LORENZO MELIGRANA

L’uso dei nomignoli è oggi meno praticato rispetto ad un passato anche recente, nel quale ogni cosa (uomini compresi) veniva sottoposta, come è ben noto, ad un vigile ed attento controllo sociale che a volte coinvolgeva gli abitanti di un intero paese.

Gli abitanti di Pizzo, per esempio, venivano chiamati “mangiagargi” (mangia branchie) dai vibonesi i quali, a loro volta, venivano detti “cardijari” (commercianti di cardellini) dai pizzitani; l’uso spregiativo di questi nomignoli stava sicuramente ad indicare la rivalità tra i due paesi.

Legati ad una caratteristica personale (morale o fisica) che si aggiungeva al nome di una persona o di una famiglia per renderne più facile l’individuazione, i nomignoli erano (sono) una specie di “archètipo” al quale venivano collegati i parenti della persona o il capofamiglia (figlio di…, nipote di…) e spesso costituivano un elemento di distinzione, come si evince dalla lettura di alcuni atti notarili, nei quali, accanto al nome e cognome del contraente, appare anche il suo soprannome. 

Ma nei nomignoli c’era anche, sottintesa, una dose di malignità, di cattiveria e di ingiuria; quasi una forma di discriminazione e di emarginazione esercitata dalle classi cosiddette “alte” nei confronti delle classi popolari; i nomignoli, infatti, venivano attribuiti prevalentemente alle persone più povere o appartenenti al ceto medio, mentre gli aristocratici e i nobili erano generalmente esclusi dalla categoria di persone dal “doppio” cognome.

Qui, di seguito, un elenco dei nomignoli più diffusi nel territorio calabrese, associati a:

-MESTIERI: abbucateju (avvocatuccio), campusantaru (custode del cimitero), cistunaru (venditore di ceste), critaru (artigiano della creta), mulinaru (proprietario del mulino), tamburinaru (suonatore di tamburo), craparu(capraio), pecuraru (pecoraio)…

-ANIMALI: cavaju (cavallo), ciucciu (asino), cuccu (gufo), lapuni (ape), lupu (lupo), porcu (maiale), pulici (pulce),liuni (leone), dragu (drago)… 

-CIBO: citrolu (cetriolo), pumadoru (pomodoro), limunaru (legato ai limoni), piscistoccu (stoccafisso), cipujaru (legato alla cipolla), maccarruni (pasta), scirubetta (granita e simili), pistinaca (carota)… 

-AGGETTIVI/SOSTANTIVI: cecatu (cieco), longu (alto), stortu (curvo), curtu (basso), arditu (coraggioso), nasca (nasone), bellizza (bellezza), vavusu (vanitoso), siccu(secco, magro)…

-NOMI COMPOSTI: cinculiri (5 lire), culutostu (sedere sodo), coculo d’ovu (tuorlo d’uovo), mussulordu (bocca sporca), pilurussu (dai capelli rossi), test’i bresta (testa dura)… 

Potrei continuare, ma i lettori sapranno certamente indicarne numerosi altri anche in dialetti diversi da quello calabrese (si aspettano commenti!). 

Certo, in un mondo nel quale le spinte centrifughe si fanno sempre più crescenti e sono scomparsi o sono sulla via del tramonto il senso della solidarietà e dell’appartenenza, l’uso del nomignolo non ha più senso, avendo perso la sua caratteristica fondamentale; ed è sicuramente una perdita grave la sua scomparsa, soprattutto rispetto alla insostituibile carica evocativa ed immaginifica che esso esprimeva.

Ma ogni cosa, come si sa, ha un suo inizio e una sua fine, per cui non resta che prenderne atto, senza alcuna nostalgia o rimpianto.