LA POESIA COME VIAGGIO INTERIORE NEL TEMPO: UNA LETTURA ESISTENZIALISTA Un’analisi della poesia “Se ricamassi il tempo” del poeta Nikollë Loka, vincitore del primo premio al Festival Internazionale “Lucius Annaeus Seneca”, Sannicandro di Bari, 4 ottobre 2025. Valbona Jakova

LA POESIA COME VIAGGIO INTERIORE NEL TEMPO: UNA LETTURA ESISTENZIALISTA Un’analisi della poesia “Se ricamassi il tempo” del poeta Nikollë Loka, vincitore del primo premio al Festival Internazionale “Lucius Annaeus Seneca”, Sannicandro di Bari, 4 ottobre 2025. Valbona Jakova

LA POESIA COME VIAGGIO INTERIORE NEL TEMPO: UNA LETTURA ESISTENZIALISTA
Un’analisi della poesia “Se ricamassi il tempo” del poeta Nikollë Loka, vincitore del primo premio al Festival Internazionale “Lucius Annaeus Seneca”, Sannicandro di Bari, 4 ottobre 2025.
Valbona Jakova

In questa analisi ci avvicineremo alla poesia non solo come atto estetico, ma come un viaggio fenomenologico della coscienza nel tempo, dove il soggetto poetico non è un semplice osservatore, ma partecipe di una lotta silenziosa ma profonda tra la caducità e il desiderio di eternità.
1. Tempo non lineare, ma anche tempo spirituale
Nella poesia di Nikollë Loka, il tempo non è ununità cronologica. Non si misura in ore, date o eventi visibili. È un tempo intimo, personale, spirituale, un tempo che scorre dallinterno e non dallesterno. Il poeta non si chiede “cosa è successo?”, ma piuttosto “cosa ho provato?”, “quali esperienze porta con sé il tempo?” “Se ricamassi il tempo / nei labirinti / metterei delle pietre…”. Questo verso presenta un atto non solo simbolico, ma anche psichico. Il poeta cerca di lasciare un segno di sé in una realtà che non offre punti di riferimento esterni. Le pietre diventano le uniche tracce dellesistenza: atti di conservazione dellidentità in una realtà scivolosa.

2. Il labirinto come metafora della coscienza
Il labirinto non è solo uno spazio fisico, ma un simbolo della mente umana, una rete di emozioni, pensieri, ricordi e incertezze. Disporre pietre in questo labirinto è un atto di consapevolezza per non perdersi, un tentativo di preservare se stessi attraverso le tracce lasciate dietro. In questo contesto, la poesia può essere letta come un documento spirituale, uno sforzo per fissare sensazioni in un universo inafferrabile.

3. Limpazienza come frattura esistenziale
“Se nellimpazienza dellistante / mi si intrecciassero i passi…”.
Qui emerge una figura chiave: limpazienza. Non è solo uno stato emotivo, ma una frattura esistenziale con il proprio essere. Nella filosofia esistenzialista (Sartre, Heidegger), luomo che non riesce a stare nel proprio presente, perde lorientamento dellessere. Il tremore delle mani, i passi confusi sono manifestazioni fisiche della disgregazione interiore, di una coscienza che si sente fragile, insicura. Questo è il momento della crisi dellidentità, dove tutto ciò che si è cercato di costruire con pietre, ricordi, ricami  rischia di crollare.

4. La tua ombra – Presenza spirituale e sublimazione dellamore
Nel mezzo di questo smarrimento, il poeta non cerca un abbraccio, né un contatto fisico, ma lombra dellaltro e un tappeto morbido di speranza. È una forma damore sublimata, che supera il sensuale e il corporeo, diventando una forza che dà senso allattesa, un motivo per restare in cammino, senza cedere alla stanchezza. Stelle che bruciano / con ardore e febbre. È uno dei versi più visivamente ed emotivamente ricchi della poesia, che rappresenta il conflitto tra la passione ardente e leffimerità, tra ciò che splende con intensità ma si estingue rapidamente. Lamore diventa così simultaneamente luce e perdita. 

5. Lattesa come approccio morale allesistenza
Se dovessi perdere lattesa,/ non capirei il cammino… Questo verso è fondamentale nella lettura filosofica della poesia. Lattesa qui non è passività, ma un atteggiamento etico nei confronti del tempo, di sé stessi e dellaltro. Quando si perde lattesa, si perde anche il senso del movimento, la percezione del tempo, e la sensibilità umana si offusca. Senza attesa, i giorni diventano ciechi e le notti sorde, le facoltà sensoriali si spengono. In fondo, lattesa è il modo più profondo con cui ascoltiamo il tempo, lo distinguiamo, gli diamo significato. È la forma più alta della pazienza spirituale e del radicamento nella realtà.

6. La poesia come atto di addolcimento del tempo
Letta in questa chiave, la poesia è un tentativo di rendere dolce unesperienza che di solito è amara: il passaggio del tempo. Con uno stile morbido, lento, fatto di metafore delicate, Loka trasforma un tema filosoficamente arduo in unesperienza estetica, che invita non solo alla lettura, ma anche alla contemplazione. Dal punto di vista stilistico, Loka adotta una lingua ricca di sensibilità, ma priva di orpelli. La semplicità formale è una scelta consapevole, che permette al lettore di concentrarsi sullimpatto emotivo e intellettuale del verso. Il poeta non usa rime né ritmi regolari: segue il ritmo del pensiero e della sensazione, un ritmo che rallenta, si ferma per respirare, e riflette la natura stessa della meditazione.

7. Lestetica della semplicità che nasconde luniversalità
Dal punto di vista stilistico, Loka utilizza un linguaggio ricco di sensibilità. La semplicità formale è una scelta consapevole: essa permette al lettore di concentrarsi sullimpatto emotivo e filosofico del verso. Il poeta non ricorre a rime né a ritmi regolari; segue invece il ritmo del pensiero e del sentimento, un ritmo che a volte rallenta, si ferma per prendere fiato e riflette la natura stessa della meditazione.

8. Una poesia del nostro tempo
“Se ricamassi il tempo è in sostanza una poesia moderna, non solo per la forma o lo stile postmoderno, ma per latteggiamento verso la vita, il tempo e lessere umano nellepoca della velocità. In un mondo in cui tutto deve essere immediato, e lattesa è percepita come mancanza, Loka trasforma lattesa in una virtù. In una società che vede il tempo come una fonte di pressione, il poeta lo riconosce come fonte di senso.

9. Un salmo moderno della quiete
“Se ricamassi il tempo è un salmo moderno della quiete, una sorta di preghiera silenziosa per non perdere lessenza umana in un mondo che ci spinge verso loblio. Non offre risposte alle grandi domande dellesistenza, ma fa qualcosa di più profondo: ci invita a sentire le domande. Letta nel suo ritmo naturale e sommesso, questa poesia è unesperienza del silenzio che parla, del tempo che si ferma, dello spirito che cerca impronte. E come ogni grande poesia, non finisce con lultimo verso, ma comincia a vivere dentro di noi, nel silenzio, nel pensiero, nel modo in cui guardiamo il tempo e noi stessi davanti ad esso. È una poesia che non cerca la gloria dellattimo, ma leternità della memoria. Proprio per questo, rimane come un autentico atto di ricamo spirituale sui vestiti provvisori della vita. 

POEZIA SI UDHËTIM I BRENDSHËM NË KOHË: NJË LEXIM EKZISTENCIALIST
Një analizë e poezisë “Nëse do ta qëndisja kohën” e poetit Nikollë Loka, fituese e vendit të parë në Festivalin Ndërkombëtar “Lucius Annaeus Seneca, Sannicandro di Bari, 4 tetor 2025
Valbona Jakova
Në këtë analizë do të afrohemi me poezinë jo vetëm si akt estetik, por edhe si një udhëtim fenomenologjik i vetëdijes në kohë, ku subjekti poetik nuk është thjesht vëzhgues, por edhe pjesëmarrës i një lufte të qetë por të thellë në mes të përkohshmërisë dhe dëshirës për përjetësi.


1. Kohë jo-lineare, por edhe kohë shpirtërore
Në poezinë e Lokës, koha nuk është njësi kronologjike. Ajo nuk matet me orë, data apo ngjarje të dukshme. Kjo është koha intime, personale, shpirtërore,  një lloj kohe që rrjedh nga brenda dhe jo nga jashtë. Poeti nuk pyet “çfarë ndodhi”, por “çfarë ndjeva”, “si e përjetova këtë kohë?”
Nëse do ta qëndisja kohën / nëpër labirinthe / do të vendosja gurë… Ky varg na paraqet një akt jo vetëm simbolik, por edhe psikik: poeti kërkon të shënojë veten në një realitet që nuk i ofron pika referimi të jashtme. Gurët bëhen të vetmet gjurmë të ekzistencës, akte të ruajtjes së identitetit në një realitet të rrëshqitshëm.

2. Labirinti si metaforë e ndërgjegjes
Labirinthi nuk është vetëm hapësirë e jashtme, por edhe një simbol i mendjes njerëzore, një rrjet emocionesh, mendimesh, kujtimesh dhe pasigurish. Vendosja e gurëve në këtë labirint është një akt i vetëdijes për të mos humbur, një tentativë për të ruajtur vetveten përmes gjurmëve që le pas.
Në këtë kontekst, poezia mund të lexohet si një dokument shpirtëror, një përpjekje për të fikësuar ndjesitë në një univers të pakapshëm.

3. Padurimi si krisje ekzistenciale
Nëse në padurimin e çastit / do të më ngatërrohen këmbët…. Këtu shfaqet një figurë kyçe: padurimi. Ky nuk është thjesht një moment emocional, por një shkëputje ekzistenciale nga vetja. Në filozofinë ekzistencialiste (Sartër, Heidegger), njeriu që nuk arrin të qëndrojë në çastin e vet, humbet orientimin e qenies. Dridhja e duarve dhe ngatërrimi i hapave janë shprehje fizike të shpërbërjes së brendshme, të një vetëdije që e ndien veten të pasigurt e të paqëndrueshme. Ky është çasti i krizës së ndërgjegjes, një moment ku gjithçka që është përpjekur të ndërtohet përmes gurëve, përmes kujtesës, përmes qëndisjes, rrezikon të shembet.

4. Hija jote – prania shpirtërore dhe sublimimi i dashurisë
Në mesin e këtij turbullimi, poeti nuk kërkon një përqafim, asnjë prekje, por hijen e tjetrit dhe një shtrojë të butë shprese. Kjo është një dashuri sublime, e ngritur përtej sensuales, përtej pranisë fizike. Ajo bëhet një forcë që i jep kuptim pritjes, një motiv për të qëndruar ende në rrugë, për të mos u rrëzuar nga lodhja. Yje që digjen me zjarmi dhe ethe: ky është një nga vargjet më të pasur vizualisht dhe emocionalisht në këtë poezi, që përfaqëson konfliktin mes zjarrmisë dhe efemeritetit, atij që ndrit fort, por edhe shuhet shpejt. Dashuria bëhet kështu e njëkohshme, dritë dhe humbje.

5. Pritja si akt moral i ekzistencës
Nëse do ta humb pritjen, / sdo ta kuptoj ecjen…. Ky varg është kyç në leximin filozofik të poezisë. Pritja këtu nuk është pasivitet, por qëndrim etik ndaj kohës, ndaj vetes dhe ndaj tjetrit. Kur pritja humbet, humbet edhe orientimi, kuptimi i lëvizjes, e gjithë ndjeshmëria njerëzore. Pa pritje, ditët bëhen të verbra dhe netët të shurdhta, pra, shqisat humbin funksionin e tyre. Në thelb, pritja është mënyra jonë për të dëgjuar kohën, për ta dalluar atë, për ti dhënë kuptim çdo sekonde që kalon. Ajo është forma më e lartë e durimit shpirtëror dhe e lidhjes me realitetin.

6. Poezia si një akt ëmbëlsimi i kohës
E lexuar kështu, poezia është një përpjekje për ta bërë të ëmbël një përvojë që zakonisht është e hidhur: kalimin e kohës. Duke përdorur një stil të butë, të ngadaltë dhe metafora të brishta, Loka e transformon një temë të vështirë filozofike në një përvojë estetike që të fton jo vetëm ta lexosh, por edhe ta përjetosh.

7. Estetika e thjeshtësisë që fsheh universalitetin 
Nga ana stilistike, Loka përdor një gjuhë të pasur në ndjeshmëri. Thjeshtësia formale është zgjedhje e vetëdijshme; ajo lejon që lexuesi të përqendrohet në ndikimin emocional dhe filozofik të vargut. Poeti nuk shfrytëzon rima apo ritme të rregullta; ai ndjek ritmin e mendimit dhe të ndjenjës, një ritëm që nganjëherë ngadalësohet, ndalet për të marrë frymë, reflekton vetë natyrën e meditimit.

8. Një poezi e ditëve moderne

Poezia Nëse do ta qëndisja kohën është në thelb një poezi modern, jo vetëm për stilin postmodern apo për formën, por edhe për qëndrimin ndaj jetës, kohës dhe qenies njerëzore në epokën e shpejtësisë. Në një kohë ku gjithçka kërkohet të jetë e menjëhershme, kur pritja perceptohet si mungesë, Loka e shndërron pritjen në virtyt. Në një botë që e sheh kohën si burim presioni, ai e përjeton ndryshe, si burim kuptimi.

9. Një psalm modern i qetësisë 
Poezia Nëse do ta qëndisja kohën është një psalm modern i qetësisë, një lloj lutjeje e butë për të mos e humbur thelbin njerëzor, në një botë që të shtyn drejt harrimit. Ajo nuk u jep përgjigje pyetjeve të mëdha të ekzistencës, por bën diçka më të thellë: na fton ti ndjejmë pyetjet. E lexuar në heshtje, me ritmin e saj, kjo poezi është një përvojë e heshtjes që flet; e kohës që ndalet; e shpirtit që kërkon gjurmë. Dhe si çdo poezi e madhe, ajo nuk mbaron me vargun e fundit, por nis të jetojë brenda nesh në heshtje, në mendim, në mënyrën si e shikojmë kohën dhe vetveten përballë saj. Është një poezi që nuk kërkon lavdinë e çastit, por përjetësinë e kujtesës. Pikërisht për këtë, ajo mbetet si një akt i vërtetë qëndisjeje shpirtërore mbi petkun e përkohshëm të jetës.

Un uomo in giacca e cravatta parla al microfono durante un evento, con un poster colorato sullo sfondo che annuncia un festival letterario.



mariapellino

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