Emma Lyon/Hart, che era diventata molto attraente e sempre più famosa, rappresentava un notevole ostacolo per Greville a cui non piaceva che lei fosse sempre sotto i riflettori.

Inoltre si trovava in una situazione finanziaria alquanto precaria anche a causa delle spese imposte dal suo legame con Emma, che lo vide costretto a vendere parte delle sue collezioni. L’unica soluzione per uscire dalle difficoltà era trovarsi una moglie ricca che potesse rimpinguare le sue risorse. Ma la presenza di quella splendida amante era un serio ostacolo. Un altro suo cruccio era l’assoluta necessità di evitare che il suo ricco zio, vedovo e senza figli, si risposasse e nascesse un potenziale erede alle sue fortune.

Perciò escogitò un piano. Convinse lo zio Sir William Hamilton, ambasciatore britannico a Napoli, a togliergli dalle mani Emma, come se fosse un pacco, e prenderla come amante anche solo per un po’ di tempo, per una specie di “periodo di prova”.

Per caldeggiare tale progetto assicurò allo zio che, una volta sposato, sarebbe andato a riprenderla. Gli spiegò anche che Emma sarebbe stata un’amante molto piacevole, presentandola come “l’unica donna con cui avesse dormito senza offendere i suoi sensi, … una compagna di letto più pulita e dolce non esisteva”.
Liberato dalla sua presenza, avrebbe potuto sposare la ricca ereditiera che aveva iniziato a corteggiare, la diciottenne Henrietta Middleton, e un ricco matrimonio avrebbe giovato anche a Hamilton, che non avrebbe più avuto l’umiliazione di avere un parente povero.

Convinse poi Emma ad andare a Napoli per una vacanza mentre lui doveva recarsi in Scozia per affari.
Emma accettò la proposta e partì, insieme a sua madre, aspettandosi di essere raggiunta da Greville molto presto.
Arrivò a Napoli, che all’epoca era la terza città d’Europa, il 26 aprile 1786, giorno del suo 21° compleanno.

Emma era ingenuamente convinta di trascorrere là solo un periodo di vacanza e ignorava che Greville intendeva passarla a suo zio come amante.
Sir William Hamilton, d’altra parte, era consapevole che lei era innamorata di Greville e perciò era restio all’idea di farne la sua amante.
Pertanto la trattò con molto rispetto, come se fosse un’ospite d’onore, e le assegnò quattro stanze nella sua residenza principale oltre a carrozza e cavalli. Sir Hamilton era un ammiratore di Emma e aveva commissionato diversi ritratti di Emma che erano appesi nella sua residenza, Palazzo Sessa. Ora aveva acquisito anche l’originale.

Il Palazzo Sessa, situato in una delle zone più alla moda della capitale, non era solo la residenza ufficiale dell’ambasciatore ma anche il museo privato, e la sua casa: una parete della sua camera da letto aveva fatto apporre il motto latino: “Ubi bene, ibi patria” (Dove mi trovo bene, là è la mia patria)
Possedeva altri palazzi, come il suo Casino di Posillipo di cui aveva parlato in una lettera a suo nipote, “Ogni mattina mi lascio rotolare deliziosamente dalle onde, e ogni giorno pranziamo al nostro Casino di Posillipo, dove fa fresco come in Inghilterra”.

Napoli era una città eccitante e cosmopolita, ma Emma soffriva per la lontananza di Greville, a cui scriveva lunghe lettere senza mai ricevere risposta.
Tuttavia era sempre convinta di essere lì solo per una lunga vacanza, quando, ad agosto Greville le scrisse dicendole brutalmente che voleva che diventasse l’amante di Sir William. La sua segreta speranza era che la bella ma inappropriata Emma lo distraesse dall’intenzione di riprendere moglie.

La giovane restò inorridita e si sentì spezzare il cuore. La sua risposta sopravvive ancora: “Se tu sapessi quanto dolore provo nel leggere quelle righe quando mi consigli di diventare puttana; niente può esprimere la mia rabbia, sono furiosa, Greville … consigliarmi di andare a letto con lui. Oh, è la cosa peggiore di tutte… e tu fossi con me, ucciderei te e me stessa.”

Continua

Immagine: George Romney – Portrait of Emma Hamilton as Circe, c. 1782 – Tate Britain