SMASCHERARE GRAY

HECHIZO VP

A pochi fortunati è stato concesso il dono dell’eterna giovinezza, in virtù di quale patto col diavolo o segreto condiviso, non ci è dato sapere. C’è da invidiarla questa schiera di (non) eletti dato che – attraverso i millenni – per la conquista di cotanto privilegio si sono scomodate intere mitologie, combattute le più leggendarie battaglie, consumati sacrifici in nome dei più disparati “graal”.

Il potere scorre nelle loro vene dorate, i loro volti brillano come diamanti indistruttibili forzosamente incastonati sui nostri schermi da maldestri orafi: gli artigiani della metainformazione.

Non invecchiano, non cedono: esteti dell’immutabile, divinità fuori dal tempo. Ma il trucco c’è, e si vede. Qualcuno infatti invecchia e si abbrutisce al posto loro: questo è il segreto. Il ritratto sul quale è stata gettata la maledizione del tempo siamo proprio noi, comuni mortali senza destino. Siamo noi la tela che riflette il volto avvizzito e il corpo deformato del potere intramontabile, siamo noi la tela di Basil che ammuffisce al posto del giovane esteta senz’anima. Viviamo ai piedi di un Olimpo la cui cima giunge al di là della verità e della menzogna.

La narrazione di questa grottesca mitologia continuerà all’infinito se non riusciremo a squarciare la diabolica tela in cui ci ritroviamo dipinti, divisi gli uni dagli altri e persino all’interno di noi stessi, come loro ci vogliono. Per farlo dovremo riprendercelo il destino smettendo di farne solo una questione politica o economica, trasformandola in una questione estetica.

Sia questo lo strappo, l’atto di civiltà che possa restituire alla tela la sua originaria bellezza, i suoi colori giovani… e al potere di questi strani giorni, i coerenti connotati di un vegliardo triste e sconfitto.

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DE-SCRIZIONE DELLA DESCRIZIONE

HECHIZO VP

Descrivere come “estrarre qualcosa da ciò che è scritto”: la descrizione non aggiunge senso, non completa la definizione di un oggetto, vale l’ esatto opposto. 

Descrizione è destrutturazione. Ogni aggettivo, espressione o combinazione di frasi che si riferiscano alla fonte (l’ oggetto) è in realtà estratto dalla fonte stessa, un processo del logos (logico…) di sottrazione che ci avvicina all’ “indescrivibile” quando cioè non è più possibile estrarre senso dall’oggetto. 

Prima dell’ indescrivibile, che – paradossalmente – è già descrizione, sta l’ oggetto allo stato di puro significato che ancora non ha spiegato alcuna delle sue potenzialità. Tutto ciò è esperibile con qualsiasi oggetto-parola (o parola-oggetto) che possiamo prendere in considerazione e può portare la nostra mente a conseguenze interessanti, alle soglie della metafisica e del puro spirito: l’ indescrivibile. 

Propongo la pratica di questo esercizio: partite da un oggetto qualsiasi, o un vocabolo (ai più attenti non sfuggirà che entrambi i termini valgono la stessa cosa, i meno attenti hanno appena letto ciò che può essergli sfuggito quindi ora siamo a posto e tutti attenti…) e iniziate a descriverlo magari appuntando gli aggettivi, i termini e i pensieri che l’ oggetto-vocabolo vi suggerisce in modo da evitare ripetizioni. Probabilmente vi sorprenderà la lunghezza del percorso, ma per coloro che giungeranno alla soglia dell’ indescrivibile sarà ad attenderli un’esperienza molto interessante e davvero difficile da… descrivere.

E poi aggiungo,

per descrivere occorre sottrarre:

nel percorso di definizione

de-scrizione è sottrazione,

rappresenta un camminare all’indietro,

disintegrare l’oggetto osservato

verso la sua condizione di potenzialità assoluta*

disintegrare l’oggetto osservato

rappresenta un camminare all’indietro,

descrizione è sottrazione

nel percorso di definizione:

per descrivere occorre sottrarre,

e poi aggiungo.

V.P.

*Per maggior facilità di comprensione del testo, leggere questa frase 2 volte.

IN-FINITO, di Hechìzo VP

Hechìzo VP

L’infinito è un concetto limitato in quanto concetto. Quell’ “IN” che parrebbe una negazione della “FINEM” (che vale “estremità”, “orlo”, “punto di divisione tra”) è piuttosto una particella allocativa, la rivelazione di un “dove”.

La realistica palpabilità dell’infinito è possibile soltanto nella finitezza. Sperimentiamo il finito quotidianamente, esso è l’ orizzonte della nostra percezione ed è da qui che scaturisce la possibilità dell’infinito (come prospettiva o ragionamento) di cui altrimenti non avremmo coscienza né concetto appunto. 

La possibilità dell’ infinito va dunque cercata nell’esperienza del finito e solo qui possiamo cercare la sospensione della realtà attraverso la direzione vuota, il non fine. Pronunciando le parole “sempre” o “mai” – anzi già pensandole – l’infinito collassa nel limite del concetto stesso che esse producono e in quello dell’esperienza linguistica (l’unica in cui può manifestarsi).

All’interno dei perimetri del finito, che è la nostra naturale e – questa sì – “eterna” condizione di partenza è rinchiuso il significato dell’infinito e la sua fisiologica richiesta di venirne liberato deve necessariamente restare irrisolta. Infinito è dunque intento perpetuo in-finito e irripetibile nello stesso non-tempo che è un non-dove. Può sembrare un ragionamento complicato o  apparentemente contraddittorio, ma basta voler smettere di comprendere per farne esperienza diretta e presa di coscienza immediata. Finito?  Ricomincia. E così per sempre mai.

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I funerali del Presidente (o la divina Commedia del potere)

Hechìzo VP


Lo stuolo di necrofori pinguini

compagna il Presidente in bianchi guanti,

la bara pien d’ottoni e cherubini

non teme traversate d’ Acheronti.

Due spicci sulle palpebre la dote

Minosse inservilito e senza coda,

bandiere gonfaloni e sacre rote,

il pianto no ché non va più di moda.

L’inferno non sarà di contrappasso

per chi la buona sorte arrangia il fio,

se un papa ad altro impero cede il passo,

ha un altro paradiso o un altro Dio.

E s’anche l’aldilà è correr all’oro

c’ingegneremo ad astrattar metalli,

magistri e profetastri in patria loro

e noi alchemicando nei teocalli.

Commedia del poter senza risate

tanto gentile e disonesta pare,

endecasillabando a mo’ di vate

corono e mitrio quello che mi pare.

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ANIMALEDETTO

Hechìzo VP

Il distacco della specie umana da quella animale è un processo che non si concluderà mai per le catene biologiche, economiche ed ecologiche che ci tengono legati a loro.

Il mondo animale non smetterà mai di accompagnarci e di esprimere simboli efficaci nell’esperienza umana fino a significarci nei nostri territori psicologici: un aiuto che ben vale la concessione di qualche pisciatina o il sacrificio di una poltrona da mordere e graffiare…

Questa canzoncina vuole esprimere un piccolo gioco di destrutturazione linguistica attraverso alcuni simboli zoo-logici di cui è intrisa parte della nostra psicologia sociale.

Mi penso nudo

e mi faccio schifo,

ci son due oche

qua qua qua che fanno il tifo.

Mi penso buono

i rimpianti in mano

c’è un coccodrillo

già con le lacrime invano.

Mi penso vero

o almeno credo,

ci son tre scimmie

che non sento, parlo, vedo. Continua a leggere “ANIMALEDETTO”

LA NAZIONE DEGLI AMANTI

HECHIZO VP

L’ “Eros” è uno spazio ontologico che può sfuggire al controllo del Leviatano malgrado i suoi tentativi di farne territorio di conquista attraverso vari strumenti quali la finzione dei simboli (fase linguistica) e la propaganda pornografica (fase industriale).

La falsa proposta dell’ opzione sull’Eros come atto individuale e autosufficiente tenta di invertirne la natura in una scelta circoscrivibile tutta all’interno di interpretazioni razionalistiche: un innesco autodeterminante. Ma l’unico confine razionale che Eros accetta è quello del confronto col mistero dell’altro e la sua accettazione: non è un confine che delimita o esclude, è orizzonte bensì che accoglie.

Eros è una terra libera e come tale abitale solo da una nazione disobbediente: atti come pudore e fedeltà ad esempio assumono questo valore di disobbedienza alle fasi linguistica e industriale imposte dal Leviatano che vuole Eros come strumento di controllo dell’individuo. Esso invece, veicolato dai simboli della mitologia e della letteratura, ossia le narrazioni significanti di ogni civiltà, punta sempre a valicare i confini del tempo istituzionalizzato nel costume, come fatto ultra-storico che il Leviatano, in quanto fatto sempre storico, teme.

Eros è linguaggio fuori dal tempo e dallo spazio, linguaggio pericoloso per lo schema in corso quando gli resiste escludendolo dalla sfera pubblica, e lo fa paradossalmente con un atto di accoglienza incondizionata e privata : sottraiamo terra al Leviatano con il linguaggio segreto degli amanti, edifichiamone la Nazione.

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SUB VERSUM (Elogio della sovversione)

Hechìzo VP

La sovversione è tale finché sfugge alla sua stessa istituzionalizzazione e resta prospettiva di capovolgimento.

Principio della sovversione è il linguaggio finché resiste al formalismo di cui lo “slogan” è l’ultima deriva: la sua istituzionalizzazione.

Quale inventore di forma, l’artista è necessariamente un sovversivo e quale inventore di linguaggio, in particolare, lo è il poeta e in tal senso ogni sovversivo è un poeta.

Valentino Picchi “Hechìzo”.

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