Nella notte tra il 7 e l’8 dicembre, è mancato ad Alessandria il prof. don Giorgio Guala. Renato Balduzzi lo ricorda così.

Pensando alla straordinaria personalità di Giorgio Guala, la prima e più forte caratteristica che viene alla mente è il suo essere in costante ricerca: spirituale, culturale, pedagogica e politica in senso lato. Questa sua caratteristica egli è sempre riuscito a trasmetterla ad amici e conoscenti. Siamo quindi in tanti ad essergli debitori.

Per quanto concerne la ricerca teologica, i suoi suggerimenti sulla teologia della liberazione o del pluralismo religioso mi hanno sempre aperto prospettive nuove. Senza mai erigersi a maestro, ma mantenendo un equilibrio raro tra solidità delle convinzioni metodologiche e disponibilità ad ascoltare gli altri, Giorgio ha per decenni costituito un faro della vita culturale alessandrina, come, in anni lontani, aveva fatto nella sua esperienza romana nell’Azione cattolica italiana.

La sua competenza nel campo della metodologia della formazione non è rimasta affidata al solo studio, ma è diventata pratica associativa nel nesso tra cultura e sviluppo. È questo il nesso che ha caratterizzato la sua curiosità politico-istituzionale, sulla quale non mancava di “intervistarmi” con regolarità: il prof. Guala non faceva sconti, ma ho sempre avuto l’impressione di una grande e intima solidarietà attorno alla battaglia per la difesa della Costituzione e della sanità pubblica, per menzionare due dei temi che più ci hanno appassionato.

Ogni morte ci diminuisce. Quella di un amico più delle altre. Resta tuttavia il ricordo dell’umanità che ci ha trasmesso e dei tanti stimoli che l’amicizia ha provocato, e che nel suo caso è particolarmente forte. E resta la speranza di cieli nuovi e terra nuova, che ha nutrito tutta la sua vita. Grazie, don Giorgio.

Renato Balduzzi