Le parole, di Antonietta Fragnito

 

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Io ci devo riflettere
Quando ti incontro dentro di me
ti ascolto e cambio pelle
cambio nazione
Non so molte lingue
ma comprendo le parole del tuo silenzio
So che vorrei
so che vorresti parlarmi
ma non vogliamo che gli altri ci ascoltino
Sono parole da urlare quando siamo soli
Sono parole soltanto nostre

Amore universale, di Antonietta Fragnito

 

se

Ognuno di noi ha in sé minuscole parti del Creato

Il cuore poi è un vero e proprio campo di semina

Grazie a chi con l’ aratro mi ha attraversato

Siamo tutti un po’ deserto senza colpa

È per questo che anche l’uomo piu’ arido sento mio fratello

Che abbia egli prima di morire il ristoro che aspetta.

Fogli, di Antonietta Fragnito

spalla rondini

Fogli

Tanti fogli e foglie
ha la mia vita
la terra fertile
che mi diede forma
di me non ha ricordi
solo ruggine
che mi travolge
senza il riguardo
della madre buona
e propone impietosa
fulgide primavere
ed ecco
questi inverni ammutoliti
mi pigiano il sorriso
e il picchio mi intaglia
ma ancora
mi inebria
la maestosa
vena vitale
come montagna arsa
prodiga
di lattee cascate
e rivoli gementi
tu falco ammaliato
io aquila fervente
sbranati sull’istante
a.f.

Di scarlatto mi vesto, di Antonietta Fragnito

 

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Si è salvato per caso
nel palmo di una spiga
Ora l’ oro del grano
gli circonda lo stelo
Chi ha ucciso chi ?
Ma poi
dentro quel mare mosso
svetta solitario e mite il papavero
Mia e struggente è la sinfonia di pensieri
tra le dita del vento
Di scarlatto per gioia anch’ io mi vesto
Guidano le camelie le silenziose truppe
nell’ abbaglio del sole
Ove si consuma la più dolce delle battaglia
E’ questo un Medioevo di sangue
con uccelli chiamati a raccolta
e farfalle bandiera
Arcobaleni di coleotteri appiccicati al cielo
Si arrampica un ragno finanche sul mio sogno
prima che mi mieta la tristezza
Dolce è la carneficina che ho dentro
Come fuori è il furore dell’ amata distesa

Amico, di Antonietta Fragnito

 

Regina di fiori

Mi piace quando mi rassicuri dicendo che non esistiamo
E mi prosciughi dagli occhi
nettandoli
l’energia della mia morte
Mi piaci quando ti perdo nella mela di una ruga
Quando mi fotografi i pensieri
Quando cavi dalla tasca un cioccolatino
al gusto del tuo sorriso
Quando parlo e non ti distrai
e non mi interrompi
Quando parti per la tua crociera
Destinazione umanità
Che quando torni poi mi porti un souvenir
Di quelli che piacciono a me
Di quelli che piacciono a te
La palla di neve
I guantoni da cucina
Il diario di Lupo Alberto
Poi ce li scambiamo i regali
come le figurine dei calciatori
Nell’ aspra partita della vita
Mio caro dolce amico

Elisa, di Antonietta Fragnito

coppia pensosa

 

Elisa ha nella giacca un dolore
Ha sprecato quattro sguardi in pieno agosto
Ha scambiato una bugia per preghiera
Le hanno disfatto i sogni come un letto
Elisa che credeva di baciare
ma trasferiva rossetto su una pietra
Elisa che è rimasta incatenata
ad un’ alba straniera
Elisa che perde pioggia dagli occhi
Il sole che le offre il fazzoletto
Elisa che cammina sopra i tacchi
dentro le calze a rete
Elisa con Il fumo nelle vene
Elisa che è caduta senza guerra
Elisa che ora vola rasoterra

A mia madre, di Antonietta Fragnito

 

IMG_6210-650x450.jpgL’

avrei voluta di filigrana
ma lei era soltanto la bambina
del bombardamento
del 43
L’ avrei voluta ancora
ma senza piedi scalzi
con i suoi occhi vispi di lucertola
dietro la roccia
A correre dietro la pietra
col cuoio
dei sapidi capelli
dopo il segnale
senza aver silenziato
lo sguardo
E con in pancia i proiettili bruni del sogno
Fuggire lontano
senza segnale
con indosso il vestito più bello
Insieme a me
dietro la luna
E ancora insieme spegnere il respiro alle bombe.
e annaffiare il mare
Come fosse il suo orto