La costola di Adamo, al secolo Atomic Girl, si è incrinata proprio sotto il fico mentre buttava via le foglie.

È caduta in scivolata senza l’eleganza di Maldini, e prima di rialzarsi ha visto le nuvolette che ridevano, la quercia che applaudiva e il muratore sul tetto, a testa in giù.

Resistere, resistere, negare sempre, confessare mai, è stato il suo mantra fino a quando Micla non è apparsa sulla porta.

«Sono caduta» ha borbottato.

La nuora si è trasformata in un mucchio di cubetti di ghiaccio.

«Mi fa male qui dietro».

«Dove, qui? …E qui? …E se faccio così?» Con la grazia di un pachiderma, Micla ha premuto i polpastrelli sulla mora e l’altra ha buttato giù tutti i santi e un’Ave Maria (“Bruciatela!” Ordina San Pietro. “Mi è venuto il mal di testa”).

«Ti porto al Pronto soccorso» ha detto con la cartella clinica sottobraccio, e si è salvata in corner.

L’infermiere l’ha messa sul lettino e ha chiesto dove fosse localizzato il dolore.

«Qui» ha detto Micla, e giù di nuovo tutti i santi con i pezzi di Ave Maria. (“La porta” urla San Pietro).

«Fa le bolle» ha detto l’infermiere.

«Fa mel» ha detto Atomic Girl.

È arrivato ER con camice bianco e bandana Smile, ha preso il faldone grosso e pesante come lo Zanichelli, l’ha letto, e ha elencato tutti gli esami da fare:

«Raggi X, Y e tutto il piano cartesiano, uniamo i puntini, bombardiamo con raggi gamma, contrastiamo con la grappa e andiamo col lissssio».

«Sarebbe?»

«La signora resta qui per ventiquattro ore».

Micla ha fatto ciao ciao con la manina e l’ha mollata lì, come in una puntata di dottoressa Giò.

Ore dopo, ER ha chiamato, agitato, non mescolato.

«Atomic Girl ha una porta USB al posto delle costole, non si lamenta, non ha freddo, non ha caldo, non ha fame, non ha sete, è immobile, eppur si muove. Ogni tanto si accende dagli occhi e sorride, nomina tutti i santi del paradiso, ripete una serie di parole incomprensive e poi torna in standby. Le macchine del piano terra vanno in tilt».

«È il codice runico antico, si sta resettando — dice Micla. — Servono tre dosi di latte caldo e due di parmigiano, più una messa su TV 2000» dice Micla.

(“Giammai” urla San Pietro raddrizzandosi dopo l’ultima caduta).

«Venitela a prendere — ha detto ER. — Subito!»

Alessandria, pubblicato da Pier Carlo Lava 

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