“…Parenti miei, cinture di castità

E di quel poco che resta

Io che da piccola andavo al mare

Per respirare

Per respirare i segreti dell’ombra delle cabine…”

(“A cosa pensano” di Alice, al secolo Carla Bissi)

Ho letto che Rocco Siffredi in un’intervista rilasciata alla trasmissione “Belve” ha dichiarato di soffrire molto psicologicamente perché è pornodipendente; il pornoattore ha detto che addirittura in un anno ha frequentato 1000 prostitute oltre alle ragazze a cui ha fatto i provini e alle pornostar con cui ha girato dei film. Sarebbe il sogno di molti uomini,  ma Siffredi sarebbe veramente sofferente. Inutile fare battute a sfondo sessuale. Certo Siffredi è invidiato da molti. Ma questa sua sessualità frugale e occasionale è veramente soddisfacente? Riflettiamo  un attimo su tutto ciò. Siffredi, e lo scrivo senza alcun moralismo, è carnefice e vittima al contempo perché anche lui si è arricchito col mondo del porno e ha contribuito a diffondere il porno. La realtà è che ci vorrebbe una giusta stimolazione erotica, un equilibrio tra solitudine e socialità.  Ognuno dovrebbe avere dei momenti di solitudine perché talvolta si ha bisogno di stare da soli e allo stesso tempo ci vogliono dei momenti in cui socializzare. Qual è il paradosso di questa nostra società occidentale? Che la forma più intima e più intensa di socialità,  ovvero la sessualità,  talvolta diventa l’anticamera della solitudine. Voglio dire che questo bombardamento pornografico e l’imposizione massiccia dei suoi canoni sta creando una società sempre più ipersessuale (si pensi all’ipersessualizzazione dei bambini sui media, su Internet) e una sessualità sempre più impersonale. Sembra una regola assurda ma più vado avanti e più penso che sia vera: ritengo cioè che dove c’è passione erotica (soprattutto da giovani) non ci sia tenerezza e dove c’è tenerezza (da adulti) spesso è finita la passione erotica. Cosa intendo per impersonalità del sesso oggi? Oggi gli uomini devono soddisfare certi requisiti, spesso dettati dalla pornografia, altrimenti sono out. Ma lo stesso vale anche per le donne. Non siamo più ai tempi di Dante, in cui la donna veniva rispettata, stimata, idealizzata: non più quindi “Tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia”. Oggi la donna deve essere principalmente bella (più appariscente e discinta è e meglio è) e spregiudicata, emancipata, lussuriosa.  Sempre più donne oggi chiedono a chi le corteggia: “quanto ce l’hai?”, “come ce l’hai?”, “quanto duri?”, “quante volte puoi farlo in una notte?”. Gli uomini sono molto peggio perché filmano la loro donna nei momenti di intimità per farla vedere agli amici e se vengono lasciati il revenge porn diventa la regola, non certo l’eccezione. Tutto si basa su una gara. Tutti diventano carne da sesso e in Italia almeno su qualsiasi tipo di interazione sociale c’è sempre il sospetto che sia finalizzato al sesso, che sia una forma di approccio sessuale.  Il corteggiamento galante non esiste più. Il rispetto della privacy, il garantire massima discrezione personale non esistono più. Anche gli uomini o le donne più riservate si ritrovano sempre davanti a qualche birra di troppo una serata con gli amici o con le amiche in cui si raccontano le loro avventure erotiche (e non negate, non dite che non è così).  L’indiscrezione, lo spargimento di amore in pubblico, il distacco, la freddezza hanno la meglio. Per non dire poi del fatto che ognuno giudica l’altro in base al comportamento sessuale ed esiste una sorta di atteggiamento schizofrenico: da un lato la società è libertina ed esige la tua libertà sessuale, mentre l’etica religiosa e i residui di decoro piccolo-borghese esigono il mantenimento di una certa continenza e rispettabilità.  Questo avviene soprattutto nella  provincia italica (e l’Italia è fatta soprattutto dalla provincia), dove le relazioni sessuali spesso vengono nascoste, taciute per paura del giudizio, del pettegolezzo. Il sesso sta diventando sempre più importante, sempre più misura di tutte le cose o quantomeno criterio prioritario per valutare gli esseri umani.  Ci sono addirittura delle persone che sono disposte a tutto sessualmente per essere accettate, per essere amate, per non rimanere sole e naturalmente non devono essere giudicate in modo moralistico. Il problema di oggi è che, se da un lato la libertà sessualità è un principio fondante della nostra società,  essa può causare incomprensione e ulteriore solitudine oltre che a una certa superficialità nei rapporti umani. Se comunque alcuni un tempo criticavano la psicanalisi perché fondata sul pansessualismo, oggi questo modello esplicativo freudiano potrebbe essere quello più idoneo e adeguato a interpretare le relazioni sentimentali di oggi. Eppure il sesso non è tutto, è solo un aspetto, probabilmente molto sopravvalutato della realtà. Ci sono altri aspetti del reale piacevoli, belli, interessanti e che finiscono per essere considerati solo dei piccoli palliativi oppure sostitutivi di chi magari è troppo in là con gli anni e non può più fare sesso. Oggi tutti vogliono essere Rocco Siffredi e le donne vorrebbero un compagno come Rocco, anche ora che lui mette a nudo la sua anima e dice che quel mondo a cui è appartenuto non è rose e fiori, che lo ha consumato,  che lo ha devastato psicologicamente. Niente contro il sesso, ma chi da giovane credeva come me nella bellezza, nell’interiorità, nell’introspezione, nell’animo, nella poesia oggi è sconfitto per sempre. È stato tutto inutile. La mia è stata solo una sciocca illusione. La realtà concreta di ogni giorno è un’altra.