Alessandria, post pubblicato a cura di Pier Carlo Lava 

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DAIMON

Quanto tempo ci mettiamo a riconoscere il nostro daimon? Una vita, un’età, un’era, un eone. Sovente, egli/ella/esso ci chiama attraverso la sofferenza, quando non grazie alla vocazione.

Ricordo un sogno di tantissimi anni fa.

Avevo sette o forse otto anni.

Nel giardino di fronte al mio palazzo, a Milano, c’è una luce che si accende all’improvviso. L’ho vista cadere dall’alto, come un barlume proveniente da lontano. Mi precipito a vedere di che cosa si tratta, probabilmente volo leggiadra fino al vialetto e incontro Lui. Che cosa sia di preciso, io non lo so. Un alieno, forse? Un angelo, piuttosto.

Il suo corpo è interamente trasparente, la sua pelle brilla ma senza eccessi. Si scorge un intricato tessuto di vene e arterie, un disegno in rosso e blu. E il cuore. Il cuore al centro è pieno, grande, evidente.

Io sono estasiata. Ammutolita.

“Sono qui per te” dichiara l’angelo ultraterreno pur senza proferire parola “ma ora come ora sei troppo piccola ed io non posso fermarmi a lungo. Ti lascio questa” aggiunge, mostrandomi una bella piuma di colore azzurro, con un pennino in punta “e quando sarai pronta, io tornerò”.

Una piuma con un pennino.

Cosa vi devo dire di più.

Il tempo per me è prezioso contenitore, luogo – paradosso – per far sì che il mio compito possa crescere cuocere prendere forma, perché il modus operandi che mi caratterizza sia sempre più PROPRIO IL MIO.

Negli ultimi anni ci sono arrivata. La mia professione, il Metodo Tarotdramma®, la scrittura come cura, la poesia, la mia voce che suona libera di dire il mondo contemporaneo, l’amore, la natura, e la penna – la penna – sempre con me.

Senza dimenticare il ticchettio del cuore.

Che un giorno si spegnerà ma non è ancora adesso.

Ve lo dico con una fotografia della bella serie di scatti che @MaurizioPuato mi ha donato qualche tempo fa.

Mi trovate qui:

www.tarotdramma.com