Ferragosto, di Antonietta Fragnito

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Certo ho immaginato di guidare una macchina
Giunta a destinazione
Egidio mi racconta del ferro
della polvere di pietra
del vetro che mi compone
Nel senso della fragilità
Poi una poesia
un po’ tenera
un po ‘ smaniosa
dimenticata sul sudario del foglio
declama se stessa
Si fa tardi nel mio essere presente
Forte è la tentazione di restare
Ma devo ancora
per una volta
immaginare di guidare una macchina
Accendo il motore
e scopro di non essere la donna dell’ andata
E’ per questo
che faccio accomodare sul sedile accanto
il ricordo dell’ altra.

A pagina 28, di Antonietta Fragnito

A pagina 28

Poesia d’ amore
verso 17
Son salita fin lì
con il fiatone.
È successo che lì
ti trovassi sotto forma di parola.
Ora sei a pagina 28
semplicemente annotato
come all’ anagrafe
Senza respiro e nulla
a pagina 28
Non so come tu faccia a stare dentro quattro parole
a pagina 28
Il foglio si è impregnato di te
Ognuno che ti legge
ti inventa
Ma tu rimani nudo
giacente
vulnerabile
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Al riparo… di Antonietta Fragnito

Al riparo… di Antonietta Fragnito

Ci sta vita nel Web. Una vita al riparo. Una vita che ancora non crea corpi,
scevra del pericolo dell’ evoluzione.
Marx in versi La rivoluzione pacifica della parola.
L’ ingenua fanciullesca vena di agghindarsi online, usando il cerone della parola. Esistere di frasi, a colpi di lupara, di graffiti a volte indecenti, per generare morti bianche , morti azzurre, morti in diretta.
Spettegolare di fantasmi col fantasma . E poi ridere, e fare scena in questo traballantre teatro.
Recitare finanche all’ interno della vena più oscura del cuore.
E talvolta trovare un alter ego da piegare al giogo di un’ illusione
E spogliarlo di qualsiasi nefandezza per confidargli il tuo segreto più efferato .
La consapevolezza che il tuo corpo reale è in agguato.

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Invisibile……di Antonietta Fragnito

D’ estate null’ altro che passare il tempo
a dissanguare cocomeri
Si attarda fino all’ alba
talvolta il sonno
Bisogna allora cedere a una pillola
Prima però una scarna cena
un po’ di tv
Lavarsi i denti
che ciondolano sulle gengive
Poi il distratto blitz di uno sguardo
tutt’ intorno
Pregare
meglio di no
Stare attenti a non fare chiasso
Restare invisibile a dio
Trattenere il respiro
Come quando il professore scorreva l ‘elenco dei presenti
Non sembrerebbe
ma il condensato chimico del farmaco
ha molta umanità.

Di amori… Di Antonietta Fragnito

Di amori… Di Antonietta Fragnito

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Un amore non ha corpo
È una pianta spontanea
una eclissi una radiazione
Un amore è un amore
È esso il primo sguardo e l‘ ultimo
Quello di tua madre alla nascita
Quello di chi ti guarda
prima di morire
Non smarrire l’ amore
Lo puoi portare ovunque
anche all’ inferno
Perché sappilo
Ci sono amori che fin la’ ti conducono
Vedi Elena e Paride
Paolo e Francesca
Ma dalla dannazione poi risorgi
Rimani scritto in un libro
O resti inerme dentro una poesia.

Esplosione… di Antonietta Fragnito

Esplosione… di Antonietta Fragnito

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Un lampo di inferno ieri a Bologna. L’ imprevisto e l’ imprevedibile decidono di entrare in scena in un giorno assolato, taciturno di Agosto.

Parte una mostruosa esplosione e coinvolge tante altre piccole bombe ben allineate in un parcheggio.
Le nostre misere vite in balia dei macabri potenziali che ci ruotano intorno. Vivendo in questo assurdo sistema di lucida follia rischiamo la vita ogni momento.

Tutto in apparenza sembra a posto, sembra tacere, ma è una pietosa bugia. Le nostre case, le nostre strade sono gravide di potenziale di morte.

Nulla é più facile del perdere il controllo sull’esplosivo.

foto: creativespacetime  Tumbir

Una poesia in bocca … di Antonietta Fragnito

Una poesia in bocca … di Antonietta Fragnito

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Quando il poeta si fa da parte
non è più verso la poesia
Prorompe essa in sorgente.
Sfocia inarrestabile il suo delta
in mille rivoli
Fino al punto che si fa gola umana
e si autodeclama
Può essere che spalanchi la bocca di un fiore in sua vece
o che seduca e colga una questuante bellezza
È il momento commovente
di quel frammento di voce singhiozzante
che costringe nei ranghi
Col nutrimento d’arte
eternamente strema.

maybe-you-need-this Tumbir

 

Andremo… di Antonietta Fragnito

Andremo… di Antonietta Fragnito

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Ho saccheggiato uno sguardo
Mi sono accomodata in un paradiso
e ho atteso fremente l’ alba delle parole.
Sono diventata stanziale di un’ anima
Capace di attendere ovunque
ricucita nella sera
Assoldata al fiume pallido del tuo sole
ai tuoi raggi capelli
al tuo abbaglio
Se ho vita
la spendo tutta qui
Mi rannicchio ancora sul tuo gradino
anche ora che siamo inverno
Per rattopparti la pelle
Curarti le cicatrici perenni
E poi un giorno andremo
andremo
Fino a sparire
Resteremo impigliati a un filo d’ aria
Nello sbadiglio di un cane
Nello sguardo clemente di dio

foto: exploringplanetearth Tumbir

Il navigar in vita… di Antonietta Fragnito

Il navigar in vita… di Antonietta Fragnito

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Stamattina svegliandomi ho accolto la mia nascita al nuovo giorno.

Ho pensato alle ore che mi si stavano spalancando davanti.

Mi sono chiesta quante di esse realmente mi appartengano e quante, già al nascere,

sono miseramente ipotecate.

Ipotecate in primo luogo al corpo, alle sue necessità, alle sue tirannie e poi ci sono

quelle da dare al padrone sociale, alle evenienze, al caso, alla naturalità degli eventi.

Ho pensato, subito dopo, alle culle che questa notte ha riempito, ai parti nelle cliniche

di lusso e a quelli alla buona, quasi spontanei, come natura vuole. Continua a leggere “Il navigar in vita… di Antonietta Fragnito”