Ricordo di un dolore di Giuseppe Pellizza da Volpedo

Giuseppe Pellizza da Volpedo  “Ricordo di un dolore” (Ritratto di Santina Negri) 1889 Olio su tela cm. 107×79 Bergamo, Accademia Carrara GAMeC



Giuseppe Pellizza da Volpedo  “Ricordo di un dolore” (Ritratto di Santina Negri) 1889 Olio su tela cm. 107×79 Bergamo, Accademia Carrara GAMeC
Giuseppe Pellizza da Volpedo  “Ricordo di un dolore” (Ritratto di Santina Negri) 1889 Olio su tela cm. 107×79 Bergamo, Accademia Carrara GAMeC

A cura di Manuela Moschin

Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868- 1907) nacque a Volpedo in provincia di Alessandria. L’artista è celebre soprattutto per aver dipinto “Il Quarto Stato” che realizzò nel 1901 ed è conservato nel Museo del Novecento a Milano. Il dipinto raffigura un gruppo di lavoratori che sta marciando in segno di protesta.

Sfogliando, invece, il catalogo della mostra “ Da Canova a Modigliani – il volto dell’Ottocento” che visitai nel 2010 nel Palazzo Zabarella a Padova mi soffermo a osservare un’opera di Giuseppe Pellizza da Volpedo intitolata “Ricordo di un Dolore” (ritratto di Santina Negri) 1889.

Tra le straordinarie opere esposte ricordo che rimasi affascinata da questo ritratto di Giuseppe Pellizza per la capacità di rappresentare la sofferenza.

C’è un motivo particolare che indusse l’artista a realizzare quest’opera. Risulta, infatti, che a causa della perdita della sorella Antonietta dipinse il volto di una giovane donna (Santina Negri) evidenziandone l’espressione triste e pensierosa. Possiamo notare che introdusse nel dipinto una viola, comunemente detta del pensiero, allo scopo di dare maggiore enfasi al momento tragico.

L’immagine esprime nel suo insieme una drammaticità straziante che si percepisce dallo sguardo assente, dal volto pallido e dalla postura del corpo che si trova in una condizione di completo abbandono. Il bianco contrapposto al nero crea un’atmosfera lugubre in relazione con la morte.

Quel vuoto incolmabile per la perdita di una persona cara traspare in modo lancinante ed evidente.

Dedico il dipinto a tutte le persone che hanno sperimentato questa situazione dolorosa. 

Un abbraccio forte 💔

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Recensione del romanzo “Anja la segretaria di Dostevskij” di Giuseppe Manfridi

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A cura di Manuela Moschin

Recensione scritta per ThrillerNord-Associazione Culturale

ThrillerNord – Associazione Culturale

Umberto Eco disse: “Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria”. Leggendo il romanzo di Manfridi si ha la sensazione di rivivere proprio ai tempi di Dostoevskij.

È  la biografia del celebre scrittore che emerge dalle pagine di questo straordinario libro che ho amato.  Lui con i suoi tragici vissuti, gli acciacchi, le riflessioni, gli scatti d’ira e diciamo anche con il suo tè fumante citato più volte nel romanzo.

Con “Anja la segretaria di Dostoevskij” si ritorna indietro nel tempo avvolti da un’aura emotiva che travolge tutti i sensi estasiandoli. Si penetra nella vita dello scrittore tramite un’intensa partecipazione.

Anja è la protagonista. Lei è una ragazza intelligente che tramite il suo carattere mite ma determinato, ebbe un ruolo fondamentale nella vita dello scrittore. Il libro è dedicato a un particolare periodo della vita di Dostoevskij e precisamente quando scrisse il romanzo “Il giocatore”.

È curioso osservare che la stesura di un libro non comporta soltanto una grande abilità nella scrittura, ma scattano anche una serie di meccanismi che il più delle volte sono sconosciuti al lettore. In questo caso è l’editore Stellovskij che interviene mettendo come si suole dire il bastone tra le ruote perché pretese che il libro venisse terminato entro un mese pena la perdita di tutti i diritti sulle opere dell’autore:

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Novità Segnalazione del libro “Proprietà degenerative della materia e altre catastrofi” di Alessandro Genovese.

CopertinaUn romanzo d’esordio pubblicato dalla CA “Edizioni Effetto” in uscita il 1° dicembre 2019 disponibile ora su Amazon e Feltrinelli.

Complimenti Alessandro!

Quarta di copertina (breve sinossi):

“Proprietà Degenerative della materia e altre catastrofi” è la storia surreale Palmiro: un uomo che come molti si crogiola nella sua rassicurante solitudine e nelle sue piccole paranoie. Un giorno scopre di essere affetto da un “male” inspiegabile che si manifesta con una profonda depressione allo stomaco. In suo soccorso arriva Tebaldo, un parvenu che per tutta la storia rimarrà in bilico tra la figura del salvatore e quello del carnefice, il quale gli suggerisce di curarsi entrando in possesso di “sfere magiche”, che a suo dire hanno potere di conferire forza e sicurezza, quando in realtà precipitano Palmiro sempre più verso la perdizione dei sentimenti e dei valori umani. Attraverso situazioni grottesche e surreali Palmiro vivrà sulla sua stessa pelle la prostituzione del suo essere in favore di un avere vuoto ed effimero.

Ne verrà fuori “l’uomo” in tutta la sua desolante e comica meschinità. Un “uomo” visto attraverso una lente acuta, tagliente e ironica che mette a fuoco l’ipocrisia sempre più diffusa, l’isolamento e la mercificazione dei valori umani. Una lente che non risparmia nessuno.

Alessandro Genovese informa che “Per fornire maggiori coordinate sull’opera vi comunico che il mio romanzo contiene, a grandi linee, alcuni elementi narrativi che lo riuniscono al genere del “realismo magico”, lo stesso di Garcia Marquez, Allende, Borges, Calvino, Sepulveda, Buzzati… “

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Recensione del romanzo storico “Ilio 1184 a.c. La fine del mondo – La guerra che Omero non ha potuto raccontare” di Matteo Palli. 

Recensione del romanzo storico “Ilio 1184 a.c. La fine del mondo – La guerra che Omero non ha potuto raccontare” di Matteo Palli. 

A cura di Manuela Moschin

La guerra genera orrori e stermini agghiaccianti per i quali ancora oggi l’uomo non è in grado di concepirne il suo significato. La mente non comprende mai le motivazioni che inducono a far scoppiare una guerra.

L’autore stimola il lettore a fare continue riflessioni in merito, rendendo il romanzo una sorta di saggio meditativo al fine di inneggiare alla pace. Consiglio caldamente di leggerlo a tutti gli amanti della storia.

Il periodo trattato dura vent’anni, concentrandosi nei dieci anni prima dell’inizio della Guerra di Troia e nei dieci di guerra effettiva, fino alla sua caduta. Grande maestria dello scrittore nel far emergere celebri protagonisti del passato esaltandone il temperamento e il coraggio. Eroi che generalmente immaginiamo come personaggi di un tempo lontano sono stati raccontati come se fossero qui accanto a noi.

Aiace e Teucro sono le figure che ho adorato fin dalle prime righe per il loro rapporto di affetto, stima  e fiducia.

Ho apprezzato i loro bellissimi dialoghi perché sono talmente realistici da dare la sensazione di vivere la scena in prima persona. Ma sono un’infinità gli eroi che si incontrano, come i valorosi Achille, Enea, Ettore e molti altri.

Inoltre appare il centauro Chirone, il personaggio della mitologia greca che istruendo Aiace e Achille trasmette la sua saggezza:

“Ricordatelo giovani principi. Oggi e soprattutto domani, quando sarete re. Il vero altruismo è quello che si manifesta nei confronti di chi non conosci e non ha niente da darti in cambio. Essere al servizio di chi può pagare o di un uomo potente che può ricambiare in qualsiasi modo, non è generosità, è servilismo.” 

La particolarità del libro risiede nella capacità dell’autore di narrare la celebre storia di Omero tralasciando alcuni aspetti del mito. E devo dire che Matteo è stato geniale perché attraverso questo espediente è riuscito a lasciare dei messaggi profondi che il lettore scopre a poco a poco, degustando il racconto come una buonissima pietanza.

Voltata l’ultima pagina sono rimasta assorta nel silenzio.

 

Concludo dicendo che sono moltissime le citazioni che vorrei riportare poiché sono una più bella dell’altra:

“La morte non teme la sconfitta, non ha fretta; come un temporale in estate non ha timori. Non distingue coraggio e viltà, non le interessa il giusto e lo sbagliato. Divide i padri dai figli, gli uomini dalle spose, unisce i nemici e gli amici. Come un predatore dall’alto ti osserva, come una indulgente madre ti lascia scegliere, ti lascia sbagliare. Non ascolta i pensieri, non le interessa l’onore, non le appartiene l’amore, non conosce il rimpianto. Come la notte sorprende sempre il giorno, con il suo mantello cala e tutto copre. Solo fumo verso il cielo e nessuna alba dopo il crepuscolo. La morte si prende la vita dei saggi e degli stolti, dei principi e dei contadini. Non teme la sconfitta, non ha fretta…”

 Complimenti Matteo è stato davvero piacevole leggerti!

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Video Blog: Giovanni Segantini “L’angelo della vita” e il Divisionismo

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Cliccate il link per visualizzare il video

Video YouTube L’arte Raccontata nei Libri  

Benvenuti carissimi, sono lieta di annunciare che da questo momento “L’arte raccontata nei libri” non è solo un Blog e un gruppo Facebook, ma anche un canale YouTube dove potete visualizzare i video dei miei articoli di arte.

Oggi vi parlo del dipinto “L’angelo della vita” di Giovanni Segantini. 

 

Buon Ascolto

Manuela Moschin 

Vi lascio anche i vari link di riferimento del Blog e Gruppo Facebook:

Blog: https://larteraccontataneilibri.blogspot.com

Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/larteraccontataneilibri/

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Recensione del libro “Capolavori rubati” di Luca Nannipieri – Skira Editore

Recensione del libro “Capolavori rubati” di Luca Nannipieri – Skira Editore

A cura di Manuela Moschin

Furti, saccheggi, requisizioni, spoliazioni, mercato nero, ritrovamenti, sequestri: il grande teatro dell’illecito e del concesso attorno all’arte. E’ cosi che viene introdotta la questione dal critico d’arte e saggista Luca Nannipieri nel libro “Capolavori rubati” edito da Skira. 

Leggendo semplicemente il titolo e osservando la celebre Saliera di Benvenuto Cellini che emerge sulla copertina è facile intuire l’argomento principe, ossia i furti delle opere d’arte.

L’originale volume di Nannipieri è alquanto interessante perché in ogni capitolo vengono analizzati nei dettagli i casi di depravazione più eclatanti della storia, ripercorrendo in modo approfondito un’indagine storica e artistica.

Ecco allora che vengono a galla verità nascoste da tempo e soprattutto sconosciute dalle persone più profane.

Basandosi sulla rubrica “Caffè” di Rai Uno tenuta dall’autore è stata creata un’opera davvero esaustiva, realizzata attraverso la ricostruzione anche giudiziaria dei furti, parlando di contrabbando internazionale di antichità, di traumi storici dei saccheggi, delle spoliazioni napoleoniche e naziste.

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Evento PordenoneLegge Recensione del Romanzo “Il pittore di anime” di Ildefonso Falcones” 

 

A cura di Manuela Moschin

Recensione scritta per ThrillerNord – Associazione Culturale

“Senza la ceramica non esisterebbe il Modernismo” Ildefonso Falcones

La recensione che segue si riferisce oltre che al romanzo “Il pittore di anime” anche alla sua presentazione e alla conferenza stampa avvenuta in occasione dell’evento “PordenoneLegge – Festa del libro con gli autori”, dove l’autore Ildelfonso Falcones ha presenziato attivamente con il coinvolgimento del grande pubblico e dialogando con il caporedattore al “Corriere della Sera” Edoardo Vigna.

Barcellona torna al centro del racconto di Falcones, una città che è stata raccontata anche nel best-seller ambientato nel XIV e XV secolo “La Cattedrale del mare”.  “Il pittore di anime” è un romanzo ricco di ambientazioni alquanto suggestive. La trama si snoda in un periodo storico caratterizzato da turbamenti sociali, che travolsero le classi disagiate in contrapposizione con l’alta borghesia che costruì grandi edifici di straordinaria bellezza. L’epoca trattata si aggira intorno al 1901 un momento particolare nel quale esplose il Modernismo, ossia una rivoluzione artistica che avvenne attraverso un innovato impianto compositivo, che si sviluppò in seguito all’abbattimento delle mura medievali nel 1854.

La storia si dipana a Barcellona attraverso l’introduzione di svariati personaggi tra i quali spiccano in primo piano Dalmau ed Emma, due personalità piuttosto combattive. Dalmau è il pittore di anime, un ragazzo di talento che disegna, dipinge ed è ceramista assistente di don Manuel che possiede un’azienda di ceramiche, lavorando oltretutto con gli architetti del Modernismo. Don Manuel, riconoscendo le abili doti del giovane artista, è solito a gratificarlo dicendogli: “Meraviglioso.” “Fantastico.” “Una vera opera d’arte.” Ritratto dopo ritratto, i complimenti si moltiplicavano sulla bocca di don Manuel. “Faremo una mostra: la tua prima personale”.

 

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Recensione del Romanzo Storico “Pax Tibi Liber Venetia” di Elio Manili

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A cura di Manuela Moschin

“Pax Tibi Liber Venetia” di Elio Manili é un bellissimo romanzo storico ambientato nella Venezia del XVIII secolo.

Ho rivissuto l’atmosfera della mia amata città attraverso un’affascinante storia romanzata. La trama è ben costruita e narra la vicenda del mercante di sete Tebaldo Alberiso e della moglie Lucrezia che, per una serie di intriganti vicissitudini, non è una coppia fedele. Lucrezia, a seguito di una sventura, ha perso il suo primo amore, ossia Marco Montis. Entrano in scena una serie di personaggi che rendono il racconto accattivante come il cicisbeo Monsier Desalt e il celebre letterato Ugo Foscolo. Il finale è senz’altro inaspettato…

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Mostra “Peggy Guggenheim – L’ultima dogaressa” Venezia

René Magritte “L’impero della luce” (1953-1954) Olio su tela, Peggy Guggenheim Collection Venezia  (Foto a cura di Manuela Moschin)

In relazione a questo dipinto magico in cui si uniscono il giorno e la notte Magritte usa le parole “sorpresa” e “incanto”, a cui si aggiunge quel senso di sospensione che emana da una strada deserta dove si scorgono una roccia poliedrica vagamente sinistra e una casa con le persiane chiuse e senza porta, in cui, tuttavia, due finestre sono illuminate. Nonostante questa sensazione di dramma imminente pervada la scena, niente, ovviamente, accade. Tra il 1948 e il 1964 Magritte dipinge almeno diciotto versioni de “L’impero della luce”, e questa è tra le più grandi (Didascalia – Peggy Guggenheim Collection, Venezia)

Segnalazione della mostra “Peggy Guggenheim – L’Ultima dogaressa” 1949: quando l’arte moderna trovò casa a Venezia

“Si è sempre dato per scontato che Venezia è la città ideale per una luna di miele, ma è un grave errore. Venire a Venezia, o semplicemente visitarla, significa innamorarsene e nel cuore non resta più posto per altro”.
Peggy Guggenheim, autobiografia “Una vita per l’arte”. 

 

La mostra è incentrata sulla collezione Peggy Guggenheim del periodo che va dal 1948 al 1979. Il museo ha  reso omaggio ai settant’anni dal trasferimento a Palazzo Venier dei Leoni di Peggy e dalla prima esposizione qui realizzata, oltre a celebrare i quarant’anni dalla sua scomparsa. Fino al 27 gennaio 2020 potremo ammirare sessanta opere circa tra le quali “L’impero della luce” di René Magritte e “Studio per scimpanzè” di Francis Bacon. 

Nella collezione permanente sono presenti artisti come Jackson Pollock, Joan Mirò, Pablo Picasso, Max Ernst, Giacomo Balla, Francis Picabia, Giorgio De Chirico, Marc Chagall, Juan Gris, Lucio Fontana, Alberto Giacometti, Vasily Kandinsky. 

La Collezione Peggy Guggenheim è di proprietà della Fondazione Solomon R Guggenheim che la gestisce insieme al Museo Solomon R. Guggenheim di New York e al Guggenheim Museum Bilbao.

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Recensione del libro “Come un padre” di Marco Martani a cura di Manuela Moschin

Recensione del thriller “Come un padre” di Marco Martani

A cura di Manuela Moschin

Al termine della lettura rimane un senso di sollievo a causa delle estenuanti vicende vissute dal personaggio principale ed è stato difficile riporre questo entusiasmante thriller nella libreria senza quel pizzico di tristezza che ti sovviene  quando ti affezioni a un libro appassionante.

Il racconto è talmente accattivante che non vorresti mai giungere all’ultima pagina.

Il protagonista Orso, chiamato così per il suo aspetto imponente,  è un killer ravveduto che  desiderò  abbandonare la vita malavitosa per dedicarsi alla sua Amal e alla figlia Greta di un anno.

Qualcosa tuttavia non ha funzionato.

Orso sebbene sia determinato nel dare un taglio netto a una realtà caratterizzata da traffici d’armi e droga si trova catapultato in un vortice di problemi da risolvere, uno dietro l’altro senza tregua,  dai quali malgrado i grandi dispiaceri e le immani sofferenze anche fisiche riesce a districarsi.

Tanta amarezza, delusione e false promesse lo accompagnano per un lungo periodo fintanto non comparirà uno spiraglio di luce dopo tanto buio. Egli dopo aver raggiunto un’età avanzata non avrebbe mai pensato di poter rivivere momenti di passione amorosa.

Al di là del suo aspetto possente Orso è una persona sensibile con un cuore grande. Attraverso un’abilità sconcertante riesce ad allontanare un gruppo di bulli fastidiosi che si sono accaniti contro Matteo, un bambino di dodici anni, dando al giovane adolescente consigli per poter affrontare gravi disagi che incontra quotidianamente.

Difficile da credere ma Orso è un omicida “onesto” che ama la giustizia e non si arrende mai. Si certo è paradossale,  ma l’impressione che mi ha dato è proprio questa. Egli si aggrappa a quel filo di speranza, dimostrando con forza e coraggio che c’è sempre una chance. La forza di volontà è l’ingrediente necessario per poter migliorare.

Ci sono tanti validi motivi per leggere questo thriller mozzafiato. Innanzitutto la trama è stata concepita in modo davvero strabiliante tramite un intreccio narrativo avvolgente. Credo sia impossibile riuscire a individuare anticipatamente lo svolgersi delle azioni che, tra l’altro, accadono in un susseguirsi continuo di colpi di scena che mantengono nel lettore un’attenzione sempre viva.

Per quanto riguarda i personaggi sono alquanto realistici tanto da riuscire a infondere nel lettore un senso di empatia,  percependo  momenti di commozione.

“Come un padre” è un libro che mi ha piacevolmente conquistata e che non dimenticherò mai.

 

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Una Storia Vera! “Sant’Ana incubo in Venezuela” di Vincenzo Contino

A cura di Manuela Moschin

Ciao a tutti, oggi vi segnalo un romanzo davvero toccante.

Si tratta del romanzo intitolato “Sant’Ana incubo in Venezuela” di Vincenzo Contino ispirato a una storia vera: la drammatica prigionia, da innocente, di un italiano in uno dei peggiori penitenziari del Venezuela. Un incubo durato 4 anni. Sant’Ana – incubo in Venezuela è edito da Media&Books, con la revisione editoriale di Santo Strati.

Complimenti Vincenzo!

Sinossi

Una prigione spaventosa, in una sperduta regione del Venezuela, e un clamoroso errore giudiziario che sembra non trovare mai soluzione. Un’angoscia durata quattro anni, tra sangue, morti, torture, perversioni, ma anche amicizie nate dentro il carcere e, soprattutto, un amore che sembrava impossibile. Gli ingredienti ci sono tutti per un romanzo intenso e vitale, dove i protagonisti sono la violenza e la paura, pur sempre affiancati dalla speranza e dalla fede, ma con la tentazione continua di cedere a una brutalità cieca e inumana per difendere la propria sopravvivenza e sognare la libertà.

Chi è Vincenzo Contino?

Nato a Roma il 03/03/1968. Residente ad Aprilia (Lt) Autore le Nuovo Romanzo “Sant’Ana incubo in Venezuela ” pubblicato da MEDIA&BOOKS di Santo Strati.

Titolo:”Sant’Ana incubo in Venezuela”

Autore: Vincenzo Contino

Pagine: 432

Editore: Mediabooks

 

Recensione “Dodici rose a Settembre” di Maurizio De Giovanni a cura di Manuela Moschin

 

Recensione “Dodici rose a Settembre” di Maurizio De Giovanni

A cura di Manuela Moschin

Recensione scritta per Thrillernord – Associazione Culturale:  http://thrillernord.it/dodici-rose-a-settembre/

Dopo l’esordio avvenuto in alcuni racconti, editi sempre da Sellerio, ritorna questa volta in veste di protagonista di un romanzo, Gelsomina Settembre detta Mina, un’assistente sociale di quarant’anni, dal temperamento forte e determinato, che svolge la sua professione in un consultorio familiare nei Quartieri Spagnoli di Napoli.

Lei, schietta e caparbia, non si lascia abbindolare dai malavitosi che minacciano la città e nel tentativo di alleviare i drammi sociali dimostra di essere una donna di grande coraggio e sensibilità. In queste particolari circostanze De Giovanni è bravo a far percepire il dolore e il disagio che incombe nel quartiere.

Sono comunque tanti i personaggi che emergono in grande stile dalla penna di De Giovanni.

Cito ad esempio il Trapanese Rudy, ossia il portiere dell’edificio che si crede uguale a Rodolfo Valentino e che si infiamma alla vista della super dotata Mina, e poi il ginecologo Domenico Gammardella (Mimmo) dalla personalità mite e riservata, che collabora con l’assistente sociale per risolvere un caso piuttosto delicato, nel quale risultano coinvolte una madre e la figlia minore.

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Segnalazione del Romanzo Storico/Artistico “L’inganno di Raffaello” di Maurizio Babini

 

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A cura di Manuela Moschin

Buongiorno carissimi, il prossimo anno si celebreranno i 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio e lo scrittore Maurizio Babini anticipa questo grande evento presentandoci il suo nuovo Romanzo Storico/Artistico intitolato “L’inganno di Raffaello”.

Complimenti Maurizio!

SINOSSI

Il romanzo è suddiviso in tre parti.

La prima parte è ambientata in Germania e Polonia nel periodo dal 1939 al 1945.

La seconda a Berlino nel 1969.

Nella terza parte, sviluppata per tutta la lunghezza del romanzo e inserita ogni 2/3 capitoli, sono descritte le vicende avvenute a Firenze nel 1504, in modo che solo al termine del romanzo, si possano sciogliere tutti i nodi.

FIRENZE 1504. Dopo la cacciata dei Medici, la Signoria è in mano al gonfaloniere Pier Soderini e sotto la sua direzione, tra le vie attraversate dall’Arno sboccia una primavera artistica senza precedenti. A contendersi il trono di miglior artista, quando Raffaello giunge in città, ci sono Michelangelo e Leonardo. Il giovane urbinate preceduto dalla sua fama, riesce a trovare il suo spazio grazie all’amicizia con la famiglia Doni, allargando giorno dopo giorno le proprie prospettive artistiche. L’incontro con Leonardo è il preludio di un dipinto che segnerà le vicende degli anni a venire, “Ritratto di Giovane Uomo”.

GERMANIA-POLONIA 1939-1945. Il progetto nazista di allargare i confini della Germania sta per essere messo in atto. Con l’incidente diplomatico alla stazione radio di Gleiwitz, Hitler dichiara guerra all’Europa. La Polonia resiste pochi giorni ai bombardamenti e il nucleo speciale di SS capitanante dall’ufficiale Naujocks, ha campo libero nella ricerca delle opere d’arte della collezione Czartoryski, che Augustyn, proprietario del museo di Cracovia, cerca in tutti i modi di nascondere. Fiore all’occhiello della collezione sono “La Dama con l’Ermellino” di Leonardo da Vinci e “Ritratto di Giovane Uomo” di Raffaello Sanzio. I dipinti passano nelle mani del governatore Hans Frank, fino all’invasione delle truppe alleate. Class Meyer, l’autista personale di Frank, da quel momento intraprenderà una guerra personale per recuperare il dipinto di Raffaello.

BERLINO 1969. Da otto anni la città è spaccata in due da un muro di mattoni e filo spinato. Accidentalmente un messaggio in codice torna alla luce e fa riaffiorare il ricordo della guerra e le vicende legate al dipinto di Raffaello. La fiamma della speranza di riprendersi l’opera d’arte torna a riscaldare gli animi, ma la famiglia Mayer vive dalla parte “sbagliata” della città e uscire da Berlino est è praticamente impossibile. L’unico modo per ritrovare il dipinto, è oltrepassare il muro clandestinamente, eludendo la sorveglianza armata delle guardie Vopos e quella tecnica degli uomini della Stasi, impegnati tramite una fitta rete di spie a mantenere i propri confini inviolabili.

A oggi il dipinto di Raffaello è l’opera più preziosa di cui non si hanno più notizie.

Chi è Maurizio Babini?

Mi chiamo Babini Maurizio, sono nato a Lugo il 12.08.1977 e vivo a Bagnacavallo, nella stessa provincia, Ravenna. (maurib128@gmail.com)

Diplomato Geometra, non ho mai praticato la professione, preferendo quella di operaio specializzato. Sono amante del “Fai da te”, adoro la montagna, l’alpinismo e il campeggio.

Leggo prevalentemente romanzi storici e gialli.

Nel 2017 sono stato selezionato al concorso Nazionale “Mario Luzzi”, per la pubblicazione sul catalogo generale di poesia 2017 dei miei tre componimenti con cui ho partecipato. Sempre nello stesso anno, ho completato la stesura del mio primo romanzo storico “Ali di Farfalla” rettificato poi in “La linea dei Sette Sigilli” con la pubblicazione a gennaio 2019 in self su Amazon.

Nell’ottobre del 2018 è uscito “L’Enigma Nostradamus” pubblicato da Pav Edizioni, seguito temporale de “La linea dei Sette Sigilli”.

L’Inganno di Raffaello, uscito a settembre 2019 è il mio terzo componimento letterario.

Titolo: L’inganno di Raffaello”

Autore: Maurizio Babini

Data di pubblicazione:

Pagine: 405

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Segnalazione Libro: Valeriana Maspero “La Fantalisa – L’Ultimo Enigma di Leonardo Da Vinci

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Data pubblicazione libro: 16 aprile 2019

Blog Libri:Lettori Scrittori Editori di Manuela Moschin

Vi presento “LA FANTALISA – L’ultimo enigma di Leonardo Da Vinci” di Valeriana Maspero che vi racconta di un oscuro indovinello di Leonardo, un fumetto anni sessanta di Sydney Jordan e una famosa intuizione di Freud sul genio da Vinci hanno ispirato questa trama in cui l’azione si svolge su quattro piani temporali che si intersecano tra di loro creando un groviglio che il lettore scioglierà solo all’ultima pagina.

I’ son colui che nacque innanzi al padre;

la terza parte delli omini uccisi;

po’ tornai nel ventre alla mia madre.

Una contaminazione tra romanzo storico, fantascienza e noir che allude a problemi etici di fondo del nostro tempo, come la sessualità e il desiderio di immortalità, indagando sulla misteriosa funzione dell’arte nel destino dell’umanità.

SINOSSI

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Segnalazione del Romanzo “Le Sagome di Carta – Le Streghe di Triora” di Eufemia Griffo

A cura di Manuela Moschin 

Buongiorno carissimi oggi vi presento l’autrice Eufemia Griffo e il suo romanzo “Sagome di carta – Le streghe di Triora”.

Complimenti Eufemia! 

Dalla voce di Bianca Maria, sua discendente, riemerge la storia di Angelina Clavenna, una delle streghe di Triora perseguitate nella feroce caccia avvenuta nel 1587. Fatti realmente avvenuti o allucinazioni? Parola dopo parola Cordelia scoprirà che cosa la lega a quel lontano passato.

Sinossi

Cordelia Malandri è la giornalista e fotografa di punta della redazione di Kitsune, una testata giornalistica romana che si occupa di viaggi. Si recherà a Triora per scrivere un editoriale sulla caccia alle streghe, scatenata nel borgo ligure nel 1587. Là conoscerà Massimiliano, un ex professore di storia, con il quale incrocerà il suo destino, e Bianca Maria, l’ultima discendente delle streghe di Triora. Bianca Maria la condurrà attraverso i suoi racconti a Triora, così come era nel 1587, anno in cui una terribile carestia mise inginocchio l’intero borgo e di cui fu data colpa alle donne sapienti, le bagiue, che in dialetto brigasco significa streghe. Tra le vittime innocenti la giovane Angelina Clavenna, figlia della speziale e levatrice del paese. Angelina ama Tommaso Carrega, il figlio del podestà di Triora, da lui ricambiata. La sua storia, il suo amore impossibile per Tommaso Carrega, gli anni della fanciullezza, la prigionia e le atroci torture subite, faranno di lei la vera protagonista del romanzo che pagina dopo pagina, rivela il suo legame con Cordelia. Un romanzo che racconta di un capitolo buio della nostra storia, dove uomini crudeli e senza scrupoli, guidati dalla Santa Inquisizione, daranno vita a uno dei processi per stregoneria più tragici della storia italiana. Una storia dove i ricordi, la malinconia per quello che sarebbe potuto essere e non è stato, conducono il lettore in un labirinto di emozioni che lo avvincono fino all’unico epilogo possibile. Dove i fili dell’odio e dell’amore, del passato e del presente si intrecciano irrimediabilmente tra loro.

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Segnalazione del Romanzo Storico “L’inviato di Cesare” di Andrea Oliverio

A cura di Manuela Moschin

Buonasera, oggi vi segnalo il Romanzo Storico di Andrea Oliverio intitolato “L’inviato di Cesare” Aporemaedizioni.

Complimenti Andrea per il tuo splendido libro!

Sinossi

Roma contro Roma, Cesare contro Pompeo: mezzo secolo prima della nascita di Cristo, nella guerra civile che lacera la Repubblica, a nessuno è consentito di rimanere neutrale. Lucio Servilio Verre ha deciso da che parte stare e seguirà il proprio generale, uscito vittorioso dalla campagna di Gallia, nella sua lotta contro lo strapotere del Senato e dell’aristocrazia capitolina. Non tutti però hanno compiuto la stessa scelta: dall’altra parte della barricata il valoroso centurione troverà, oltre a individui senza scrupoli, vecchi compagni d’armi, decisi a sbarrargli il passo. Prima che sui campi di battaglia, la contesa si consuma all’ombra dei sette colli, ma anche in Africa, tra i vicoli angusti e pericolosi di Leptis Magna. Un messaggio da consegnare, un piccolo tesoro da custodire: per portare a termine la sua missione, Verre dovrà districarsi tra funzionari corrotti, miserabili spie, sicari sanguinari e donne misteriose.

 

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Presentazione del nuovo Blog Letterario “Libri: Lettori Scrittori Editori” di Manuela Moschin

 

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Benvenuti! Mi chiamo Manuela Moschin ho creato da qualche giorno il Blog Libri:Lettori Scrittori Editori e il Gruppo Facebook omonimo:  Libri:Lettori Scrittori Editori  allo scopo di parlare di libri di qualsiasi genere. L’obiettivo principale è quello di divulgare e promuovere i libri, eseguendo segnalazioni di nuove uscite, recensioni e interviste agli autori.

A tal proposito collaboro anche con il Blog http://thrillernord.it

Se sei uno scrittore e desideri promuovere il tuo libro mi puoi contattare via messenger oppure via mail all’indirizzo: larteraccontataneilibri@gmail.com  dove mi potete inviare la sinossi, la copertina, la data di pubblicazione, il nome della casa editrice  e una vostra biografia. Sarete contattati in breve tempo.

Mi potete seguire anche nel gruppo Facebook omonimo dove vengono pubblicati i post inerenti il Blog. Ecco il link: https://www.facebook.com/groups/librilettoriscrittorieditori/

Se siete appassionati d’arte potete venirmi a trovare anche nel Blog e Gruppo Facebook: “L’Arte Raccontata nei Libri” https://larteraccontataneilibri.blogspot.com

Link Gruppo Facebook “L’Arte Raccontata in Libri”
Attualmente collaboro con i Blog:

Ringrazio la Redazione Alessandriatoday.

Vi aspetto!

Museo Virtuale “L’Arte Raccontata nei Libri” a cura di Manuela Moschin

 

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Link Blog L’arte raccontata nei libri – Museo Virtuale

A cura di Manuela Moschin

Benvenuti nel Museo Virtuale dove tutti possono partecipare inviando le proprio foto.

L’idea nasce dal desiderio di poter ammirare le opere d’arte, invitandovi a inviare le vostre foto che avete scattato nei luoghi appartenenti al patrimonio culturale come Musei, Chiese, Ville, Monumenti, Statue ecc.

E’ sufficiente inviare anche un’immagine soltanto, poiché il museo si formerà gradualmente.

Vi citerò scrivendo l’autore delle foto.
Non sono ammesse immagini scaricate dal web.

Vi chiedo cortesemente di indicare:

Titolo dell’opera
Nome dell’artista
Anno di esecuzione
Il Museo di riferimento
La Tecnica

Inviate il materiale al seguente indirizzo di posta elettronica:
larteraccontataneilibri@gmail.com
Inoltre le opere saranno postate nel gruppo Facebook omonimo.
Ecco il link: Gruppo Facebook: L’Arte Raccontata nei Libri

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Recensione del Thriller Storico “L’apprendista di Goya” di Sara di Furia e approfondimento dell’opera d’arte “Il Parasole”

Francisco Goya “L’Ombrellino” o “Il Parasole” 1777 Olio su tela cm.152×104 – Museo del Prado Madrid (Fig.1)
Francisco Goya “L’Ombrellino” o “Il Parasole” 1777 Olio su tela cm.152×104 – Museo del Prado Madrid (Fig.2)


Recensione del Thriller Storico “L’Apprendista di Goya” di  Sara Di Furia e approfondimento dell’opera “Il Parasole” di Francisco Goya.

Articolo scritto per ThrillerNord – Associazione Culturale Link: ThrillerNord-Associazione culturale

A cura di Manuela Moschin

Essendo appassionata d’arte e di thriller storici ho atteso con impazienza l’uscita di questo meraviglioso libro di Sara Di Furia intitolato “L’Apprendista di Goya”. Un libro che mi ha piacevolmente conquistata. Densa di misteri ed emozioni, la storia del celebre artista Francisco Goya si intreccia magistralmente ad alcuni enigmi inquietanti. L’autrice ci regala un thriller mozzafiato nel quale non è semplice individuare il colpevole degli efferati delitti verificatisi a Madrid nel 1791. La soluzione del caso avviene passo dopo passo tramite un’eccellente capacità narrativa.

Il romanzo, che è scritto molto bene, alquanto scorrevole e con uno stile brillante,  ripercorre a tratti la vita del pittore, ricostruendone il difficile carattere, ma con un pizzico di fantasia, creando altresì una narrazione ricca di suspense.

I continui riferimenti all’arte e la padronanza che ha avuto la scrittrice nel descrivere le tecniche di miscelazione dei pigmenti ne fanno uno splendido libro che non delude gli appassionati d’arte.

Ho scelto di parlare del dipinto di Goya intitolato “Il Parasole”(Fig.1) perché l’autrice lo cita molto spesso, rendendolo il protagonista del romanzo. Esprimo i complimenti a Sara per la maestria che ha avuto nel raccontare l’arte, trattando l’opera con un alone di mistero e tenendo il lettore con il fiato sospeso fino all’ultimo capitolo mediante frasi d’effetto ben costruite.

La scrittrice, oltretutto, accompagna il lettore in diversi luoghi peculiari, intrisici di storia, includendo curiosità, leggende e aneddoti della città madrilena. A tal proposito c’è un capitolo che ho apprezzato in modo particolare per il quale l’autrice ha dedicato senz’altro uno studio approfondito.  Mi riferisco alla  descrizione ricca di pathos relativa alle famose corride che vengono effettuate a plaza Mayor. 

Mi sono soffermata a rileggerne alcune parti perché risultano essere un interessante compendio per conoscere le caratteristiche e i rituali di un’antica tradizione che nella sua drammaticità esprime un forte turbamento.

Inoltre, tra i temi trattati spicca l’Inquisizione, l’istituzione ecclesiastica volta a reprimere l’eresia.

Manuèl Alvèra è il protagonista che narra in prima persona le rocambolesche vicende nelle quali si ritrova ingenuamente coinvolto tra inganni e sotterfugi. I personaggi sono descritti con dovizia di particolari. Ma chi è el diablo…? Una figura che viene svelata mediante un colpo di scena strabiliante…

 

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Segnalazione del Thriller “Le ragioni della follia” di Fabio Giorgino

 

 

A cura di Manuela Moschin

Buongiorno, vi presento lo scrittore Fabio Giorgino e il suo Thriller “Le ragioni della follia”.

Complimenti Fabio!

Trama:

Su una spiaggia del litorale tarantino viene ritrovato il cadavere di un docente universitario sulla cui spalla è stato impresso un marchio a fuoco raffigurante un fiore di loto.

Il commissario Spiro Fusco si occupa del caso. Vive insieme alla figlia da quando Angela, tredici anni prima, ha abbandonato entrambi senza una apparente ragione facendo perdere le sue tracce.

Le indagini lo porteranno in modo inaspettato a fare i conti con il proprio passato e a sollevare il velo di mistero sull’abbandono di Angela.

Estratto

Il torpore cominciò a diluirsi, lasciando posto a una lucidità frammentata. Guglielmo Lombardi sollevò le palpebre pesanti più volte prima di riuscire a tenere gli occhi aperti. Stava seduto, un bavaglio stretto sulla bocca e polsi e caviglie legati ben saldi a una vecchia sedia arrugginita. Lo spazio intorno era sfocato e liquido, un groviglio di linee flebili e grigi toni smorzati. Si sforzò di mettere a fuoco le immagini e una fitta alle tempie gli fece stridere i denti. Lentamente ogni cosa cominciò a prendere forma e colore. Un lume a gas su un tavolo da campeggio illuminava uno spazio circoscritto, mettendo in risalto alcuni oggetti dai contorni indefiniti. Osservando il vetro opacizzato del lume prese coscienza del sibilo del gas che ronzava continuo nelle orecchie, mentre un rumore sordo proveniva dall’esterno con un ritmo intermittente. Si concentrò su quel suono ipnotico e rassicurante, sembrava famigliare.

 

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Recensione del Romanzo Storico “La moglie del Santo” di Corrado Occhipinti Confalonieri e gli Affreschi di Giotto

 

Recensione del Romanzo Storico “La Moglie del Santo” di Corrado Occhipinti Confalonieri e gli Affreschi di Giotto. Minerva Edizioni.

A cura di Manuela Moschin

“La moglie del Santo” di Corrado Occhipinti Confalonieri è un libro assolutamente straordinario! Un romanzo decisamente insolito ricco di spunti di riflessione che inondano il lettore di suggestioni che elevano l’anima. Il racconto è nato da un’idea piuttosto originale che l’autore ha sviluppato scavando nella memoria dei suoi antenati, poiché è incentrato sulla storia di San Corrado Occhipinti Confalonieri del quale lo scrittore è il discendente diretto, appartenente alla nobile casata dei Confalonieri.

Egli è uno storico, nonché un grande autore di saggi e riviste specializzate, che si è ispirato alla vita del Santo, ricostruendo una storia alquanto commovente, quella del giovane cavaliere Corrado e della moglie Eufrosina.

Gli sposi, sebbene furono uniti mediante un matrimonio combinato da famiglie nobili, scoprirono di amarsi a vicenda. In seguito, un fatto sorprendente cambiò la vita dei due giovani che li segnò profondamente.

Si tratta, dunque, di una biografia romanzata ambientata a Piacenza nel 1300, quando imperversarono le lotte per la conquista del potere e si diffuse la peste.

Si tratta di un testo illuminante che vi consiglio vivamente per i bellissimi dialoghi, per le continue frasi toccanti, per i messaggi profondi che stimolano il lettore a meditare sul significato dei piccoli gesti quotidiani a favore dei più sofferenti e sull’importanza dell’amore che in finale vince sempre.

L’autore ha intitolato il romanzo “La moglie del Santo” poiché Eufrosina ebbe un ruolo fondamentale sulla sorte del marito. Ho ammirato molto questa donna forte e nello stesso tempo dotata di un animo sensibile che decise di entrare in convento e prendere i voti per diventare Suor Giovanna. Un grande gesto d’amore che permise a Corrado di seguire la sua vocazione, quella scintilla divina che era deposta nel suo cuore si è manifestata in tutta la sua grandezza.

 

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Segnalazione del Romanzo “Il nome segreto” di Alessandra Leonardi

Buongiorno, oggi vi segnalo il Romanzo intitolato “Il nome segreto” di Alessandra Leonardi edito da Arpeggio Libero editore.

Complimenti Alessandra!

 Sinossi

Roma 2018, otto ragazzi di età compresa tra i 10 e i 13 anni, molto diversi tra loro, vengono invitati con svariati pretesti a frequentare un corso di Archeologia per adolescenti.

Ben presto, scopriranno che tutto questo non è casuale ma ognuno di loro è lì per uno scopo ben preciso, e la ragione di questa loro presenza ha radici in un passato lontano millenni. Tra viaggi nel tempo, enigmi da svelare e prove di coraggio, vivranno un’avventura straordinaria e scopriranno il significato dell’amicizia.

 

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Segnalazione del libro “Cent’anni” di Giuseppe Bordonali

 

COVER-centanni-PROCESSATO_1-.jpgBuongiorno, oggi vi segnalo il libro di Giuseppe Bordonali intitolato “Cent’anni” Edito da Castelvecchi. 

Congratulazioni Giuseppe!

Sinossi 

Arturo, professore di latino prossimo ai cent’anni, riassume il dramma della sua esistenza citando Virgilio: “Puer, cui non risere parentes, nec deus hunc mensa, dea nec dignata cubili est.” Chi non ha conosciuto l’affetto dei genitori, non avrà neanche quello degli déi. Così il vegliardo inizia il racconto della sua avventurosa vita:

“Ma mère. In francese parlava con mia nonna. Mi piaceva la musicalità di quella lingua che però odiavo, perché ritenevo fosse lei ad allontanarmi mia madre.”

Alla morte della madre Arturo scopre la tragedia che l’ha privato dell’affetto materno, ma anche il padre tiene il figlio a distanza. Autoritario Gattopardo siciliano, lo tratta dispoticamente, per poi pentirsene solo alla fine della sua esistenza. Ad Arturo non resta che rincorrere nelle donne l’affetto negato, trovando in Costanza una sensuale croce e delizia, in Elena la madre dei suoi figli, ed in Laura la tenera compagna della sua vecchiaia.

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Recensione del libro “Le Disobbedienti”di Elisabetta Rasy

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Recensione a cura di Manuela Moschin

Thrillernord – Associazione Culturale Link Thrillernord

Storie di sei donne che hanno cambiato l’arte

Un libro che regala gioia e commozione. Gioia perché offre l’opportunità di conoscere dipinti alquanto magistrali, e commozione in quanto l’autrice entra nella vita di sei artiste che hanno vissuto un’esistenza tormentata ma che, oltre alle loro doti artistiche, hanno lasciato ai posteri una testimonianza che tocca le corde dell’anima. La scrittrice ne ha tratteggiato per ognuna di loro una biografia romanzata che si legge piacevolmente. Una lettura facile e scorrevole dunque,  dove l’autrice interpreta con maestria i sentimenti e i dolori tragicamente combattuti da alcune eroine appartenenti al mondo dell’arte.

Sei profili di donne straordinarie che hanno lasciato il segno, accomunate da destini travagliati. Un’emozione dopo l’altra per un libro indimenticabile e interessante non solo per chi è appassionato d’arte ma anche per gli amanti delle vicende storiche dedicate a personaggi aventi una forte personalità.

Anche solo il titolo “Le Disobbedienti” ne ricalca il loro carattere determinato che non si fa sottomettere da alcuno. L’autrice ha scelto di trattare un argomento delicato che è stato oggetto di continue diatribe nella storia dell’arte, dove la donna perseguitata da pregiudizi e soprusi ha dovuto combattere con tutta se stessa per rendersi visibile al pubblico dei visitatori.

La Rasy descrive con minuzia di particolari e accuratezza storico-artistica le varie opere eseguite dalle pittrici, e non solo perché cita anche gli eccellenti artisti che hanno fatto parte del loro percorso artistico.

Si tratta di un’opera letteraria da conservare gelosamente al fine di poterla consultare ogni qualvolta lo si desideri.

La scrittrice descrive il “Coraggio” di Artemisia Gentileschi, la “Tenacia” di Elisabeth Vigée le Brun, l’ “Irrequietezza” di Berthe Morisot, la “Ribellione” di Suzanne Valadon, la “Resistenza” di Charlotte Salomon e la “Passione di Frida Kahlo con grande trasporto e abilità.  

Secondo il mio punto di vista il racconto più straziante riguarda la toccante vicenda di Charlotte Salomon, la pittrice tedesca di origini ebraiche che fu vittima dell’olocausto.

Vi confido, peraltro,che in queste pagine mi è scappata una lacrima:

Quando consegna al dottor Moridis i pacchi dei suoi fogli, Charlotte gli dice pochissime parole:

«Li tenga con cura. È tutta la mia vita»

I suoi disegni sono un prezioso diario come oltretutto si è rivelata la celebre opera di Anna Frank:

«Come i loro diari, l’eredità di Charlotte è una testimonianza dell’orrore dei tempi e insieme l’espressione del talento e dell’ingegno umano contro la morte».

SINOSSI

Che cosa unisce Artemisia Gentileschi, stuprata a diciotto anni da un amico del padre e in seguito protagonista della pittura del Seicento, a un’icona della bellezza e del fascino novecentesco come Frida Kahlo? Qual è il nesso tra Élisabeth Vigée Le Brun, costretta all’esilio dalla Rivoluzione francese, e Charlotte Salomon, perseguitata dai nazisti? C’è qualcosa che lega l’elegante Berthe Morisot, cui Édouard Manet dedica appassionati ritratti, alla trasgressiva Suzanne Valadon, l’amante di Toulouse-Lautrec e di tanti altri nella Parigi della Belle Époque? Malgrado la diversità di epoca storica, di ambiente e di carattere, un tratto essenziale accomuna queste sei pittrici: il talento prima di tutto, ma anche la forza del desiderio e il coraggio di ribellarsi alle regole del gioco imposte dalla società. Ognuna di loro, infatti, ha saputo armarsi di una speciale qualità dell’anima per contrastare la propria fragilità e le aggressioni della vita: antiche risorse femminili, come coraggio, tenacia, resistenza, oppure vizi trasformati in virtù, come irrequietezza, ribellione e passione. Elisabetta Rasy racconta, con instancabile attenzione ai dettagli dell’intimità che disegnano un destino, la vita delle sei pittrici nella loro irriducibile singolarità. Incontriamo così la giovanissima Artemisia, in fuga dalle calunnie romane dopo un processo infamante, che si fa strada nella Firenze dei Medici ma non vuole rinunciare all’amore. Élisabeth Vigée Le Brun, acclamata ritrattista di Maria Antonietta, che attraversa l’Europa contesa dalle corti più importanti senza mai staccarsi dalla sua bambina. Berthe Morisot, ostacolata dalla famiglia e dai critici accademici, che diventa la première dame degli Impressionisti. La scandalosa Suzanne Valadon, amante e modella dei grandi artisti della Parigi di fine Ottocento, che sceglie di farsi lei stessa pittrice combattendo la povertà e i preconcetti. Charlotte Salomon che, quando sente avvicinarsi la fine per mano del boia nazista, narra la sua breve e tempestosa vita in un’unica sterminata opera che al disegno unisce la musica e il teatro. Frida Kahlo, straziata dalle malattie fin dalla più giovane età, che sfida la sofferenza fisica e i tormenti amorosi con le sue immagini provocatorie e il suo travolgente look. Tutte loro, negli autoritratti che aprono le intense pagine di Elisabetta Rasy, guardano negli occhi chi legge e invitano a scoprire l’audacia con cui hanno combattuto e vinto la dura battaglia per affermarsi – oltre i divieti, gli obblighi, le incomprensioni e i pregiudizi -, cambiando per sempre, con la propria opera, l’immagine e il posto della donna nel mondo dell’arte.

L’Autore

Elisabetta Rasy è nata a Roma, dove vive e lavora. Ha pubblicato numerosi romanzi, racconti e saggi di argomento letterario, molti dei quali dedicati alla scrittura femminile. Ha vinto numerosi premi letterari, fra cui il premio Selezione Campiello nel 1997 con Posillipo. Collabora al “Sole-24 Ore”. Tra i suoi ultimi titoli citiamo Memorie di una lettrice notturna, L’estranea, La scienza degli addii, L’ombra della luna.

Autore: Elisabetta Rasy

Editore: Mondadori

Genere: Biografie e Memoir

Pagine: 264

Anno di pubblicazione: Marzo 2019

Recensione del libro “Psichiatra in ghiaccio con cannella” di Pasquale Cavalera

 

A cura di Manuela Moschin

Recensione “Psichiatra in ghiaccio con cannella” di Pasquale Cavalera

Buongiorno, oggi vi presento lo scrittore Pasquale Cavalera, un autore che ho già apprezzato nel suo precedente libro intitolato “Prospettive”. Il punto focale dei suoi libri risiede nello spirito di osservazione. Continue riflessioni e analisi si intrecciano a fatti e persone molto vicini a tutto ciò che ci circonda. La vita corre, sin troppo velocemente. Pasquale si sofferma invece a riflettere anche nelle piccole e apparentemente banali situazioni. In alcuni passaggi mi sono commossa e in altri mi è apparso un sorriso perché, in fin dei conti, ho rivissuto alcuni momenti della mia vita. Storie particolari che hanno tutte l’obiettivo di porre un freno allo scorrere del tempo che, come si dice, è tiranno. Come farlo? Lasciando da parte le inutili discordie, i litigi per motivi banali, sorridendo alla vita, cercando una buona volta di ricordare che ne abbiamo una ed è più che preziosa. La malattia è il primo campanello d’allarme che ti avvisa che è ora di dare un giusto valore alle piccole cose. Quante volte abbiamo detto se tornassi indietro? Ecco è questo che traspare nei meravigliosi scritti di Pasquale: l’amore per la vita.

“Quanto amore le ho donato? Non ricordo pomeriggi al parco giochi, non ricordo passeggiate primaverili mano nella mano, non ricordo regali scartati insieme ai piedi dell’albero di Natale, non ricordo di averla mai stretta tra le mie braccia. Tornassi indietro cambierei molte cose, ma è facile pentirsi quando tutto è finito…”

Congratulazioni Pasquale, consiglio caldamente il tuo meraviglioso libro.

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Mostra “Preraffaelliti. Amore e Desiderio” Palazzo Reale Milano

 

Dettaglio – John Everett Millais “Ophelia” (1851-52) Olio su tela, Tate Britain – Londra

Mostra “Preraffaelliti. Amore e Desiderio” Palazzo Reale Milano

A cura di Manuela Moschin

Buongiorno carissimi, oggi desidero parlarvi di una splendida mostra che ho visitato recentemente intitolata “Preraffaelliti. Amore e Desiderio” visitabile fino al 6 ottobre 2019 nel Palazzo Reale di Milano e organizzata in collaborazione con la Tate Britain di Londra.  Le foto riportate sono state scattate nello spazio espositivo del Palazzo Reale.

La mostra risulta una straordinaria occasione per visitare alcune opere della collezione Tate Britain di Londra. L’esposizione ben curata, offre incluso nel prezzo del biglietto anche l’audioguida.

I temi dell’amore, del desiderio e della poetica medievale provenienti dai racconti e dalle poesie entrano in scena in grande stile, visitabile in uno spazio quasi scenografico di forte impatto emotivo.

Con i Preraffaelliti siamo a Londra nel 1848 dove un gruppo di artisti, allo scopo di rinnovare la pittura inglese, crearono la “Pre-Raphaelite Brotherhood” (PRB), la “Confraternita preraffaelita ” dove essi ebbero un approccio più spirituale e naturalistico.

Essi ammiravano la pittura precedente a Raffaello e trasgredivano le regole accademiche:

“Le forme non erano modellate in tonalità digradanti dal chiaro allo scuro, bensì descritte in sfumature pure come nelle pale d’altare medievali o del primo Rinascimento. Le composizioni non sfruttavano le disposizioni prospettiche o piramidali che tutti imparavano nelle scuole d’arte, ma adottavano invece la struttura geometrica a scomparti dell’arte cristiana antica: spazi più o meno profondi collegati tra loro a formare sorprendenti accostamenti.” (Carol Jacobi, La Confraternita dei Preraffaeliti)

I giovani preraffaeliti disprezzavano le tecniche convenzionali insegnate alla Royal Academy, sebbene fu proprio in queste scuole che si formarono i tre protagonisti principali, ovverosia John Everett Millais (1829-1896), William Holman Hunt (1827-1910) e Dante Gabriel Rossetti (1828-1882). Essi rifiutavano le convenzioni del Rinascimento, prediligendo invece l’arte medievale. Questi giovani artisti erano dei realisti interessati a rappresentare la realtà come essa era, ponendo una particolare attenzione ai dettagli attraverso una cura lenticolare. La geologia e la botanica venivano rappresentate con minuzia, e dipingevano peraltro anche all’aperto.

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Segnalazione del Romanzo di Renato Carlo Miradoli intitolato “Janus”

A cura di Manuela Moschin

Buongiorno, oggi vi presento lo scrittore Renato Carlo Miradoli e il suo Romanzo intitolato “Janus – Della collera di Nerone: il discorso sulla libertà”.

Congratulazioni Renato Carlo!

Descrizione:

Sotto il regno di Nerone,

30 anni dopo le vicende narrate nell’Epistola a Tiberio,

a pochi giorni dal rogo di Roma, un plico contenente un manoscritto viene rinvenuto casualmente nella casa patrizia della famiglia del Senatore Gaio Calpurnio Pisone.

Si tratta di una copia dell’Epistola a Tiberio che il fratello di questi aveva fatto consegnare alla propria famiglia, a Roma, tramite un piccolo uomo, di nome Zaccheo. Sarà l’inizio di una serie di vicende che coinvolgeranno Nerone, Pietro e Paolo, Seneca e i Pisoni congiurati contro Nerone, fino alla deposizione dell’imperatore stesso, ultimo rappresentante della dinastia Giulio-Claudia.

Qualche riga di presentazione del libro:

Sotto il regno di Nerone, 30 anni dopo le vicende narrate nell’Epistola a Tiberio, a pochi giorni dal rogo di Roma, un plico contenente un manoscritto viene rinvenuto casualmente nella casa patrizia della famiglia del Senatore Gaio Calpurnio Pisone.

Si tratta di una copia dell’Epistola a Tiberio che il fratello di questi aveva fatto consegnare alla propria famiglia, a Roma, tramite un piccolo uomo, di nome Zaccheo. Sarà l’inizio di una serie di vicende che coinvolgeranno Nerone, Pietro e Paolo, Seneca e i Pisoni congiurati contro Nerone, fino alla deposizione dell’imperatore stesso, ultimo rappresentante della dinastia Giulio-Claudia.

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Recensione e Intervista dedicata a Marco Posata a cura di Manuela Moschin

Recensione scritta per ThrillerNord – Associazione culturale Link Thrillernord recensione “E da una lacrima…la felicità

A cura di Manuela Moschin

RECENSIONE

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Recensione scritta per ThrillerNord – Associazione culturale Link Thrillernord recensione “E da una lacrima…la felicità

A cura di Manuela Moschin

RECENSIONE

SPERANZA. È in questa parola che è racchiuso il significato di questo brillante romanzo.  Dalla prima all’ultima pagina la speranza compare, a tratti si nasconde e poi ricompare di nuovo.

La speranza è l’ultima a morire si dice… È questo il caso di Lora, la protagonista del racconto, che si ritrova a lottare con tutta sé stessa per riuscire a rivedere suo figlio che, per una serie di intricate vicissitudini, ha perso di vista quando era ancora bambino: “Ma la voglia di sapere, la voglia di ritrovare quegli occhi era troppo grande e dentro di ella un barlume di speranza nascosto nell’orrore della consapevolezza continuavano a vivere”.

Lora un’anima sensibile e dolce che viene coinvolta ingenuamente a gestire situazioni drammatiche che solo una madre può affrontare con tanto coraggio.

C’è qualcosa di immenso nel libro di Marco, che si concentra soprattutto nei pensieri della protagonista che si lascia trasportare in continue autoanalisi meditative, attraverso anche i suoi ricordi d’infanzia, stimolando il lettore a riflettere sui rapporti umani e sull’amore materno.

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“L’Arte raccontata nei libri” e gli Enigmi dell’Ultima Cena di Leonardo Da Vinci

A cura di Manuela Moschin

Ciao a tutti! Questo articolo fa parte di una tappa del #BlogTour dedicato al libro “La Cena Segreta” di Javier Sierra.
Il Blog e il Gruppo Facebook Thriller Storici e Dintorni gestito da Roberto Orsi, che ringrazio per l’invito, ha organizzato questa splendida iniziativa coinvolgendo quattro Blog dal 1 al 4 luglio ’19.

Il 2 luglio è stato il turno del mio Blog  L’Arte Raccontata nei Libri

e il tema a me attribuito si intitola “Gli Enigmi del Cenacolo Vinciano”.

Andiamo a scoprirli…:

Leonardo da Vinci “Il Cenacolo Vinciano” (Ultima Cena) 1495-1498, tempera e olio su due strati di preparazione gessosa stesi su intonaco –  cm. 460×880 Refettorio – Convento di Santa Maria delle Grazie, Milano

Leonardo da Vinci “Il Cenacolo Vinciano” (Ultima Cena) 1495-1498 tempera e olio su intonaco cm. 460×880 Refettorio – Convento di Santa Maria delle Grazie, Milano (Fig.1)
Leonardo da Vinci “Il Cenacolo Vinciano” (Ultima Cena) 1495-1498 tempera e olio su intonaco cm. 460×880 Refettorio – Convento di Santa Maria delle Grazie, Milano (Fig.2)
Leonardo da Vinci “Il Cenacolo Vinciano” (Ultima Cena) 1495-1498 tempera e olio su intonaco cm. 460×880 Refettorio – Convento di Santa Maria delle Grazie, Milano (Fig.3)
Leonardo da Vinci studio per il Cenacolo 1494-1495, cm 26×39,2 gesso rosso su carta Gallerie dell’Accademia di Venezia (Fig.4)

“Marco alzò lo sguardo verso il muro dove il toscano stava dando alcuni ritocchi con un pennello di setole finissime. La parete nord del refettorio accoglieva la più straordinaria Ultima Cena che avesse mai visto. Là davanti c’era Gesù, presente in carne e ossa, nel centro esatto della composizione. Aveva lo sguardo languido e le braccia distese, come se studiasse di sottecchi le reazioni dei suoi discepoli alla rivelazione che aveva appena fatto loro” (Javier Sierra “La cena segreta”).

Immaginiamo per un momento di tornare indietro nel tempo per ammirare “l’Ultima Cena” (1495-1498) (Fig.1-2-3) alla presenza di Leonardo da Vinci  (Anchiano, 1452-Amboise 1519) nel refettorio del Convento di Santa Maria delle Grazie a Milano.

Quale sarebbe la nostra reazione…?

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Segnalazione del Romanzo “Il Fiore dell’Apocalisse di Luisa Colombo

A cura di Manuela Moschin

Buonasera, oggi vi segnalo il thriller “Il fiore dell’apocalisse” di Luisa Colombo, edito da Leone Editore.

Complimenti Luisa!

Sinossi

Maia Parodi torna a lavorare in questura dopo una gravidanza andata male e viene trasferita alla sezione omicidi. Una donna è appena stata ritrovata morta e l’unico indizio è un medaglione a forma di fiore con quattro petali, di cui uno dipinto di blu, rinvenuto sulla vittima. Le indagini non decollano, ma quando una seconda donna viene uccisa, Maia scopre che le due vittime frequentavano un misterioso centro esoterico e che gli omicidi potrebbero essere collegati alla teoria dei quattro elementi. Altre due persone sono quindi destinate a morire?

Chi è Luisa Colombo?

Luisa Colombo è nata a Milano nel 1957 e si è laureata in Scienze Politiche all’Università degli Studi di Pavia con il massimo dei voti. Ha lavorato per trent’anni nell’editoria per il Touring Club Italiano, ma la scrittura è sempre stata la sua passione e ha continuato a coltivarla nel tempo libero. Felicemente sposata, adora la lettura, i viaggi, la musica, il cinema e il suo amato cagnolino.

Autore:Luisa Colombo

Titolo: Il fiore dell’Apocalisse

Editore: LeoneEditore

Pagine: 414

Data di Pubblicazione: 31 ottobre 2018

 

Buona lettura!

Segnalazione del Romanzo “Come Sopra non è sotto” di Laura Intino

 

Blog Libri:Lettori Scrittori Editori

A cura di Manuela Moschin

Buongiorno carissimi! Vi presento Laura Intino e il suo libro intitolato “Come sopra non è sotto”. 

Congratulazioni Laura!

Sinossi

“Sei disposto a darti sul serio la possibilità di capire che ci sono altre opzioni oltre a quella che hanno dato per buona e a cui tu hai creduto?” ” In quel crocevia di nulla e tutto, di ogni cosa e di vuoto tutto esiste solo nel potenziale, ma esiste tutto assieme, in un caos inafferrabile. E pur essendo stato lì, immobile per giorni… O per secoli… Lì il tempo non è nulla… Mi era impossibile fare mio tutto quel sapere” Un libro che si districa con “guizzo” e fervore nelle intricate maglie delle relazioni umane, degli incastri di molteplici tempi e spazi, nei quali le leggi che regolano i legami interpersonali fanno da filo conduttore in questo incredibile, quasi onirico, viaggio. Un libro da imprimere a fondo nelle reti della memoria, di quelli da CONsumare, CONservare e CONsigliare… Il libro da amare! Buon viaggio a voi. “Come sopra non è sotto” offre la possibilità a molte persone di identificarsi, per la varietà di personaggi e situazioni che presenta. E’ un viaggio di crescita personale in un’avventura che si svolge oltre i confini di spazi inimmaginabili. Sarete trasportati in dimensioni di cui non conoscevate l’esistenza. Laura Intino è una scrittrice visionaria, che si sposta nella realtà da un luogo all’altro del mondo, insieme alla sua amata famiglia, con una fervida speranza che vi rapirà, trasportandovi inesorabilmente laddove il vostro spirito può rendere conosciuto lo sconosciuto.

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Antonello da Messina e i volti dell’Ecce Homo

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Antonello da Messina “Cristo alla Colonna” 1476 – Olio su tela cm. 29,8×21 Parigi, Museo del Louvre

Dettaglio – Antonello da Messina “Cristo alla Colonna” 1476 Olio su tela cm. 29,8×21 Parigi, Museo del Louvre

A cura di Manuela Moschin

Buongiorno carissimi, oggi sfogliando un volume di storia dell’arte mi sono soffermata a osservare questa immagine di “Cristo alla colonna” di Antonello da Messina (Messina, 1430-1479) uno dei massimi capolavori tardi dell’artista.

Antonio de Antonio, conosciuto come Antonello da Messina, ebbe un ruolo fondamentale nel periodo rinascimentale perché avviò un cospicuo rinnovamento artistico. Egli ebbe la maestria di combinare le tecniche prospettiche di Piero della Francesca assieme alla meticolosità fiamminga, ponendo attenzione alla descrizione minuta dei dettagli e agli effetti di luce.
C’è una serie di dipinti dell’artista che da sempre mi affascinano. Si tratta dei Volti dell’Ecce Homo. Un termine derivante da una frase che Ponzio Pilato rivolse ai Giudei nel momento in cui mostra loro Gesù flagellato (Vangelo di Giovanni, 19,5):“Gesù dunque uscì, portando la corona di spine e il manto di porpora . Pilato disse loro:”Ecce Homo!” (Dal latino, “Ecco l’Uomo!”)(Giovanni,19,5).
Il “Cristo alla colonna” del Louvre,  relativo alla prima immagine, si allontana dal tema dell’Ecce Homo, in quanto la figura allude al martirio della flagellazione. E’ un dipinto che colpisce emotivamente per l’espressione patetica di Cristo. Egli possiede uno sguardo di dolorosa rassegnazione, accentuata dalla resa realistica delle lacrime e dalle gocce di sangue causate dalla corona di spine. Le labbra dischiuse e il cappio che gli pende dal collo gli conferiscono nell’insieme un ulteriore potenza drammatica. La rivoluzione di Antonello sta nel suo marcato naturalismo palesemente evidenziato anche nell’esecuzione dei capelli e dei fili di barba.

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SEGNALAZIONE LIBRO “UN’OMBRA SUL LAGO” DI DARIO GALIMBERTI

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Buongiorno carissimi, oggi vi segnalo il libro di Dario Galimberti uscito di recente intitolato “Un Ombra sul Lago”.
Una bambina scomparsa, un’indagine dal ritmo serrato, una città che nasconde troppi segreti.

L’autore è vincitore del premio Fai viaggiare la tua storia – 2019.

Il libro ha attirato la mia attenzione proprio ieri in una libreria nella sezione novità.
Vedi foto 👇

Complimenti Dario!

SINOSSI

Lugano, 29 ottobre 1934. Il delegato Ezechiele Beretta, massima autorità della polizia cittadina, se ne sta rintanato in un angolo del bar Lugano a gustarsi il primo caffè del mattino, quando il trambusto proveniente dall’esterno attira la sua attenzione. Gli abitanti del malfamato Sassello avanzano verso il centro della piazza al seguito di Mosè Guerreschi che incede lentamente con la piccola Ombretta aggrappata ai suoi pantaloni vecchi e logori e un fagotto stretto in braccio. Non portano problemi. Quella processione è una richiesta d’aiuto.

Beretta afferra il fagotto, una vecchia coperta militare da cui spunta la testa di un bambino esanime, Agostino Guerreschi, e si precipita in ospedale dove si assicura che il piccolo riceva cure adeguate. La ricostruzione d’Agostino viene archiviata come una fantasia infantile, un modo per coprire le marachelle che hanno portato a quell’incidente quasi mortale.

Pochi giorni dopo, però, quando Ombretta viene rapita in circostanze analoghe sotto gli occhi della madre e di una vicina, Beretta maledice le sue conclusioni affrettate e capisce che non c’è un attimo da perdere se vuole restituire a quella povera famiglia la bambina sana e salva. Tra false piste, intuizioni geniali e squarci sulla vita privata del tormentato protagonista, le indagini procedono faticosamente, ostacolate dai poteri forti locali che non vogliono guai, mentre ombre sempre più minacciose si allungano sulle acque blu del lago che bagna la città.

L’AUTORE

Dario Galimberti è architetto e vive a Lugano, in Svizzera. È responsabile del corso di laurea in Architettura della Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana (SUPSI) e professore in progettazione architettonica. Nel 2014 pubblica il suo romanzo d’esordio: Il bosco del Grande Olmo e l’anno dopo Lo chiameremo Argo. Con Libromania ha pubblicato Il calice proibito (2015) e L’angelo del lago (2017).

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Recensione al Romanzo Storico “L’ultimo segreto di Botticelli” di Lisa Laffi e l’opera d’arte”La Primavera” di Botticelli a cura di Manuela Moschin

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Botticelli-primavera.jpgSandro Botticelli “La Primavera” 1480 ca. Tempera grassa su tavola cm. 207×319 Firenze – Galleria degli Uffizi (Fig.1)

Botticelli-primavera copia.jpgSandro Botticelli “La Primavera” 1480 ca. Tempera grassa su tavola cm. 207×319 Firenze – Galleria degli Uffizi (Fig.2)

Blog Thrillernord Rubrica Speciale Libri e Arte

A Cura di Manuela Moschin

Ambientato principalmente a San Secondo Parmense, una signoria retta dalla marchesa Bianca Riario Sforza, figlia di Caterina Sforza, il romanzo di Lisa Laffi ha per protagonista il figlio di quest’ultima Giovanni dalle Bande Nere e “La Primavera” di Sandro Botticelli.

Il dipinto viene citato molto spesso nel libro, poiché la narrazione è legata a un segreto celato nell’opera. Vi sono, perciò, costanti richiami ai simboli e alle figure dipinte dall’artista. La storia è incentrata sulle vicende intercorse tra il celebre condottiero e Luce, una ragazza dolce e sensibile che conosce le proprietà delle erbe curative. Il loro amore si intreccia a una serie di avventure tra colpi di scena e intrighi familiari. Si nota nel romanzo una particolare preparazione storico-artistica da parte dell’autrice che, essendo laureata in Conservazione dei Beni Culturali, possiede dimestichezza nel trattare l’argomento. Il lettore ha la sensazione di essere accompagnato da una guida esperta al fine di riuscire a individuare i misteri nascosti nel dipinto. Lo stile narrativo si contraddistingue per il suo linguaggio semplice e fluido attraverso una scrittura dolce e delicata. Lisa ha avuto l’abilità di creare una trama travolgente, rispettando eventi realmente accaduti nella storia, dove non risulta soltanto lei la protagonista,  ma anche la filosofia e l’arte possiedono un ruolo fondamentale alle quali l’autrice ha dedicato un ampio spazio.

Senza svelarvi troppo la trama vi anticipo solo che Venere e Luce hanno qualcosa in comune:“Ma dal momento che si disinteressa a quella del dipinto di Botticelli, devo usare una Venere terrena…”. Una Luce, dunque, di speranza e di amore allo scopo di rischiarare un turbine di malvagità tra i signori assetati di potere.

Gli ideali del neoplatonismo di Marsilio Ficino, il quale fu il maggiore esponente assieme a Sandro Botticelli che ne fu un sostenitore,  vengono raccontati dall’autrice in modo chiaro e comprensibile.

Anche l’alchimia ha un ruolo fondamentale nel racconto:“Quella notte Pietro spiegò a Luce che gli  alchimisti, a differenza di quello che pensava la maggior parte delle persone, non erano avidi stregoni desiderosi di tramutare il piombo in oro, ma uomini illuminati che perseguivano ideali superiori”.  

Complimenti Lisa ho apprezzato molto il tuo romanzo!

 

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Vincent Van Gogh e la Recensione al Romanzo “A Occhi Aperti” di Jean Aquaviva – Pseudonimo di Lorenzo Galbiati

A cura di Manuela Moschin

Recensione al romanzo “A occhi aperti” di Jean Aquaviva (pseudonimo di Lorenzo Galbiati) e approfondimento delle opere d’arte citate dall’autore

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Questo libro mi ha letteralmente conquistata e ora vi spiego il motivo. Da appassionata di arte rappresenta una vera delizia da assaporare a piccoli sorsi. Si tratta di uno di quei volumi che una volta letto dispiace riporre nella libreria perché ti assale la voglia di leggerlo e rileggerlo. Perché?

E’ una storia che contiene un’ottima trama raccontata dalla penna di Jean Aquaviva, pseudonimo di Lorenzo Galbiati, un ottimo scrittore che ho apprezzato moltissimo.

Un viaggio appassionato nei meandri di un vissuto narrato con maestria.

Oltre che un racconto allettante, dettagliato e ricco di dialoghi intellettuali troviamo in queste affascinanti pagine riflessioni profonde sull’importanza delle relazioni umane, sull’amore e sui rapporti di amicizia, nei quali il protagonista Daniel si ritrova coinvolto tra momenti di amarezza e di delusione. Alcuni passaggi nel libro vogliono dare rilievo al conflitto con il padre pittore, che Daniel rivede nelle opere di Van Gogh.

“Daniel, sono mesi che stai viaggiando in modo frenetico, quasi compulsivo. E più passa il tempo, più t’immergi nell’arte di Van Gogh. Come se nei suoi quadri potessi trovare l’anima di…” (cit. A occhi aperti, Jean Aquaviva)

Il lettore instaura un rapporto di empatia con il protagonista, che si ritrova ingenuamente implicato a gestire situazioni imbarazzanti e dolorose che, in finale, rappresenteranno uno stimolo per una crescita interiore.

Daniel è  un critico d’arte appassionato di pittura post-impressionista, che narra le vicende in prima persona. I suoi pensieri sono messi a nudo e analizzati in profondità. Un uomo tormentato assetato di amore, che attraverso il suo intuito e la sua perspicacia troverà la forza di affrontare la realtà.

L’autore si distingue per il suo stile narrativo, estremamente fluido e sciolto, che stimola il lettore incuriosito dallo svolgersi dei fatti a proseguire velocemente nella lettura.

“A occhi aperti” è un libro molto originale poiché include una combinazione di vari generi.

Un romanzo che potrebbe appartenere alla categoria del noir psicologico, del romanzo sentimentale, erotico, oltre che artistico. Aggiungo, peraltro, che diversi frammenti del libro sono arricchiti da piccole lezioni di storia dell’arte che impreziosiscono la lettura, che a tratti si legge come un piacevole saggio.

Essendo il protagonista un critico d’arte, si ha  la sensazione di passeggiare nei quadri percependone l’odore del grano, le splendide vedute paesaggistiche, il profumo dell’erba e dei fiori, il fruscio delle foglie mosse dal vento. Van Gogh e Lautrec dominano il racconto dove tra una descrizione e l’altra spiccano frasi idilliache che suscitano forti emozioni. Senza anticiparvi troppo la trama, vi dico soltanto che, in un capitolo si assiste anche a un incontro con il celebre scrittore Daniel Pennac (Casablanca, 1944) “Finalmente ho davanti a me lo scrittore europeo più osannato degli anni Novanta…”. (cit. A occhi aperti, Jean Aquaviva).

In finale vi esorto a leggere questo straordinario romanzo ricco di spunti e temi su cui riflettere e dedicato a due grandissimi artisti come Van Gogh e Toulouse-Lautrec. Era da tempo che desideravo dedicare un articolo a Vincent van Gogh e quale miglior occasione per parlarne? Ti ringrazio Lorenzo è stato veramente piacevole leggerti.

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Recensione di Manuela Moschin “Il mondo visto da Annika Rose” di Tracey Garvis Graves

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Recensione a cura di Manuela Moschin

Questo libro mi ha letteralmente catturata, segnandomi profondamente. Uno di quei romanzi che non si dimenticano. Alla fine di questa lettura sono rimasta qualche minuto in silenzio, meditando su ciò che mi ha trasmesso “Il mondo visto da Annika Rose”, sulle sensazioni che ho provato e su ciò che ho acquisito dalla timida e delicata Annika.

Una ragazza incompresa che in passato è stata derisa e umiliata per il suo carattere introverso. La sua insicurezza, i suoi modi gentili e la sua grazia hanno catturato l’attenzione di Jonathan, un uomo sensibile che ha avuto l’accortezza di apprezzarla nella sua semplicità.  

Come si legge nella sinossi, Annika non ama socializzare e in varie occasioni si ritrova a combattere con se stessa. Ha paura di sbagliare e di rapportarsi con gli altri. Jonathansarà l’unica persona della sua vita che sarà in grado di entrare nel suo mondo. Annika è una ragazza trasparente e sincera, incapace di ingannare e di disprezzare.

“Come potevo fargli capire che ero perlopiù invisibile agli altri? Gran parte dei membri del club mi aveva da tempo etichettato come una ragazza timida e un po’ strana, e non avevano tutti i torti.”

A questo punto mi chiedo… Perché le persone buone, amabili, affettuose, gentili e oneste vengono considerate “strane”? Personalmente me lo sono chiesta da sempre. Molto spesso gli individui sensibili sono spesso vittime di pregiudizi, ma perché?

“Mi è venuta voglia di piangere. Ma poi mi sono ricordata che nessuno può farmi sentire inferiore senza il mio consenso.” “Te l’ha detto Janice?” “Eleanor Roosevelt.”

L’autrice tratta l’argomento in modo molto delicato, con discrezione, entrando in punta dei piedi.

Vi è nel libro una particolare cura nei dettagli, nella descrizione dei personaggi e delle situazioni,nelle quali essi si trovano coinvolti. La scrittrice accompagna il lettore a piccoli passi “Nel mondo di Annika”, facendogli scoprire e apprezzare le sue doti.

Grande pathos, dunque,  che si intensifica in maggior misura alla fine del libro.

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SEGNALAZIONE MOSTRA DEDICATA A BEATO ANGELICO E AL RINASCIMENTO FIORENTINO AL MUSEO DEL PRADO A MADRID

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Museo del Prado Madrid mostra intitolata “Fra Angelico y el origen del Renacimiento florentino” (Foto tratta dal sito Sky Arte)

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Beato Angelico “Annunciazione” dopo il restauro (Foto tratta dal sito ArteMagazine)

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Beato Angelico “Annunciazione” (entro il 1435) tempera su tavola cm. 154×194 Museo del Prado Madrid
A cura di Manuela Moschin
Carissimi per chi avesse occasione di andare in vacanza a Madrid segnalo che il Museo del Prado ha dedicato una mostra a Beato Angelico (Giovanni da Fiesole al secolo Guido di Pietro) e al Rinascimento fiorentino. 
La mostra intitolata Fra Angelico y el origen del Renacimiento florentino è visitabile fino al 15 settembre. L’esposizione è incentrata sull’Annunciazione che, grazie alla collaborazione di Friends of Florence e dell’American Friends of the Prado Museum, è stata da poco sottoposta a un restauro condotto da Almudena Sanchez Martin. L’opera ha così acquisito brillantezza e colore attraverso un’accurata pulizia, oltre che a un intervento al supporto dell’opera.
La mostra, curata da Carl Brandon Strehlke riguarda il Rinascimento fiorentino dal 1420 e 1430. Oltre all’Annunciazione si possono ammirare anche la “Madonna della melagrana” e il “Funerale di Sant’Antonio Abate”. 

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Segnalazione: uscita Thriller Storico “L’ultimo Affresco” di Ugo Nasi

A cura di Manuela Moschin

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Sono lieta di annunciare che è appena uscito il thriller storico “L’ultimo affresco” di Ugo Nasi. In passato, avendo letto altri libri dell’autore, ho avuto modo di constatare la sua abilità narrativa. Sono certa che sarà un successo. Ugo, essendo appassionato di storia medievale e di misteri antichi,  dedica ai suoi romanzi uno studio  intenso e una ricerca approfondita.

Alla fine della sinossi troverete il video trailer.

Sinossi

Un bimbo, figlio di una principessa celtica ridotta in schiavitù sotto l’impero di Nerone incontra un profeta cartaginese che gli chiede di disegnare su di una tavoletta di argilla la raffigurazione di alcune stelle. Nel 1859 un Cardinale di Aosta viene chiamato a visionare una chiesa ove a causa di uno smottamento del terreno è emersa  quasi dal nulla una cripta sconosciuta. All’interno viene trovato un affresco enigmatico ed i resti di alcuni uomini medievali dai capelli rossi. Nello stesso luogo viene rinvenuta una lapide in pietra su cui è incisa una misteriosa iscrizione in latino: SATOR AREPO TENET OPERA NOSTRA. Qual è il significato di questa frase? E perché una principessa longobarda del VII secolo cercò di interpretarne il senso esoterico? Alcune morti sospette, le cui vittime sono legate tra loro dalla partecipazione ad una spedizione archeologica, spingono la protagonista ed uno storico americano ad indagare su questi fatti scoprendo un’inquietante verità.

Nel 1859 lo smottamento della parete di una chiesa sconsacrata diede alla luce un misterioso dipinto ed un’enigmatica frase incisa sulla pietra.

Ugo Nasi è un avvocato di Milano appassionato di storia medievale e di misteri antichi legati a quel periodo. Attualmente vive in Maremma. Prima de L’ultimo Affresco, ha scritto Le Pagine Perdute e Arcana Rubris appartenenti alla trilogia dei romanzi del mistero.

L’autore è presente su Facebook.

L’ULTIMO AFFRESCO è un Thriller Storico. Su AMAZON e La Feltrinelli. Anche in e-book

Qui il Video Trailer L’ultimo Affresco di Ugo Nasi

 

Diego Velazquez e “Las Meninas”

A cura di Manuela Moschin

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“Simboli e Segreti” i significati nascosti nei grandi dipinti Testi di Paul Crenshaw con Rebecca Tucker e Alexandra Bonfante-Warren.

“L’infanta Margherita accudita dalle damigelle d’onore da cui il quadro prende il nome, volge lo sguardo sui genitori, pubblico a cui il dipinto è destinato. All’epoca lei era l’unica erede al trono. Una sorellastra maggiore era stata costretta a rinunciare al diritto di successione, ma il trono alla fine andò a suo fratello minore Carlos”.

Nel volume “Simboli e Segreti” si possono scoprire alcuni interessanti enigmi celati nei dipinti. In questo articolo porremo attenzione verso un’opera appartenente alla storia dell’arte barocca conservata nel Museo Del Prado di Madrid. Si tratta di un dipinto di grandi dimensioni (cm. 318X276) intitolato “Las Meninas” (damigella d’onore) (Fig. n° 1) eseguito da Diego Velazquez. Esso rappresenta una chiara testimonianza della vita di corte spagnola che si svolgeva nella Real Alcazar di Madrid del re Filippo IV e della regina Mariana. I coniugi furono rappresentati nello studio del pittore che nel dipinto si è autoritratto. (Fig. n° 2)

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Segnalazione: uscita di un nuovo romanzo di Massimiliano Scudeletti “L’ultimo rais di Favignana, Aiace alla spiaggia”.

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Vi informo che il 5 luglio è uscito un romanzo di Massimiliano Scudeletti intitolato L’ultimo rais di Favignana, Aiace alla spiaggia.” 

Narra la storia di Gioacchino Cataldo, ultimo rais di Favignana scomparso il 21 luglio 2018, torna a far parlare di sé e della tonnara di Favignana attraverso la penna di Scudeletti che ne traccia un ritratto di eroe. Non è banale parlare dell’ultimo rais, soprattutto in questo periodo in cui è accesa la polemica che ha coinvolto non soltanto Favignana ma l’intera penisola italiana.

All’interno del romanzo vi è un mémoire del giornalista Carlo Ottaviano che così definisce il lavoro di Scudeletti: «Queste pagine sono sì un romanzo della vita di un uomo non comune, ma anche la storia di una intera comunità nell’evolversi di più stagioni. Irripetibili e quindi prezioso documento».

Vi segnalo questo “prezioso documento”, affinché questa “preziosa tradizione” possa continuare a rimanere intatta e viva.

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Recensione di Manuela Moschin “L’isola che c’è” di I.R.Francesconi

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Link sito ThrillerNord: https://thrillernord.it/lisola-che-ce/

Sinossi. Alia è una giovane donna fuori dagli schemi. Ha paura del mondo, delle persone, degli incontri del futuro. Trapiantata assieme alla rumorosa famiglia in un nuovo Stato, ha perso la spontaneità dei gesti e la fiducia nel domani. Poi c’è Don affascinante altruista, colto,paziente e misterioso… Un incontro cambierà le loro vite per sempre…

Recensione

Sono vergine. Ho ventitré anni e sono vergine”.

È cosi che inizia questo libro alquanto toccante, che racconta la storia di Alia una ragazza inconsueta o per meglio dire riflessiva. Lei non si lascia andare. Qualche delusione amorosa e la mancanza del padre sono le probabili cause di una certa diffidenza nei confronti del sesso maschile. Alia ha paura. Ha il timore di soffrire e di essere abbandonata:

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Manuela Moschin intervista il Critico d’Arte e Storico dell’Arte Prof. Gerardo Pecci

Foto di Gerardo Pecci

Carissimi tutti, oggi ho il piacere di ospitare nel sito Alessandria Today ” il professor Gerardo Pecci, storico e critico d’arte che insegna storia dell’arte presso l’Istituto di Istruzione Superiore Statale “Perito- Levi” di Eboli, oltre a esercitare la professione di Giornalista pubblicista e di Ispettore Onorario del MiBAC per la Tutela e la Conservazione del Patrimonio Storico-Artistico della provincia di Salerno.
Vi consiglio vivamente di leggere l’intervista poiché contiene meravigliosi spunti di riflessione e svariati consigli di letture e non solo…
Per chi desiderasse segnarsi il titolo di qualche buon libro troverà interessanti suggerimenti.
Vi assicuro che rimarrete affascinati dalle parole del professore che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente. E’ una persona alquanto competente e splendida che, attraverso la sua grande passione per l’arte,  ha avuto la capacità di suscitare in me grandi emozioni. Pensate che ho visitato con lui le Gallerie dell’Accademia  e la Scuola Grande di San Rocco a Venezia. Vi posso dire che, da quel momento,  ogni volta che mi reco in quei splendidi luoghi ricordo la sua maestria nel descrivere e commentare i capolavori veneziani. Grazie Gerardo.
Ora iniziamo l’intervista:
Benvenuto Gerardo, sono lieta di poterti intervistare, ti ringrazio per aver accettato la mia richiesta, è davvero un piacere e un onore poter dialogare con te. Sei una persona dotata di una grande esperienza e passione nel campo storico/artistico, sono proprio curiosa di conoscerti più approfonditamente.
– Come Storico dell’Arte e Critico d’Arte sei dotato di un significativo percorso professionale. Ci sono particolari eventi che hanno inciso nella tua carriera? 

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Manuela Moschin intervista lo scrittore Andrea Del Castello

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Intervista:

Ciao Andrea, ti ringrazio di cuore per aver accolto la mia richiesta. E’ un grande onore per me poterti intervistare. “La voce della morte” non è un semplice thriller, ma è molto di più. È un libro che intitolerei “Lezioni di vita” perché lancia dei messaggi profondi nei confronti dei peggiori mali che stanno imperversando il mondo.
Ma prima di parlare del tuo libro ti pongo alcune domande per scoprire in quale modo hai raggiunto la tua carriera di scrittore:
– Quando hai cominciato a scrivere? Cosa scrivevi all’inizio? 

Per diletto e per passione la scrittura ha accompagnato da sempre le varie fasi della mia vita. Una svolta importante è arrivata con gli studi universitari, perché ho cominciato a scrivere con un fine professionale. La laurea in Conservazione dei beni culturali con indirizzo musicologico mi ha portato ad approfondire gli studi umanistici, poi confluiti nella pubblicazione di due libri interdisciplinari e vari articoli. Invece da qualche anno a questa parte mi sono concentrato sugli studi letterari e le tecniche narrative. Così nel 2017 ho pubblicato “Come si scrive un thriller di successo” e l’anno scorso ho esordito come autore di thriller.

– A quale genere letterario appartengono i libri che leggi o che hai letto in passato? 

Leggo di tutto. Il modo migliore per essere uno scrittore preparato è conoscere quanti più generi e autori sia umanamente possibile. Nelle mie pubblicazioni di saggistica puoi trovare riferimenti a Flaiano, Apollinaire, Shakespeare, Manzoni, Stoker, Amis, come pure a Raymond Chandler e ad Agatha Christie. Insomma, spazio dai grandi classici alla poesia fino alla narrativa contemporanea. Per fare un esempio recente, ho curato una raccolta di racconti di tredici autori diversi con cui abbiamo rivisitato in chiave moderna i miti delle “Metamorfosi” del poeta latino Ovidio. Uscirà a luglio con il titolo “Miti e delitti”. Sembra strano per un autore di thriller, ma amo perfino la letteratura latina e la contaminazione tra generi anche all’apparenza disparati. Il problema è trovare il tempo necessario per leggere quanto vorrei.

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Recensione del Thriller “La Voce della Morte” di Andrea del Castello

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A cura di Manuela Moschin

“La voce della morte” non è un semplice thriller, ma è molto di più. È un libro che intitolerei “Lezioni di vita” perché lancia dei messaggi profondi nei confronti dei peggiori mali che stanno imperversando il mondo.
Non vi parlerò della trama, ma al termine dell’intervista troverete la sinossi. Vorrei soltanto esprimere le emozioni e le sensazioni che ho provato durante la lettura.
In primo luogo sono rimasta affascinata dai dialoghi. Andrea è riuscito a commuovermi e a divertirmi. Credo che per uno scrittore non sia semplice ricercare le battute adatte a far rallegrare il lettore e nello stesso tempo indurlo alla riflessione profonda.
Incomprensioni familiari, vizi, disperazione, dolore, paura, rassegnazione, amore per il prossimo, amicizia, senso di giustizia, l’amore per la famiglia, tradimento, sono stati trattati con grande perizia.
La narrazione è chiara e precisa. Gesti e azioni dei personaggi mi hanno fatto vivere la scena riuscendo a farmi immedesimare nelle situazioni.
I personaggi sono talmente ben delineati che alla fine del racconto ne senti la mancanza. La figura che ho preferito è quella del commissario Cani, che apparentemente si presenta come una persona insensibile e scorbutica, ma che in realtà ha dimostrato di possedere doti preziose.
Le circostanze della vita hanno indurito il suo cuore, ma nel profondo della sua anima rimane una persona pacata che di fronte ai dilemmi da risolvere si sofferma a riflettere:

“Invece Giorgio Cani era fuori a fumare. E a riflettere. I raggi del sole tornati a splendere dopo la nebbia uggiosa dei giorni precedenti gli fecero fare una strana smorfia di sofferenza. Si mise spalle al sole e tirò forte dalla sigaretta che teneva tra indice e medio con il pugno semichiuso. Guardò il cielo azzurro, di un colore così intenso che solo la stagione fredda poteva colorare.”

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Un’opera d’arte può essere più misteriosa di un thriller? “Misteri ed Enigmi – Nell’archeologia e nell’arte” di Claudio Saporetti – Edito da La Lepre Edizioni.

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A cura di Manuela Moschin

Sulla quarta di copertina del saggio di Claudio Saporetti si trova un quesito piuttosto accattivante: Un’opera d’arte può essere più misteriosa di un thriller?”. 

Vediamo perché:
E’ uscito da poco un saggio che racchiude in un unico volume l’analisi di una serie di opere d’arte trattate dall’assirologo, archeologo e storico dell’arte Claudio Saporetti, oltre che direttore della nota rivista Geo-Archeologia. Il volume rappresenta uno straordinario viaggio all’interno delle opere, dove l’autore si concentra esaminando alcuni misteri appartenenti sia all’ambito archeologico e sia a quello artistico.
La particolarità di questo libro è che l’autore non si sofferma ad analizzare i capolavori soltanto da un unico punto di vista ma ne coglie le svariate sfaccettature. La partecipazione attiva da parte del lettore e la condivisione di ipotesi, pensieri, riflessioni e analisi proposte dallo scrittore sono il fiore all’occhiello di quest’opera.
E’ estremamente utile perché stimola a interrogarsi sulla natura delle opere, immergendo il lettore all’interno di un museo virtuale.

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Paul Gauguin “”Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?” 1897 olio su tela cm.139×374.5 Museum of Fine Arts, Boston

Paul Gauguin “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?” 1897 olio su tela cm.139×374.5 Museum of Fine Arts, Boston

Ma che cos’è un’opera d’arte? L’artista cosa desiderò simboleggiare? Osservando ad esempio, il celebre dipinto di Paul Gauguin intitolato “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?”, ci chiediamo a cosa stava pensando l’artista quando lo dipinse, oppure cosa ha voluto simboleggiare? Perché ha dipinto un bambino sdraiato sulla schiena? Qual è il significato di quella signora anziana accovacciata? A cosa allude il titolo del dipinto? Questi e molti altri enigmi vengono analizzati dall’autore, entrando in punta dei piedi, perché la sua è una ricerca meditata che considera anche le tesi dei grandi studiosi del passato.

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Manuela Moschin e L’Arte Raccontata nei Libri

Il giornalista e scrittore Roberto Ritondale intervista Manuela Moschin Link Youtube 

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Questo articolo ha lo scopo di presentarmi e di farvi conoscere il mio Blog e i miei Gruppi Facebook. Chissà magari tra voi c’è qualcuno che è appassionato di arte e di libri. Mi chiamo Manuela Moschin abito in provincia di Venezia e lavoro in un’Azienda Ospedaliera nell’ambito dell’amministrazione pubblica. Prima ancora sono stata per dieci anni educatrice in una scuola per l’infanzia. Sono sempre stata attratta dalle opere d’arte e per questo mi sono laureata presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia in Storia dell’Arte – Conservazione e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali.

Dalla passione per l’arte sono nati il  Blog L’arte Raccontata nei Libri (per entrare clicca il link) e il gruppo Facebook  “L’Arte Raccontata nei Libri” (per entrare clicca il link) che mi hanno dato e mi stanno dando moltissime soddisfazioni. Ho avuto l’opportunità di conoscere lettori, scrittori, editori, blogger e artisti, persone davvero splendide con alcune delle quali ho stretto una grande amicizia. Questa attività è diventata indispensabile per me. L’arte e la letteratura hanno la capacità di infondere un senso di serenità e di gioia che sono indescrivibili. I miei articoli sono composti da una recensione e da un approfondimento delle opere d’arte menzionate dagli autori, riportando una citazione tratta dal loro libro. L’arte e la letteratura si fondono perciò in un connubio perfetto. Un binomio, dunque, attinente alla coesistenza della cultura letteraria e di quella artistica. L’idea ha origine dalla lettura di qualsiasi testo (Romanzi storici, Saggi, Cataloghi di mostre, Biografie…) che contenga riferimenti al patrimonio artistico.

 

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Recensione al Romanzo “Il sole tra le mani” e intervista all’autore Roberto Ritondale

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A cura di Manuela Moschin

Recensione: 

Questo libro è un fiume in piena dopo un lungo acquazzone dal quale straripano e si liberano le emozioni. Quando iniziai a leggerlo sorridevo alle battute ironiche che rilevai in qualche passaggio, inconsapevole di ciò che avrei incontrato nelle pagine successive. Gradualmente, procedendo nella lettura, rimasi ammaliata dalla profondità dei messaggi intrinseci. Il romanzo narra la storia di un uomo privo di emozioni, che la vita gli ha sottratto, a seguito di alcune vicende drammatiche accadutegli sin dall’infanzia. Il protagonista si comporta in modo inconsueto, appare fuori di senno, ma ha le sue ragioni…. Una trama assolutamente originale, studiata nei minimi particolari, che stimola a procedere nella lettura. È un libro che mi ha fatto ridere, emozionare, riflettere, stupire e piangere. Non nascondo che mi è scappata anche una lacrima. Il mio entusiasmo per questo romanzo è dovuto anche agli argomenti trattati che mi hanno toccata personalmente e che si susseguono in un sincronismo perfetto. Di questo non ne posso parlare direttamente, poiché rischierei di anticipare i temi del racconto. Il romanzo si può sintetizzare in una parola soltanto: AMORE. Con questo sottolineo che non si tratta di un romanzo d’amore, si intende, ma che, a parer mio, l’obiettivo dell’autore è proprio quello di evidenziare l’importanza dell’amore in tutte le sue sfaccettature. Ho avuto modo di conoscere Roberto, una persona umile che mi ha sorpresa per la sua semplicità, per un singolare altruismo e questo libro ne è la conferma. Una scrittura fluida e ricca di dialoghi meditativi che si sedimentano nell’animo. Il libro mi ricorda, in qualche passo, un classico della letteratura intitolato “Il povero Piero” di Achille Campanile, il quale, attraverso una raffinata comicità, ironizza sul tema della morte. Ritondale tratta anche un episodio accaduto realmente qualche anno fa e che ha tenuto in ansia milioni di persone. L’autore racchiude in questa piccola frase un grande insegnamento che, in finale, rappresenta lo scopo della nostra vita e nella quale solo il dolore ne è il veicolo. Non può esistere la felicità senza la sofferenza e l’amore verso il prossimo. L’amore innanzitutto.

Scrive Roberto:“Per essere felice dovevo solo riaprire le mie mani, tendere le braccia, amare e accogliere. E l’ho capito adesso, ora che c’è un disastro intorno a me. Non servono chiese se l’anima resta dentro un guscio. Il segreto, mi dico, sta tutto nell’aprirsi, donarsi agli altri. Nel farsi tempio riciclando il dolore”. 

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Egon Schiele una Pittura Tormentata

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Egon Schiele “L’Abbraccio” 1917. Museo Österreichische Galerie Belvedere di Vienna (Fig.1)
A cura di Manuela Moschin
Negli ultimi anni di vita dell’artista e precisamente nel 1917, mentre imperversava la guerra, Egon Schiele dipinse “L’Abbraccio” (Fig.1). Un’opera che da sempre mi affascina soprattutto per la commovente forza comunicativa rappresentata da un semplice abbraccio. Un consueto gesto affettivo che si converte in un’efficace e drammatica sintesi espressiva.
Nei due amanti, che si stanno stringendo appassionatamente, è racchiuso un intenso significato simbolico: la fragilità umana che di fronte alle atrocità si rassegna abbandonandosi teneramente.
Si percepisce chiaramente che non si tratta solamente di un normale atto di amore.
Senza dubbio Schiele, attraverso quest’opera, desiderò esprimere una situazione drammatica, contrassegnata da un malinconico erotismo. La tragicità del momento si avverte in ogni piccolo dettaglio. I muscoli tesi del braccio dell’uomo e la mano sinistra della donna sono solo alcuni dei segnali rappresentati dall’artista.
Un abbraccio sofferto, passionale, doloroso e carico di amore. Un ultimo straziante saluto che trascina l’osservatore in un amplesso angosciato, una sorta di fuga dagli orrori della guerra. Lo scorcio dall’alto ricorda i dipinti di Edgar Degas. In questo modo, lo spettatore si sente coinvolto in prima persona, immedesimandosi nella scena ne diventa protagonista .
L’opera è stata eseguita mediante contorni scuri e marcati, le pennellate sono nervose e le tonalità cupe. Le pieghe delle lenzuola, che emergono con un effetto dinamico, sono linee tormentate che fungono da sfondo di un amore consumato.
Egon Schiele (Tulln – Bassa Austria, 1890-1918) sebbene abbia avuto una vita breve, lasciò un segno profondo nella pittura europea del primo Novecento, diventando uno dei protagonisti della corrente espressionista austriaca. La sua produzione artistica fu notevole, egli realizzò in totale trecentoquaranta dipinti e duemilaottocento tra acquerelli e disegni.
Un articolo non è sufficiente per riuscire ad esprimere la grandezza del pittore.  E’ uno di quegli artisti che non si dimenticano.
Visitai a Vienna il “Leopold Museum” (Fig.2) inaugurato nel 2001, esso conserva opere di Egon Schiele, Gustav Klimt, Richard Gerstl e Oskar Kokoschka. Nel museo è custodita  la più importante collezione delle opere di Schiele. Ricordo, che ne rimasi molto colpita per l’introspezione psicologica e l’intensità espressiva manifestata sulle tele. Il suo disagio interiore traspare in modo così eclatante da rimanerne fortemente impressionati. Egli sfogava le sue inquietudini rappresentandole su un’immagine. Le sue opere non ci lasciano indifferenti, hanno la capacità di sconvolgere e commuovere.
Esse sono un libro aperto, un romanzo senza un lieto fine… si certamente, perché Schiele morì a soli 28 anni. E’ sufficiente osservarle soltanto un momento, per intuire quali paure, angosce, drammi abbia vissuto l’artista.
Per comprendere le sue opere è fondamentale conoscere alcuni passaggi che si sono rivelati incisivi nella sua vita. Nel 1905 a soli 15 anni, perse il padre, un episodio che influì molto negativamente nella sua psiche, avendo una grande ripercussione anche su tutta la sua pittura. Egon, inoltre, non ebbe un buon rapporto con la madre, la quale, non condivideva la carriera artistica del figlio.
In una serie di dipinti raffiguranti il tema madre-figlio, il pittore trasferì sulle tele le sue riflessioni in merito. Ne sono un esempio i dipinti intitolati  “Madre morta I” (Fig.3) e “Gestante e morte” (Fig.4), il suo è un alludere all’amore inesistente che Schiele attribuiva alla madre. Da alcune lettere tra la madre e il figlio si possono intuire chiaramente i conflitti vissuti nei loro rapporti.
La madre, addirittura,  maledisse Egon scrivendogli parole colme di rabbia:

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Leonardo Da Vinci e L’Annunciazione

Figura 2, Leonardo da Vinci 1452-1519 Annunciazione1 tempera su tavola, 98x217 cm Firenze, Galleria degli Uffizi

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A cura di Manuela Moschin
Quest’anno Leonardo Da Vinci a seguito del cinquecentenario dalla sua morte, avvenuta il 2 maggio 1519, è diventato l’artista più citato in assoluto. Le sue abilità ci conquistano ogni giorno e non ci stanchiamo mai di parlarne. Quest’opera è stata eseguita in età giovanile. Si tratta della celeberrima “Annunciazione”. Inizialmente fino al 1867, ovverosia quando il dipinto si trovava nella sagrestia della chiesa di San Bartolomeo, veniva attribuito a Domenico Ghirlandaio, successivamente dal momento in cui venne trasferito nella Galleria degli Uffizi fu riconosciuta come un’opera di Leonardo. Essa si contraddistingue per alcune particolarità:
se si osserva il dipinto dal punto di vista frontale si può notare che lo sguardo si rivolge verso la montagna che paradossalmente diventa la protagonista del quadro, offuscando l’immagine di Maria. Ebbene c’è una spiegazione in tutto ciò.
I pittori di quel periodo si rifacevano a dei simboli ripresi da testi fondanti.
In particolare, questa immagine si basa sugli scritti di Bernardo di Chiaravalle, abate e teologo francese dell’ordine cistercense che scrisse quattro omelie sul vangelo di Luca (l’unico evangelista a descrivere l’annunciazione). In una di esse fa riferimento al Monte dei monti “Mons Montium” asserendo che il Cristo è il Monte perché è il Santo dei santi. Il mare su cui si trova la montagna rappresenta il mondo degli umani, dei pagani, quindi il Cristo che domina sul Mondo. Il simbolo del “Monte sul mare” rappresenta il Cristo. Altri simboli nel quadro sono rappresentati dagli abeti, olmi e cipressi che fanno riferimento ai legni del santuario del Signore presenti nel ventre di Maria. Inoltre, se si osserva il quadro posizionandosi al centro si percepiscono certe discrepanze, delle difficoltà prospettiche. Si nota, ad esempio, che il braccio di Maria e le bugne sono stati rappresentati troppo lunghi. Queste discrasie non sono altro che degli espedienti compositivi per consentire l’acquisizione di giochi anamorfici. Se si esamina il dipinto disponendosi nella parte destra si potrà constatare che tutto si ricompone, il braccio di Maria si accorcia e l’edificio si allunga. Ne conviene che queste difficoltà non sono di Leonardo, ma della critica dell’interpretazione perché non ha tenuto conto della posizione che sarebbe stato situato il quadro.

“IL TRIANGOLO DI REMBRANDT” DI GIACINTA CARUSO: RECENSIONE E UNO SGUARDO ALLE OPERE DI REMBRANDT

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A cura di Manuela Moschin

Recensione “Il Triangolo di Rembrandt” di Giacinta Caruso

Questo articolo cade come si suol dire a fagiolo, poiché, proprio quest’anno vengono celebrati i trecentocinquant’anni dalla morte di Rembrandt van Rijn (Leida 1606-Amsterdam 1669).
Sono lieta, pertanto, di avergli dedicato uno spazio nel blog. Ringrazio Giacinta Carusoche, assieme alla Casa Editrice Panesi Edizioni, mi hanno dato l’opportunità di poterne parlare.
Giacinta Caruso ispirandosi alla vita travagliata del pittore e incisore olandese Rembrandt ha scritto un romanzo storico ricco di tormentate vicende basandosi sulla storia vera.
Si tratta di una biografia romanzata che l’autrice ha sapientemente interpretato studiando a fondo le vicissitudini dell’artista, che furono segnate da difficoltà economiche e da tragedie familiari. Rembrandt e la moglie, invero, dovettero affrontare una serie di grossi lutti a causa della perdita dei primi tre figli. Situazioni dolorose, dunque, che si sono verificate una dopo l’altra, se si pensa che nel 1635, soltanto due mesi dopo la nascita morì il primo figlio Rumbartus; nel 1638 perse la vita Cornelia di sole tre settimane e che un terzo neonato morì nel 1640 dopo un mese dalla nascita, era anch’essa una bambina chiamata Cornelia.
Il quarto figlio Titus, nato nel 1641, riuscì a raggiungere l’età adulta ma disgraziatamente la madre morì poco dopo il parto nel 1642 probabilmente di tubercolosi. In seguito Rembrandt affidò il figlio alle cure di due governanti con le quali instaurò un rapporto intimo di “ménage à trois”.
Questi e altri episodi toccanti sono stati incisivi nella formazione artistica del pittore che ha dedicato gran parte delle opere ai suoi familiari. Se si osserva l’autoritratto della figura n.5 è possibile constatare che Rembrandt manifestò il suo intenso dolore raffigurandosi con un’espressione sofferta e malinconica. Ebbene, la scrittrice affascinata dalla vita misteriosa e intricata di Rembrandt ne ha originato un libro dotato di una trama stimolante che mi ha indotto a ricercare curiosità e aneddoti legati alla vita del maestro. Grazie a Giacinta si ha l’opportunità di conoscere un illustre artista attraverso un romanzo ben costruito, molto scorrevole e piacevole nella lettura. Si nota nella narrazione una grande preparazione e un accurato lavoro di studio e di ricerca storica e artistica.
Ecco, dunque, che ho colto l’occasione per raccontarvi qualche particolarità relative ad alcuni capolavori che sono stati citati nel libro.

L’anno di Rembrandt:  il pittore della luce

Innanzitutto, è fondamentale sottolineare che Rembrandt fu un artista singolare, distinguendosi dai suoi contemporanei olandesi.
Ma vediamo perché…
Nei Paesi Bassi nel XVII secolo comparve la “Pittura di Genere”, vale a dire che gli artisti erano per lo più interessati a realizzare in modo realistico scene di vita quotidiana.
Rembrandt, invece, oltre ai numerosi ritratti, raffigurò soggetti storici, religiosi e mitologici. Anche il filosofo e saggista Tzvetan Todorov (1939-2017) nel suo saggio “Il Caso Rembrandt” sostenne che l’artista non dipinse quadri aventi queste caratteristiche, essendo principalmente un pittore di storia e di ritratti. Continua lo scrittore e saggista specificando che la quotidianità è presente nei disegni e nelle incisioni attraverso la rappresentazione di scene di locanda o di strada, ritraendo vagabondi e mendicanti, come si può notare nell’incisione all’acquaforte “I mendicanti alla porta di una casa”1648 (Fig.1); oppure, scene raffiguranti donne con bambini occupati in varie attività, come nel disegno “Donna che scende le scale con un bambino in braccio” (Fig.2)1635/1636.
Secondo l’autore, Rembrandt nel rappresentare i personaggi nelle normali occupazioni tentò di cogliere la realtà di una situazione e non di rendere i tratti individuali dei volti. Ne è un esempio il disegno (a penna, pennello e inchiostro bruno) intitolato “Il bambino capriccioso”  (Fig.3)1635.
Gli amici, i suoi familiari e in particolare la moglie Saskia sono stati trattati molto spesso nelle opere dell’artista.

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