Momenti di Poesia. Raggi di Maurizio Coscia (Sargon)

Raggi

Onestamente

…non sarebbe chiaro che il nulla

se a chiarire cose e contorno

non vi fossero raggi,

proiettati sulla forma,

per incidersi nella sostanza.

Raggi,

insomma,

che la vita non mostra,

meravigliosamente,

a chi non vede che il nulla

senza cose e contorno.

E  nella ruota della vita

la vita stessa ruota,

tra i suoi raggi,

che girano dritti e storti.

Tutto chiariscono

e di sbieco e di fronte e di fuori e all’interno.

Onestamente,

non sarebbe chiaro il nulla,

senza quei raggi,

in quest’immenso ruotare

e un solo sole non basterebbe a produrli

perché durano di più

con la vita stessa,

di cui non sarebbe chiaro che il nulla

senza forma e contorno,

ma con polvere e sporcizia

in una spoglia cantina

dove fosse mai depositata la ruota della vita stessa,

di chi non ha chiaro

forma e contorno,

diritti o storti,

fossero mai i raggi della vita stessa

che ruota,

con i raggi,

della sua ruota,

diritti e storti.

 

Territorio&Monumenti. Il forte di Gavi. Servizio fotografico a cura di Maurizio Coscia (Sargon)

Il forte di Gavi

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Difficile stabilire le origini del Castello di Gavi con un minimo di attendibilità, vuoi per l’assenza di documentazione probante e vuoi per l’inevitabile proliferare di leggende che sempre, in questi casi, nascono e si tramandano. Ciò che si può ragionevolmente supporre è che su questa preistorica “rocca” naturale, che ancora oggi sovrasta l’abitato di Gavi, una qualche remota fortificazione vi sia stata, forse anche di epoca pre-romana. L’esistenza del Castello di Gavi è, comunque, testimoniata da un documento dell’anno 973 e, successivamente, grazie ad un “diploma” imperiale firmato da Enrico VI, figlio di Federico I detto il Barbarossa. Con quest’atto, datato 30 maggio 1191, il sovrano donò in feudo alla Repubblica di Genova il Castello ed il Borgo di Gavi con le relative dipendenze. Seppure fra alterne vicende il Castello di Gavi rimase dominio genovese sino al 1418, quando la proprietà, a seguito di eventi bellici, passò sotto la Signoria dei Visconti di Milano. Da questi il feudo di Gavi con l’antico Castello fu investito ai Fregoso e poi agli Sforza, l’investitura fu trasferita alla nobile famiglia dei Guasco di origine alessandrina. I Guasco, che erano anche signori di Francavilla, rimasero feudatari del Borgo e del Castello di Gavi sino al 1528. Il 14 novembre del 1528 il conte Antonio Guasco vendette alla Repubblica di Genova tutti i diritti esistenti sul Castello di Gavi (unitamente al Borgo ed al territorio circostante) per “mille luoghi” del Banco di San Giorgio. La Repubblica di Genova ebbe così, nuovamente, il possesso del Castello di Gavi, questa volta senza soluzione di continuità, dal 1528 al 1815. Anno nel quale, dopo la caduta di Napoleone, anche l’antica Repubblica genovese fu soppressa e annessa al nuovo Stato Sabaudo. Nel corso dei secoli il Castello di Gavi subì molteplici interventi architettonici i quali trasformarono l’antico Castello in una possente Fortezza. I primi radicali interventi di trasformazione dell’antico Castello furono eseguiti nel 1540 da Giovanni Maria Olgiati, ingegnere militare a quel tempo al servizio della Repubblica di Genova. L’Olgiati progettò e ricostruì completamente l’intera cinta muraria che circondava il primitivo Castello, realizzando nuovi bastioni e consolidando l’originale struttura. Con il suo intervento l’Olgiati trasformò l’originale struttura del Castello in una architettura che di fatto poté già chiamarsi Forte. Nel corso del XVII secolo, il Castello, ormai diventato un Forte, fu radicalmente trasformato nella Fortezza che ancor oggi possiamo vedere. Sempre per volontà della Repubblica di Genova, il progetto di questo ulteriore ampliamento fu affidato al frate domenicano Vincenzo da Fiorenzuola, al secolo Gaspare Maculano. Costui, noto anche per essere stato, fra l’altro, l’inquisitore al processo contro Galileo Galilei, era, oltre che un religioso, un grande esperto in materia di architettura militare del suo tempo. I lavori per la trasformazione del Forte in una grande Fortezza iniziarono materialmente nella primavera del 1626 e terminarono, almeno formalmente, nell’estate del 1629. In realtà i lavori di ampliamento, interni ed esterni, proseguirono sino agli albori del XIX secolo. All’esterno, sul lato di levante, fu costruita la “ridotta” di Monte Moro, collegata al Forte attraverso una “galleria” fortificata. All’interno furono edificati alloggi per militari e ufficiali, cisterne, polveriere, corpi di guardia e piazze d’armi. Il tutto con l’ausilio e la progettazione dei più famosi ingegneri militari dell’epoca, da Stefano Scaniglia a Domenico Orsolino, da Pietro Morettini a Pierre De Cotte. Solo per citare alcuni fra i tanti artefici che si avvicendarono e contribuirono al perfezionamento di questa possente Fortezza. Nel 1859, sotto il governo di Vittorio Emanuele II, l’antica Fortezza genovese fu disarmata e privata della sua storica identità per essere trasformata in un reclusorio civile. Durante il primo conflitto mondiale diventò un carcere militare destinato a prigionieri di guerra austriaci e disertori italiani. Nell’interludio fra le due guerre in alcuni terrapieni della Fortezza furono impiantati vitigni sperimentali per conto del Consorzio Antifilosserico. Con il sopraggiungere del secondo conflitto mondiale il Forte ritornò ad essere luogo di detenzione, prima ospitando prigionieri inglesi e, dopo l’otto settembre del 1943, militari italiani. Nel 1946 il Forte fu consegnato alla Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici del Piemonte, la quale, a partire dal 1978, ha avviato una costante e progressiva opera di restauro e salvaguardia di questo raro esempio di architettura militare. Recentemente è stata costituita l’Associazione “Amici del Forte del Gavi”, sotto l’egida della Soprintendenza, la quale ha assunto il compito di promuovere e valorizzare questa pregevole struttura militare genovese.

(Testo tratto dal sito web: http://www.fortedigavi.it)

Territorio&Monumenti. Casalbagliano e il suo castello (Alessandria). Servizio fotografico a cura di Maurizio Coscia (Sargon)

Casalbagliano e il suo castello

 

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Lo storiografo Carlo Avalle ci fa sapere che una certa famiglia Bagliani era in Palestina, antica regione storica della Turchia asiatica, e vi aveva sede circa mezzo secolo prima che sorgesse Alessandria (Alessandria sorse una trentina di anni prima il 1200). Di quei tempi, gli Ascalonesi, cioè gli abitanti della città palestinese di Ascalon, i più turbolenti della zona, si trasferirono a Roma per certa loro propaganda di culto. A reprimere ogni cosa, quelli di Palestina, fecero sorgere un castello nella pianura romana, come vedetta a luogo di azione.

Lo diedero alla custodia a certo Bagliano il Vecchio, mandato espressamente dall’Asia in Italia. E costui svolse, con valore e autorità, il suo compito. Quando morì, il castello passò a suo figlio Bagliano il Giovane.

Dalla famiglia di questi, si originò poi la ricchissima famiglia dei Bagliani alessandrini, che diede sviluppo verso il 1280, ai casolari sparsi fuori dell’antica Porta Genova, per costituire il così detto Casale dei Bagliani. I casolari sparsi prima del 1200, quasi tutti, erano non troppo lontani gli uni dagli altri, sulla riva destra del Tanaro, lungo una via che andava alla romana Villa del Foro.

Quell’agglomerato abitato veniva chiamato Casale della Fontana, e, come Cantalupo, era in mezzo ad una fitta boscaglia. Gli Alessandrini vi si recavano per una via che costeggiava il fiume, seguendone le curve capricciose. Aveva inizio alla porta Sottella (oggi scomparsa, in fondo a via Tiziano, al sottopassaggio della strada ferrata per Asti-Torino). Ora, quella è detta strada dell’Asfalto, perché lungo essa esisteva, un tempo, una rudimentale fabbrica di asfalto. Continua a leggere “Territorio&Monumenti. Casalbagliano e il suo castello (Alessandria). Servizio fotografico a cura di Maurizio Coscia (Sargon)”

Eventi&Feste. Festa della Sbirra ad Alessandria, organizzata da SocialWood. Breve commento di Maurizio Coscia (Sargon)

Festa della Sbirra

 

Il 29 e 30 giugno 2019, dalle ore 19 di sabato e dalle ore 10 di domenica, è prevista presso Piazza Don Soria ad Alessandria, la Festa della Sbirra. L’evento è stato organizzato da SocialWood, Bottega Solidale, costituita all’interno della Casa Circondariale alessandrina “Cantiello e Gaeta”. L’evento nasce dalla collaborazione tra Fuga di Sapori (Carcere di Alessandria), Coop. L’Arcolaio – Dolci Evasioni (Carcere di Siracusa) e il Birrificio Artigianale Trunasse. La ristorazione è a cura di HOP – Mangiare di birra di Alessandria. In occasione della festa, è previsto un menù in cui sono inclusi prodotti provenienti da diverse realtà che operano in ambito carcerario. Saranno serviti al pubblico piatti buoni, gustosi, genuini e soprattutto solidali. Inoltre, non mancheranno DJ set, animazione per bambini e tante altre sorprese per assicurare il divertimento a tutta la famiglia. La Festa della Sbirra promuove una raccolta fondi a favore del Progetto SocialWood che ha, tra gli altri obiettivi, quello di riqualificare Piazza Don Soria.

SocialWood

Piazza Don Soria – 15121 Alessandria (AL)

Tel. 0131 – 264890 – E-mail: info@socialwood.it

https://www.facebook.com/socialwood/

 

 

 

 

 

Rivalorizzazione&Riutilizzo. SocialWood, Bottega Solidale ad Alessandria.

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SocialWood è una Bottega Solidale ed è frutto di un progetto che ha creato, all’interno della Casa circondariale “Cantiello e Gaeta” di Alessandria, un laboratorio artigianale di falegnameria per la produzione di mobili in pallet e di arredamento realizzati con materiali riciclati. Il laboratorio artigianale coinvolge e impiega i detenuti, restituendo loro dignità e autonomia, il tutto nel pieno rispetto dell’ambiente. Molta attenzione è data alla sostenibilità e al lavoro in rete con altri enti del terzo settore: crediamo, infatti, che i progetti sociali debbano auto-sostenersi e sviluppare profonde sinergie tra tutti gli enti che operano con spirito sociale e di solidarietà. Per tale motivazione, è nata la prima bottega in carcere in Italia, un luogo dove tutte le produzioni sociali, a partire dalle produzioni di economia carceraria, possano trovare spazio, visibilità e promozione. I mobili di SocialWood diventano espositori, un modo per creare un connubio tra le migliori produzioni sociali d’Italia. Tutti i fondi raccolti attraverso le vendite saranno utilizzati per acquistare nuovi attrezzi per la falegnameria, la formazione e il lavoro dei detenuti, offrendo loro una concreta possibilità di reinserimento lavorativo a fine pena.

(Fonte: volantino informativo)

L’intervista a Andrea Ferrari, Presidente dell’Associazione Ises che si occupa della bottega solidale Social Wood aperta all’interno del carcere di Alessandria. Servizio video di Roberta Lancellotti. 

(Fonte: youtube – Futura News)

 

SocialWood

Piazza Don Soria – 15121 Alessandria (AL)

Tel. 0131 – 264890 – E-mail: info@socialwood.it

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Arte&Pittura. Chimica Naturale, al quartiere Orti di Alessandria. Commento di Maurizio Coscia (Sargon)

Chimica Naturale

 

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Un bellissimo lavoro grafico e pittorico è stato realizzato al quartiere Orti di Alessandria per opera di artisti sconosciuti, ma veramente bravi che, con le loro immagini colorate, sono riusciti a dare un nuovo aspetto ad un vecchio muro che, diversamente, sarebbe rimasto grigio e disadorno. Oltre a ciò, l’opera realizzata ha un chiaro riferimento a tematiche di stretta attualità e sembra inserirsi in un movimento “autonomo” di sensibilizzazione.

Vero è che, attraverso l’arte, in ogni epoca della storia umana si è da sempre cercato di richiamare l’attenzione della generalità delle persone che, facilmente, a causa della frenesia dell’esistenza quotidiana, perdono il senso degli aspetti naturali più importanti per l’imperituro conservarsi e prosperare della vita stessa.

Oggi giorno, l’imponente sviluppo economico che, storicamente, è stato conseguito in determinate aree del mondo sulla scorta di grandi innovazioni tecnologiche e scoperte scientifiche, mettendo a disposizione ogni tipo di bene o sevizio, ha portato con sé, come effetto collaterale e devastante, un eccessivo e sbilanciato impoverimento di altre aree e, in aggiunta, un catastrofico scenario per le future sorti della Terra, il nostro pianeta verde. Continua a leggere “Arte&Pittura. Chimica Naturale, al quartiere Orti di Alessandria. Commento di Maurizio Coscia (Sargon)”

Cultura&Musica. I Nuova Sintonia, gruppo musicale. Commento di Maurizio Coscia (Sargon)

NUOVA SINTONIA

 Zahida Stenghel: voce

Angelo Panelli: basso elettrico

Upali Gunasekera: percussioni

 

Dicono di loro:

Il gruppo proviene dalla zona di Alessandria e ha molta esperienza (anche professionistica) in numerosi ambiti musicali. Di diretta emanazione dagli ambienti cosiddetti “antagonisti”, il gruppo esegue musica cosiddetta “minimale”, di ricerca, elegante e ritmicamente trascinante, con influenze che vanno dal jazz al funk, alla musica etnica e indiana. Le sonorità affrontate sono armonicamente e visivamente di particolare atmosfera, le tematiche ardite e sempre liberatorie.

Commento personale:

I Nuova Sintonia si esibiscono con un repertorio musicale composto da cover e brani propri e si pongono nel panorama artistico alessandrino come un gruppo particolare che riesce a coniugare l’esigenza della riscoperta di una musicalità e di un livello melodico, caratterizzato soprattutto dall’integrazione del ritmo delle percussioni con il suono di chitarra e basso, di tipo primitivo e originario, teso alla riscoperta dell’istintività delle percezioni, con aspetti più moderni ed innovativi che hanno una valenza trasgressiva e di cauta, lenta e mai drammatica rottura con la musica tipica del nostro tempo, ricca di contenuti commerciali e di elevata diffusione attraverso i media. In questo senso, se così si può dire, i Nuova Sintonia, a mio avviso, rappresentano una nicchia musicale, di suoni ed emozioni in cui è bello rifugiarsi, ascoltandoli ed apprezzandoli durante un loro spettacolo che può essere non solo un’esibizione sonora, ma anche una performance con elementi teatrali, messi anche in risalto dalla ricerca del costume di scena più appropriato, in particolare, da parte della cantante Zahida Stenghel. A tale proposito, sono state interessanti per me le loro esibizioni durante gli appuntamenti di Open Mic – microfono a disposizione del poeta, dello scrittore o, semplicemente, del lettore per esprimere e condividere con i partecipanti un contenuto letterario – organizzato ad Alessandria da Franco Galliani e Fabio Gagliardi, in cui si sono esibiti, con la lettura di un brano, generalmente scelto dalla tradizione culturale classica, greca e romana, accompagnata dalla musica. Le sensazioni che mi hanno dato durante l’ascolto di alcuni dei loro pezzi musicali più interessanti – che invito ad andare a cercare sulla loro pagina Facebook, qualora non sia possibile ascoltarli dal vivo nei loro prossimi e numerosi appuntamenti – sono spaziate dal risveglio di sensazioni che definisco archetipe perché insite nella mente umana come principio psichico innato del suo funzionamento cognitivo, precedente al modo di ragionare acquisito tramite l’esperienza e governato dall’istinto, al senso di appartenenza ad una tribù, sia essa antica o moderna, che si esprime nel sentirsi immersi in un caldo abbraccio che tutto accoglie e nulla esclude.

 

Momenti di Poesia. Pianeti dispersi di Maurizio Coscia (Sargon)

Pianeti dispersi

 

Pianeti dispersi

fucine di mille elementi

brillate cadenti

in mezzo a galassie ruggenti.

Con suoni assopiti

le stelle si accendono

in cielo splendenti

vibranti si levano.

Vorrei sapere solo se

cuori liberi danzano

tra i fiori che avanzano

trovando culla nella terra brulla

di pianeti dispersi

fucine di mille elementi

brillanti cadenti

in mezzo a galassie ruggenti.

 

 

Omaggio al Grande Torino di Maurizio Coscia (Sargon)

Solo il cielo li vinse…

…Bacigalupo, Bacigalupo… sìiiii… violenta sberla di sinistro dell’attaccante avversario ai limiti dell’aria di rigoreeee. ma il portiere granata non si fa sorprendere e paraaa una botta inverosimile… trattiene la palla per un attimo tra le mani e rilancia l’azione… è Ballarin, ora, che custodisce la sfera… passaggio laterale a Maroso che intercetta il raso terra, Marosooo… cross verso Rigamonti… scambio rapido con palla corta: Rigamonti – Grezar… triangolo… Rigamonti… il Toro ancora in avanti… tre avversari saltati in quest’ultimo torno di pochi minuti… siamo a centrocampooo… ancora, ancora in avanti il Toro… la folla esulta a bordo campo e dagli spalti si alza il coro “FORZA TOROOO… FORZA TOROOO, son tornati i tempi d’orooo…”, è un vociare continuo che sostiene la squadra… tutta la formazione granata in avanti…. Mazzola a centrocampo gesticola, il capitano fa segno di proseguire l’azione… Castigliano riceve palla, duella con il centrocampista avversario… sì, ecco, dribling perfetto, ancora viaggia il Toro verso l’area avversaria… Gabetto, palla al piede, ricevuta da Castigliano, passaggio alto verso Loik che al volo, di collo pieno gira la sfera verso Menti… Ossolaaaa si proietta in area di rigore, segue l’azione Mazzolaaa… da centrocampo sprinta verso la porta avversaria… si smarca, è in fuga, ma rimane nei limiti della linea di difesa avversaria, Menti riceve e raddrizza la traiettoria della palla verso Ossolaaa… palla al piede, crosss… Mazzolaaaa… siamo a due metri dalla porta, muro di due difensori che saltano a tempo, tentando di chiudere il Capitano granata ed intercettare il pallone… ma Mazzolaaaa, da destra… spalle larghe al sole, salta più in alto di tutti… il portiere avversario vede la sua ombra lunga proiettata sul volto… COLPO DI TESTAAA, incornata all’incrocio dei pali del CAPITANO GRANATAAA che, come un falco, piomba sul pallone… mani impotenti del portiere avversario… la palla è in RETEEE… GOAAAALLL GOAAALLL… IL BOATO DELLA FOLLA…. GOAAAALLLL…

Momenti di Cultura. L’estate non perdona di Flavio Santi. Recensione di Maurizio Coscia (Sargon)

L’estate non perdona è il nuovo libro dell’autore Flavio Santi, di cui ho assistito alla presentazione, organizzata dall’Associazione culturale Libera Mente, con letture di Cristina Saracano, presso la Biblioteca civica di Alessandria, il 17 aprile 2019, e che segue ad un precedente romanzo noir, intitolato La primavera tarda ad arrivare, in cui compare, per la prima volta, il personaggio dell’ispettore Drago Furlan, in servizio a Cividale del Friuli, a pochi chilometri da Udine. In questa nuova avventura, il poliziotto è alle prese con alcuni omicidi che si svolgono in una località marittima friulana, dove vuole trascorrere un periodo di meritato riposo. Inizialmente, l’ispettore è, infatti, convinto di potersi godere una bella vacanza in compagnia della sua fidanzata Perla. Tuttavia, quello che avrebbe dovuto essere un periodo di relax si trasforma ben presto in un’estate da thriller con il giallo di un primo omicidio compiuto misteriosamente e con grande accanimento, a colpi di fucile d’assalto, sulle rive del fiume Natisone e a cui seguono altri fatti drammatici. Drago Furlan, colto nel vivo del suo senso del dovere e, ad un certo punto, conscio di essere preso di mira dall’omicida, inizia ad indagare con grande determinazione e, al tempo stesso, per non deludere Perla, si alterna tra la spiaggia dove si svolge la loro villeggiatura e il commissariato, adducendo alla fidanzata che deve, di tanto in tanto, allontanarsi per occuparsi della madre Vendramina, in pessime condizioni di salute. Le indagini dell’ispettore Drago sono accompagnate dal suo solito modo bonario di fare, tanto da renderlo agli occhi del lettore, apprezzabile, quotidiano e mai sopra le righe. Si tratta, infatti, di un personaggio che rispecchia una mentalità intrisa dei sani e vecchi valori di un tempo, a cui piace il calcio, tifando per l’Udinese, che trascorre tempo all’osteria dell’amico Tarcisio in compagnia di un buon bicchiere di vino e che è confidente con tutto e tutti, non scevro di saggezza contadina. Un personaggio “che ci sa fare”, dunque, con semplicità nella trama del romanzo e che è per questo che si fa ben volere dai suoi lettori. Nel corso della vicenda, ancora una volta, è affiancato dal suo vice Orfeo Moroder ed è ritagliato spazio per il PM partenopeo Santoliquido che rappresenta, per certi versi, insieme ad altri elementi che si ritrovano nell’ambito della narrazione, lo spunto comico che l’autore Flavio Santi ha voluto inserire nel suo racconto. Il pubblico ministero, napoletano verace. è, infatti, talvolta, un po’ impacciato e costernato dal ritrovarsi in un contesto sociale, quello tipicamente friulano con i suoi modi di fare, dissimile da ciò a cui è abituato e che, comunque, lui stesso, taccia di essere di tipo teutonico. La vicenda del libro è, in generale, ricca di spunti narrativi tesi a suscitare nel lettore interesse e desiderio di arrivare in fondo a tutto quello che è raccontato per sapere come andrà a finire. Impossibile non sentirsi attratti, per gli amanti di questo tipo di genere letterario, da un personaggio come Drago Furlan che, con i suoi espedienti da professionista e le situazioni in cui è coinvolto, mantiene viva l’attenzione fino all’ultima pagina. Al termine del libro, sorge, quindi, spontanea una domanda se l’autore vorrà o meno raccontare una nuova e rocambolesca avventura del brillante e schietto ispettore Drago. Situazioni e personaggi sono stati abilmente descritti dall’autore, in modo da non essere mai banali e in 300 pagine risultano ben caratterizzati con l’utilizzo di parole ed espressioni che denunciano anche il notevole background culturale di Flavio Santi. Il nome Santoliquido scelto, ad esempio, per il pubblico ministero partenopeo, dimostra l’attento studio dell’autore nel trovare una parola di immediata significatività per richiamare alla mente sia la spiritosità solitamente attribuita ai napoletani, sia lo stereotipo culturale, legato a tipiche tradizioni ben rappresentate dall’annuale atteso miracolo di San Gennaro, patrono di Napoli, consistente nella liquefazione del suo preziosissimo sangue, da secoli custodito, come sacra reliquia, presso le autorità ecclesiastiche. Ricordiamo che Flavio Santi, nel corso della sua carriera professionale, dopo aver vinto il concorso per l’ammissione presso la prestigiosa Scuola superiore normale di Pisa, ha, poi, optato per conseguire la laurea in materie umanistiche e filologiche medievali a Pavia presso l’Almo Collegio Borromeo e il dottorato in Filologia moderna, divenendo, successivamente, docente e studioso presso l’Università degli Studi dell’Insubria. L’autore arriva, infine, a realizzare i suoi due romanzi noir e a introdurre la figura dell’ispettore Drago Furlan, dopo una consolidata esperienza di scrittura creativa (e non) con precedenti opere letterarie.

 

 

Momenti di Cultura. Destino di Raffaella Romagnolo. Breve recensione di Maurizio Coscia (Sargon)

Destino di Raffaella Romagnolo è un romanzo storico alla cui presentazione ho assistito il 18-04-2019, presso ACSAL (Alessandria). Ritengo che sia bello ed originale, in quanto, pur essendo una storia con personaggi immaginari, Giulia Masca e Anita Leone, risulta essere verosimile e narrante una vicenda in parte ambientata nel nostro territorio provinciale, all’inizio del ‘900 e oltre, sulla base di una seria e documentata raccolta di testimonianze dell’epoca. Narra, infatti, la vicenda di una donna di nome Giulia che, lavorando come operaia tra sofferenze continue, insieme con l’amica Anita, inflitte a giovani ragazze quali erano, presso una filanda di Ovada, decide di aderire al primo sciopero mai organizzato in quella località per ottenere un aumento salariale. Lo sciopero non porta ad un reale risultato se non quello d’essere un esempio di lotta rivendicativa per i diritti, soprattutto, delle donne che, a quel tempo, non avevano neppure la facoltà di voto politico. Giulia, comunque, non ci sta a continuare a subire una vita fatta di privazioni e sofferenza e, quindi, decide di emigrare all’estero, in America. Qui, ottiene un successo insperato e fa ritorno nel 1946, dopo la guerra, in Italia da persona ricca e diversa, riallacciando i suoi legami d’affetto con l’amica Anita che, nel frattempo, ha continuato a vivere nell’ovadese e ad affrontare con grande coraggio anche gli avvenimenti bellici della seconda guerra mondiale che hanno interessato la nostra provincia, compreso il celebre “Eccidio della Benedicta”.

 

Mostre&Arte. Preziosa Opera, mostra artistica a Valenza (AL) dal 14 dicembre 2014 al 25 gennaio 2015. Recensione di Maurizio Coscia (Sargon)

Preziosa Opera

PREZIOSA OPERA. CAPOLAVORI DELL’ARTE E TRADIZIONE ORAFA A VALENZA

a cura di Domenico Maria Papa

con la promozione del Comune di Valenza

con il patrocinio di Regione Piemonte e di Direzione regionale per i Beni Culturali e Paesaggisti del Piemonte

con il supporto di Fondazione CRA e Fondazione CRT

Il 13 dicembre 2014 è stata inaugurata a Valenza, presso le sale espositive di Villa Scalcabarozzi, in precedenza sede dell’Associazione Orafa Valenzana ed Export Orafi MPO, la mostra Preziosa Opera. Capolavori dell’arte e della tradizione orafa a Valenza che si protrarrà fino al 25 gennaio 2015.

Si tratta di un evento di grande interesse e pregio in generale per il territorio alessandrino ed in particolare per quello valenzano e rappresenta, in successione temporale, la tappa conseguente ad un iter di idee ed iniziative, in primo luogo, concepito per la valorizzazione culturale della città di Valenza, nella prospettiva di renderla sempre più un polo di attrazione di visitatori, turisti ed esperti del settore.

La mostra, in un’ottica di progressivo aumento di valore e di pregio, rappresenta attualmente, nel 2014-2015, una cospicua esposizione di inestimabile valore artistico di opere provenienti da musei e collezioni private, alternando realizzazioni pittoriche, sculture ed oggetti preziosi. Continua a leggere “Mostre&Arte. Preziosa Opera, mostra artistica a Valenza (AL) dal 14 dicembre 2014 al 25 gennaio 2015. Recensione di Maurizio Coscia (Sargon)”

Cinema&Spettacolo. Maria Regina di Scozia, un film di Josie Rourke. Recensione di Maurizio Coscia (Sargon)

Maria Regina di Scozia, bel film che tratta del confronto storico di tipo politico, militare e religioso di due donne, accomunate dallo stesso sangue e da eguali possibilità di aspirazione ad un trono che unifichi le corone di Scozia ed Inghilterra (in particolare). Due donne in lotta, l’una contro l’altra, ma consapevoli, comunque, di potersi voler bene ed amare come “sorelle”, nonostante la ragion di stato e le divisioni religiose, perché Maria di Scozia è assurta ad essere simbolo regale femminile del Cattolicesimo, mentre Elisabetta, del Protestantesimo. Dietro di loro, vi sono intrighi di corte che, inevitabilmente, le rendono nemiche e “schiave” di interessi di parte che le cristallizzano in posizioni di potere da cui sono costrette, loro malgrado, a prendere determinate decisioni…. e, alla fine del film, con il sottofondo delle lacrime sincere e spontanee di una Elisabetta, regina dignitosa ed austera, ma, in primo luogo, donna tradita da un amaro destino in quella che era la sua aspirazione, di fondo, ad essere fertile e ad avere un degno consorte, cade la testa di Maria Stuart, la regina rivale, sotto il colpo d’ascia del boia, per scelta “obbligata” di Elisabetta stessa… (Anno 1587)

Maria regina di Scozia

Cinema&Spettacolo. Il gioco delle coppie di Olivier Assayas. Recensione di Maurizio Coscia (Sargon)

Scritto e diretto da Olivier Assayas, Il gioco delle coppie, è un film particolare, ma di una certa attualità che porta a fare alcune riflessioni sulla cosiddetta editoria digitale: vale la pena leggere e trarre esclusivamente informazioni sul e dal web, rinunciando al piacere della lettura sulla carta stampata? L’editoria digitale stravolgerà in futuro completamente i rapporti tra editore e scrittore e lettore? E si può considerare un fenomeno destinato a prendere sempre più piede con la completa sostituzione di ciò che è stampato su carta con la pubblicazione digitale? L’ebook di un romanzo, avente un costo decisamente inferiore alla sua versione cartacea, può essere considerato, solo sulla base di tale criterio economico, una sua valida alternativa? …
Potrei andare avanti, citando anche varie “preziosità” che ho notato nel lungometraggio legate al modo di vestire, atteggiarsi ed interagire dei vari personaggi che, a mio parere, sono da attribuirsi alla maestria dell’autore-regista nel caratterizzarli, ma preferisco non approfondire perché mi rendo conto che, comunque, rimangono qualcosa dipendente, nella loro significatività, dal mio punto di vista interpretativo. Ne cito solo la presenza, al fine di stimolare la visione del film.

Il gioco delle coppie

 

Cinema&Spettacolo. Oro Verde-C’era una volta in Colombia, un film di Cristina Gallego e Ciro Guerra. Recensione di Maurizio Coscia (Sargon)

Oro Verde - C'era una volta in Colombia

Oro Verde-C’era una volta in Colombia: un film (e un documento importante) ispirato allo stile trasognato dello scrittore colombiano Gabriel Garcia Marquez che narra, in modo suggestivo, le vicende di una famiglia indigena Wayúu all’epoca del nascente narcotraffico in Colombia. Siamo negli anni ’70 – ’80 e nel paese sudamericano, nelle sue zone più settentrionali, comincia a diffondersi la coltivazione della marijuana su vasta scala, destinata ai giovani del Nord America. Si impone così un commercio fiorente di questo “oro verde” che finisce, inevitabilmente, con l’intrecciarsi alla cultura matriarcale e agli usi e costumi ancestrali della popolazione che vi si dedica. Gli interessi economici prevalgono sulla pacifica convivenza all’interno del clan (o gruppo indigeno) dei Wayúu, fondata sulle loro tradizioni secolari e la violenza si scatena per ottenere ricchezza e supremazia.