Alessandria, pubblicato da Pier Carlo Lava 

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Disturbo da ansia di malattia: la paura che il corpo possa tradire.

Quello che ci fa stare male, che non riusciamo a comprendere, ad esprimere o ad accettare, non finisce nell’oblio ma si «nasconde» e attende il modo, l’occasione migliore per uscire e mostrarci, stupendoci, quanto non sia possibile ignorare ciò che crea difficoltà.

L’uso del corpo come espressione di malesseri fisici, che fisici «non sono», aveva attirato già l’attenzione di Freud sebbene tendesse a credere che la somatizzazione (che nei casi più gravi veniva classificata come «conversione isterica») fosse una patologia prevalentemente femminile. 

Occorressero anni, studi e cambiamenti socio-culturali per consentire anche all’uomo di identificare pubblicamente le sue ansie, paure, difficoltà e quindi orientare gli studi sulla somatizzazione in modo più ampio ed utile.

Oggi sono molte e in aumento le persone che, colte o immerse in periodi di difficoltà concreta, preferiscono «tacere» e non dare voce al malessere che connota i loro vissuti, nella speranza che i problemi si risolvano da soli.

Nella maggior parte dei casi, le emozioni e le preoccupazioni vengono «messe a tacere» con l’uso di farmaci tanto da essere diventati i farmaci maggiormente acquistati e usati.

Se da un lato il trattamento dell’ansia che accompagna alcuni momenti della nostra vita vada valutata e contenuta anche con la farmacologia, dall’altro poter condividere i pensieri che stanno alla base di tale malessere è un passo utile e importante.

Mentre un tempo si parlava di ipocondria, oggi il DSM-5 definisce quella situazione in cui ogni segno che proviene dal corpo (mal di pancia, mal di testa…) viene interpretato in modo sbagliato: Disturbo d’ansia da malattia.

Cos’è e come si manifesta?

È un modo scomodo di essere in rapporto con il proprio corpo. Anziché ascoltarlo, si tende ad averne paura e percepirlo come qualcosa di pericoloso che può tradirci e che non è in grado di offrirci alcun momento di serenità.

Una volta innescata questa modalità di pensiero non ci saranno medici, specialisti o esami clinici capaci di far star meglio. Internet e le informazioni che possono essere trovate non fanno altro che aggravare lo stato d’ansia che alla fine farà perdere di vista ogni altre attività relazione e occupazione sottraendo le energie disponibile e canalizzandole verso il tentativo di trovare una diagnosi giusta allo star male.

Da dove arriva questa eccessiva preoccupazione per la salute? Come ha trovato il suo terreno fertile nei pensieri di chi vive il benessere fisico come qualcosa di irrealizzabile?

Come la maggior parte, se non tutti, i disagi emotivi, dall’infanzia. Dall’essere stati bambini ammalati e quindi non aver superato lo stress legato all’esperienza.

Dall’aver avuto genitori ansiosi, rispetto alla salute che hanno interpretato erroneamente ogni malessere passeggero, come il possibile sintomo di una patologia più grave.

Dall’aver avuto in famiglia persone affette da gravi patologie e non essere aiutate a comprendere ed elaborare le emozioni che si provavano.

Dal non percepire sé stessi sufficientemente forti oppure non trovare il modo di esprime con le parole, una fragilità emotiva che ha le sue ragioni di esistere.

Dal non riuscire a fidarsi degli altri e quindi nutrire il bisogno esasperato di poter controllare gli eventi anche attraverso comportamenti ossessivi quali il dovere dimostrare di «avere qualcosa che non va»

Dal bisogno di richiamare l’attenzione su di sé

N.B: alla base di ogni ansia rispetto allo stato di salute del proprio corpo ci sono motivazioni reali e non immaginarie. Chi soffre di Disturbo d’Ansia di malattia vive costantemente in uno stato di incertezza, paura, terrore. Non è una «malattia immaginaria» e pertanto merita attenzione e rispetto.   

Mariangela Ciceri

Sono psicologa clinica e forense. Come clinica mi occupo di consulenza e supporto psicologico sia individuale che di coppia, di psicodiagnostica, di sostegno alla genitorialità, di psico-geriatria, di orientamento scolastico e professionale. Come libera professionista in ambito giuridico e forense il mio ruolo è quello di consulente nella valutazione del danno psichico dovuto ad eventi traumatici, di valutazione delle competenze genitoriali in caso di separazione e divorzio, di mediazione familiare. Conduco inoltre laboratori di comunicazione, psicologia sociale, uso della scrittura come strumento di consapevolezza e problem solving, al fine di facilitare il superamento di criticità emotive.

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