Articolo di Marina Donnarumma . Roma 17 gennaio 2023

Ho avuto il piacere di intervistare la dottoressa Valentina M. Donini, normalmente ho l’abitudine di fare una mia introduzione, ma l’argomento è cosi complesso e importante che farò una conclusione alla fine dell’articolo. Un libro di grande spessore, non solo per gli addetti ai lavori, ma per chiunque sia scandalizzato e offeso dalla corruzione che dilaga imperterrita.

TRAMA
La strategia di lotta e contrasto alla corruzione non può prescindere da una dimensione preventiva, che incida sui singoli e sulle organizzazioni. Se da una parte è indispensabile rendere le amministrazioni il più possibile efficienti, trasparenti e impermeabili ai fenomeni di natura corruttiva, dall’altra è necessario agire anche sulla consapevolezza etica dei dipendenti, per contribuire alla diffusione e condivisione di una cultura dell’integrità. Attraverso l’analisi dei principali interventi del legislatore, il volume, con una prefazione di Valentina Lostorto, presenta la strategia anticorruzione, proponendo una prospettiva non solamente giuridica in senso stretto, ma anche culturale. Vengono descritte, infatti, le misure preventive evidenziandone motivazioni e obiettivi, per avvicinare il lettore a istituti considerati lontani dal panorama socio-giuridico italiano, come ad esempio la tutela del whistleblower. Con uno sguardo comparatistico agli altri sistemi di legge e un’attenzione particolare al coinvolgimento della società civile, viene inoltre rimarcata la necessità di superare ogni logica burocratico-adempimentale, per sottolineare come la prevenzione della corruzione sia produttrice di valore pubblico, diretta cioè al miglioramento del livello di benessere collettivo.

Oggi, sul Manifesto, una mia intervista in cui cerco di spiegare perché secondo me non è una buona idea alzare il tetto del contante, perché le intercettazioni sono necessarie e perché è così importante la formazione, e soprattutto diffondere una cultura dell’integrità già dalla scuola materna. Perché dopo comincia a essere tardi!

Grazie a Roberto Rosano per avermi dato questo spazio. Valentina M.

  • Tu nasci come ricercatrice di diritto comparato, per questo motivo hai viaggiato molto. Cosa ti è rimasto di questa esperienza.

Ho iniziato a fare ricerca proprio nell’ambito del diritto comparato, e ne sono molto felice. Comparare diversi sistemi giuridici apre la mente e consente di superare stereotipi e pregiudizi. Inoltre, per comparare occorre prima studiare la cultura giuridica di un paese, e quindi è necessario conoscere la lingua, il contesto socio politico, l’evoluzione storica. E per fare questo è anche opportuno viaggiare, per avere una conoscenza diretta. Direi che la comparazione giuridica è un modo per affacciarsi su altri mondi e altre culture, ma poi è anche un metodo che rimane, pur studiando altre materie.

  • Infatti ora ti occupi di Prevenzione della corruzione.

Sì, nel corso degli anni i miei interessi si sono spostati, ma pur occupandomi di altro, il metodo comparatistico continua a fare parte dei miei “strumenti del mestiere”. Insegno prevenzione della corruzione alla Scuola Nazionale dell’amministrazione e anche in questa materia, visti contorni abbastanza flessibili della materia, un approccio comparatistico è fondamentale. Gli altri ordinamenti possono infatti rappresentare un interessante modello cui ispirarsi, per capire come risolvere alcuni problemi, quali soluzioni legislative adottare. Penso ad esempio a tutta la questione della tutela del whistleblower (il dipendente che segnala un illecito all’interno della sua amministrazione): l’istituto nasce nella cultura anglosassone, ma poi è stato esportato in altri paesi, e anche l’Italia, dopo un intenso dibattito (in cui la comparazione giuridica è stata fondamentale) ha adottato una normativa in materia recependo le più attuali tendenze internazionali.

  • Hai recentemente pubblicato il libro “Prevenzione della corruzione. Strategie, sfide, obiettivi” (Carocci 2022). Come è nata l’idea di questo libro?

Questo libro nasce dall’esigenza di fornire ai miei discenti (che sono tutti dipendenti delle pubbliche amministrazioni), ma anche a chiunque abbia interesse, un testo relativamente agile e semplice che riassuma tutta la strategia di prevenzione della corruzione che si è sviluppata in Italia negli ultimi 10 anni. Infatti, con l’introduzione della legge 190/2012, si è scelto di optare per un modello non solo repressivo, ma anche e soprattutto preventivo, per cercare di creare un contesto il più possibile sfavorevole alla corruzione. Ciò vuol dire che all’interno delle pubbliche amministrazioni si devono attuare tutta una serie di misure dirette a trattare il rischio di corruzione, creando un ambiente organizzativo funzionale ed efficiente, e quindi meno esposto a interferenze di natura corruttiva. Allo stesso tempo è opportuno aumentare la consapevolezza etica dei dipendenti, attraverso programmi di formazione e sensibilizzazione, in modo che siano in grado, se posti davanti a un “dilemma etico”, di comportarsi correttamente.
La rivoluzione degli ultimi dieci anni è quindi soprattutto di carattere culturale: non si deve intervenire più solo dopo che si è verificato il fatto di natura corruttiva, ma occorre mettere in atto una strategia preventiva per evitare che si verifichi la corruzione. A questo cambio di strategia corrisponde anche un cambio di definizione del concetto stesso di corruzione: oggi la corruzione non coincide più esclusivamente con il reato, una fattispecie quindi penalmente rilevante, ma la definizione si dilata fino a ricomprendere qualunque episodio di cattiva amministrazione, o maladministration.

  • . Un libro da leggere, meditare, ingoiare, il cammino è lungo, la corruzione tanta, insita direi quasi nel DNA, abbiamo qualche speranza?

La speranza ci deve essere, nonostante sia vero che la corruzione ruba il futuro alle giovani generazioni e in certo senso, come dice Raffaele Cantone, ruba anche la speranza di un futuro migliore. Eppure, è proprio dalle giovani generazioni che si deve partire, cercando di diffondere una cultura dell’etica e dell’integrità il prima possibile. D’altronde, secondo Gesualdo Bufalino, la mafia si poteva sconfiggere solo con un esercito di maestre elementari. Lo stesso vale anche per la corruzione, ma io anticiperei l’esposizione ai concetti basilari di interesse pubblico e rispetto dei beni comuni addirittura alla scuola materna, come d’altronde viene già fatto in altri paesi, attraverso dei programmi chiaramente pensati appositamente per bambini. È necessario intervenire presto, quando il bambino inizia a formare la sua coscienza e la sua consapevolezza etica, e dal momento che la sensibilità su questi temi varia a seconda del contesto familiare e socio-culturale, deve essere la scuola a prendersi carico di una reale diffusione della cultura dell’integrità che possa fornire i famosi anticorpi della legalità. Solo in questo modo il bambino di oggi diventerà domani un cittadino non solo consapevole e integro, ma anche in grado di dare il suo contributo nella lotta alla corruzione.
Quando penso a questo intervento formativo della scuola, però, non faccio riferimento alle poche ore di educazione civica che sono già previste, ma che spesso si limitano a trasferire nozioni, ma immagino a condivisione di valori e principi nella didattica quotidiana. Non mero trasferimento di conoscenza, ma condivisione di valori allo scopo di promuovere l’interiorizzazione di concetti spesso troppo lontani dalla nostra cultura. La cultura dell’integrità, in breve, non dovrebbe essere confinata nell’ora di educazione civica, ma dovrebbe essere promossa in tutto il curriculum scolastico, ogni volta che si propone in aula, un dilemma etica.

  • Questa attenzione verso le nuove generazioni forse deriva anche dal tuo essere madre?

Sicuramente. Credo che ogni genitore senta il dovere di fare tutto il possibile per lasciare ai figli un mondo migliore, anche se può sembrare un’utopia. Purtroppo, spesso domina una sensazione quasi di rassegnazione, come se ormai non si potesse più fare nulla, perché le cose vanno così, sono sempre andate così ed è inutile combattere contro i mulini a vento. Ecco, io credo invece che tutti noi abbiamo il potere di fare qualcosa, anche qualcosa di piccolo, ma che possa contribuire a cambiare questa sensazione di “inevitabilità” della corruzione. Perché in fondo dipende da noi.

Ringrazio la dottoressa Donini, che il suo libro sia un vero successo, grazie.

Articolo di Marina Donnarumma. Roma 17 gennaio 2023

Conclusione

Pensare a quando risalga la corruzione, mi viene da pensare che esiste praticamente da quando esiste l’uomo. Uno dei primi esempi di corruzione è del serpente nei confronti di Eva. Eva fu corrotta dal serpente, e indotta a trasgredire per assaggiare quel frutto che doveva essere proibito. Chi è corrotto trasgredisce le regole per il proprio benessere. Infatti la corruzione ha un solo fine il proprio benessere e il malessere degli altri. Dovunque ci giriamo regna corruzione, amministrazioni, uffici pubblici, università, esami pagati ai professori, scalate delle graduatorie, politici che pagano per il voto, anche le false promesse funzionano.

In tutto questo caos nauseante di corrotti e corruzione, ci sono quelli che si scandalizzano, si inalberano, ma chissà perchè la corruzione regna sovrana. La Donini suggerisce un educazione etica già dalla scuola materna, sono assolutamente d’accordo, la corruzione si sconfiggerebbe già dalle scuole elementari forgiando cittadini etici. Certo non tutti sarebbero tanto ligi, qualcuno comunque sfuggirebbe, ma vuoi mettere che la maggior parte avesse un educazione morale? La corruzione è intessuta come una stretta maglia nella nostra società, in ogni piega e tutto ciò ha effetti devastanti sul sistema economico, anche la speculazione è corruzione. Io non parlo da esperta, ma da semplice cittadina, da persona del popolo che sopporta un apparato burocratico, pesante, labirintico, cavilloso, una rete che ti trascina senza speranza. La speranza allora? Forse nelle nuove generazioni, opportunamente educate ai valori e all’empatia. Le pene per i corrotti sono contemplate, ma alla fine chi viene punito?

La legge è uguale per tutti? Capita che la legge è uguale solo per chi ha il potere della legge, la legge viene manipolata, manipolare a danno di un altra persona è semplicemente corruzione, non è nuova la corruzione dei giudici, delle banche.

” Una mano lava l’altra? Terribile questa cosa! La delinquenza si nutre e si ingrassa nella corruzione, mafia e politica, non ultimo lo scandalo del ” Qatar ”.Fino a che penseremo di avere sempre e solo il nostro tornaconto, la corruzione sarà sempre il modus operandi di ogni delinquente senza scrupoli. Più sarà macchinosa la burocrazia, più sarà intensa la corruzione, senza scrupoli, senza pietà, senza compassione, solo avidità. La corruzione non dipende solo da fattori sociali e culturali, disorganizzazione sociale, deficit di socializzazione, subculture devianti, miseria o altro, possono esserci fattori biologici, psichici e psicopatologici. Fin da piccoli abbiamo bisogno di educarci al rispetto, la

condivisione, la comprensione, lo scambio gratuito reciproco. Imparare a donare senza aspettare il ritorno, per il piacere di farlo.

Articolo di Marina Donnarumma. Roma 17 gennaio 2023