Amico mio, di Cecilia Minisci

Amico mio, di Cecilia Minisci

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E leggerai chissà sopra il mio volto,

quando mi osservi e cerchi di vedere,

il lungo viaggio che mi porto dentro,

amico dall’identico destino, 

per cui io e te ci assomigliamo tanto.

Verrà a condurti il vento ai miei pensieri

e so che in me vedrai quanto ho sorriso,

quanta la strada e tutto quell’amore

che piano piano se n’è andato via.

Eppure vidi  tanti arcobaleni

prima che gli occhi miei fossero stanchi

di guardar con giusto amore alla mia vita.

Quante carezze a chiome di castagni,

a cuori che si offrivano all’amore!

Ho accarezzato l’erba sotto il sole

la terra calda o fresca in ogni tempo.

E poi…la luna da lassù maestosa

con infinite e  tremolanti stelle,

dolce il vento d’estate sulla pelle

li sento senza quel sapore andato.

E ora mi avvolgo in un ricordo lieve

di una carezza che mi rassicura, 

negli occhi verdi e attenti di un felino

autentico e leale osservatore,

nel volo degli uccelli migratori 

che partono lasciandomi un saluto.

Risveglio, di Cecilia Minisci

Risveglio, di Cecilia Minisci

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E quando giungi, o mio atteso giorno, 

a offrirmi l’alba, che subito aurora

rosseggia dietro ai monti

mentre la luna sbiadendo si nasconde,

avvolgimi del tuo stupore il cuore 

che con la notte si era addormentato, 

e portami il bagliore di un sorriso 

che asciughi le mie lacrime al risveglio,

ti accoglierò con il più bel saluto,

e la meraviglia in viso di un bambino,

con la dolcezza timida negli occhi 

di chi sa accontentarsi di vederti

all’indomani di una nuova notte.

E con la tua luce tiepida che scalda 

stendimi un velo di carezza sulla fronte

per guardare in ogni direzione l’orizzonte 

con la limpidezza di acqua chiara

fino a quando ci sarà il tramonto.

Imparerò dove i miei piedi poi…

potrò posare

e quale sarà davvero la mia terra 

su cui adagiarmi per materno amore

come la delicata morte delle foglie 

che gli alberi abbandonano in autunno.

Dalla tempesta al cielo, di Cecilia Minisci

Dalla tempesta al cielo, di Cecilia Minisci

Grazie alla Sensibile e Unica Poetessa Elisabetta Bagli per questo articolo sul mio libro “Dalla tempesta al cielo”!

Infinita gratitudine ad Elisabetta, soprattutto per la sua capacità di leggere nell’animo e nel pensiero di ogni autore!

La Bellezza che porti dentro di te, cara Elisabetta Bagli, è respiro per la Cultura!

Per tutte quelle cose

 

Un giorno a te io voglio raccontare 

il significato più bello delle cose,

di quelle che ho imparato fino ad ora 

quando la notte entra, adagio e silenziosa

col suo mantello concavo sopra la sua Terra;

allora parlerò di ogni cosa, che posso vedere là, 

dove il mio sguardo arriva; e lo farò per te solo 

con voce lieve e con il cuore vuoto da ogni ombra,

per le stelle sospese su nel cielo da una forza 

che la fisica ci spiega; per i numeri, a volte un po’ imprecisi, 

che abbiamo imparato a usare nel calcolo del tempo.

E quanti ce ne sono, chi lo sa, che hanno misurato 

          indecifrabili distanze fra i pianeti, 

       per cui l’umano ingegno poi si ferma 

          e libera il pensiero che si perde, 

poi l’interpretazione si consegna ai sogni;

pregherò, pensando a interminabili viaggi, 

per tutti i naviganti che solcano le onde sopra i mari 

con l’ansia e la certezza di partire e dentro all’anima

l’incertezza di arrivare, e anche il timore, 

               chissà, di  non tornare;

per la nostra luna, che lassù come sovrana regna 

quando lauta in pienezza appare tutta intera, 

o quando timida si fa e nasconde la sua faccia 

come se per distrarci dalle terrene cose;

e io per lei al cielo chiedo sempre, se il male 

       sta quaggiù, solo sul nostro mondo

e se invece ancor più su, ancora più lontano, 

dove gravitano da sempre instancabili i pianeti , 

c’è pace, c’è equilibrio, bellezza e armonia, 

come qui in Terra noi…speriamo e immaginiamo.

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Per tutte quelle cose

 

Un giorno a te io voglio raccontare
il significato più bello delle cose,
di quelle che ho imparato fino ad ora
quando la notte entra, adagio e silenziosa
col suo mantello concavo sopra la sua Terra;
allora parlerò di ogni cosa, che posso vedere là,
dove il mio sguardo arriva;
e lo farò per te con voce lieve
e con il cuore vuoto da ogni ombra,
per le stelle sospese su nel cielo
da una forza che la fisica ci spiega;
per i numeri, a volte un po’ imprecisi,
che abbiamo imparato a usare nel calcolo del tempo.
E quanti ce ne sono, chi lo sa, che hanno misurato
indecifrabili distanze fra i pianeti,
per cui l’umano ingegno poi si ferma
e libera il pensiero che si perde,
poi l’interpretazione si consegna ai sogni;
pregherò, pensando a interminabili viaggi,
per tutti i naviganti che solcano le onde sopra i mari
con l’ansia e la certezza di partire e dentro all’anima
l’incertezza di arrivare, e anche il timore,
chissà, di non tornare;
per la nostra luna, che lassù come sovrana regna
quando lauta in pienezza appare tutta intera,
o quando timida si fa e nasconde la sua faccia
come se per distrarci dalle terrene cose;
e io per lei al cielo chiedo sempre, se il male
sta quaggiù, solo sul nostro mondo
e se invece ancor più su, ancora più lontano,
dove gravitano da sempre instancabili i pianeti ,
c’è pace, c’è equilibrio, bellezza e armonia,
come qui in Terra noi…speriamo e immaginiamo.

Fabiana, cara ragazza

 

Era quasi d’estate e già il sole scaldava
sulla ridente pianura i verdi aranceti distesi e fioriti;
li accarezzava con cura un vento dolce e leggero,
un soave grecale che dal mare mandava
quel nitido odore di salsedine fresca,
che come acqua di mare
si mescolava al profumo dei fiori d’arancio,
gli stessi fiori che tu, fantasticando più volte
forse avevi sognato davanti all’Altare.
Eri quasi bambina, ma ancor troppo presto
per sentirti già donna,
e con occhi smarriti fra amore e dolore,
gli avevi dato il tuo cuore con tenue stupore,
quel tenero fare d’ogni femminile creatura.
Ma lui non capì con il suo animo rude e
lì ti condusse con viscido inganno,
come al sacrificio è condotto l’agnello innocente,
ormai designata a quel cieco destino.
E fu rabbia, ferocia, di un’orrida mente
che nessuno fermò sotto gli occhi atterriti
dell’antico Castello, che dall’alto osservava
e vide ogni cosa.
Oh se, almeno “lui”, avesse potuto fermarlo!
Nessuno sentì, nessuno si accorse del tuo grido di aiuto
e tu lo implorasti con voce sommessa,
gli gridasti il tuo amore, ma non ti ascoltò,
ché il folle suo gesto era stato deciso,
e le fiamme ti avvolsero e non rimase più nulla
della tua giovane vita.
Adesso mi chiedo se ti è rimasto negli occhi
il colore del mare e se hai portato con te

il rimpianto profumo di quei fiori d’arancio.

 

Dov’è il tuo cuore

In questo tempo che lascia ferite,
ricordo di lei che non vive più qui,
nessuno la vide quando se ne andò via;
a lungo era stata ad attendere un sogno
e una sera partì per un posto lontano,
dove nessuno sapeva, né poteva vedere.
Da qualche parte ora vive da sola
quel suo tempo rimasto, e ancora s’incanta
a contemplare le nuvole ad ogni loro passaggio,
quando un incrocio di venti dal soffio velato
le spinge a sud ovest sulle acque del mare,
e parla anche alle stelle sotto il cielo la notte.
In quei vicoli stretti della sua cittadella
fra le case vicine dai balconi fioriti,
proprio là ha lasciato le sue fresche risate,
che ancora oggi passando
se ne sente l’eco nell’aria,
per andare a trovare, chissà quale nido,
forse uno più bello che le donasse calore
e forse un nuovo sorriso.
La cercarono in tanti, anche io la cercai,
ma non l’ho più trovata…
La sua chiara figura mi accarezza la mente,
e ancora mi appare in leggiadra armonia
quando, sicura e leggera, correva nel vento,
che ci fosse bufera, la pioggia o la neve,
e non si era mai più fermata in nessun’altra città.
Fra pagine scritte e mille parole accadde che poi
sotto un sole di autunno
anche lui la conobbe, quasi per caso, e un canto
li avvolse e li scoprì così uguali,
li sorprese smarriti il sussurro del vento.
Ormai c’era la neve nel cuore di lei
e anche lui era stanco e con il freddo nel cuore.
Non ricordarono più quegli arcobaleni
che dopo la pioggia apparivano appesi
ad un lembo di cielo.
Ma da qualche parte, lontano…lontano
rimase nascosto un dolcissimo Amore,
là dove il vento, anche più forte, perde energia
e diventa carezza,
e la pioggia che arriva ad annaffiarne il ricordo
è sempre più dolce…da quando inizia a cadere.

 

Oriente che muori, di Cecilia Minisci

Cecilia Minisci

di Cecilia Minisci

Sorge il sole d’Oriente sulla Siria che muore

suadente la luce oggi non splende

sui mercati gremiti, sui damascati tessuti,

sui balconi ottomani di arabesco decoro.

Dalle vie di Damasco ad Aleppo in ginocchio

le voci e i colori si fanno più cupi

si consuma impetuoso un destino deciso.

Con il sangue innocente dei figli e degli avi

fra gli ulivi e l’alloro sacrilegio si compie!

Dalle case distrutte, dai templi oltraggiati

si leva un grido di pianto verso il rosso del sole,

quando al tramonto s’addormenta sul mare. Continua a leggere “Oriente che muori, di Cecilia Minisci”

Quando succederà, di Cecilia Minisci

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di Cecilia Minisci

Ed avverrà…senza sapere quando,
vedrai incupire il cielo anche col sole,
l’accoglieremo quando sarà arrivata
e familiare diverrà all’improvviso,
come se qualcuno già l’avesse attesa.
Allora ne sentirai il significato vero,
per null’altro avrai lo stesso gelido stupore.
Sarà un’immagine senza alcuna forma
che dal buio appare senza far rumore,
a farsi luce negli sguardi assorti;
viene da sola giocando con il tempo
a chiudere il sipario sulla scena,
all’ultimo atto di una ricorrente commedia.
Ognuno vedrà che tutto s’è concluso,
definitivo destino di ogni uomo ….
Irrompe un silenzio tenue dal sapore amaro
e le voci sussurrano, e ognuno china la testa
davanti a lei così certa, disarmante e crudele,
mentre una smorfia si stende sui volti sbiaditi,
che quasi assomiglia ad un lieve sorriso. Continua a leggere “Quando succederà, di Cecilia Minisci”

Ritroverò i miei occhi, di Cecilia Minisci

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di Cecilia Minisci

Se avessi un po’ di più sorriso al tempo

lasciando che non divorasse gli anni,

avrei racchiuso fra le braccia il canto

di quella ricca e intensa giovinezza!

Ma quanti inverni e gaie primavere,

estati vive d’echi e di risvegli,

sono passati a raccontare lune,

sorrisi e pianti di infinite stelle!

E se non torneranno gli occhi miei

lontano volerò su quella spiaggia

a domandar di riaver quegli occhi

che un dì lontano ho regalato al mare.

Eterna assenza, di Cecilia Minisci

di Cecilia Minisci

Dove il tormento se ne andrà a dormire,

l’impulso al petto ad ogni mio risveglio,

quell’amarezza che mi avvolge il cuore

e tinge la sera di malinconia?

Non c’è poeta  con le sue parole,

Non c’è pittore con i suoi colori

a raccontare tutto quel dolore

per quanto sorprende ogni eterna assenza!

Illuminiamo il buio, di Cecilia Minisci

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Ed è impervio il mio vagare per strade senza voce,
di anima svuotate, dove resiste il niente,
dove le parole, pensate e pronunciate
non arrivano più, nè al cuore nè alla mente
in tempi inabissati nel declino di un presente,
intorpidito da fatti scellerati e troppi volti assenti.
Ognuno si adombra nella nebbia delle idee,
ognuno con le diverse età ancorate e schive,
e tutti in attesa di approdare alle perdute rive,
ora che più fitto è diventato il buio
sopra le verità di storie incenerite,
e luce non filtra che io possa vedere,
guardare di là da questa assurda siepe,
anche se indotti insieme come in una danza
in uno scarno gioco di finzione …
E pensare che c’è stato un tempo di colori,
con sprazzi di sole e fertili stagioni,
un tempo di luce e forte di speranza,
in parte vero, in parte anche sognato.
Insieme al dolore c’era anche l’amore,
c’erano della giovinezza i grandi sogni
e della gloria c’era pure il canto! Continua a leggere “Illuminiamo il buio, di Cecilia Minisci”