Non chiamatela borghesia mafiosa. La borghesia come classe sociale non esiste più. Non chiamatela nemmeno mafiosa quella cerchia di persone che ha aiutato nella latitanza Matteo Messina Denaro perché mafiosi siamo tutti in Italia quando ci approfittiamo della nostra situazione o di qualcuno, quando ci voltiamo dall’altra parte e fingiamo di non vedere. Oggi tutti stanno a condannare il boss della mafia, a ricordare i suoi omicidi, come se molti non chiedessero favori al boss del quartiere o non facessero favori a questi individui. 

Tutto il mondo è paese:  nella cosiddetta civile e progressista Toscana le ragazze e le donne fanno carte false per andare a letto con i mafiosi, anche se magari si professano oneste e comuniste, perché si sa le belle macchine piacciono e poi la vera colpa è dei leghisti che sono razzisti e non dei mafiosi, che rovinano reputazione, economia, sanità,  ambiente del Meridione (e non pensate che io sia leghista, dato che sono anarchico). Il mio parere è che ci sia troppa contiguità sia della politica che della popolazione con la mafia. Ci sono troppe infiltrazioni perché la mentalità di molti è mafiosa in segreto, anche se vige un perbenismo di facciata e tutti a parole condannano la mafia.

Non esiste solo la mafia con la M maiuscola, quella del pizzo, dello spaccio, degli omicidi, ma anche una mafia con la m minuscola, fatta di piccoli abusi di potere e di piccole irregolarità, propria dei cittadini cosiddetti onesti. E allora chi si salva? I pochi che si salvano, che non sono mafiosi, molto spesso peccano di omissione, non agiscono né reagiscono contro la mafia. Sono davvero poche le persone che concretamente si oppongono alla mafia. Molti non combattono la criminalità per paura, per quieto vivere, perché hanno famiglia.

Matteo Messina Denaro con un patrimonio di circa 4 miliardi di euro è stato solo un contentino per lo Stato: è ormai solo un uomo molto malato. È un boss in pensione. Per 30 anni ha fatto il bello e il cattivo tempo perché ha goduto di appoggi politici. Oggi lo Stato non può comportarsi da aguzzino e non può riprendersela con un uomo ammalato di tumore. Le istituzioni devono avere quell’umanità che la criminalità organizzata non ha.

Lo Stato deve fare lo Stato: giustizia giusta e proporzionata, non vendetta arbitraria, non esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Comunque fino a quando penseremo che le vittime se la sono cercata, fino a quando saremo fatalisti e penseremo  che niente può cambiare ci meriteremo la mafia. Le cose andranno male nel Sud e nel Centro fino a quando molti vedranno nel leghista onesto e non nel boss mafioso stragista il vero nemico. Lo stesso vale in modo leggermente diverso anche nel Nord perché la mafia ormai è dappertutto e inquina tutto e tutti.

Tutti abbiamo delle responsabilità se non legali almeno morali per come vanno le cose in Italia, sia per quello che facciamo che per quello che non facciamo. La mafia, che lo vogliate o no, fa parte della mentalità italiana; consideratela pure una sottocultura atavica e ancestrale, ma condiziona la vita politica e sociale di questo Paese molto di più della cultura ufficiale, quella dei salotti buoni, dell’università,  del politicamente corretto: l’eccezione è più incisiva della regola, la trasgressione della norma diventa più importante della legge, la disonestà regna sovrana. E non vedo né la volontà politica né movimenti dal basso che vogliano cambiare le cose.