Un tranquillo pomeriggio di terrore, di Maura Mantellino (un breve racconto)

Ho un gatto di sei anni: Joe, il filosofo. E’ il tranquillo coinquilino della mia casa, ama riposare sui miei libri, odorandone le pagine e rosicchiando i bordi delle copertine. In un’altra vita doveva essere un dandy: amante del bello, degli oggetti preziosi e fragili, calmo, riflessivo e ragionevole.

Ieri pomeriggio, ho aperto la porta finestra del mio studio: Joe con infinita eleganza, si è stirato e con fare annoiato, ha abbandonato la sua postazione, vicino al mio computer e si è avviato verso il balcone. Dopo aver dato una sbirciatina alla sua destra dove è situata una meravigliosa ortensia color lillà, improvvisamente e senza alcun preavviso, il suo corpo snello e flessuoso si è inarcato ed il pelo morbido e luminoso, si è rizzato, manco l’ avessi attaccato alla presa della corrente elettrica. In un nano secondo, si è trasformato in Ninja: ed è iniziata una guerra atomica di vaste proporzioni. Nello spazio ridotto del mio balcone, tutti i bei vasi di gerani, begonie, rosmarino, menta, sono saltati per aria come birilli in una sala da bowling. Dopo aver corso, galoppando su e giù, aver scalato la ringhiera e devastato la mia ortensia, è rientrato in camera e con occhio da guerrigliero mi ha osservata; io l’ho guardato e ho visto nei suoi occhi la fierezza di una antico guerriero che ritorna dal campo di battaglia, vittorioso. 
Tra le fauci vi era un passerotto mezzo morto: il vandalo mi si è avvicinato e me l’ha posato ai miei piedi. Il passerotto appena libero ha cominciato a svolazzare per la casa: Joe, riaprendo di scatto le fauci, si è diretto, saltellando, in corridoio prendendo di mira il povero volatile. Ho visto con terrore, la sua coda sparire e ho ascoltato il rumore del suo passaggio captando i vari oggetti caduti a terra e finiti in mille pezzi. Determinata a bloccare la furia devastante del pelosetto, l’ho rincorso. Mal me ne incolse: tra quello che Joe mandava in frantumi e i miei piedi tagliuzzati dai cocci, alla fine la mia casa era solo più un cimitero di oggetti distrutti. Alla fine, sfiniti tutti e tre, Joe con fare cerimonioso, ha aperto la bocca ed io ho potuto recuperare il passerotto: dopo uno o due colpetti si è ripreso ed è volato via dalla finestra.
Intervistato l’autore di tutto quel caos, la risposta è stata:
” No comment”
E il nostro pomeriggio ha ripreso a trascorrere in modo tranquillo.
( La sottoscritta ha lavorato due ore per rimettere a posto e pulire le macerie)

L’artista OSMO per il quartiere del Ponte Morandi, di Maura Mantellino

OZMO, considerato il pioniere della Street Art, è stato invitato a realizzare un murales nell’ambito del progetto On the Wall, ( progetto del comune di Genova realizzato in collaborazione con l’Associazione Linkinart e con il contributo di Fiumara)  su una parete dalla quale si possono vedere ancora le macerie del Ponte Morandi. L’opera è stata realizzata a poche decine di metri dalla zona rossa evacuata dopo il crollo del viadotto.

L’artista ha scelto un soggetto di potente serenità ispirandosi al  capolavoro Amore e Psiche di Antonio Canova.  Il sentimento è quello del soccorso, della condivisione, del conforto reciproco, attraverso un abbraccio idealmente esteso alle vittime e all’intero quartiere. A completare la composizione vi è la scritta This is Site Specific, che l’artista ha posto sopra i visi delle due divinità.

DALLA TERRA ALLA LUNA. Mostra a Palazzo Madama-Torino, di Maura Mantellino

Torino: A Palazzo Madama, fino all’11 novembre 2019, si può ammirare la splendida mostra DALLA TERRA ALLA LUNA  – L’arte in viaggio verso l’astro d’argento.

Cinquanta anni fa il mondo scoprì che lo spazio poteva essere raggiunto e la luna non era poi così lontana: il 20 luglio 1969, l’uomo sbarcò sul nostro satellite. La mostra prende il titolo dal famoso romanzo di Jules Verne del 1865 che fissa nell’Ottocento la nuova sensibilità moderna: l’uomo romantico osserva malinconico il cielo e gli artisti trasferirono sulla tela emozioni, sogni e pensieri che possiamo ritrovare anche in letteratura. Alcuni pittori percepirono, specialmente nel XX secolo, un immaginario lunare molto ben articolato ( Klee, Calder, Ernst ) mentre altri crearono una forte atmosfera favolistica come ad esempio Chagall, Melotti e Casorati:  un legame tra passato e presente, tra fantasia e realtà.

In mostra si  possono ammirare circa sessanta opere tra dipinti, sculture, fotografie, oggetti di design che raccontano il viaggio dell’arte verso l’astro d’argento. 

Addio, Peter Fonda, di Maura Mantellino

Il 16 agosto, all’età di 79 anni è morto l’attore Peter Fonda a causa di una insufficienza respiratoria dovuta al cancro ai polmoni di cui soffriva da diverso tempo. È stato  nominato all’Oscar alla migliore sceneggiatura originale per il film Easy Rider del 1969.

«È uno dei momenti più tristi delle nostra vita e non siamo in grado di trovare le parole adatte per descrivere il nostro dolore. Ma vi invitiamo a celebrare il suo indomabile spirito e il suo amore per la vita. In onore di Peter, per favore brindate alla libertà», ha dichiarato la sua famiglia.

Peter nacque il 23 febbraio 1940 a New York,  studiò recitazione ad Omaha, Nebraska, frequentò la University of Nebraska-Omaha e la Omaha Community  Playhouse, il teatro dove esordirono il padre Henry e Marlon Brando. Alla metà degli anni sessanta, Peter Fonda si fece notare per le sue prese di posizione fortemente anticonformiste e iniziò a essere associato all’ambiente della controcultura.

Il primo ruolo ancorato alla controcultura interpretato da Fonda è quello di Heavenly Blues, il protagonista del film I selvaggi, nel 1966. Nel 1967,  scrive e interpreta Easy Rider con Dennis Hopper, film (uscirà nelle sale nel 1969) che verrà considerato il road movie per eccellenza e manifesto della cultura hippie. Nel 1988 apparì anche nella miniserie televisiva di produzione italiana Gli indifferenti, diretta da Mauro Bolognini e tratta dal romanzo omonimo di Alberto Moravia.

La mostra ‘Under Water’ al Filatoio di Caraglio (Cn), di Maura Mantellino

Il 28 giugno si è inaugurata negli spazi del Filatoio di Caraglio in provincia di Cuneo  la mostra ‘Under Water’ a cura  di Daniela Berta e Andrea Lerda. L’evento è stato organizzato dal Museo della Montagna di Torino ed è la prosecuzione del progetto ‘Post Water’, presentato al Museo Montagna nei mesi passati. Si possono ammiare i lavori di trenta artisti:Andreco, Georges-Louis Arlaud, Pablo Balbontin, Olivo Barbieri, Walter Bonatti, Calori&Maillard, Mircea Cantor, Carolina Caycedo, Nuno da Luz, Marjolijn Dijkman & Toril Johannessen, Simon Faithfull, Mario Fantin, Bepi Ghiotti, Cesare Giulio, Jeppe Hein, Frank Hurley, Invernomuto, William Henry Jackson, Adam Jeppesen, Peter Matthews, Elena Mazzi, Arno Rafael Minkkinen, Ryts Monet, Pennacchio Argentato, Laura Pugno, Ernesto Samaritani, Studio Negri, Silvano Tessarollo, Helen Mayer Harrison & Newton Harrison, Gaston Tissandier, Julius von Bismarck, Thomas Wrede.

Si possono ammirare video, fotografia, pittura, disegno, installazione e scultura.

Come ha spiegato Andrea Lerda,  il percorso espositivo «decide di non soffermarsi unicamente sulle problematiche idriche legate all’Antropocene e a quelli che possono essere gli scenari di un futuro “post-water”. Piuttosto, di compiere una riflessione sul concetto di “under water”, da intendersi come capacità dell’uomo di risintonizzarsi con i ritmi naturali e di agevolare un processo di mitigazione del cambiamento climatico».

La mostra è dal 29 giugno fino al 29 settembre 2019 presso il Filatorio di Caraglio in via Giacomo Matteotti 40 (Caraglio. CN)

La mostra ‘Under Water’ al Filatoio di Caraglio (Cn), di Maura Mantellino

Il 28 giugno si è inaugurata negli spazi del Filatoio di Caraglio in provincia di Cuneo  la mostra ‘Under Water’ a cura  di Daniela Berta e Andrea Lerda. L’evento è stato organizzato dal Museo della Montagna di Torino ed è la prosecuzione del progetto ‘Post Water’, presentato al Museo Montagna nei mesi passati. Si possono ammiare i lavori di trenta artisti:Andreco, Georges-Louis Arlaud, Pablo Balbontin, Olivo Barbieri, Walter Bonatti, Calori&Maillard, Mircea Cantor, Carolina Caycedo, Nuno da Luz, Marjolijn Dijkman & Toril Johannessen, Simon Faithfull, Mario Fantin, Bepi Ghiotti, Cesare Giulio, Jeppe Hein, Frank Hurley, Invernomuto, William Henry Jackson, Adam Jeppesen, Peter Matthews, Elena Mazzi, Arno Rafael Minkkinen, Ryts Monet, Pennacchio Argentato, Laura Pugno, Ernesto Samaritani, Studio Negri, Silvano Tessarollo, Helen Mayer Harrison & Newton Harrison, Gaston Tissandier, Julius von Bismarck, Thomas Wrede.

Si possono ammirare video, fotografia, pittura, disegno, installazione e scultura.

Come ha spiegato Andrea Lerda,  il percorso espositivo «decide di non soffermarsi unicamente sulle problematiche idriche legate all’Antropocene e a quelli che possono essere gli scenari di un futuro “post-water”. Piuttosto, di compiere una riflessione sul concetto di “under water”, da intendersi come capacità dell’uomo di risintonizzarsi con i ritmi naturali e di agevolare un processo di mitigazione del cambiamento climatico».

La mostra è dal 29 giugno fino al 29 settembre 2019 presso il Filatorio di Caraglio in via Giacomo Matteotti 40 (Caraglio. CN)

Mountains by Magnum Photographer al Forte di Bard, di Maura Mantellino

Werner Bischof, Robert Capa, George Rodger, Inge Morath, Herbert List, Ferdinando Scianna, Martin Parr, Steve McCurry. Sono solo alcuni dei fotografi protagonisti dell’inedito progetto espositivo Mountains, by Magnum Photographer, promosso dal Forte di Bard e da Magnum Photos. La mostra presenta al Forte di Bard, in Valle d’Aosta dal 17 luglio 2019 al 6 gennaio 2020 , un viaggio nel tempo e nello spazio attraverso oltre 130 immagini, esposte in una prospettiva di sviluppo storico della rappresentazione dell’ambiente montano, declinata in base ai diversi temi affrontata da ciascun autore.

I fotografi Magnum hanno costruito e reinventato l’iconografia montana. Nelle loro fotografie le montagne sono osservate, sfruttate e attraversate. Vediamo persone che trascorrono tutta la loro vita ad alta quota, ma anche persone di passaggio che cercano una guida spirituale, il piacere, un rifugio dalla guerra o semplice sopravvivenza. L’esposizione è un viaggio attraverso gli archivi Magnum, un’esplorazione fotografica di come gli uomini hanno fatto proprie le montagne, che in questi scatti hanno poco in comune con quelle che vediamo nelle cartoline. Il tema della montagna, inoltre, permette di avere un’idea dei viaggi dei fotografi Magnum attraverso tutti i continenti e fa comprendere meglio che cosa di volta in volta cattura la loro attenzione.

La mostra comprende una sezione dedicata a un importante progetto su commissione dedicato al territorio della Valle d’Aosta, firmato da Paolo Pellegrin, fotografo di fama internazionale e vincitore di prestigiosi riconoscimenti, frutto di uno shooting realizzato nella primavera 2019. Per realizzare le immagini presenti in mostra Pellegrin ha dovuto recarsi più e più volte, alla ricerca di quelle luci che lui, amante del bianco e nero, predilige. Sono le luci filtrate dalle nubi sfilacciate dal vento, i violenti controluce sulla superficie della neve, le buie increspature dei crepacci, le scure torri delle creste rocciose, gli arabeschi disegnati sulla superficie dei laghi ghiacciati. L’esposizione è accompagnata da un volume edito da Prestel Publishing/Random House, New York.

Mountains by Magnum Photographer al Forte di Bard, di Maura Mantellino

Werner Bischof, Robert Capa, George Rodger, Inge Morath, Herbert List, Ferdinando Scianna, Martin Parr, Steve McCurry. Sono solo alcuni dei fotografi protagonisti dell’inedito progetto espositivo Mountains, by Magnum Photographer, promosso dal Forte di Bard e da Magnum Photos. La mostra presenta al Forte di Bard, in Valle d’Aosta dal 17 luglio 2019 al 6 gennaio 2020 , un viaggio nel tempo e nello spazio attraverso oltre 130 immagini, esposte in una prospettiva di sviluppo storico della rappresentazione dell’ambiente montano, declinata in base ai diversi temi affrontata da ciascun autore.
I fotografi Magnum hanno costruito e reinventato l’iconografia montana. Nelle loro fotografie le montagne sono osservate, sfruttate e attraversate. Vediamo persone che trascorrono tutta la loro vita ad alta quota, ma anche persone di passaggio che cercano una guida spirituale, il piacere, un rifugio dalla guerra o semplice sopravvivenza. L’esposizione è un viaggio attraverso gli archivi Magnum, un’esplorazione fotografica di come gli uomini hanno fatto proprie le montagne, che in questi scatti hanno poco in comune con quelle che vediamo nelle cartoline. Il tema della montagna, inoltre, permette di avere un’idea dei viaggi dei fotografi Magnum attraverso tutti i continenti e fa comprendere meglio che cosa di volta in volta cattura la loro attenzione.
La mostra comprende una sezione dedicata a un importante progetto su commissione dedicato al territorio della Valle d’Aosta, firmato da Paolo Pellegrin, fotografo di fama internazionale e vincitore di prestigiosi riconoscimenti, frutto di uno shooting realizzato nella primavera 2019. Per realizzare le immagini presenti in mostra Pellegrin ha dovuto recarsi più e più volte, alla ricerca di quelle luci che lui, amante del bianco e nero, predilige. Sono le luci filtrate dalle nubi sfilacciate dal vento, i violenti controluce sulla superficie della neve, le buie increspature dei crepacci, le scure torri delle creste rocciose, gli arabeschi disegnati sulla superficie dei laghi ghiacciati. L’esposizione è accompagnata da un volume edito da Prestel Publishing/Random House, New York.

Mordillo, grande maestro di ironia, di Maura Mantellino

Il 29 giugno 2019 è mancato Guillermo Mordillo Menéndez  noto al pubblico come Mordillo, grande maestro di ironia. Il suo primo disegno venne realizzato all’età di dodici anni e iniziò la sua attività di illustratore di libri per bambini verso i diciotto anni.

E’ diventato ben presto uno dei maggiori cartoonist pubblicati in molte nazioni del mondo negli anni ’70.

Famosissimi i suoi disegni in cui appaiono molti animali dal lungo collo come le bellissime giraffe  e i suoi piccoli uomini e donne che si esprimono attraverso buffi gesti. I suoi lavori sono soprattutto pieni d’humour e coloratissimi.

Nella Marchesini alla Gam di Torino, di Maura Mantellino

Alla Gam di Torino, dal 28 giugno al 29 settembre, negli spazi della Wunderkammer  si terrà la mostra ‘ La vita nella pittura. Opere dal 1920-1953’  dedicata a Nella Marchesini  pittrice ‘ del quotidiano e degli affetti ’.

Nella Marchesini è nata a Marina di Massa nel 1901 ed è  deceduta nel 1953 a Torino. Fu amica di Piero Gobetti e di Carlo Levi e fu la prima  allieva del maestro Felice Casorati nella ‘Scuola libera di pittura’. Ricordiamo che, tra gli altri,  anche Lalla Romano, Ida Donati  e Paola Levi Montalcini si sono formate in questa prestigiosa scuola.

Fu amica di Ada Prospero, vedova di Gobetti , di Natalino Sapegno, Edmondo Rho e Federico Chabod. La mostra è stata curata da Giorgina Bertolino e Alessandro Botta. Sono esposte 30 opere tra le quali  ‘Il ritratto del padre’ (1923), ‘La finestra dello studio’ (1931), ‘Tre donne’ (1952).

Elda Cerchiari Necchi, di Maura Mantellino

Il 25 giugno, Elda Cerchiari Necchi è morta all’età di 95 anni: la studiosa più famosa e importante della storiografia dell’arte, figura di riferimento per tutti coloro che amano l’arte. Molti di noi la ricordano in quanto autrice di moltissimi libri studiati sui banchi di scuola e in università, prima tra tutti la serie Arte nel tempo.

Nacque a Genova nel 1924 e frequentò la Facoltà di lettere all’università di Padova; nel 1942 si traferì alla Statale di Milano dove prese la laurea in Storia della critica dell’arte. Nel 1950 cominciò a insegnare Storia dell’arte in vari licei classici lombardi e liguri.

Dal 1960, dopo aver vinto la cattedra al liceo classico Berchet di Milano, insegnò la sua materia per oltre 20 anni. Ricordiamo le sue tantissime pubblicazioni: Il cammino dell’arte in due volumi, un manuale di storia dell’arte in tre volumi, Arte nel tempo e Tempi dell’arte (questi ultimi editi da Bompiani).

In tutta la sua vita ha cercato di promuovere e diffondere le materie storico-artistiche nei vari licei italiani, riuscendo a organizzare corsi di formazione anche per i docenti. Fece parte del comitato degli Amici di Brera e nel 2013 riuscì a fondare l’Associazione Elda Cerchiari Necchi con l’intento di valorizzare e supportare l’importanza culturale del nostro patrimonio artistico.

‘I Girasoli’ di Vincent Van Gogh, di Maura Mantellino

Il dipinto ‘I Girasoli’ di Vincent Van Gogh, realizzato nel 1889, ubicato presso il Van Gogh Museum di Amsterdam, è stato ultimamente studiato da un team di restauratori e storici dell’arte e tutte le novità scoperte verranno presentate nella mostra che si è inaugurata il 21 giugno e che sarà visitabile fino al primo settembre.

‘Van Gogh and the Sunflowers’ è il titolo dell’evento e il primo dato fondamentale di cui ci danno notizia gli studiosi  è stato la scoperta di due impronte sulla parte superiore dei girasoli nel punto in cui il maestro inserì un piccolo supporto di legno per estendere la tela. Ella Hendriks, professoressa di restauro e conservazione presso l’Università di Amsterdam e a capo del team, ha dichiarato che con ogni probabilità si tratta proprio delle impronte dell’artista.

Inoltre verrà esposta la parte posteriore del dipinto e verranno mostrati i vari interventi di Van Gogh sulla struttura del supporto. Ricordiamo che la tonalità che oggi hanno assunto i Girasoli è molto diversa da quella ideata e voluta dal maestro: come sappiamo anche il tempo, l’esposizione alla luce e all’ambiente cambiano la densità e lo spessore dei colori.

Milano-Cortina ospiteranno le Olimpiadi invernali 2026, di Maura Mantellino

Una bellissima notizia di poche ore fa: saranno Milano e Cortina a ospitare le Olimpiadi invernali del 2026. Thomas Bach, ieri, presso lo SwissTech Convention Center di Losanna l’ha annunciato davanti alla delegazione italiana e svedese. La candidatura del nostro paese l’ha spuntata per 47 voti a 34. La ventesima edizione si svolse a Torino nel 2006 mentre per questa edizione il sindaco Chiara Appendino che in una fase iniziale aveva sostenuto la candidatura di Torino andando contro i consiglieri del M5s tradizionalmente NO-OLIMPIADI, in un secondo momento, preferì defilarsi. Per l’Italia è una rivincita dopo la batosta di Roma ai giochi estivi del 2024.

Gli svedesi ci sono rimasti male in quanto la loro candidatura ha perso per la nona volta consecutiva il ballottaggio. L’Italia ha goduto dell’appoggio del presidente del Coni, Giovanni Malagò, del governatore del Veneto, Luca Zaia e del sindaco di Milano, Giuseppe Sala. Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del premier Giuseppe Conte sono intervenuti in favore della nostra candidatura. Ricordiamo che la preparazione organizzativa di una Olimpiade invernale vuole un grande impegno sia dal punto di vista della comunicazione che da quello della logistica.

Quindi auguri a tutti per la riuscita e la realizzazione di un grande evento: sarà una grande scommessa!

Lee Harper, autrice de ‘Il buio oltre la siepe’, di Maura Mantellino

“Volevo che tu imparassi una cosa: volevo che tu vedessi che cosa è il vero coraggio, tu che credi sia rappresentato da un uomo con il fucile in mano. Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare ugualmente e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda.” Da ‘Il buio oltre la siepe’

Lee Harper fu una scrittrice che amava la scrittura, la libertà di pensiero, la parola, la vita.

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Nacque a Monroeville il 28 aprile 1926 e divenne famosa soprattutto per il suo romanzo Il Buiooltre la siepe. All’età di 23 anni si trasferì a New York dove fece amicizia con il compositore Michael Martin Brown.  Ma  fin dall’infanzia rimase amica di Truman Capote, con il quale scrisse un reportage per il giornale New Yorker sull’omicidio della famiglia Clutter, in una piccola comunità agricola in Kansas.  Grazie a questo pezzo giornalistico, la Lee cominciò a lavorare sulla prima stesura del suo romanzo. Nel luglio 1960 riuscì a pubblicare il suo best seller, Il buio oltre la siepe, subito accolto in maniera positiva dalla critica e dal pubblico. Continua a leggere “Lee Harper, autrice de ‘Il buio oltre la siepe’, di Maura Mantellino”

Lee Harper, autrice de ‘Il buio oltre la siepe’, di Maura Mantellino

“Volevo che tu imparassi una cosa: volevo che tu vedessi che cosa è il vero coraggio, tu che credi sia rappresentato da un uomo con il fucile in mano. Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare ugualmente e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda.” Da ‘Il buio oltre la siepe’

Lee Harper fu una scrittrice che amava la scrittura, la libertà di pensiero, la parola, la vita.

Nacque a Monroeville il 28 aprile 1926 e divenne famosa soprattutto per il suo romanzo Il Buiooltre la siepe. All’età di 23 anni si trasferì a New York dove fece amicizia con il compositore Michael Martin Brown.  Ma  fin dall’infanzia rimase amica di Truman Capote, con il quale scrisse un reportage per il giornale New Yorker sull’omicidio della famiglia Clutter, in una piccola comunità agricola in Kansas.  Grazie a questo pezzo giornalistico, la Lee cominciò a lavorare sulla prima stesura del suo romanzo. Nel luglio 1960 riuscì a pubblicare il suo best seller, Il buio oltre la siepe, subito accolto in maniera positiva dalla critica e dal pubblico. Il romanzo le valse il premio Pulitzer e divenne celebre, anche, grazie alla versione cinematografica diretta da Robert Mulligan nel 1962 e prodotto da AlanJ. Pakula che vinse tre premi Oscar. Nel 2007 venne insignita dal presidente George W. Bush della Medaglia presidenziale della libertà. Ho letto Il buio oltre la siepe, ( lo consiglio a tutti i ragazzi delle medie ), quando frequentavo la prima media e mi piacque subito. La scoperta e la ricognizione di una società contrassegnata dalla povertà e da un’aspra tensione dei rapporti sociali tra i bianchi e i neri, tra i padroni delle terre e i lavoratori, un mondo arcaico e immobile, tagliato fuori dal progresso e dalla storia, rassegnato e dolente.  Quando lo rilessi anni dopo, lo trovai ancora più avvincente: un diario, una descrizione paesistica, quasi un saggio storico e sociologico, graffiante nella sua narrazione  della galleria di scene di vita di provincia. La scrittrice, in ogni pagina,  rende reale la rappresentazione di un mondo basato sull’odio. Attraverso l’immediatezza del linguaggio scritto e la sua compatta durezza, dà la dimensione della tragedia, della miseria umana, e della violenza dei rapporti che dominavano quel mondo. 

Scoperto uno studio preparatorio alle ‘Donne di Algeri’ di Eugene Delacroix, di Maura Mantellino

Un’altra bella scoperta in Francia dove hanno ritrovato uno studio di Eugene Delacroix per il famoso Donne di Algeri, un dipinto a olio del 1834, conservato al museo del Louvre di Parigi. Il quadro, rinvenuto oltre un anno fa, dopo approfondite analisi che ne hanno certificato l’autenticità è stato esposto al pubblico giovedì scorso.

Si tratta di un dipinto di 46 x 38 cm: il soggetto è una donna seduta in posizione provocante vicino a un servo di colore che la osserva immersi in un fascio di luce pomeridiana. Il dipinto fu acquistato dal conte de Morney, amico dell’artista, e poi rivenduto a un’asta nel 1850: l’opera fu acquistata da Symonet Jeune, per la somma di 450 franchi, ma da allora se ne erano perse le tracce.

Fino all’anno scorso, quando il gallerista Philippe Mendes la scoprì nell’appartamento parigino di una collezionista. Le analisi a cui è stato sottoposto il quadro, hanno rilevato un’altra scena: un uomo seduto, nascosto al di sotto della Donna distesa (forse un ripensamento dello stesso Delacroix).

Inge Morath a Palazzo Ducale, di Maura Mantellino

Oggi 21 giugno 2019, presso Palazzo Ducale verrà inaugurata la retrospettiva dedicata  a Inge Morath: la prima fotografa che riuscì ad entrare a far parte della agenzia fotografica Magnum Photos. Nacque a Graz, in Austria, nel 1923 e dopo gli studi di lingue a Berlino, la fotografa iniziò a lavorare come traduttrice e giornalista. Quando scoppiò la Seconda Guerra Mondiale La Morath scappò da Berlino e si rifugiò a Parigi iniziando a collaborare con Ernst Haas, Robert Capa e Henri Cartier-Bresson riuscendo a far parte della Magnum Photos. In quel periodo lei e Eve Arnold erano le uniche donne che lavoravano presso l’agenzia. Cominciò a viaggiare e a visitare il Nord Africa, il Medio Oriente, l’Unione Sovietica, l’Europa e infine l’Italia.

Furono anni in cui si cimentò nella fotografia reportage, di moda e soprattutto il ritratto. Nel 1952 la ritroviamo sul set di Moulin Rouge di John Huston (1952) e dopo qualche anno sul set de Gli spostati. Ed è qui che conobbe Arthur Miller che sposò nel 1962.  Famosi i suoi ritratti a Doris Lessing, Pablo Picasso, Henri Moore, Marilyn Moore e infine Fidel Castro. Il lavoro della Morath è la testimonianza di una passione, di un lavoro che divenne parte integrante della sua vita e riuscì con determinazione e un pizzico di follia ad affermarsi in una disciplina che in quegli anni era solo dominio maschile.

Chernobyl, di Maura Mantellino

In questi giorni la serie televisiva Chernobyl (targata HBO ) ha riportato alla ribalta internazionale  il disastro nucleare più grave della storia. La notizia che stupisce più di tutte è che si è registrato un aumento quasi del 40 per cento del turismo in quei posti nell’ultimo anno.

Su Instagram si possono vedere centinaia di foto di persone che si fanno fotografare di fronte a edifici abbandonati, auto carbonizzate e tutto ciò che è rimasto dalla devastante esplosione del lontano 1986.

A quanto sembra vengono organizzati tour da diverse agenzie di viaggio che portano i ‘turisti’ nella zona di ‘alienazione’ (un’area compresa entro i 30 chilometri dalla centrale Lenin istituita dopo l’incidente per evacuare la popolazione del luogo).

Ci si può chiedere se l’area visitata è sicura e le varie agenzie turistiche sostengono che una breve visita (massimo due giorni) non è pericolosa. E’ anche vero che i livelli radioattivi si sono abbassati molto in questi decenni anche se molte zone sono ancora ermeticamente off limits ai ‘turisti’.

Interessante è, per chi vuole farsi un’idea di come è oggi Chernobyl, sfogliare il libro intitolato ‘The Zone’ che contiene diversi scatti di David McMillan che in tutti questi anni ha raccolto materiale fotografico della zona del disastro. Foto dal web.

Ciao Franco, maestro indimenticabile, di Maura Mantellino

Una notizia  che colpisce al cuore di tutti noi: si è spento Franco Zeffirelli all’età di  96 anni. La scomparsa è avvenuta alla fine di una lunga malattia.

Il suo Maestro fu Luchino Visconti, con il quale collaborò per Senso, solo per citare il lungometraggio più famoso ma tante furono le collaborazioni, con Michelangelo Antonioni, Vittorio De Sica, Roberto Rossellini, Edoardo De Filippo, tra gli altri.

«Un signore delle scene», per Enrico Mentana.

Franco Zeffirelli non è stato solo cinema, ma anche arte e soprattutto cultura

Gian Franco Corsi Zeffirelli nacque a Firenze, il 12 febbraio 1923, da Ottorino Corsi e Alaide Garosi Cipriani. La sua non fu una infanzia semplice, sia per il mancato riconoscimento paterno, che avvenne solo a 19 anni, sia  per la prematura scomparsa della madre. Dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti a Firenze ed essersi laureato in scenografia, esordì come scenografo nel secondo dopoguerra, curando una messa in scena di Troilo e Cressida diretta da Luchino Visconti.

Le prime esperienze nel cinema furono insieme a Francesco Rosi, come collaboratore dello stesso Visconti ma lunga fu l’esperienza in teatro, sia come regista che come scenografo e disegnatore di costumi.

Negli anni Sessanta,  diresse l’Amleto con Giorgio Albertazzi, mentre si avvicendavano diverse esperienze di successo nei più importanti teatri internazionali, dal Metropolitan Opera House di New York al Grand Théâtre di Ginevra. Sul piccolo schermo, fu grandissimo il successo del film Gesù di Nazareth, nel 1976. Ancora un grande successo per Amleto, del 1990, una grande produzione internazionale con attori del calibro di Mel Gibson, Glenn Close e Helena Bonham Carter, vincitore, nel 1991, del David di Donatello come Miglior Film Straniero.

Nel 2003 gli fu conferita la Medaglia d’oro ai benemeriti della Cultura e dell’Arte, mentre nel 2004 fu nominato Cavaliere Commendatore dell’Ordine dell’Impero Britannico. Dichiaratamente omosessuale, si definiva cattolico ed è stato Senatore della Repubblica italiana dal 1994 al 2001, nel partito di Forza Italia. (foto dal web)

Nuziale di Calpurnea – Antologica Atelier, di Maura Mantellino

Fresco di stampa è arrivato un altro piccolo gioiello edito da Antologica Atelier: ‘Nuziale di Calpurnea’ Album oro: bassorilievi in polvere alabastro con foglio oro zecchino di Lucia Lanza.
I commenti poetici sono di Francesco Paolo Catanzaro, Lucia Lanza, Maria Rosa Oneto, Maura Mantellino, Vincenzo Pollinzi.

Dalla prefazione a cura di Lucia Lanza : ‘ Calpurnea rappresenta la donna del secolo scorso, precisamente della prima metà del secolo. Una donna che va sposa con mille punti interrogativi sospinti dalla speranza che solo l’amore induce. Nel rito nuziale, dopo l’accurata preparazione del corredo, troviamo trine e merletti a comporre il suo abito, guanti e sogni di maternità, lettere dorate cariche di dichiarazioni. 
Il velo che indora la sua femminilità è presagio di confetti indorati verso la meta del cinquantesimo anniversario…..’

Splendidi i bassorilievi nati dalla creatività e arte di Lucia Lanza e le liriche dei poeti a corredo delle immagini.

Le ninfee di Claude Monet, di Maura Mantellino

Claude Monet adorava dipingere le ninfee e iniziò a ritrarle dal 1883, quando il grande maestro si trasferì in una casa colonica presso Giverny, nei pressi di un bacino fluviale, habitat naturale di quella specie di pianta. Da quel momento, Monet avrebbe realizzato circa 250 opere dedicate a quel soggetto e pochi giorni fa ne è stata scoperta un’altra, in un luogo decisamente inaspettato, cioè al di sotto dei Glicini, considerati da sempre come parte di una ricerca secondaria, della quale ci sono pervenuti solo otto esemplari. 

In vista della preparazione di una grande mostra su Monet, infatti, i restauratori del Gemeentemuseum dell’Aja avevano deciso di rimuovere dalle pareti l’opera realizzata tra il 1917 e il 1920. E la storia è emersa immediatamente dai raggi X, raccontando di quando, durante la Seconda Guerra Mondiale, un bombardamento degli Alleati colpì anche lo studio di Monet. L’evento è certificato da un report del Moma del 1957 e dalla testimonianza di EllsworthKelly che, nel 1952, visitò la casa, trovandola invasa dalla polvere e seriamente danneggiata. 

Ma non è finita qui. Dietro i Glicini, si nascondeva un’ennesima versione delle ninfee che, secondo Frouke van Dijke, curatrice della sezione d’arte del XIX secolo al Gemeentemuseum, potrebbero considerarsi una bozza prima del quadro finale. A prescindere dall’esito del dibattito, Monet continua a stupire anche il mercato, con le sue quotazioni in ascesa: uno dei suoi Covoni di grano, andato in asta lo scorso 14 maggio da Sotheby’s a New York, è stato venduto per oltre 97 milioni di dollari, segnando un record per l’artista francese.

L’Archivio della società fotografica Fratelli Alinari- Maura Mantellino

La collezione fotografica  più antica al mondo sarà archiviata in un deposito privato a nord di Firenze. L’Archivio della società fotografica dei Fratelli Alinari, fondata nel 1852 da Leopoldo, Giuseppe e Romualdo, dovrebbe lasciare la sua storica sede fiorentina, in Largo Alinari 15, entro la fine di giugno. L’edificio è stato venduto a privati. 

Debiti alti, bassi ricavi e una liquidazione, nel 2012, di una joint venture quadriennale con il gruppo Il Sole 24 Ore, sono i problemi che attanagliano la Società, emersi a seguito di un reportage de L’Espresso. «Alinari, come tutte le altre società nel campo del licensing delle immagini, opera in un mercato molto difficile dove i diritti spesso non sono riconosciuti economicamente, specialmente nel settore multimediale. Vendere l’edificio in Largo Alinari è certamente anche un’opportunità per consolidare le nostre risorse finanziarie», ha affermato a The Art Newspaper Claudio de Polo, presidente di Alinari dal 1984. L’azienda chiuderà anche il Museo delle immagini di Trieste il 31 agosto.

La collezione detiene oltre cinque milioni di pezzi, dai primi dagherrotipi alle moderne immagini digitali, tra cui 220mila negativi su lastra di vetro, una libreria di oltre 26mila volumi e oltre mille modelli di telecamere. Nel 2008, la collezione è stata valutata per circa 138 milioni di euro dallo storico della fotografia Italo Zannier. Continua a leggere “L’Archivio della società fotografica Fratelli Alinari- Maura Mantellino”

La stampa giapponese, di Maura Mantellino

 

Il vasto mondo delle incisioni giapponesi è ricco e complesso in quanto la loro unicità è data dall’essenza di ‘specchio’ delle emozioni, del percepire, del vivere la vita di un popolo lontano dal mondo occidentale. 

Nel 660 a.C. il Giappone riesce a uscire dalla fase ‘tribale’ della sua storia quando, come narra la leggenda, l’eroe Jimmu Tenno fondò l’impero denominato “ paese dell’origine del sole” (Jihpen ) e quindi il nome attuale Hippon/Nippon. Con i contatti sempre più frequenti e intensi della vicina cultura cinese nacque e si sviluppò la civiltà giapponese. 

Le incisioni Ukiyo-e sono silografie policrome, realizzate con un procedimento di stampa in rilievo di origine cinese risalente agli ultimi secoli a.C. 

I più antichi esemplari di incisioni di origine giapponese che conosciamo risalgono al VIII sec. e hanno come oggetto testi sacri spesso illustrati con figure di divinità. Agli inizi del XVII secolo vengono pubblicati a Kyoto libri illustrati stampati con molte decorazioni in argento e oro. Continua a leggere “La stampa giapponese, di Maura Mantellino”

Werner Bischof, di Maura Mantellino


Dal 7 giugno le bellissime fotografie di Werner Bischof (1916-1954), uno dei più importanti fotografi del Novecento e tra i fondatori dell’agenzia Magnum, saranno esposte per la prima volta alla David Hill. Nacque a Zurigo nel 1916 ef iniziò a fotografare fin da ragazzo, frequentando la Scuola di Arti Applicate della sua città. Nel 1942, pubblicò i suoi primi scatti sul mensile svizzero Du.

Una volta finita la guerra,  Bischof viaggiò in Germania, Francia e Paesi Bassi, dove vide la devastazione che aveva lasciato dietro di sé la Seconda Guerra Mondiale. In Europa immortalò l’elemento umano, documentando la “rinascita europea” post conflitto e affermandosi come fotografo documentarista.

Nel 1948 seguì per Time i Giochi olimpici invernali di Saint Moritz  e  nel 1951 fondò l’Agenzia Magnum: si recò in India per documentare la terribile carestia in Bihar, e continuò viaggiando tra Corea, Giappone ed Estremo Oriente. Nel 1953 attraversò l’intero continente americano, dove scattò le fotografie ora esposte per la prima volta a Londra; un anno dopo, il 16 maggio 1954, morì in un incidente automobilistico nelle Ande peruviane.

Charles-François Daubigny, pittore e fine incisore, di Maura Mantellino

Oggi vi proponiamo un breve excursus delle opere più importanti di Charles-François Daubigny. Pittore e fine incisore, inizialmente Daubigny fu pittore di soggetti storici, ma a partire dal 1843 si avvicinò alla pittura e alla grafica di paesaggi..

A bordo del suo battello battezzato Le Botin, il maestro realizzò una serie di acqueforti che faranno la sua fama di incisore. Le sue acqueforti sono impregnate di un timbro lirico molto evidente. 

Incise di getto, senza ritocchi, con perizia tecnica e sensibilità grafica, riuscì a tradurre in emozioni la sua passione per la natura e la pittura en plein air. Nel 1852 incontrò il grande maestro Jean-Baptiste Camille Corot e questo fu per lui l’inizio di opere delicate e raffinate.  

La sua produzione incisoria conta 150 stampe, più numerose illustrazioni per libri, spartiti, giornali di viaggio e romanzi. 

Fu il primo tra gli artisti della vecchia generazione ad apprezzare e sponsorizzare l’opera degli impressionisti e divenuto membro della giuria del Salon, fece di tutto per difendere i quadri e le opere che gli artisti emergenti tentavano di esporre. Continua a leggere “Charles-François Daubigny, pittore e fine incisore, di Maura Mantellino”

Mostra delle donne Sioux, di Maura Mantellino

Almeno il 90% delle opere d’arte dei nativi americani esposte in tutte le collezioni museali americane è stato realizzato da donne, secondo Jill Ahlberg Yohe, curatrice associata di arte nativa americana presso il Minneapolis Institute of Art. Ma questa stima, così come il riconoscimento dei singoli artisti, non emerge dalle narrazioni istituzionali che, in genere, presentano le opere native come un generico prodotto culturale. «Ora abbiamo l’opportunità di mostrare i loro volti», ha detto Yohe che, con Teri Greeves, artista, curatrice indipendente e membro della Nazione Kiowa, ha organizzato la mostra “Hearts of Our People: Native Women Artists”, in apertura il 2 giugno, al museo di Minneapolis. Con oltre 115 opere di vasellame, tessuti, perline, pittura, scultura, fotografia, installazione, disegni e stampe che coprono mille anni d’arte, l’esposizione identifica circa il 70% degli autori, un lavoro di ricerca portato a termine da un comitato di 21 persone, tra artisti e studiosi dei nativi americani.

Un’artista in precedenza sconosciuta e in gran parte autodidatta è Mary Sully (1896-1963), una donna Dakota Sioux nelle cui opere, trittici realizzati con matita colorata su carta, sono evidenti le connessioni tra arte nativa americana, astrazione e Art Nouveau. «Per esporli in un contesto museale li stiamo trattando con la stessa cura che useremo per un lavoro di Matisse», ha commentato Yohe, che ha supervisionato il processo di restauro e conservazione con DiannaClise, conservatrice al Midwest Art Conservation Center, e con Philip Deloria, pronipote dell’artista e professore di storia ad Harvard, che ha ereditato l’intero corpus di 134 trittici di Sully e pubblicato una monografia, dalla quale si apprende una storia eccezionale. Discendente del ritrattista di George Washington, Thomas Sully, Mary visse con sua sorella, Ella Cara Deloria, un’antropologa nativa americana affiliata alla Columbia University. Le due viaggiarono molto, dagli anni ’20 ai ’40 e Mary entrò anche in contatto con le personalità dell’arte e della cultura più all’avanguardia di New York.

La mostra si sposterà al Frist Art Museum di Nashville, dal 27 settembre 2019 al 12 gennaio 2020, quindi allo Smithsonian American Art Museum di Washington, dal 21 febbraio al 17 maggio 2020, infine al Philbrook Museum of Art di Tulsa, dal 28 giugno al 20 settembre 2020.

Fonte: The ART NEWSPAPER 

Agostino Carracci, di Maura Mantellino

Oggi vorrei ricordare una figura notoriamente incisiva nel panorama dell’incisione italiana nel XVI secolo: Agostino Carracci. Nato a Bologna il 16 agosto 1557, morì a Parma il 23 febbraio del 1602.  

La sua esperienza pittorica si basò sulla formazione in ambiente tardo manieristico bolognese, imparando, in giovane età, anche l’arte dell’incisione.  

Fu autore di circa trecento incisioni.  Ebbe come maestro, intorno alla fine degli anni Settanta, Domenico Tibaldi, presso il quale copiò le opere di Cornelis Cort assimilandone lo stile. 

I suoi soggiorni a Parma e a Venezia hanno lasciato nella sua formazione delle forti suggestioni e un’abitudine quasi connaturata al colorismo. Particolarmente importante fu la sua attività a Venezia dove incontrò Paolo Veronese e il Tintoretto. 

Nel 1954, si recò a Roma per decorare Palazzo Farnese e qui venne in contatto con l’incisore olandese Hendrick Goltzius. Con Agostino, nel panorama dell’incisione, ci fu una svolta determinante in quanto per la prima volta il problema della resa grafica del colore assunse un’importanza determinante. Continua a leggere “Agostino Carracci, di Maura Mantellino”

Agostino Carracci, di Maura Mantellino

Oggi vorrei ricordare una figura notoriamente incisiva nel panorama dell’incisione italiana nel XVI secolo: Agostino Carracci. Nato a Bologna il 16 agosto 1557, morì a Parma il 23 febbraio del 1602.  

La sua esperienza pittorica si basò sulla formazione in ambiente tardo manieristico bolognese, imparando, in giovane età, anche l’arte dell’incisione.  

Fu autore di circa trecento incisioni.  Ebbe come maestro, intorno alla fine degli anni Settanta, Domenico Tibaldi, presso il quale copiò le opere di Cornelis Cort assimilandone lo stile. 

I suoi soggiorni a Parma e a Venezia hanno lasciato nella sua formazione delle forti suggestioni e un’abitudine quasi connaturata al colorismo. Particolarmente importante fu la sua attività a Venezia dove incontrò Paolo Veronese e il Tintoretto. 

Nel 1954, si recò a Roma per decorare Palazzo Farnese e qui venne in contatto con l’incisore olandese Hendrick Goltzius. Con Agostino, nel panorama dell’incisione, ci fu una svolta determinante in quanto per la prima volta il problema della resa grafica del colore assunse un’importanza determinante. Continua a leggere “Agostino Carracci, di Maura Mantellino”

Le artiste Sioux in mostra – Maura Mantellino

Almeno il 90% delle opere d’arte dei nativi americani esposte in tutte le collezioni museali americane è stato realizzato da donne, secondo Jill Ahlberg Yohe, curatrice associata di arte nativa americana presso il Minneapolis Institute of Art.

Ma questa stima, così come il riconoscimento dei singoli artisti, non emerge dalle narrazioni istituzionali che, in genere, presentano le opere native come un generico prodotto culturale. «Ora abbiamo l’opportunità di mostrare i loro volti», ha detto Yohe che, con Teri Greeves, artista, curatrice indipendente e membro della Nazione Kiowa, ha organizzato la mostra “Hearts of Our People: Native Women Artists”, in apertura il 2 giugno, al museo di Minneapolis.

Con oltre 115 opere di vasellame, tessuti, perline, pittura, scultura, fotografia, installazione, disegni e stampe che coprono mille anni d’arte, l’esposizione identifica circa il 70% degli autori, un lavoro di ricerca portato a termine da un comitato di 21 persone, tra artisti e studiosi dei nativi americani. Continua a leggere “Le artiste Sioux in mostra – Maura Mantellino”

Le artiste Sioux in mostra – Maura Mantellino

Almeno il 90% delle opere d’arte dei nativi americani esposte in tutte le collezioni museali americane è stato realizzato da donne, secondo Jill Ahlberg Yohe, curatrice associata di arte nativa americana presso il Minneapolis Institute of Art. Ma questa stima, così come il riconoscimento dei singoli artisti, non emerge dalle narrazioni istituzionali che, in genere, presentano le opere native come un generico prodotto culturale. «Ora abbiamo l’opportunità di mostrare i loro volti», ha detto Yohe che, con Teri Greeves, artista, curatrice indipendente e membro della Nazione Kiowa, ha organizzato la mostra “Hearts of Our People: Native Women Artists”, in apertura il 2 giugno, al museo di Minneapolis. Con oltre 115 opere di vasellame, tessuti, perline, pittura, scultura, fotografia, installazione, disegni e stampe che coprono mille anni d’arte, l’esposizione identifica circa il 70% degli autori, un lavoro di ricerca portato a termine da un comitato di 21 persone, tra artisti e studiosi dei nativi americani.

Un’artista in precedenza sconosciuta e in gran parte autodidatta è Mary Sully (1896-1963), una donna Dakota Sioux nelle cui opere, trittici realizzati con matita colorata su carta, sono evidenti le connessioni tra arte nativa americana, astrazione e Art Nouveau. «Per esporli in un contesto museale li stiamo trattando con la stessa cura che useremo per un lavoro di Matisse», ha commentato Yohe, che ha supervisionato il processo di restauro e conservazione con DiannaClise, conservatrice al Midwest Art Conservation Center, e con Philip Deloria, pronipote dell’artista e professore di storia ad Harvard, che ha ereditato l’intero corpus di 134 trittici di Sully e pubblicato una monografia, dalla quale si apprende una storia eccezionale. Discendente del ritrattista di George Washington, Thomas Sully, Mary visse con sua sorella, Ella Cara Deloria, un’antropologa nativa americana affiliata alla Columbia University. Le due viaggiarono molto, dagli anni ’20 ai ’40 e Mary entrò anche in contatto con le personalità dell’arte e della cultura più all’avanguardia di New York.

La mostra si sposterà al Frist Art Museum di Nashville, dal 27 settembre 2019 al 12 gennaio 2020, quindi allo Smithsonian American Art Museum di Washington, dal 21 febbraio al 17 maggio 2020, infine al Philbrook Museum of Art di Tulsa, dal 28 giugno al 20 settembre 2020.

Fonte: The ART NEWSPAPER 

NOTRE DAME RITORNERA’ COME PRIMA – Maura Mantellino

… Il restauro della cattedrale di Notre-Dame procederà su progetto di conservazione storica. Il Senato francese ha messo fine a mesi di frenetiche speculazioni su come gli architetti avrebbero potuto modificare radicalmente l’esterno della chiesa colpita dall’incendio del 15 aprile, che aveva fatto collassare il tetto e distrutto la flèche. Dal supergiardino alle superfici specchianti, praticamente tutti gli studi d’architettura del mondo, da Foster + Partners a Studio NAB e Studio Fuksas, avevano avanzato la loro proposta, più o meno realistica ma ora c’è l’ufficialità: la Cattedrale verrà restaurata per tornare esattamente come era prima. 

Poco dopo l’incendio, il primo ministro francese Edouard Philippe lanciò l’idea di un concorso internazionale per ricostruire la cupola del duomo, aprendo a proposte «conformi alle tecniche e alle sfide dei nostri tempi». L’annuncio attirò subito le critiche dei conservazionisti, in effetti non a tutti i torti, considerando l’eccentricità di alcune proposte avanzate. Attraverso il voto, il Senato ha esercitato la propria autorità sui piani di restauro del governo come misura di supervisione. Oltre a salvaguardare l’integrità della struttura storica di Notre-Dame, l’organismo legislativo ha stabilito che ogni cambiamento nell’utilizzo di materiali dovrà essere motivato da uno studio. E nonostante numerosi esperti abbiano affermato che il restauro di Notre-Dame richiederebbe almeno un decennio, il Senato ha anche sostenuto il programma quinquennale proposto dal presidente Emmanuel Macron. Giusto in tempo per le Olimpiadi di Parigi del 2024.

Ma gli esperti che hanno esaminato le macerie di Notre-Dame temono che il danneggiamento della struttura di pietra causato dall’eccessivo sbalzo di temperatura possa aver destabilizzato l’intero edificio. Alcuni hanno addirittura sostenuto che la chiesa è così instabile che un forte vento potrebbe abbatterla. Indipendentemente da ciò, gli sforzi per portare avanti la ricostruzione sono motivati da diverse ragioni politiche, economiche e culturali. Per il momento, più di un miliardo di dollari è stato promesso come fondo per la ricostruzione, donato da alcun delle famiglie più ricche della Francia come gli Arnault e i Pinault. 

Tra tutte le proposte, ce n’è una che forse potrebbe incontrare il favore del Governo. La società di design olandese Concr3De aveva avanzato l’idea di ristampare i Gargoyle e le Chimere di Notre-Dame con il materiale ricavato dalle macerie. Usando complessi modelli digitali di Notre-Dame, i Gargoyle ristampati sarebbero molto somiglianti agli originali, con più o meno gli stessi materiali. Con questa tecnologia sarebbe possibile anche creare una sorta di facsimile del tetto e della guglia, per una nuova struttura il più visivamente fedele possibile.

Fonte: Hyperallergic

COAST TO COAST con Andy Warhol – Maura Mantellino

 

Di Andy Warhol non ce n’è mai abbastanza, nemmeno negli Stati Uniti, patria biografica e anche estetica e concettuale, ideologica, del maestro della Pop Art. E così, la grande mostra al Whitney Museum of American Art di New York, dopo la chiusura del 31 maggio, si sposterà sulla West Coast, al SFMOMA-San Francisco Museom of Modern Art, dove rimarrà fino al 2 settembre 2019.  Enciclopedica e coloratissima, “From A to B and Back Again”, a cura di Donna De Salvo, che conobbe Warhol negli anni ’80, periodo in cui la Factory era frequentata da artisti come colleghi Keith Haring e Jean-Michel Basquiat, racconta tutta la storia dietro e intorno al mito, dalle prime prove come grafico pubblicitario di Madison Avenue, a The Last Supper, opera realizzata poco prima di morire, nel 1987, in seguito a un intervento chirurgico alla cistifellea, passando per i ritratti delle superstar, vere icone profane – ma volendo anche sacre, considerando la sua passione per l’arte religiosa – del XX Secolo, le performance, le installazioni, i film, le collaborazioni. Insomma, un viaggio completo nell’universo di un genio. Il che, fa strano a dirsi, non è una cosa poi così usuale. Si tratta infatti della prima retrospettiva che un’istituzione americana dedica a Warhol, dal 1989. In questa occasione, inoltre, sono stati mostrati anche una serie di nuovi materiali documentari, frutto di ricerche recentissime e che dimostrano come la complessità di Warhol sia ancora da scoprire.     Fonte: Hypebeast

‘Riparo ideale’ di Lucia Lanza -Antologica Atelier, di Maura Mantellino

Ai primi di maggio è uscito questo libricino di Lucia Lanza intitolato ‘Riparo ideale’  (Antologica Atelier). Schizzi con tecnica mista su tela  e scritti poetici dell’autrice sono un piccolo capolavoro. La stessa Lucia Lanza ci racconta: ‘Spesso gli scritti poetici e gli schizzi disegnati sono un diario di vita inconscio o reale, oppure mischiato casualmente per essere espressione spontanea. Così è per questo piccolo quaderno che è iniziato nel 1990 con i disegni, con un librino fatto a mano con inchiostri su pellicola, assemblati su foglio da acquerello. Oggi dopo quasi venticinque anni, unisco a commento di queste immagini, alcune poesie della raccolta “Samsara” che sto scrivendo, perché ritengo ancora valido il messaggio di questi disegni. Il personaggio che appare graficamente, quel viso che vola stupito, l’ho sempre chiamato Owen, in omaggio a “La lingua perduta delle gru” di David Leavitt. Owen è un’anima asessuata, una delle tante anime che cercano di volare e sorvolando il mondo si stupiscono di quanto vedono: l’anima vaga in cerca di riposo e trova “perturbazioni in aumento”, non solo di tipo meteorologico ma anche turbamenti, perturbazioni del suo spirito. Dove andare? Cosa fare? Owen, anima in cerca di riposo, trova il riparo ideale, la casa dove rifugiarsi, la famiglia che è composta di anime che la amano. La casa di Owen è il suo riparo dal mondo perturbato’.

Solo dopo due decenni l’autrice ha incontrato la poesia di Owen riconoscendo nel tratto biografico e nella poetica quel personaggio che era entrato in silenzio nei suoi pensieri come a cercare riposo. Un’anima in cerca di quiete ma anche di riconoscimento tra anime creative affini.             

‘Owen è un soldato che ha impresso nell’animo il dolore e il terrore della guerra che lo ha travolto in giovane età. Owen è un’anima che non ha potuto godere della LIBERAZIONE dall’invasore, Owen non ha una nazionalità di appartenenza, non vuole essere annoverato tra i caduti delle inutili guerre. 
Queste immagini vogliono ricordare ciò che Owen vede tutt’oggi e vogliono liberarlo da tale angoscia.
Liberiamo Owen!’ Lucia Lanza

La biografia di Wilfred Owen

https://it.wikipedia.org/wiki/Wilfred_Owen

XXVI edizione di Artissima, di Maura Mantellino

La XXVI edizione di Artissima si terrà dal 31 ottobre al 3 novembre a Torino: la direttrice Ilaria Bonacossa è stata riconfermata per il prossimo biennio fino all’edizione del 2021. Quest’anno il tema della fiera sarà incentrato sul binomio desiderio/censura, un’indagine/ricerca che vuole incentrarsi sulla riflessione relativa alle ambizioni, agli impulsi e alle prospettive che sono alla base dei nostri tempi. Come racconta la stessa direttrice:  «Nel mondo digitale e sui principali social network il controllo preventivo, spesso algoritmico, rende di fatto sempre più difficile la diffusione e promozione del nostro patrimonio artistico-culturale. In un tale contesto, il desiderio rimane un momento di rottura, un’energia dirompente che riesce a infiltrarsi nelle crepe del sistema per aprire delle visioni laterali inaspettate capaci di mostrare gli spazi aperti al di là dei limiti delle convenzioni. E l’arte contemporanea rimane uno spazio di incontro vero e fisico tra la persona e le sue aspirazioni». Ci saranno molte novità dall’ingresso di nuovi collaboratori nel comitato di selezione delle gallerie al rinnovo dei comitati delle sezioni curate alla nuova immagine grafica della stessa manifestazione. Il comitato di selezione delle gallerie partecipanti in Main Section, New Entries vede arricchire il team di galleristi internazionali di due nuovi membri: Raffaella Cortese (Milano) e Claudia Altman Siegel (San Francisco). La sezione Back to The Future sarà coordinata da Lorenzo Giusti, direttore della GAMeC-Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo. Il concept visivo della manifestazione è stato affidato allo studio torinese FIONDA che ha sviluppato una sorta di diaframma visivo nero, forato da sei cerchi, che lasciano intravedere un secondo livello fotografico.

‘Lucio Fontana. Terra e oro’, di Maura Mantellino

Il 20 maggio è stata inaugurata a Roma alla Galleria Borghese la mostra ‘Lucio Fontana. Terra e oro’, curata da Anna Coliva. In questo evento si farà riferimento soprattutto a due elementi della produzione di Fontana: i Concetti Spaziali in oro e le Crocefissioni in ceramica. Saranno esposte cinquanta opere del maestro tra dipinti a olio e oro e ceramiche. Prodotte tra gli anni Cinquanta e i Sessanta.

Come dichiarato da un addetto stampa del Museo: ‘la concentrazione sarà sulla produzione in oro del grande artista. Oro non come colore, ma quale astrazione massima e antinaturalistica in un contesto, quello della Galleria Borghese, in cui l’infinita varietà coloristica e la multiformità dei temi e dei soggetti pervade tutto lo spazio.

Oro dunque non più nell’accezione barocca di massima esaltazione dell’ornamento, bensì vertice strutturale della forma che racchiude nella sua materia visivo compositiva la luce stessa, nella sua interpretazione fisica e estetica. L’oro come componente spaziale che, come nell’antichità classica, paleocristiana, medievale e rinascimentale, è la sintesi di luce e spazio.’

La mostra verrà aperta al pubblico dal 22 maggio.

D’ALMA – Antologica Atelier, di Maura Mantellino

Nata ai primi di maggio, l’antologia D’alma è frutto del laboratorio di poesia di Antologica Atelier. I poeti che hanno partecipato a questo interessante lavoro sono: Francesco Paolo Catanzaro, Mattia Cattaneo, Lucia Lanza, Maura Mantellino, Maria Rosa Oneto e Vincenzo Pollinzi.

Le immagini sono opere di pittura a firma di Lucia Lanza e sono state eseguite prima del 1995, periodo di ricerca d’espressione spirituale attraverso l’immagine figurata. Paesaggi, angeli, sentieri e strade da percorrere per raggiungere il senso dell’esistenza umana proteso verso un al di là che ha da venire e nel quale si ripone la speranza.

Tutto questo è stato offerto ai commenti dei poeti che liberamente hanno interpretato questi quadri con la sensibilità e la particolare espressione che li distingue. Un altro piccolo gioiello di Antologica Atelier: l’eleganza della cover, le magnifiche immagini delle opere di Lucia Lanza e i versi eccellenti dei poeti.

Felice Casorati-Le vecchie, di Maura Mantellino

Felice Casorati (Novara 1883 – Torino 1963)

Le vecchie 1909

Olio su tela

In una lettera scritta dall’artista nel 1908 viene riportato: ‘ … dipingo delle povere vecchie con i loro scialli sbiaditi e il fardello dei loro dolori, dei loro ricordi… intento soltanto a colpire un pensiero, a fissare un carattere, a creare un tipo…’. Il pittore si riferisce ai numerosi studi di donne anziane, di fanciulle e di bambine che nel periodo dal 1907 al 1909 lo terrà impegnato lavorando con modelli dal vivo. Questi lavori riscuotono un notevole successo di pubblico e di critica alle varie mostre nazionali infatti il quadro Le vecchie venne esposto per la prima volta alla VIII Biennale di Venezia e venne subito acquistato per la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Gli furono riservate ottime recensioni alle sue doti di colorista e di disegnatore anche dai più intransigenti critici dell’epoca, i quali sottolinearono la grande capacità espressiva dell’autore. In questo dipinto, Casorati si distingue soprattutto per i colori raffinati e preziosi, quasi smaltati: possiamo notare un Simbolismo maturo e consapevole, che si espliciterà negli anni successivi attraverso una più attenta adesione alla pittura tedesca e in primis all’arte di Gustav Klimt. In questo dipinto possiamo ritrovare l’idea di fondo, il simbolo di una vita vissuta, che fluirà inesorabilmente verso un epilogo che viene magistralmente rappresentato dalla donna anziana seduta e ricurva, avvolta in uno sciallo bianco in primissimo piano che si contrappone con il suo immobilismo perfetto al lento movimento delle altre donne. Anche attraverso i colori degli abiti si può notare certi elementi simbolici: il carattere, l’indole di ogni figura viene sottolineata anche dall’espressione del viso. Concludendo, possiamo riscontrare che la grandezza di questo pittore sta nella capacità di indagare, di scoprire, quasi di suggerire la psicologia dei personaggi dipinti.

 

Gli scatti di Almodovar in mostra a New York, di Maura Mantellino

Pedro Almodovar sarà presente alla Marlbourgh Gallery di New York con una sua mostra intitolata ‘Waiting fo the light’ fino al 29 giugno. Saranno presenti i suoi ultimi capolavori fotografici realizzati nella sua casa aspettando, come dice lo stesso titolo della mostra, la luce naturale. Non è la prima volta che il regista si mette dietro la macchina fotografica cercando l’atmosfera giusta, facendo attenzione alla dimensione domestica e soprattutto al colore e alla luce. Come lui stesso ci racconta la fotografia è spesso un modo per combattere momenti di depressione e d’ansia.

Surrealtà di Calpurnea (Antologica Atelier), di Maura Mantellino

Fresca di stampa è l’ultima antologia ‘ Surrealtà di Calpurnea’ pubblicata da Antologica Atelier: chine su carta sensibile di Lucia Lanza, elaborazione grafica di Albasurreale. La tecnica utilizzata in questo Album è, come ci racconta la stessa artista,: ‘Una tecnica estremamente complessa dove la partenza è data dal colore delle chine sulla carta sensibile (quella per le stampe fotografiche) in modo che il colore sia libero di giocare e accordarsi con la sensibilità della luce oltrepassando la volontà artistica dell’autrice. Pensandoci bene, è proprio volontà di Lucia Lanza quella di dare modo al colore di muoversi nell’acqua, il suo intervento è stato minimo. Albasurreale invece, intervenuta in un secondo tempo sulle foto, ne ha variato e ampliato il contenuto virando i colori e dirigendo così il significato dell’immagine. Il prodotto è reso nella grafica virtuale che è anche stampabile. Ma non ci fermiamo qui: le nuove immagini hanno scaturito titoli e didascalie della Autrice, una sorta di sintetico racconto del fiabesco personaggio di Calpurnea…’
A coronare le bellissime chine sono intervenuti i poeti: Annamaria Cartisano, Francesco Paolo Catanzaro, Lucia Lanza, Maura Mantellino, Maria Rosa Oneto, Vincenzo Pollinzi. E come ci spiega l’ideatrice di questa raccolta: ‘ Direi che il dato artistico si espande nella condivisione e nello sviluppo di immagine-parola per rendere tutto l’insieme POESIA.’

E’ un piccolo capolavoro dalla cover delicata, raffinata ed elegante, dalla splendida elaborazione grafica, dalle chine meravigliose con ottimi commenti poetici.  

Il docu-film ‘Dentro Caravaggio’, di Maura Mantellino

Il 27,28 e 29 maggio arriva nelle sale cinematografiche il docu-film Dentro Caravaggio. Sandro Lombardi, uno degli artisti più poliedrici del panorama teatrale italiano, sale le scale di Palazzo Reale a Milano per visitare la mostra Dentro Caravaggio, un’esposizione che ha presentato al pubblico opere provenienti dai maggiori musei italiani e da altrettanto importanti musei stranieri. Da questo viaggio dentro le opere e l’uomo Caravaggio inizia il percorso del docu-film. Dentro Caravaggio, con Marco Colombo e Francesco Melzi d’Eril, è diretto da Francesco Fei e sceneggiato da Jacopo Ghilardotti;  produzione di Italia Classica, Skira Editore, Adler Entertainment, con il sostegno di Intesa Sanpaolo. Il viaggio condotto da Sandro Lombardi attraverserà i diversi luoghi caravaggeschi: Roma, Napoli, la Sicilia e infine Malta, le terre in cui l’artista e le sue inquietudini hanno lasciato una traccia concreta.

Sulle tracce di Caravaggio e dei suoi viaggi, incontreremo così testimoni e protagonisti del mondo dell’arte e della cultura, appassionati e cultori, per indagare la fede e la luce, il realismo, la fuga e l’immensa contemporaneità di questo artista. A coronamento del percorso, anche una visita alla mostra milanese ‘L’ultimo Caravaggio. Eredi e nuovi maestri’ , allestita alle Gallerie d’Italia, sede museale di Intesa Sanpaolo a Milano, per raccontare l’influenza di Caravaggio sull’arte del Seicento.

A Torino Flor 2019, di Maura Mantellino

Anche quest’anno a Torino ci sarà la bellissima manifestazione Flor, organizzata dall’Associazione Orticola del Piemonte: da oggi fino al 26 maggio le vie del centro di Torino si abbelliranno di fiori, piante, colori e profumi. Via Carlo Alberto, Piazza Carlo Alberto, via Principe Amedeo fino a Via Roma saranno inondate dalle fragranze di mille fiori e piante .

Da tutta Italia arriveranno più di duecento espositori che regaleranno al pubblico torinese le proprie eccellenze: le bouganville, i gelsomini, le camelie, le azalee, le bellissime rose, le ortensie saranno le regine della mostra. Inoltre possiamo trovare piante tropicali e acquatiche, piante aromatiche, piante da appartamento come le orchidee e le piante mellifere ( soprannominate piante salva pianeta in quanto riescono a garantire la sopravvivenza e il nutrimento alle api).

L’evento vedrà per la prima volta Flor Educational: un programma culturale rivolto in primis ai bambini e ai ragazzi per educarli alla grande e vitale necessità di rispettare la natura e l’ambiente.

Mostra ‘Materiale Immateriale’, di Maura Mantellino

A Roma con la mostra “Materiale Immateriale” sarà inaugurata oggi, 24 maggio, la “Navicella sospesa”, la nuova struttura progettata dallo studio di architettura Spazi Multipli che corona la sede all’EUR della Enterprise, società di produzione di software per il settore finanziario.

La mostra, a cura di Melania Rossi, presenta opere di undici artisti «scelte per suggerire e richiamare – spiega la curatrice – le attività che si svolgono all’interno di Enterprise: la gestione di dati immateriali che hanno un’importantissima funzione sociale oltre che finanziaria; la costruzione e il perfezionamento di un sistema di valori che è oggi il veicolo con cui società, paesi e organizzazioni mondiali si muovono e interagiscono; il traffico di dati sensibili ma “invisibili”, che si trasforma in movimenti e accadimenti concreti e tangibili. Enterprise è un luogo che incarna l’idea di flusso immateriale che ha ormai oggi un peso reale». 

Giovanni Segantini-Pastora addormentata, di Maura Mantellino

GIOVANNI SEGANTINI

(Ala, Trento 1858- Schafberg Alto, Maloja 1899)

Pastora addormentata

1883-1884 circa

Olio su tela

Il dipinto risale al 1883 – 1884 circa, nel periodo trascorso dal Segantini in Brianza: ancora lontano dalla ricerca di una luminosità tersa che caratterizzerà il periodo divisionista, il maestro si mostra interessato alla composizione dell’immagine, alla scansione dei volumi e descrive il paesaggio con toni fusi e pastosi. Molti dipinti di questo periodo esplorano i temi della vita agreste e contadina nei quali Segantini cerca di individuare uno stato di sospesa comunione tra l’Uomo e la Natura il cui rapporto è contemplato con muta ammirazione. Belle sue opere ritroviamo pochissimi personaggi: contadini, pastori, e soprattutto greggi di pecore  (animale in cui il pittore finirà per trovare una grazia irripetibile) immersi in una natura accogliente e amica. In questo dipinto, infatti il tema bucolico assume i toni sospesi di un idillio naturale, quasi rurale, appena oscurato dalla malinconia pensosa che sembra voler velare il viso della pastorella e dall’incombere del paesaggio che nasconde l’orizzonte. Qui appare il tema molto caro a Segantini: la maternità, che nell’accostare la donna con il figlio al gruppo della pecora con l’agnello propone al pubblico un parallelismo tra il mondo animale e quello umano.

Giovanni Sottocornola – Gioie materne, di Maura Mantellino

 

GIOVANNI SOTTOCORNOLA

(Milano 1855-1917)

GIOIE MATERNE – 1894

Olio su tela.

Giovanni Sottocornola è conosciuto per la maestria nella resa del controluce insieme all’interesse per le tematiche femminili e il mondo dell’infanzia e questo suo interesse lo portò anche all’illustrazione di libri per bambini. In questo bellissimo quadro il maestro ritrae l’abbraccio affettuoso della mamma al suo bambino: le due figure si stagliano sul riquadro luminoso di una finestra. Il virtuosismo tonale ci lascia intravedere il volto del bimbo sulla cui gota e sui capelli scomposti si posa il cono di luce. In questo ritratto il pittore sottolinea un momento di forte intimità sentimentale: il dialogo tra la madre e il suo piccolo ricorrerà in altre sue opere soprattutto pastelli, tecnica prediletta e molto amata dall’artista. Il tema del ‘nido familiare’ ma soprattutto della madre, intesi come rifugio e fuga dal mondo, diventa molto caro alla sensibilità simbolista.  (ricordiamo le Due madri di Segantini e Maternità di Previati)

Sottocornola si formò all’Accademia di Brera e le principali tematiche della sua pittura sono la ritrattistica e i temi sociali: la sua attenzione è volta al mondo femminile espressione della consapevolezza del ruolo svolto dalla donna nella società del suo tempo. 

Lawrence Carroll, di Maura Mantellino

In questi giorni è mancato, all’età di 65 anni, Lawrence Carroll, famoso per la sua sensibile e raffinata sperimentazione sui linguaggi e sui processi pittorici.

Nato a Melbourne nel 1954, Carroll si trasferì negli Stati Uniti, nel 1958; studiò a Los Angeles, all’Art Center College of Design di Pasadena e nel 1984 si spostò a New York.

Nel 1988, aprì la sua prima personale e l’anno successivo fu invitato da Harald Szeeman a partecipare a “Einleuchten”, mostra inaugurale della Deichtorhalle di Amburgo, con artisti come  Joseph Bueys e Robert Ryman,. Nel 1992, Jan Hoet lo invitò a Documenta IX a Kassel, meravigliando critica e pubblico per la sua ricerca, tesa a esplorare l’essenza della pittura. Carroll cercò di portare  a conoscenza del pubblico la lezione del minimalismo: nelle sue composizioni ritroviamo forti tensioni emozionali, recondite profondità sconfinando nella scultura e nell’installazione. 

Nel 1995 espose al Guggenheim di New York, nel 2000 al MOCA di Los Angeles, e nel 2008 in Italia, al Museo Correr di Venezia, città dove insegnò pittura per diversi anni.

LA NEVE – Giuseppe Pelizza da Volpedo, di Maura Mantellino

Giuseppe Pelizza da Volpedo

Volpedo 1868 – 1907

LA NEVE (1906) – Olio su tela

Negli ultimi anni del secolo l’artista nei suoi paesaggi esaltava l’anima della natura e qui in questo piccolo quadro si può ascoltare il ‘suono’ della spessa coltre della neve: l’orizzonte è delimitato dalle colline con i vigneti anch’essi innevati, creando quasi un contrappunto cromatico rispetto alle masse ortogonali delle chiuse, ai tronchi degli alberi spogli e al ponte della roggia.

Il pittore negli ultimi anni della sua carriera era giunto al superamento del divisionismo interessandosi al paesaggio puro in cui la pittura è armonia equivalente della natura. Facendo tesoro delle esperienze del suo soggiorno a Firenze tra il 1893 e il 1894 Pelizza unisce l’interesse per la pittura di Fattori con quello dei preraffaeliti inglesi  e cerca di approfondire il rapporto  lega l’uomo alla natura, nella quale si ritrova il riflesso dell’armonia universale.

Lo studio del dato di natura diventa dunque gradino imprescindibile per il passaggio alla visione interiore: egli, dunque, preferisce un Simbolismo che tragga dalla natura e dalla pittura gli elementi per significare e forse comprendere il mondo psichico.

Il fotografo Sthephen Shore è stato nominato Master of photografy del 2019, di Maura Mantellino

Quest’anno Photo London ha nominato Stephen Shore Master of photography del 2019: al Somerset House di Londra saranno esposti alcuni suoi scatti: un pioniere della moderna fotografia a colori e ancora oggi considerato uno dei fotografi più importanti del nostro tempo. In mostra a Londra, oltre ai paesaggi americani, anche 60 fotografie, alcune qui nella nostra gallery, che Shore scattò in un solo giorno a Los Angeles, nel 1969.

Nato a New York nel 1947, a 10 anni ricevette la sua prima macchinetta fotografica, e a 24 divenne il primo fotografo vivente, dopo Alfred Stieglitz, ad esporre con una personale al MoMA.

Abbandonato il liceo, dal 1965 iniziò a frequentare Andy Warhol. Ma la sua passione per il quotidiano e la cultura popolare americana era già evidente ai tempi di All the meat you can eat mostra che inaugurò nel 1971 a Soho, con fotografie a colori, per la maggior parte istantanee, scattate con una Mick-a-Matic, una macchina fotografica per bambini a forma di Topolino.

L’anno dopo fu la volta di American Surfaces, il progetto che insieme a Uncommon Places, iniziato sempre nel 1972 e terminato dieci anni dopo, lo resero noto al grande pubblico: partendo solo con una fotocamera 35mm e pellicole a colori, Shore documentò i suoi viaggi on the road attraverso gli Stati Uniti. Strade, cartelloni pubblicitari, piante, stazioni di servizio, motel, diventarono i protagonisti delle sue foto.

E’ mancato Nanni Balestrini, di Maura Mantellino

È mancato Nanni Balestrini, poeta, scrittore di narrativa e di teatro, saggista, protagonista delle avanguardie letterarie del Novecento.

Balestrini nacque a Milano, il 2 luglio 1935, e visse tra Roma e Parigi. Nel 1961, con Elio Pagliarani, Alfredo Giuliani, Edoardo Sanguineti e Antonio Porta, fece parte dell’antologia de I Novissimi, considerata il primo nucleo del Gruppo 63, movimento letterario di rottura, caratterizzato da una forte vena sperimentale, ispirato alle idee del marxismo e alla teoria dello strutturalismo. Partecipò alla nascita di importanti riviste letterarie, come Il Verri, diretta da Luciano Anceschi, Quindici e Alfabeta. Balestrini fu protagonista della vasta corrente della neoavanguardia, insieme ad autori come Giorgio Manganelli, Luigi Malerba, Franco Lucentini e Umberto Eco, con cui avrebbe animato anche la rivista Alfabeta2. 

Narratore appassionato e radicale, le sue storie hanno splendidamente raccontato gli ambiti della società considerati borderline, come il mondo delle tifoserie organizzate, ne I Furiosi, pubblicato nel 1994 per Bompiani. La sua idea di poesia totale lo avvicinò anche al campo dell’arte visiva. Partecipò a numerose mostre in Italia e all’estero, nel 1993 fu alla Biennale di Venezia, in seguito a Palazzo Grassi e ancora al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato.. Nel 2018, aveva partecipato a una collettiva al MAAM-Museo delle Arti Applicate del Mobile, in occasione di ArtVerona

L’attività romana di Philip Guston verrà ricordata dall’American Academy con un nuovo premio, di Maura Mantellino

L’American Academy in Rome ha annunciato un nuovo Prize, che andrà ad aggiungersi agli altri già previsti per le Fellowship e che rappresenta un tributo a una storia di eccezionale rilievo. Si tratta infatti del Philip Guston Rome Prize in Visual Arts, istituito grazie a una donazione di 3 milioni di dollari da parte di Musa Thomas Mayer e dedicato alla memoria del grande artista statunitense, che ricevette il Rome Prize nel 1948, «in una fase cruciale della sua ricerca», ha ricordato Musa, figlia del maestro dell’Espressionismo astratto, scomparso nel 1980. 

Dall’ottobre del 1970 al maggio del 1971, inoltre, Philip Guston fu ospitato in residenza a Roma ancora dall’American Academy.

Fu proprio durante quel periodo, infatti, che Guston dipinse la celebre serie dedicata a Roma, traendo ispirazione dal contesto che lo circondava, oltre che dai grandi maestri della pittura italiana, da Giotto Tiepolo, fino a De Chirico, e portando avanti la linea di una sperimentazione molto personale, per andare oltre l’astrazione.

«Roma è stata a lungo una fonte di ispirazione per i nostri Fellows e il periodo trascorso da Philip Guston all’Academy è coinciso con due momenti cruciali della sua carriera. Siamo lieti di offrire la stessa opportunità a Garrett Bradley, un’artista emergente che mostra grandi potenzialità, con la prima edizione del Philip Guston Rome Prize», ha dichiarato Mark Robbins, Presidente della AAR. Garrett Bradley è un’artista visiva, docente alla Loyola University di New Orleans. Il suo lavoro sarà presentato anche alla Whitney Biennial del 2019.

LE DUE MADRI di Giovanni Segantini di Maura Mantellino .

Olio su tela – 1889

Giovanni Segantini ( Ala, Trento 1858 –  Schafberg Alto, Maloja 1899)

Nel 1891 alla prima mostra Triennale di Brera, erano presenti gli autori più accreditati e innovativi del periodo con opere di un certo spessore artistico: Giacomo Previati con Maternità, Emilio Longoni con La piscinina, Nomellini con Piazza caricamento a Genova e Giovanni Segantini con Le due madri. L’unica opera che riscosse un pieno consenso della critica fu appunto il dipinto di Segantini: gli fu riconosciuto il merito di un naturalismo molto fedele al sentimento dell’intimità e della maternità. Osservando il dipinto possiamo vedere come il suo pennello costruisce la scena notturna e silente nella stalla, dove la madre assopita sopra un piccolo sgabello quasi dimentica il bimbo addormentato in grembo mentre il vitellino è accanto alla vacca che tiene il muso chino nella scura cavità della mangiatoia. La luce che emana dalla fiamma sposta il buio quasi al di fuori del dipinto, le figure emergono dall’ombra grazie alle pennellate chiare che, come raccontò lo stesso Segantini, riuscì a rendere possibile utilizzando filamenti di colori puri e tempestando la tela di pennellate sottili, secche e grasse. Inoltre sono evidenti tracce di oro zecchino tra una pennellata e l’altra.

Il dipinto venne poi esposto alla mostra della Secessione viennese del 1896 dove vinse la Medaglia d’Oro. Dalla collezione di Grubicy passò attraverso l’asta del 1927 a Germano Benzoni. Oggi si trova alla Galleria d’Arte Moderna di Milano.