Voli di Antonietta Fragnito

 

tumblr_pxggfnkrbx1y9do6xo1_540

Spio dallo spioncino del cuore la trave del cielo
Vi appendo le mie speranze
come fa la farfalla che racimola voli
nella fretta della sua scadenza
Mi dolgono le spalle mio dio
perché non ho le ali
Pulsa il mio vecchio ventricolo
come fa il battito del sole sulla piaga del mondo
E il ghiacciaio tremolante travolge e si spella sulla vetta
Ma i bambini vanno
come fiumi nella piena delle strade
e cantano
Cantano

Fogli, di Antonietta Fragnito

spalla rondini

Fogli

Tanti fogli e foglie
ha la mia vita
la terra fertile
che mi diede forma
di me non ha ricordi
solo ruggine
che mi travolge
senza il riguardo
della madre buona
e propone impietosa
fulgide primavere
ed ecco
questi inverni ammutoliti
mi pigiano il sorriso
e il picchio mi intaglia
ma ancora
mi inebria
la maestosa
vena vitale
come montagna arsa
prodiga
di lattee cascate
e rivoli gementi
tu falco ammaliato
io aquila fervente
sbranati sull’istante
a.f.

Di scarlatto mi vesto, di Antonietta Fragnito

 

sorge 60757356_477466486326218_9119214299628175360_n

Si è salvato per caso
nel palmo di una spiga
Ora l’ oro del grano
gli circonda lo stelo
Chi ha ucciso chi ?
Ma poi
dentro quel mare mosso
svetta solitario e mite il papavero
Mia e struggente è la sinfonia di pensieri
tra le dita del vento
Di scarlatto per gioia anch’ io mi vesto
Guidano le camelie le silenziose truppe
nell’ abbaglio del sole
Ove si consuma la più dolce delle battaglia
E’ questo un Medioevo di sangue
con uccelli chiamati a raccolta
e farfalle bandiera
Arcobaleni di coleotteri appiccicati al cielo
Si arrampica un ragno finanche sul mio sogno
prima che mi mieta la tristezza
Dolce è la carneficina che ho dentro
Come fuori è il furore dell’ amata distesa

Amico, di Antonietta Fragnito

 

Regina di fiori

Mi piace quando mi rassicuri dicendo che non esistiamo
E mi prosciughi dagli occhi
nettandoli
l’energia della mia morte
Mi piaci quando ti perdo nella mela di una ruga
Quando mi fotografi i pensieri
Quando cavi dalla tasca un cioccolatino
al gusto del tuo sorriso
Quando parlo e non ti distrai
e non mi interrompi
Quando parti per la tua crociera
Destinazione umanità
Che quando torni poi mi porti un souvenir
Di quelli che piacciono a me
Di quelli che piacciono a te
La palla di neve
I guantoni da cucina
Il diario di Lupo Alberto
Poi ce li scambiamo i regali
come le figurine dei calciatori
Nell’ aspra partita della vita
Mio caro dolce amico

Elisa, di Antonietta Fragnito

coppia pensosa

 

Elisa ha nella giacca un dolore
Ha sprecato quattro sguardi in pieno agosto
Ha scambiato una bugia per preghiera
Le hanno disfatto i sogni come un letto
Elisa che credeva di baciare
ma trasferiva rossetto su una pietra
Elisa che è rimasta incatenata
ad un’ alba straniera
Elisa che perde pioggia dagli occhi
Il sole che le offre il fazzoletto
Elisa che cammina sopra i tacchi
dentro le calze a rete
Elisa con Il fumo nelle vene
Elisa che è caduta senza guerra
Elisa che ora vola rasoterra

A mia madre, di Antonietta Fragnito

 

IMG_6210-650x450.jpgL’

avrei voluta di filigrana
ma lei era soltanto la bambina
del bombardamento
del 43
L’ avrei voluta ancora
ma senza piedi scalzi
con i suoi occhi vispi di lucertola
dietro la roccia
A correre dietro la pietra
col cuoio
dei sapidi capelli
dopo il segnale
senza aver silenziato
lo sguardo
E con in pancia i proiettili bruni del sogno
Fuggire lontano
senza segnale
con indosso il vestito più bello
Insieme a me
dietro la luna
E ancora insieme spegnere il respiro alle bombe.
e annaffiare il mare
Come fosse il suo orto

Momenti di poesia. Il sogno, di Antonietta Fragnito

 

 

La malvagità è la deriva di chi ha smarrito il sogno.

Quando si smette di amare, quando si guarda con indifferenza al deprivato,

quando si legifera contro il debole, quando si teme il diverso, ci si circoscrive.

In quella gabbia non c’è posto piu’ per nulla.

Il sogno è vasto. La pochezza umana invece è una cella.

Smettere di sognare vuol dire smettere di essere possibilista.

Se incontrate qualcuno che ha smarrito il sogno prendetelo per mano e

riconvertitelo a sognare.

Siate il suo sacerdote.

Questo mi sento di dire nel giorno della Memoria.

La vita, di Antonietta Fragnito

 

3338113_m

Penso che Dio quando ha messo a disposizione dell’ uomo un tocco di libero arbitrio gli ha fatto dono di un poco della sua onnipotenza perché scegliere è decidere, è cambiare, è evolvere.
Abbiamo avuto come mezzo di trasporto la vita: molto della riuscita del viaggio dipende da che tipo di autisti siamo, ma anche dai passeggeri che facciamo salire a bordo, dal tipo di carburante che scegliamo.
Di che sostanze infarciamo il nostro corpo: ideologie, religioni, credenze, limiti, paure, velocità o rallentamenti.
La nostra vita può essere un’utilitaria, un fuoristrada, o una Mercedes. Sempre essa è una corsa che possiamo gestire fino ad un certo punto. Perché il punto di arrivo non è nelle nostre facoltà. Noi temiamo molto la conclusione del viaggio, ma non è detta che sia una fine e non un inizio.

Venezia, di Antonietta Fragnito

 

10929960_736332033111448_974784960051956600_n

Ecco Venezia
Ecco il Canal Grande
Ed io come vicolo di carne
serpeggio e mi involo
E sì che ancora
ho parole nascoste
E dire che non sono un ponte
neppure una Cala
Sono soltanto aria sulla gondola
Ma tu non chiamarmi amore
ora che ho il cuore allagato
Non trafiggermi ancora con la bugia e l’ antica fiammella
Ora che sei Venezia di notte
e mi navighi dentro
senza posa
Ora che giaci
con le membra infangate
l’arte di seta
e i fiordi nell’ inconscio
Proprio come Venezia
Regale e sospesa
Quanta bellezza deturpata

Scrivo, di Antonietta Fragnito

 

fb_img_1547284527872

 

Scrivo di te
Cancellando con i versi la pressione del cuore
Scrivo di te
mio sogno di mezza estate
Gran sogno americano
Perduta mia terra promessa
E ti saluto
come nel finale di Via col vento
Scrivo di te ancora e ancora
Poi arresa
ti offro una ciliegia
La vedo annegare dentro il mare sommosso delle tue labbra
La sento scricchiolare come fosse
nella morsa di un bacio

Mi cerco, di Antonietta Fragnito

 

e tutto

Mi cerco fra le membra
in questo corpo in sovrappeso di passato
È così bello
ora solcato come ferita terra
E’ così bello
sterile di futuro
spinoso e sfrattato
gettato dentro giorni come un senzatetto
Gli rimane ben poco
ma ha adottato il presente
nella misericordia della sua Africa che ha alloggiato nel costato
Ha una lavagna bianca
unico arredo
dove annota i suoi giorni

Forse, di Antonietta Fragnito

terapia d'urto

Si sfiora la libertà quando si esce dall’infanzia del mondo.

E dunque dalle idee preconcette, dai proclami, dal buonismo, dai sermoni, dalle fasce orarie della vita, dalle identità sessuali confezionate a tavolino, dalle elegie, dai sofismi, dai concetti di patria circoscritta, dalla famiglia esemplare, dagli eroismi sbandierati, dai ruoli prefigurati. Potrei continuare.

Penso al Papa, a Madre Teresa di Calcutta, ai ricercatori. Penso a Freud che ci ha smascherato.

Penso a tutti loro, ma mi piace pensarli come uomini e donne.

Non come icone.

Anoressia, di Antonietta Fragnito

 

 

sss

La vedevo riflessa nei suoi stessi occhi
un po’ persa un po’ disfatta
un po’ dolce

A volte sembrava un albero
con la chioma scarmigliata

Era un qualcosa

come un uccello che beccava in mezzo al grano

Si sapeva che avrebbe ceduto l’ anima al diavolo
per sembrare più bella

Sopra una rupe stava
eterea come una dea

Lontana

già sospesa
in quel dolore

che divora il corpo

 

e dilania la mente

Liberamente Natale, di Antonietta Fragnito

 

Il profumo delle viole

Ad ogni bambino, specie a quella moltitudine a cui è stata sottratta

l’ infanzia.

Prima della creazione del mondo giustamente fu creato il Natale perché nulla può

accadere se prima non se ne conosce il processo.

Come poteva sorgere il mondo senza una lunga gestazione d’ amore?

Dunque venne alla luce il mondo tondo tondo

come un ben nutrito gestante che allattava ingordo al seno della via lattea,

sotto un’ amorevole coperta di stelle,

cullato dalla ninna nanna suonata dal vento.

Non poteva mancare il profumo in tanta beltà e furono fatti i fiori,

men che mai il sorriso e arrivarono i bambini.

Non poteva essere assente il sogno

e il Creatore prese carta e penna e scrisse la più bella poesia.

La Titolo’ “Il Natale”

Gli amori già finiti, di Antonietta Fragnito

mi piaci

Gli amori che si amano perché sono già finiti

sono simili alle chiese deserte

Hanno corpi abbozzati

e stimmate profumate

Si aggirano per l’aria

come uccelli azzoppati

E cedono a un voltarsi nel bacio

come fosse lo schiaffo del vento

Gli amori che si amano perché sono già finiti

hanno il battesimo dell’ odio

La maledizione di quel pensiero

che corre sempre

sul luogo del delitto

Perché pensarsi è la più dolce

ultima vendetta.

Antonietta Fragnito

La pagina ingiallita, di Antonietta Fragnito

 

dom SUSANNA! FOTO1

A volte
come nel gioco a nascondino
sbucano personaggi dalla giovinezza
Conservano solo il calco di un corpo che non c’ è più
E li riguardi diversi
un po’ impazziti
di quella modica follia
che ad ognuno riversa
generosa la vita
Scoprì che frattanto hanno costituito nascondigli
che i loro denti
nel tempo
hanno intessuto nuove parole
E vedi che lo sguardo
una volta limpido
è stato impunemente offeso
E ascolti muti racconti
senza sequenze
C’è un buco enorme in quella trama
dove tu eri altrove altrove altrove
Come recita la Poetessa

Antonietta Fragnito

Essere pioggia, di Antonietta Fragnito

corri

Essere pioggia
Cadere ovunque addosso lemme lemme
Essere perlina sui capelli
Scrosciare sugli occhiali
Lungo il viso
Inondare il bavero del cappotto
Le tasche.
Inzuppare le scarpe di camoscio
Anarchicamente
Essere pioggia
Cadere senza freni
Bagnarsi senza contegno
Danzare sui lacci delle scarpe
Alloggiare nella stoffa
Ed espandersi fino alla pelle
Poi evaporare dolcemente
Svanire nell’ arcobaleno senza urlare

La montagna, di Antonietta Fragnito

 

20181202_073234

 

 

E’ di un rosa pallido la montagna graffiata da un’ impavida luce
Nella notte ha partorito fili d’ erba,
e ha vaneggiato tra le ombre
come una sonnambula
E’ spossata ora come una puerpera
Nel suo ventre si agitano frane
e inermi radici
azzoppate dal gelo
Bisogna che finga di correre nell’ agora’ del cielo
ove stelle cadenti si suicidano
mentre uomini miopi si illudono di scalare la felicità

Mi hanno detto, di Antonietta Fragnito

Mi hanno detto che ora scrivi poesie
ma io non lo so.
Eravamo troppo immersi
nella nebbia dell’amore.
Perché poi
all’ orizzonte si affacciava il nostro bambino
che aveva promesse e futuro.
La nostra casa era bella
cresceva mattone dopo mattone.
Quando la notte si spalancava
eravamo fratelli
esplosivi come lucciole
Al buio i nostri denti si illuminavano come lampade.
Il sorriso li radeva al suolo.
Le parole ci abitavano
tale e quale al mare
e nell’ onda increspata
cercavano soffi.
Mi hanno detto che ora scrivi poesie.
Vorrei ascoltare la più bella.

L’arte, di Antonietta Fragnito

45919595_577434552678463_302791187163512832_n

 

Mi piace scoprire la fratellanza fra produzioni artistiche di diverso genere

Cogliere, ad esempio, la veste poetica indossata da una tela.

Oppure leggere una poesia che si fa colore, suono , danza.

L’ arte tutta vive in un grande convento genuflessa al genio di eletti,

silenziosa e meravigliosa.

È essa il bello esistente e universale.

È una tana. È lì che si torna primitivi.

Fruire della bellezza creativa è come scoprire il fuoco.

E’ come abbattere il muro di ogni paura.

E dunque, magicamente, restare esterrefatti, inermi, indifesi,

come al cospetto di un grande spettacolo.

Il mare, di Antonietta Fragnito

donna_triste4987233856948405205.jpeg

Il mare mi strattonava
Mi travolgeva l’afa della paura
Ed io che ero solo un bambino
e conoscevo l’amore disperato di braccia scarne
sentivo l’urlo di quell’uomo al timone
e vedevo disseminati a me intorno
occhi come stelle
accecati dal buio
Si smarriva fra le onde la mia terra promessa
Di lì a poco il nulla
A riva i volontari
la Guardia di Finanza
i giornalisti
i curiosi
Di lì a poco mai più avrei giocato con la barchetta di legno
costruita da mio nonno
Sotto il sole cocente della mia terra.

Luca, di Antonietta Fragnito

Giornata mondiale della poesia (XII)

Antonietta Fragnito

Luca come me scrive poesie
Lo incontro ogni giorno
sui gradini dei versi.
Lui sa quali parole io voglio.
Luca fa entrare gli sconosciuti
non ha paura degli angoli,
degli spigoli.
Di lui so che
sa stare al buio, che come me, abita gli spazi angusti.
Così quando lo leggo
non mi sento troppo estranea.
Noi due siamo diversi
e per darci un tono
facciamo finta di essere poeti.
Lui gioca a morra con le parole
e talvolta la poesia gli sfugge di mano,
come una biglia.
Io ne approfitto,
ignobilmente.

Pensierini sulla casa, di Antonietta Fragnito

Featured Image -- 79939

 

Pensierini sulla casa.

La mia casa è bella. Dentro ci stiamo io, mamma, papà, mio fratello e le mie sorelle. Mia mamma la pulisce e mette i fiori nel vaso sul tavolo. La mia casa a Natale è più bella perché facciamo il presepe. Io vado col mio papà vado a prendere il muschio e nella mia casa vera mettiamo casette finte di cartone.

La mia casa
certe volte e’ un quadro appeso fra i gerani
Certe volte mi ci adagio malinconica
per ascoltare lo scricchiolio quasi umano dei suoi mobili
e quello
del mio algido cuore
È allora che scucio i suoi teneri mattoni
e scalcino le molli pareti
La rendo liquida per un estremo abbraccio
Per un umile infantile sogno
La mia casa non è altro che una calda scatola
col cuore di cemento
ammalatosi della sostanza della vita
Vedo ovunque in essa
con gli occhi della mente
le foto incorniciate
i vecchi orpelli
l’ amore spesosi dentro e ormai cristallizzato
È una specie di silente anagrafe
la mia casa
Non è altro che una calda scatola
che mi occhieggia dentro
come una bella donna ormai appassita
Ha logore coperte ove nasconde le parole taciute quando il buio piu’ mi incantava.