Recensione del libro “Le Disobbedienti”di Elisabetta Rasy

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Recensione a cura di Manuela Moschin

Thrillernord – Associazione Culturale Link Thrillernord

Storie di sei donne che hanno cambiato l’arte

Un libro che regala gioia e commozione. Gioia perché offre l’opportunità di conoscere dipinti alquanto magistrali, e commozione in quanto l’autrice entra nella vita di sei artiste che hanno vissuto un’esistenza tormentata ma che, oltre alle loro doti artistiche, hanno lasciato ai posteri una testimonianza che tocca le corde dell’anima. La scrittrice ne ha tratteggiato per ognuna di loro una biografia romanzata che si legge piacevolmente. Una lettura facile e scorrevole dunque,  dove l’autrice interpreta con maestria i sentimenti e i dolori tragicamente combattuti da alcune eroine appartenenti al mondo dell’arte.

Sei profili di donne straordinarie che hanno lasciato il segno, accomunate da destini travagliati. Un’emozione dopo l’altra per un libro indimenticabile e interessante non solo per chi è appassionato d’arte ma anche per gli amanti delle vicende storiche dedicate a personaggi aventi una forte personalità.

Anche solo il titolo “Le Disobbedienti” ne ricalca il loro carattere determinato che non si fa sottomettere da alcuno. L’autrice ha scelto di trattare un argomento delicato che è stato oggetto di continue diatribe nella storia dell’arte, dove la donna perseguitata da pregiudizi e soprusi ha dovuto combattere con tutta se stessa per rendersi visibile al pubblico dei visitatori.

La Rasy descrive con minuzia di particolari e accuratezza storico-artistica le varie opere eseguite dalle pittrici, e non solo perché cita anche gli eccellenti artisti che hanno fatto parte del loro percorso artistico.

Si tratta di un’opera letteraria da conservare gelosamente al fine di poterla consultare ogni qualvolta lo si desideri.

La scrittrice descrive il “Coraggio” di Artemisia Gentileschi, la “Tenacia” di Elisabeth Vigée le Brun, l’ “Irrequietezza” di Berthe Morisot, la “Ribellione” di Suzanne Valadon, la “Resistenza” di Charlotte Salomon e la “Passione di Frida Kahlo con grande trasporto e abilità.  

Secondo il mio punto di vista il racconto più straziante riguarda la toccante vicenda di Charlotte Salomon, la pittrice tedesca di origini ebraiche che fu vittima dell’olocausto.

Vi confido, peraltro,che in queste pagine mi è scappata una lacrima:

Quando consegna al dottor Moridis i pacchi dei suoi fogli, Charlotte gli dice pochissime parole:

«Li tenga con cura. È tutta la mia vita»

I suoi disegni sono un prezioso diario come oltretutto si è rivelata la celebre opera di Anna Frank:

«Come i loro diari, l’eredità di Charlotte è una testimonianza dell’orrore dei tempi e insieme l’espressione del talento e dell’ingegno umano contro la morte».

SINOSSI

Che cosa unisce Artemisia Gentileschi, stuprata a diciotto anni da un amico del padre e in seguito protagonista della pittura del Seicento, a un’icona della bellezza e del fascino novecentesco come Frida Kahlo? Qual è il nesso tra Élisabeth Vigée Le Brun, costretta all’esilio dalla Rivoluzione francese, e Charlotte Salomon, perseguitata dai nazisti? C’è qualcosa che lega l’elegante Berthe Morisot, cui Édouard Manet dedica appassionati ritratti, alla trasgressiva Suzanne Valadon, l’amante di Toulouse-Lautrec e di tanti altri nella Parigi della Belle Époque? Malgrado la diversità di epoca storica, di ambiente e di carattere, un tratto essenziale accomuna queste sei pittrici: il talento prima di tutto, ma anche la forza del desiderio e il coraggio di ribellarsi alle regole del gioco imposte dalla società. Ognuna di loro, infatti, ha saputo armarsi di una speciale qualità dell’anima per contrastare la propria fragilità e le aggressioni della vita: antiche risorse femminili, come coraggio, tenacia, resistenza, oppure vizi trasformati in virtù, come irrequietezza, ribellione e passione. Elisabetta Rasy racconta, con instancabile attenzione ai dettagli dell’intimità che disegnano un destino, la vita delle sei pittrici nella loro irriducibile singolarità. Incontriamo così la giovanissima Artemisia, in fuga dalle calunnie romane dopo un processo infamante, che si fa strada nella Firenze dei Medici ma non vuole rinunciare all’amore. Élisabeth Vigée Le Brun, acclamata ritrattista di Maria Antonietta, che attraversa l’Europa contesa dalle corti più importanti senza mai staccarsi dalla sua bambina. Berthe Morisot, ostacolata dalla famiglia e dai critici accademici, che diventa la première dame degli Impressionisti. La scandalosa Suzanne Valadon, amante e modella dei grandi artisti della Parigi di fine Ottocento, che sceglie di farsi lei stessa pittrice combattendo la povertà e i preconcetti. Charlotte Salomon che, quando sente avvicinarsi la fine per mano del boia nazista, narra la sua breve e tempestosa vita in un’unica sterminata opera che al disegno unisce la musica e il teatro. Frida Kahlo, straziata dalle malattie fin dalla più giovane età, che sfida la sofferenza fisica e i tormenti amorosi con le sue immagini provocatorie e il suo travolgente look. Tutte loro, negli autoritratti che aprono le intense pagine di Elisabetta Rasy, guardano negli occhi chi legge e invitano a scoprire l’audacia con cui hanno combattuto e vinto la dura battaglia per affermarsi – oltre i divieti, gli obblighi, le incomprensioni e i pregiudizi -, cambiando per sempre, con la propria opera, l’immagine e il posto della donna nel mondo dell’arte.

L’Autore

Elisabetta Rasy è nata a Roma, dove vive e lavora. Ha pubblicato numerosi romanzi, racconti e saggi di argomento letterario, molti dei quali dedicati alla scrittura femminile. Ha vinto numerosi premi letterari, fra cui il premio Selezione Campiello nel 1997 con Posillipo. Collabora al “Sole-24 Ore”. Tra i suoi ultimi titoli citiamo Memorie di una lettrice notturna, L’estranea, La scienza degli addii, L’ombra della luna.

Autore: Elisabetta Rasy

Editore: Mondadori

Genere: Biografie e Memoir

Pagine: 264

Anno di pubblicazione: Marzo 2019

Recensione del libro “Psichiatra in ghiaccio con cannella” di Pasquale Cavalera

 

A cura di Manuela Moschin

Recensione “Psichiatra in ghiaccio con cannella” di Pasquale Cavalera

Buongiorno, oggi vi presento lo scrittore Pasquale Cavalera, un autore che ho già apprezzato nel suo precedente libro intitolato “Prospettive”. Il punto focale dei suoi libri risiede nello spirito di osservazione. Continue riflessioni e analisi si intrecciano a fatti e persone molto vicini a tutto ciò che ci circonda. La vita corre, sin troppo velocemente. Pasquale si sofferma invece a riflettere anche nelle piccole e apparentemente banali situazioni. In alcuni passaggi mi sono commossa e in altri mi è apparso un sorriso perché, in fin dei conti, ho rivissuto alcuni momenti della mia vita. Storie particolari che hanno tutte l’obiettivo di porre un freno allo scorrere del tempo che, come si dice, è tiranno. Come farlo? Lasciando da parte le inutili discordie, i litigi per motivi banali, sorridendo alla vita, cercando una buona volta di ricordare che ne abbiamo una ed è più che preziosa. La malattia è il primo campanello d’allarme che ti avvisa che è ora di dare un giusto valore alle piccole cose. Quante volte abbiamo detto se tornassi indietro? Ecco è questo che traspare nei meravigliosi scritti di Pasquale: l’amore per la vita.

“Quanto amore le ho donato? Non ricordo pomeriggi al parco giochi, non ricordo passeggiate primaverili mano nella mano, non ricordo regali scartati insieme ai piedi dell’albero di Natale, non ricordo di averla mai stretta tra le mie braccia. Tornassi indietro cambierei molte cose, ma è facile pentirsi quando tutto è finito…”

Congratulazioni Pasquale, consiglio caldamente il tuo meraviglioso libro.

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Mostra “Preraffaelliti. Amore e Desiderio” Palazzo Reale Milano

 

Dettaglio – John Everett Millais “Ophelia” (1851-52) Olio su tela, Tate Britain – Londra

Mostra “Preraffaelliti. Amore e Desiderio” Palazzo Reale Milano

A cura di Manuela Moschin

Buongiorno carissimi, oggi desidero parlarvi di una splendida mostra che ho visitato recentemente intitolata “Preraffaelliti. Amore e Desiderio” visitabile fino al 6 ottobre 2019 nel Palazzo Reale di Milano e organizzata in collaborazione con la Tate Britain di Londra.  Le foto riportate sono state scattate nello spazio espositivo del Palazzo Reale.

La mostra risulta una straordinaria occasione per visitare alcune opere della collezione Tate Britain di Londra. L’esposizione ben curata, offre incluso nel prezzo del biglietto anche l’audioguida.

I temi dell’amore, del desiderio e della poetica medievale provenienti dai racconti e dalle poesie entrano in scena in grande stile, visitabile in uno spazio quasi scenografico di forte impatto emotivo.

Con i Preraffaelliti siamo a Londra nel 1848 dove un gruppo di artisti, allo scopo di rinnovare la pittura inglese, crearono la “Pre-Raphaelite Brotherhood” (PRB), la “Confraternita preraffaelita ” dove essi ebbero un approccio più spirituale e naturalistico.

Essi ammiravano la pittura precedente a Raffaello e trasgredivano le regole accademiche:

“Le forme non erano modellate in tonalità digradanti dal chiaro allo scuro, bensì descritte in sfumature pure come nelle pale d’altare medievali o del primo Rinascimento. Le composizioni non sfruttavano le disposizioni prospettiche o piramidali che tutti imparavano nelle scuole d’arte, ma adottavano invece la struttura geometrica a scomparti dell’arte cristiana antica: spazi più o meno profondi collegati tra loro a formare sorprendenti accostamenti.” (Carol Jacobi, La Confraternita dei Preraffaeliti)

I giovani preraffaeliti disprezzavano le tecniche convenzionali insegnate alla Royal Academy, sebbene fu proprio in queste scuole che si formarono i tre protagonisti principali, ovverosia John Everett Millais (1829-1896), William Holman Hunt (1827-1910) e Dante Gabriel Rossetti (1828-1882). Essi rifiutavano le convenzioni del Rinascimento, prediligendo invece l’arte medievale. Questi giovani artisti erano dei realisti interessati a rappresentare la realtà come essa era, ponendo una particolare attenzione ai dettagli attraverso una cura lenticolare. La geologia e la botanica venivano rappresentate con minuzia, e dipingevano peraltro anche all’aperto.

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Segnalazione del Romanzo di Renato Carlo Miradoli intitolato “Janus”

A cura di Manuela Moschin

Buongiorno, oggi vi presento lo scrittore Renato Carlo Miradoli e il suo Romanzo intitolato “Janus – Della collera di Nerone: il discorso sulla libertà”.

Congratulazioni Renato Carlo!

Descrizione:

Sotto il regno di Nerone,

30 anni dopo le vicende narrate nell’Epistola a Tiberio,

a pochi giorni dal rogo di Roma, un plico contenente un manoscritto viene rinvenuto casualmente nella casa patrizia della famiglia del Senatore Gaio Calpurnio Pisone.

Si tratta di una copia dell’Epistola a Tiberio che il fratello di questi aveva fatto consegnare alla propria famiglia, a Roma, tramite un piccolo uomo, di nome Zaccheo. Sarà l’inizio di una serie di vicende che coinvolgeranno Nerone, Pietro e Paolo, Seneca e i Pisoni congiurati contro Nerone, fino alla deposizione dell’imperatore stesso, ultimo rappresentante della dinastia Giulio-Claudia.

Qualche riga di presentazione del libro:

Sotto il regno di Nerone, 30 anni dopo le vicende narrate nell’Epistola a Tiberio, a pochi giorni dal rogo di Roma, un plico contenente un manoscritto viene rinvenuto casualmente nella casa patrizia della famiglia del Senatore Gaio Calpurnio Pisone.

Si tratta di una copia dell’Epistola a Tiberio che il fratello di questi aveva fatto consegnare alla propria famiglia, a Roma, tramite un piccolo uomo, di nome Zaccheo. Sarà l’inizio di una serie di vicende che coinvolgeranno Nerone, Pietro e Paolo, Seneca e i Pisoni congiurati contro Nerone, fino alla deposizione dell’imperatore stesso, ultimo rappresentante della dinastia Giulio-Claudia.

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Recensione e Intervista dedicata a Marco Posata a cura di Manuela Moschin

Recensione scritta per ThrillerNord – Associazione culturale Link Thrillernord recensione “E da una lacrima…la felicità

A cura di Manuela Moschin

RECENSIONE

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Recensione scritta per ThrillerNord – Associazione culturale Link Thrillernord recensione “E da una lacrima…la felicità

A cura di Manuela Moschin

RECENSIONE

SPERANZA. È in questa parola che è racchiuso il significato di questo brillante romanzo.  Dalla prima all’ultima pagina la speranza compare, a tratti si nasconde e poi ricompare di nuovo.

La speranza è l’ultima a morire si dice… È questo il caso di Lora, la protagonista del racconto, che si ritrova a lottare con tutta sé stessa per riuscire a rivedere suo figlio che, per una serie di intricate vicissitudini, ha perso di vista quando era ancora bambino: “Ma la voglia di sapere, la voglia di ritrovare quegli occhi era troppo grande e dentro di ella un barlume di speranza nascosto nell’orrore della consapevolezza continuavano a vivere”.

Lora un’anima sensibile e dolce che viene coinvolta ingenuamente a gestire situazioni drammatiche che solo una madre può affrontare con tanto coraggio.

C’è qualcosa di immenso nel libro di Marco, che si concentra soprattutto nei pensieri della protagonista che si lascia trasportare in continue autoanalisi meditative, attraverso anche i suoi ricordi d’infanzia, stimolando il lettore a riflettere sui rapporti umani e sull’amore materno.

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“L’Arte raccontata nei libri” e gli Enigmi dell’Ultima Cena di Leonardo Da Vinci

A cura di Manuela Moschin

Ciao a tutti! Questo articolo fa parte di una tappa del #BlogTour dedicato al libro “La Cena Segreta” di Javier Sierra.
Il Blog e il Gruppo Facebook Thriller Storici e Dintorni gestito da Roberto Orsi, che ringrazio per l’invito, ha organizzato questa splendida iniziativa coinvolgendo quattro Blog dal 1 al 4 luglio ’19.

Il 2 luglio è stato il turno del mio Blog  L’Arte Raccontata nei Libri

e il tema a me attribuito si intitola “Gli Enigmi del Cenacolo Vinciano”.

Andiamo a scoprirli…:

Leonardo da Vinci “Il Cenacolo Vinciano” (Ultima Cena) 1495-1498, tempera e olio su due strati di preparazione gessosa stesi su intonaco –  cm. 460×880 Refettorio – Convento di Santa Maria delle Grazie, Milano

Leonardo da Vinci “Il Cenacolo Vinciano” (Ultima Cena) 1495-1498 tempera e olio su intonaco cm. 460×880 Refettorio – Convento di Santa Maria delle Grazie, Milano (Fig.1)
Leonardo da Vinci “Il Cenacolo Vinciano” (Ultima Cena) 1495-1498 tempera e olio su intonaco cm. 460×880 Refettorio – Convento di Santa Maria delle Grazie, Milano (Fig.2)
Leonardo da Vinci “Il Cenacolo Vinciano” (Ultima Cena) 1495-1498 tempera e olio su intonaco cm. 460×880 Refettorio – Convento di Santa Maria delle Grazie, Milano (Fig.3)
Leonardo da Vinci studio per il Cenacolo 1494-1495, cm 26×39,2 gesso rosso su carta Gallerie dell’Accademia di Venezia (Fig.4)

“Marco alzò lo sguardo verso il muro dove il toscano stava dando alcuni ritocchi con un pennello di setole finissime. La parete nord del refettorio accoglieva la più straordinaria Ultima Cena che avesse mai visto. Là davanti c’era Gesù, presente in carne e ossa, nel centro esatto della composizione. Aveva lo sguardo languido e le braccia distese, come se studiasse di sottecchi le reazioni dei suoi discepoli alla rivelazione che aveva appena fatto loro” (Javier Sierra “La cena segreta”).

Immaginiamo per un momento di tornare indietro nel tempo per ammirare “l’Ultima Cena” (1495-1498) (Fig.1-2-3) alla presenza di Leonardo da Vinci  (Anchiano, 1452-Amboise 1519) nel refettorio del Convento di Santa Maria delle Grazie a Milano.

Quale sarebbe la nostra reazione…?

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Segnalazione del Romanzo “Il Fiore dell’Apocalisse di Luisa Colombo

A cura di Manuela Moschin

Buonasera, oggi vi segnalo il thriller “Il fiore dell’apocalisse” di Luisa Colombo, edito da Leone Editore.

Complimenti Luisa!

Sinossi

Maia Parodi torna a lavorare in questura dopo una gravidanza andata male e viene trasferita alla sezione omicidi. Una donna è appena stata ritrovata morta e l’unico indizio è un medaglione a forma di fiore con quattro petali, di cui uno dipinto di blu, rinvenuto sulla vittima. Le indagini non decollano, ma quando una seconda donna viene uccisa, Maia scopre che le due vittime frequentavano un misterioso centro esoterico e che gli omicidi potrebbero essere collegati alla teoria dei quattro elementi. Altre due persone sono quindi destinate a morire?

Chi è Luisa Colombo?

Luisa Colombo è nata a Milano nel 1957 e si è laureata in Scienze Politiche all’Università degli Studi di Pavia con il massimo dei voti. Ha lavorato per trent’anni nell’editoria per il Touring Club Italiano, ma la scrittura è sempre stata la sua passione e ha continuato a coltivarla nel tempo libero. Felicemente sposata, adora la lettura, i viaggi, la musica, il cinema e il suo amato cagnolino.

Autore:Luisa Colombo

Titolo: Il fiore dell’Apocalisse

Editore: LeoneEditore

Pagine: 414

Data di Pubblicazione: 31 ottobre 2018

 

Buona lettura!

Segnalazione del Romanzo “Come Sopra non è sotto” di Laura Intino

 

Blog Libri:Lettori Scrittori Editori

A cura di Manuela Moschin

Buongiorno carissimi! Vi presento Laura Intino e il suo libro intitolato “Come sopra non è sotto”. 

Congratulazioni Laura!

Sinossi

“Sei disposto a darti sul serio la possibilità di capire che ci sono altre opzioni oltre a quella che hanno dato per buona e a cui tu hai creduto?” ” In quel crocevia di nulla e tutto, di ogni cosa e di vuoto tutto esiste solo nel potenziale, ma esiste tutto assieme, in un caos inafferrabile. E pur essendo stato lì, immobile per giorni… O per secoli… Lì il tempo non è nulla… Mi era impossibile fare mio tutto quel sapere” Un libro che si districa con “guizzo” e fervore nelle intricate maglie delle relazioni umane, degli incastri di molteplici tempi e spazi, nei quali le leggi che regolano i legami interpersonali fanno da filo conduttore in questo incredibile, quasi onirico, viaggio. Un libro da imprimere a fondo nelle reti della memoria, di quelli da CONsumare, CONservare e CONsigliare… Il libro da amare! Buon viaggio a voi. “Come sopra non è sotto” offre la possibilità a molte persone di identificarsi, per la varietà di personaggi e situazioni che presenta. E’ un viaggio di crescita personale in un’avventura che si svolge oltre i confini di spazi inimmaginabili. Sarete trasportati in dimensioni di cui non conoscevate l’esistenza. Laura Intino è una scrittrice visionaria, che si sposta nella realtà da un luogo all’altro del mondo, insieme alla sua amata famiglia, con una fervida speranza che vi rapirà, trasportandovi inesorabilmente laddove il vostro spirito può rendere conosciuto lo sconosciuto.

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Segnalazione del Romanzo “Le Sagome di Carta – Le Streghe di Triora” di Eufemia Griffo

A cura di Manuela Moschin 

Buongiorno carissimi oggi vi presento l’autrice Eufemia Griffo e il suo romanzo “Sagome di carta – Le streghe di Triora”.

Complimenti Eufemia! 

Dalla voce di Bianca Maria, sua discendente, riemerge la storia di Angelina Clavenna, una delle streghe di Triora perseguitate nella feroce caccia avvenuta nel 1587. Fatti realmente avvenuti o allucinazioni? Parola dopo parola Cordelia scoprirà che cosa la lega a quel lontano passato.

Sinossi

Cordelia Malandri è la giornalista e fotografa di punta della redazione di Kitsune, una testata giornalistica romana che si occupa di viaggi. Si recherà a Triora per scrivere un editoriale sulla caccia alle streghe, scatenata nel borgo ligure nel 1587. Là conoscerà Massimiliano, un ex professore di storia, con il quale incrocerà il suo destino, e Bianca Maria, l’ultima discendente delle streghe di Triora. Bianca Maria la condurrà attraverso i suoi racconti a Triora, così come era nel 1587, anno in cui una terribile carestia mise inginocchio l’intero borgo e di cui fu data colpa alle donne sapienti, le bagiue, che in dialetto brigasco significa streghe. Tra le vittime innocenti la giovane Angelina Clavenna, figlia della speziale e levatrice del paese. Angelina ama Tommaso Carrega, il figlio del podestà di Triora, da lui ricambiata. La sua storia, il suo amore impossibile per Tommaso Carrega, gli anni della fanciullezza, la prigionia e le atroci torture subite, faranno di lei la vera protagonista del romanzo che pagina dopo pagina, rivela il suo legame con Cordelia. Un romanzo che racconta di un capitolo buio della nostra storia, dove uomini crudeli e senza scrupoli, guidati dalla Santa Inquisizione, daranno vita a uno dei processi per stregoneria più tragici della storia italiana. Una storia dove i ricordi, la malinconia per quello che sarebbe potuto essere e non è stato, conducono il lettore in un labirinto di emozioni che lo avvincono fino all’unico epilogo possibile. Dove i fili dell’odio e dell’amore, del passato e del presente si intrecciano irrimediabilmente tra loro.

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Antonello da Messina e i volti dell’Ecce Homo

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Antonello da Messina “Cristo alla Colonna” 1476 – Olio su tela cm. 29,8×21 Parigi, Museo del Louvre

Dettaglio – Antonello da Messina “Cristo alla Colonna” 1476 Olio su tela cm. 29,8×21 Parigi, Museo del Louvre

A cura di Manuela Moschin

Buongiorno carissimi, oggi sfogliando un volume di storia dell’arte mi sono soffermata a osservare questa immagine di “Cristo alla colonna” di Antonello da Messina (Messina, 1430-1479) uno dei massimi capolavori tardi dell’artista.

Antonio de Antonio, conosciuto come Antonello da Messina, ebbe un ruolo fondamentale nel periodo rinascimentale perché avviò un cospicuo rinnovamento artistico. Egli ebbe la maestria di combinare le tecniche prospettiche di Piero della Francesca assieme alla meticolosità fiamminga, ponendo attenzione alla descrizione minuta dei dettagli e agli effetti di luce.
C’è una serie di dipinti dell’artista che da sempre mi affascinano. Si tratta dei Volti dell’Ecce Homo. Un termine derivante da una frase che Ponzio Pilato rivolse ai Giudei nel momento in cui mostra loro Gesù flagellato (Vangelo di Giovanni, 19,5):“Gesù dunque uscì, portando la corona di spine e il manto di porpora . Pilato disse loro:”Ecce Homo!” (Dal latino, “Ecco l’Uomo!”)(Giovanni,19,5).
Il “Cristo alla colonna” del Louvre,  relativo alla prima immagine, si allontana dal tema dell’Ecce Homo, in quanto la figura allude al martirio della flagellazione. E’ un dipinto che colpisce emotivamente per l’espressione patetica di Cristo. Egli possiede uno sguardo di dolorosa rassegnazione, accentuata dalla resa realistica delle lacrime e dalle gocce di sangue causate dalla corona di spine. Le labbra dischiuse e il cappio che gli pende dal collo gli conferiscono nell’insieme un ulteriore potenza drammatica. La rivoluzione di Antonello sta nel suo marcato naturalismo palesemente evidenziato anche nell’esecuzione dei capelli e dei fili di barba.

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SEGNALAZIONE LIBRO “UN’OMBRA SUL LAGO” DI DARIO GALIMBERTI

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Buongiorno carissimi, oggi vi segnalo il libro di Dario Galimberti uscito di recente intitolato “Un Ombra sul Lago”.
Una bambina scomparsa, un’indagine dal ritmo serrato, una città che nasconde troppi segreti.

L’autore è vincitore del premio Fai viaggiare la tua storia – 2019.

Il libro ha attirato la mia attenzione proprio ieri in una libreria nella sezione novità.
Vedi foto 👇

Complimenti Dario!

SINOSSI

Lugano, 29 ottobre 1934. Il delegato Ezechiele Beretta, massima autorità della polizia cittadina, se ne sta rintanato in un angolo del bar Lugano a gustarsi il primo caffè del mattino, quando il trambusto proveniente dall’esterno attira la sua attenzione. Gli abitanti del malfamato Sassello avanzano verso il centro della piazza al seguito di Mosè Guerreschi che incede lentamente con la piccola Ombretta aggrappata ai suoi pantaloni vecchi e logori e un fagotto stretto in braccio. Non portano problemi. Quella processione è una richiesta d’aiuto.

Beretta afferra il fagotto, una vecchia coperta militare da cui spunta la testa di un bambino esanime, Agostino Guerreschi, e si precipita in ospedale dove si assicura che il piccolo riceva cure adeguate. La ricostruzione d’Agostino viene archiviata come una fantasia infantile, un modo per coprire le marachelle che hanno portato a quell’incidente quasi mortale.

Pochi giorni dopo, però, quando Ombretta viene rapita in circostanze analoghe sotto gli occhi della madre e di una vicina, Beretta maledice le sue conclusioni affrettate e capisce che non c’è un attimo da perdere se vuole restituire a quella povera famiglia la bambina sana e salva. Tra false piste, intuizioni geniali e squarci sulla vita privata del tormentato protagonista, le indagini procedono faticosamente, ostacolate dai poteri forti locali che non vogliono guai, mentre ombre sempre più minacciose si allungano sulle acque blu del lago che bagna la città.

L’AUTORE

Dario Galimberti è architetto e vive a Lugano, in Svizzera. È responsabile del corso di laurea in Architettura della Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana (SUPSI) e professore in progettazione architettonica. Nel 2014 pubblica il suo romanzo d’esordio: Il bosco del Grande Olmo e l’anno dopo Lo chiameremo Argo. Con Libromania ha pubblicato Il calice proibito (2015) e L’angelo del lago (2017).

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Segnalazione Libro: Valeriana Maspero “La Fantalisa – L’Ultimo Enigma di Leonardo Da Vinci

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Data pubblicazione libro: 16 aprile 2019
Blog Libri:Lettori Scrittori Editori di Manuela Moschin

Vi presento “LA FANTALISA – L’ultimo enigma di Leonardo Da Vinci” di Valeriana Maspero che vi racconta di un oscuro indovinello di Leonardo, un fumetto anni sessanta di Sydney Jordan e una famosa intuizione di Freud sul genio da Vinci hanno ispirato questa trama in cui l’azione si svolge su quattro piani temporali che si intersecano tra di loro creando un groviglio che il lettore scioglierà solo all’ultima pagina.

I’ son colui che nacque innanzi al padre;

la terza parte delli omini uccisi;

po’ tornai nel ventre alla mia madre.

Una contaminazione tra romanzo storico, fantascienza e noir che allude a problemi etici di fondo del nostro tempo, come la sessualità e il desiderio di immortalità, indagando sulla misteriosa funzione dell’arte nel destino dell’umanità.

SINOSSI

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Presentazione del nuovo Blog Letterario “Libri: Lettori Scrittori Editori” di Manuela Moschin

 

COPERTINA LLSE-1.JPGBenvenuti! Mi chiamo Manuela Moschin ho creato da qualche giorno il Blog Libri:Lettori Scrittori Editori e il Gruppo Facebook omonimo:  Libri:Lettori Scrittori Editori  allo scopo di parlare di libri di qualsiasi genere. L’obiettivo principale è quello di divulgare e promuovere i libri, eseguendo segnalazioni di nuove uscite, recensioni e interviste agli autori.

A tal proposito collaboro anche con il Blog http://thrillernord.it

Se sei uno scrittore e desideri promuovere il tuo libro mi puoi contattare via messenger oppure via mail all’indirizzo: larteraccontataneilibri@gmail.com  dove mi potete inviare la sinossi, la copertina, la data di pubblicazione, il nome della casa editrice  e una vostra biografia. Sarete contattati in breve tempo.

Mi potete seguire anche nel gruppo Facebook omonimo dove vengono pubblicati i post inerenti il Blog. Ecco il link: https://www.facebook.com/groups/librilettoriscrittorieditori/

Se siete appassionati d’arte potete venirmi a trovare anche nel Blog e Gruppo Facebook: “L’Arte Raccontata nei Libri” https://larteraccontataneilibri.blogspot.com

Link Gruppo Facebook “L’Arte Raccontata in Libri”
Attualmente collaboro con i Blog:

Ringrazio la Redazione Alessandriatoday.

Vi aspetto!

Recensione al Romanzo Storico “L’ultimo segreto di Botticelli” di Lisa Laffi e l’opera d’arte”La Primavera” di Botticelli a cura di Manuela Moschin

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Botticelli-primavera.jpgSandro Botticelli “La Primavera” 1480 ca. Tempera grassa su tavola cm. 207×319 Firenze – Galleria degli Uffizi (Fig.1)

Botticelli-primavera copia.jpgSandro Botticelli “La Primavera” 1480 ca. Tempera grassa su tavola cm. 207×319 Firenze – Galleria degli Uffizi (Fig.2)

Blog Thrillernord Rubrica Speciale Libri e Arte

A Cura di Manuela Moschin

Ambientato principalmente a San Secondo Parmense, una signoria retta dalla marchesa Bianca Riario Sforza, figlia di Caterina Sforza, il romanzo di Lisa Laffi ha per protagonista il figlio di quest’ultima Giovanni dalle Bande Nere e “La Primavera” di Sandro Botticelli.

Il dipinto viene citato molto spesso nel libro, poiché la narrazione è legata a un segreto celato nell’opera. Vi sono, perciò, costanti richiami ai simboli e alle figure dipinte dall’artista. La storia è incentrata sulle vicende intercorse tra il celebre condottiero e Luce, una ragazza dolce e sensibile che conosce le proprietà delle erbe curative. Il loro amore si intreccia a una serie di avventure tra colpi di scena e intrighi familiari. Si nota nel romanzo una particolare preparazione storico-artistica da parte dell’autrice che, essendo laureata in Conservazione dei Beni Culturali, possiede dimestichezza nel trattare l’argomento. Il lettore ha la sensazione di essere accompagnato da una guida esperta al fine di riuscire a individuare i misteri nascosti nel dipinto. Lo stile narrativo si contraddistingue per il suo linguaggio semplice e fluido attraverso una scrittura dolce e delicata. Lisa ha avuto l’abilità di creare una trama travolgente, rispettando eventi realmente accaduti nella storia, dove non risulta soltanto lei la protagonista,  ma anche la filosofia e l’arte possiedono un ruolo fondamentale alle quali l’autrice ha dedicato un ampio spazio.

Senza svelarvi troppo la trama vi anticipo solo che Venere e Luce hanno qualcosa in comune:“Ma dal momento che si disinteressa a quella del dipinto di Botticelli, devo usare una Venere terrena…”. Una Luce, dunque, di speranza e di amore allo scopo di rischiarare un turbine di malvagità tra i signori assetati di potere.

Gli ideali del neoplatonismo di Marsilio Ficino, il quale fu il maggiore esponente assieme a Sandro Botticelli che ne fu un sostenitore,  vengono raccontati dall’autrice in modo chiaro e comprensibile.

Anche l’alchimia ha un ruolo fondamentale nel racconto:“Quella notte Pietro spiegò a Luce che gli  alchimisti, a differenza di quello che pensava la maggior parte delle persone, non erano avidi stregoni desiderosi di tramutare il piombo in oro, ma uomini illuminati che perseguivano ideali superiori”.  

Complimenti Lisa ho apprezzato molto il tuo romanzo!

 

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Vincent Van Gogh e la Recensione al Romanzo “A Occhi Aperti” di Jean Aquaviva – Pseudonimo di Lorenzo Galbiati

A cura di Manuela Moschin

Recensione al romanzo “A occhi aperti” di Jean Aquaviva (pseudonimo di Lorenzo Galbiati) e approfondimento delle opere d’arte citate dall’autore

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Questo libro mi ha letteralmente conquistata e ora vi spiego il motivo. Da appassionata di arte rappresenta una vera delizia da assaporare a piccoli sorsi. Si tratta di uno di quei volumi che una volta letto dispiace riporre nella libreria perché ti assale la voglia di leggerlo e rileggerlo. Perché?

E’ una storia che contiene un’ottima trama raccontata dalla penna di Jean Aquaviva, pseudonimo di Lorenzo Galbiati, un ottimo scrittore che ho apprezzato moltissimo.

Un viaggio appassionato nei meandri di un vissuto narrato con maestria.

Oltre che un racconto allettante, dettagliato e ricco di dialoghi intellettuali troviamo in queste affascinanti pagine riflessioni profonde sull’importanza delle relazioni umane, sull’amore e sui rapporti di amicizia, nei quali il protagonista Daniel si ritrova coinvolto tra momenti di amarezza e di delusione. Alcuni passaggi nel libro vogliono dare rilievo al conflitto con il padre pittore, che Daniel rivede nelle opere di Van Gogh.

“Daniel, sono mesi che stai viaggiando in modo frenetico, quasi compulsivo. E più passa il tempo, più t’immergi nell’arte di Van Gogh. Come se nei suoi quadri potessi trovare l’anima di…” (cit. A occhi aperti, Jean Aquaviva)

Il lettore instaura un rapporto di empatia con il protagonista, che si ritrova ingenuamente implicato a gestire situazioni imbarazzanti e dolorose che, in finale, rappresenteranno uno stimolo per una crescita interiore.

Daniel è  un critico d’arte appassionato di pittura post-impressionista, che narra le vicende in prima persona. I suoi pensieri sono messi a nudo e analizzati in profondità. Un uomo tormentato assetato di amore, che attraverso il suo intuito e la sua perspicacia troverà la forza di affrontare la realtà.

L’autore si distingue per il suo stile narrativo, estremamente fluido e sciolto, che stimola il lettore incuriosito dallo svolgersi dei fatti a proseguire velocemente nella lettura.

“A occhi aperti” è un libro molto originale poiché include una combinazione di vari generi.

Un romanzo che potrebbe appartenere alla categoria del noir psicologico, del romanzo sentimentale, erotico, oltre che artistico. Aggiungo, peraltro, che diversi frammenti del libro sono arricchiti da piccole lezioni di storia dell’arte che impreziosiscono la lettura, che a tratti si legge come un piacevole saggio.

Essendo il protagonista un critico d’arte, si ha  la sensazione di passeggiare nei quadri percependone l’odore del grano, le splendide vedute paesaggistiche, il profumo dell’erba e dei fiori, il fruscio delle foglie mosse dal vento. Van Gogh e Lautrec dominano il racconto dove tra una descrizione e l’altra spiccano frasi idilliache che suscitano forti emozioni. Senza anticiparvi troppo la trama, vi dico soltanto che, in un capitolo si assiste anche a un incontro con il celebre scrittore Daniel Pennac (Casablanca, 1944) “Finalmente ho davanti a me lo scrittore europeo più osannato degli anni Novanta…”. (cit. A occhi aperti, Jean Aquaviva).

In finale vi esorto a leggere questo straordinario romanzo ricco di spunti e temi su cui riflettere e dedicato a due grandissimi artisti come Van Gogh e Toulouse-Lautrec. Era da tempo che desideravo dedicare un articolo a Vincent van Gogh e quale miglior occasione per parlarne? Ti ringrazio Lorenzo è stato veramente piacevole leggerti.

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