Nella foto: uno dei numerosi gazebo dislocati su tutto il territorio provinciale dove è possibile firmare per dire NO AL CIBO SINTETICO. La petizione può essere sottoscritta anche negli uffici Coldiretti, nei mercati di Campagna Amica e negli eventi promossi a livello locale.

Coldiretti Alessandria autorizza l’uso libero e gratuito dell’immagine

Dopo l’annuncio del via libera alla prima “carne” in provetta negli Stati Uniti

Consumi: fermiamo la pericolosa deriva che

mette a rischio la filiera del cibo Made in Italy

A livello provinciale sono già migliaia le firme raccolte, obiettivo ottenere una legge

che vieti la produzione, l’uso e la commercializzazione del cibo sintetico in Italia

“Dopo l’annuncio che per la prima volta negli Stati Uniti è stata autorizzata per il consumo umano la “carne” in provetta la nostra grande mobilitazione contro il cibo sintetico si fa ancora più serrata. Migliaia le firme già raccolte anche sul territorio provinciale: tra coloro che hanno sottoscritto la petizione Coldiretti tantissimi sindaci, rappresentanti delle istituzioni, imprenditori, sportivi, ma soprattutto consumatori, determinati a fermare una pericolosa deriva che mette a rischio il futuro della cultura alimentare nazionale, delle campagne e dei pascoli e dell’intera filiera del cibo Made in Italy. Non possiamo farci mangiare dai cibi di Frankenstein, dobbiamo salvare il patrimonio agroalimentare italiano”.

Così il Presidente Coldiretti Alessandria Mauro Bianco, dopo l’annuncio della Food and Drug Administration (Fda) di aver approvato un prodotto a base di carne ottenuto da cellule animali proposto dalla Upside Foods, un’azienda che produce “pollo” sintetico raccogliendo cellule da animali vivi che vengono moltiplicate in un bioreattore. Si tratta della prima autorizzazione al consumo umano di cibi in provetta rilasciata dall’Autorità alimentare statunitense che rischia di aprire la strada a scenari preoccupanti.

L’azienda è la Upside Foods, con sede a Berkeley, in California, produce “carne”, “pollame” e “frutti di mare” sintetici ed ha raccolto fondi per un totale di 608 milioni di dollari, anche da Abu Dhabi Growth Fund (ADG), Bill Gates, Richard Branson, Kimbal e Christiana Musk, Cargill, Baillie Gifford, Future Ventures, John Doerr, John Mackey, Norwest, Softbank, Temasek, Threshold, Tyson Foods e altri.

“L’avvenuta approvazione negli Stati Unti potrebbe aprire presto la ai “cibi sintetici” nell’Unione Europea dove già ad inizio 2023 potrebbero essere, infatti, introdotte le prime richieste di autorizzazione all’immissione in commercio che coinvolgono Efsa e Commissione Ue. Una preoccupante novità contro la quale si schiera il 75% degli italiani che non sarebbe disposto a portare a tavola nel piatto cib creati in laboratorio” – ha aggiunto il Direttore Coldiretti Alessandria Roberto Bianco -. Per questo in Italia è partita la grande mobilitazione di Coldiretti, Filiera Italia e Campagna Amica contro il cibo sintetico. L’obiettivo è promuovere una legge che vieti la produzione, l’uso e la commercializzazione del cibo sintetico in Italia, dalla “carne” prodotta in laboratorio al “latte” senza mucche fino al “pesce” senza mari, laghi e fiumi. Prodotti che potrebbero presto inondare il mercato europeo sulla spinta delle multinazionali e dei colossi dell’hi tech”.

Ricordiamo che la petizione può essere sottoscritta negli uffici Coldiretti, nei mercati contadini di Campagna Amica e in tutti gli eventi promossi a livello nazionale e locale.

Per quanto riguarda la “carne” da laboratorio la verità che non viene pubblicizzata è che non è carne ma un prodotto sintetico e ingegnerizzato, non salva gli animali perché viene fabbricata sfruttando i feti delle mucche, non salva l’ambiente perché consuma più acqua ed energia di molti allevamenti tradizionali, non aiuta la salute perché non c’è garanzia che i prodotti chimici usati siano sicuri per il consumo alimentare, non è accessibile a tutti poiché è nelle mani delle grandi multinazionali.

Tutta la filiera agroalimentare italiana dice no ai cibi sintetici. Le bugie sul cibo in provetta confermano che c’è una precisa strategia delle multinazionali che con abili operazioni di marketing puntano a modificare stili alimentari naturali fondati sulla qualità e la tradizione.

“Contrasteremo insieme quelle poche multinazionali globali che pensano con i loro 25 miliardi di dollari investiti in disinformazione di distruggere il nostro lavoro distintivo e di qualità, mentendo sul danno fatto ad ambiente e consumatori” ha concluso il Presidente Mauro Bianco.

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