Strada facendo, di Franco Bonvini

Al km 147 in autostrada il cielo è azzurro
i paracarri a fianco, la campagna, le case,
scorrono via veloci negli angoli degli occhi.
Pochi chilometri più avanti
inizia a colorarsi di scuro,
il sole si impiglia in un campanile
mentre manda gli ultimi raggi d’ arancione
prima di affondare alle sue spalle.

Resta solo, il cielo
scuro e azzurro senza sole
pieno di segni e nuvole rosa,
guarda! ecco due ali, un paio di baffi,
maschi e femmine disegnati, pirati,
e un galeone volante per salirci con la fantasia.

Pochi chilometri ancora perchè i disegni virino dal rosa al nero
e il cielo dall’ azzurro al profondo blu.

E lì che appaiono le stelle
una, dieci, cento,
mille brillanti stelle.

Ora.
Se dico cielo
è il nostro cielo che guardo
fatto dell’ azzurro del vestito di mamma,
del nero delle sue scarpine.
Se dico sole è il suo sorriso.
Se dico pioggia, il suo pianto.
Lei lo sa che guardo le stelle
e che mi ci perdo ancora
come nei sogni di bimbo
così tanto da scordare l’ uscita dall’ autostrada.

Lo sa fin troppo bene.

E ancora,
se non ci fosse memoria di quel cielo
potrebbero cadere tutte le stelle,
e conficcarsi a terra
in un parcheggio d’ autogrill
insieme a tutto il galeone.

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Evoluzioni, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/02/12/evoluzioni-2/

Gas!

E l’ aereo iniziò a rollare sull’ erba appena tagliata.

Prese subito velocità, ma era facile con quel rapporto peso potenza.

Un leggero tocco alla leva del piano di coda e l’ aereo iniziò a salire, prima lentamente, poi, con un brusco movimento del pollice e alzando l’ acceleratore si impennò puntando dritto al cielo.

L’ altra leva, qualla degli alettoni, a destra, per iniziare a volteggiare, avvitandosi nel cielo azzurro.

Pareva danzasse, piroettando, guardarlo da terra era proprio uno spettacolo.

Il rivestimento delle ali, come braccia aperte, teso e lucido brillava al sole e l’ aereo lasciava una scia di fumo e olio di ricino, bianco e profumato.

“Prima che stalli puoi portarlo in posizione orizzontale sai, poi capovolgerlo manovrando gli alettoni e allora lo stesso movimento del piano  di coda che l’ aveva fatto salire lo manda in picchiata, tanto per riaquistare velocità e con mezzo loop tornare a risalire verso il cielo con più potenza.”

Arrivò quasi a sparire, era solo un puntino nel cielo, prima dello stallo.

Il piano di coda e il timone giocavano insieme per mantenere l’ aereo fermo, in stallo, in piedi, dritto in mezzo al cielo.

“Decidi tu quando portare il motore al minimo, puntare l’ aereo a terra e cadere per gravità, decidi tu quando portare gli alettoni a destra e il timone di coda a sinistra per iniziare un avvitamento lento, apparentemente sgraziato e incontrollato dal quale l’ aereo non ne esce più, neanche riportando i comandi a zero.

Ma non c’ è da preoccuparsi, l’ ho fatto mille altre volte, al momento giusto basta un colpo d’ acceleratore e l’ aereo esce dalla vite, ripunta dritto a terra, e avanza anche tempo e spazio per portarlo in orizzontale, in direzione della pista, oltrepassare gli alberi e iniziare la discesa per l’atterraggio…”

Dalla sua postazione, immobile nel letto, lei guardava da dietro le palpebre chiuse, tutte queste evoluzioni che le raccontavo, immaginava l’ azzurro e il giallo, e il rosso delle ali brillare sopra i verdi alberi in fondo alla pista, e poi la discesa sul prato.

Ne ero sicuro, di quando in quando scorgevo un sorriso , (e avreste dovuto vederlo il sorriso di mamma) così ricominciavo…
Gas! E l’ aereo ripartì rollando sull’ erba verde…

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Non ho la parola, di Franco Bonvini

Non ho la parola, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/02/11/non-ho-la-parola/

La vedi la mattina, appena sveglio,
s’ alza pianissimo,
ogni giorno,
in alcuni filtra tra il verde degli alberi e porge un buongiorno
in altri si spande e riverbera su un bianco di neve
in altri ancora alza goccioline danzanti nelle pozzanghere,
e il cielo è tutto grigio.
In fondo non importano i colori,
quella cosa che si alza ti prende,
ti porta a vedere tutti i colori dell’ arcobaleno.

Ti tiene un attimo eterno
poi è tardi, bisogna andare.

Ma resta una sensazione,
come aver visto qualcosa di invisibile
che si percepisce bene,
un sentiero verso la gioia e l’ armonia.
O il contrario, l’ armonia che sta per venire..
E non ho la parola per dirla.
Fotografi ogni secondo della giornata
cercando in ogni fotogramma quando viene.

E’ come una fame di meraviglia
che non sfama mai,
Rende miracolosi i giorni.
Perchè viene,
sempre.

 

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Oggi lo so, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/02/10/oggi-lo-so/

Da un vecchio scritto:

https://bonvinifranco.wordpress.com/2018/05/03/il-figlio-della-jugoslava/

Oggi lo so,
quel bambino dagli occhi neri e furbissimi
quello che non sapeva stare nel banchetto
guardava sempre dalla finestra un altrove che non capivo
verso dove le rocce slavavano nel buio.

Oggi lo so,
all’uscita di scuola non erano le case di Como che vedeva,
le sue avevano gli occhi strappati
e fantasmi alle finestre,
meno una,
quella verso cui accellerava il passo.

Oggi lo so,
lo chiamavano il figlio della iugoslava,
e lei jugoslava non era,
quel bambino era tutto ciò che lei era, adesso.

Oggi lo so,
Oggi sono nato ancora
a Fiume,
In qualche altro mondo,
e guardo le case col cuore strappato.

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Incontriamoci all’iper, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/02/05/incontriamoci-all-iper/

La strada è semplice,
alla rotonda a sinistra e poi la prima a destra
proprio quella rotonda che hai appena passato.
Ma non importa, puoi fare inversione alla prossima,
fai tutto il giro, senza imboccare il ponte e torni alla rotonda giusta
ma intanto sono già sul ponte.
Non resta che percorrerlo fino alla rotonda in fondo alla discesa.
Arrivato lì, ricorda, non imboccare la superstrada
riprendi il ponte e attraversalo,
da lì, ricorda, la prima a destra,
stai concentrato
poi ancora a destra,
lascia stare la fantasia,
poi sempre dritto fino all’ iper.. o era il mattino?
Ed eccola lì, la grande S famosa.
Ecco, potremmo incontrarci lì un giorno
senza riconoscerti.
Tu portami a casa.

Per aspera ad anima, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/02/04/per-aspera-ad-anima/

Giocavo con ogni cosa,
coi sassi, con le tartarughe
che stavano in un piccolo giardino segreto
dietro una porticina in legno annerito in fondo al cortile,
e con tutti i suoi abitanti,
vermi a palla, pettirossi, millepiedi
nani da giardino e elfi,
nascosti sotto le palme.
E sopra le palme le nuvole disegnavano il cielo.

C’era sempre una musica.

Poi, un giorno, la notte crebbe all’ improvviso.
Il giardino, per la troppa voglia d’ avventura sfiorì.
Non servì a nulla una coperta,
o fingere di dormire,
la notte durò molti giorni.
E Lei non si vedeva.
C’era la paura,
dello straniero con la tasca nuda,
a cui oggi non so voler male,
e di chi sapeva, e guardava, e studiava.
Perfino le stelle, e la luna,oltre i vetri
disturbavano il buio che nascondeva le cose.
Durò molti giorni.
Finchè quella musica tornò a prendermi,
senza alcun merito
se non l’ amore.

Oggi resta solo un pò di penombra
la sera.
Forse è sempre Lei.
O forse è il giubbino all’ appendiabiti.

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Multietnica, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/02/03/multietnica/

Guarda!
Irina ha un accento russo
suona sous le ciel de paris alla fisarmonica
nel sottopasso de cavalleggeri al Vaticano
ti sorride, al passaggio
e ti chiede una monetina.

Intanto Guendaliña sta senza denaro e senza passaporto
passati di mano sul metrò
ma ha gli occhi che brillano mentre lo racconta
perchè intanto ti racconta tutto il suo paese.

Carmelo non lo conosco
ma non è qui
e non ci dev’ essere neanche nella vita di Cettina
che l’ ha tatuato sul braccio
e tira il riso ai piccioni
da una panchina della grande piazza.

Se ti volti,
il tevere, più in là, scorre come sempre
tranquillo
e se non ne sai il nome
somiglia tanto al tuo fiume.
Vedi amore?
C’è bellezza da vedere dappertutto.

Solo al rientro, in albergo,
mi son accorto che non c’eri.

 

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Un bosco, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/01/30/un-bosco/

E la vita è un bosco.
E ci passi attraverso
e sembra che tutto cresca intorno
ma tu no, non ci sono specchi.
Le morbide foglie di primavera
che un attimo prima spostavi con le mani
aprendo spiragli sulla radura
cercando sempre nuovi stupori
imbiancano veloci di neve.
(vi risparmio silenziosa e lieve).
Meravigliosa, questo sì.
Gli alberi si fanno pesanti di lei
tanto che alcuni non ne sopportano il peso.
Sembra un tempo veloce.
La neve presto si scioglie al sole
mostrando di nuovo la terra
e l’ erba nuova, e i cespugli di margherite.
La nuvole viaggiano veloci in cielo.

Poi un giorno arrivi sulle rive di uno stagno
calmo
un luogo dove il tempo è sospeso
in un cielo senza nuvole,
e ti specchi,
e sei cresciuto più del bosco.
Ma intorno le foglie sono sempre morbide
e puoi ancora spostarle con le mani
per altri quotidiani miracoli.

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Idrovolanti

C’è una panchina sulla passeggiata a lago,
è immersa tra cespugli e aiuole fiorite
da lì si vedono gli idrovolanti partire
e puoi sognare viaggi in mongolfiera
fino alla cima dei monti.

Da questa poltroncina invece, a scriverne,
a volte mi duole il petto
e allora penso che non stai bene qui dentro
dove abiti
come volessi aprirti un varco,
uno spiraglio,
e uscire per andar ancora ai campi,
tra le margherite,
e poi su fino ai narcisi, in mongolfiera.
Oppure al bosco,
a cercare muschio e ciclamini
o anche soltanto in quella panchina in riva al lago
a guardare con me gli idrovolanti.

Me ne sto immobile
per lasciarti uscire,
e sto a vedere che succede,
se diminuisce la pressione nel petto.
Ma tu non esci mai.

Allora esco io,
ti porto per campi, tra le margherite
oppure al bosco, a cercare muschio e ciclamini
per sentieri conosciuti poi
arriviamo fino al lago.

C’è una panchina tra i fiori
per guardare gli idrovolanti
e sognare viaggi in mongolfiera.

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Arriva la befana, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/01/29/arriva-la-befana/

Il fiume scorre lento attraverso il paese.
E’ pieno di lanterne gialle e rosse,
come a illuminare la via.
Dicono che debba arrivare qualcuno.

Intanto grandi fuochi indorano l’ acqua.
L’ ansa del fiume è una grande piazza
dove danzano le streghe.
C’è un grande cervo che brucia,
col suo cavaliere,
e l’ albero dei frutti luminosi sparge le sue fiammelle nel fiume,
come semi,
e scorrono, e vanno, e spariscono lontano
con la corrente,
e sorgeranno altri alberi,
per miglia e miglia lungo le rive.

Tutti attendono qualcuno,
il mangiafuoco, i saltimbanchi,
i bimbi salvati dalla paura del pentolone,
perfino le cose e i fiori che si illuminano
come si illumina il cuore dei bimbi.
C’è anche un basilisco dagli occhi rossi che guarda in su
verso il ponte dove stiamo.
Ma nessuno muore.

Ed ecco che arriva,
sbuca da sotto il ponte
una piccola vecchina fuori moda
nera nera nella sua barchetta di carta luminosa.
Ha freddo e cammina a fatica
ma ha un dono per tutti.

Anche per me che ho un braccio un sorriso che abbaglia,
col suo cuoricino illuminato.
E le tasche piene di sogni.

befana
Il sogno.
E’ quello il dono.