Aveva una lista di cose da fare,

correva di fretta,

sapeva dove andare.

Aveva un cappello a forma di luna,

una matita per disegnare una runa.

Contava le stelle,

per incantesimi di sibille.

Nessun uomo l’aveva amata,

ma lei ne era stata ammaliata.

Piangeva il ruscello,

Il fiore sull’abisso,

pregava il crocefisso.

Costruiva piccole bambole,

ricamava scialli e sfere di sole,

faceva tutto per amore.

Aveva un bambino da lavare

e poi cullare,

che non voleva abbandonare.

Gli cantava una canzone,

silenzioso un rosa airone,

nell’aria uno scuro dolore,

Non si sentiva compresa,

la sua bellezza sempre accesa,

Capelli scuri, occhi chiari,

Iridescenti acquari.

Eppure era sola,

Un piccolo bottone alla sua asola,

forte stringeva un fazzoletto di mussola.

Ora andava decisa,

Il suo amore al petto,

allattava e slacciava il suo giacchetto.

Partiva dove c’era il sole,

per una casa e un giardino di aiuole,

visciole dal sapore di viole,

una moka del caffè

una vita che ricomincia,

Un pancake dal sapore d’acacia

e fruttato d’arancia.Iris G.DM