Uno stralcio del mio ultimo romanzo “Vivi di sogni”; un omaggio accorato che ho voluto inserire nella storia verso la shoah e mi sembrava doveroso condividerlo con voi in questa settimana in cui cade la Giornata della memoria.

ESTRATTO

Quel posto era tanto caro alla sua Laura, non solo per le sue bellezze naturali, di cui era profonda estimatrice, ma anche perché rappresentava un tassello di parte delle sue origini.

Aveva scoperto, grazie ai racconti che sua nonna materna le aveva tramandato, che proprio dall’antichissima comunità ebraica di Fondi, discendeva la famiglia del suo ramo materno.

In quel piccolo comune laziale, sua nonna le aveva detto di andare per poter ammirare i segni che aveva lasciato quella che era stata un tempo una grande comunità attiva in quei luoghi; le disse di andare a visitare quella che in un tempo antico era la sinagoga e di respirarne l’atmosfera di pace che emanava.

Lei non professava alcuna religione, anche se suo padre era un fervente cattolico che era riuscito persino a far convertire sua madre, eppure fu sempre attratta dall’ebraismo, per motivi culturali e storici, e le piaceva erudirsi su questa sua parziale appartenenza.

Con interesse ascoltava anche i racconti di sua nonna sulla vita nel ghetto, sugli anni delle leggi razziali e sulle tristi persecuzioni naziste.

Fu un periodo assolutamente buio, destinato solo a peggiorare; all’indomani delle leggi razziali, stuoli di cittadini ebrei italiani estromessi dalla vita pubblica, gli adulti da ogni impiego e attività, i ragazzi espulsi da tutte le scuole di ogni ordine e grado.

La promulgazione delle leggi razziali contro gli ebrei del ’38 fu un vero e proprio fulmine a ciel sereno, suscitando grandissima sorpresa nelle comunità ebraiche, che le hanno considerate quasi un tradimento, specie per una parte di ebrei italiani profondamente inseriti nel tessuto sociale del paese, come lo era la famiglia di sua nonna materna; molti, addirittura, avevano aderito al fascismo, anche perché aderire al fascismo pareva il fondamento dell’italianità e l’unica cosa sensata da fare.

Questo clima di terrore sfociò nella deportazione ad Auschwitz nel 1943 degli ebrei italiani; sua nonna le raccontava, che lei insieme alla sua famiglia riuscì a sfuggire da quella ignobile fine, aiutati insieme ad altri a scappare dal ghetto di Roma prima di quella storica retata del 16 ottobre del 1943 a opera dei nazisti. Si nascosero tra i boschi, sulle montagne, dove valorosi partigiani erano pronti a proteggerli e sfamarli; “i nostri angeli” li chiamava sua nonna, e addirittura le raccontò di un suo prozio che volle arruolarsi nelle truppe partigiane per unirsi a loro nella lotta ai tedeschi, senza mai più tornare purtroppo.

Rimaneva sempre indignata Laura di fronte a quei racconti, e lo stesso tono di indignazione aveva quando ne parlava con Eduardo; scelse di farsi accompagnare proprio da lui per la prima volta in quella visita, nei luoghi di quelle sue radici giudaiche, lui con il quale ormai condivideva ogni cosa.

Voleva visitare anche Auschwitz un giorno insieme a lui, per non dimenticare mai le cose tremende a cui può portare tanto odio da parte degli uomini; ma se n’era andata troppo presto per condividere anche quella esperienza con suo marito, ma Eduardo si era ripromesso un giorno di andarci con Luca.

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