LA RANA E IL BUE

Una piccola rana, un poco spocchiosa e vanitosa, si specchiava sul bordo di un ruscello, nelle prossimità di un pantano, quando alzando la testa verso il prato lontano, vide un bellissimo e grande bue, che indifferente e tranquillo pascolava con assoluta disinvoltura. 
In lei scattò subito l’invidia e subito ebbe ad atteggiarsi con petto in fuori per imitarlo e nel farlo si rivolse alle sue amiche vicine:
“ Sarà anche bello e grosso quel bue, ma anche io se voglio posso essere più di lui”
E preso fiato si gonfiò a dovere.
“ Guardatemi, sono già più grossa di lui”
Ma le altre rane in coro gli dissero sinceramente di no.
Allora raddoppiò lo sforzo e mise quasi tutto il fiato che aveva in corpo per gonfiarsi ancora di più e poi…
“ Che ne dite? Ora si che sono più grossa!”
“ Il bue! Il bue!” Risposero in coro 
La rana non resisteva più a quell’ignobile affronto e sconfitta, allora in ultimo sforzo, tese talmente la sua pelle e tutto il suo corpo che….schiantò e morì sul colpo.

MORALE: Ognuno è fatto come è fatto e ognuno ha la sua dote, chi la bellezza, chi la forza del corpo, chi le ricchezze, chi gli amici potenti, chi l’intelligenza, e ognuno deve essere contento del suo. Non ci si deve sforzare, con l’invidia, di imitare chi si crede sia superiore, è soltanto una misera e ignobile pazzia.

ERREBI da una favola di Fedro del secolo I

Immagine: Grandville – La rana e il bue, illustrazione per il libro ” Fiabe di La Fontaine” (1621- 1695) pubblicato da H. Fournier Aine nel 1838

AMARSI UN POCO

Amarsi solo un poco
per poter sfiorare
le tue mani
e sentire l’infinito,
amarsi solo un poco
per il piacere
di sentire il tuo calore
sciogliersi come neve.
Amarsi solo un poco
per non sfiorire
mai nello sbocciare
del tuo fiore,
amarsi solo un poco
per chiamarti sempre 
amore, ovunque tu sei.
Amarsi solo un poco
eternamente.

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web

LASCIANO UN VAGO PENSARE

Lasciano un vago pensare,
i cerchi nell’acqua,
quando una lacrima
si va a gettare,
come se l’onde
portassero il triste posato,
svanire nel tempo
e liberare nel mare.
Lasciano un vago pensare,
le lacrime e le gocce
che formano cerchi nel fiume,
insieme trasportano al mare
la piena di cose terrene
e liberano dentro
l’amaro del cuore.

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web : Photo by Zsolt Ujhelyi

DUE NUOVE PAGINE FB INTERESSANTI, di Roberto Busembai

Ho creato due nuove pagine dal mio profilo FB, dopo una ponderata ricerca interiore , perchè sono due pagine che a prima vista potrebbero sembrare agli antipodi come tematica e come pensiero, ma se si analizzano sotto certi aspetti che non siano quelli “a prima vista”, sono due pagine somiglianti e per certi versi quasi comuni.

66482434_334755444142964_1744193911192027136_n

La prima ” Fabulae e Fiabe” riguarda tutto il mondo delle fiabe, favole e racconti antiche e moderne, che ampliano un vasto interesse non solo ai ragazzi , come potrebbe sembrare, ma anche e soprattutto agli adulti, perchè queste “favole ” possono ancora insegnare.

L’altra pagina “Il libro” è una mia rivisitazione del libro della Bibbia, soprattutto del Vecchio Testamento, una rivisitazione che non vuole assolutamente interferire, ne giudicare, ne insegnare, ma soltanto aiutare a capire, a facilitare alcune parti di questo libro mondiale, che oltre ad essere un libro sacro per la religione cristiana, è anche un libro per chi non ha fede e per chi non pratica quel tipo di religione. La bibbia è una “favola” di vita e di amore che ognuno dovrebbe conoscere e scoprire.

Un giorno, trovandomi a far compagnia a un gruppo di anziani, volontariamente, che si trovavano in un centro di soccorso pubblico, proposi loro se nei giorni che io mi trovavo presso di loro, avessero gradito che gli leggessi qualche cosa, tanto per passare il tempo diversamente e trovare magari sbocchi per parlare insieme.

Meravigliosamente, risposero soddisfatti di si, anzi alcuni mi parvero quasi eccitati dall’idea, e quando chiesi cosa avrebbero gradito che gli leggessi, non mi sarei immaginato che insieme e quasi fossero stati d’accordo, risposero: “La Bibbia”. Continua a leggere “DUE NUOVE PAGINE FB INTERESSANTI, di Roberto Busembai”

SEI, di Roberto Busembai

Sei la goccia
residuo della pioggia,
posata sullo stelo
di una spiga matura,
come se il vento
e la tempesta 
avessero lasciato
l’impronta sul mio cuore
di un mare agitato.
Sei la goccia fresca
trasparente,
su me che sono spiga
di un grano ormai seccato,
di te assorbo il fresco,
non più tutto il bagnato.

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web

IL RE CHE DIVORAVA I SUOI FIGLI, di Roberto Busembai

Prima ancora che esistesse il mondo, quello che oggi noi viviamo, c’era una grande confusione, la terra era mista al mare e il cielo non sapeva dove stare, la luna accompagnava il sole a fare una passeggiata notturna e il sole rendeva la compagnia nel brillare del giorno. In questa confusione c’era comunque un Re che dominava il tutto da una grande montagna, l’Olimpo, era il padrone di questo mondo e si chiamava Saturno. Aveva un corpo gigantesco e un animo crudele, pensate che per essere il solo a comandare aveva ucciso a tradimento il suo fratello Urano. Appena salito al trono si sposò con Rea, una bellissima divinità che gli ebbe a dare subito due figli, ma lei non sapeva la brutta sorte a cui essi si sarebbero trovati, infatti erano appena nati che Saturno li prese con le sue grandi mani e stritolandoli strappò le loro carni e li divorò.
La moglie supplicava e si contorceva dal dolore, ma lui non l’ascoltava tanto era furioso nel doverlo fare, infatti pare che un oracolo,un indovino, gli aveva predetto che un giorno un suo figlio avrebbe comandato su tutto il mondo e lui sarebbe stato spodestato in eterno. 
Alla nascita del terzo figlio, che si chiamava Giove, Rea prese le precauzioni per salvarlo dal padre e con un macigno ovale avvolto tra le fasce fece credere a Saturno che quello fosse il figlio nato, e lui senza nemmeno degnarsi di guardarlo lo ingoiò come un niente e poi si addormentò.
Rea scese dall’Olimpo con il bambino in braccio, era notte fonda e approfittando della mancanza di luce arrivò fino a valle sull’isola di Creta, appena giunta, assetata e con la voglia di lavare quel piccolo bambino appena nato, cercò dell’acqua, ma la terra di allora era arida e secca e difficilmente pioveva. Disperata si inginocchiò e pregò gli Dei perchè avessero pietà del suo bambino e così facendo con uno scettro picchiò su una roccia che subito si frantumò e sgorgò acqua pura e limpida.
Una volta lavato Giove e dissetata, arrivò in una grotta poco lontana, dove sapeva che vi vivevano le Ninfe, ancelle pure e gentili, a cui affidò il piccolo bambino e di cui era certa che sarebbe cresciuto sano e felice.
Poi per paura che Saturno la cercasse, si incamminò di nuovo verso l’Olimpo ma era felice perchè aveva salvato suo figlio, il futuro Re di tutto il mondo.

ERREBI da una antica fiaba mitologica

Immagine web: Rubens – Saturno che divora i suoi figli

ORE

Lento sfiorire di luce
albeggia sulle colline in fiore,
l’estate si porta accanto
un dolce amico del cuore,
e il tempo scorre con 
le sue note zigane,
carosello di violini ,
fisarmoniche a cantare,
un gabbiano prova il suo 
risveglio sopra il mare
e tubano le tortore
sui fili d’elettricità naturale.
S’alza il velo della nebbia
come lenzuolo coperto
sopra il destare del mondo,
come vorrei fermare
il tempo su queste note,
senza essere trascinato
nel pulviscolo del sole,
la vita trascorre
nel ruminar del giorno
scandendo l’attimo
che a mal pena posso trattenere,
e subito si fece notte
senza pensare.

Roberto Busembai (errebi)

Immagine: Igor Morski

PASSAMI ATTRAVERSO, di Roberto Busembai

Passami attraverso
quando mi raggiungi,
lasciami soltanto la convinzione
che tu sia già trascorsa,
offrimi il sorriso
quando sei andata,
perchè la paura che mi infonde
il tuo nome, indifferenza,
è così enorme
che non voglio più 
stare male,
perciò non mi trattenere
nel tuo insulso egoismo,
voglio vivere, anche soffrendo,
sapendo di avere avuto
forti emozioni,
e non vivere, solamente soffrendo,
delle illusioni e noncuranze,
inconcludenti attimi
e dubbi invadenti.
Passami attraverso,
indifferenza.

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web