Incontro con l’orizzonte ©, breve storia di Antonino Schiera

Incontro con l’orizzonte ©

Tramonto
Tramonto

In quell’angolo di paradiso Daniele era assorto nel viluppo dei suoi pensieri che affidava alle volte bluastre del suo sigaro mattutino. Il suo volto tradiva ancora una leggera abbronzatura frutto della lunga estate palermitana. La giornata cristallina di dicembre, si specchiava sul mare sotto al monte. L’ampio golfo che si perdeva apparentemente infinito fino al suo incontro con l’orizzonte, scintillava sotto i raggi del sole riuscendo a scacciare il freddo e la brina mattutina. Erano sciabolate di calore che ristoravano l’animo e rendevano fluide le poesie che stava componendo nella sua testa, tra una tirata di sigaro ed un’altra. Sulla linea della battigia passeggiavano coppiette mano nella mano a suggello dell’incontro tra il mare e la terra, giocavano bambini sotto lo sguardo attento dei genitori e poi carrozzelle con anziani dagli occhi velati dall’età.

Improvvisamente il sole che fino a pochi secondi fa lo irradiava, si fece ombra. Tirò ancora una boccata dal suo sigaro aspettando che l’ombra andasse via. Era uno straordinario gioco di luci nel chiaroscuro della vita. Ebbe un piccolo fremito di paura e voltandosi la vide elegante nel suo leggero cappotto e con il viso incorniciato da lunghi capelli color paglia e con gli occhiali da sole che la rendevano ancora più attraente.

Si ricordò di averla notata pochi minuti e poche centinaia di metri prima, lungo la linea di sabbia che delimita il golfo. Aveva sperato di poterla osservare in volto avendone immaginato la bellezza tipica di una donna elegante. Ma lei non si era voltata e lui aveva tirato dritto per raggiungere il suo angolo di paradiso. Continua a leggere “Incontro con l’orizzonte ©, breve storia di Antonino Schiera”

Recensioni – Il poeta e scrittore Biagio Balistreri partendo da Meditare e sentire, traccia un bilancio delle tre opere di Antonino Schiera

Pubblico la relazione che il poeta e scrittore Biagio Balistreri ha preparato e letto durante la presentazione della mia ultima raccolta di poesie Meditare e sentire – Il Convivio Editore, avvenuta il 19 ottobre 2019 a Villa Piccolo a Capo D’Orlando. A Biagio Balistreri, mio carissimo amico, vanno i miei sinceri ringraziamenti.

ANTONINO SCHIERA Meditare e sentire – Il Convivio Editore

19 Ottobre 2019 Villa Piccolo – Capo D’Orlando

Meditare e Sentire a Capo D'Orlando (15)
Biagio Balistreri, Antonella Ricciardo, Antonino Schiera

Ho affettuosamente seguito il percorso poetico di Antonino Schiera lungo tutti e tre i libri finora pubblicati: Percorsi dell’Anima, Frammenti di colore e l’attuale Meditare e sentire.

Va preliminarmente detto che il principale tema che davvero accomuna i tre libri è quello dell’amore, nelle sue diverse declinazioni: come afferma lo stesso poeta “Io mi limito a riportare in versi ciò che provo: amore sentimentale, fraterno, filiale, verso la natura”. 

Nella raccolta Percorsi dell’anima, l’autore dedicava molto spazio alle riflessioni, espresse principalmente nella forma di aforismi. Nell’ultima raccolta, dopo due pagine iniziali dedicate ai pensieri del poeta, gli aforismi sono invece trasferiti direttamente nella poesia, che assume così una particolare pregnanza riflessiva, rendendosi quindi più universale. Vorrei esemplificare questo processo con la lettura delle chiuse di alcuni brani, dove la riflessione appare più evidente che altrove.

L’omino lasciò il ponticello sul quale si era rifugiato

e ricominciò il cammino verso la vita.

Le prime luci dell’alba indicavano la strada da prendere.

IL CAMMINO

In lontananza il pianto di un bambino 

che diventa solitudine, 

tra i banchi ed i quaderni 

di una scuola di periferia. 

Comincia l’attesa!

DISTACCO

Non nacquero rimpianti, vergogne, né paure:

soltanto il desiderio di accompagnare la mia solitudine alla tua

nel viaggio, irto di ostacoli e contraddizioni…

su, per le vie dell’universo.

PER LE VIE DELL’UNIVERSO

La poesia lo ha liberato.

E se guarda indietro si rattrista.

pensa e scrive, la gioia riacquista.

VALLE

Docile si avvicina il dolore 

contrastato dalla voglia di vivere 

annegato nel sentire quotidiano 

di sorrisi, di doni destinati 

a chi riesce a celare il dolore 

in un semplice travestimento 

da pagliaccio.

AL BUIO

In Percorsi dell’anima, il tema dell’amore si dispiega fra l’osservazione degli elementi e degli eventi naturali, che Schiera giunge a elencare ossessivamente (“Sole, Luna; Terra, Mare; Caldo, Freddo”). Elementi che a volte sono anche contenitori non silenziosi delle tracce dell’uomo, mentre i loro modi di manifestarsi sono continuamente posti in parallelo con i sentimenti e gli accadimenti umani, e con questi si rapportano talvolta con sottile malinconia, talvolta con un sentimento di matura accettazione.

Nella seconda raccolta, Frammenti di colore, trova uno spazio inatteso il tema del bimbo e in particolare del bimbo che nasce – ma che è al contempo anche l’adulto che nella solitudine si ritrova imberbe e, forse, inadeguato – nonché il tema del distacco del bimbo dalla madre, dai genitori, che in realtà appaiono soltanto capaci di guardarlo e attendere che cresca e scopra il senso del dolore. Temi che donano alla raccolta, accanto al contrastato rapporto con la natura, metafora di ogni sentimento, una dolorosa intensità per la consapevolezza che ogni stagione della vita deve fare i conti con l’umana fragilità.

Questo doloroso sentire sembra svanito nell’ultima raccolta, fatta eccezione per la poesia GIOVINEZZA, dove il poeta afferma che “il tempo della giovinezza / sfuma i colori della vita, / li rende più opachi / meno lucenti”. La raccolta appare quasi interamente dedicata ai temi dell’amore, come già detto declinato in tutte le sue varianti, anche familiari, come si riscontra facilmente nelle toccanti poesie Alla nonna e Alessio (a mio figlio mai vissuto)

La riflessione poetica pone l’autore al centro di un universo di relazioni, molto spesso problematiche e poco inclini alla felicità, ma piuttosto votate alla determinazione di una identità complessa. A questo conduce la funzione del “meditare” sulla propria presenza nel mondo, e del “sentire”, sia pure con il carico di sofferenza che questo comporta. In tal senso la stessa terra, evocata essenzialmente in termini di natura nelle precedenti raccolte, qui viene pressoché sempre indicata come “terra madre”, testimoniando lo stretto coinvolgimento dell’io nelle due funzioni del titolo. E quindi, ponendosi al centro di tutto, il poeta può osare: osa, incurante di Giovanni Pascoli, dedicare una poesia alla Notte di San Lorenzo, e poi osa, incurante di Renato Guttuso, dedicarne una alle Balate della Vucciria

Ma tutto questo non gli impedisce istanti di ineffabile dolcezza, come in Al mare d’estate e soprattutto in Treno. Quest’ultimo brano, Treno, mi sembra una delle composizioni più riuscite della raccolta, e condensa in pochi versi proprio l’atmosfera più congeniale per la meditazione e la contemplazione della natura e di se stessi, risolvendosi poi in un sentire finalmente acquietato e sereno.

Anche la forma poetica nel corso delle tre raccolte si è evoluta, divenendo maggiormente attenta e consapevole e, come ha affermato Giovanna Fileccia nella sua recensione, “elegante e ricercata”. Qualche cedimento del passato ad un eccesso di locuzioni prosastiche viene qui risolto in una diversa capacità di sintesi poetica, evitando cadute di ritmo e di musicalità del verso. Si pensi alle irte vie ancheggianti e alle salite che ansimano giustamente citate in prefazione da Francesca Luzzio quali esempi di antropomorfizzazione della natura. È un processo che impegna profondamente il poeta e che certamente non si esaurisce con gli esiti di questa raccolta.

Infatti, noi sappiamo che Antonino Schiera è persona instancabile in tutte le sue attività, compresa quella dello scrivere. E quindi lo attendiamo fiduciosi, a breve, alla prossima pubblicazione.

Biagio Balistreri

La terza raccolta di poesie Meditare e sentire di Antonino Schiera, recensita dalla poetessa Giovanna Fileccia

MEDITARE E SENTIRE di Antonino Schiera

2019, Il Convivio Editore

Recensione di Giovanna Fileccia

Le vie traverse del meditare e del sentire

Ho conosciuto Antonino Schiera nel 2016 nella veste di collaboratore giornalistico: in quell’occasione mi intervistò durante la presentazione di uno dei miei libri a Villa Niscemi. Da quel momento è nata una stima reciproca e un dialogo costruttivo sulla letteratura in generale, e sulla poesia in particolare. Entrambi guardiamo alla poesia come a una cordicella che lega noi agli altri: come se le parole fossero i minuscoli fili che compongono la cordicella rendendola resistente e compatta. La poesia, come la cordicella, ci rende resistenti, compatti. Ci fortifica, ci salva quasi da noi stessi: un processo comune a chi, come noi, incide su carta le proprie paure, i propri dolori, le proprie emozioni più profonde. E, scrivendo, affiorano sentimenti comuni che appartengono a ogni essere umano.

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Antonino Schiera e Giovanna Fileccia

Il titolo della silloge Meditare e sentire apre spiragli che indicano due vie. La prima verte sui percorsi umanistici della filosofia e della psicologia. Nella lirica Vestigia, Schiera scrive:“Pensoso trasudo poesie\ nelle fresche estati di montagna.\Echi pietrosi sulla montagna grande\rimbalzano su antichi fasti,\ridotti a vestigia di antica cultura\che dall’alto i pensieri domina.” Egli in questi versi ermetici sembra trasportarci in luoghi quasi sacri, dove la montagna diviene spazio ideale in cui ascoltare se stesso. Ma non solo, perché l’ascolto di un eco pietroso che arriva dall’alto, -ed è quindi divino-, fa sì che i pensieri appaiono ridimensionati. Ed ecco l’immensità della montagna trasudare poesia.

L’altra via che indica il titolo verte verso la consapevolezza: basterebbe, infatti che la e congiunzione fosse sostituita dalla è verbo. Sono certa che anche l’autore sarà d’accordo con me, perché ritengo che il meditare sia il sentire: l’essere sospesi dentro i propri pensieri, dentro i propri respiri che inevitabilmente fissano gli attimi, gli sguardi, le parole, le emozioni. Meditare e sentire: parole sulle quali potremmo scrivere un trattato sull’animo umano, un saggio che possa chiarirci come possiamo, noi esseri senzienti, approcciare alla parte più recondita del nostro “io”. Nella sua prefazione alla silloge la professoressa Francesca Luzzio associa la poesia di Antonino Schiera a quella di Giorgio Caproni: una poesia schietta, malinconica, piena di interrogativi, che traccia la ricerca del sé. A questo proposito riporto i versi iniziali della poesia con la quale Antonino apre il libro: Il cammino “Di acqua sotto i ponti ne è passata tanta\ha scrostato i pensieri più reconditi,\ha lavato e diluito le ire ancestrali\di un uomo ferito più volte, ma mai domo.” Pochi versi che contengono tutto un percorso di ricerca, di un uomo che pur ferito non si è piegato alla sconfitta. Continua a leggere “La terza raccolta di poesie Meditare e sentire di Antonino Schiera, recensita dalla poetessa Giovanna Fileccia”

Breve Racconto: Natale a Trieste di Antonino Schiera

Il mare di Ustica
Il mare di Ustica

A mio zio Giacomo

La nave della Marina Italiana, lasciò il porto di Trieste per una nuova esercitazione in mare aperto. La seconda guerra mondiale, era terminata da circa venti anni, ma la memoria dell’uomo spesso è rancorosa nella sua pervicacia. Cosicché le armi avevano smesso di tuonare, ma non per sempre. La mano era sempre pronta a premere nuovamente il grilletto. La minaccia di una nuova guerra era sempre presente e gli stati che fino a qualche anno prima avevano combattuto tra di loro, continuavano a mostrare i muscoli attraverso il dispiegamento di forze militari. Milioni di morti, sofferenza, distruzione, disperazione non erano bastati a placare definitivamente gli animi.

Mancavano pochi giorni al Natale del 1964. Francesco era imbarcato su una nave da guerra italiana, che in quel tempo di precaria tregua, serviva da deterrente e da monito contro nuovi potenziali conflitti. Stava svolgendo il servizio militare nella città della bora, 18 mesi lontano da casa. La sua famiglia viveva in Sicilia nel capo opposto, verso sud, dello stivale.

Pola_(incrociatore)_-_foto_ufficialeNell’animo di Francesco, albergavano due sentimenti contrastanti: da un lato provava nostalgia per la sua mamma, per il suo papà e per i suoi fratelli rimasti nella terra natia. Dall’altro lato, invece, viveva con gioia la possibilità di esplorare, di conoscere nuovi mari, nuove terre e nuove genti, ma anche le usanze e le tradizioni di altri popoli. Insomma poteva vedere il mondo attraverso gli occhi non solo suoi, ma anche di tutte le nuove persone che aveva modo di conoscere.

Aveva un animo sensibile Francesco. Spesso vergava poesie, non le scriveva nemmeno, ma rimanevano nella sua mente: gli facevano compagnia nei momenti di solitudine, quando le ripeteva come una nenia. Per la prima volta nella sua vita osservava le luminarie, le stelle ed i riverberi di luce dei presepi da una prospettiva diversa, dal mare. Una grande novità per lui, dato che non era abituato a navigare in mare, che aveva reso originale e che percepiva come fosse le braccia di una mamma, che culla il suo bambino. Continua a leggere “Breve Racconto: Natale a Trieste di Antonino Schiera”

Poesia, quadro di Grazia Annichiarico e relativa recensione

Toni caldi del cuore

Bisogno d’avvolgersi nel caldo dei colori quel dolce coccolarsi nelle cose, nelle case

bisogno di tregua dagli schiamazzi estivi senso di pace che le membra ristora

brulle foglie a volteggiare ondeggiano in ritmata danza, incorniciano il paesaggio cullate dal vento

le note morbide fruttate accarezzano l’aria desideri a legger nelle foglie gialle come il sole rosse come labbra d’amor desiderose di porpora sfumate come tinti tramonti d’un artista

toni caldi del cuore l’animo come tela s’intinge scrosciar di secche foglie passi attenti crepitii ascoltano e pazienti attendono lo scorrere del tempo.

Grazia Annicchiarico

                                                                        Recensione.

Grazia Annichiarico
Grazia Annichiarico

Leggendo la poesia e osservando attentamente il dipinto di Grazia Annichiarico non posso che mettere in evidenza la sublimazione, che avviene nel passaggio tra il linguaggio scritto della poesia e quello figurato del dipinto a olio.

Nell’ambito chimico la sublimazione è un processo che si sviluppa in maniera repentina oltreché, apparentemente innaturale; in questo caso il passaggio avviene in maniera graduale, naturale, ma inevitabile. Pertanto il mondo poetico e quello pittorico si fondono in un’alchimia artistica, che genera un notevole rumore introspettivo di fondo.

Lo spirito di chi osserva si eleva al ruolo di fruitore dell’energia, che emana dallo scritto e dal quadro, generandone a sua volta di nuova, per potere interpretare e fare propria, soggettivizzandola, l’interpretazione.

“Il bisogno di avvolgersi nel caldo dei colori…”, l’inizio della poesia esprime in maniera semplice ed efficace la necessità di Grazia di potersi perdere nel suo mondo fatto di immaginazione, di interpretazione, di creatività che emergono nel momento in cui dipinge un quadro.

Per passare successivamente ad una poetica descrizione di un paesaggio autunnaleGatto di Grazia Annichiarico “brulle foglie a volteggiare ondeggiano in ritmata danza incorniciano il paesaggio…” che confermano il desiderio dell’artista di vivere nella serena tranquillità, regalata dalla natura nel suo quotidiano, ritmico e ciclico dispiegarsi.

“Desideri a legger nelle foglie gialle come il sole rosse come labbra d’amor…” per Grazia Annichiarico, l’amore ricopre un ruolo importante. Non poteva essere altrimenti, in quanto artista poliedrica e creativa, che attinge ispirazione da esso e a sua volta lo genera. Lo si evince da questa bella immagine che nelle due parole finali descrive il desiderio di amare e di essere ricambiata. Amore che esplode, non implode, e si espande nelle diverse sfaccettature che la vita ci offre.

“Toni caldi del cuore l’animo come tela s’intinge…” inevitabilmente la poesia di Grazia ci porta, in questo punto, all’atto di intingere il pennello nei colori, non semplici, sbiaditi; bensì caldi, amorosi, sensibili che si nutrono delle virtù del saper ascoltare e della prudenza. Infine colori e creazioni artistiche che si attengono alle leggi del tempo che scorre: “… passi attenti crepitii ascoltano e pazienti attendono lo scorrere del tempo”.

“Io amo la vita, la natura, gli animali, il vero e lo ritraggo con sentimento. Ho sempre sognato l’affermarsi dei sentimenti veri e puri; li cerco e li rappresento. Il vivere senza sogni è arido e grigio” così si descrive Grazia Annichiarico in poche parole semplici e chiare quanto decise, parole che ci introducono alla descrizione del quadro.

Uno squarcio di luce penetra tra le fronde degli alberi e la fitta vegetazione, vita e trasformazione, in questo caso le foglie morte, che danzano insieme, nel volgere del tempo. E due gatti che vivono le loro giornate nell’alveo naturale della vita.

Una rappresentazione bucolica e domestica, nel contempo, che rappresenta una sorta di auspicio in direzione di un mondo vero, colorato e sereno. I colori sono caldi come i toni della poesia.

Il quadro rappresenta pertanto la principale porta di accesso alla poetica di Grazia Annicchiarico, che dispiegherà le sue ali nella silloge di poesie, che la stessa vuole portare a conoscenza del pubblico.

Antonino Schiera scrittore e blogger https://antoninoschiera.blog/                                

Presentazioni – La poetessa siciliana Francesca Luzzio a Castelbuono con il suo Cerchi ascensionali

Francesca Luzzio Cerchi Ascensionali
La poetessa Francesca Luzzio

Continua il tour di presentazioni che vede impegnata la poetessa Francesca Luzzio nella promozione della sua ultima opera dal titolo Cerchi Ascensionali, una raccolta di poesie pubblicata di recente da il Convivio Editore di Giuseppe Manitta.

L’autrice incontrerà i lettori venerdì 20 settembre 2019, alle ore 17.30 a Castelbuono in provincia di Palermo, nella sala delle Capriate che si trova nella Biblioteca Comunale all’interno del complesso Badia di Santa Venera. Da sottolineare il Patrocinio del Comune di Castelbuono, della Biblioteca Comunale e la fattiva collaborazione della poetessa castelbuonese Cinzia Pitingaro.

Relatore sarà il professore Guglielmo Peralta, moderatrice Luciana Cusimano Presidentessa dell’Associazione Amici del Museo Civico di Castelbuono, che al nostro blog dice “Siamo molto lieti di accogliere e ospitare presso la nostra Biblioteca Comunale la poetessa Francesca Luzzio. La presentazione della sua ultima silloge poetica, Cerchi ascensionali, sarà un’occasione di accostamento alla bellezza e alle potenzialità del verso che tutte le corde sa toccare. Percorreremo un itinerarium mentis a partire dal sè, per passare alla duplice natura umana-crogiolo di bene e male- fino all’osservazione di una società imbarbarita che non deve perdere la Speranza di puntare verso l’alto. Come in una rinnovata Commedia, ogni componimento di ogni Cerchio è un passo che la poetessa compie verso il più auspicabile degli approdi. Un sentito grazie a Francesca Luzzio per il garbo e lo stile che la contraddistingue e rappresenta.”

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Luciana Cusimano

In precedenza il libro è stato presentato in due occasioni a Palermo a Villa Malfitano a cura dell’Associazione Culturale Dante Alighieri, presso il Liceo Classico Garibaldi e in un’altra data nella cittadina di origine della poetessa Montemaggiore Belsito.

Il libro di poesie è stato recensito recentemente dalla poetessa Maria Elena Mignosi Picone, recensione che potrete leggere cliccando in questo link:

Recensione di Cerchi Ascensionali

Per conoscere meglio la poetessa Francesca Luzzio CLICCA QUA

Recensioni – Per un tempo senza tempo, romanzo d’amore di Lucia Rizzo

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Copertina del libro

Va da se che per potere parlare del libro Per un tempo senza tempo di Lucia Rizzo, Edizioni La Zisa ne ho dovuto volentieri intraprendere e concludere la lettura, dalla prima all’ultima pagina. Partendo dal presupposto, non che la lettura di un libro, in via generale, dovrebbe sempre costituire un arricchimento per il lettore, mi sono posto due domande. La prima è: valeva la pena di leggere il libro in questione? La seconda: lo rileggerei?

Ebbene la risposta in entrambi i casi è decisamente si!

Un primo segnale positivo con riferimento al gradimento dell’opera di Lucia Rizzo l’ho avuto quando, leggendo l’ultima pagina, sono stato piacevolmente assalito da nuovi e buoni sentimenti. Il secondo segnale positivo mi è giunto dall’avere constatato che mi ero affezionato ai protagonisti della storia tessuta dalla nostra autrice.

Ma cambiamo prospettiva e angolo di osservazione con una citazione:  Fëdor Dostoevskij, considerato, insieme a Tolstoj, uno dei più grandi romanzieri e pensatori russi di tutti i tempi, nell’Idiota fa affermare al principe Miškin questa frase: ”La bellezza salverà il mondo”. Considerazione e auspicio sempre attuale, visto che il nostro mondo è sempre in fibrillazione, tanto da farci temere che possa presto essere interessato da un default generalizzato, ovvero da una sorta di fallimento e insolvenza, per quanto attiene la sfera virtuosa delle relazioni umane. Continua a leggere “Recensioni – Per un tempo senza tempo, romanzo d’amore di Lucia Rizzo”

L’inquilino della casa sul porto di Biagio Balistreri Spazio Cultura Edizioni. Presentazione e recensione del libro epistolare

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Biagio Balistreri al Premio Arenella Città di Palermo

Si è svolta nei locali delle Suore Collegine a Isnello, il giorno 28 aprile 2017, la presentazione del romanzo epistolare del poeta e scrittore Biagio Balistreri “L’inquilino della casa sul porto” – Spazio Cultura Edizioni.

Il giornale L’Ora ne ha dato notizia

Erano presenti oltre all’autore, Antonino Schiera poeta e scrittore che ha relazionato; il Sindaco di Isnello Marcello Catanzaro; il Vice Sindaco Antonio Carollo; l’Assessora Anna Agostara; l’editore Nicola Macaione.

Nel dibattito che si è aperto si è parlato di vari temi legati al libro di Biagio Balistreri ed in particolare della peculiarità del romanzo epistolare moderno con alcuni riferimenti ad autori del passato.  Ma anche della volontà dell’amministrazione comunale di Isnello di promuovere altre iniziative culturali come questa che ha visto protagonista il poeta e scrittore Biagio Balistreri.

Per gli appassionati di libri, riporto la relazione nella sua originale interezza, così come l’ho letta durante la presentazione.

L’inquilino della casa sul porto di Biagio Balistreri (Spazio Cultura Edizioni) – Relazione di Antonino Schiera

Biagio Balistreri è nato a Roma, ma vive da trent’anni a Palermo, città di di origine della sua famiglia. Giornalista pubblicista dal 1986, ha pubblicato quattro libri di poesie: Respiro l’aria del Sud, Generazioni, Tracce, Il Fabbricante di Parole.

Un suo racconto, Il ficus di piazza Marina”, è stato pubblicato in Raccontiamo Palermo – Nuova Ipsa Editore, Palermo, 1997.

Con un suo omaggio a Guttuso è presente nel Catalogo della mostra del pittore, organizzata dalla Provincia di Siracusa nel 2001.

Inoltre si occupa di recensioni e tra le tante annovera quella che ha realizzato per il mio primo libro di poesie “Percorsi dell’Anima” nell’anno 2014. Ricopre anche il delicato e importante compito di direttore editoriale per la casa editrice Spazio Cultura di Palermo, il cui titolare è il nostro Nicola Macaione, qui presente.

Naturalmente ha ricevuto numerosi riconoscimenti e premi. Ne cito uno per tutti, quello assegnatogli al libro di poesie Il Fabbricante di parole dal Premio Nazionale Arenella 2015.

Locandina Isnello Biagio Balistreri
Locandina Isnello Biagio Balistreri

Il libro del poeta e scrittore Biagio Balistreri L’inquilino della casa sul porto (Spazio Cultura Edizioni), che andiamo oggi a presentare, è un romanzo epistolare ovvero è un particolare tipo di romanzo che non ha un ritmo narrativo diretto, quindi non è incentrato su un racconto con annessi dialoghi, ma si affida allo scambio di lettere tra personaggi.

Nel romanzo epistolare la storia viene esposta attraverso testi di lettere. Epistula, in latino, significa appunto “lettera”, pertanto il narratore usa le lettere per mostrare le diverse prospettive dei personaggi rispetto alle vicende, e la molteplicità di stili nella loro corrispondenza. Oppure per dare una voce più particolare a un unico personaggio, e servirsi così del monologo in forma epistolare e così mettere in scena le vicende da un punto di vista insolito.

Il romanzo epistolare, per essere definito tale, non deve essere per forza costituito soltanto da lettere. L’autore dell’opera può comunque intervenire sulla narrazione per spiegare o collegare fra loro le lettere raccolte. Nel caso de L’inquilino della casa sul porto, l’autore, il narratore, interviene, ma lo fa in punta di piedi e con delicatezza all’inizio e alla fine del libro. Pertanto possiamo classificarlo come romanzo “con cornice”, una cornice molto delicata e tenue. Per completezza nella mia breve esposizione, ricordo che i romanzi epistolari che si sviluppano esclusivamente attraverso le lettere, sono definiti “senza cornice”. Ne sono un esempio le “Lettere persiane”, opera di Montesquieu il quale sfrutta lo scambio epistolare come escamotage per criticare la società francese del ‘700.

La tecnica epistolare, nella letteratura, risale all’epoca classica: già duemila anni fa Ovidio, con Le Eroidi, si metteva nei panni di ventuno celebri donne della mitologia, da Elena a Didone, e firmava a loro nome lettere d’amore in versi.

Il fiorire della fiction epistolare in prosa giunge nel Seicento e soprattutto nel Settecento, con capisaldi della cultura occidentale come le già citate Lettere persiane di Montesquieu e Giulia o la nuova Eloisa di Rousseau.

Nel 1774 Goethe pubblica I dolori del giovane Werther, romanzo di enorme successo, scritto anch’esso in forma epistolare.

L’Ottocento vede poi importanti commistioni fra lo stratagemma epistolare e il romanzo gotico: si pensi al Frankenstein di Mary Shelley e Dracula di Bram Stoker, ambedue progettati come raccolte di lettere e annotazioni diaristiche.

Altri esempi di romanzi epistolari rimasti nella storia: Ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo del 1798; Storia di una capinera del nostro autore siciliano Giovanni Verga scritto nel 1871. Lettera ad un bambino mai nato di Oriana Fallaci pubblicato nel 1975.

Ma adesso serve tornare nuovamente all’attualità e atterrare idealmente nel qui ed ora per dare la giusta risonanza ed importanza al nostro autore, Biagio Balistreri, e alla sua opera che vede protagonisti tre personaggi dei quali due non hanno un nome ed il terzo, una donna, si chiama Tindarella. I primi due sono l’inquilino della casa e il suo giovane amico.

L’inquilino della casa sul porto scrive ad un giovane amico, ricevendone risposta, in un dialogo che assume la forma intimistica tipica di un romanzo basato sullo scambio di lettere.

Sono tanti gli elementi di spunto e di riflessione che Biagio Balistreri ha incastonato, più o meno consapevolmente, azzardo, nel suo libro, in quanto ritengo che il linguaggio poetico ed i fini ragionamenti dell’autore scaturiscono da una spontanea e naturale predisposizione. Un incontro virtuale, pertanto, di prosa e poesia intellettiva.

Potrei, pertanto, partire dalla copertina che è stata realizzata dalla figlia di Biagio Balistreri, Federica. Un grazioso acquerello che rende bene l’immagine che si presentava agli occhi dell’inquilino, che non aveva nemmeno bisogno di affacciarsi per godere di questo paesaggio. Cito dal libro: “Ad affascinarmi fin dal primo istante fu la vista che da quelle stanze si godeva: uno smisurato panorama che abbracciava tutto il vasto golfo, delimitato ai lati da due alti promontori”.

Potrei, con l’occhio curioso del bambino, soffermarmi sulle citazioni che il nostro amico autore ha voluto inserire nella prima pagina del suo libro. Quasi a volere idealmente accompagnare per mano il lettore, verso le poetiche, spinose ed impervie riflessioni contenute nelle lettere che seguono, nel suo libro. In queste citazioni vi si trova traccia di Pier Paolo Pasolini, William Shakespeare e Italo Calvino e magari dopo, se lo vorrà Biagio Balistreri ci dirà perché li ha scelti.

Rischio di rimanere pietrificato a causa di questo condensato di celebrità letterarie che disegnano un ampio arco temporale: l’antico che riemerge grazie alla memoria ed il nuovo che si affaccia grazie all’opera e agli occhi di una giovane pittrice in erba.

Ma ecco che prepotentemente si affacciano le prime pagine del libro del quale devo parlare brevemente e non esaustivamente, pena tirata di orecchie dell’autore e dell’editore, per ovvie ragioni. Ovvero non posso svelare tutti gli aspetti del libro per non togliere il piacere della scoperta di chi vorrà leggerlo.

L’andamento del libro si contraddistingue per una scrittura elegante, evocativa che spesso fa emergere l’animo poetico dell’autore.

Nell’incalzare e alternarsi di lettere, vengono toccati vari temi che andavo segnando a matita nelle pagine del libro durante la mia lettura, appunti che vi leggo testualmente:

  • L’effetto del tempo sul significato delle parole.
  • L’importanza della parola e quindi della comunicazione.
  • È un libro che fa riflettere profondamente su vari temi quali possono essere l’amore, la solitudine, lo scorrere del tempo, la rinascita, la gelosia, la sensibilità, l’immaginazione.
  • Alchimia d’amore, intesa in senso universale, che soltanto la lettura completa del libro può svelare.

Se decidete di acquistare il libro, e ve lo consiglio, non porterete a casa semplicemente una storia raccontata attraverso le lettere dei protagonisti, bensì un concentrato di perle di saggezza, frutto del pensiero e della penna del mio amico Biagio Balistreri, al quale dedicherei un meritato applauso.

Antonino Schiera scrittore e blogger https://antoninoschiera.blog/

Cultura – Valori referenziali, lettera ad una mamma insegnante

Umberto Galimberti
Umberto Galimberti
Lettera inviata alla mamma insegnante di un ragazzo ventenne
“Casualmente mi sono imbattuto, navigando nell’immensa rete del web, in una intervista di Umberto Galimberti nella quale presentava il suo ultimo libro: Un Ospite Inquietante.
Sono stato profondamente attratto, in quanto ultimamente le mie riflessioni ed i miei dialoghi interiori, hanno avuto come oggetto il tema dei giovani ed il loro sviluppo e ruolo all’interno della nostra società.
L’evento ritengo non sia casuale, in quanto, ho condiviso, ho vissuto, percepito, immaginato, attraverso i tuoi accorati racconti, le problematiche della scuola, luogo principe di convivenza e condivisione dei giovani.
All’interno della scuola avviene l’incontro tra le problematiche interne che attengono l’organizzazione dell’offerta formativa; esterne per quanto riguarda il back ground (vissuto personale) che ciascun ragazzo porta con sé all’interno della classe.
Come una cartina di tornasole, vivente, i nostri ragazzi testimoniano il disagio che trasversalmente coinvolge, la famiglia di origine, ma anche le location psicologiche “esperienziali” (luoghi di aggregazione, dinamiche comportamentali all’interno del gruppo che in una realtà fortemente strutturata assumono molta importanza).
A questo proposito auspicherei un percorso, se non già intrapreso, da parte della scuola maggiormente cognitivo, direi quasi un approccio giornalistico che basa la propria attività su alcune semplici domande: perché, come, quando, cosa.
Ma forse anche perché padre di un ragazzo meraviglioso, che cresce ogni giorno e che trova completamento nelle sue espressioni e relazioni all’interno della società al suo primo fiorire (la classe imberbe, le feste adolescenziali, le aggregazioni nel tempo libero e nello sport), mi sono posto qualche mese fa il problema del nichilismo che tenta di penetrare indiscusso vincitore tra i giovani.
Il problema non è dire quali valori sono giusti e quali sbagliati in una società sempre più multi etnica, dove spesso assistiamo comunque al tentativo di affermazione delle tradizioni più forti. Direi piuttosto il problema è la mancanza di “valori referenziali”.
Per “valori referenziali” intendo quelle linee guide tramandateci dalla nostra famiglia, che chiamo referenziali proprio perché hanno un aplomb determinante, in quanto vengono irrorati nei primi anni di vita dalle persone atte alla nostra crescita ed educazione.
Forse subentra la difficoltà di convivenza tra le diverse culture e quindi tra diversi valori e tradizioni, denotando così una profonda immaturità da parte dei componenti, i cosiddetti “primati” della nostra società.
La linea guida che accomuni le diverse sensibilità e tradizioni, dovrebbe essere la battaglia contro i disvalori quali alcool, droghe, musica a tutto volume e altre droghe mentali più o meno originali.”

Racconti – Moderno Emigrante [VIDEO]

Dedicato a tutte quelle persone che hanno perso il lavoro.

(Palermo, gennaio 2004)

Il tardo pomeriggio a Palermo, seppur invernale, era tiepido. Una delle tante giornate che al suo volgere regalava, giochi di colori e di sfumature tali da rasserenare l’animo. Il sole ormai era dietro le montagne. Alla stazione dei treni era un viavai di persone, chi era pronto a partire, chi invece era sopraggiunto per salutare amici e parenti in procinto di lasciare l’isola.

Il convoglio pronto sul binario, cominciava a riempirsi, gli scompartimenti del treno cominciavano a brulicare di vita. Luigi era da solo, come sempre puntuale aveva già sistemato le valigie e viveva in silenzio l’attesa, prima della partenza. Aveva appena trascorso le feste natalizie in casa sua insieme alla moglie, al figlio, ai suoi genitori e ai suoi fratelli

L’attesa era carica di nostalgiche sensazioni, di solitudine che gli facevano compagnia e delle quali era pervaso. Luigi non piangeva, non poteva permettersi di mostrare la sua debolezza e giocava con se stesso a fare il duro. I soliti ritardatari, invece, con il sorriso tirato cercavano il loro posto riservato, tra sbuffi di fatica e valigie tirate a forza. Il capostazione con il suo tipico berretto e la paletta fischiò, confermando il via libera al convoglio ormai pronto per la sua corsa verso il continente! Continua a leggere “Racconti – Moderno Emigrante [VIDEO]”