Bruno Pennasso, attore. Emozioni dietro le quinte. Intervista a cura di Marcello Comitini

Emozioni dietro le quinte. Intervista all’attore Bruno Pennasso a cura di Marcello Comitini

Alessandria today, dopo aver pubblicato la biografia dell’attore Bruno Pennasso che trovate a questo link:
https://alessandria.today/2018/08/25/bruno-pennasso-attore-si-presenta-ai-lettori-di-alessandria-today/

da Nel nome del padre 1 rit
Bruno Pennasso in “Nel nome del padre” di Luigi Lunari

è lieta di pubblicare l’intervista  gentilmente rilasciataci dall’amico Bruno.
Ma prima vorrei sottolineare quanto siano interessanti le sue risposte:
hanno il potere condurci oltre insospettate quinte.
Non quelle fisiche che vediamo nei palcoscenici del teatro, ma quelle che
celano l’uomo a
gli spettatori. 

Ciao Bruno! Innanzitutto, grazie di essere qui con noi!  Potresti presentarti brevemente? Raccontaci chi sei, cosa fai nella tua vita, quali sono le tue passioni.

Buongiorno! Grazie a te per avermi proposto questa intervista. Sono un po’ emozionato perché è una delle rarissime interviste che mi viene richiesta!
Chi sono… a volte mi sembra di essere don Chisciotte che combatte contro i mulini a vento!!! Nel senso che ho sempre creduto nell’Arte, quella vera, quella che costa fatica, quella che ha bisogno di studio e dedizione per essere espressa ma anche passione, amore e voglia di darsi al 100 %! E invece vedo intorno a me tanti cloni, tanti burattini che scimmiottano!

In che misura il tuo rapporto con la tua città ha influito o meno sulla tua formazione?

Quando ho iniziato a pensare di voler fare l’attore di professione (che brutta parola!) mi sono guardato intorno e ho scovato una piccola scuola di recitazione (era il 1969… una vita fa!), volevo iniziare dall’abc quindi dizione e primi rudimenti. Dopo i primi due anni fortunatamente uno dei docenti prese sotto la sua ala alcuni tra noi allievi –e la cosa mi inorgoglì non poco- per continuare il lavoro più seriamente. Da lì iniziai a pensare che era la mia strada e infatti frequentai la Scuola dello Stabile, poi sostenni i primi provini e, in seguito con l’incontro con Beppe Navello arrivò la prima Compagnia (Cooperativa Teatro Proposta). Quindi devo molto alla mia città che mi ha offerto quasi su un piatto d’argento quanto cercavo. Continua a leggere “Bruno Pennasso, attore. Emozioni dietro le quinte. Intervista a cura di Marcello Comitini”

Metamorfosi impossibile, di Marcello Comitini

Francesco Astiaso Garcia PENSIERI
Francesco Astiago Garcia, Pensieri

Pubblico questo racconto in esclusiva per i lettori di Alessandria today

di Marcello Comitini

Spesso mi capita di oziare per ore in attesa della parola esatta, dell’espressione più azzeccata, della frase più accattivante, quella che illuminerà con un lampo l’immagine che mi ronza nel cervello come un’ape che vaga in cerca del profumo di un fiore.

L’attesa non mi dispiace, ma ho un senso di fastidio per l’azzurro freddo delle pareti che mi chiudono fra le quattro mura del mio ufficio.

Una parete in verità è una grande vetrata che mi permette di guardare fuori. Mi dona addirittura la sensazione di trovarmi giù nella piazza deserta, sotto i suoi portici lungo uno dei suoi lati. È una piazza fredda e squallida. I palazzi che la circondano hanno finestre cieche i cui vetri bruniti nascondono le vite che si muovono dietro. Solo nei pomeriggi le luci fredde e oscure delle finestre animano le facciate, ma la piazza resta deserta nella penombra di fiochi lampioni.

All’ora di pranzo sono obbligato per contratto a lasciare tutto e uscire. Nessuno ha il permesso di curiosare negli uffici dei colleghi. Per motivi di sicurezza, l’accesso ai computer non può essere protetto da password, né le stanze di ogni copywriter possono essere chiuse a chiave. Quindi all’ora di pranzo tutti dobbiamo abbandonare il palazzo.

Quando esco dalla stanza non incontro nessuno, né sull’ascensore né all’ingresso principale. Vedo solo il custode, chiuso nella sua scatola di vetro, che sorveglia con occhi immobili e lo sguardo inaccessibile. Continua a leggere “Metamorfosi impossibile, di Marcello Comitini”

Giusi Contrafatto, poetessa siciliana si presenta ai lettori.

Giusi Contrafatto, poetessa siciliana si presenta ai lettori di Alessandria today.

di Marcello Comitini

Alessandria today è lieta di presentare ai propri lettori la biografia di Giusi Contrafatto,  poetessa e promotrice di attività letterarie e artistiche.

A questa breve presentazione farà seguito  una più articolata chiacchierata sotto forma di intervista.

Giusi nasce a Caltagirone il 25 giugno 1960, di madre Triestina e padre Milanese ( che  a sua volta è di origini calatine per padre e palermitane per madre). Vive a Milano fino al 1976. Successivamente si trasferisce in Sicilia nella città natale dove consegue il diploma di ragioneria.

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Giusi Contrafatto

Già imprenditrice siciliana, attiva nell’azienda fondata a Milano dal nonno Giacomo, ha proseguito su quelle orme che recano la data dell’anno di grazia 1930 e che si perdono poi inesorabilmente inghiottite dalla più clamorosa crisi economica iniziata nel 2008.

Nella mescolanza delle diversità territoriali di origine si forma in lei un animo artistico, fantasioso e adattabile ad ogni nuova creazione di esistenza.

Ha realizzato in Sicilia come Sommelier AIS enogastronomico, eventi enoculturali di i rilievo.

Collabora con riviste e testate giornalistiche on-line curando pubblicazioni di editoriali.

In campo poetico, la sua prima poesia la annovera a nove anni, per un concorso bandito dal comune di Milano e indirizzato alle scuole elementari, con tema “la natura” e vi partecipa con la scuola elementare “Giovanni Pascoli”. Segue la scrittura di liriche e di piccoli racconti, che riportano frammenti di vita vissuta.

Ha pubblicato le raccolte di poesia “Forza d’Ali”, “Passi-Pedagogia del cuore”, “La brezza del soffio” ed è presente in diverse antologie nazionali e internazionali ma è poco avvezza alla partecipazione a premi letterari . Continua a leggere “Giusi Contrafatto, poetessa siciliana si presenta ai lettori.”

Marco Cazzella, scrittore di emozioni. Intervista a cura di Marcello Comitini

Intervista a Marco Cazzella, scrittore di emozioni.

Alessandria today, dopo aver pubblicato la biografia dello scrittore Marco Cazzella che trovate a questo link:
https://alessandria.today/2018/10/29/marco-cazzella-scrittore-si-presenta-ai-lettori-di-alessandria-today/

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Marco Cazzella

ha il piacere di offrire ai suoi lettori la possibilità di approfondirne la conoscenza pubblicandone l’intervista.

Marco, ti porgo il mio benvenuto !
Sono felice d’avere l’occasione di intervistarti e in particolare di presentarti ai lettori di Alessandria today. Loro e io avremo così la possibilità di conoscerti meglio e di conoscere meglio la tua attività letteraria.
Aiutaci a conoscere il tuo mondo iniziando a parlarci della tua “amata Lecce” (come la definisci tu) e del rapporto culturale e sentimentale che intercorre tra te e lei.

Il rapporto che c’è tra me e la mia amata terra è molto sentimentale e nasce dall’infanzia dato che per una decina di anni ci sono cresciuto ed ho potuta ammirarla in tutto il suo splendore con i suoi archi, le sue chiese, le piazze ecc. Un luogo principalmente storico e culturale, ma anche di intrattenimento con la sua villa, pineta e svariati giardini. E dulcis in fundo le tantissime spiagge mete per i turisti dato che la mia città è nota per il Sole, il mare e il vento!

Scrivi poesie o racconti?

Io scrivo per lo più racconti di svariati generi che spaziano dall’epic fantasy, dalla fantascienza robotica e dall’young adult erotico.

Ho notato che nella tua biografia non parli di tuoi lavori pubblicati. È una tua volontaria omissione o tieni tutto gelosamente custodito nei tuoi cassetti?

Ho omesso nella biografia i miei lavori pubblicati che sono due perché volevo che in essa si parlasse di me in quanto persona, ma non sono assolutamente geloso delle mie opere anzi è mia intenzione mostrarle al mondo.

Hai iniziato a scrivere da giovanissimo? Com’è nata l’esigenza di scrivere?

Ho iniziato a scrivere fin dal primo momento in cui me l’hanno insegnato perché la mia mente istintivamente ha sempre creato storie dato che ho da sempre dovuto immaginare come fossero fatte le cose che non potevo vedere. Per questo, non potendole tenere tutte in testa per non implodere le ho riversate da prima su carta quando vedevo meglio e poi nel computer quando non riuscii più a vedere quello che mettevo per iscritto e naturalmente dopo aver imparato ad usare pc e sintetizzatore di voce. Continua a leggere “Marco Cazzella, scrittore di emozioni. Intervista a cura di Marcello Comitini”

Intervista a Elisabetta Mattioli, scrittrice. Eros e fantasia, a cura di Marcello Comitini

Intervista alla scrittrice Elisabetta Mattioli a cura di Marcello Comitini

Alessandria today, dopo aver pubblicato la biografia della scrittrice Elisabetta Mattioli che trovate a questo link
https://alessandria.today/2018/09/29/la-scrittrice-elisabetta-matttioli-si-presenta-ai-lettori-di-alessandria-today/ 

Elisabetta
Elisabetta Mattioli

ha il piacere di offrire ai suoi lettori la possibilità di approfondirne la conoscenza pubblicandone l’intervista.

Benvenuta,Elisabetta!
Sono felice d’avere l’occasione di intervistarti e in particolare di presentarti ai lettori di Alessandria today. Loro e io avremo così la possibilità di conoscerti meglio e di conoscere meglio la tua variegata attività letteraria.
Ci vuoi raccontare chi sei, dove sei nata, cosa fai nella vita oltre a scrivere?

Buongiorno a tutti, il nome della mia città natale, non è importante, non sono legata alle mie origini, ho viaggiato in lungo e in largo, per tutta la vita, ormai ho raggiunto la conclusione che il termine “casa” è relativo, sono una cittadina del mondo. Posso farti una piccola confessione : Dove vedo il mare sono felice e mi sento a casa.
Cosa faccio nella mia vita? Della serie… Vissi, d’arte, d’amore, di passione e viaggi!
E mare : amico, compagno ed amante.

Qual è il tuo rapporto con la città dove vivi?

Nessuno in particolare, è una città importante dal punto di vista storico, culturale e la sua università è la più antica del mondo. (così mi hanno raccontato).

Ho notato che la tua prima pubblicazione è avvenuta nel 2013 . Hai iniziato a scrivere da giovanissima? E com’è nata l’esigenza di scrivere e in particolare di scrivere poesie? C’è forse stato un episodio che ti ha spinto a scrivere?

Ho iniziato a scrivere quando ero piccola, avevo sette anni, partecipai ad un concorso promosso dalla scuola elementare che frequentavo, era un racconto abbinato ad un disegno e vinsi il primo premio. Andai a ritirare la medaglia in un Hotel della mia città (un albergo ancora esistente). A quel tempo ero assieme a mia nonna materna, è uno dei pochi ricordi luminosi che ho di lei.
Per me scrivere, è passione, delizia e tormento, l’arte vive in me e io vivo in lei, fino a quando sentirò le parole e l’emozione, incidermi ogni meandro della pelle, so che non smetterò. Sono nata così, non ho memoria di un motivo particolare, però la sorella di mia nonna, una volta mi confessò che conservava ancora la mia prima poesia, si intitolava “Una rosa”, all’epoca avevo sette anni, mentre l’anno successivo scrissi un racconto, parlava di una bambina che perdeva suo padre, (moriva a causa di una malattia). L’insegnante mi “spedì” dallo psicologo, ed io ero abbastanza indispettita, non capendone la ragione. Quando mi chiese per quale motivo, avevo trattato un tema così spinoso, risposi semplicemente, che la morte faceva parte della vita e dovevamo accettarla. Continua a leggere “Intervista a Elisabetta Mattioli, scrittrice. Eros e fantasia, a cura di Marcello Comitini”

Fratello implacabile, di Marcello Comitini

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Fratello implacabile

Questo mare aperto questi antichi approdi
questo lucentissimo rotolare delle onde
che s’avventano giorno e notte ai piedi delle terre.
Io per caso o per destino seduto ai limiti
della sua immensità vedo l’uomo e la sua assenza.
Non dorme ma adesso calmo ed imprendibile
specchia la solitudine del cielo e delle sue profondità.
Sembra chiedermi di me
della mia creaturale oscurità.
Chiariscimi sembra dirmi perché mi ami
perché in me culli la tua anima.
Spogliato d’ogni tua immaginifica significazione
ti tuffi senza malizia tra le mie braccia
libero d’ogni grumo di tormento, d’ogni traccia
di lubricità e di carne.
Scendi nel mio misericordioso grembo
in cerca di una pace, di un futuro
che potrebbe all’improvviso disserrarsi.
Felicità? Non sembra. Pure nel silenzio non si arresta
il ronzio del tuo pensiero
che insegue sé medesimo e ti lambisce il cuore.
Questa tua lunga sofferenza è crudeltà?
O misericordia?
La tua vita che scorre sommessamente
non sarà mai simile al canto
delle mie acque celesti, né al grido feroce delle mie onde.
Vorrei rispondergli non so non ho mai compreso
l’ansito che ti tiene sveglio,
quel tuo eterno ricominciamento che non ha meta
se non te stesso,
tuo fratello implacabile!

Donne sole, di Marcello Comitini

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Edvar Munch, Separazione, 1896

Tutti questi uomini che cadono lungo le sponde del fiume
come gocce di neve gonfie di dolore da un cielo
polveroso di anni.
Stretti al muro con gli occhi sbarrati
dietro una benda cadono ciechi come eroi fucilati
in tempo di guerra. Sono
piccoli uomini che hanno vissuto la loro storia
leggendo il giornale, urlando allo stadio, osservando
Amleto e i suoi dubbi
curvi sui loro giardini invasi dai merli.
Rimangono donne che camminano lungo le sponde
solitarie del fiume. Portavano un tempo
il profumo dei sogni. Ora una sottile linea di fumo
sale dalle acque e brucia nei cuori un minuscolo
granello d’incenso. Lungo le sponde la luce
ha il chiarore dei tramonti invernali.

 

 

Ritratto di Signora, di Marcello Comitini

ritratto-di-signora

Hai indossato i tacchi alti ravviati
i capelli lisciate le pieghe
della tua gonna lungo i fianchi.
Sei pronta.
Tieni in mano le chiavi dell’auto.
Pronta
per andare incontro al nuovo giorno
lasciare
in silenzio queste stanze.
Apri la porta.
Di sfuggita guardi nello specchio
la tua immagine.
Ti arresti sorpresa
nel vedere sul tuo volto
svaniti gli anni dell’adolescenza.
Sei sempre tu
o un’altra ha preso posto nel tuo corpo?
Il tuo respiro si fa lento e debole.
Dove sono
gli anni quando i tuoi seni si offrivano
alle carezze del tuo primo amore
come seta sulla seta?
Torni a chiudere la porta.
Non riesci più ad uscire. Sogni
un uomo che ancora ti dichiari
che sei bella guardandoti
che ti dica
che la vita da domani
sarà diversa più vera
di certi romanzi
dove la realtà
è travolgente e sa donare
ai gesti di ogni giorno
il profumo malinconico dei ricordi.

Adesso senti dentro il petto come un dolore.
Nella tua memoria
il pezzo mancante tra l’adolescenza e questo dolore

Essere albero – Être arbre – Being tree, di Marcello Comitini

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Roberto De Mirti, Languore della vita

Ogni mattina balzo ugualmente fuori dal letto
e percorro la strada casa lavoro. Ogni mattina vedo
negli stessi luoghi le stesse persone gli stessi alberi
con rami possenti e foglie
che il vento spesso strapazza come piume di uccelli.
Mi attendo che almeno gli alberi si stacchino da terra e si rifugino
dentro le nuvole profumate come i giardini di Kolymbetra.
Ma alzano solo il capo restano avvinti al suolo
rinunciano al movimento per resistere
alla furia del vento. Così grandi e puri
fanno fremere la natura quando fioriscono.
La loro sorte non è simile alla nostra? Viviamo
negli stessi luoghi dove una legge ci ha collocati, incapaci
di strapparci dalle nostre radici. C’è chi spalanca le braccia
e affida al vento il proprio futuro e chi sta chino e si chiude
entro il recinto dei propri ricordi.

Però ciascuno sa bene quanto atroce e acre sia
dentro di sé l’essere albero e farlo fiorire.

Être arbre

Chaque matin, je saute également hors du lit
et je marche sur le chemin travail maison. Chaque matin je vois
à la même place les mêmes personnes les mêmes arbres
avec des branches puissantes et des feuilles
que le vent souvent maltraite comme des plumes d’oiseaux.
Je pense qu’au moins les arbres vont quitter le sol et se réfugier
à l’intérieur des nuages parfumés comme les jardins de Kolymbetra.
Mais ils ne lèvent que la tête restent ancrés au sol
en abandonnant le mouvement pour résister
à la fureur du vent. Si grands et purs
ils font trembler la nature quand ils fleurissent.
Leur destin n’est pas similaire au nôtre? Nous vivons
aux mêmes endroits où une loi nous a placés, incapables
nous arracher de nos racines. Il y a ceux qui ouvrent les bras
et confient son avenir au vent et qui se penchent et se ferment
dans l’enceinte de leurs souvenirs.

Mais chacun sait à quel point il est atroce et aigre
être l’arbre qui est en lui-même et le faire fleurir.

Being tree

Every morning equally I jump out of bed
and I walk the road home work. Every morning I see
in the same places the same people the same trees
with mighty branches and leaves
that the wind often mistreat like bird feathers.
I expect that at least the trees will come off the ground and take refuge
inside the perfumed clouds like the gardens of Kolymbetra.
But they raise only the head remain ancored to the ground
they give up the movement to resist
to the fury of the wind. So big and pure
they make nature tremble when they bloom.
Their fate is not similar to ours? We live
in the same places where a law has placed us, incapable
to tear ourselves from our roots. There are those who open their arms
and entrusts its future to the wind and who is bent and closes
within the enclosure of their memories.

But everyone knows how atrocious and strong it is
to be the tree that is inside of itself and make it flourish.

Tra terra e cielo, di Marcello Comitini

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Sul mare nello spazio infinito
i gridi dei gabbiani ci turbano.
Tra le case che dormono i gridi degli uccelli
escono dalle ombre
come l’invocazione di fronte a un dolore inaccettabile
Gridano anche i bambini nei loro giochi
senza sapere per cosa gridano.
E noi che gridiamo? Come uccelli in gabbia
piangiamo impotenti
e il nostro pianto non turba gli dei.

La luna in sogno |La lune en rêve |The moon in a dream, di Marcello Comitini

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Luigi De Luca (1857-1938), Saffo

Ho dimenticato la finestra aperta per tutta la notte.
Quando stavo per chiudere gli occhi la luna
si è distesa su di me e ho sentito l’argento gelido della sua pelle
e della sua bocca sulla mia. Mi sono addormentato profondamente.
Le sue braccia d’ombra mi stringevano con la tenerezza
di una nuvola e la sua lingua
s’insinuava tra le mie labbra con il sapore freddo della neve.
La luce come quella dei suoi occhi scappa via al grido dell’allodola.
Resta – le dico- non è l’allodola ma l’usignolo. Mentre dormivo
ho sognato e nel sogno ho capito che eri tu.

La lune en rêve
J’ai oublié la fenêtre ouverte toute la nuit.
Quand j’allais fermer les yeux la lune
s’est allongée sur moi et j’ai senti l’argent glacé de sa peau
et sa bouche sur la mienne. Je me suis endormi profondément.
Ses bras d’ombre me serraient avec la tendresse
d’un nuage et sa langue
se glissait entre mes lèvres avec le goût froid de la neige.
La lumière comme celle de ses yeux s’échappe du cri de l’alouette.
Reste – je dis – ce n’est pas l’alouette mais le rossignol. Pendant que je dormais
j’ai rêvé et dans le rêve j’ai réalisé que c’était toi.

The moon in a dream
I forgot the window open all night.
When I was about to close my eyes the moon
lay on top of me and I felt the icy silver of her skin
and his mouth on mine. I fell asleep deeply.
His arms of shadow hugged me with the tenderness
of a cloud and its tongue
it crept between my lips with the cold taste of snow.
The light like that of his eyes runs away the scream of the skylark.
Stay – I say – it is not the skylark but the nightingale. While I was sleeping
I dreamed and in the dream I realized it was you.

 

Nelle vene nelle mani nell’anima (testo anche in francese e inglese) di Marcello Comitini

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Immagine dal web

 

Nelle vene nelle mani nell’anima, di Marcello Comitini

Chiuso in una stanza buia sento nelle vene
il sangue della notte e fuori
stormi di passeri che urlano
senza sapere più dove posarsi
in quali nidi rifugiarsi dove deporre
i loro fardelli colmi di vita.

Rimango come le stelle senza luce
prigioniero di sogni e d’illusioni.

Credo ancora di volare
di sperare che non sempre la vita sia un deserto
il cielo una notte di rovina.

Eppure mi dolgono le braccia
le mani e la mia anima con cui cerco di allontanarmi
da questa stanza piena d’ombre.

 

Dans les veines dans les mains dans l’âme

Fermé dans une pièce sombre je sens dans mes veines
le sang de la nuit et en dehors
des volées de moineaux qui crient
sans savoir où se poser
dans quel nid se réfugier où déposer
leurs fardeaux pleins de vie.

Je reste comme les étoiles sans lumière
prisonnier de rêves et d’illusions.
Je crois voler encore
espérer que la vie n’est pas toujours un désert
le ciel une nuit de ruine.
Pourtant j’ ai du mal à mes bras
à mes mains et à mon âme avec lesquels j’essaie de m’éloigner
de cette chambre pleine d’ombres.

 

In the veins, in the hands in the soul

Closed in a dark room I feel in my veins
the blood of the night and outside.
flocks of sparrows screaming
without knowing where to land
in which nest to take refuge where to deposit
their burdens full of life.
I stay like the stars without light
prisoner of dreams and illusions.
I still think I fly
hope that life is not always a desert
the sky a night of ruin.
Yet I have trouble with my arms
my hands and my soul with which I try to get away
from this room full of shadows.

Credere nell’amore |Croire en l’amour, di Marcello Comitini

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Salvator Dalì, The great masturbator

Io credo in ciò che tocco e vedo con il cervello e con le mani.
Vedo una muraglia che mi sta d’innanzi
contro cui si scaglia la forza indomabile del dubbio.
Una scogliera fessurata nelle cui crepe pendono
ciuffi d’erba morta che si agita nel vento.
Alberi dalle radici immerse nella pietra
costretti a non fruttificare
come danzatori che l’attimo ha bloccato
nel flettere dei corpi come archi tesi al salto
per carpire con i rami al cielo la leggerezza delle stelle.

Illuminata appena dalla luce fievole di barche
che le scorrono ai suoi piedi cariche di sogni.
Traggono con gesti misurati nell’insensato strascico
di non lasciare nulla al caso
le reti colme un po’ d’azzurro-mare,
un po’ di sabbia e alghe
e un po’ del calore della terra misto a foglie morte.

In alto accanto agli alberi ridono come dee innalzate sugli altari
le donne dalle guance gonfie
che agli incroci hanno implorato la pietà
di non essere lapidate con sguardi e desideri
come gocce di sperma rapprese sulla pelle.

E gli uomini. Ah, gli uomini! Guardano verso l’orizzonte
con le braccia al cielo con un’andatura necessariamente dura
fingono di non sapere che le donne hanno le guance gonfie
di speranze e d’illusioni, di dolori trapassati dagli aghi della vita.
Dicono che quelle gocce rapprese sulla pelle
non sono cadute dai loro rami.
Ma dicono a ogni donna io sono la vita della tua vita
e posseggo la tua anima e il tuo corpo.

Io dico che alle donne è toccato liberarsi
strappandosi dal cuore i penosi abbandoni,
dimenticare l’amore quando ancora
vorrebbero essere amate.
Intorno c’è la forza silenziosa del mare
con la sua impassibile calma o l’ira con cui percuote
la muraglia che mi sta d’innanzi e l’erba
oscilla come fosse viva. Non esiste amore?

Con le mani nella sabbia e gli occhi agli alberi eterni.

È questo tutto ciò che tocco e vedo con il cervello e con le mani.

Coire en l’amour

Je crois en ce que je touche et que je vois avec mon cerveau et mes mains.
Je vois une muraille qui se tient devant moi
contre laquelle la force indomptable du doute se lance.
Une falaise fissurée dans les lézardes duquel ils pendillent
des touffes d’herbe morte agitée par le vent.
Arbres aux racines immergées dans la pierre
obligés de ne pas fructifier
comme danseurs que l’instant a bloqué
dans la flexion des corps comme des arcs bandés pour sauter
pour attraper par les branches au le ciel la légèreté des étoiles.

Illuminée à peine par la lumière des bateaux
qui courent à ses pieds, pleins de rêves.
Ils dessinent avec des gestes mesurés dans le chalut insensé
de ne rien laisser au hasard
les filets remplis d’un peu de mer bleue,
un peu du sable et des algues
et une partie de la chaleur de terre mélangée à des feuilles mortes.
En haut à côté des arbres elles rient comme des déesses élevées sur les autels
femmes aux joues gonflées
qu’au carrefour ont imploré la piété
de ne pas être lapidé avec des regards et des désirs
comme des gouttes de sperme sur la peau.
Et les hommes. Ah, les hommes! Ils regardent vers l’horizon
avec les bras vers le ciel par une démarche nécessairement forcée
ils font semblant de ne pas savoir que les femmes ont les joues gonflées
des espoirs et des illusions, des douleurs percées par les aiguilles de la vie.
Ils disent que ces gouttes sur la peau
ne sont pas tombés de ses branches.
Mais ils disent à chaque femme je suis la vie de ta vie
et je possède ton âme et ton corps.
Je dis que les femmes ont dû se libérer
en déchirant du cœur les abandons douloureux,
oublier l’amour quand encore
elles aimeraient être aimés.
Autour il y a la force silencieuse de la mer
avec son calme impassible ou la colère par laquelle il frappe
la muraille qui se dresse devant moi et l’herbe
se balance comme si elle était vivant. Il n’y a pas d’amour?

Avec les mains dans le sable et les yeux sur les arbres éternels.

C’est tout ce que je touche et que je vois avec mon cerveau et mes mains.

 

Il grande silenzio, di Marcello Comitini

Il grande silenzio con crocifisso

Tutti insieme entriamo nella cattedrale senza vedere nulla
gli occhi accecati dalla luce fredda della facciata
scolpita in mezzo alla pianura.
Torniamo fuori e da una porta a fianco scopriamo la Certosa
come una piccola città lombarda cinta di mura, portici, colonne,
capitelli intagliati, storie di santi in terracotta, chiostri
illuminati dal bagliore delle acque che si riversano
dagli orli delle vasche.
Sotto i portici udiamo il gracidare secco delle foglie
che mulinano nel vento.

In ogni cella un Crocifisso implora al muro ruvido di calce.

E poi, silenzio.

Negli orti risvegliati dal brusio di passeri fuggiaschi
cogliamo qualche frutto stento.

Ora risuona nell’ampio refettorio il tramestio dei nostri passi
strascicati di turisti.
Sgomenti e affascinati da tanta solitudine
sfiliamo lentamente innanzi ai tavoli ammantati a festa.
I frati sorridendo hanno messo in mostra
mille vasetti etichettati “Miele di San Giovanni”
“Unguento di Sant’Anna”, dodici “Ceri del Signore”
legati a fascio con un nastro azzurro.

Mi torna alla memoria quel silenzio e il Cristo al muro.

Tutto ho acquistato per risvegliare la mia fede
e farmi perdonare i miei peccati.

Monastero d’ombre, di santi senza nome e di sospiri,
di monaci che negli orti seppellivano la voglia d’esser vivi
sarei vissuto mai tra le sue mura?
Ogni sera avrei atteso
con un saio indosso e un cordone stretto attorno ai fianchi
il battere dei passi lungo i corridoi di una vita
che avanza silenziosa sotto un cielo senza luna?
Avrei pregato ad ogni alba il Cristo
di perdonare i miei peccati che nella notte
intorno al mio giaciglio
hanno versato il miele del piacere?

Monaco in preghiera in fondo al mio silenzio
scavo una nicchia nelle pareti azzurre della cella.
Lei mi attende in sogno. La depongo dolcemente
nella nicchia luminosa, ai suoi piedi accendo
ceri profumati, ammanto i suoi capelli con un velo d’ambra.
Come il serpente schiacciato dal suo piede
le avvolgo il corpo in una tunica di miele.

Mi risveglia il suono opaco di campane
e l’armonia lontana di un canto gregoriano:“Finché non giunge
morte con il capo cinto dalle tenebre ”.(*)

E i baci che le ho dato? Quelli ricevuti e le carezze?
E lo stupore della vita, i palpiti del suo corpo mentre l’abbracciavo?

Non so se è più un tormento o un sogno.

Alle nostre spalle la meraviglia della facciata gelida.
Intorno a me tutti sdraiati al sole. In un brusio di parole sussurrate
reggiamo tra le mani i souvenir come ostensori.

(*)dum veniet tenebris Mors adoperta caput (Albius Tibullus, Elegiae, I, I, 71)