Broccato prezioso, recensione di Giuliana Sanvitale

 

La Poetessa Giuliana Sanvitale

Una lettura in anteprima della Poetessa Giuliana Sanvitale della silloge
ancora inedita di Marcello Comitini «Ritorno: un romanzo senza trama».

Immergersi nella lettura dei versi di Marcello Comitini è come scivolare lentamente tra i fondali di un mare che ti abbraccia e ti seduce con la varietà cromatica dei suoi doni.
Nostalgia per un Paese abbandonato sua sponte e da cui al contempo si sente abbandonato, o meglio non riconosciuto. Una Catania e una sicilianità che danzano tra i versi, si fanno prepotenti in alcune liriche, declinano malinconicamente in altre.
Nostalgia per l’amore di donne la cui presenza-assenza ancora affascina, pur nella consapevolezza che non le amerebbe più come in passato ché il Tempo ha deposto la sua patina su tutto e infine si rincorre solo il ricordo spesso idealizzato dei nostri giorni giovani.
Tra madrepore, coralli, relitti di antichi velieri appaiono scrigni ricolmi di versi di autentica poesia, offerta attraverso metafore originali di alta ispirazione poetica. Versi che trasudano spesso una sensualità quasi tangibile, mai tuttavia banale o volgare.
Poesia, quella di Marcello Comitini, non sempre di facile lettura ( nel senso che non ama uno sguardo superficiale e/o distratto), profondissima nei sentimenti, densa di emozioni. Poesia che si avvale di perfezione stilistica, che assembla le parole in un’opera che avvince anche quando il sentimento sanguina e si crogiola nel suo dolore, conscio dei limiti umani tra cui si imbozzola ripetutamente, persuaso che la perfezione è a volta lontana e l’ascesa crea troppa sofferenza.
Poesia che stilla verità da ogni sillaba, una verità cui il Poeta ha confezionato un abito di broccato finissimo e prezioso.

12/04/2019

Giuliana Sanvitale

Acqua di Colonia (ITA – FR – ENG)

Acqua di Colonia

Nella penombra della stanza un profumo stranamente dolce
lieve come un sospiro un lamento di piacere soffocato,
un ansimare di due bocche che si cercano
e un pensiero d’amore sale alle mie labbra.
Non credere mi fa lei sorridendomi
carezzandomi il viso chinandosi a ripianare
le pieghe delle lenzuola
è l’odore di un passeggero
un clandestino che sta per scendere mentre la nave
trova rifugio tra le braccia dell’orizzonte.

Eau de Cologne

Dans la pénombre de la pièce un parfum étrangement doux
léger comme un soupir un gémissement de plaisir étouffé,
un halètement de deux bouches qui se cherchent
et une pensée d’amour monte à mes lèvres.
Ne crois pas, elle me dit en souriant
caressant mon visage, se penchant pour lisser
les plis des draps
c’est l’odeur d’un passager
un sans-papiers sur le point de descendre alors que le navire
trouve refuge dans les bras de l’horizon.

Eau de Cologne

In the dim light of the room a strangely sweet perfume
light as a sigh a groan of muffled pleasure,
a panting of two mouths looking for each other
and a thought of love rises to my lips.
Do not believe, she says to me smiling
stroking my face, leaning over to smooth
the folds of the sheets
it’s the smell of a passenger
a stowaway about to get down while the ship
find refuge in the arms of the horizon.

Giardino dei sogni, di Marcello Comitini

Era il 1976. Pubblicavo la raccolta “Un ubriaco è morto”
e già la speranza nutriva immagini bugiarde.

Questa pace che urla
in fondo al cuore svilito
è presagio d’abbandono.
Un abbandono che mi lega
ad immagini care nel giorno
e nel silenzio dei sogni e nel dolce
ritorno dell’alba
muta ogni cosa in tristezza che nasce.
Questa vita stanca, trascinata
per giorni, in notti costruita
su sorrisi fugaci di speranze
ed immagini false
mi ha legato a un ricordo.
Ora che tutto è svanito, svuotati
i miei gesti, dissolto il suo viso
e la sua cara voce dei giorni lontani
ho atteso la pace.

Come somiglia
ad una morte questa pace
ottenuta con dolore,
una lunga morte silenziosa
che dilania nel sangue ogni speranza
senza dar vita a un gesto a un pensiero
nel mio cuore svilito,
al suo sorriso sereno, alla sua voce
soave come vento lieve
ora che tutto giace in abbandono
nel giardino dei sogni.

da “Un Ubriaco è morto”, Misuraca Editore, Palermo. 1976

Ritorno: un romanzo senza trama, di Marcello Comitini

Giacinto Platania, Eruzione su Catania del 1669, affresco del 1675

Questo romanzo che sto leggendo è un mistero. Lo penso
sfogliando le pagine mentre passeggio
lungo la riva scoscesa e aspra
del lago del Salto senza alzare gli occhi. Non ha personaggi
e neppure una trama.
Alle mie spalle
un bosco denso di querce di faggi e castagni. Ai miei piedi
il lago ricorda che un uomo ha fermato il corso dell’acqua
con una barra di fuoco e cemento.
Nel silenzio degli alberi l’acqua ha creato
uno scenario ancora più bello. Un vento
leggero accompagna la mia lettura
come fossi sotto la lampada che oscilla sulla porta di casa.
Un romanzo
di albe e tramonti
di panorami da respirare fin dove si spinge lo sguardo
oltre le cime azzurre delle montagne lungo le rive
di mari lucidi e turchesi.
Inizia così il mio ritorno in Sicilia
al giardino di casa dove mio padre con in testa il berretto
che portavano i contadini sulla soglia dei loro tuguri
sedeva all’ombra secolare di un tiglio argentato
circondato da vecchi Cavalieri Erranti.
Seduto
sulla tredicesima sedia della tavola rotonda
narrava storie d’amore tra rumorose risate
e bagliori di spade e alabarde. Nei suoi occhi
erano ombre
con la parvenza di uomini vivi con i volti segnati
dagli elmi e le tuniche bianche
macchiate all’altezza del petto con croci di sangue.
Anche mio padre era un’ombra che si aggirava
per casa e in giardino
strappava qualche erba selvatica, seguiva le gesta dei grandi
persecutori, poneva domande
a cui nessuno sapeva rispondere.
Mio padre chiedeva alle ombre quanti anni mancassero
perché cessasse la guerra prima che il genere umano
finisse per essere estinto. Ma forse
non erano neppure domande.

Passeggiando mi chiedo
se nel romanzo troverò il ritorno di mia madre che mi abbraccia
e mi addita gli orizzonti che ho mancato nella mia vita
e sulla spiaggia dei miei pensieri solitari la ballerina bianca
che si è fermata ad amarmi. Non ha paura
dell’uomo. L’uomo non esiste
tra le pagine di questo romanzo. C’è solo il ritorno alla mia finestra spalancata a guardare da casa
il vulcano e i giganti
con un solo occhio di fuoco in mezzo alla fronte.
Dalle soglie delle loro caverne
ogni giorno scrutano fra le onde i neri e pesanti
brandelli di cuore scagliati nel mare. Nessuno risponde.
Il vulcano ammantato di neve innalza grigi sospiri di fumo
e allarga le braccia forti e rosse sulla tenera carne
delle campagne intorno per coglierne i frutti
come soli al tramonto tra le cortine verdi degli alberi. Continua a leggere “Ritorno: un romanzo senza trama, di Marcello Comitini”

Ulisse, Itaca, Penelope nella lettura di Luigi Maria Corsanico

Ecco una poesia con forte spessore, un senso dell’umano davvero commovente. Siamo tutti e sempre rimasti nella nostra isola, incapaci di separarci da noi e dalle nostre piccole esperienze. Eppure ci ritroviamo così lontani da quell’isola che non abbiamo mai lasciato, da scoprire che intorno a noi c’è il deserto. Qualcuno poi si è chiesto se davvero gli dei possano invidiare gli uomini perché muoiono. Il tempo è certamente un’invenzione dell’uomo nella speranza di tenerlo sotto controllo, nella speranza di confondere la morte che è una emissaria degli dei. Se gli dei invidiassero davvero l’uomo, significherebbe che essi sono buoni e hanno pietà degli uomini. Ma davvero sono buoni?
Nessuno mai risponderà a questa domanda, anche se Emilio Piccoli con la voce del Grande Lettore Luigi Maria Corsanico cerca un risposta in questi versi conclusivi della sua poesia

che il tempo è un’invenzione degli dei
che hanno invidia per gli uomini che muoiono.

https://youtu.be/FHx87dIsD3s

Il profumo di un dono per i versi di Francesco Casuscelli

Francesco Casuscelli

Roma,16/03/2019

Carissimo Giampaolo,
So bene che per ringraziarti del dono, bastava che ti scrivessi una mail o ti inviassi un whatsapp, oppure ci vedessimo in video-chiamata per accompagnare il mio grazie con l’espressione grata del viso e dello sguardo. Ma in questo modo il mio ringraziamento non sarebbe stato arricchito del profumo intensamente evocatore della carta da lettere su cui ti scrivo.

Quante cose ci stiamo perdendo ormai di quell’universo di sensazioni che sentivamo sfiorarci la pelle quasi a premiarci, spesso dopo una lunga e trepidante attesa, con una carezza dell’altro, amata o amico, anche se lontani.

Una necessità concreta di sensazioni che ho avvertito con particolare intensità, quasi come una riscoperta improvvisa di quella parte di genuina umanità inconsciamente presente nel nostro animo, leggendo la raccolta di poesie, che mi hai donato, “Sospensioni Molecolari” di Francesco Casuscelli. Un dono che ho gradito immensamente.


Ho iniziato a leggerlo con particolare attenzione sin dalla prefazione con cui Alberto Figliola illustra con chiarezza i sentimenti ispiratori delle poesie della raccolta, che danno carne e sangue all’opera, ne coglie l’iter temporale e mentale nella loro evoluzione sotto il profilo “di crescita e di ricerca”, mettendo in risalto la “profonda capacità di meravigliarsi” dell’autore.

Figliola pone subito in evidenza la ricchezza di questi versi che si snodano in una copiosa varietà dei temi trattati, dai più crudeli della storia (presente e passata, ma purtroppo sempre attuale), alla dolcezza dei ricordi e del sentimento d’amore.

Inizialmente mi sono lasciato guidare dai versi, citati dal Figliola nel corso della prefazione, che colgono pienamente il cuore del poetare di Casuscelli, ne evidenziano le sfumature, chiariscono la genesi dei suoi sentimenti, invitano il lettore ad approfondire la conoscenza del suo mondo spirituale. Continua a leggere “Il profumo di un dono per i versi di Francesco Casuscelli”

Liliana Marchesi. Distopie letterarie. Intervista a cura di Marcello Comitini

Dopo la biografia della scrittrice Liliana Marchesi, che abbiamo pubblicata in questa pagina
https://alessandria.today/2019/02/25/la-scrittrice-liliana-marchesi-si-presenta-ai-lettori-di-alessandria-today/
Siamo felici d’avere anche l’occasione di intervistarla e così conoscere meglio i diversi aspetti del suo pensiero e della sua attività letteraria.

Benvenuta Liliana!
Sono felice di presentarti ai lettori di Alessandria today, che avranno così la possibilità di conoscere meglio te come scrittrice che si cimenta in opere letterarie il cui genere, definito come distopico, è comunemente ritenuto di nicchia nel panorama culturale italiano.

Liliana Marchesi

E quindi la prima domanda non può che riguardare questo particolare genere di opere e chiederti con tono scherzoso: distopia, chi era costei?

Buongiorno Marcello e grazie per avermi accolta su Alessandria today. Distopia è una parola che non tutti conoscono, anche se sono certa che molti lettori hanno tenuto fra le mani libri di questo genere senza saperlo. 1984 di Orwell, Divergent della Roth e il famosissimo Hunger Games, tutti romanzi distopici. Ma cos’è la distopia? Per rispondere con parole semplici, prendiamo un aspetto del nostro presente che non ci piace, come ad esempio l’inquinamento, estremizziamolo fino a farlo diventare una piaga di dimensioni stratosferiche in modo da creare un mondo in cui i rifiuti sono alla base di tutto e la causa principale di qualsiasi cambiamento politico, sociale, ambientale, e avremo la nostra Distopia. Quindi, per Distopia si intende un futuro caratterizzato da aspetti molto negativi, che possono essere legati all’assetto politico o sociale perlopiù, in cui tutti noi speriamo di non ritrovarci mai.
E proprio perché la parola Distopia non era sufficientemente conosciuta, un paio di anni fa ho fondato il primo sito italiano dedicato interamente a questo genere: Leggere Distopico.
Un genere spesso inglobato nella fantascienza, ma che, vi assicuro, a molti più legami con la realtà di quanto si possa pensare
.

Pensi che l’esperienza lavorativa e/o la tua vita privata condizionino in un qualche modo, positivamente o negativamente, la tua vocazione allo scrivere?

La condizionano per il bagaglio di esperienze emozionali che mi permettono di portare con me quando mi chiudo nel mio studio. Uno scrittore non solo deve attingere alla propria fantasia e alle ricerche, ma anche ai propri ricordi e alle esperienze che lo hanno reso la persona che è.

Quali sono le letture o più in generale le opere che preferisci? E quali quelle che hanno contribuito alla tua formazione di scrittrice?

Amo i libri che sanno catturare il mio interesse dalla prima pagina.

In un romanzo cerco amore, ma anche adrenalina, sorpresa, emozioni indimenticabili.

Quando un libro arriva a farmi piangere per gioia o per dolore, significa che l’autore attraverso questa storia ha saputo toccare le corde giuste.

Per quanto riguarda le letture che hanno contribuito alla mia formazione, beh, direi tutte. Ogni libro ha qualcosa da insegnarci e un bravo scrittore è prima di tutto un bravo lettore. Continua a leggere “Liliana Marchesi. Distopie letterarie. Intervista a cura di Marcello Comitini”

Il commensale sconosciuto, poesia di Marcello Comitini, letta da Luigi Maria Corsanico

Il mio carissimo amico Luigi Maria Corsanico, di cui conoscete già la sua profonda capacità di leggere scendendo sino nel cuore degli autori presenta in questo video una mia poesia.
Ascoltando e guardando il video avete anche l’opportunità di conoscere il suo viso.

Certo che le sue letture vi piaceranno, vi invito a iscrivervi al suo canale su Youtube

Luigi Maria Corsanico legge “Il commensale sconosciuto.”

 

Monia Pin, l’armonia della propria essenza. Intervista a cura di Marcello Comitini

Dopo la biografia della  poetessa Monia Pin, che trovate pubblicata a questo link
https://alessandria.today/2019/01/17/la-poetessa-monia-pin-si-presenta-ai-lettori-di-alessandria-today-2/
Alessandria today ha il piacere di pubblicarne l’intervista.

La poetessa Monia Pin

Benvenuta, Monia!
Sono felice d’avere l’occasione di intervistarti e in particolare di presentarti ai lettori di Alessandria today. Al di là della conoscenza che abbiamo già di te attraverso le poesie che hai sin qui pubblicate sul sito, i lettori e io avremo così la possibilità di conoscerti meglio e di conoscere meglio le tue attività, non soltanto quella letteraria.
A questo proposito riporto i primi versi della poesia “Per Sembra, con vigore marziale”, dello scrittore e poeta Raymod Carver, che accennano alle condizioni economiche degli scrittori:

(Raymond Carver, “Orientarsi con le stelle: Tutte le poesie”. ediz. minimum fax)
«Quanti soldi fanno gli scrittori? ha detto
per prima cosa
non aveva mai incontrato uno scrittore
prima
Non molto ho detto
gli tocca fare anche un altro lavoro
Tipo? ha detto
Tipo lavorare in fabbrica ho detto
spazzare pavimenti insegnare a scuola
raccogliere frutta
e roba del genere
qualunque cosa ho detto. »

Fuori di metafora potresti dirci se ancora “ti tocca fare” un lavoro? E se svolgi un lavoro ( o le tue attività di ogni giorno), credi che limiti il tempo che vorresti dedicare allo scrivere?

Buongiorno a tutti e grazie per avermi inviata a presentarmi al pubblico.
Al contrario di Carver fortunatamente faccio sì un lavoro, ma volentieri. Dopo vent’anni come impiegata presso aziende private, la crisi mi aveva costretta a fermarmi e a passare un periodo di disoccupazione. Non trovando sbocchi nel mio settore ho cercato lavoro in un altro settore, trovando un nuovo percorso di vita nell’assistenza delle persone anziane. Contemporaneamente posso dedicarmi allo studio di un’altra lingua straniera (il russo, amo la cultura e le tradizioni russa) ed alla scrittura.
In effetti ho ricominciato a scrivere nel momento in cui la mia carriera lavorativa si era fermata, e quindi ho compreso che nulla succede per caso. Posso dire con orgoglio e con gratitudine di fare un lavoro che amo
e che non limita la mia propensione alla scrittura, anzi aumenta la mia ispirazione in maniera esponenziale.
Questa è una grande fo
rtuna, lo ammetto.

Esiste un nesso sentimentale e culturale tra te e la tua città? Un nesso che forse è latente nel tuo poetare?

Indubbiamente esiste un legame affettivo e culturale con la terra dove sono nata e tutt’ora vivo, sono gli stessi nei quali ho trascorso una bellissima infanzia e dove la mia famiglia ha le sue radici. Io risiedo in un piccolo paese , in provincia di Treviso, giusto a metà strada tra il mare e la montagna. Un’area che comprende un’ampia fascia collinare e non è difficile trovare una moltitudine di spunti per la poesia, L’appartenenza al paese natale non è un vincolo che preclude la conoscenza ed i punti d’incontro con gli altri, anzi è una base di partenza necessaria per il confronto con altre culture e tradizioni. Poi con la mia passione per le camminate si salda ancora di più il rapporto con l’ambiente circostante, si ha modo di osservare meglio, riflettere, e le occasioni per ricavarne dei versi non mancano. Continua a leggere “Monia Pin, l’armonia della propria essenza. Intervista a cura di Marcello Comitini”

Rainer Maria Rilke – Lettere a un giovane poeta

 

LETTURA DI LUIGI MARIA CORSANICO

Carissimo Luigi, ho ammirato molto la tua lettura, attenta e partecipe come sempre, di queste lettere con cui Rilke risponde al bisogno espressogli da un suo giovane ammiratore.
Ascoltare dalla tua voce che scandisce con estrema chiarezza il pensiero di Rilke a proposito del “far poesia” e del “farsi poeta” è stato come sentirmi penetrare dalla lama fredda con cui gli editori rispondono agli sconosciuti (i poveri della letteratura , come li chiamo io e fra i quali mi annovero).

Il ventottenne Rilke risponde infatti all’altrettanto giovane suo interlocutore con un manierismo che è talmente esemplare, che oggi è un modo ovvio di togliersi di torno i “questuanti”.

Eppure il giovanissimo Rilke, malinconico e ambizioso, aveva sino ad allora composto pura poesia d’occasione. E queste liriche erano comparse in giornali e riviste a partire dal settembre 1891.

Andreina Lavagetto, curatrice e commentatrice del volume “Poesie 1907-1926” (Einaudi editore), sottolinea a pag. 571, che il giovane Rilke (giovane – lo sottolineo ancora – come quel suo corrispondete che gli chiede un giudizio) , nella ricerca di una sua poetica, non era guidato da un imperativo interiore, sia pure oscuro, ma dalla volontà di affermarsi nel mondo letterario, che lo spinge a imitare i modelli dettati dalla cultura dell’epoca.
Come suonano male tutte quelle raccomandazioni, campane incrinate da un falso tentativo di esprimere comprensione!
Con quanta amarezza si ascolta un poeta che mente!

Quarto giorno. Il disincanto prima dell’illusione. Nota critica di Luca Novati

La raccolta è strutturata in versi liberi che si alternano a poche e brevi riflessioni in prosa ritmate come fossero poesie.

La volontà dell’autore è stata di comporre questo libro come strumento per offrire al lettore, lungo il suo cammino, un riparo dalle ombre che si accumulano nell’intimo dell’animo umano.

Due epigrafi poste all’inizio della raccolta indicano la direzione del cammino e la natura del terreno su cui tutti noi poggiamo i nostri passi.



La prima epigrafe è una frase tratta dal romanzo Gehen (Camminare) dello scrittore Thomas Bernahard, che ha esercitato «l’arte di esistere contro ciò che è insopportabile e contro ciò che è orribile»:

Nulla è più istruttivo del vedere
camminare uno che pensa
e nulla è più istruttivo del vedere
pensare uno che cammina.



La seconda sono versi tratti dal Purgatorio quando Dante, al quarto giorno della sua avventura, varca la soglia di quel mondo del provvisorio e del transitorio:

Noi salivam per una pietra fessa
Che si moveva d’una e d’altra parte
Sì come l’onda che fugge e s’appressa


Lungo il cammino la raccolta offre un riparo che proteggerà il lettore quando la primavera sarà finita, al tramonto dell’estate, col sopraggiungere dell’autunno, quando l’inverno morderà il cuore.

Un riparo ai passi che noi tutti compiamo lungo strade sconosciute all’interno del nostro intimo, della nostra vita per sfuggire allo stupore doloroso e al senso di vuoto che proviamo di fronte agli ostacoli che la vita ci pone e alla costatazione che si perde tutto e all’improvviso.

Guidato dalla convinzione che il disinganno debba precedere l’illusione, l’autore osserva e annota con la nostalgia del vagabondo, con l’amarezza di chi si sente escluso mentre scandaglia i ricordi, i sentimenti d’amore e d’amicizia, con un rimpianto simile a un partire prima dell’addio. È come un rinascere senza muoversi, un osare il niente, trasportato dal soffio vivo di un linguaggio di carne e sangue.

I suoi pensieri non cadono dall’alto ma passano da orizzonte in orizzonte, senza giungere a un bilancio della vita, interrogando ciò che la realtà presenta, ciò che il futuro propone: un’altra meta, una altra soglia, un altro vuoto.

Le poesie della raccolta recano le tracce del vagabondare dell’autore, alla cui libertà fa da presupposto il disinganno.

I vagabondi (pagg 44-45)

Il disinganno infatti gli consente di affrontare l’attualità dei nostri tempi, di trarne segnali per il futuro, d’includere nel proprio sguardo l’amore spogliato da tutte quelle illusorie speranze che non consentono di godere con ebbra autenticità, del suo equilibrio precario.

Assunto come antidoto allo strapotere dell’illusione, permette all’uomo di vagabondare guidato dalla volontà di costruirsi un riparo attraverso la parola che diviene azione, soffio, energia, fuoco incarnato.

Un riparo che permette al lettore di comprendere che stare a questo mondo – qualunque sia il modo – non giova solo a sé stesso.

Scuola di poesia, di Marcello Comitini

La scuola Holden

Qualcuno (in particolare su internet) mi chiede consigli su come scrivere poesie.
A me non piace usare violenza su ciò che l’altro ha scritto: o si è poeti, e allora si cercano le correzioni da qualche parte molto più qualificata rispetto alla piattaforma dei social (per esempio: letture serie e studio) , o si scrivono poesie per hobby. E allora vanno bene i social e tutto il loro entourage.
Io pubblico. Se qualcuno vuole apprendere, che mi legga con attenzione e cerchi di capire che cosa di ciò che scrivo gli piace e cosa non gli aggrada.
I consigli che potrebbe ricevere sarebbero solo formali, ma se la materia di cui si scrive è inconsistente, nessuno gli potrà insegnare a cambiare soggetto.
Per alimentare l’illusione che si possa apprendere a diventare scrittori ci sono le scuole dei furbi che insegnano ai gonzi.
C’è la scuola Holden di Baricco. Se ti iscrivi e gli fai una buona pubblicità ti fa pure vincere il concorso indetto da loro e quelli indetti dai loro amici.
Che c’è di meglio per essere eletti Poeti, Scrittori, Saggisti, letterati insomma?

Francesca Paola Noschese. Il lato creativo. Intervista a cura di Marcello Comitini

Francesca Paola Noschese

Benvenuta, Francesca!

Sono felice d’avere l’occasione di intervistarti e in particolare di presentarti ai lettori di Alessandria today. Al di là della conoscenza che abbiamo già di te, sia in qualità di componente della redazione, sia attraverso le poesie che hai sin qui pubblicate sul sito, i lettori e io avremo così la possibilità di conoscerti meglio e di conoscere meglio le tue attività, non soltanto quella letteraria.

Esiste un nesso sentimentale e culturale tra te e la tua città? Un nesso che forse è latente nel tuo poetare?

Ho vissuto nello stesso posto praticamente tutta la vita. Sono cresciuta sul lago di Iseo tra paesaggi naturali invidiabili e vigneti famosi anche fuori dall’Italia. Certamente amo questo territorio. Offre molte occasioni per staccarsi dal traffico e dallo stress e questo aiuta la creatività.

Potresti dirci se ritieni che il lavoro che svolgi limiti il tempo che vorresti dedicare allo scrivere?

Non eccessivamente.

Nella tua biografia dici che vorresti conseguire un master in REIKI. Ci puoi dire di cosa si tratta e se pensi che questo si possa conciliare con la tua attività di poeta?

Certamente. Reiki è una disciplina olistica di riequilibrio energetico e soprattutto un percorso di meditazione e studio di tipo filosofico/ spirituale che prende spunto dalle antiche filosofie orientali quali Buddhismo, Induismo, Taoismo e Shintoismo. Parte di questo percorso consiste in un gran lavoro di autoconoscenza.
Il percorso Reiki mi ha aiutato fra le altre cose a riconoscere quel lato creativo di me che prima ritenevo poco utile.

Nella biografia dici che hai iniziato a scrivere da poco tempo e sotto lo pseudonimo di PF JoyLotus. Potresti dirci quali sono state le ragioni che ti hanno spinto a pubblicare con uno pseudonimo?

Diciamo che è stata una scelta dettata dall’insicurezza e dalla paura del giudizio. Continua a leggere “Francesca Paola Noschese. Il lato creativo. Intervista a cura di Marcello Comitini”

Donatella Camatta. Emozioni allo stato puro. Intervista a cura di Marcello Comitini

Donatella, ti abbiamo già conosciuta attraverso la tua biografia che abbiamo letto qui
https://alessandria.today/2019/01/04/la-poetessa-donatella-camatta-si-presenta-ai-lettori-di-alessandria-today/
Adesso siamo felici d’avere l’occasione di intervistarti e così conoscere meglio, al di là delle poesie che hai sin qui pubblicate sul sito, i diversi aspetti del tuo pensiero e delle tue attività letterarie e non.

Donatella Camatta

A questo proposito mi piace ricordare i primi versi della poesia “Per Sembra, con vigore marziale”, dello scrittore e poeta Raymod Carver, che accennano alle condizioni degli scrittori:
Quanti soldi fanno gli scrittori? ha detto
per prima cosa
non aveva mai incontrato uno scrittore
prima
Non molto ho detto
gli tocca fare anche un altro lavoro
Tipo? ha detto
Tipo lavorare in fabbrica ho detto
spazzare pavimenti insegnare a scuola
raccogliere frutta
e roba del genere
qualunque cosa ho detto.

Fuori di metafora potresti dirci quale “lavoro ti tocca (o ti è toccato) fare”? E se svolgi un lavoro (o le tue attività di ogni giorno), credi che limiti il tempo che vorresti dedicare allo scrivere?

Ho sempre lavorato, non si può vivere di solo poesia, non c’e’ limite nello scrivere e nella famiglia, l’attimo lo trovo sempre.

Esiste un nesso sentimentale e culturale tra te e la tua città? Un nesso che forse è latente nel tuo poetare?

Sono molto legata a Milano ci sono nata, in ogni luogo posso trovare spunto ed emozione per scrivere le mie emozioni.

In che rapporto sono presenti nel tuo animo e convivono nella tua formazione la pittura, la fotografia e la poesia?

Amo l’arte in ogni sua sfumatura, una congiunzione magica mi coinvolge nell’attimo di poetare osservando una pittura o una fotografia e nell’ascolto della musica.. esse si congiungono e mi donano emozioni forti. Continua a leggere “Donatella Camatta. Emozioni allo stato puro. Intervista a cura di Marcello Comitini”