SEA VILE WAR (la guerra civile al tempo dei social)

                                                           HECHIZO VP

Proviamo con umiltà e realismo a pensare per un momento a quanto mare (1) può esserci tra un fatto che accade nella complessità del suo oggettivo dispiegarsi, nella sua storicità ancora non condivisa se non dagli effettivi protagonisti di quel fatto, e la nostra personale e soggettiva interpretazione dello stesso. Pensiamo alle onde di questo mare come alle parole che lo compongono e alla difficoltà di dare un nome a ogni onda come a ogni parola. Pensiamo.

Credo appaia facile osservarsi come i naufraghi (2) disorientati tra i flutti di un discorso: urgono dunque “capitani” che ci trasportino da una sponda all’altra del significato sino al liberatorio grido “Terra!” quando all’orizzonte appaiano le rassicuranti coste di un’opinione (3).

Siamo sulla nostra barca allora, la stessa, in attesa di argomenti per lo sbarco sulla terra a noi promessa della definizione del sé, lì dove la perentoria alternativa è l’annegamento nell’anonimato del non-scritto che equivale oggi, nella geografia degli argomenti, al non-esistito. Continua a leggere “SEA VILE WAR (la guerra civile al tempo dei social)”

IL MIO NOME E’ PAURA

Hechìzo VP

Ti ricordi di me? Sono quel batuffolo peloso che comprasti in un negozio di animali: tua figlia non la smetteva di frignare “Ti prego papà!” erano mesi che pregava papà, e alla fine cedesti facendo persino opera di convincimento su tua moglie. Lo facevi per tua figlia certo come no, ma anche un po’ per te: se nella vita non ti obbedisce niente proviamo almeno con il cane, giusto?

  Così venni a stare da voi, all’ inizio eravate tutti coccole e carezze sì anche quella stronza di tua moglie, ero felice.

  Mi hai fatto addestrare per rendermi quanto più simile a te e devo dire che ero diventato piuttosto bravo: “Qua la zampa!” “Seduto!” non perdevo un colpo. Poi il tempo è passato, tua figlia stava crescendo, le tue inquietudini crescevano e insomma le cose sono iniziate presto a cambiare finché smisi di essere il centro delle vostre giocose attenzioni.

  Improvvisamente la casa divenne più piccola, il mio spazio si ridusse finché i confini segnati dai vostri indici tesi e dalle vostre urla si erano talmente ristretti da permettermi il lusso dei movimenti più elementari, i salti di gioia al tuo rientro alla ricerca di risposte dai palmi delle tue mani ormai ti disturbavano, mi respingevi “Buono! Mi sporchi il vestito!” Continua a leggere “IL MIO NOME E’ PAURA”

APOLOGIA DEL BACIO

Il bacio è un fatto privato,

teleologia di nascite è il bacio,

tra cielo e mare l’orizzonte è il bacio,

la nostra vita insieme è un bacio,

i miei figli conseguenza del primo bacio,

la morte è un bacio magnifico tra

fisica e metafisica,

i libri mi baciano in continuazione,

l’abbraccio è un bacio dei corpi,

uno schiaffo può significare un bacio,

baciamo le mani col senso dei piedi,

l’amicizia è un bacio oltre il sangue Continua a leggere “APOLOGIA DEL BACIO”

MAIEUTICA

HECHIZO VP

LA MAIEUTICA DI UN GIORNO VUOTO

MI HA TRATTO

FUORI DAL CERCHIO,

NON MI HA DATO NOMI

FACENDOMI SCORDARE IL MIO

E TUTTI GLI ALTRI

COME UN CATTIVO ESEMPIO.

IL CANTICO DELL’ASSASSINO

RISUONA NEL GIOCO

DI UN GATTO: PER LUI

LA CRUDELTA’ E’ UN’ ABILITA’.

E’ BEN STRANO

IL DESTINO DELLA REALTA’,

SI CRISTALLIZZA NELLA LUCE DI

QUESTO GIORNO VUOTO CHE AVVOLGE

L’ATTESA D’ INTENZIONI ALTRE,

MIE O DI QUEL GATTO.

Puoi esplorare l’attività artistica e il mondo intellettuale di Valentino Picchi “Hechìzo” sul blog http://hechizovp.blogspot.com e il suo profilo Facebook Hechizo VP

 

BUON VIAGGIO

Hechìzo VP

Il tuo cammino non  è fatto di passi; è un unico passo. Le molteplici immagini che compongono il viaggio producono un solo risultato: tu adesso, irripetibile; e basta un solo passo per cambiare la direzione di tutto il viaggio che è fatto di direzioni e non di mete.

Sebbene composto di gocce indistinguibili – delle più diverse forme e dimensioni – esiste solo il mare. 

Distogliendo lo sguardo dai passi puoi riuscire a vedere la direzione di quel singolo, unico passo che è la vita stessa e contemplarne l’orizzonte.

Il frammento spiega se stesso e non l’insieme, mentre l’insieme dispiega tutti i possibili significati del frammento. Da adesso buon viaggio, ma solo fino adesso. E poi buon viaggio.

VIANDANTE, SONO LE TUE IMPRONTE

IL CAMMINO, E NIENTE PIU’,

VIANDANTE, NON C’E’ CAMMINO,

IL CAMMINO SI FA ANDANDO.

ANDANDO SI FA IL CAMMINO,

E NEL RIVOLGER LO SGUARDO

ECCO IL SENTIERO CHE MAI

SI TORNERA’ A RIFARE.

VIANDANTE, NON C’E’ CAMMINO,

SOLTANTO SCIE SUL MARE.

(Antonio Machado)

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EURO WALK

Passeggiando fra

l’intelligenza delle case,

le intuizioni sono fiori

e tu sei vera

come prima che l’Europa

scomparisse e un soldo

ci vendesse.

Persi nell’intelligenza

di una rambla, eri bella

davvero vestita di Gaudì.

Camminai da solo nelle

campagne d’Essex

coltivando Babilonie che

raccoglievo a Londra.

Perforammo il bianco d’Austria e

a Monaco era freddo

come a Monaco dev’essere,

il problema era cenare.

A Venezia fingemmo

la bellezza di Venezia,

anche lì era capodanno.

Di Parigi ricordo solamente

dei fantasmi, i miei e

quelli che trovai,

ero acerbo come

un frutto di speranza.

Nell’andaluso giallo

ero a mio agio fra

zingari e poeti, tu

brillavi di una

tristezza allegra.

A Lisbona fondammo

inconsapevoli una nazione nostra,

sostenuto da Pessoa

immaginavo ritorni.

Passeggiando fra

l’intelligenza delle case,

le intuizioni come fiori,

torneremo sempre qui,

come prima che l’Europa

scomparisse e un soldo

ci comprasse.

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HA VINTO

HECHIZO VP

Ha vinto la democrazia, ha vinto il buon senso, hanno vinto gli italiani, ha vinto il cambiamento… Che strano: vince sempre qualcuno o qualcos’altro, tu non vinci mai.

Non c’è narrazione che ti veda protagonista, esultante in cima a un podio con il tuo sudato trofeo in mano: tu, proprio tu, nomeccognome e faccia da stampare su un giornale o far girare in TV o su internet. La notizia è proprio questa: non balzerai agli onori delle cronache se non come un piccolo, anonimo tassello degli insiemi in cui ti hanno ficcato senza neanche chiederti il permesso.

Ti hanno insegnato dai tempi della scuola che “sei” parte di qualcosa e non che ne “fai” semplicemente parte, ti hanno insegnato cos’è opportuno e inopportuno pensare, cos’è vincere e perdere… ora fanno di te quello che vogliono perché hai ciecamente coltivato l’illusione di poter scegliere da che parte stare e di che colore essere quando in realtà i colori li avevano già decisi.

Questa cosa che chiamano storia è solo un racconto di cui sei ospite: ti raccontano ad esempio cos’è il Medioevo o che certe rivoluzioni hanno portato dei cambiamenti in giro, che le guerre mondiali sono soltanto due e sono entrambe finite, che hai un debito… e tu ci credi.  Sarebbe anche tutto ammissibile, non fosse per il fatto che in nessuna pagina di questa storia c’è scritto il tuo nome. Tutto ciò che “sai” ti è stato insegnato, non lo hai imparato altrimenti lo vedresti benissimo, ad esempio, che la cosiddetta “Seconda guerra mondiale” non è mai finita o che l’impero romano ha smesso d’esser tale non per colpa dei “barbari” ma dal momento in cui Roma ha smesso d’essere un’idea.

Forse per avere una qualche voce in capitolo è ciò che devi fare anche tu: smettere di essere un’idea, un’idea pensata da altri.

Riprendi tutto in mano, non è poi così difficile scovare le falle del racconto: basta osservarne le ragioni e le ragioni di chi lo ha stabilito risalendo fin addove mito e cronaca arrivano a confondersi. Per riuscire in questa impresa devi uscire dalla storia così come te l’hanno imposta perché non ti riguarda veramente, perché non hai partecipato mai alle cause ma sei sempre stato semplice spettatore delle conseguenze: la storia in fatti non l’ha mai fatta nessuno, dal luogo delle conseguenze abbiamo sempre ascoltato il racconto delle cause. Compi allora il tuo personalissimo scisma: se non esci dalla storia, la tua massima aspirazione potrà essere quella di una piccola nota a margine nel grande libro delle vittorie e delle sconfitte per cui democrazia, buon senso, cambiamento o addirittura gli italiani continueranno a vincere, tutti, al posto tuo.

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IL PIANETA DI GRETA

Hechìzo VP

Il pianeta di Greta è un posto davvero strano: è identico al nostro in tutto e per tutto – una sorta di specchio – ma fatto di abitudini estreme e popolato di gente esageratamente sensibile a certi temi, insomma ci tengono alla pelle e a quella di tutti. Valutato ad esempio il fatto che un solo volo in aereo per coprire un’ipotetica  distanza da New York a S.Francisco produce il 20% dei gas serra emessi in un intero anno da un’automobile non catalizzata, il traffico aereo è stato interamente paralizzato fino al completo sviluppo di nuovi carburanti, manca poco comunque: da decenni i grandi colossi finanziari si sono mossi con investimenti di centinaia di miliardi di dollari/euro in energie a impatto-zero, quello che sta succedendo – con fatale ritardo – anche sul nostro pianeta dal momento in cui Goldman Sachs, JP Morgan & affini hanno deciso di proiettare i loro interessi sulle rinnovabili, d’altronde qui sono i soldi che decidono sulla nostra salute e sul destino del pianeta stesso non certo il bene supremo dell’individuo universalmente inteso, come succede là sul pianeta di Greta. Puoi figurarti come, sul pianeta di Greta, l’automobile (superata da un pezzo come mezzo di spostamento privato) fosse a suo tempo considerata una vera iattura, nessuno gongolava più per la cazzo di automobiluccia nuova… e non parliamo di internet e inquinamento elettromagnetico… sì forse esagerano, credi? A ben guardare ciò che distingue, almeno culturalmente, gli abitanti di quel pianeta da noi è un fattore su tutti: il “principio della delega”. Sul nostro pianeta infatti, o almeno in una sua parte (quella “progredita” diciamo), finché un aspetto della realtà non viene elevato su uno spettro di massa è come se non producesse effetti sulla realtà stessa, o questi effetti fossero del tutto ininfluenti. Come può una caccolina del mio naso lanciata fuori dal finestrino mentre attendo il verde del semaforo contribuire a una catastrofe ambientale planetaria? Quale processo industriale implicato nella produzione del mio “make up”, del mio vestito nuovo o del mio capuccinoecornetto può mettere in discussione il mio intero sistema di abitudini e valori? E’ così, inquini da quando sei nato e i tuoi genitori prima di te: anche il tuo respiro malato di modernità contamina l’ambiente intorno a te.  E pensare che fai una differenziata chirurgica, non mangi carne e guai a chi ti tocca i cani, per non parlare di tutti quei selfie che comprovano le tue filantropiche militanze… e cos’ altro posso fare io che non sono nessuno? Vabbè… deleghiamo a qualcuno il compito di guidarci, qualcosa inventeranno, magari gli stessi che ci hanno messo in questo casino. Fa’ finta di niente allora e prega che non si sappia troppo in giro della tuia indole inquinante, continua a essere nessuno, spera che la tua esistenza non si scolli dalla confortante e anonima realtà quotidiana per diventare uno spettacolo di massa: non avresti scampo, l’esercito di “Greta” verrebbe a cercarti e sarebbero veramente cazzi tuoi: non dal semaforo, non dalla macchina, ma dal destino della tua caccola dipenderebbe quello dell’intero pianeta Terra se il pulpito lo decidesse, esso direbbe chi sei, in cosa credere e cosa devi fare… altro che differenziata. Oppure lasciala stare quella ragazzina, non tifarle contro o a favore, ignorala, non inquinare anzitutto la tua attenzione, non distrarla da ciò che va fatto, intervieni su te stesso cioè la porzione di realtà che più ti riguarda prima che lo faccia il pulpito mediale se vuoi seriamente rendere il tuo pianeta almeno simile al pianeta di Greta di cui, forse, fino a qualche giorno fa ignoravi persino l’esistenza: il venerdì continua ad andare a scuola o a lavoro, ma vacci in un modo diverso: ti stupirà pian piano capire che sul pianeta di Greta non esiste nessuna “Greta”, mentre qui fai ancora in tempo a prendere in considerazione le logiche conseguenze della  possibilità che esista tu e le tue abitudini assurde.

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SMASCHERARE GRAY

HECHIZO VP

A pochi fortunati è stato concesso il dono dell’eterna giovinezza, in virtù di quale patto col diavolo o segreto condiviso, non ci è dato sapere. C’è da invidiarla questa schiera di (non) eletti dato che – attraverso i millenni – per la conquista di cotanto privilegio si sono scomodate intere mitologie, combattute le più leggendarie battaglie, consumati sacrifici in nome dei più disparati “graal”.

Il potere scorre nelle loro vene dorate, i loro volti brillano come diamanti indistruttibili forzosamente incastonati sui nostri schermi da maldestri orafi: gli artigiani della metainformazione.

Non invecchiano, non cedono: esteti dell’immutabile, divinità fuori dal tempo. Ma il trucco c’è, e si vede. Qualcuno infatti invecchia e si abbrutisce al posto loro: questo è il segreto. Il ritratto sul quale è stata gettata la maledizione del tempo siamo proprio noi, comuni mortali senza destino. Siamo noi la tela che riflette il volto avvizzito e il corpo deformato del potere intramontabile, siamo noi la tela di Basil che ammuffisce al posto del giovane esteta senz’anima. Viviamo ai piedi di un Olimpo la cui cima giunge al di là della verità e della menzogna.

La narrazione di questa grottesca mitologia continuerà all’infinito se non riusciremo a squarciare la diabolica tela in cui ci ritroviamo dipinti, divisi gli uni dagli altri e persino all’interno di noi stessi, come loro ci vogliono. Per farlo dovremo riprendercelo il destino smettendo di farne solo una questione politica o economica, trasformandola in una questione estetica.

Sia questo lo strappo, l’atto di civiltà che possa restituire alla tela la sua originaria bellezza, i suoi colori giovani… e al potere di questi strani giorni, i coerenti connotati di un vegliardo triste e sconfitto.

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DE-SCRIZIONE DELLA DESCRIZIONE

HECHIZO VP

Descrivere come “estrarre qualcosa da ciò che è scritto”: la descrizione non aggiunge senso, non completa la definizione di un oggetto, vale l’ esatto opposto. 

Descrizione è destrutturazione. Ogni aggettivo, espressione o combinazione di frasi che si riferiscano alla fonte (l’ oggetto) è in realtà estratto dalla fonte stessa, un processo del logos (logico…) di sottrazione che ci avvicina all’ “indescrivibile” quando cioè non è più possibile estrarre senso dall’oggetto. 

Prima dell’ indescrivibile, che – paradossalmente – è già descrizione, sta l’ oggetto allo stato di puro significato che ancora non ha spiegato alcuna delle sue potenzialità. Tutto ciò è esperibile con qualsiasi oggetto-parola (o parola-oggetto) che possiamo prendere in considerazione e può portare la nostra mente a conseguenze interessanti, alle soglie della metafisica e del puro spirito: l’ indescrivibile. 

Propongo la pratica di questo esercizio: partite da un oggetto qualsiasi, o un vocabolo (ai più attenti non sfuggirà che entrambi i termini valgono la stessa cosa, i meno attenti hanno appena letto ciò che può essergli sfuggito quindi ora siamo a posto e tutti attenti…) e iniziate a descriverlo magari appuntando gli aggettivi, i termini e i pensieri che l’ oggetto-vocabolo vi suggerisce in modo da evitare ripetizioni. Probabilmente vi sorprenderà la lunghezza del percorso, ma per coloro che giungeranno alla soglia dell’ indescrivibile sarà ad attenderli un’esperienza molto interessante e davvero difficile da… descrivere.

E poi aggiungo,

per descrivere occorre sottrarre:

nel percorso di definizione

de-scrizione è sottrazione,

rappresenta un camminare all’indietro,

disintegrare l’oggetto osservato

verso la sua condizione di potenzialità assoluta*

disintegrare l’oggetto osservato

rappresenta un camminare all’indietro,

descrizione è sottrazione

nel percorso di definizione:

per descrivere occorre sottrarre,

e poi aggiungo.

V.P.

*Per maggior facilità di comprensione del testo, leggere questa frase 2 volte.

IN-FINITO, di Hechìzo VP

Hechìzo VP

L’infinito è un concetto limitato in quanto concetto. Quell’ “IN” che parrebbe una negazione della “FINEM” (che vale “estremità”, “orlo”, “punto di divisione tra”) è piuttosto una particella allocativa, la rivelazione di un “dove”.

La realistica palpabilità dell’infinito è possibile soltanto nella finitezza. Sperimentiamo il finito quotidianamente, esso è l’ orizzonte della nostra percezione ed è da qui che scaturisce la possibilità dell’infinito (come prospettiva o ragionamento) di cui altrimenti non avremmo coscienza né concetto appunto. 

La possibilità dell’ infinito va dunque cercata nell’esperienza del finito e solo qui possiamo cercare la sospensione della realtà attraverso la direzione vuota, il non fine. Pronunciando le parole “sempre” o “mai” – anzi già pensandole – l’infinito collassa nel limite del concetto stesso che esse producono e in quello dell’esperienza linguistica (l’unica in cui può manifestarsi).

All’interno dei perimetri del finito, che è la nostra naturale e – questa sì – “eterna” condizione di partenza è rinchiuso il significato dell’infinito e la sua fisiologica richiesta di venirne liberato deve necessariamente restare irrisolta. Infinito è dunque intento perpetuo in-finito e irripetibile nello stesso non-tempo che è un non-dove. Può sembrare un ragionamento complicato o  apparentemente contraddittorio, ma basta voler smettere di comprendere per farne esperienza diretta e presa di coscienza immediata. Finito?  Ricomincia. E così per sempre mai.

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I funerali del Presidente (o la divina Commedia del potere)

Hechìzo VP


Lo stuolo di necrofori pinguini

compagna il Presidente in bianchi guanti,

la bara pien d’ottoni e cherubini

non teme traversate d’ Acheronti.

Due spicci sulle palpebre la dote

Minosse inservilito e senza coda,

bandiere gonfaloni e sacre rote,

il pianto no ché non va più di moda.

L’inferno non sarà di contrappasso

per chi la buona sorte arrangia il fio,

se un papa ad altro impero cede il passo,

ha un altro paradiso o un altro Dio.

E s’anche l’aldilà è correr all’oro

c’ingegneremo ad astrattar metalli,

magistri e profetastri in patria loro

e noi alchemicando nei teocalli.

Commedia del poter senza risate

tanto gentile e disonesta pare,

endecasillabando a mo’ di vate

corono e mitrio quello che mi pare.

http://www.hechizovp.blogspot.com : “blog di parole e guerriglia semiologica.”

 

ANIMALEDETTO

Hechìzo VP

Il distacco della specie umana da quella animale è un processo che non si concluderà mai per le catene biologiche, economiche ed ecologiche che ci tengono legati a loro.

Il mondo animale non smetterà mai di accompagnarci e di esprimere simboli efficaci nell’esperienza umana fino a significarci nei nostri territori psicologici: un aiuto che ben vale la concessione di qualche pisciatina o il sacrificio di una poltrona da mordere e graffiare…

Questa canzoncina vuole esprimere un piccolo gioco di destrutturazione linguistica attraverso alcuni simboli zoo-logici di cui è intrisa parte della nostra psicologia sociale.

Mi penso nudo

e mi faccio schifo,

ci son due oche

qua qua qua che fanno il tifo.

Mi penso buono

i rimpianti in mano

c’è un coccodrillo

già con le lacrime invano.

Mi penso vero

o almeno credo,

ci son tre scimmie

che non sento, parlo, vedo. Continua a leggere “ANIMALEDETTO”