Valentina Carinato, scrittrice e poetessa. Intervista a cura di Marcello Comitini

Dopo la biografia della scrittrice e poetessa Valentina Carinato che trovate pubblicata a questo link: https://alessandria.today/2018/12/29/valentina-carinato-scrittrice-e-poetessa-si-presenta-ai-lettori-di-alessandria-today/
Alessandria today ha il piacere di pubblicarne l’intervista.

Valentina Carinato

Valentina benvenuta su Alessandria today. È veramente un piacere ospitarti. Ci vuoi raccontare chi sei, cosa fai nella vita oltre a scrivere e qualcosa della città dove vivi?

Buonasera e grazie per l’accoglienza.  Mi chiamo Valentina, abito a Loria in provincia di Treviso faccio la commessa in un supermercato.  Nel tempo libero oltre alla scrittura vado alle mostre, al cinema e studio musica.

Scrivere racconti e scrivere poesie sono esperienze nate contemporaneamente? E cosa ti ha spinto a iniziarle?

La poesia è nata all’età di 11anni per il bisogno di provare a tirare fuori quello che ho dentro. Il racconto è nato negli ultimi anni per sviscerare, per spiegare ogni particolare. Personalmente penso che i racconti sono poesie dilatate.

Esiste una relazione tra l’esigenza che ti spinge a scrivere racconti e quella che ti spinge a scrivere poesie?

La base è sempre una: le emozioni.

Quali sono le letture che preferisci? E quali quelle che hanno contribuito alla tua formazione di scrittrice?

Amo la narrativa specialmente se è ambientata in un altra epoca e in un altro stato perché mi incuriosisce conoscere altri punti di vista. Leggo classici, contemporanei, storie d’amore, di paura, libri di psicologia.
Gli autori fondamentali per la mia formazione sono Alexandre Dumas padre, Gabriele D’Annunzio, Curzio Malaparte, Jojo Moyes, Carlos Ruiz Zafon e Alessandro Baricco. Continua a leggere “Valentina Carinato, scrittrice e poetessa. Intervista a cura di Marcello Comitini”

La donna di Giacomo, di Marcello Comitini

Fanny Targioni Tozzetti


Un amico comune mi ha detto che sorridi pensando al primo verso della mia poesia in cui chiamo ”donzelletta” quella campagnola “che vien dalla montagna” . No, non mi offendo né voglio accusarti. Ti capisco. So bene che non è una critica alle mie poesie né al mio modo di pensare il mondo e la natura umana.

Immaginare di dire a una ragazza che è simile a una donzelletta oggi fa ridere, ne convengo. Sarebbe come paragonarla a una farfalletta un po’ sciocca, un po’ dimessa e dai colori un po’ sul grigio.

Ma per renderla ai tuoi occhi più credibile, prova per un attimo a caricare quell’espressione della carnalità con cui un giovane guarda una ragazza.

Oggi le vesti mostrano tutte le forme del corpo femminile e il ragazzo, guardando può carezzare ciò che gli riesce facile immaginare. Ma quando io ero giovane, incontrare una donna in strada era come vedere la luna scendere in terra e venirgli incontro. Al più incontravi delle popolane o campagnole o contadine o delle prostitute.

E non a tutti gli uomini era concesso guardarle come esseri umani se non addirittura come persone. Le donne erano quelle che indossavano gonne lunghe sino ai piedi. Ed erano madri o figlie o sorelle. Ed erano caste. Così sembrava di loro. Perché poi c’erano le amanti, dei più colti, dei più fantasiosi, dei più raffinati ma anche dei più rozzi, dei ricchi e dei potenti, nascoste o di dominio pubblico. E c’erano gli stupri di madri, sorelle, figlie che nessuno doveva sapere. Continua a leggere “La donna di Giacomo, di Marcello Comitini”

Il gelsomino, di Marcello Comitini

Dipinto di Edward Hopper (da me manipolato)

I fine settimana estivi sono giorni
colmi di silenzio. Sono partiti
e i loro passi riempiono ancora la strada
di quell’andare avanti e indietro
per stipare la roba, e le brevi risate,
qualche sillaba gridata, gli schianti soffocati
delle portiere, le scie colorate
che si allontanano
come un film muto di altri tempi.
Ad ogni angolo il vuoto che il sole scandaglia
e nel contrasto duro tra luce e ombra
tutto muta in bianco e nero.
Rade figure camminano solitarie.
Un vecchio in canottiera
siede all’ombra di un albero, un gatto
disteso al centro della strada lecca
con dolcezza le zampe davanti. Nessun bambino
gioca, nessun latrato di cane
in lontananza. La polvere e le foglie
riarse giacciono tra muro e asfalto.
Il gelsomino acuisce il suo profumo, infuria
nei ricordi di chi è solo.

Isacco in questo secolo, di Marcello Comitini

Caravaggio- Il sacrificio di Isacco (particolare)

Ogni momento vive inerme come un Isacco
carico di legna per dare un nome al sacrificio.
Tu porti il fuoco in grembo e il coltello nella mano.
Gli angeli che gli stanno intorno
nei loro camici bianchi lo tengono
stretto tra le braccia. Nessuno
ferma la tua mano, nessuno
tiene prigioniero un ariete nel cespuglio.
Gli angeli brandiscono il coltello sul suo corpo piagato
lo alzano, lo abbassano, gli infliggono ferite
innumerevoli che gli permettano di vivere
una vita che pascola nella tua illusione.

Sei cieca? No, che nel tuo sangue la sua voce invoca.
Il padre celeste non mi vuole tra le sue braccia?

È così brutto morire?
Madre, non vedi che brucio? Dove vado ormai ?
Il mio volto sorride a un riva
cui non so dare un nome. Lascia
il mio cuore che vada sereno verso la sua ora.
Sonde pescano nel mio corpo
simili ai chiodi del Cristo
che ami, il dio
che redime il mondo con la sua
immortale mortalità.
Rinuncia al tuo sogno. Nessuna donna
troverà sulla mia tomba
scoperchiata un angelo col dito verso il cielo.
Ci diremo addio? No, quel fuoco
rimarrà nel tuo grembo
a dare un nome ai nostri giorni.

Il seme, di Marcello Comitini

da Poesia in rete di Titti De luca
Poesia in rete

Da quali nascosti solchi della mente saliranno
le parole se non ho avventure da narrare
se ho vissuto solo nel silenzio
se l’amore mi ha lasciato tanto ancora da sperare.
Parlerò alla luna
quando nella notte bagna il tempo dei ricordi.
E nel tramonto al sole quando brucia le speranze.
Conservo dentro il cuore il profumo di tanti fiori
e tra le labbra stringo il gelo di tante nevi.

La mia anima è un seme nella terra del mio corpo.

Marcello Comitini

da “Quarto Giorno: poesie”, Edizioni Caffè Tergeste, 2018

AMAZON – Marcello Comitini, Quarto Giorno: poesie, Edizioni Caffè Tergeste, 2018
FELTRINELLI – Marcello Comitini, Quarto Giorno: poesie, Edizioni Caffè Tergeste, 2018

Separazione, di Marcello Comitini

Foto di Richard Tuschman in onore di Hopper

Con la sigaretta tra le labbra guardo da dietro i vetri della finestra.
Il fumo irrita i miei occhi con una coltre che annebbia
la vista e il profumo del mare all’orizzonte. Sul davanzale una testa
simile a un Davide col sangue gocciolante dall’arcata
sopraccigliare destra, la scarpa lucida e nera
della mia donna accanto alla sua gonna verde smeraldo.
Li guardo con l’ansia che accada qualcosa.
Ma è la malinconia di quel che è già accaduto tra me e lei.
Le valige sono già pronte vicino la porta. Una è del colore
del sangue dell’arcata sopraccigliare, l’altra è muta
come un addio definitivo .
Lei si aggira nella stanza spoglia zoppicando sul piede scalzo.
Si tocca con le dita le labbra rosse e cerca un modo
per raccontarmi della sua vita passata. Ecco mi dice.
Mi giro a guardarla. Ferma davanti all’immagine sulla parete
di fronte alla finestra mi volta le spalle . La mia vita
sta tutta nel ritratto di questa donna che il pittore ha dipinto
subito dopo aver fatto l’amore. Un senso di sazietà fuggevole
che sale dal ventre sino alle labbra gonfie di baci e di morsi.
Mi chiedo se sia stata amata dal pittore o esce dalle braccia di un altro.
E Il pittore ha guardato. Comunque è felice come una donna
che si sente amata. Questa è stata la mia vita. In questa stanza
è felice solo il ritratto di questa donna.

O forse neppure lei.

Broccato prezioso, recensione di Giuliana Sanvitale

 

La Poetessa Giuliana Sanvitale

Una lettura in anteprima della Poetessa Giuliana Sanvitale della silloge
ancora inedita di Marcello Comitini «Ritorno: un romanzo senza trama».

Immergersi nella lettura dei versi di Marcello Comitini è come scivolare lentamente tra i fondali di un mare che ti abbraccia e ti seduce con la varietà cromatica dei suoi doni.
Nostalgia per un Paese abbandonato sua sponte e da cui al contempo si sente abbandonato, o meglio non riconosciuto. Una Catania e una sicilianità che danzano tra i versi, si fanno prepotenti in alcune liriche, declinano malinconicamente in altre.
Nostalgia per l’amore di donne la cui presenza-assenza ancora affascina, pur nella consapevolezza che non le amerebbe più come in passato ché il Tempo ha deposto la sua patina su tutto e infine si rincorre solo il ricordo spesso idealizzato dei nostri giorni giovani.
Tra madrepore, coralli, relitti di antichi velieri appaiono scrigni ricolmi di versi di autentica poesia, offerta attraverso metafore originali di alta ispirazione poetica. Versi che trasudano spesso una sensualità quasi tangibile, mai tuttavia banale o volgare.
Poesia, quella di Marcello Comitini, non sempre di facile lettura ( nel senso che non ama uno sguardo superficiale e/o distratto), profondissima nei sentimenti, densa di emozioni. Poesia che si avvale di perfezione stilistica, che assembla le parole in un’opera che avvince anche quando il sentimento sanguina e si crogiola nel suo dolore, conscio dei limiti umani tra cui si imbozzola ripetutamente, persuaso che la perfezione è a volta lontana e l’ascesa crea troppa sofferenza.
Poesia che stilla verità da ogni sillaba, una verità cui il Poeta ha confezionato un abito di broccato finissimo e prezioso.

12/04/2019

Giuliana Sanvitale

Acqua di Colonia (ITA – FR – ENG)

Acqua di Colonia

Nella penombra della stanza un profumo stranamente dolce
lieve come un sospiro un lamento di piacere soffocato,
un ansimare di due bocche che si cercano
e un pensiero d’amore sale alle mie labbra.
Non credere mi fa lei sorridendomi
carezzandomi il viso chinandosi a ripianare
le pieghe delle lenzuola
è l’odore di un passeggero
un clandestino che sta per scendere mentre la nave
trova rifugio tra le braccia dell’orizzonte.

Eau de Cologne

Dans la pénombre de la pièce un parfum étrangement doux
léger comme un soupir un gémissement de plaisir étouffé,
un halètement de deux bouches qui se cherchent
et une pensée d’amour monte à mes lèvres.
Ne crois pas, elle me dit en souriant
caressant mon visage, se penchant pour lisser
les plis des draps
c’est l’odeur d’un passager
un sans-papiers sur le point de descendre alors que le navire
trouve refuge dans les bras de l’horizon.

Eau de Cologne

In the dim light of the room a strangely sweet perfume
light as a sigh a groan of muffled pleasure,
a panting of two mouths looking for each other
and a thought of love rises to my lips.
Do not believe, she says to me smiling
stroking my face, leaning over to smooth
the folds of the sheets
it’s the smell of a passenger
a stowaway about to get down while the ship
find refuge in the arms of the horizon.

Giardino dei sogni, di Marcello Comitini

Era il 1976. Pubblicavo la raccolta “Un ubriaco è morto”
e già la speranza nutriva immagini bugiarde.

Questa pace che urla
in fondo al cuore svilito
è presagio d’abbandono.
Un abbandono che mi lega
ad immagini care nel giorno
e nel silenzio dei sogni e nel dolce
ritorno dell’alba
muta ogni cosa in tristezza che nasce.
Questa vita stanca, trascinata
per giorni, in notti costruita
su sorrisi fugaci di speranze
ed immagini false
mi ha legato a un ricordo.
Ora che tutto è svanito, svuotati
i miei gesti, dissolto il suo viso
e la sua cara voce dei giorni lontani
ho atteso la pace.

Come somiglia
ad una morte questa pace
ottenuta con dolore,
una lunga morte silenziosa
che dilania nel sangue ogni speranza
senza dar vita a un gesto a un pensiero
nel mio cuore svilito,
al suo sorriso sereno, alla sua voce
soave come vento lieve
ora che tutto giace in abbandono
nel giardino dei sogni.

da “Un Ubriaco è morto”, Misuraca Editore, Palermo. 1976

Ritorno: un romanzo senza trama, di Marcello Comitini

Giacinto Platania, Eruzione su Catania del 1669, affresco del 1675

Questo romanzo che sto leggendo è un mistero. Lo penso
sfogliando le pagine mentre passeggio
lungo la riva scoscesa e aspra
del lago del Salto senza alzare gli occhi. Non ha personaggi
e neppure una trama.
Alle mie spalle
un bosco denso di querce di faggi e castagni. Ai miei piedi
il lago ricorda che un uomo ha fermato il corso dell’acqua
con una barra di fuoco e cemento.
Nel silenzio degli alberi l’acqua ha creato
uno scenario ancora più bello. Un vento
leggero accompagna la mia lettura
come fossi sotto la lampada che oscilla sulla porta di casa.
Un romanzo
di albe e tramonti
di panorami da respirare fin dove si spinge lo sguardo
oltre le cime azzurre delle montagne lungo le rive
di mari lucidi e turchesi.
Inizia così il mio ritorno in Sicilia
al giardino di casa dove mio padre con in testa il berretto
che portavano i contadini sulla soglia dei loro tuguri
sedeva all’ombra secolare di un tiglio argentato
circondato da vecchi Cavalieri Erranti.
Seduto
sulla tredicesima sedia della tavola rotonda
narrava storie d’amore tra rumorose risate
e bagliori di spade e alabarde. Nei suoi occhi
erano ombre
con la parvenza di uomini vivi con i volti segnati
dagli elmi e le tuniche bianche
macchiate all’altezza del petto con croci di sangue.
Anche mio padre era un’ombra che si aggirava
per casa e in giardino
strappava qualche erba selvatica, seguiva le gesta dei grandi
persecutori, poneva domande
a cui nessuno sapeva rispondere.
Mio padre chiedeva alle ombre quanti anni mancassero
perché cessasse la guerra prima che il genere umano
finisse per essere estinto. Ma forse
non erano neppure domande.

Passeggiando mi chiedo
se nel romanzo troverò il ritorno di mia madre che mi abbraccia
e mi addita gli orizzonti che ho mancato nella mia vita
e sulla spiaggia dei miei pensieri solitari la ballerina bianca
che si è fermata ad amarmi. Non ha paura
dell’uomo. L’uomo non esiste
tra le pagine di questo romanzo. C’è solo il ritorno alla mia finestra spalancata a guardare da casa
il vulcano e i giganti
con un solo occhio di fuoco in mezzo alla fronte.
Dalle soglie delle loro caverne
ogni giorno scrutano fra le onde i neri e pesanti
brandelli di cuore scagliati nel mare. Nessuno risponde.
Il vulcano ammantato di neve innalza grigi sospiri di fumo
e allarga le braccia forti e rosse sulla tenera carne
delle campagne intorno per coglierne i frutti
come soli al tramonto tra le cortine verdi degli alberi. Continua a leggere “Ritorno: un romanzo senza trama, di Marcello Comitini”

Ulisse, Itaca, Penelope nella lettura di Luigi Maria Corsanico

Ecco una poesia con forte spessore, un senso dell’umano davvero commovente. Siamo tutti e sempre rimasti nella nostra isola, incapaci di separarci da noi e dalle nostre piccole esperienze. Eppure ci ritroviamo così lontani da quell’isola che non abbiamo mai lasciato, da scoprire che intorno a noi c’è il deserto. Qualcuno poi si è chiesto se davvero gli dei possano invidiare gli uomini perché muoiono. Il tempo è certamente un’invenzione dell’uomo nella speranza di tenerlo sotto controllo, nella speranza di confondere la morte che è una emissaria degli dei. Se gli dei invidiassero davvero l’uomo, significherebbe che essi sono buoni e hanno pietà degli uomini. Ma davvero sono buoni?
Nessuno mai risponderà a questa domanda, anche se Emilio Piccoli con la voce del Grande Lettore Luigi Maria Corsanico cerca un risposta in questi versi conclusivi della sua poesia

che il tempo è un’invenzione degli dei
che hanno invidia per gli uomini che muoiono.

https://youtu.be/FHx87dIsD3s

Il profumo di un dono per i versi di Francesco Casuscelli

Francesco Casuscelli

Roma,16/03/2019

Carissimo Giampaolo,
So bene che per ringraziarti del dono, bastava che ti scrivessi una mail o ti inviassi un whatsapp, oppure ci vedessimo in video-chiamata per accompagnare il mio grazie con l’espressione grata del viso e dello sguardo. Ma in questo modo il mio ringraziamento non sarebbe stato arricchito del profumo intensamente evocatore della carta da lettere su cui ti scrivo.

Quante cose ci stiamo perdendo ormai di quell’universo di sensazioni che sentivamo sfiorarci la pelle quasi a premiarci, spesso dopo una lunga e trepidante attesa, con una carezza dell’altro, amata o amico, anche se lontani.

Una necessità concreta di sensazioni che ho avvertito con particolare intensità, quasi come una riscoperta improvvisa di quella parte di genuina umanità inconsciamente presente nel nostro animo, leggendo la raccolta di poesie, che mi hai donato, “Sospensioni Molecolari” di Francesco Casuscelli. Un dono che ho gradito immensamente.


Ho iniziato a leggerlo con particolare attenzione sin dalla prefazione con cui Alberto Figliola illustra con chiarezza i sentimenti ispiratori delle poesie della raccolta, che danno carne e sangue all’opera, ne coglie l’iter temporale e mentale nella loro evoluzione sotto il profilo “di crescita e di ricerca”, mettendo in risalto la “profonda capacità di meravigliarsi” dell’autore.

Figliola pone subito in evidenza la ricchezza di questi versi che si snodano in una copiosa varietà dei temi trattati, dai più crudeli della storia (presente e passata, ma purtroppo sempre attuale), alla dolcezza dei ricordi e del sentimento d’amore.

Inizialmente mi sono lasciato guidare dai versi, citati dal Figliola nel corso della prefazione, che colgono pienamente il cuore del poetare di Casuscelli, ne evidenziano le sfumature, chiariscono la genesi dei suoi sentimenti, invitano il lettore ad approfondire la conoscenza del suo mondo spirituale. Continua a leggere “Il profumo di un dono per i versi di Francesco Casuscelli”

Liliana Marchesi. Distopie letterarie. Intervista a cura di Marcello Comitini

Dopo la biografia della scrittrice Liliana Marchesi, che abbiamo pubblicata in questa pagina
https://alessandria.today/2019/02/25/la-scrittrice-liliana-marchesi-si-presenta-ai-lettori-di-alessandria-today/
Siamo felici d’avere anche l’occasione di intervistarla e così conoscere meglio i diversi aspetti del suo pensiero e della sua attività letteraria.

Benvenuta Liliana!
Sono felice di presentarti ai lettori di Alessandria today, che avranno così la possibilità di conoscere meglio te come scrittrice che si cimenta in opere letterarie il cui genere, definito come distopico, è comunemente ritenuto di nicchia nel panorama culturale italiano.

Liliana Marchesi

E quindi la prima domanda non può che riguardare questo particolare genere di opere e chiederti con tono scherzoso: distopia, chi era costei?

Buongiorno Marcello e grazie per avermi accolta su Alessandria today. Distopia è una parola che non tutti conoscono, anche se sono certa che molti lettori hanno tenuto fra le mani libri di questo genere senza saperlo. 1984 di Orwell, Divergent della Roth e il famosissimo Hunger Games, tutti romanzi distopici. Ma cos’è la distopia? Per rispondere con parole semplici, prendiamo un aspetto del nostro presente che non ci piace, come ad esempio l’inquinamento, estremizziamolo fino a farlo diventare una piaga di dimensioni stratosferiche in modo da creare un mondo in cui i rifiuti sono alla base di tutto e la causa principale di qualsiasi cambiamento politico, sociale, ambientale, e avremo la nostra Distopia. Quindi, per Distopia si intende un futuro caratterizzato da aspetti molto negativi, che possono essere legati all’assetto politico o sociale perlopiù, in cui tutti noi speriamo di non ritrovarci mai.
E proprio perché la parola Distopia non era sufficientemente conosciuta, un paio di anni fa ho fondato il primo sito italiano dedicato interamente a questo genere: Leggere Distopico.
Un genere spesso inglobato nella fantascienza, ma che, vi assicuro, a molti più legami con la realtà di quanto si possa pensare
.

Pensi che l’esperienza lavorativa e/o la tua vita privata condizionino in un qualche modo, positivamente o negativamente, la tua vocazione allo scrivere?

La condizionano per il bagaglio di esperienze emozionali che mi permettono di portare con me quando mi chiudo nel mio studio. Uno scrittore non solo deve attingere alla propria fantasia e alle ricerche, ma anche ai propri ricordi e alle esperienze che lo hanno reso la persona che è.

Quali sono le letture o più in generale le opere che preferisci? E quali quelle che hanno contribuito alla tua formazione di scrittrice?

Amo i libri che sanno catturare il mio interesse dalla prima pagina.

In un romanzo cerco amore, ma anche adrenalina, sorpresa, emozioni indimenticabili.

Quando un libro arriva a farmi piangere per gioia o per dolore, significa che l’autore attraverso questa storia ha saputo toccare le corde giuste.

Per quanto riguarda le letture che hanno contribuito alla mia formazione, beh, direi tutte. Ogni libro ha qualcosa da insegnarci e un bravo scrittore è prima di tutto un bravo lettore. Continua a leggere “Liliana Marchesi. Distopie letterarie. Intervista a cura di Marcello Comitini”

Il commensale sconosciuto, poesia di Marcello Comitini, letta da Luigi Maria Corsanico

Il mio carissimo amico Luigi Maria Corsanico, di cui conoscete già la sua profonda capacità di leggere scendendo sino nel cuore degli autori presenta in questo video una mia poesia.
Ascoltando e guardando il video avete anche l’opportunità di conoscere il suo viso.

Certo che le sue letture vi piaceranno, vi invito a iscrivervi al suo canale su Youtube

Luigi Maria Corsanico legge “Il commensale sconosciuto.”