Alessandria, post pubblicato a cura di Pier Carlo Lava 

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Nico Orengo – foto: https://www.succedeoggi.it/

L’inverno è giallo

dei limoni nella valle

di Mentone e la pioggia

gonfia nei colori

che tocca e ogni goccia

che cade nel mare

è un gianchetto nato

a nuotare.

NICO ORENGO

Questa breve poesia si trova in “Cartoline di mare vecchie e nuove”, Einaudi 1984. Otto versi, ho contato 2 quinari, 1 ottonario, 3 settenari, 2 senari; rima mare/nuotare; pioggia/goccia assonanza. Poesia visiva, un paesaggio ligure (Mentone si trova nella Costa Azzurra e confina con Ventimiglia) in cui dominano i colori: il giallo dei limoni, il grigio del cielo piovoso, l’azzurro del mare, il grigio del gianchetto (acciuga o sardina) appena nato. Orengo trasmette allegria e serenità: la gioia di vivere.

https://www.treccani.it/enciclopedia/nicola-orengo_%28Dizionario-Biografico%29/

ORENGO, Nicola

ORENGO, Nicola (Nico). – Nacque a Torino il 24 febbraio 1944 dal marchese Vladi (Pier Paolo), scrittore e regista, e da Casimira Incisa di Camerana. Secondogenito, ebbe per sorella maggiore Cristina e fu fratellastro di Valentina e Natalie.

A Torino frequentò le prime classi elementari per poi trasferirsi nei luoghi d’origine della sua famiglia, a La Mortola nella Liguria di Ponente. Nello scenario incantato dei giardini Hanbury, nella villa un tempo della sua famiglia, trascorse la propria infanzia a stretto contatto con la natura: «ero cresciuto in un giardino botanico con piante e fiori che venivano dai quattro punti cardinali […]. Io vedevo jacarande e brachichiti, peonie e dature, palme e bambú. Ed entravo in classe dalla finestra, dopo aver attraversato fasce di ulivi e garofani, di rose e fave e carciofi» (Chi è di scena!, Torino 2006, p. 13). In quei luoghi avvenne la sua vera formazione e si sviluppò il suo interesse verso i libri, il teatro, il cinema, e in particolare verso quel tipico paesaggio ligure che divenne caratteristica peculiare di quasi tutta la sua produzione letteraria, punto privilegiato da cui osservare le trasformazioni della società.

Non a caso proprio il distacco dalla terra d’origine generò in Orengo la necessità della scrittura: a sedici anni fece ritorno a Torino, dove proseguì gli studi nella scuola di Agraria di Lucento, per poi trasferirsi a Roma presso la zia Renata, sorella del padre e moglie di Giacomo Debenedetti. Nella capitale, dove era già stato alla fine degli anni Cinquanta per sostenere l’esame di recitazione al Centro sperimentale cinematografico, conseguì il diploma di maturità magistrale; lì conobbe, fra gli altri, Elsa Morante, Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini, frequentatori del salotto di suo zio. Di nuovo a Torino, si iscrisse a magistero ma non portò a termine gli studi.

Dopo diversi lavori – segretario d’officina alla Ghia-Osi e alla Fergat, poi nella fabbrica di piastrelle F.lli Simonis Spa –, a 22 anni Orengo entrò all’ufficio stampa dell’Einaudi dove rimase fino al 1977. Abile scopritore di talenti, divenuto in poco tempo uno dei prediletti di Giulio Einaudi, lavorò nella casa editrice al fianco di Ernesto Ferrero, Giulio Bollati e Guido Davico Bonino.

Grazie a Franco Antonicelli, esordì in poesia con la raccolta Motivi per canzoni popolari (ibid. 1964), mentre il suo esordio in prosa avvenne, per intercessione di Nanni Balestrini, con l’uscita del racconto ‘sperimentale’ Per preparare nuovi idilli (Milano 1969); prima di esser pubblicato, un brano del libro venne letto durante l’incontro del Gruppo 63 a Fano nel maggio 1967.

Il 27 giugno 1968 sposò Alberta Simonis di Vallario, e dall’unione nacque Simone il 31 maggio 1969.

Con la nascita del bambino Orengo sviluppò l’interesse verso la poesia per l’infanzia e nel 1972, con i disegni di Bruno Munari, uscì A-ulì-ulé (Torino), una raccolta di 150 filastrocche, conte, ninnenanne dedicata al figlio: la struttura giocosa delle filastrocche, che sembra a volte recuperare movenze da limerick, si ritroverà anche nella sua successiva produzione poetica. L’attenzione verso la scrittura per ragazzi era destinata a rimanere viva negli anni: pubblicò più di una dozzina di libri illustrati.

Se le prime prove narrative risentirono del clima neoavanguardistico, come il romanzo E accaddero come figure (Padova 1972) dedicato alla moglie, con Miramare (dapprima rifiutato da Calvino per Einaudi e accolto invece da Marsilio: Venezia 1976; poi Torino 1989) Orengo orbitò in una dimensione fortemente connotata dalla sua terra d’origine: ambientato in una rigogliosa villa del Ponente ligure e con protagonista un giardiniere, proprio con Miramare, considerato dall’autore il suo primo romanzo, si manifesta una delle cifre stilistiche tipiche della sua opera, quella furia nominalistica che porta Orengo a descrivere con precisione lessicale la flora e la fauna della sua terra.

Nel 1977 tornò alla poesia: Collier per Margherita e (Roma), con prefazione di Maria Corti, è un viaggio reale e testuale attraverso il sentimento amoroso. Da un ironico canzoniere d’amore Orengo passò con Cartoline di mare (Torino 1984; nuova ed., ibid. 1999), introdotte di nuovo dal Corti, a un «canzoniere per la Natura», i cui protagonisti sono la terra e il mare della sua Liguria: «L’ofiura inganna l’anemone marino / cambiando in blu i tentacoli di scoglio / e a ventaglio avvolge la corolla, / petalo a petalo la smaglia / in cappio di amore e voglia» (p. 11). Sempre legato alla natura è il poemetto Trotablu (ibid. 1987), storia di un pescatore e una trota scritta tra il 1984 e l’85, anticipatrice del romanzo Dogana d’amore (Milano 1986; poi Torino 1996), cui seguirono Ribes (ibid. 1988), nel quale l’apertura di una TV locale sconvolge la vita della cittadina di Acquadolce, e Le rose di Evita (ibid. 1990), in cui il protagonista muove alla ricerca del suo passato familiare.

Nel frattempo, a partire dal 1978, Orengo aveva iniziato a lavorare come giornalista culturale presso il quotidiano torinese La Stampa dove, nel giugno del 1989, divenne responsabile del supplemento settimanale Tuttolibri, ruolo che ricoprì fino al dicembre 2007, continuando successivamente a collaborarvi. Alla fine del 1986 era entrato a far parte del consiglio d’amministrazione del teatro stabile di Torino. L’11 febbraio 1989, da una relazione con Stefania Miretti, ebbe un secondo figlio, Vladimiro.

Di spiccata sensibilità ecologica, con Gli spiccioli di Montale. Requiem per un uliveto (Roma 1992; poi Torino 2001) cercò di difendere la Piana di Latte dalla cementificazione: accusato di diffamazione a mezzo stampa, subì un processo risoltosi favorevolmente. Nel 1993, in collaborazione con l’Università di Genova, ideò il Premio Hanbury-La Mortola, dedicato allo studio e alla salvaguardia del paesaggio. L’anno successivo pubblicò il ‘romanzo ecologico’ La guerra del basilico (ibid.).

Scrittore di mare, Orengo mise al centro anche di altri romanzi il mondo contemporaneo e le sue contraddizioni, sapendo coniugare felicemente favola e vita, con ironia e tocco leggero. Dalle voci femminili de L’autunno della signora Waal (ibid. 1995) si passò, con Il salto dell’acciuga (ibid. 1997), al commercio del sale e delle acciughe e, con L’ospite celeste (ibid. 1999), alla storia dello scultore belga Panamarenko (Henri Van Herwegen). L’allodola e il cinghiale (ibid. 2001) si incentra sul rapporto padre-figlio, mentre La curva del Latte (ibid. 2002), finalista al Campiello, è ambientato in un paesino ligure del 1957. Protagonisti dei romanzi successivi: un insegnante in pensione ne L’intagliatore di noccioli di pesca (ibid. 2004); un sommelier parigino giunto nelle Langhe in Di viole e liquirizia (ibid. 2005, nuovamente finalista al Campiello); i nobili russi arrivati in Riviera in Hotel Angleterre (ibid. 2007). La Riviera degli anni Venti fa invece da sfondo all’ultimo romanzo, il noir Islabonita (ibid. 2009).

Il 24 giugno 2003 si unì in seconde nozze con Chiara Simonetti, da cui ebbe altri due figli: Antonio ed Eugenio (nati, rispettivamente, il 13 maggio 2000 e il 26 dicembre 2003). Collaboratore di numerose riviste letterarie, della radio e della Rai per cui scrisse alcune sceneggiature, Orengo fu anche un bravo acquerellista e seguì con passione l’arte contemporanea, avendo stretto amicizia con numerosi artisti tra i quali Giulio Paolini, Luigi Mainolfi, Michelangelo Pistoletto, Ugo Giletta, Gilberto Zorio, Salvo, Marco Gastini. Scrisse a lungo di arte come dimostrano numerosi cataloghi di mostre e curò le edizioni della Via del sale, rassegna d’installazioni d’arte tra Piemonte e Liguria organizzata da Silvana Peira.

Morì a Torino il 30 maggio 2009.

Fra le opere non citate : Una poesia di Giulio Paolini (Novara 1972); Nocheno, ill. di C. Lastrego – F. Testa (Torino 1974); Andare per mare: storia del capitan Rebissu e della sua barca Gianchettu, ill. di F. Mello (Milano 1975); Raccontondo, ill. di C. Lastrego – F. Testa (ibid. 1976); Ping pong, ill. di Oski (ibid. 1976); La scarpa in fondo al prato: filastrocche, ill. di N. Bayley (ibid. 1978); Tiro di qui tiro di qua ma i cavalli restan la, ill. di D. Saputi – T. Saputi (Teramo 1978); La misura del ritratto (Milano 1979); Canzonette, ill. di B. Munari (Torino 1981); Sulla strada del mercato, ill. di A. Lobel (Milano 1982); Una farfalla per Alice, ill. di L. Galli (Trieste 1984); Figura gigante (Milano 1984); Il violino e la conchigliaL’ isola della grande arpaL’ olmo e il flautoIl corvo e il clavicembalo (tutti con F. Mello: ibid. 1985); Delfino ballerino, ill. di A. Curti (ibid. 1986); I bevitori di lune (Mondovì 1989); La cabala del lotto, con 10 litografie di E. Luzzati (Torino 1990); Beniamino e la stella, disegni di A. De Carlo (Milano 1991); 25 poesie autografe (Torino 1994); Narcisi d’amore: poesie 1974-1994 (Parma 1995); La Nina nel campo, ill. di S. Moldi, a cura di A.M. Gandolfi – E. Giacone (Torino 1996); Battibecco (Milano-l’Aquila 1998); L’orata, la triglia, l’acciuga, acquerello di U. Giletta (Osnago 2000); Spiaggia, sdraio e solleone, ill. di A. Passaro (Torino 2000); Il giocattolaio di Anversa, con Panamarenko (ibid. 2001); Terre blu: sguardi sulla Riviera di ponente, fotografie di G. Bergami – N. Orengo (Genova 2001); Fonstulì, con 21 silografie di E. Luzzati (Rivarolo Canavese 2002).

Tra le traduzioni: T. Burton, Morte malinconica del bambino Ostrica e altre storie (Torino 1998); O. Wilde, Il principe felice (Rivarolo Canavese 2000); T. Burton, La sposa cadavere: siete invitati alle nozze (Torino 2006). Ha curato inoltre: J. Prévert, Poesie d’amore (Parma 1991); A. Ricci, Striscia la tivù (Torino 1998).

Fonti e Bibl.: l’archivio di Orengo è conservato presso gli eredi. A. Berardinelli – F. Cordelli, Il pubblico della poesia, Cosenza 1975, pp. 297 s.; Autodizionario degli scrittori italiani, a cura di F. Piemontese, Milano 1990, pp. 246 s.; G. Fofi, Prima il pane: cinema, teatro, letteratura, fumetto e altro nella cultura italiana tra anni Ottanta e Novanta, Roma 1990, pp. 25-27; W. Pedullà, Le caramelle di Musil, Milano 1993, pp. 224-227; G. De Santi, I sentieri della notte. Figure e percorsi della poesia italiana al varco del millennio, Milano 1996, pp. 119-131; Poeti italiani del secondo Novecento, a cura di M. Cucchi – S. Giovanardi, II, Milano 1996, pp. 741-748, 1234 s.; S. Lucamante, Il romanzo ecologico di N. O., in Rivista di studi italiani, XVI (1998), 1, pp. 278-296; P. Mauri, L’opera imminente: diario di un critico, Torino 1998, pp. 140-144; F. La Porta, La nuova narrativa italiana. Travestimenti e stili di fine secolo, Torino 1999, pp. 247-249; Racconti italiani del Novecento, a cura e con un saggio introd. di E. Siciliano, notizie bibliogr. sugli autori a cura di L. Baranelli, III, Milano 2001, pp. 867, 1800; G. Amoroso, Forse un assedio: narrativa italiana, Soveria Mannelli 2002, pp. 33-35; G. Ficara, Stile Novecento, Venezia 2007, pp. 159-162; Giornalismo italiano, a cura e con un saggio introduttivo di F. Contorbia, IV, Milano 2009, pp. 744-747, 1897; www.nicoorengo.it.