Stefania Formicola : scrittrice

Foto : Stefania Formicola

ABITARE SE STESSI di Stefania Formicola (Articolo pubblicato sulla Rivista “Spiritus Domini” – Anno 86 n.11 Novembre 2013)
01.12.2013 19:20

Entrare in Dio rende accessibile dimora anche al proprio io!

Nell’omelia della veglia di Copacabana durante la Giornata Mondiale della Gioventù con Papa Francesco a Rio de Janeiro lo scorso luglio, il concetto di costruzione è stato preso a prestito dalle parole di san Pietro perché ciascuno sia pietra viva dell’ edificio spirituale, quel pezzetto della costruzione utile e necessario quando, al cader della pioggia, non causi infiltrazioni ed allagamenti.

Per costruire una casa occorrono innanzitutto le fondamenta ( è l’ impegno nel basare la propria struttura interiore), i pilastri ( è la fede, speranza e carità a reggere la struttura), le pareti (è la consapevolezza nel cozzare spesso in avversità e difficoltà d’ogni sorta in contrasto con la realtà interiore), il tetto ( è la sicurezza che alcuna ruspa mai potrà demolire).

In Matteo 7,24-25 si legge: “Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia”.

Il colpo di piccone per dare decisivo senso alla propria vita è mettere al centro Dio; è come disporre di un cantiere che, attraverso le cose operate con le mani impastate nella grazia divina, danno corso a quei lavori che impegnano ed affaticano fino allo stremo ma ne vale certamente la pena se ci si vuole abitare con gioia e per amore.

Alcune componenti si uniscono alla materia unica ed originale di ciascuno nella ferrea paiola della struttura interiore: educativa, psicologica, emotiva e spirituale. E’ nell’infanzia prima e poi nell’adolescenza che si stabiliscono le basi che ne determinano il futuro di se stessi ma sarà nell’età adulta che se ne delineano i perimetri di quanto si è andati costruendo durante gli anni trascorsi.

Le figure che scalpellano in qualche modo lo sviluppo di questa abitazione interiore sono fondamentalmente i genitori, parenti, educatori, amici o nemici mediante legami ed aiuti più o meno intensi e duraturi che solidificano o ne ammollano il progetto di riferimento.

Gli  impulsi comportamentali, pertanto, come cemento armato, si imprimono in se nella misura direttamente proporzionale agli esempi ed ai valori assimilati. In altri termini si può affermare che le fondamenta saranno buone quando la struttura edificata riuscirà  a reggersi su se stessa in caso contrario necessiterà di ospitalità o soggiorni più o meno lunghi nelle dimore altrui. E’ il caso di tanti centri di accoglienza, di riabilitazione, case famiglie, case di cura, case circondariali…

Laddove un abitacolo è minato da pietre d’inciampo o infiltrazioni lo si scoprirà attraverso tante forme di disagi, patologie comportamentali, malesseri esistenziali, instabilità emotive, insicurezze e vulnerabilità.

Ciò che sostiene tutta la casa sono i pilastri, livella vitale derivante da una salda fede, tenacia speranza ed operosa carità cristiana perché credere è vivere queste tre virtù per salire ed abitare i piani più alti della struttura stessa.

Costruire muri permette però, da un lato di delineare confini e formare ambienti indipendenti, dall’altro di accedere a nuovi spazi arredati di armonia  superando i varchi degli ostacoli, avversità, difficoltà ovvero tutto ciò che osa chiudere il passaggio alla vita interiore, vita che come filo a piombo, ha la sua inclinazione ed il suo peso perché deve aprirsi e non chiudere lo sguardo per fissarlo e fermarlo nello stesso posto, imprigionandosi in se stesso. L’idea di edificare deve essere neppure quella di innalzare case più belle delle altre perché si rischia di aggiungere al calderone la malta delle competizioni, delle gelosie, delle sopraffazioni che minano così, poco a poco, se stessi ed in taluni casi il terreno altrui per non lasciare spazio ai progetti di Dio.

Quando il campanello dall’arme suona stridente ed assillante nell’anima, occorrerà trovare una chiave d’accesso per aprire la porta del cuore, visitare le stanze dell’anima, gettare via gli scheletri dagli armadi, ripulire e rimettere in ordine da cima a fondo. Di qui tirare fuori dai cassetti i propri sogni e spalancare le finestre sul mondo così che anche al buio, nel cuore della notte, sia sempre accesa la vivida lampada che faccia luce a tutta la casa per illuminare e tergere gli aloni segnati dalle maschere dell’ inganno e dell’ipocrisia onde specchiarsi nel chiaro volto di Cristo anche quando l’immagine riflessa non ci assomiglia affatto.

L’importanza di un attento ascolto retrospettivo ed introspettivo proietta verso ciò che circonda la realtà, tetto che sovrasta l’intera dimora  e che fornisce riparo in ogni istante della crescita personale e sociale soprattutto durante le più terribili e temibili calamità della vita.

Abitarsi è soprattutto esprimersi nella verità per stare bene ed in pace con se stessi, trattasi pure nelle sole quattro mura di casa. Quante pesantissime pietre, dunque, occorrerà gettare durante i lavori in corso per non fossilizzare ed intralciare la costruzione poiché la durezza di cuore è cumulo di sassi , è intonaco incrostato sull’anima. Abbattere ogni limite, inoltre, allarga i propri pertugi al punto tale che la pietra scartata diviene finanche testata d’angolo!

La lettera di san Paolo apostolo agli Efesini dichiara: “Fratelli, voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù. In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito”.

In una sì tale e forte struttura la direzione spirituale è affidata al Capocantiere che insiste ed incita sempre a rimboccarsi le maniche, sporcarsi le mani e mettere le dita nelle piaghe dolorose: di qui la costruzione di nuovi edifici o l’ammodernamento e ristrutturazione a quella già avviata; poi…quando, a colpi di martello, sarà necessario abbattere e lasciare, è giunto il tempo di ricominciare.

In Spiritus Orationis il beato Giustino,  nel ricalcare la necessità di scoprire o riscoprire la propria autentica vocazione, annota: “Ecco che ogni volta che si bussa alla porta della nostra famiglia spirituale mi sento bussare al cuore dolcemente e il cuore, ancor prima della porta, si apre al nuovo venuto.
E diviene mio, più che fratello e amico, carne della mia carne e ossa delle mie ossa e io non riesco più a separarmene senza strazio fisico e morale, il più crudele che mai” però…il più giusto che mai, essendo “se stessi” un diritto più che un dovere, legge matura e responsabile per divenire parte di quel  tutto con l’ entrare, abitare ed invitare altri a farvi ingresso. Gesù, infatti, chiede che la sua casa (la Chiesa vivente) sia una casa per tutti così grande da poter accogliere l’intera umanità  e contemplarla con amore dalla terrazza del cielo.

Maggiori informazioni https://fedebook.webnode.it/news/abitare-se-stessi-di-stefania-formicola-articolo-pubblicato-sulla-rivista-spiritus-domini-anno-86-n-11-novembre-2013-/

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