LUNA D’INVERNO

Luna d’inverno che dal melograno
per i vetri di casa filtri lenta
sui miei sonni veloci, di ladro,
sempre inseguito e sempre per partire.
Come un velo di lacrime t’appanna
e presto l’ora suonerà…
Lontano,
oltre le nostre sponde, oltre le magre
stagioni che con moto di marea
mortalmente stancandoci ci esaltano
E ci umiliano poi, splenderai lieta
tu, insegna d’oro all’ultima locanda,
lampada sopra il desco incorruttibile
al cui chiarore ad uno ad uno
i visi in cerchio rivedrò, che un turbine
vuoto e crudele mi cancella.

MARIA LUISA SPAZIANI

Questa poesia si trova ne “Le acque del sabato” 1954. Strofa unica di 15 versi, uno compreso nello scalino. Ho contato: 10 endecasillabi, 1 decasillabo, 2 doppi senari, 2 novenari. Il centro lirico di questa poesia sta nell’immagine delle stagioni che si alternano ‘con un moto di marea’: la Natura, intesa nella sua forza sovrana, incontrastabile. La disposizione romantica ad animare gli elementi cosmici, privilegiandone gli aspetti corrucciati e tempestosi, è bilanciata dall’attitudine classica del movimento descrittivo, lento e paziente. Le immagini non si annichiliscono l’una nell’altra, nonostante la loro esuberanza espressiva, ma emergono vive, completandosi. Notevole la tendenza metamorfica della lirica: se la luna si fa ‘lampada sopra il desco incorruttibile’, è il secondo termine di paragone che si impone con uno stacco realistico, spazzato dall’incursione di un ‘turbine/ vuoto e crudele’. Il tema dominante è pertanto la memoria, mentre l’immaginazione sconfina verso orizzonti più ampi e avventurosi.
Questa poesia è stata proposta da Enza.