Scuola di poesia

La scuola Holden

Qualcuno (in particolare su internet) mi chiede consigli su come scrivere poesie.
A me non piace usare violenza su ciò che l’altro ha scritto: o si è poeti, e allora si cercano le correzioni da qualche parte molto più qualificata rispetto alla piattaforma dei social (per esempio: letture serie e studio) , o si scrivono poesie per hobby. E allora vanno bene i social e tutto il loro entourage.
Io pubblico. Se qualcuno vuole apprendere, che mi legga con attenzione e cerchi di capire che cosa di ciò che scrivo gli piace e cosa non gli aggrada.
I consigli che potrebbe ricevere sarebbero solo formali, ma se la materia di cui si scrive è inconsistente, nessuno gli potrà insegnare a cambiare soggetto.
Per alimentare l’illusione che si possa apprendere a diventare scrittori ci sono le scuole dei furbi che insegnano ai gonzi.
C’è la scuola Holden di Baricco. Se ti iscrivi e gli fai una buona pubblicità ti fa pure vincere il concorso indetto da loro e quelli indetti dai loro amici.
Che c’è di meglio per essere eletti Poeti, Scrittori, Saggisti, letterati insomma?

Francesca Paola Noschese. Il lato creativo. Intervista a cura di Marcello Comitini

Francesca Paola Noschese

Benvenuta, Francesca!

Sono felice d’avere l’occasione di intervistarti e in particolare di presentarti ai lettori di Alessandria today. Al di là della conoscenza che abbiamo già di te, sia in qualità di componente della redazione, sia attraverso le poesie che hai sin qui pubblicate sul sito, i lettori e io avremo così la possibilità di conoscerti meglio e di conoscere meglio le tue attività, non soltanto quella letteraria.

Esiste un nesso sentimentale e culturale tra te e la tua città? Un nesso che forse è latente nel tuo poetare?

Ho vissuto nello stesso posto praticamente tutta la vita. Sono cresciuta sul lago di Iseo tra paesaggi naturali invidiabili e vigneti famosi anche fuori dall’Italia. Certamente amo questo territorio. Offre molte occasioni per staccarsi dal traffico e dallo stress e questo aiuta la creatività.

Potresti dirci se ritieni che il lavoro che svolgi limiti il tempo che vorresti dedicare allo scrivere?

Non eccessivamente.

Nella tua biografia dici che vorresti conseguire un master in REIKI. Ci puoi dire di cosa si tratta e se pensi che questo si possa conciliare con la tua attività di poeta?

Certamente. Reiki è una disciplina olistica di riequilibrio energetico e soprattutto un percorso di meditazione e studio di tipo filosofico/ spirituale che prende spunto dalle antiche filosofie orientali quali Buddhismo, Induismo, Taoismo e Shintoismo. Parte di questo percorso consiste in un gran lavoro di autoconoscenza.
Il percorso Reiki mi ha aiutato fra le altre cose a riconoscere quel lato creativo di me che prima ritenevo poco utile.

Nella biografia dici che hai iniziato a scrivere da poco tempo e sotto lo pseudonimo di PF JoyLotus. Potresti dirci quali sono state le ragioni che ti hanno spinto a pubblicare con uno pseudonimo?

Diciamo che è stata una scelta dettata dall’insicurezza e dalla paura del giudizio. Continua a leggere “Francesca Paola Noschese. Il lato creativo. Intervista a cura di Marcello Comitini”

Donatella Camatta. Emozioni allo stato puro. Intervista a cura di Marcello Comitini

Donatella, ti abbiamo già conosciuta attraverso la tua biografia che abbiamo letto qui
https://alessandria.today/2019/01/04/la-poetessa-donatella-camatta-si-presenta-ai-lettori-di-alessandria-today/
Adesso siamo felici d’avere l’occasione di intervistarti e così conoscere meglio, al di là delle poesie che hai sin qui pubblicate sul sito, i diversi aspetti del tuo pensiero e delle tue attività letterarie e non.

Donatella Camatta

A questo proposito mi piace ricordare i primi versi della poesia “Per Sembra, con vigore marziale”, dello scrittore e poeta Raymod Carver, che accennano alle condizioni degli scrittori:
Quanti soldi fanno gli scrittori? ha detto
per prima cosa
non aveva mai incontrato uno scrittore
prima
Non molto ho detto
gli tocca fare anche un altro lavoro
Tipo? ha detto
Tipo lavorare in fabbrica ho detto
spazzare pavimenti insegnare a scuola
raccogliere frutta
e roba del genere
qualunque cosa ho detto.

Fuori di metafora potresti dirci quale “lavoro ti tocca (o ti è toccato) fare”? E se svolgi un lavoro (o le tue attività di ogni giorno), credi che limiti il tempo che vorresti dedicare allo scrivere?

Ho sempre lavorato, non si può vivere di solo poesia, non c’e’ limite nello scrivere e nella famiglia, l’attimo lo trovo sempre.

Esiste un nesso sentimentale e culturale tra te e la tua città? Un nesso che forse è latente nel tuo poetare?

Sono molto legata a Milano ci sono nata, in ogni luogo posso trovare spunto ed emozione per scrivere le mie emozioni.

In che rapporto sono presenti nel tuo animo e convivono nella tua formazione la pittura, la fotografia e la poesia?

Amo l’arte in ogni sua sfumatura, una congiunzione magica mi coinvolge nell’attimo di poetare osservando una pittura o una fotografia e nell’ascolto della musica.. esse si congiungono e mi donano emozioni forti. Continua a leggere “Donatella Camatta. Emozioni allo stato puro. Intervista a cura di Marcello Comitini”

Giardino dei sogni, di Marcello Comitini

Era il 1976. Pubblicavo la raccolta “Un ubriaco è morto”
e già la speranza nutriva immagini bugiarde.

Questa pace che urla
in fondo al cuore svilito
è presagio d’abbandono.
Un abbandono che mi lega
ad immagini care nel giorno
e nel silenzio dei sogni e nel dolce
ritorno dell’alba
muta ogni cosa in tristezza che nasce.
Questa vita stanca, trascinata
per giorni, in notti costruita
su sorrisi fugaci di speranze
ed immagini false
mi ha legato a un ricordo.
Ora che tutto è svanito, svuotati
i miei gesti, dissolto il suo viso
e la sua cara voce dei giorni lontani
ho atteso la pace.

Come somiglia
ad una morte questa pace
ottenuta con dolore,
una lunga morte silenziosa
che dilania nel sangue ogni speranza
senza dar vita a un gesto a un pensiero
nel mio cuore svilito,
al suo sorriso sereno, alla sua voce
soave come vento lieve
ora che tutto giace in abbandono
nel giardino dei sogni.

da “Un Ubriaco è morto”, Misuraca Editore, Palermo. 1976

Quarto giorno. Il disincanto prima dell’illusione. Nota critica di Luca Novati

La raccolta è strutturata in versi liberi che si alternano a poche e brevi riflessioni in prosa ritmate come fossero poesie.

La volontà dell’autore è stata di comporre questo libro come strumento per offrire al lettore, lungo il suo cammino, un riparo dalle ombre che si accumulano nell’intimo dell’animo umano.

Due epigrafi poste all’inizio della raccolta indicano la direzione del cammino e la natura del terreno su cui tutti noi poggiamo i nostri passi.



La prima epigrafe è una frase tratta dal romanzo Gehen (Camminare) dello scrittore Thomas Bernahard, che ha esercitato «l’arte di esistere contro ciò che è insopportabile e contro ciò che è orribile»:

Nulla è più istruttivo del vedere
camminare uno che pensa
e nulla è più istruttivo del vedere
pensare uno che cammina.



La seconda sono versi tratti dal Purgatorio quando Dante, al quarto giorno della sua avventura, varca la soglia di quel mondo del provvisorio e del transitorio:

Noi salivam per una pietra fessa
Che si moveva d’una e d’altra parte
Sì come l’onda che fugge e s’appressa


Lungo il cammino la raccolta offre un riparo che proteggerà il lettore quando la primavera sarà finita, al tramonto dell’estate, col sopraggiungere dell’autunno, quando l’inverno morderà il cuore.

Un riparo ai passi che noi tutti compiamo lungo strade sconosciute all’interno del nostro intimo, della nostra vita per sfuggire allo stupore doloroso e al senso di vuoto che proviamo di fronte agli ostacoli che la vita ci pone e alla costatazione che si perde tutto e all’improvviso.

Guidato dalla convinzione che il disinganno debba precedere l’illusione, l’autore osserva e annota con la nostalgia del vagabondo, con l’amarezza di chi si sente escluso mentre scandaglia i ricordi, i sentimenti d’amore e d’amicizia, con un rimpianto simile a un partire prima dell’addio. È come un rinascere senza muoversi, un osare il niente, trasportato dal soffio vivo di un linguaggio di carne e sangue.

I suoi pensieri non cadono dall’alto ma passano da orizzonte in orizzonte, senza giungere a un bilancio della vita, interrogando ciò che la realtà presenta, ciò che il futuro propone: un’altra meta, una altra soglia, un altro vuoto.

Le poesie della raccolta recano le tracce del vagabondare dell’autore, alla cui libertà fa da presupposto il disinganno.

I vagabondi (pagg 44-45)

Il disinganno infatti gli consente di affrontare l’attualità dei nostri tempi, di trarne segnali per il futuro, d’includere nel proprio sguardo l’amore spogliato da tutte quelle illusorie speranze che non consentono di godere con ebbra autenticità, del suo equilibrio precario.

Assunto come antidoto allo strapotere dell’illusione, permette all’uomo di vagabondare guidato dalla volontà di costruirsi un riparo attraverso la parola che diviene azione, soffio, energia, fuoco incarnato.

Un riparo che permette al lettore di comprendere che stare a questo mondo – qualunque sia il modo – non giova solo a sé stesso.

Nadia Pascucci, poetessa del vespertismo. Intervista a cura di Marcello Comitini

Dopo la biografia della  poetessa Nadia Pascucci, che trovate pubblicata a questo link

https://alessandria.today/2018/09/21/nadia-pascucci-poetessa-si-presenta-ai-lettori-di-alessandria-today/

Alessandria today ha il piacere di pubblicarne l’intervista.

Benvenuta, Nadia!
Sono felice d’avere l’occasione di intervistarti e in particolare di presentarti ai lettori di Alessandria today.

Loro e io avremo così la possibilità di conoscerti meglio e di conoscere meglio la tua attività letteraria.

Ho notato che la tua prima pubblicazione è avvenuta nel 2015 . Hai iniziato a scrivere da giovane o da adulta? E com’è nata l’esigenza di scrivere poesie?

Innanzi tutto ringrazio voi di Alessandria To day per questa opportunità di cui mi fate dono. Scrivo dai tempi della scuola, per mio piacere. Quando poi sono andata in pensione , l’iscrizione su fb mi ha dato il coraggio di vincere la timidezza, aprirmi e mettermi a nudo anche spinta e sostenuta da chi già mi conosceva..

Esiste un nesso sentimentale o culturale tra il tuo essere poetessa e la città dove vivi?

Non mi reputo una poetessa , sicuramente la mia città mi ispira perchè è dove vivo, dove sono nata , dove ho miei affetti, una città ancora a misura d’uomo che permette di avere quel rapporto umano tra persone e coltivare le amicizie.

Pensi che la tua attività lavorativa abbia in un qualche modo limitato la tua libertà rispetto allo scrivere? Ti abbia cioè sottratto il tempo che avresti voluto dedicare alla poesia?

Sicuramente si. Il lavoro, la famiglia con tre figli, non mi hanno permesso di mettermi in gioco prima. Troppo presa da impegni che mettevo al primo posto. Ora ho rimesso me stessa al centro. Continua a leggere “Nadia Pascucci, poetessa del vespertismo. Intervista a cura di Marcello Comitini”

Monia Pin, l’armonia della propria essenza. Intervista a cura di Marcello Comitini

Dopo la biografia della  poetessa Monia Pin, che trovate pubblicata a questo link
https://alessandria.today/2019/01/17/la-poetessa-monia-pin-si-presenta-ai-lettori-di-alessandria-today-2/
Alessandria today ha il piacere di pubblicarne l’intervista.

La poetessa Monia Pin

Benvenuta, Monia!
Sono felice d’avere l’occasione di intervistarti e in particolare di presentarti ai lettori di Alessandria today. Al di là della conoscenza che abbiamo già di te attraverso le poesie che hai sin qui pubblicate sul sito, i lettori e io avremo così la possibilità di conoscerti meglio e di conoscere meglio le tue attività, non soltanto quella letteraria.
A questo proposito riporto i primi versi della poesia “Per Sembra, con vigore marziale”, dello scrittore e poeta Raymod Carver, che accennano alle condizioni economiche degli scrittori:

(Raymond Carver, “Orientarsi con le stelle: Tutte le poesie”. ediz. minimum fax)
«Quanti soldi fanno gli scrittori? ha detto
per prima cosa
non aveva mai incontrato uno scrittore
prima
Non molto ho detto
gli tocca fare anche un altro lavoro
Tipo? ha detto
Tipo lavorare in fabbrica ho detto
spazzare pavimenti insegnare a scuola
raccogliere frutta
e roba del genere
qualunque cosa ho detto. »

Fuori di metafora potresti dirci se ancora “ti tocca fare” un lavoro? E se svolgi un lavoro ( o le tue attività di ogni giorno), credi che limiti il tempo che vorresti dedicare allo scrivere?

Buongiorno a tutti e grazie per avermi inviata a presentarmi al pubblico.
Al contrario di Carver fortunatamente faccio sì un lavoro, ma volentieri. Dopo vent’anni come impiegata presso aziende private, la crisi mi aveva costretta a fermarmi e a passare un periodo di disoccupazione. Non trovando sbocchi nel mio settore ho cercato lavoro in un altro settore, trovando un nuovo percorso di vita nell’assistenza delle persone anziane. Contemporaneamente posso dedicarmi allo studio di un’altra lingua straniera (il russo, amo la cultura e le tradizioni russa) ed alla scrittura.
In effetti ho ricominciato a scrivere nel momento in cui la mia carriera lavorativa si era fermata, e quindi ho compreso che nulla succede per caso. Posso dire con orgoglio e con gratitudine di fare un lavoro che amo
e che non limita la mia propensione alla scrittura, anzi aumenta la mia ispirazione in maniera esponenziale.
Questa è una grande fo
rtuna, lo ammetto.

Esiste un nesso sentimentale e culturale tra te e la tua città? Un nesso che forse è latente nel tuo poetare?

Indubbiamente esiste un legame affettivo e culturale con la terra dove sono nata e tutt’ora vivo, sono gli stessi nei quali ho trascorso una bellissima infanzia e dove la mia famiglia ha le sue radici. Io risiedo in un piccolo paese , in provincia di Treviso, giusto a metà strada tra il mare e la montagna. Un’area che comprende un’ampia fascia collinare e non è difficile trovare una moltitudine di spunti per la poesia, L’appartenenza al paese natale non è un vincolo che preclude la conoscenza ed i punti d’incontro con gli altri, anzi è una base di partenza necessaria per il confronto con altre culture e tradizioni. Poi con la mia passione per le camminate si salda ancora di più il rapporto con l’ambiente circostante, si ha modo di osservare meglio, riflettere, e le occasioni per ricavarne dei versi non mancano. Continua a leggere “Monia Pin, l’armonia della propria essenza. Intervista a cura di Marcello Comitini”

A dopo (IT FR EN) di Marcello Comitini

 

A dopo

È il compleanno di un amico.
Sulla pagina dei social si presenta come
un ex lavoratore del legno
che si accontenta di quello che ha.
Non ci sono post suoi
da alcuni mesi. Gli amici
hanno lasciato i loro auguri. Anche i miei
sono caduti nel silenzio. Allora ho pensato
che questa notte ho dormito bene
per sette ore consecutive. La vita così
sembra meno brutta. Ma cosa è cambiato?
Il futuro è sempre incerto
e il cammino è chiaro. I nostri passi
pesano come sassi. Le nostre parole svaniscono
nell’aria. Un giorno diremo
ecco sono tutti intorno a me per salutarmi.
Oppure diremo non c’è nessuno che possa
sapere quel che penso in questo momento.
Intanto adesso
posso ancora dire auguri amico mio e
a dopo.

À tout à l’heure

C’est l’anniversaire d’un des mes amis.
Sur sa page du réseau il se présente comme
un retraité qui a travaillé le bois
et maintenant il est content de ce qu’il a.
Il n’y a pas de message
depuis quelques mois. Les amis
ont laissé leurs meilleurs vœux. Les miens aussi
sont tombés dans le silence. Alors j’ai pensé
que cette nuit j’ai bien dormi pendant
sept heures consécutives. La vie comme ça
semble moins laid. Mais qu’est-ce qui a changé?
L’avenir est toujours incertain
et le chemin est clair. Nos pas
pèsent comme des pierres. Nos mots disparaissent
dans l’air. Un jour nous dirons
les voici ils sont tous autour de moi pour me saluer.
Ou nous dirons qu’il n’y a personne qui peut
savoir ce que je pense en ce moment.
En attendant maintenant
Je peux encore dire meilleurs vœux mon ami et
à tout à l’heure.

See you later

It’s a friend’s birthday.
On his network page it looks like
a former wood worker
that is satisfied with what it has.
There are no posts of his
since some months. Friends
they left their best wishes. Also mine
they fell into silence. Then I thought
that this night I slept well
for seven consecutive hours. The life like that
seems less ugly. But what has changed?
The future is always uncertain
and the path is clear. Our steps
they weigh like stones. Our words vanish
in the air. One day we will say
here they are all around me to greet me.
Or we will say that there is no one who can
know what I’m thinking right now.
Meanwhile now
I can still say best wishes my friend and
see you later.

I lunghi giorni della memoria (IT,FR,EN)

Edgar Caracristi, Senza titolo, 2017 (tecnica mista su tavola)


Rispetto al “Giorno della memoria“, la pubblicazione di questa poesia è tardiva. Ma ricordare ha forse un tempo, scaduto il quale non è più necessario ricordare?

In relation to the “Day of Memory“, the publication of this poem is late. But does memory have a time after which it is no longer necessary to remember?

Par rapport au “Jour de la mémoire“, la publication de ce poème est tardive. Mais la mémoire a-t-elle un temps après lequel il n’est plus nécessaire d’évoquer?

I lunghi giorni della memoria

Orrore degli occhi orrore dei corpi.
Che nessuno c’infetti.

Una pioggia arida brucia la carne
un fumo denso è ciò che rimane dell’anima.

La memoria è un pozzo nero

Galleggiano lenzuola lacere
ricoprono corpi
risorti dal fuoco dell’Africa.

The long days of memory

Horror of the eyes horror of the bodies.
That nobody infected us.

A dry rain burns the flesh
a thick smoke is what remains of the soul.

Memory is a black pit

Ragged sheets float
cover bodies
resurrected from the fire of Africa.

Les longues jours de la mémoire

Horreur des yeux horreur des corps.
Que personne ne nous infecte.

Une pluie sèche brûle la chair
une épaisse fumée est ce qui reste de l’âme.

La mémoire est un puits noir

Linceuls déchirés
couvrent les corps
ressuscités par le feu de l’Afrique.

I fratelli ipocriti di Baudelaire, di Marcello Comitini

 


Charles Baudelaire

Il mio primo incontro con Baudelaire risale a tantissimi anni addietro quando le pulsioni vitali dell’adolescenza mi spinsero a cercare gli strumenti che mi consentissero di mettere a fuoco, e in un certo qual modo a concretizzare, le immagini che popolavano il mio cervello, farfalle di cui vedevo i colori ma non i contorni.
L’assenza di quegli strumenti mi faceva sentire privo di tutto, talmente povero che l’incontro inatteso con Baudelaire mi costrinse ad amarlo come solo un povero può amare il ricco principe che ha girato verso di lui lo sguardo chiedendosi il perché di quella povertà. E quando il povero racconta d’aver incontrato il Principe non possono che brillargli gli occhi nel ricordare quel momento felice. E felice soprattutto perché quel primo incontro si è protratto negli anni con lo stesso entusiasmo e lo stesso stupore.
Negli anni in cui portavo sulle spalle lo zainetto che conteneva, come quello di tutti gli adolescenti, il bagaglio culturale, scolasticamente e francescanamente povero, vagavo in cerca di una figura paterna priva di quei limiti in cui ritenevo fosse rinchiuso mio padre. Non una figura ideale ma un qualcuno che io potessi toccare, che potessi abbracciare come desideravo invano che lo facesse mio padre.
Non mi bastava dunque cercare (come accade alla maggior parte degli adolescenti, certamente meno bisognosi di me) la figura carismatica di un cantante o un attore. Mi apparivano lontani, intoccabili ma anche disattenti e incapaci di rispondere alle mie pulsazioni di adolescente.
I libri, ecco. Loro sì erano i soli che potessi toccare e carezzare. E tramite loro anche gli autori. Nel mio intimo sentivo le loro carezze e credevo di essere accolto e di vivergli accanto confidandomi i loro segreti. Uno in particolare, che è ancora nella mia libreria e conserva il suo profumo come quello del primo amore. È un romanzo di Marino Moretti, dal titolo “I puri di cuore”,edito da A. Mondadori nel 1923.

Marino Moretti, I puri di cuore

Ma nella biblioteca di mio padre, unico rifugio delle mie fantasie, esistevano alcuni volumi nascosti in alto a sinistra nell’ultimo scaffale – come si usava allora per tutto ciò che era ritenuto appartenesse al mondo dell’eros (e come ancora si usa virtualmente quando lo si nasconde dietro la funzione di parental control) – . Molto probabilmente è stata proprio la loro collocazione disagevole ad invitarmi a scoprirli.
In particolare un libro, vasto e pesante, Le Memorie di Giacomo Casanova, troneggiava su gli altri. Quando lo aprii fui attratto dalle sue illustrazioni a tutta pagina, in bianco e nero come tratteggiate finemente da una penna a inchiostro di china. Ricordo in particolare quella di un braccio maschile proteso verso il basso che fuoriusciva, fin quasi all’ascella, dallo spazio tra alcune tavole sconnesse che fungevano da pavimento a un balcone veneziano. La scena era vista dal livello strada. Continua a leggere “I fratelli ipocriti di Baudelaire, di Marcello Comitini”

I castelli di Mario Luzi, una poesia e un commento, di Marcello Comitini

Mario Luzi (1914-2005)

Qualcuno ha detto che Luzi costruisce poesie con parole vuote di significato. E anch’io mi sorprendo spesso a pensare che le sue poesie si reggono come i castelli di un bambino che gioca con la sabbia. E lo crederei davvero se non conoscessi l’iter poetico e umano di Luzi.
Certo egli conosce la parola meglio di tanti professionisti del verbo. Ma è anche vero che ha sempre dimostrato di conoscere la natura, e direi anche l’anima, di qualunque cosa, umana, animale, vegetale, minerale come ben pochi riescono a penetrarla.
Le sue poesie si animano di tutto ciò che lo circonda perché riesce a trovarne il principio vitale, quello che trasforma ogni cosa in motivo di aderenza al mondo e di scoperta del loro significato più intimo.

Così in questa poesia, la cui assenza iniziale di un soggetto ben identificato, ci conduce alla cieca tra i versi, Luzi ci spinge in realtà a riflettere su noi stessi come fossimo viandanti che scoprino all’improvviso, e quando ormai è proprio incombente (perché in età matura o in vecchiaia), il nocciolo della vita umana che qui è paragonata a un santuario.
Giunti alla sua ombra, che immaginiamo su un pianoro in cima a una qualche vetta, ci rigiriamo indietro per scoprire per quale via siamo giunti. E nella felicità e forse anche nella fatica, tranquillizzante della posizione raggiunta, vediamo lontane da noi tutte le difficoltà, che ora definiremmo spicciole, svanire, divenire piatte, essere quasi cadute nell’oblio. Tanta è la luce che l’uomo riceve nello scoprire il nocciolo della propria esistenza.
Una luce che non è esclusivamente spirituale, dimentica della realtà e quindi da questa avulsa. Luzi lo scopre rispondendo alla domanda che in lui, e in noi, sorge spontanea: a chi mai obbedisse l’uomo per mettere in campo tanta voglia di inerpicarsi attraverso le asperità dell’ esistenza.
“Dal mondo al mondo tutto era richiamo,
reciprocità, preghiera.
E lui era, era.”

Lo sorprese, imminente, il santuario.
Peccato, era venuto
su alla cieca
forse
troppo divagando.
Dov’erano? non le ritrovava
giù lo sguardo
nel paese sottostante
le rocce, i dirupi, gli strapiombi
del suo arduo itinerario –
ne aveva accesi però i segni
graffiti nella carne.
Per là, n’era sicuro, s’era in letizia e affanno
inerpicato a quel pianoro,
ma non li distingueva
più tra loro quegli scoscendimenti,
le forche caudine dove aveva
lui, bruco, strisciato
verso la luce, l’altezza, la farfalla.
Crollavano nel luminoso caos,
ecco, s’era parificato
quel mare di montagne
sotto lo scintillare delle cime.
A chi aveva obbedito la sua lena?
Dal mondo al mondo tutto era richiamo,
reciprocità, preghiera.
E lui era, era.

Prato e cenere, di Marcello Comitini

Nuvole e rami oscuri che ondeggiano.

Il cuore è un granello di sabbia
che il vento sposta da un ramo all’altro.

Il dolore lo trasforma in sasso
e cade.

La terra è un prato di sabbia
e lo inghiotte.

Il sole accende e spegne il suo fuoco.
La cenere scopre il mio corpo.

Fabio Squeo, conoscenza e libertà. Intervista a cura di Marcello Comitini

Dopo la biografia del  poeta Fabio Squeo che trovate pubblicata a questo link
https://alessandria.today/2018/11/26/il-poeta-fabio-squeo-si-presenta-ai-lettori-di-alessandria-today/
Alessandria today ha il piacere di pubblicarne l’intervista.

Benvenuto, Fabio!
Sono felice d’avere l’occasione di intervistarti e in particolare di presentarti ai lettori di Alessandria today. Loro e io avremo così la possibilità di conoscerti meglio e di conoscere meglio il pensiero di un autore giovanissimo, che dimostra di essere già pienamente inserito nel tessuto culturale italiano.
Ho notato che a ventisei anni hai pubblicato la prima raccolta di poesie. Hai iniziato a scrivere da giovanissimo? E com’è nata l’esigenza di scrivere in versi?

Si, ho pubblicato la mia prima raccolta a ventisei anni;anche se, va precisato, che ho cominciato a scrivere i primi versi all’età di tredici anni. E’ stata la rivelazione improvvisa di un mondo fatto di sensazioni meravigliose, sogni e dolori resi più sopportabili da un dialogo interiore con me stesso. I primi versi scritti erano piuttosto timidi, discreti fino a quando entrai nella convinzione dell’importanza di scrivere poesie. Eppure non mi sono mai definito “poeta”, poiché – secondo il mio modesto punto di vista – ho sempre pensato che la poesia, intesa nel significato più alto e genuino del termine come “creazione, invenzione e composizione”(dal greco poiêsis che attiene a poièô) avesse sicuramente a che fare con Dio e le sue proprietà. C’è tuttavia un dato da non tralasciare: All’età di sedici anni nella mia classe di liceo leggevo le poesie ai compagni, e le declamavo nelle ore di ricreazione: ricordo che il professore di latino fece di tutto per dedicarmi un angolo poetico all’interno del giornalino della scuola. Fui felicissimo.

Esiste un nesso culturale tra te e la città dove vivi? Un nesso che si è forse concretizzato nella fusione di due mentalità (quella della cittadina dove vivi e quella che hai respirato frequentando le Università di Bari e di Lublino) ?

Certo. Trani, la mia città, è stata un rifermento per me. Passeggiavo spesso lungo le vie del porto, della cattedrale romanica e del castello e mi ritrovavo subito con me stesso. Formulavo domande sul senso della vita e sul reale bisogno di rispondere alle domande che accadevano in me e fuori di me. La mia vita mi ha permesso di viaggiare pur restando fermo. I luoghi che visitavo erano cornici di un quadro che in me si costituiva di volta in volta. E ho riscoperto la voglia di viaggiare, di studiare in Polonia, di apprendere una nuova lingua, proprio grazie alla lettura. Perché ho sempre pensato che il miglior viaggio è proprio la lettura, o comunque la letteratura e la filosofia. La Polonia è una terra straordinari. L’ho vissuta e la sto vivendo per motivi di studio: il verde è ovunque e le viole dei campi rigenerano continuamente il mio estro, la mia meraviglia. Continua a leggere “Fabio Squeo, conoscenza e libertà. Intervista a cura di Marcello Comitini”

David Cintolesi, serendipità e fantasia. Intervista a cura di Marcello Comitini

Dopo la biografia dello scrittore David Cintolesi, che trovate pubblicata a questo link
https://alessandria.today/2018/12/22/david-cintolesi-scrittore-fiorentino-si-presenta-ai-lettori-di-alessandria-today/

Alessandria today ha il piacere di pubblicarne l’intervista.

Benvenuto, David!

Sono felice d’avere l’occasione di intervistarti e in particolare di presentarti ai lettori di Alessandria today. Loro e io avremo così la possibilità di conoscerti meglio e di conoscere meglio la tua attività letteraria.


David Cintolesi

Ho notato che pubblichi racconti su diverse piattaforme online. Il tuo primo libro però è del novembre del 2018. Hai iniziato a scrivere da giovanissimo? E com’è nata l’esigenza di narrare?

In realtà non nasco scrittore. O meglio… scrittore di narrativa. Mi sono reso conto di nutrire una passione smodata per la scrittura dai classici temi a scuola. Fosse stato per me non avrei fatto altro.
Era l’unica via per far uscire i mostri che avevo dentro ma, la mia prima passione è stata la musica che, ha influenzato profondamente il mio modo di pensare, di approcciarmi alla vita e di vedere le cose. Sin da piccolo ne ho ascoltata tantissima, di tutti i generi, il mio idolo era Elvis. Mi mettevo le cuffie e imitavo le sue movenze. Volevo essere come lui.
Poi a quattordici anni ho scoperto il rap, in particolare Eminem con uno sguardo però proiettato anche verso il panorama italiano, gli Articolo 31 in primis che, parlavano la mia lingua, mi dicevano le stesse cose che pensavo anch’io. Era un po’ come parlare con un amico.
Per un po’ di anni ho provato a fare questo: ho scritto tante canzoni, ho inciso delle demo, ho collaborato con qualche artista e avuto dei gruppi anche non di matrice rap.
Credevo che la mia strada sarebbe stata quella. Non vedevo altre vie. Continua a leggere “David Cintolesi, serendipità e fantasia. Intervista a cura di Marcello Comitini”

Marco Cazzella, scrittore di emozioni. Intervista a cura di Marcello Comitini

Intervista a Marco Cazzella, scrittore di emozioni.

Alessandria today, dopo aver pubblicato la biografia dello scrittore Marco Cazzella che trovate a questo link:
https://alessandria.today/2018/10/29/marco-cazzella-scrittore-si-presenta-ai-lettori-di-alessandria-today/

Marco cazzella bis
Marco Cazzella

ha il piacere di offrire ai suoi lettori la possibilità di approfondirne la conoscenza pubblicandone l’intervista.

Marco, ti porgo il mio benvenuto !
Sono felice d’avere l’occasione di intervistarti e in particolare di presentarti ai lettori di Alessandria today. Loro e io avremo così la possibilità di conoscerti meglio e di conoscere meglio la tua attività letteraria.
Aiutaci a conoscere il tuo mondo iniziando a parlarci della tua “amata Lecce” (come la definisci tu) e del rapporto culturale e sentimentale che intercorre tra te e lei.

Il rapporto che c’è tra me e la mia amata terra è molto sentimentale e nasce dall’infanzia dato che per una decina di anni ci sono cresciuto ed ho potuta ammirarla in tutto il suo splendore con i suoi archi, le sue chiese, le piazze ecc. Un luogo principalmente storico e culturale, ma anche di intrattenimento con la sua villa, pineta e svariati giardini. E dulcis in fundo le tantissime spiagge mete per i turisti dato che la mia città è nota per il Sole, il mare e il vento!

Scrivi poesie o racconti?

Io scrivo per lo più racconti di svariati generi che spaziano dall’epic fantasy, dalla fantascienza robotica e dall’young adult erotico.

Ho notato che nella tua biografia non parli di tuoi lavori pubblicati. È una tua volontaria omissione o tieni tutto gelosamente custodito nei tuoi cassetti?

Ho omesso nella biografia i miei lavori pubblicati che sono due perché volevo che in essa si parlasse di me in quanto persona, ma non sono assolutamente geloso delle mie opere anzi è mia intenzione mostrarle al mondo.

Hai iniziato a scrivere da giovanissimo? Com’è nata l’esigenza di scrivere?

Ho iniziato a scrivere fin dal primo momento in cui me l’hanno insegnato perché la mia mente istintivamente ha sempre creato storie dato che ho da sempre dovuto immaginare come fossero fatte le cose che non potevo vedere. Per questo, non potendole tenere tutte in testa per non implodere le ho riversate da prima su carta quando vedevo meglio e poi nel computer quando non riuscii più a vedere quello che mettevo per iscritto e naturalmente dopo aver imparato ad usare pc e sintetizzatore di voce. Continua a leggere “Marco Cazzella, scrittore di emozioni. Intervista a cura di Marcello Comitini”