Alessandria, post pubblicato a cura di Pier Carlo Lava 

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Sei bello come… sei cattivo come…

Quando siamo bambini gli adulti possono essere i nostri eroi. 

Ci sembrano perfetti, saggi, buoni, anche quando si comportano in modo incomprensibile e in alcuni casi in modo anche patologico.

Abbiamo così tanto bisogno di sentirci amati e protetti che nei casi in cui le relazioni sono tutt’altro che sane, tendiamo a darvi una giustificazione, arrivando persino ad accusarci di essere responsabili della separazione tra mamma e papà, o meritevoli di violenze fisiche e psichiche e quindi meritevoli di punizioni.

Tendiamo ad amare ogni aspetto di loro, a sentirci sbagliati se non incontriamo la loro approvazione, a soffrire se ci sentiamo respinti, non apprezzati.

Al di là dei casi in cui la persistenza di relazioni disfunzionali, che dovrebbero essere individuate e fermate, ci sono altre situazioni in cui, l’adulto può «ferire» attraverso le parole.

Accade in quelle situazioni in cui il conflitto tra adulti si riflette sul minore senza che questi riesca comprendere la dinamica di quella situazione.  

È il caso in cui la nonna che tanto amiamo, il papà, lo zio, il cugino che per noi sono persone eccezionali, per altri non lo sono, anzi vengono definite come persone «negative», per le quali si nutrono sentimenti aggressivi.

Così a seguito di una relazione conflittale con il proprio partner possiamo sentirci dire: «Sei proprio come tuo padre!»; «Sei proprio come tua madre!»; Oppure: «Hai lo stesso brutto carattere di tua nonna!»; «Sei arrogante come tuo zio!»; «Non combinerai mai nulla come tuo cugino.»

Frasi e confronti che, se ripetuti, possono condizionarci e risuonarci dentro anche da adulti e condizionarci al punto da temere che dietro ogni nostra decisione ci sia qualcosa di sbagliato. 

Anche le somiglianze positive possono diventare ingombranti. Essere «uguali» a una persona che ha avuto successo, ha fatto scelte coraggiose, ha sempre saputo discernere tra giusto o sbagliato, può far sentire inadeguati. Spingerci a emulare vissuti e comportamenti che non ci appartengono.

Provate a pensare a quante volte vi è stato detto che assomigliate a… e provate anche a «sentire» quale sensazione questa dichiarazione smuoveva e ancora smuove in voi senza dimenticare che noi, nonostante quello che gli altri vogliono farci credere, siamo UNICI, e della nostra unicità dovremmo sempre tenere conto anche quando gli altri ci «appiccicano etichette» dalle quali dovremmo cercare di liberarci il più rapidamente possibile. 

Mariangela Ciceri

Sono psicologa clinica e forense. Come clinica mi occupo di consulenza e supporto psicologico sia individuale che di coppia, di psicodiagnostica, di sostegno alla genitorialità, di psico-geriatria, di orientamento scolastico e professionale. Come libera professionista in ambito giuridico e forense il mio ruolo è quello di consulente nella valutazione del danno psichico dovuto ad eventi traumatici, di valutazione delle competenze genitoriali in caso di separazione e divorzio, di mediazione familiare. Conduco inoltre laboratori di comunicazione, psicologia sociale, uso della scrittura come strumento di consapevolezza e problem solving, al fine di facilitare il superamento di criticità emotive.

Alessandria

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