Carissimi lettori e lettrici,

vi ripropongo il mio romanzo “La mia isola-Come vivere felici in un mondo senza denaro” che si presta a molteplici e vari approfondimenti. Da tempo ho compreso che il mio mondo interiore, ricco di poesia e di amore, può infondere quella gioia e serenità che è in linea con l’universo e con le sue leggi.

Purtroppo questo mio mondo è completamente diverso da quello in cui ci troviamo a vivere che, a mio parere, ha stravolto i veri valori della vita, creando un sistema che snatura la vera essenza dell’uomo diventato una macchina per fare soldi. È questo un romanzo che pubblicai nel 2016 ed in copertina è riprodotto un mio olio su tavola. In questo mio romanzo si parla di libertà, di amicizia, di impegno sociale per costituire una società a misura d’uomo improntata su veri valori che, soli, portano alla felicità.

Ne “La mia isola” si vive lavorando per la collettività solo quattro ore al giorno e si dedica il resto del tempo alla società, alla famiglia ed alla crescita personale che porta anche i contadini ad essere colti e preparati per migliorare la società di cui fanno parte. In una simile società non vi è denaro e questo diventa un ottimo cardine per cementare gli affetti veri e sinceri al di sopra di ogni utilitarismo. Un mondo ideale dove poter vivere serenamente.

Nell’agosto 2017 scoprii che era uscito un articolo sul The Guadian, Regno Unito, che riportava la conclusione a cui era giunto Alex Pang: “L’ideale è lavorare quattro ore al giorno”. L’autore afferma che la giornata lavorativa di otto o nove ore al giorno, se non di più, è un retaggio della civiltà industriale che potrebbe essere sovvertito nel moderno “lavoro della conoscenza”.

Ad avvalorare la sua tesi cita le ricerche di uno psicologo svedese Anders Ericsson, che condusse degli studi su gruppi di violinisti per poi affermare che “siamo creature ritmiche, e quella parte del nostro ciclo vitale che permette al cervello di non sovraccaricarsi è essenziale per il risultato finale”. L’antropologo Marshall Sahlins suggerì che gli esseri umani delle società di cacciatori-raccoglitori fossero riusciti a costruire la società benestante delle origini dedicando al lavori quotidiani dalle tre alle quattro ore al fine di nutrire tutta la comunità.

Di sicuro un lavoro di quattro ore al giorno tutela la salute pubblica e permette di ottenere di più lavorando di meno. Il tempo di lavoro è tempo di vita e, in questa società il lavoro diviene un mezzo per produrre valore di scambio dove l’uomo è diventato , esso stesso, merce e macchina che viene sfruttata come forza lavoro per mantenere la restante parte della popolazione mantenuta da chi è sfruttato.

Sembra che questo sistema di contrari, come più volte sottolineo, abbia portato l’uomo a disumanizzarsi sovraccaricandolo di stress che conduce all’uso di medicinali ansiolitici e antidepressivi utili ad avvantaggiare una certa medicina, senza risolvere il problema alla base. Pare di vivere risucchiati da un brutale e degradante vortice che tende a svilire la vera natura umana. Questo avviene per una certa categoria di persone, gli sfruttati, e non per quella parte di politica che mira allo sfruttamento e non al benessere dell’intera umanità. Ne “La mia isola” si assiste ad un notevole benessere generale, improntato su metodi di vita corretti dove il bene di ognuno è il bene della collettività.

Mi auguro, ardentemente, che si possano attuare quelle modifiche atte a riportare l’uomo verso la corretta strada della bene comune contro un mondo corrotto dall’interesse personale da ottenere a qualunque costo.

Ad maiora!