Alcuni giorni fa, ho partecipato a un triste avvenimento che però mi ha portato ad alcune considerazioni positive che vorrei condividere.

L’avvenimento in questione, è il funerale del papà di uno dei miei migliori amici.
Fuori dalla chiesa, dopo l’omelia, ho guardato a uno a uno i volti di quei ragazzi con cui sono cresciuto e mi sono reso conto di quale fortuna abbiamo avuto nel trovarci. Siamo ormai tutti alla soglia dei cinquant’anni, anzi qualcuno i cinquanta li ha già passati, ma siamo ancora tutti insieme.

Ognuno perso nella sua quotidianità; chi è felicemente sposato, chi è divorziato, chi è rimasto single, chi ha figli, chi no, ognuno ha avuto un destino diverso, ma tutti siamo uniti da una sorta di cordone ombelicale che ci porta costantemente a cercarci.

A far da collante fra noi, non sono ragioni legate a interessi economici o di altre natura, ma il nostro vissuto, le storie raccontate mille volte, il nostro essere diversi e al contempo simili per mille ragioni. 


Prima di dividerci e di tornare ognuno alla propria quotidianità, c’è tempo ancora per un abbraccio ricco di commozione e di affetto per quel nostro amico che ha salutato l’ultima volta suo padre. Qualche lacrima scende dietro gli occhiali da sole, ma subito torniamo ad essere di nuovo noi, forse un po’ stupidi e un po’ ragazzini, ma sempre e comunque noi.


Scrivo questo articolo sperando che qualche ragazzo lo legga e capisca quale sia l’importanza dei legami. Spero che questo mondo risucchiato dai social, da condivisioni e abbracci virtuali, dall’apparire e dal postare ancor prima di aver goduto delle emozioni che stiamo vivendo, non possa mai prescindere dalle amicizie, quelle vere, quelle costruite e vissute giorno dopo giorno, quelle che ci portiamo dietro per tutta la vita.

Marco Conti

marcoscrive.wordpress.com

Il mio ultimo romanzo “Tre giorni poi sarà per sempre”: