Alessandria, post pubblicato a cura di Pier Carlo Lava 

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Nelo risi foto wikipedia

Tra cent’anni forse meno

in mezzo a gente di piazza gialla e nera

che mal ti sopporta perché manchi di pigmento

quando qualcuno si volterà sorpreso

dicendo – Toh guarda un bianco!

e a quel richiamo d’inferiorità nel segno

del diverso (pregiudizio o vicolo cieco)

si stringeranno minacciosi intorno,

ci sarà pure una voce più savia

che la spunterà ridendo – Via

non esageriamo! in fondo

ha qualcosa di umano…

NELO RISI, 1975

Nelo Risi (Milano 1920 – Roma 2015) fu uno psichiatra; esemplare il suo film ‘Diario di una schizofrenica’, 1968. Nelo Risi rifugge dalla concezione di poesia come evasione o sogno, anzi in essa vede uno strumento di impegno civile (evidente soprattutto nelle raccolte degli anni Sessanta-Settanta fino ad ‘Amica mia nemica’). “Scrivere è un atto politico” afferma Risi in ‘Dentro la sostanza’ (1965). Questa poesia è curiosa per due motivi. La data precoce, 1975, quando l’immigrazione in Italia non era ancora iniziata; Il fatto che il poeta fosse uno psichiatra. Questa poesia è ironica: rovescia il sentire comune dell’epoca, che considerava i malati di mente, schizofrenici, e non solo, irrecuperabili e pericolosi, e certo non intende essere profetica. Qui potrebbe significare una polemica implicita contro il razzismo, ma non mi sembra. Sempre l’ironia è una forma di autodifesa, di chi teme di rivelare sé stesso e si nasconde dietro affermazioni fuori binario, assurde o sorprendenti. Vedi l’ultimo verso, che sembra un adynaton (iperbole in forma di paradosso). Sicuramente lo slogan immondo, perché strumentale ‘prima gli italiani’ non deriva da qui. Quanti conoscono Nelo Risi? Forse sanno chi è il fratello Dino, affermato regista cinematografico, pure lui laureato in Medicina, ma non ha mai fatto il medico.