Alessandria, post pubblicato a cura di Pier Carlo Lava 

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di Huffpost

Passi falsi storici per la Cina. Popolazione in calo, prima volta dal 1961. E il Pil è ai minimi da 40 anni
(ansa )

Una inedita flessione demografica e una crescita molto meno sostenuta della norma, i numeri che non tornano nel modello di Xi Jinping

La popolazione cinese è calata nel 2022 per la prima volta in oltre 60 anni, rimarcando in termini ancora più netti la questione della crisi demografica che sta colpendo la naziona più popolosa del pianeta. “Alla fine del 2022, la popolazione nazionale era di 1,411 miliardi”, ha affermato l’Ufficio nazionale di statistica di Pechino, aggiungendo di stimare “un calo di 0,85 milioni rispetto al dato della fine del 2021”. La Cina ha raggiunto un punto di svolta demografico nel 2022 poiché la sua popolazione è diminuita di 850mila unità per la prima volta dal Grande balzo in avanti nei primi anni ’60 voluto da Mao Zedong, alla base della grande carestia. Il calo, il primo dal 1961, ravviva la questione se l’India non sia già diventata la nazione più popolosa del pianeta. Le nascite cinesi del 2022 si sono attestate a quota 9,56 milioni a fronte di morti per 10,41 milioni (erano, rispettivamente, 10,62 e 10,14 milioni nel 2021), mentre il numero di nascite per mille persone è sceso a 6,77 nel 2022 da 7,52 nel 2021. La Cina, dopo decenni, ha posto fine nel 2016 alla politica del figlio unico imposta dagli anni ’80 per contenere il boom demografico, allentando le maglie sulla pianificazione familiare fino a consentire ndal 2021 a ogni coppia di poter avere tre figli, ma nella realtà un numero illimitato. Malgrado gli sforzi, il trend dell’invecchiamento della popolazione non è stato invertito, creando crescenti difficoltà a un Paese è ha sempre fatto affidamento sul suo enorme bacino di forza lavoro per guidare la crescita dell’economia.

Sul fronte della crescita,  la Cina ha registrato nel quarto trimestre un Pil in rialzo del 2,9%, per una crescita del 3% nell’intero 2022, ai livelli più bassi da oltre 40 anni, in scia soprattutto ai problemi legati al Covid. Secondo i dati diffusi dall’Ufficio nazionale di statistica, su base congiunturale tra terzo e quarto trimestre la variazione è stata pari a zero. Il Pil cinese è cresciuto del 3% nel 2022, segnando una delle performance più deboli da decenni, a causa soprattutto degli effetti della politica draconiana della ‘tolleranza zero’ al Covid (terminata agli inizi di dicembre), del crollo del settore immobiliare e della domanda estera indebolita. Il dato, inferiore al “circa 5,5%” governativo annunciato lo scorso marzo, si è  confrontato con il +8,1% del 2021, risultando il più debole dal -1,6% del 1976, anno della morte di Mao Zedong, escludendo il rialzo di poco più del 2% del 2020 condizionato dall’emersione del Covid a Wuhan a fine 2019. L’economia ha rallentato verso fine 2022, ma a un passo inferiore rispetto alle previsioni: la stima mediana per il 2022 era alla vigilia tra il 2,7% (cifra aggiornata di recente dalla Banca Mondiale) e il 3,2% (Fmi), ma l’ultimo trimestre ha mostrato una cresciuta annua del 2,9% (era del 3,9% nei tre mesi precedenti), superando le proiezioni di 1,6-1,8%. La Cina ha creato negli ultimi 12 mesi un totale di 11,06 milioni di nuovi posti di lavoro urbani, raggiungendo appena l’obiettivo di 11 milioni, mentre il tasso di urbanizzazione a fine 2022 è aumentato al 65,22%. Gli investimenti in immobilizzazioni sono saliti del  5,1% (contro ipotesi a +5%). “Le basi della ripresa non sono solide poiché la situazione globale è ancora complicata e grave, mentre la tripla pressione interna della contrazione della domanda, dello shock dell’offerta e dell’indebolimento delle aspettative è ancora incombente”, ha messo in guardia l’Ufficio nazionale di statistica. I leader cinesi sono pronti annunciare i target di crescita per il 2023 a marzo, in occasione della riunione parlamentare annuale, la prima da quando il presidente Xi Jinping ha consolidato il suo potere a ottobre 2022 con un terzo e inedito mandato di fila alla guida del Partito comunista. Segnali positivi sull’outolook del 2023 sono arrivati dalla produzione industriale di dicembre (+1,3% da +2,2% di novembre a stime a +0,2%), mentre il tasso di disoccupazione rilevato si è attestato al 5,5%, risollevandosi dai massimi degli ultimi sei mesi al 5,7%. Le vendite al dettaglio, attese a -8,6% vendite al dettaglio sono diminuite dell’1,8%, contro il -5,9% di novembre. I problemi economici della Cina lo scorso anno hanno pesato sulla catena di approvvigionamento globale già alle prese con il calo della domanda.

https://www.huffingtonpost.it/esteri/2023/01/17/news/passi_falsi_storici_per_la_cina_popolazione_in_calo_prima_volta_dal_1961_e_il_pil_e_ai_minimi_da_40_anni-11094649/?ref=HHTP-BH-I11094651-P1-S2-T1