Alessandria, pubblicato da Pier Carlo Lava 

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Giovanni Passannante

Storia terribile di un fallito attentato a Umberto I avvenuto il 17 novembre 1878 a Napoli da parte di un giovane anarchico di 29 anni. L’arma era costituita da un coltellino acquistato il giorno prima in cambio di una giacca, ma la regina riuscì, a colpi di… mazzate di fiori, a deviare la “coltellinata” verso il ministro Cairoli che rimase ferito ad una gamba, mentre Umberto viene ferito solo di striscio.

Conseguenze inimmaginabili: condanna a morte, “magnanimamente” commutata dal “re buono” in ergastolo temendo che una condanna spropositata potesse trasformare l’attentatore in martire. Rinchiuso in una cella alta 1,50 e legato a una catena pesante 18 chili che gli consentiva di muoversi per un solo metro.

Venne visitato solo dal deputato socialista Agostino Bertani e dalla pubblicista Anna Maria Mozzoni, i quali si trovarono di fronte ad uno “spettacolo” agghiacciante:

«Passanante è rimasto seppellito vivo, nella più completa oscurità, in una fetida cella situata al di sotto del livello dell’acqua, e lì, sotto l’azione combinata dell’umidità e delle tenebre, il suo corpo perdette tutti i peli, si scolorì e gonfiò… il guardiano che lo vigilava a vista aveva avuto l’ordine categorico di non rispondere mai alle sue domande, fossero state anche le più indispensabili e pressanti. Quest’uomo esile, ridotto pelle e ossa, gonfio, scolorito come la creta, costretto immobile sopra un lurido giaciglio, emetteva rantoli e sollevava con le mani una grossa catena di 18 chili che non poteva più oltre sopportare a causa della debolezza estrema dei suoi reni. Il disgraziato emetteva di tanto in tanto un grido lacerante che i marinai dell’isola udivano, e rimanevano inorriditi»

Solo dopo l’incontro con Bertani e Mozzoni venne concesso il trasferimento nel manicomio criminale di Montelupo Fiorentino. Qui, gravemente malato di scorbuto, quasi cieco e ormai completamente impazzito per le torture fisiche e psichiche subite, Giovanni morì a 61 anni il 14 febbraio 1910. Deo gratias!

Ma non era finita qui: la sua testa venne tagliata dal resto del suo corpo, teschio e cervello vennero accuratamente sezionati e conservati affinché i criminologi potessero studiarli. Tra proteste, interrogazioni parlamentari anche al Consiglio Europeo, petizioni firmate da numerosi intellettuali, politici ed artisti affinchè fosse data umana sepoltura ai resti di Passannante, solo il 23 febbraio 1999 il ministro di Grazia e Giustizia, il comunista Oliviero Diliberto, firmò il nulla osta per la traslazione dei resti di Passannante da Roma a Savoia di Lucania, che però avvenne otto anni dopo, il 10 maggio 2007 .

Finito? No! Il sindaco di Salvia, così si chiamava la città d’origine di Passannante, dovette prelevare denaro dalle casse comunali per affittare un abito adeguato all’incontro con Umberto I a Napoli per inginocchiarsi, porgere le sue scuse e chiedere perdono; i consiglieri del re gli imposero il cambiamento di nome da Salvia a Savoia di Lucania. (regio decreto del 3 luglio 1879) E ancora:

l’intera famiglia dell’attentatore fu dichiarata folle, il fratello fu internato nel manicomio criminale di Aversa.

Riassumo: attentato a 29 anni con ferita di striscio, morte dopo 32 anni tra carcere e manicomio, sepoltura dopo 97 anni dalla morte.

Il re buono.