Mentre oggi è già passato

Non di questo mondo

E tu distesa sull’ acqua,
nell’ acqua chiara e azzurra.
I vestiti ben piegati sull’ erba spalanchi la gioia al sole,
le piante congiunte, il sesso bene in vista
per qualcuno che non c’è e che non deve vedere.

E il cuore si trema un poco, che non sia vero
lui lo sa che non è vero ma gli dico che non importa
io la vedo, ed è questo che conta,
questi pochi momenti incantati, irrealizzati,
irrealizzabili e immaginati come veri
nell’ acqua chiara e azzurra degli occhi.

Mentre intanto l’ oggi è già passato,
come l’ acqua che guardi passare,
e ancora arrivi addormentata la sera, in un cielo stellato.

Sono soltanto piccoli cambiamenti di stato.

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Un gracidare di rane

Non di questo mondo

Sono andato a sentire le rane gracidare ieri

e neanche sapevo che ci sarei andato.

Il sole era alto, subito dopo pranzo, e le ho sentite al fosso,

mi son restato un po’, mentre tutti passavano veloci.

Mi son restato un po’, e per quel po’ non c’è stato altro

neanche tu

solo il fosso, e un affluente antico,

strani pesci che camminano sul fondo e gamberi di fiume

e ci si può entrare fino alle ginocchia nude.

Sono stato a sentire le rane

e niente,

chi si ricordava il gracidare delle rane.

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Come corolla alla luce (Katiee)

Non di questo mondo

Come fiore s’ apre, la corolla alla luce.

La ragazza sulla metro lo sa

dove nasce la gioia

ripiega un lembo della gonna per farla vedere bene.

Ha capelli neri e folti e ben pettinati

di sicuro qualcuno l’ ama o l’ ha amata.

Questo pensava Luisa, dal sedile di fronte,

e qualcuno era un altro

e forse era ieri, forse non sa,

che il tempo non cancella niente,

neanche se non guardi,

mentre si guarda seduta.

Ma non è sotto la gonna che si deve guardare,

E’ la ragazza la gioia, e te la vuole regalare,

pensa che così non la potrai più scordare

ma forse non è negli occhi e nemmeno nel cuore

o in una fila di giorni uguali da contare.

Luisa sa bene dov’è

che si è scoperta a gioire

dove un giorno ha alzato il suo lembo

proprio di fronte al sole.

La sedia di…

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Oltre

Non di questo mondo

Seduto sul punto più alto dello strapiombo, sopra le nuvole,

ecco dove sto, perchè più su non si può andare

e, vedi, il cielo è vuoto.

Nessuna scritta, o forma, o figura, a ricordare,

non arrivano i profumi delle rose qui

nè della pelle delle donne, lenzuola stese al sole.

Nemmeno si sente la musica.

Eppure è così pieno di tutto, di tutte quelle cose,

che non sono dove guardi.

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Pensieri sconclusionati

Non di questo mondo

C’è un altro me che è andato al bosco oggi
che io ho avuto da fare in questi giorni da fare
una macchina da demolire
un’ altra da ritirare
la solita spesa del sabato
il rubinetto del bagno che gocciola
documenti da rifare
altri da firmare
giocare un po’ a nascondino
non pensare a te.

Un altro è venuto lì
nei corridoi affollati
fermo nella piazzetta all’ incrocio
mentre giravano le vetrine sullo sfondo
tutt’ attorno
ma non l’ hai visto.

L’ albero dei nomi al bosco non ha più un nome
l’ altro me non poteva saperlo
che io non ci parlo molto
e non mi ha visto le unghie, sporche di muschio e corteccia
così non è ancora tornato
e si è fatto buio
starà aspettando mattina, per un po’ di luce.

Le vetrine continuano a girare sullo sfondo
non c’è niente dentro
niente di niente.

Un altro…

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Vita

Non di questo mondo

Se ne sta lì,
distesa in una pozza d’ acqua stagnante
pare dormire,
stanca di scalare il cielo.
Forse è stato il vento,
si era fatta così leggera,
forse l’ acqua le ha tolto il terreno sotto i piedi.

Se ne sta lì,
una vecchia betulla quasi nuda,
poche le foglie, e non ne verranno di nuove,
il vento ora passerà tra le radici
portando via l’ ultima terra
e la corteccia tremerà un po’, prima di cadere.
Ci sono vermi sotto, e bruchi
gli uccellini verranno a cibarsi
e qualche bimbo ne prenderà qualcuno per la pesca,
al laghetto dietro il capanno.
Così ci saranno canti, e risa di bimbi
e margherite tutt’ attorno alla pozza,
il sole farà dei bruchi farfalle
altri animali verranno a bere
e l’ aria sarà piena di voli e profumi di eriche calde.
Di vita.

Se ne sta lì,
non l’ ho vista…

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Se tu fossi Mia, di Franco Bonvini

Se tu fossi Mia.
intendo se tu ti chiamassi Mia
potrei dirlo a tutti, lei è Mia.

Potrei afferrarti ai fianchi, e alzarti contro il cielo blu notte
lanciarti in aria, nel tuo vestito color blu cielo di notte

__________/*questo in realtà non ce la farei,
__________che chissà quanto pesi con tutta quella bella carne addosso.
__________Ma Mia non è il tuo nome e questo è solo un sogno.*/

Quindi ti lancerei nel cielo, dicevo,
sagoma vuota tra le stelle
starei sulla riva a cercare i contorni
a guardare la musica che fanno le onde sulla ghiaia
a sentirle ridere giocando attorno allo spazio vuoto tra le stelle riflesse.

E devi sentire le foglie, intanto, come suonano
seguendo un’ idea.

Ti riprenderei l’ attimo dopo.
Ma non ti chiami Mia e passi via veloce in un abito rosso
si sentono i tacchi allontanarsi sulla ghiaia.

C’è, di Franco Bonvini

C’è
io l’ ho visto
l’ ho visto e non so che forma ha.
L’ ho visto su un letto, dolorante
in una forma a me cara,
e io ero il dolore.
L’ ho visto piccolino, appena nato
cercare a piene mani le forme
indifeso.
L’ ho visto su altri letti
come lingua che scorre sulle labbra
sui clitoridi e sui prepuzi,
l’ ho visto prendere soldi per questo,
per due mani indifese.

Ho visto quello che credevo la sua forma andarsene
alla fine del dolore,
alla fine del mondo,
e ero sempre io il dolore.
L’ ho visto nascosto
guardarmi dietro l’ argento degli specchi
o nelle nebbie del lago.
L’ ho visto in pieno sole
e era un profumo.
L’ ho visto scorrere come un fiume
rosso
gonfiare le vene e i corpi cavernosi.

L’ho visto e non so che forma ha,
so che passa volando sul tempo
dietro l’ argento degli specchi
tende le mani indifese
lascia sempre qualcosa, sul comodino.

Sogna di essere amato.

Amarti

Forse amarti è questo:
Trovarti in un lilla di rose che si scaldano al sole
e non sono le mie rose.
Portare a mente un colore, a casa.
Pensarti in un lilla di rose, nella stanza in penombra
con insolita allegria.
E farsi l’ amore
come i ragazzi.
E non basta ancora.

lilla

Bollicine, di Franco Bonvini

Tutti quei poeti.

Proprio come le ragazze della Nuit, night in quel di Sondrio
quelle che si facevano offrire un prosecco, o altro, per alleggerire un po’ i clienti
quelle che poi magari ne prendevano un altro
perchè il posto non era un granchè
perchè il posto sembrasse più bello, un pò rosè
e i clienti meno stronzi.
Ma il posto non si faceva mai più bello..
finiva a borsettate e colpi di tacco dodici.

Tutti quei poeti.

Questo posto dove stiamo non gli piace
e allora si beve un caffè, dolce,
e ci fuma una sigaretta sopra,
poi magari si fa anche una canna per farlo più bello,
e un’altra per visioni di domani,
ma il posto non si fa mai più bello e allora si prende una pasticca,
o si inietta qualcosa nelle vene fin quando arriva al punto che si dimentica cos’è che doveva diventare più bello
ma continua a riempirlo di bollicine.

Sarà anche uno strano accostamento, con le ragazze della Nuite,
ma alla fine vomitano uguale nei bagni anonimi.
Facendo questo posto meno bello.

La musica offre sovente l’illusione di stati mistici. (Catta Renè Salvator).

E crea dipendenza, proprio come il vino, ma preferisco la musica. (franco)

Unica volta, di Franco Bonvini

Non era propriamente una volta celeste
e nessuna freccia la oltrepassò
per arrivare a trafiggere le stelle.

Era solo la volta di una stazione,
tralicci di ferro e lastre di vetro,
grigia e fumosa.
Stavo lì, appeso, e mi chiedevo se ero io.

Se ero proprio io vedermi laggiù,
sul marciapiedi del treno in partenza,
salutare e avviarmi verso l’ uscita
ma poi invertire la rotta, d’ improvviso.
Lei stava al predellino
con un tailleur grigio fumo,
davvero,
come in quella canzone,
e non sapeva dove poggiare le riviste,
come in quella canzone.

Ma durò solo un attimo.
Chiunque sia stato lassù,
dev’ essere sceso, e m’ha ripreso.

Le ho dato solo un altro bacio,
sulla guancia
e mi sono avviato all’ uscita,
verso casa.

Chissà, se eravamo in due quel giorno, su quella volta
e chissà se mi guardava andar via di schiena
e chissà se si chiedeva perchè non torna.

E chissà se sorridevamo di noi
che dovevamo sembrare tanto buffi.

Andando in paradiso, di Franco Bonvini

Si ha un bel dire di com’è bello
starsene su una nuvoletta
a bersi un buon Lavazza
ascoltando musica divina
suonata sul pianoforte infinito di Dio.

Che poi preferirei fosse un chitarrista,
e abbia una chitarra col manico bello lungo, almeno quanto il braccio.

Dicevo si ha un bel dire.
Credo invece che il paradiso sia un posto tormentato
e il caffè non è dolce come quello che da lassù ci vedono bere.
Senza poterci parlare
Senza poterci abbracciare
Senza poterci baciare
senza poterci dire nulla
senza nemmeno l’ alibi di un angolo dietro cui star nascosti.

Partire.
Vorrei.
Fare come i gatti,
o come lei che ha cercato un luogo magico
ed è sparita.
Poi lo direi a tutti
che son partito per un bel posto.
Inventerei un software che risponda ai messaggi
proprio come lei
e che invii foto e video di spiagge assolate,
donne in topless
o città da sogno.
Proprio come ha fatto lei. Continua a leggere “Andando in paradiso, di Franco Bonvini”

Qui il tempo è incerto, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/05/26/qui-il-tempo-e-incerto/

Ci sono giorni in cui è come fosse qui davanti,
al davanzale, luminosa e sorridente.
Eccheppalle, sempre sorridente.. sarà mica una paresi? Direte.
Va bè.. non tutti ma alcuni giorni sono favorevoli
in quei giorni l’ aria è chiara e profumata
e la Madonnina guarda le cime dei monti
come dalle cime dei monti si vede la Madonnina.

Allora, in quei giorni, la vedo
come alla finestra, vista da un prato di trifogli e margherite.
Le persiane aperte, lei sta a guardare il cielo puntando il dito alle nuvole
e gode del sole e dei canti degli uccellini che riempono l’ aria.
La luce entra a quadrettini e le disegna una scacchiera sul corpo
sui seni, ponendo due pedine al sole.
Dentro la stanza è ancora buia.
Non sono più sul prato allora , ma dentro,
è sempre lei che vedo, da dietro,
col suo culo imponente nella penombra
guarda al cielo
cercando col dito nelle nuvole un segno
godendo del sole e dei canti
o solo dell’ aria, smossa da un pettirosso,
che muove le tende che le accarezzano i fianchi.
Nudi.
Oltre il sole è forte,
mi risucchia fuori nell’ aria, attraverso lei
e allora per un attimo mi vedo, come da dentro lei,
là fuori sul campo di trifogli e margherite
guardare al cielo
cercando col dito lo stesso segno.

Poi mi sveglio.
E scopro che qui invece il tempo è incerto
e così si sta, occhi al cielo
al punto dove le nubi son più leggere e passa la luce
e mentre si sta i fiori si stagliano ugualmente contro il cielo.
Lei non c’è ma appare velata tra le nuvole.
Così si sta, in attesa di un sorriso di sole.
Come una volpe in tana che aspetta che spiova
per correre al prato delle margherite.
Così si sta, in attesa che il cielo apra i veli.

Meraviglia, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/05/24/meraviglia-2/

Nuda,
oltre i vetri chiusi.
Le segrete stanze piene di sospiri.
Ma non è il vento che le accarezza i seni
o il sesso velato di nero.
Col viso in ombra, le mani scostano i veli.
Si inarca altissima verso un duro sogno,
ancheggiando a un misterioso visitatore
poi supina, affonda le dita nel mistero del mondo.
Il visitatore è steso, accanto a lei,
la guarda godere
ha lo stesso sesso, e le dita nello stesso mistero.
Nello specchio, sul muro, solo lei, e una gioia antica.
Ma ha un abito bianco da indossare
che steso al sole attende
e bianche lenzuola vuote.
Sulle mammelle spavalde
antiche e solitarie battaglie.
E Lui è solo uno scrittore che ne inventa i contorni,
steso accanto a un mistero.

Di là dell’ angolo,
il lago brilla.
Lui guarda il lago.
E l’ aria odora di calda meraviglia.

Munch, Madonna

MunchMadonna

«La pausa nella quale il mondo arresta il proprio corso / Il tuo aspetto racchiude tutta la bellezza della terra / Le tue labbra crèmisi come il frutto che matura / si allontanano l’una dall’altra come se soffrissero / Il sorriso di un cadavere / Adesso la vita porge la mano alla morte / Viene chiusa la catena che unisce mille generazioni / di morti a mille generazioni future».   (Edward Munch)