Arezzo e le altre province

Un  podio  di cui la provincia Arezzo   va fiera e nello stesso tempo si rammarica: quello di terza provincia in Toscana per immobili confiscati(66) definitivamente alla mafia, dopo Grosseto (87) e Pistoia (79). Si trovano perlopiù  a Marciano della Chiana e a Terranuova Bracciolini gli immobili e i capannoni restituiti alla collettività, ma per il loro utilizzo sono necessarie opere di ristrutturazione. I comuni con beni confiscati sono comunque 8 per cui Arezzo è invece in 5 posizione nella regione Toscana preceduta da Pistoia, Siena, Livorno e Pisa e seguita invece da Lucca, Massa Carrara e Firenze.Una sola azienda confiscata definitivamente e in questo elenco, l’aretino è in penultima posizione, seguito solo da Grosseto dove non si registrano sequestri.

 In provincia di Arezzo la confisca della Procura della Repubblica di Napoli ha riguardato 19 appartamenti in condominio e 22 box auto destinati al Comune per scopi sociali,;è stato posto sotto sequestro alla ‘Ndrangheta un capannone industriale è da risanare poi una villetta di 300 mqcon gli annessi garage, box ed autorimessa  Con 687 tra abitazioni, terreni, capannoni artigianali o industriali, la Toscana è al nono posto in Italia per i beni sottratti alla criminalità organizzata e presenti sul suo territorio. In tutto il Paese sono più di 40.000.

Gli interventi e i numeri in Toscana

Sono alcuni dei dati emersi nel corso del convegno organizzato dalla Regione in collaborazione con il suo Centro di documentazione cultura legalità democratica, su “I beni confiscati alla mafia in Toscana. restituirli all’uso pubblico”, Nel suo intervento l’assessore regionale alla Cultura della Legalità, Stefano Ciuoffo,  ha osservato come si stia puntando a ridurre i tempi dell’assegnazione che sono attualmente di ben 9 anni. Occorre a suo dire ,una legge che snellisca la procedura .Il confronto è avvenuto con il direttore nazionale di beni confiscati prefetto Bruno Corda e il prefetto di Firenze Valenti.

A tale fine sono stati stanziati per il triennio circa 5 miloni e mezzo di euro,

Tante sono le cifre presentate nel corso dell’iniziativa. Fotografano una situazione composita, che riguarda tutte le province della Toscana. Quella che ha sul proprio territorio il maggior numero di beni sottratti definitivamente alle mafie è Grosseto con 80, seguita da Pistoia con 62 e da Prato con 47. Fanalino di coda in questa particolare classifica è Firenze, con 13 beni. Il totale ammonta a 284 in tutta la Toscana.

Una volta che gli immobili sono recuperati, le amministrazioni locali li destinano soprattutto a scopi sociali oppure a fini istituzionali, ma non mancano la vendita per arrivare al soddisfacimento dei creditori o gli usi governativi.

 La Toscana è una regione popolosa e appetitosa per la mafia e la provincia di Arezzo non fa eccezione,offrendo occasioni per riciclare proventi illeciti. La Dia spiega che la mafia non ha un radicamento stabile e che la pandemia ha favorito,con la disoccupazione  e la crisi di liquidità ,la pervasività di certe organizzazioni criminali  .

Denaro senza tracciamento

Si chiama “Dark money “ dice il procuratore generale della corte d’appello di Firenze ,il denaro senza tracciamento che premette alle cosche mafiose di accaparrare attività economiche legali quali  imprese di pregio a prezzi bassi favorite anche dalla crisi economica.

Vecchie e nuove mafie

Per fortuna non ci sono intere aree della provincia di Arezzo, né del resto della Toscana in mano ai sodalizi criminali. Le dinamiche sembrano orientate a mire espansionistiche tipiche delle organizzazioni criminali ma preoccupa l’insorgere di nuove mafie dovute alla massiccia presenza sul territorio di comunità cinesi,rumene,albanesi e nordafricane che agiscono sia distintamente sia in comunione con le mafie tradizionali.

Lo spaccio della droga

Oltre al riciclaggio di denaro sporco e alle infiltrazioni nell’economia legale, in provincia di Arezzo è da sottolineare il ruolo delle mafie in un fenomeno particolarmente diffuso come lo spaccioe il consumo di droga. Larga parte dello stupefacente presente sul territorio arriva dal porto di Livorno che  pare essere diventato il punto di riferimento rispetto a Gioia Tauro e Genova, specie per quanto riguarda la cocaina,grazi al suo ruolo di porto con un grande traffico di merci e alla  sua posizione centrale in Italia Un vero hub per lo smercio della droga dei Narcos. 

Quanto riportato alla luce, non è purtroppo che la punta di un iceberg che riguarda tutta l’Italia ,da nord a sud, senza esclusione di zone con la sola variante dei numeri .