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ASSENZA

Nulla scoprire. Amare il primo verde
di robinia. Non cercare se il fiume
più oltre si fa schiuma, né se nuova
avidità le pecore sospinge
a branchi sulle balze.
Essere il vecchio che socchiude gli occhi
poggiato al suo rastrello, o la lenta
salamandra che mena per i ciottoli
la sua inusitata allegrezza di polvere.

GIORGIO ORELLI 1962

Questa lirica è compresa nella raccolta “L’ora del tempo”, pubblicata nel 1962 nella collana ‘I poeti dello Specchio’ dell’editore Mondadori di Milano. Ora si trova in: Giorgio Orelli, Tutte le poesie, a c. di Pietro De Marchi, pref. di Pier Vincenzo Mengaldo, Oscar Mondadori 2015.

Giorgio Orelli (1921 Airolo – 2013 Bellinzona) fu allievo di Gianfranco Contini, che insegnava filologia romanza a Friburgo nel 1940-45; insieme a Dante Isella, Luciano Erba, Giovanni Bonalumi, Giansiro Ferrata e altri. Contini nel 1944 lo definì ‘il migliore poeta svizzero di lingua italiana’. Negli anni ’50 recensisce sulla rivista letteraria ticinese Lisi, Gadda, Montale, Cardarelli, Penna, Luzi, Spaziani, Pasolini. Nel 1960 sposa Miriam De Angeli, l’anno dopo nasce la figlia Giovanna e nel 1966 la seconda figlia Lucia. Nel 1977 pubblica da Mondadori il suo secondo libro di poesie “Sinopie”. Dopo aver insegnato per 40 anni all’Università di Friburgo, nel 1982 va in pensione; già operato al cuore nel 2011, due anni dopo muore di infarto.
Questa poesia ha 9 versi; ho contato 8 endecasillabi, 1 settenario. Descrive un paesaggio di campagna, con le robinie, il fiume, il gregge di pecore, il vecchio contadino appoggiato al suo rastrello, la lucertola che si muove allegra nella pietraia. Contini, che lo aveva definito ‘un toscano in Svizzera’, affermò che ‘la poesia di Orelli è basata su una continua ricerca della musicalità. Una poesia costruita anche sulla ricerca di ritmo e dei suoni interni, volta a creare un sottofondo sonoro che faccia vivere anche un altro piano all’esperienza del lettore’.