MENTE CHE SOVVIENE

E’ il freddo grigio,
pietra secolare,
come uno screpolare
sulle scale vuote,
è un odore acre,
aria di muffa,
scivolare sul muretto,
ampio sorvolare,
vento oltre
e fuliggine sul passato.
E’ sui gradini
freddi dei mattini
cocenti ai meriggi,
ricordi come scaglie
infranto della pietra,
umido del mattino
rugiada sulle guance,
ancora quella voce.
E’ il freddo grigio
della mente che sovviene.

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web by Roberto Tullj

LE INDAGINI DELL’ISPETTORE NONLOSO’ – FERRAGOSTO AL LAGO – (Seconda parte)

Si chiamava Marta, Marta Antoni, aveva circa vent’anni, era bella come tutte le ragazze in quella giovane età, bruna di capelli e occhi neri come il carbone ma grandi e di un immane splendore, era stata la ex ragazza di Nicola, ma la cosa era durata poco e forse Paolo ci aveva provato, ma qualcosa non doveva aver funzionato perchè sul fondale di quel dolce lago, qualcuno della finale di pesca, era rimasto agganciato con l’amo a qualcosa di grosso e di impossibile da trascinare a riva. Si era allertata la protezione civile, la polizia, la scuola subacquea dei carabinieri e si era trovato quel sacco nero con avvolto dentro il corpo esanime di Marta. Era stata certamente presa per la gola e soffocata, visti gli arrossamenti e abrasioni sul collo, non c’erano segni di arma da taglio o di fuoco, il resto si sarebbe scoperto, il prima possibile, dal servizio di investigazione medica e criminologia, con l’autopsia.
E Paolo era definitivamente scomparso..

L’ispettore Nonlosò, mal volentieri, si sentì purtroppo costretto a seguire quelle indagini con il collega del posto, un certo Martini, primo per l’amicizia nei confronti del Rubini, secondo perchè il giovane Martini, gli fece una richiesta scritta, voleva che mettesse a prova la sua grande esperienza e che lo aiutasse in quanto alle prime armi.
Quella chiacchierata con Nicola, riguardo a chi fosse la ragazza con cui si era fermato a chiacchierare Paolo, non era stata fatta, perchè la notizia del ritrovamento avvenne proprio quando i due, Rubini e l’ispettore si stavano recando alla casa del guardiano. Era stato allora tutto un susseguirsi di notizie e indagini del momento, ma ora che le cose prendevano il normale iter operativo, Nonlosò arrivò da solo alla casa di Giovanni e bussò:
“ Arrivo…..” rispose una voce femminile
Un giro di chiave e la porta fu aperta, al di la una giovane donna , due occhi vivaci e esplorativi, e un sorriso a cento denti….
“ Siii….desidera?”
“ Buongiorno, sono l’ispettore Nonlosò e …..”
“ Oh mi scusi,ispettore non la conoscevo….entri, entri pure, cercava mio padre? E’ andato un attimo al castello, il barone lo aveva fatto chiamare, ma si sieda è questione….”
“ Grazie, ma veramente io volevo parlare con suo fratello Nicola….se possibile..”
“ Ma certo…lo chiamo subito è rimasto ancora a letto stamani……Nicolaaaa, Nicolaaa, c’è l’ispettore…ehm…l’ispettore …”
“ Nonlosò”
“Nonlosò e ti vuole parlare, scendi per favore”
Era una casa abbastanza grande, disposta su due piani, dove presumibilmente le camere si trovavano al piano superiore, così pensava l’ispettore nell’imbarazzante attesa con quella ragazza, in basso oltre la cucina/ingresso dove si trovava, si intravedeva una successiva che poteva essere un salone e da un’altra porta semichiusa si vedevano i primi scalini che portavano certamente alla cantina sottostante.
“Lei è la moglie di…..?” chiese Nonlosò per sdrammatizzare
“ Di Mario, quello che fa il giardiniere”.
“….di Mario…si certo e lei, mi scusi si chiama? “
Ci fu un lieve sorriso …. “Giovanna…..e…sono una figlia di …”
“ Giovanni il custode”.
“Giusto”
“ Si impara in fretta vede…”…..e la cosa sarebbe andata avanti in questa assurda misura se Nicola non avesse infranto “l’idillio”.
“ Buongiorno ispettore, sono Nicola, mi voleva parlare?”
“Oh…si certo…si potrebbe….” è diede un’occhiata verso la sorella a intendere che voleva che rimanessero soli….
“ Potete restare qui in cucina….io intanto vado sopra a finire di rifare le camere….” e la ragazza, che aveva intuito il gesto, si era già avviata sulle scale, per scomparire poi oltre su un presunto corridoio.
“ Nicola, per ora il mio è soltanto un incontro formale che faccio con te, perciò cerca di essere il più possibile conciso e veritiero, hai saputo di Marta?”
“ Certo e me ne dispiace, ma io ero……”
“ Alt! Rispondi solo a quello che ti viene chiesto e tutto sarà più semplice….chiaro?”
“Si”
“ Te e Paolo, due sere fa siete usciti insieme?”
“ Si”
“ Siete partiti da casa tua?”
“ No, Paolo era uscito prima perchè voleva andare a vedere quelli della pesca, eravamo d’accordo di incontrarci nella piazzetta della fontana per andare a mangiare una pizza insieme”
“ A te non ti andava di vedere la gara?”
“ Si, ma dovevo aiutare mio padre a raccogliere i resti della potatura della siepe del castello, e avrei fatto sicuramente tardi”
“ E a che ora era l’incontro?”
“ Alle 21, circa, cinque più o cinque meno”
“ E a che ora vi siete ritrovati allora? Senza cinque più o meno”
“ Alle nove in punto.”
“ E come fai ad esserne così convinto?”
“ Perchè appena ho salutato Paolo hanno suonato le campane del campanile”
“ E tuo padre?”
“…Cioè?”
“ Si, tuo padre a quell’ora aveva finito di raccogliere….”
“ Ah …si si eravamo entrati insieme in casa, e anzi l’ho raccomandato che mi desse il permesso di lavarmi per primo, perchè dovevo uscire con Paolo…ma cosa c’entra….”
“ No, niente solo per capire l’ora, è importante in questi casi, anche un minuto può essere determinante, un po’ come mi hai detto tu cinque meno, cinque più” “ E dove siete andati a mangiare questa pizza?”
“ Da Mariano, quello sulla strada che porta al lago, dalle parti della vecchia miniera…”
“ Si conosco, e siete andati a piedi naturalmente”
“ Ispettore io non ho l’auto e Paolo per venire in paese difficilmente la usa, poi una camminata in queste sere estive è anche distensiva…..”
“ Assolutamente….bene e una volta raggiunto il Mariano?”
“ Siamo entrati, abbiamo ordinato, ci siamo seduti a un tavolo vicini alle finestre che si affacciano sul lago sottostante…..”
“ E Marta?”
“ Marta è venuta dopo poco di noi, ci siamo salutati e lei aveva già cenato ma si è seduta con noi per bere una birra insieme….”
“ Marta era la tua ragazza?”
“ Era stata una piccola infatuazione, non lo nego”
“ E lei ti ha snobbato?”
“ No, no non è così…..io”
“ Ti sei divertito e poi te ne sei sbarazzato?”
“ Ispettore ma per chi mi ha preso?”
“ Scusa, insomma non vi siete trovati”
“ Non ci siamo nemmeno baciati se vuole sapere!”
“Ok. Ma Paolo?”
“ Paolo mi aveva già più volte chiesto se davvero la mia storia con lei era finita, perchè avrebbe voluto provarci, le interessava, almeno così mi aveva detto, e quella sera è stata un’opportunità”
“ E te hai retto il moccolo?…”
“ Terminato di mangiare, una birra insieme e me ne sono ritornato a casa, ho lasciato campo libero al mio amico Paolo….Ora se permette vorrei andare a fare le mie cose….non ho altro da dire che non ho già detto!”
“ Ok! Va bene, ma non te la devi prendere in fondo capirai bene che in fondo a quel maledetto lago, una ragazza, una bella ragazza di cui ci avevi provato, è morta soffocata e speriamo che non abbia subito altre violenze……Grazie e buona giornata” e se ne andò lasciando Nicola ancora infastidito ma perplesso per le parole ultime dell’ispettore, ma prima che uscisse udì queste due parole :
“ Mi dispiace davvero di Marta” dette da Nicola quasi parlasse tra se.

I genitori di Marta erano persone semplici, gente di montagna, lui boscaiolo e falegname, lei si arrangiava andando a fare pulizie nelle case dei signori e ogni tanto a dare una mano a persone bisognose. Marta era l’unica figlia, da tanto aspirata e quando la soglia della loro maturità stava per bussare, ci fu questa grande sorpresa che ringiovanì i loro cuori e dette ancora speranza alla loro vita. Ora, nella stessa misura e con lo stesso impeto, la sorpresa si rivalse con il dolore e improvvisamente tutto quello che avevano sperato si era frantumato. Perchè? Perchè? Era l’attonita domanda che la madre di Marta poneva continuamente all’ispettore, che era venuto per far loro, purtroppo, alcune domande.
“ Non ci sono perchè, signora, e non posso io dargliene risposta . Ora mi dispiace ma il mio dovere è quello di trovare colui che ha fatto del male e vi ha procurato questo immenso dolore, se vogliate scusarmi ma devo farvi alcune domande riguardo vostra figlia.”
Non ci fu risposta, o almeno non con la voce, ma con gli occhi certamente 
“ Conoscete voi quel Paolo Rubini?”
“ No ispettore, almeno non lo conosciamo di vista, di sentito nominare certo, è il nipote del barone”
rispose il padre della ragazza.
“ Sapevate della piccola relazione con Nicola il ragazzo…..”
“…di Giovanni. Marta ce ne aveva parlato, diceva che questo giovane si era avvicinato a lei con le buone intenzioni, ma lei non si sentiva sicura, come amico sapevamo che si intendevano dai tempi delle scuole elementari, ma ….era sempre una bambina ispettore…la nostra bambina” commossa rispose la madre.
“ A che ora era solita rientrare ?”
“ Non aveva orario, ovvero non occorreva che glielo dicessimo, lei prima di mezzanotte era sempre rientrata, se avesse ritardato, perchè magari era a casa di qualche amica o meno,ci avvertiva precedentemente ma non ha mai fatto più tardi delle una…….quella sera ci siamo preoccupati subito e in prima mattina siamo corsi alla caserma della polizia perchè temevamo…..insomma …..perchè ispettore?, perchè?” e la madre iniziò a piangere sommessamente per cui il marito
“ Ispettore per favore!” e abbracciandola la trasse verso la camera che si trovava alla destra della piccola sala dove Nonlosò rimase ancora un poco, da solo, a guardarsi intorno.
Era una casa semplice, poche stanze, raccolta in un solo piano terra, una sala arredata con gusto ma di ormai vecchia maniera, un cucinotto di cui si intravedeva lo stretto spazio, in fondo alla sala, il piccolo ingresso divideva alcuni vani, una camera e il bagno. Nonlosò cercò di guardarsi intorno per vedere di capire di più questa ragazza, avrebbe voluto vedere anche la sua camera, ma al momento credeva di far loro troppo male e si ripromise in futuro di ritornare, ma al la di alcune foto incorniciate, come quella in cui compariva ancora bambina, con il vestito bianco in tulle, una piccola sposa, nel giorno della sua prima comunione, o quella sorridente, forse di alcuni mesi fa, mentre nel mezzo, abbracciando i suoi anziani genitori, sorrideva a chi la ritraeva, a dimostrazione di quanto fosse felice della vita ma soprattutto di coloro che l’avevano messa al mondo. Stava per andarsene , quando intravide vicino a un bracciolo del divano, in terra, quasi nascosto, un anello d’argento, più precisamente una piccola fede, una di quelle che si regalano i giovani quasi a emulare un legame apparente ma …….
“ Signor Antoni, mi scusi” chiamò. 
“ Si ispettore, mi dica” e apparve serio e compito accostando la porta della camera dietro di se, quasi a riparare la moglie da altre domande.
“ Questo anellino è suo o è stato di Marta?”
“ Che io sappia …no “ e se lo fece porgere per vederlo più da vicino…..
“ Un piccolo sforzo e poi non vi disturbo più…può chiederlo a sua moglie?”
Il signor Antoni rientrò nella camera con una pesante lentezza e un’accorato bisogno di urlare e piangere, ma non poteva, c’era già chi lo faceva anche per lui, l’ispettore sentì un bisbigliare di voci tra i due, poi di nuovo il silenzio dei bassi singhiozzi e il signor Antoni appoggiato alla porta, si sporse e allungando un braccio dette l’anello a Nonlosò dicendogli:
“ Non sappiamo di chi sia!” e stavolta sbatté la porta chiudendosi dentro a chiave.

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web: by Fredrik Strømme

LA VERITA’ E LA FAVOLA

La Verità è un’umile e timida signora, che nuda abita nei fondali di un profondissimo pozzo, ma un giorno, stanca e abbattuta dall’eterna solitudine, uscì decisa dal pozzo per andare incontro alla gente.
L’idea sarebbe stata bella, ma già dai primi che la incontrarono ne fuggirono come cosa brutta, allora lei non si perse d’animo e cominciò a bussare caritatevolmente alle porte delle case, ma tante non furono aperte, tante gli furono addirittura sbattute in faccia, nessuno voleva accoglierla e averla intorno.
Alla Verità, umiliata e depressa, non rimaneva che ritornarsene alla sua vita in disparte e in piena solitudine, e così si incamminò per la campagna intenta a ritornarsene alla sua dimora, ma il destino volle che incontrasse una bellissima signora, rivestita di trine e sete leggere e colorate, veli e gioielli, alcuni falsi, pochi veri, ma tutti sfavillanti: era la Favola!
“Buon giorno”, fu il saluto cordiale della Favola, “cosa fai da sola su questa strada dismessa?” 
“ Sto morendo di freddo, lo vedi?” rispose la Verità “ eppure nessuno mi vuole aiutare, non c’è un qualcuno che voglia sapere di me, appena mi avvicino, scappano tutti”.
“ E pensare che io e te siamo anche parenti…parenti strette, e io , invece, dove vado, sono assai bene accolta. Però posso capire” aggiunse la Favola “ te hai un grosso torto: ti presenti nuda e troppo poco vestita…No, no!….Sai ho un’idea, facciamo così….riparati sotto il mio mantello e andiamocene insieme come buone sorelle. Sono certa che sarà conveniente per tutte e due, vedrai, i savi mi accoglieranno in grazia della Verità che nascondo e i pazzi ti faranno festa perchè sarai frusciante delle mie sete e luccicante dei miei gioielli!”

Spesso la Verità è troppo cruda (nuda) che soltanto nella Favola trova l’abito per potersi presentare e a noi non resta che ascoltare, in fondo la funzione della Favola non è altro che arrivare a chi la verità non vuole ascoltare e far si che possa cambiare il suo modo di “guardare”.

Mio riadattamento da una favola di Jean Pierrre Claris de Florian

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web: Illustrazione by Kuri Huang

COSA CI SARA’, DIETRO….

Cosa ci sarà dietro
quell’ombra che si staglia
su un muro screpolato
come se ne conoscesse
il suo passato,
quei panni stesi al sole
che rilasciano il profumo
di un sapore dolce
quasi a carpire
quello del cuore,
cosa ci sarà dietro
un silenzio che ti rapisce
l’attimo e l’istante,
con un lieve pallore, 
quasi a trasparire
il mancamento di un 
trascorso amore al vento.
Cosa ci sarà dietro
questo nostro amore
le cui radici tengono saldo 
nel pensiero,
quel leggero alito di vento
quasi a far presumere
un sottile decadimento,
cosa ci sarà dietro…..
forse solo un morbido
tremolio di labbra
da far inumidire
gli occhi.

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web : by Sebastian Luczywo

ERA UN VENTO DIVERSO (Ferragosto di allora…)

Era un vento diverso, sono convinto, era un vento che scaldava il cuore, perchè sulle spiagge dorate dal sole, volavano i pensieri, le musiche e i divertimenti fatti di scappellotti sulle teste rasate, spinte nell’acqua, schizzi di onde infrante e tanti tanti amori improvvisati, improvvisi e alcuni continuati.
Era un sole diverso, perchè non era solo la tintarella il primo ardore, era l’asciugamano scaldato sulle sdraie, il tepore che traspariva nelle pinete, il caldo nel cuore e sorrisi ogni momento.
Era un’estate diversa perchè diversi erano gli uomini e i sentimenti, erano diversi certo gli anni vissuti ma erano sempre diversi i momenti, che ci tenevano impressi nei cambiamenti, erano spensierati rumori, fatti di tutto e di niente, di lotte e passioni, di felici rappacificamenti, di falsità affogate e di individualismi gettati nel vento, erano scambi di sentimenti, eravamo tutti uguali sotto il sole e sotto la luna, che scaldavano nei giorni sereni e cullavano le notti stellate, erano anche giorni di dolori e incerti, di fatiche e di rincorse per soppravivere decentemente, non erano certo paradisi ma non erano, assicuramente, inferni.
Era un vento diverso, sono certo, quella brezza che scendeva la sera a bagnare la pelle, era sale nell’aria e non acqua di lacrime vere, quelle che non bagnano più ma inzuppano il cuore affogandolo sempre. Era un vento che non può ritornare ma che non si può dimenticare, bello si potesse insegnare!

Roberto Busembai (errebi)

Immagine privata ERREBI

IO LA CUCINO COSI’… LA PANZANELLA

Dalla mia pagina FB: “Nonna Lina vi consiglia”

Siamo in estate, anzi siamo a ferragosto, e quale piatto migliore in queste giornate estive, se non una bella PANZANELLA, ma io oggi vi voglio insegnare una panzanella particolare, che ho scoperto in quel libro favoloso di mia nonna…..io l’ho provata e vi garantisco che è un delizioso piatto unico da gustarsi in riva al mare, o in un verde prato, o comunque anche in casa magari con un ventilatore o condizionatore acceso…..Buon ferragosto amici e buon appetito.

Ingredienti:

400/600 gr di Pane casalingo raffermo
4 o 5 pomodori piuttosto maturi
2 belle cipolle fresche rosse toscane
2 cetrioli
un mazzetto di radicchio da taglio
un finocchietto non tanto grosso
una bella carota
una fetta dal taglio medio di prosciutto crudo saporito
due o tre acciughe sott’olio
una scatoletta di tonno 
tre uova sode
un cucchiaio di capperi
una fetta di formaggio emmental 
strisce di peperone in agrodolce rossi e gialli.
Quattro o cinque foglioline di basilico
un pizzico di peperoncino frantumato
sale 

Tagliate il pane raffermo a fette spesse e queste ritagliatele a grossi dadi, poi mettete il tutto in bagnomaria con acqua preferibilmente fredda. Lasciatelo ben inzuppare per circa 10/15 minuti.
Nel frattempo prendete tutti gli ingredienti (eccetto i peperoni), li pulite, lavate bene le verdure, tagliate a tocchetti il pomodoro, il formaggio, il finocchietto, la carota, i cetrioli, il prosciutto, spezzettate il tonno e i capperi, tagliate in varie parti le uova che avrete precedentemente rassodate e freddate e spezzettate il basilico,e poi mettete tutto in una capiente zuppiera, condite con abbondante olio EVO e unite il peperoncino e il pepe. 
A questo punto strizzate ben bene il pane raffermo, lo sbriciolate come meglio possibile e lo unite alle verdure sopra condite, mescolate bene e con cura, aggiungete ancora un poco di olio EVO, salate e poi come decorazione usate le striscie di peperone giallo e rosso mettendole sopra il composto. Ricoprite con un piatto o carta argentata e mettete in frigorifero. Servite freddo.

ERREBI

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LE INDAGINI DELL’ISPETTORE NONLOSO’ – FERRAGOSTO AL LAGO (Prima parte)

Il cielo della notte copriva, con il suo manto brillante di stelle, la valle sottostante e si specchiava, maliziosamente, nel lago, specchio solitario in quell’immenso mare di verde boschivo, era notte fonda e la luna aveva approfittato di questa celestiale gioia della natura, per farsi ancora più bella e splendere sul suolo, rubando luce in abbondanza a un sole in lontananza. Un’ombra umana, vagava nel sentiero vicino al bordo del lago, pesantemente camminando per il peso che doveva sopportare, di un grosso e informe sacco che portava sulle spalle, era un sacco di plastica nera, tanto assorbiva del chiarore della grossa luna piena, ma l’ombra proseguiva in direzione del lago e ora era alle sue pendici, scaricava sul terreno il sacco pieno, snodava il nodo della corda d’ormeggio di una barca, vi caricava l’involucro e poi saliva dentro a remare, piano, senza dover fare un forte rumore, non tanto perchè qualcuno lo potesse udire, ma tanto per non disturbare il suo fare losco. 


Lo smuovere delle acque, con la barca e con i remi, provocavano le consuete circolari formazioni ondose da smuovere il cielo riflesso, in un brillare discontinuo e luccicante, un effetto impressionante e romantico a chi lo avrebbe potuto vedere e gradire, ma la nostra ombra non era di quello stesso avviso, arrivato che fu al largo, si dedicò al sacco, allegando con una corda un grosso peso in ferro, che certamente già precedentemente aveva caricato nell’incavo della barca, e poi si alzò in piedi e con un notevole sforzo, scivolò piano piano l’involucro nell’acqua e per ultimo vi gettò il peso, che fu l’unica cosa che provocò un rumore, come un canto spezzato, come un frantumare di un vetro che era il livello del lago. La barca continuò il suo cammino per l’opposta direzione da dove era venuta, e sparì dietro l’insenatura del lago, dove un promontorio carico d’alberi viene a posare, quasi a sembrare un braccio dell’alto monte a dominare. Continua a leggere “LE INDAGINI DELL’ISPETTORE NONLOSO’ – FERRAGOSTO AL LAGO (Prima parte)”

UN SOLO ALITO DI VENTO

Un solo alito di vento
è passato a ricordare,
ma è stato così grande
da non poterlo notare,
un solo alito di vento
si è posato
al limite, sul mare,
nessuno lo ha potuto toccare,
ma è entrato di forza 
dentro il cuore.
Un solo alito di vento
per non dimenticare,
domani è ferragosto
di un giorno per morire.

Roberto Busembai (errebi)

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BREZZE MARINE

E non tornare 
sulle solite parole
sui soliti lunghi pensieri
che non hanno fine,
vivi questo momento
come un infinito
sciogliersi del vento
e godi dell’amore che ti 
circondo e sai godere,
e non tornare
sulle brezze salate
e umide di un’estate
che sapeva invernale,
lasciati cullare nel mio sogno
ora che lo so ancora fare.
E aspetta sempre il sorgere 
del sole, 
non solo il suo tramontare.

Roberto Busembai (errebi)

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NICOLAES MAES (MAAS) – LA CUSTODE DEL CONTO

Difficilmente, nel 1600, si osava mettere in dipinto una raffigurazione femminile diversa dalle tendenze iconografiche del periodo, donne raffigurate come madri o mogli, o braccianti o addirittura prostitute, ma intente in un nobile e impegnativo lavoro dove serve un’adeguata istruzione culturale, era assolutamente impensabile ma l’olandese Nicolaes Maes, allievo della suola di Rubens, riuscì in questo intento e l’opera che vi presento oggi è una delle più spettacolari e incisive a riguardo, “Il custode del conto”.

Il dipinto rappresenta una donna, di circa mezza età, curata nel vestire, a dimostrare un ceto medio, seduta ad una scrivania intenta, e quasi dormiente dalla stanchezza, a controllare i conti di un’azienda che si presume commerciale dalla grande mappa appesa sul muro alle sue spalle. L’ambiente è ben tenuto e curato a dimostrazione di un’azienda con larghi introiti, la scrivania decorata, la vetrinetta alle spalle della donna posta alla sua destra, i bellissimi calamai e i vari oggetti raffigurati ne danno il sentore. La donna è responsabile dell’andamento finanziario, provato dalle chiavi appese al muro, chiavi naturalmente della cassaforte e dei vari cassetti dove si presume siano deposti i vari registri. La mappa e le chiavi denotano altresì la vastità dei rapporti commerciali che possa avere l’azienda di cui questa ragioniere è intenta a curarne le finanze.

L’atteggiamento della donna è di dovuta responsabilità che lotta contro una sopraggiunta stanchezza, lo dimostra la posizione china del capo appoggiato sulla mano e la precarietà di un libro/registro che tende a cadere. Si potrebbe anche dedurre, che la precarietà del libro, in un contesto così perfettamente curato e stabile, denoti un’ ipotetica instabilità finanziaria di cui la donna cerchi, instancabilmente, di capirne la motivazione. 
Di notevole marcatura la magia del colore tipico del grande Rembrandt, Maes preferiva dipingere donne che filavano, leggevano la Bibbia o preparavano un pasto, aveva una tecnica unica e meravigliosa nella realizzazione di merletti, questo dipinto è stato una completa innovazione.
Una nota, il taccuino appeso al muro, alla destra del quadro, mostra la firma del maestro, Maes era solito firmare i suoi dipinti in luoghi inaspettati ma discreti della scena.

Roberto Busembai (errebi)

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SANDRO BOTTICELLI – MADONNA DEL MAGNIFICAT

Non sono un critico d’arte e nemmeno un emerito professore, ma talvolta mi piace parlarne e cercare di conoscerne la storia e alcune caratteristiche pittoriche, e spesso cerco di comprendere il nuovo, il contemporaneo ma non posso, e soprattutto non devo, dimenticarmi del passato, delle opere che grandi maestri hanno lasciato come ricchezza culturale nel nostro mondo e in larga misura nella nostra Patria. L’opera che oggi mi piace analizzare, e perchè da poco avuta l’occasione di rimirarla dal vivo nel ricca Galleria degli Uffizi di Firenze, è un’opera del grande maestro Sandro Botticelli, allievo di notevoli e famosi maestri, tra questi Filippo Lippi di cui si notano nei colori e nelle linee dolci e gentili i suoi insegnamenti.


La Madonna del Magnificat, è una tempera su tavola in fatturato rotondo, tipico delle opere su commissione specialmente per adorni di camere o stanze di sedi amministrative, ma questa non è ha riscontro in nessuna delle due ipotesi, anche se si presume che possa essere stata commissionata dal grande Lorenzo de’ Medici ( Il Magnifico) il quale era un accanito ricercatore di artisti e di opere e di cui il Botticelli stesso era considerato di famiglia. Alcuni addirittura attribuiscono i personaggi ai personaggi della famiglia di Piero de’ Medici, infatti pare che la bella Madonna raffigurata abbia le sembianze della sua giovane moglie Lucrezia Tornabuoni, il giovane con il calamaio Lorenzo il Magnifico con accanto il suo fratello Giuliano e dietro Maria, mentre le sorelle maggiori Nannina e Bianca sorreggono la corona, il bambino sarebbe poi la piccola figlia di Lorenzo, Lucrezia. Continua a leggere “SANDRO BOTTICELLI – MADONNA DEL MAGNIFICAT”

SOLITAMENTE, di Roberto Busembai

E solitamente,come un niente,
nasce dentro, quel pulviscolo
di incertezza che voglia chiamarsi dubbio,
un tarlo nella testa 
ma che rode forte dentro il cuore,
e solitamente prolifica
come un crescere improvviso
di formiche sopra una zolletta di zucchero
che di dolce hanno solo il colore.
E solitamente si spegne
quella fiamma che ardeva 
come una torcia accesa 
che luce immensa donava nella notte,
e solitamente il dubbio 
avanza come olio lasciato
libero sul selciato,
e morde ancora dentro
quel presente che non avevi cercato.
E solitamente, come un niente
talvolta ti abbandona e 
ti lascia,
un vuoto che non ha confine.

Roberto Busembai (errebi)

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ALLA PENSILINA, di Roberto Busembai

Ancora non era il suo tempo, ovvero era in ritardo ma era pure giustificato visto il traffico odierno che in questa ora di punta si fa molto intenso, era in ritardo e quella simpatica e anziana signora molto previdente, annaspava nella sua enorme borsa nera, alla ricerca di un qualcosa che certo ne voleva subito la risposta.

Vestiva in maniera molto pittoresca, una lunga gonna con disegni spiccati e colorati, losanghe e punte, archi e cerchi, insomma un insieme di infiorescenze geometriche e molto appariscenti, sopra aveva una camicetta in rosa e sui capelli corti e bianchi un bel cappello enorme colorato in giallo, e in questo suo cercare si agitava pure smuovendo quella sua colorazione quasi a farne un arcobaleno in movimento.

Accanto, prossima proprio a quella sua borsa nera, anche lei in piedi e ferma in attesa, indifferente a quello che vicino le accadeva, stava una ragazza dai capelli neri arroccati di dietro con un semplice nastro, pareva una studentessa tanto era giovane, portava un paio di occhiali da lettura e era intenta a guardare una rivista, mentre il foulard a disegni viola le scivolava dal collo sulle pagine aperte, doveva essere una rivista di moda, ma forse nemmeno quella perchè dal modo in cui era vestita, semplicemente in jeans, fruit celestina e scarpe da ginnastica in colore rosso, non credo che gli interessassero la moda e le sfilate.
Continua a leggere “ALLA PENSILINA, di Roberto Busembai”