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Allontanamenti zero? La famiglia (purtroppo) non è sempre meglio di qualsiasi comunità

 di  Con I Bambini

Leggendo il testo normativo licenziato dalla Regione Piemonte su genitorialità e tutela dei bambini, si ha la netta sensazione di trovarsi di fronte a una norma basata su alcuni perniciosi luoghi comuni. Gli esperti di minori li conoscono bene 

02 NOVEMBRE 2022

(a cura di Ornella Esposito, assistente sociale e giornalista, referente comunicazione progetto Legami Nutrienti)

Da qualche giorno la Regione Piemonte ha approvato la legge “Allontanamento zero. Interventi a sostegno della genitorialità e norme per la prevenzione degli allontanamenti dal nucleo famigliare d’origine” con l’obiettivo – dichiara l’assessore regionale – di ‘scongiurare, ove possibile, l’allontanamento del bambino dalla propria casa‘ rafforzando gli interventi di sostegno alla genitorialità fragile e l’istituto dell’affido familiare.

Tanto si è parlato di questa proposta di legge, e tante sono le critiche da parte delle principali sigle associative del terzo settore esperte di minori e famiglie.

Critiche che non si oppongono al condivisibile obiettivo di ridurre il numero degli allontanamenti, pur se i dati indicano una percentuale inferiore rispetto agli altri paesi europei, né alla bontà di azioni volte al sostegno della genitorialità fragile. Tutt’altro. Gli addetti ai lavori da circa un trentennio denunciano l’inesistenza di politiche pubbliche continuative di prevenzione del mal-trattamento, e indicano come priorità assoluta il sostegno alle famiglie vulnerabili.

Tutti riconosciamo il diritto di un bambino di vivere nella propria famiglia. Ci crediamo talmente tanto da essere impegnanti in prima linea, noi di Legami Nutrienti e l’ente finanziatore ‘Impresa Sociale Con i Bambini’, ad attuare e divulgare lo strumento dell’home visiting quale strategia di supporto alle mamme e ai papà fragili ritenendo, anche noi, l’allontanamento dal contesto familiare un intervento residuale. Residuale ma a volte necessario e indispensabile dinanzi a situazioni di grave pericolo per un bambino.

Fatta questa doverosa premessa, leggendo il testo normativo licenziato con gioia dalla Regione Piemonte, si ha la netta sensazione di trovarsi di fronte a una norma basata su alcuni perniciosi luoghi comuni, a cui in diversi modi contribuiscono da un ventennio i mass media che definiscono il collocamento di un minore ‘sequestro di Stato’.

Andiamo per ordine. In buona parte degli articoli si richiama all’indigenza del nucleo familiare quale causa dell’inserimento in comunità residenziale; l’art. 5 titola addirittura ‘Impossibilità di allontanamento del minore per indigenza‘, e il successivo art. 6 afferma che ‘gli interventi di cui al comma precedente [economici e abitativi] hanno carattere prioritario e vincolante rispetto agli interventi comportanti l’allontanamento del minore dal nucleo familiare‘. L’allontanamento per motivi economici è già vietato dalla legge n. 184/83 così come modificata dalla legge 149/2001.

Ancora. È proibito l’allontanamento senza prima aver messo in atto un progetto educativo familiare della durata minima di sei mesi. Ricordate ancora la piccola Diana? Dinanzi a situazioni del genere si sarebbe potuto tranquillamente aspettare sei mesi per poi affidarla alla nonna, la madre di una donna così disturbata?

E arriviamo a un altro punto ancora. Se i genitori non sono recuperabili, i bambini devono essere affidati ai parenti entro il quarto grado e, in caso di loro indisponibilità, in affido eterofamiliare.

È tautologico affermare di preferire un contesto familiare a una struttura residenziale, indicazione peraltro già prevista nella legge appena citata. Ma i parenti, quando disponibili, sono sempre capaci e funzionali? Noi di LeNu, che operiamo nel campo dell’infanzia da tre decenni, possiamo asserire che gli affidamenti intrafamiliari celano molte insidie e che quelli extrafamiliari, in alcune situazioni, rischiano addirittura di trasformarsi in un incubo per il bambino e la famiglia affidataria.

Ciò che disturba di questo testo normativo è l’assioma di fondo: la famiglia è sempre meglio di qualsiasi comunità. Ci piacerebbe fosse così, ma la realtà racconta un’altra storia. Per questo la missione allontanamenti zero appare decisamente futuristica, e per questo non smetteremo mai di gridare che azioni centrate sulla prevenzione del mal-trattamento sono la chiave di volta di qualsiasi politica seria verso l’infanzia e l’adolescenza.