Lo studio è illuminato dalla luce del giorno; l’architetto Andrea Genovesi è intento a lavorare sul suo tavolo da disegno, quando entra sua moglie, Maria, con addosso una vestaglia color bianco neve, mentre porta un vassoio con sopra due tazze di caffè caldo. L’uomo prende la tazza e sorseggia il suo caffè.

– Grazie! – esclama Andrea, rinfrancato dal sapore stimolante della bevanda. – È proprio quello che ci voleva. –

Maria poggia il vassoio sopra la scrivania, prende la tazza e si avvicina al suo uomo.

– Lo so; ogni tuo desiderio … lo esaudisco con piacere. –

– Sei un tesoro! –

– È una villa panoramica … il tuo cliente ha parecchi soldi da spendere – osserva la donna, riferendosi al disegno su cui sta lavorando Andrea.

–  Già! Non è uno squattrinato. Ti piace? –

– Si! Ma non ci abiterei, se intendi questo; è troppo grande, non saprei cosa farmene. Come tu ben sai, abito in un appartamento di quattro vani, tre di questi sono poco utilizzati, perché mangio, faccio l’amore e dormo nello studio di mio marito. –

La coppia si guarda con reciproca intensità.

– Direi che è stimolante – replica Andrea.

– A me sta bene così, perché l’amo! – continua la donna.

Le labbra di Andrea si avvicinano lentamente a quelle di Maria, fino a unirsi in un sensuale bacio, il tutto reso grottesco dalle loro braccia, lontane dal corpo, immobili, preoccupati solo di non allentare la morsa delle dita, per non far cadere per terra le rispettive tazze di caffè.