Alessandria, post pubblicato a cura di Pier Carlo Lava 

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La centralità del potere della parola che il racconto della Creazione afferma con forza e che ritorna in modi diversi nel corso delle Scritture costituisce una delle radici piú proprie della psicoanalisi. L’esperienza analitica cosí come Freud l’ha formulata è infatti un’esperienza radicale della parola. Ma di quale parola? Non della parola di cui ci serviamo ordinariamente come mero strumento pragmatico della comunicazione. Lacan ricorda che la parola analitica non può essere ricondotta al piano della comunicazione poiché essa è in uno stretto rapporto con la rivelazione della verità. Questo significa che la parola analitica non si limita a designare le cose, ma le fa esistere in modo nuovo. È ciò che specifica la pratica della psicoanalisi: la parola dell’analizzante nominando il proprio essere – per esempio il proprio passato – lo rivela alla luce della verità e proprio per questo lo trasforma, ovvero lo fa esistere in modo del tutto nuovo: l’esperienza psicoanalitica ha ritrovato nell’uomo l’imperativo del Verbo, come la Legge che l’ha formato a sua immagine. Essa maneggia la funzione poetica del linguaggio per dare al suo desiderio la sua mediazione simbolica.

Massimo Recalcati, “La legge della parola. Radici bibliche della psicoanalisi”, Einaudi, Torino 2022