura, motivandone il giudizio, una “inutile manifestazione di ipocrisia“ mentre Recalcati ha rilevato, con molteplici riferimenti e contraddizioni lo “spirito adolescenziale del corteo della Capitale”. Non ho controllato sul resto della stampa, ma dubito che i nostri due della “Stampa” siano stati gli unici a turbare l’atmosfera pacioso-pacifista, non sempre convincente, della sfilata.

Ma lasciamo stare la questione del “pacifismo dichiarativo”, da piazza o corteo che sia, con le relative, eventuali torsioni nascoste per i contendenti, su questo tutti hanno le idee chiare in merito.

Nel generale auspicio di pace in Ucraina esiste infatti, a mio sommesso avviso, un “grumo nascosto e dolente” che riguarda proprio la forte determinazione di Kiev e della sua dirigenza: non abbiamo alternative decenti dunque con l’opposizione armata all’invasore si va avanti con la possibile efficacia…

Purtroppo con la piega che ha preso la guerra sul campo nelle ultime settimane, non è solo più questione degli “Alti Comandi” contrapposti: c’è il problema sempre più drammatico della popolazione e del paese, sempre più esposti alla distruzione di massa imposta dalla strategia (?) iugulatoria di Mosca.

Una popolazione residua costretta a “trasferirsi provvisoriamente” in zone (apparentemente) più sicure o ad infrattarsi negli scantinati, uso topi, in condizioni di sopravvivenza indicibili: mancanza di tutto!

Dà fastidio a qualcuno chiedersi – da lontano e senza polemica – quanto può umanamente durare questa situazione? Domanda fortunosamente bypassata su tutta l’informazione dalla “vicenda Kherson”: i russi che, fatto a pezzi qualche c’era ancora in città, si “ritirano”, in apparente calma, oltre la riva Est del Dnepr, stendendo anche linee di difesa passiva.

Facile gridare alla “grande fuga”, alla felice controspinta della pressione ucraina quando forse si tratta di un acquartieramento, disposto per il duro inverno a miglia di soldati, da un generale che la guerra l’ha studiata sul campo e non tra i salotti del Cremlino

Ma vada pure per lo sgombero a rotta di collo ma la domanda che ci facevamo poc’anzi resta generalmente sospesa, inevasa: vale a dire la “triturazione bellica” dell’Ucraina resistente da parte dei vari proiettili volanti russi, continua, o è visibilmente scemata, o addirittura fermata?

Si è accorto il popolo delle cantine di Kiev & C. di questa positiva variante? Foriera addirittura di sviluppi politici?

Ai cronisti l’ardua sentenza.