La ragazza

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/04/06/la-ragazza/

 

La ragazza è venuta da me
in una notte lontana
la ragazza è venuta da me e si è rifugiata negli occhi.

La ragazza è venuta qui
e somigliava all’ infanzia
furono giochi e canti, e sembrava felice.

Le ho detto spogliati, guardati
forse sei la poesia?

La ragazza era scritta nel sangue, negli incroci delle vene.
Certo si possono descrivere, le curve i seni i fianchi,
le gambe affusolate e quel sedere che porta in giro
certo si può descriverlo, anche senza guardare.

La ragazza stava ritta e altera
quasi arrogante allo sguardo
Posso chiudere gli occhi e passarci a memoria su quelle curve,
e accarezzarle ancora, e ancora , e ancora
perchè è la poesia.

La ragazza ora dorme, in qualche luogo là fuori
La ragazza è con me, dorme quieta al centro del cuore
e da lì si espande ovunque,
ovunque c’è da sognare..

 

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Migrante stanziale, Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/04/05/migrante-stanziale/

C’era una zingara a vegliarmi le notti un tempo
appoggiata al muro
sempre sorridente nel suo abito rosso
e con sempre rose tra la mani.
La sua cornice dorata svaniva nella la notte
per me scendeva tra lampi di blu elettrico
a cancellare le ombre.
Poi svanì per sempre la sua gabbia
e fu sempre con me, a ogni ombra del bosco
nei pendii di montagna, dove crescono i narcisi
nel brillare del lago
in pezzetto di cielo disegnato
e ancora nelle notti più buie.
Ma per sempre non è per sempre.
E’ tornata alla sua cornice
sta in una casa che non so
e io giro al bosco
con un fischio a tremila hertz nelle orecchie
e confonde il silenzio
il canto e l’ incanto
e so che non la vedrò più nella sua cornice.

Anche se la cerco ancora
negli arcobaleni delle cascate
in un lago che brilla al sole
e deforma il profilo dei monti.
O solo nel buio della stanza.
Fuori dalla sua cornice dorata.

 

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Lei, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/04/04/lei/

Lei lo sa.

Se le dico andiamo a farci un panino al Mc. Donald qui vicino

tanto nel pomeriggio torniamo qua, a trovarla

così risparmiamo anche la benzina.

Lo sa

che sono in pena più di lei.

 

Lei mi vede.

Se trova un barattolino vuoto di bottarga sul lavello

mi vede ai fornelli

a farmi due spaghi, mentre non c’ è.

 

Lei non mi crede.

Se trova la sua foto a terra, appoggiata al muro

proprio a fianco del letto, ad altezza d’ occhio

magari al rientro delle vacanze

hai voglia a dirle che s’è staccato il chiodo e non ho trovato altro posto dove metterla.

Lei mi sa.

Anima muta, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/04/03/anima-muta/

Stava lì, sospesa,
si vedeva bene nell’ abitacolo pieno di fumo
sembrava come al bancone di un bar, strafatta
e beveva,
e fumava quelle super slim lunghe da zoccolona,
doveva aver ballato nuda sul cubo tutta notte.

Solo che il fumo era il mio
e l’ anima anche,
Nell’ aria fredda del mattino riprese a ballare
Non servì dirgli che ero stanco
sembrava sorda
nemmeno mostrarle le labbra, che leggesse,
sembrava cieca
e non diceva nulla
come muta.

Non diceva di primavere future
nè di prossimi inverni.
Non parlava di gioia
o dolore
solo si mostrava. e mi teneva sveglio,
io la pregavo di lasciarmi addormentare
che ero stanco, tanto stanco.
Ma lei non capiva più nulla.
E così
sono ancora qui.

Bimbi piumati

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/04/02/bimbi-piumati/

 

Tu guardi al cielo, azzurro e pieno di nuvole
magari puoi anche farci una poesia
che dica della bellezza.
Che dica del volo di quel piccolo gabbiano
che hai notato nell’ angolo più a destra.
Guarda! Dici al bimbo che osserva lo stesso cielo.

Ma lui non sente
non ascolta
lui ha le piume
e vola
immerso nell’ azzurro oltre le nuvole.
E’ nuvola e cielo.
E niente lo può tirare giù.

Lui è la bellezza.

Verrà un giorno

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/03/24/verra-un-giorno/

E’ sicuro.
Verrà quel giorno.
E verrà perchè c’ è chi già lo immagina.
Si potrà uscirà di casa
e trovare una cabina,
tipo le vecchie cabine telefoniche.
Ci si potrà entrare e uscire sulle rive della Senna
per una passeggiata
O in Stephansplatz
ad ammirare la cattedrale
e cercare quella pianista cinese che suona tanto bene.

La sera si potrebbe andare a Salisburgo,
per una cena al sushi rotating bar..
strano ma vero..
Va bè, all’ inizio basterebbe la riva di un lago qui vicino
o il centro di Bologna
chè lì “non si perde neanche un bambino”.

E la sera basterebbe un posto per guardar le stelle
che già ho visto in un lontano ieri.

E verrà quel giorno.
E’ sicuro.
Devo solo tener duro per esserci.

Primavera

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/03/22/primavera-2/

La strada per i monti mostra primavere antiche sempre nuove

I rossi sfacciati

e i bianchi purissimi

i rosa timidi

e gli allegri gialli delle Ginestre.

I monti sono profili di giovinezza,

e primule tante,

i soliti due merletti neri saltellano

sulle gambette esili, tra l’ erba.

Sembra dicano alle betulle tutt’ attorno

ancora nude

è primavera!

Sì, adesso è primavera

fuori e dentro

anche le betulle si vestiranno presto

con l’ abito nuovo

e danzeranno, braccia al cielo,

se il vento vorrà.

 

 

Un’ anima

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/03/21/un-anima/

E’ venuta a trovarci un giorno
non si sa perchè
nè quanto tempo rimarrà.
Forse è entrata dagli occhi,
come fa la gioia a volte
e la nostra casa ci è sembrata troppo piccola per contenerla
così che si allestiscono sempre nuove stanze,
per renderla accogliente,
perchè rimanga.

E ogni tanto si mostri.
Come una nuda primavera
nell’ abito fiorito di nuovo.

A volte parla come in sogno.
Chiede solo un prezzo da pagare.
Che l’ ami,
e la ricordi da sveglio.

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Desideri

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/03/20/desideri-3/

 

C’èra una donna sulla colma
bellissima
tra il verde raccoglieva i fiori
vestita dello stesso colore
e i ciclamini
del colore della sua vita
il viso ora è dissolto nel sole.

Qui, oggi, il ragazzo è uscito sul balcone
a fumare una sigaretta,
scarteggia un plettro sfregandolo sul mi basso,
per fare le note più ruvide
intanto unisce con lo sguardo puntini luminosi di stelle
per farne desideri portare nelle tasche
Disegna una donna china sui fiori
alla colma
vestita dello stesso colore
il viso dissolto nel blu profondo della notte.

Non è mai rientrato
non ha mai smesso di fumare
nemmeno ora che il fiato manca
e la vista traccia raggi attorno alle stelle,
e sdoppia la luna
e non se ne vede il centro.

Ma continua a disegnare
attento ai particolari
con tutti i suoi desideri in tasca
e ancora lo stesso plettro.

Sogna un vestitino nuovo,
di un colore mai visto
su un viso in pieno sole  al davanzale,
sarà un altro desiderio
da portare nelle tasche.

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Un’ armonica, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/03/19/un-armonica-2/

Babbo storceva il naso
e parlava poco
la musica era solo un sogno,
un bel sogno sì,
ma non valeva giorni persi di lavoro
diceva.

Intanto suonava l’ armonica
e anche i fili d’ erba
e l’ aria si riempiva di suoni
tra i narcisi e i ciclamini
sopra Brunate.
Da lassù guardava il lago
e il profilo dei monti all’ altra sponda
e quando guardava all’ altra sponda
aveva la mia stessa età
non misurabile in anni.

E questo ho imparato.
Quando io guardo all’ altra sponda
e seguo il contorno dei monti
come lui, ho la stessa sua età
non misurabile in anni.
E salgo ai narcisi e ai ciclamini
e trovo una fisarmonica che suona.
Basta una gita,
una strada
un colore,
un suono.
Un cannone a metà tra il cielo e il lago
che spara lontano un ricordo.
E risorge.

“E suonare mi tocca per tutta la vita”.

 

Vieni giù dal pero

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/03/18/vieni-giu-dal-pero/

 

Il nipotino dice che ogni tanto sto a parlare con gli angeli,
vuole solo dire che a volte non sto attento
e io però penso che è vero
sul mio pero ci sono angeli magnifici
che danzano, e si accarezzano
e risplendono
e il pero si è fatto altissimo
tanto che quasi non si sente più il solito Vieni giù dal pero.
Devi stare in silenzio a guardarli
se vuoi accarezzarli svaniscono
che solo una mano d’ angelo può accarezzare un angelo
e mamma diceva guardare e non toccare
e poi aggiungevamo
è una cosa da morire
era una Grande mamma.

Questo pensavo
fino all’ altro giorno
finchè, dovendolo chiamare, non ne ricordavo il nome
per un lungo dieci secondi
ho passato in rassegna tutti i nomi conosciuti
compreso quello di zia
che mi chiamava bravo signore
e intanto chissà dov’ era.

Poi ho pensato che, forse, anche lei stava a parlare con gli angeli.

Verrà qualcuno…

Verrà qualcuno a prenderla in questi giorni,
è l’ ora, hanno detto,
è stanca di fuggire,
sceglieranno il vestito migliore
per coprire un corpo devastato
ma sarà ugualmente nuda, e senza denari,
e lo bruceranno.

Verrà qualcuno in questi giorni
che dovevano essere di festa,
e per un po’ non ci si crederà.
Qualcosa arriverà anche qui
resterà a lungo
e farà dell’ estate un buio inverno
un inverno senza chiarori di neve.

Verrà qualcuno lì in questi giorni,
e non chiederà nulla
ma dagli la mano
e fai che se ne ricordi il nome.

Questo hanno detto,
ma non si sa mai
nessuno è infallibile.
Non dovesse venire
aspetta
e aspetta.
Aspetta.

05-08-2018 (prima che arrivasse davvero)

E’ avvenuto poi l’ incontro, il 28 08 208, ed ero lì, con in tasca le parole che non le ho dato, lei non era più lì.

Vieni

Vieni
dicevi come in sogno,
andiamo a dormire.
Vieni
dove i desideri partoriscono sogni
e le anime si abbracciano silenziose.

E così sono venuto,
la mano sul viso
la testa sul seno
e l’ anima a illudere la presenza.

Al risveglio, una gran solitudine,
ma c’è un corpo nel letto
proprio qui a fianco.
Invita ad accarezzarlo,
così la mano sale,
dal polpaccio alla curva dei glutei,
dove un tempo si sarebbe fermata,
e continua,
timorosa e leggera
sale fino al seno.

Le basta solo un piccolo rassicurante movimento,
un respiro.
E poi il sonno può riprendere tranquillo.

 

scultura Christina Botwell

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Il bar delle gazzose

Ci si trovava lì la sera,
sulle sedie tutte in fila
davanti alla televisione
e c’era Carosello,
e il cielo era bello
e non per la rima.
Si poteva prendere una gazzosa
e una liquirizia col buco come cannuccia.

E dopo Carosello a nanna!
Il sabato però, il sabato si Raddoppia!
e si poteva restare fin che il cielo era scuro
pieno di stelle.
Naso all’ aria,
che l’ aria aveva un buon profumo
e mamma era bella sotto le stelle.

Non era lontano,
ci si arrivava salendo fino alle mura,
costeggiandole poi fino in fondo,
dove le mura svoltano verso l’ asilo delle suore,
era lì.

Oppure si potevano fare le vie interne
e salire di fianco alle mura,
passando dal Lucernetta,
fino all’ asilo,
era proprio lì di fronte.
Non ci voleva molto ad arrivare.

Oggi ancora meno,
il tempo di un sogno.
Senza neanche muoversi dalla poltroncina dondolante.

foto mia

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