Monologo

La sera è fatta così, si cena col telegiornale, tanto per mantenere il buon umore, poi si sparecchia, intanto il caffè sbuffa sul fornello perché la caffettiera bolle!

In prima serata un film americano, tanto per non cambiare, giro il canale e tac… chi l’ha visto? Io no, mi dispiace, ma se capita… faccio sapere.

Verso le 22 una camomilla ci sta, aiuta a rilassare. A rilassare che?

Ma non so, niente di particolare, a rilassare… il cuore, per esempio, quello non si rilassa quasi mai.

E meno male che non si rilassa, sennò sono dolori!

Cambio, vediamo se c’è qualcosa di meglio, tac… teatro. Un monologo. Chissà come si chiama questo attore? Bravo, bravo, bravo, ma come fa a ricordare tutta sta roba? No, dico due ore di monologo, ma che memoria, chissà quanto ci ha messo per memorizzare tutta sta roba? Cioè volevo dire, uno da solo, due ore sempre da solo, è vero che…. meglio soli che in cattiva compagnia, ma in una compagnia, buona o cattiva che sia, si fa un po’ per uno, ma da soli…. mica è cosa da tutti!!! Infatti è da solo, però… che bravo!!!

Verso le 22,50 si intuisce che il monologo sta per finire… il genio è sudato, la voce tiene, il dramma sta per compiersi… si il dramma, adesso va di moda, ma anche una certa comicità, dentro il dramma va di moda, se no chi arriva alla fine. No, dico, due ore, se non ci infiliamo una risata qua, una là, non scappa l’applauso. Giusto, facciamo un dramma, ma non tanto drammatico, davvero, suvvia sdrammatizziamo un pochino? Si, direi di sì.

Adesso lui, si è infilate le mani in tasca, segno evidente che siamo alla fine.

Secondo me muore, tu che dici?

No, secondo me, si infila le mani in tasca, ci manda tutti a quel paese, poi si mangia un bel tirami su, respira, spegne la luce e…

buona notte!

Giuseppe Scolese

Alessandria, pubblicato da Pier Carlo Lava 

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