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LA CASA DELLE FARFALLE DI VIVI’ COPPOLA, di Silvia De Angelis

IL CANTO DI DAMIGELLA
La’,nel fondo del gran bosco
ove il verde è fresco e fosco
nasce un dì un cavallino
 dall’aspetto malandrino.
Bianco e soffice è il suo manto,
lungo il collo e criniera al vento,
poi un giorno e per incanto
ali d’angelo saranno vanto.
Cresci in fretta puledrino
e corri incontro al tuo destino,
con gli amici sulla groppa
gioca e salta e ancor galoppa.
Nulla al mondo è mai sicuro
ma il tuo sguardo resta puro,
serba in cuor i tuoi ideali,
sogna…e schiudi al sol le ali.

IL TEMPO SIAMO NOI, di Silvia De Angelis

lunaefiori bisfunky

 In quel nomadismo di tempo

in cui soffermiamo

strati di vita

dai saggi casuali

usiamo dare un’entità congeniale

alla cadenza di ore

come se il nostro volere

ne rallentasse o accelerasse

il decorso.

E nell’aritmia sdoppiata d’un momento

il cui valore

risenta d’una norma d’universo

alla ricerca d’un accento giusto

s’allineano in silenzio le costole

sfiorate da una lieve slavina di luna

che sappia dare

l’intuizione giusta

all’attimo che va via

@Silvia De Angelis

LE FIABE DI VIVI’ COPPOLA, di Silvia De Angelis

IL CANTO DI DAMIGELLA
La’,nel fondo del gran bosco
ove il verde è fresco e fosco
nasce un dì un cavallino
 dall’aspetto malandrino.
Bianco e soffice è il suo manto,
lungo il collo e criniera al vento,
poi un giorno e per incanto
ali d’angelo saranno vanto.
Cresci in fretta puledrino
e corri incontro al tuo destino,
con gli amici sulla groppa
gioca e salta e ancor galoppa.
Nulla al mondo è mai sicuro
ma il tuo sguardo resta puro,
serba in cuor i tuoi ideali,
sogna…e schiudi al sol le ali.
Questa delicata, e graziosa poesia, è contenuta nella pubblicazione, in fiabe, di Vivì Coppola.
Un’autrice molta attenta al mondo dell’infanzia, al quale si dedica, con fantasia, e notevole creatività, elaborando opere degne di attenzione.
Ho voluto riservarle questo articolo, perchè Vivì è una poetessa notevole, che oltre a scritti riguardanti, temi per piccoli, ha pubblicato bellissime poesie, in rima, su svariati argomenti che si possono leggere sul sito di Scrivere info, facendo la ricerca col nome dell’autrice.

RETICENZE, di Silvia De Angelis

M’infilo carponi nel drappeggio

della tua conoscenza

esfoliando

ogni piccolo inserto

che faccia scalpore

nelle geometrie dei tuoi pensieri

Sono le reticenze

a  idealizzare le  cronache

che si tingono di rosso

lasciando trapelare

allusioni di convenienza

E in quel tuo silenzio ambiguo

 ti volgo le spalle

in attesa d’una  carezza di luce

che faccia  rumore

nelle bocche di cielo

aperte a un filo d’amore

@Silvia De Angelis

@

PICCOLE FUGHE, di Silvia De Angelis

donna sex987

Non ci rendiamo davvero conto di quanto sia importante, a volte, farsi desiderare.

Infatti la figura di chi è sempre al suo posto, finisce per diventare scontata, e perdere  di quell’interesse necessario alla valutazione più profonda della persona.

Forse l’atteggiamento di sparire ogni tanto, o di rendersi, per un po’ di tempo irreperibili,  aumenta la positività del giudizio che gli altri hanno di noi. Infatti ogni nostro operato,   in qualsiasi ambito di vita, penso abbia una determinata stima, che non siamo abituati  a percepire nella sua veritiera essenza.

La mancanza di un individuo che fa parte del nostro contorno ci sgomenta non poco,  anche se talvolta la sua vista sembra quasi opprimerci. Insomma credo sia difficile,  trovare un giusto equilibrio, nella misura in cui una persona possa riempire, o meno,  i tempi del nostro quotidiano.

I rapporti umani di più lunga durata sono quelli non troppo assidui, ovvero non di  vere e proprie convivenze, ma di frequentazioni alternate a spazi d’assenza.

L’assenza, quindi, fa in modo di aumentare il desiderio dell’altro e, addirittura l’attesa dell’incontro, crea un certo brio, paragonabile a vibrante adrenalina, che  dona un senso di piacevole euforia.

Allora, facciamo qualche piccola fuga, ogni tanto, per riscattarci e diventare, in un  certo senso più preziosi e desiderabili!

@Silvia De Angelis

TESTATE AGGRESSIVE, di Silvia De Angelis

giornali

Depredano matrici indiziarie d’eventi dolorosi

insinuando accosti audaci

nella berlina irriverente a spasmi laceranti

di coloro immersi nell’incaglio luttuoso

Nella cronaca martellante editano sfuggenze

farneticanti soliloqui inesistenti

agghiaccianti inventive erompono un disagio solenne

forgiando uno spessore insostenibile

di risalite al culmine del nulla più assoluto

@Silvia De Angelis

NOTE D’AMORE, di Silvia De Angelis

Eppur quel fare mascalzone

d’un individuo che attrae non poco

chissà perché suggerisce

trascendente impulso

all’anima vogliosa di caparbietà d’amore

Nelle sapienti note del profondo

la razionalità sembra

aver intrapreso vie sghembe

e il sollazzarsi in un rincorrere

un amore equivalente

a cinque vecchie lire

paia esaltare quasi la femminilità

@ Silvia De Angelis

DOLCE DERIVA, di Silvia De Angelis

donna altalena

Nella galassia sparuta

traggo il solco indeciso

dedito intravedere

squarci d’intensa linearità.

Mi sorprendi tu

nell’intuizione di un fremito sanguigno

volto scomporre

gravide impronte di disamore.

Si dilegua l’assillo di memorie

nella proiezione d’un cantico

che scolpisca emozioni.

Interrompe dense quote di silenzio

in uno squarcio d’impeto su  fragili tempie

mentre il ciacolare di sensi

inclina la schiena su dolce deriva….

@Silvia De Angelis

NOSTALGICHE IMPERFEZIONI, di Silvia De Angelis

COPPIA BACIO COLLO89765

Sminuisce

la tua loquacità

quando percepisci

dal mio languido sguardo

l’intensa nirvana di desiderio

glissata solo

da un cesello di pudore

mai affievolito

Oblunghe mani

silenziate

da un gemito imperlato

si muovono

sensuose

in concave fessure

espiando lasciti

di sofferti rubini passionali

ancora scalpitanti

su nostalgiche imperfezioni del profondo

@Silvia De Angelis 2019

IL LUPO PERDE IL PELO, MA NON IL VIZIO, di Silvia De Angelis

lupo3

Probabilmente è vero che viviamo in un’epoca moderna e tecnologica, dotata di

innumerevoli “diavolerie” per rendere più agiata e verosimile la nostra vita e

quando, purtroppo capita un cataclisma naturale, il nostro inconscio ha come un

senso di forte disagio, ad accettare quell’evento, che considererebbe,mentalmente

preistorico…

Eppure la natura si muove, nei secoli, secondo un progetto inarrestabile e continuo,

che non dà tregua ad alcun lasso di tempo, modificando la struttura più insita

del territorio, destinato a cambiare nel percorso della vita che va avanti.

Putroppo non siamo ancora attrezzati a sufficienza, a prevedere smottamenti

del terreno ed eruzioni di vulcani e, sebbene esistano lunghi periodi di tregua,

poi la terra, improvvisamente, e con inaudita violenza, torna a scuotere i vari

territori, procurando ingenti danni a persone e cose d’immenso valore artistico.

Credo che ogni  governo dovrebbe affrontare seriamente il problema del sisma,

cercando di mettere al sicuro, soprattutto fabbricati abitati e dettare severe

leggi antisismiche per costruzioni di nuova data….

Ma si sa, sfruttare sempre la situazione, a discapito del prossimo è stata sempre

una peculiarità degli esseri umani e come si dice “il lupo perde il pelo, ma non

il vizio”

@Silvia De Angelis

 

FASCINO D’UN INCONTRO CASUALE, di Silvia De Angelis

fascino d'un incontro casuale

A volte ci meravigliamo moltissimo per la nostra spontaneità ad aprire il nostro cuore, in quegli incontri casuali ed inaspettati della vita.

Talvolta accade in una strada qualsiasi, di soffermarci a parlare con persone che vediamo per la prima volta e che suscitano ,istintivamente, in noi della simpatia. Si instaura, quasi immediatamente un dialogo interessante, accentuato da pensieri comuni, spesso per quanto  riguarda la città in cui si vive o i negozi di una particolare strada che si frequenta.

Dopo poco tempo sembra ai due interlocutori di conoscersi da sempre e di avere una incredibile affinità di mente.

I discorsi si fanno sempre più piacevoli e profondi e si narrano degli aneddoti di vita successi, nei quali trovare anche il lato comico e giungendo a delle considerazioni che  accrescono l’intensità del dialogo.

Francamente ci si apre con più facilità, perché sappiamo che quelle persone non fanno  parte del nostro contorno, e la conversazione che stiamo approntando, è solo momentanea  e non creerà, certamente disagi di alcun tipo.

Questa serenità interiore permette di estrapolare verità incredibili, che con personaggi più  vicini a noi, probabilmente non faremmo, per non sentirci condizionati e conosciuti nella  nostra vera essenza, visto che tutti siamo costretti, pur non volendo, ad indossare delle  maschere, talvolta scomode, nel quotidiano…..

@Silvia De Angelis

UN SILENZIO, di Silvia De Angelis

donna ventaglio nero

S’affievolisce un seme di luce
nell’impulso cangiante della sera.
Grovigli di pensieri
si mescolano
a una lieve assenza
invaghita
d’un breve soffio senza sole.
Saggia lontani aromi
persi in uno scialle di nebbia
e quel “vedere non vedere”
acuisce il senso
d’un nesso tenue di memoria.
Si fa concerto muto
nello stupore d’un silenzio
ancorato all’idea d’un cerchio
che retroceda d’un giro
per far ritorno
a un seducente barlume del passato
indenne da sapienza di maturità.

@Silvia De Angelis

SOTTOVOCE D’AUTUNNO, di Silvia De Angelis

autunno di notte

Nel viale sbiadito

da sommosse d’esili foglie

melanconici tratti d’effervescenze pacate

dal brulichìo d’estate

azzardano un velato romanticismo

Si fa più compatto

sul balenare soffuso d’un refolo

che rafforza sfumature aranciate

Collimano con l’effondersi

 d’essenze aromatiche

evidenziate dalla sonorità

d’uno scricchiolìo dolcissimo

sorto nel vespro dorato

d’un sottovoce che allontana

rifrangenze d’addio

@Silvia  De Angelis

ERNESTO CALZAVARA, di Silvia De Angelis

calzavara ernesto

Nasce a Treviso Enesto Calzavara, poeta dialettale di rilievo della seconda metà del 900.

Fu immerso nel corso della sua vita, nella professione di avvocato.

Il suo contributo alla poesia dialettale è davvero importante, infatti l’autore rivela la scelta cosciente di uno stile poetico del tutto sperimentale e innovativo, che utilizza tecniche e forme d’avanguardia fino ad allora usate solo per il linguaggio tradizionale.

Ciò si rileva in molto sue opere: “Ai materiali”, “Come se”, “Infralogie”, “All’insegna del pesce d’oro”,”Milano”.

Nella prima parte delle sue opere il Calzavara rispecchia temi cari della sua esistenza, rivelando particolare malinconia per un passato contadino, in uno sfondo autentico di “terra madre”. Inoltre si riscontra, nei suoi versi, un accenno alle problematiche del vivere e un sentire pessimista, che rappresentano una costante della sua produzione, in uno sfondo emotivo, riportato all’interiorità del poeta e al suo percepire le dinamiche dell’epoca.

Il Calzavara diviene famoso soprattutto negli anni 60 – 70, con variegate opere in versi trevigiani, ove, per la prima volta, tecniche poetiche innovative, si fecero strada nella tradizione della poesia dialettale.

parole senza senso3

 

Parole mate     di Ernesto Calzavara  (dialetto trevigiano)

Rame che rema che respira de ua roza

rama remo rime roma ruma

totami dapartuto che casca

sul colo dea morte dai reclini de rame

E mi serco mi vago non so par dove

par che razo’n no vedo no so

ma rovine rente rovine

rovinasi ore de sol

suaque nere che frize pescao’ri’ e pesi

in croze de po’

Marao’ri’ Rua Chicaribo

romai amori più romai resta

parole mate

restè no morir

no morime in man

restè reste parole

T R A D U Z I O N E

Parole senza senso

Rami che remano che respirano di uva rosa

ramo remo rime roma ruma

rottami che cadono dappertutto

sul collo della morte dagli orecchini di rame

E io cerco io vado non so per dove

perché ragione non vedo non so

ma rovine vicino a rovine

macerie ore di sole

su acque nere che friggono pescatori e pesci

in croce di poi

Maraori Rua Chicaribo

ormai non più amori orami restano

parole senza senso

restate non morite

non moritemi in mano

restate restate parole

FRA LUCCIOLE INVISIBILI, di Silvia De Angelis

 

fra lucciole invisibili

M’adagio

nel fiato sobrio

di lucciole invisibili

fondendo

il rumore stantio del buio

col lascito breve d’un pizzo di luna

E in quel muto amplesso

 senza confine

lascio annegare

gli indefiniti niente

che in un abbraccio convulso

hanno sfinito le ipotesi d’un sogno

a mezza realtà

Ora

nella pochezza d’un respiro eccentrico

divarico molecole d’aria

per carezzare foglie di vento

prima che si disperdano

nel vibrar d’un soffio

nella densità del nulla…

@Silvia  De Angelis

UN MOTO INANIMATO, di Silvia De Angelis

un moto inanimatobis

Nella pallida trasparenza lunare

muovi assorti passi

dediti all’ebbrezza

d’un nido lontano

Rivelò certezze

nel mietere sonorità e intarsi

cadenzati da golosi grappoli

Appesa

a quella remota vertigine

ti dondoli

nell’indifferenza

d’un moto inanimato

sognando

sussurri e vibrazioni

oltre la serratura

d’occhi attoniti

sull’essenza

d’una verità senza peso

@Silvia De Angelis 2019

Commenti

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VIRGILIO GIOTTI, DIALETTO TRIESTINO, di Silvia De Angelis

giotti virgilio

Di origine triestina questo autore per molto tempo fu impegnato lavorativamente come agente di commercio. Presumibilmente, ma non se ne ha la certezza, sembra frequentasse un gruppo di intellettuali fiorentini e che partecipasse al gruppo vociario.

Esordì con la sua opera “Piccolo canzoniere in dialetto triestino”, cui fecero seguito “Caprizzi canzonete e Storie” ed altri testi che il poeta sottopose a rigorose elaborazioni.

Per il Giotti il dialetto è la lingua della poesia, al di là del vernacolo, addirittura il sentire più schietto dell’anima.

Egli rimane fedele ad una Trieste semplice e popolana, elaborandone un’intensa immagine consapevolmente letteraria.

Si fa protagonista di un lirismo estenuato per giungere ad una trasparenza “squisitamente smarrita” che si avvicina spesso, nei concetti esistenziali, ai grandi dolori di famiglia.

Le sue liriche in triestino furono sempre molto apprezzate e ben accettate dai critici.

Anche Pier Paolo Pasolini si sofferma positivamente sui versi di questo autore, che trova estremamente veritieri.

rami nella neve

LA NEVE  di Virgilio Giotti  (Dialetto triestino)

La neve, bianca e granda,

xe tuto ‘torno a l’ingiro,

in fondo, fin do’ che se vedi,

bianca e granda,

bianca e zita qua drento in t-el orto,

co’ solo piantando in mezo do stechi,

bianca e zita.

E el tu’ viso el xe bianco, color de la neve,

e i tui oci i xe pieni de tuto ‘sto bianco

grando ch’i spècia.

Bianche come la neve

Xe le tu’ man, frede come la neve

‘ste man, bianche e frede :

come la neve,

qua, sul rastel intrigado de spini,

qua, sui mureti un par parte,

qua sui salini,

do’ che tasendo ‘spetemo

de saludarse

T R A D U Z I O N E

La neve, bianca e grande

è’ tutt’intorno a perdita d’occhio

in fondo, fin dove si vede

bianca e grande

bianca e silenziosa qua dentro nell’orto

che ha solo in mezzo due rami piantati

bianca e silenziosa

E (pure) il tuo viso è bianco

color della neve

e i tuoi occhi son pieni di tutto questo bianco

grande che essi rispecchiano

Bianche come la neve

son le tue mani, fredde come la neve

queste mani bianche e fredde

come la neve

qua, sul cancello inviluppato di spine

qua, sui muretti uno per parte

qua sugli scalini

(noi) due che tacendo aspettiamo

di salutarci

 

SULLA CODA D’ESTATE, di Silvia De Angelis

PAPAVERO2

Nel giaciglio di silenzio

d’un soffio settembrino

mugolano

sobrie disarmonie di foglie

dissonanti da succosi acini d’uva

Sono in bilico su nodosi tralci

divelti da corrugati palmi

alla ricerca d’un vortice di prosperità

E nell’impatto d’un’aria dedita

a molecole lievitanti  fresco

spigolano lucidi occhi

d’un remoto

disorientati per il rantolo d’un papavero

che chiedeva vita in un vicolo rabbuiato

@Silvia De Angelis

L’ALTRA

donna sfumata632111

Non amo identificarmi

nella vita che ti scorre tra le dita

ma nello spiraglio

di suggestione emotiva

che lambisce lo spigolo solista  del tuo eros.

Sono “l’altra”

femmina e amante

nella danza succinta del corpo nudo

e l’impronta rubino

della bocca spudorata.

Silenziosa scende

su madida leggenda

ove muovendo il capo

respira umida brezza

nel richiamo d’un gemito

di non ritorno

canto lascivo del mare

su infiorata

docile

di schiena.

@Silvia De Angelis 2019

UN “NON SENSO”,di Silvia De Angelis

gabbiano-in-volo

Si assottiglia

in modo irreversibile

il senso della vita.

Ti coinvolge

in un “non senso”

dell’andare quasi indietro

che rispecchia un riverbero

d’ infante

ma senza la curiosità

morbosa dell’intorno.

Si fa sfocato lo scenario

privo di colori base

e dei numeri necessari

alla conta delle idee.

Sfumano lente

come una vela alla deriva

in un mare privo d’onda

ove il gabbiano

rivolge l’ala

a un cielo di cemento

nel volo amaro

divenuto

a ritroso

@Silvia De Angelis 2018

ALMANACCO D’UN SOGNO BREVE, di Silvia De Angelis

almanacco d'un sogno breve

Evoluzione nella cabala della mente

quando nella piazza immensa

riappare

trasparente

la memoria della vita

Scalpitano aromi incontaminati

tessuti sulla sofficità di dita infanti

insieme all’eco d’un pianto

silenziato da un sillabare dolcissimo di voce

Via le bende nell’adolescenza

dipinta dal blu cupo d’estate

mosso dal mare e infinito inganno

Fragore di luce nell’esaltazione d’amore

adulata dalla nudità d’un palmo sul viso

e un ciocco di vento tra i capelli

per l’almanacco d’un sogno breve

che non s’arrende

@Silvia De Angelis 2019

LA CRIPTA DEI CAPPUCCINI, A ROMA, di Silvia De Angelis

Vicinissima alla fontana del Tritone del Bernini e da piazza Barberini, dai luoghi della dolce vita romana e della grande bellezza, esiste un luogo che più di tutti incarna il lato oscuro, che Roma cela, nei suoi tanti strati sovrapposti in oltre due millenni di storia. In via Veneto si trova la Cripta di Cappuccini di Roma, luogo famosissimo, quanto inquietante, che da diversi secoli, meraviglia, spaventa e induce, chi lo visita, a profonde riflessioni sulla morte e sulla vita.

E’ un luogo che non si adatta alle persone sensibili e facilmente impressionabili, ma è per coloro che sopportano la vista delle ossa umane. E’ una visita da non perdere, per quanto rimarrà impressa nella mente.

CAPPUCCINI3

La cripta si trova sotto alla chiesa di Santa Maria della Concezione, annessa ad un convento cappuccino risalente alla prima metà del ‘600 per volere di Papa Urbano VII. Nell’800 il convento fu demolito per ricostruire la nuova via Veneto, salvando però la chiesa e la sottostante cripta.

La chiesa formata da una piccola navata con cinque cappelle laterali, è arricchita da molte reliquie, sepolcri illustri e importanti opere d’arte, tra cui alcuni dipinti realizzati da Pietro da Cortona e dal Domenichino. Tutto è interamente decorato con ossa umane, ordinatamente composte a creare complessi motivi; sono i resti mortali di oltre 4000 frati vissuti nel convento e morti tra il 1500 e il 1800.

CAPPUCCINI 6

Quando si scendono le scale si entra in un  ambiente molto particolare,annunciato da un “memento mori” molto comune in passato : “QUELLO CHE VOI SIETE NOI ERAVAMO; QUELLO CHE NOI SIAMO, VOI SARETE”. Le ossa compongono particolari simboli legati alla morte, come clessidre, orologi, farfalle, e addirittura lo scheletro di un bambino, che regge una bilancia e la falce del mietitore, anch’essa costituita da ossa; dal soffitto pendono lampadari fatti con falangi o coccigi. Sulle pareti si trovano migliaia di tibie, femori e teschi, tramutati in materiale da costruzione per creare nicchie architettoniche che accolgano gli scheletri vestiti con il saio di alcuni frati.

CAPPUCCINI2

Di fronte alla alla Cripta dei Cappuccini non si rimane indifferenti..lascia sempre il segno! I resti umani sono svuotati di ogni significato spirituale e interpretati come semplici oggetti materiali, ma la pazienza dei frati li ha investiti di un nuovo scopo e un nuovo significato : divenute parti di complesse decorazioni simboliche, tutte queste ossa servono come “memento mori”, e come spunto di riflessione per i visitatori, che sono obbligati a osservare la morte, e la speranza di una vita eterna, attraverso un linguaggio assai crudo, quanto artistico.

CAPPUCCINI

All’interno della Cripta è vitato toccare, fare fotografie e filmare, sia per rispetto ai corpi, che per preservare questo delicatissimo allestimento.

 

 

RINASCITA, di Silvia De Angelis

rinascita1

Riscoprirti ora
quando una dolcissima inerzia
interferisca
sull’intento di sempre.
Circostanziale
ora
quel tuo aspetto famoso
inaspettatamente
lascia fraintendere
un che di fascinoso e occulto
che giochi
sul gheriglio di commozione
forse in letargo da qualche tempo.
S’amplia la visura
d’un pregiudizio antico
votato sullo schiudersi di labbra
non più barcollanti
ma assai decise
in un sentiero bagnato
in cui mosto vermiglio
sciolga una densità prediletta
alla sua rinascita…

@Silvia De Angelis

SENZA FISICITA’

quandolamentesisveste

donna e uccelino098

Si stondano velature taciturne
dentro l’amnesia d’un amore perduto
ove gessi sgargianti
hanno delineato misticanze prelibate
nella pelle muschiata di libidine.
Quell’evocazione ormai pacata
quasi ibrida
nella stasi d’un soffice letargo
si riaccende d’improvviso
d’un virgulto inaspettato.
Si fa denso
nel tremito sgualcito di fianchi
discostati dallo spazio d’una notte
in cui in un’eclisse di follia
la lingua sfumi mosto d’ebbrezza
tatuando sinuose onde vibranti
nella mente privata di fisicità.

@Silvia De Angelis

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OSVALDO, di Silvia De Angelis

donna sognante

E’ una sera qualunque e le sovrastrutture della giornata fanno il loro gioco nella mente, facendola soffermare sulle varie incombenze, che si sono portate a termine, e i particolari non ancora conclusi… insomma il solito canovaccio del quotidiano….

Il riflesso di luce, che arriva di sbieco dalla finestra, trasmette un imput gioioso, che dà adito alla crescita di nuove idee da mettere in pratica nell’ arco delle ore a venire..

Ma ecco, inaspettatamente, mentre controllo la corrispondenza del giorno, che una busta dalla forma insolita e dal cartaceo anticato, colpisce la mia attenzione. La scrittura non è rotondeggiante, ma a tratti piuttosto rigidi….finalmente riesco a leggere il contenuto dell’ affascinante missiva.

Si tratta dell’ invito, di un fantomatico corteggiatore, ad un coctail di beneficienza….

Inizio una faticosa ricerca nei meandri della memoria, ma non riesco a ricordare, fra le mie conoscenze qualcuno che si chiami Osvaldo.

Penso che si tratti di uno scherzo, o di un errore….ma e  non è possibile perché il nome e l’ indirizzo, riportati sulla lettera, sono inequivocabilmente precisi, si riferiscono proprio alla  mia persona…

Tra l’ altro Osvaldo si rivolge a me  con toni assai garbati, direi da vero gentiluomo, cosa assai rara, in tempi come questi, ove sono tutti sbrigativi e molto poco intriganti…

Non perdo l’ occasione per cominciare a sognare che Osvaldo sia un nobile, residente in un castello tramandato, e nel fascino d’ uno scenario autunnale, ospiti delle persone speciali, nella sua residenza  per mettere all’ asta delle antichità di famiglia e narrare agli ospiti l’ avvincente storia dei suoi antenati…

Comincio già a pensare a quale sarà il mio abbigliamento per quel giorno… certamente romantico, per essere intonata ad un’ atmosfera, forse medioevale, e provo un abito che sarà perfetto per l’ occasione.

Il tempo sembra togliere respiri alle giornate, trascorrendo velocissimo, fino alla data del fatidico incontro…

Aziono, nella mia piccola autovettura, il navigatore satellitare per giungere alla meta senza problemi, e sono visibilmente emozionata, e pronta, a vivere questa avventura, inedita, propostami dalla vita…

Ma a metà del percorso il mio veicolo inizia a fare i capricci, finchè, inesorabilmente, arresta la sua corsa… scendo dalla macchina, piuttosto adirata e mettendo un piede in fallo, cado in una buca  sottostante, colma di fango….non ci posso credere, il vestito si è tutto stropicciato e macchiato e ora sono davvero impresentabile e impanne!

Improvvisamente sento dei rumori, che si fanno sempre più densi… sono dei passi decisi … intravedo la sagoma precisa di una persona che si avvicina a me….sorridendo mi porge la mano e mi aiuta a tirarmi su, poi con voce suadente mi ricorda che ogni evento che accade, ha un suo preciso significato e soprattutto che non bisogna mai eccedere nell’ intensità d’ un desiderio, perché in quel caso la nostra ferrea volontà metterà in azioni delle energie opposte, che si interporranno,  fra l’ urgenza dell’ evento,  e la sua realtà, creando delle complicazioni….

Mi soffermo col pensiero su questo ragionamento e, nel frattempo, sento una forte strattonata sul braccio….è mio figlio….. mi ricorda che abbiamo un appuntamento e mi sono assopita sul divano…

Ci rechiamo all’ ufficio immobiliare per trattare la vendita d’ un appartamento e la persona che ce lo propone stranamente si chiama Osvaldo!

@Silvia De Angelis

NUSCOS, DIALETTO SARDO, di Silvia De Angelis

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NUSCOS DIALETTO SARDO

Torra,
in chelu ascradu,
intendo,
diligos nuscos,
de mendulas in frore,
rughende ispozzos campos,
aboian a sa idda c’uddit.
Piccas prenas,
cubas chi isetana.
Ido s’intinu, melinu e de oro,
intendo su saniette.
Buccante, ranchidu,aggradeschidu.
Es gosu,
truvu,
est murisca cantone,
ch’intrat in coro.  (ALMINA MADAU/GIOVANNI CHESSA)

T R A D U Z I O N E
Profumi di Settembre
Ancora una volta,
tra il sole pungente e le nubi veloci,
sento,
il delicato profumo,
sfumato di fiori di mandorlo,
che attraverso i campi già nudi,
arriva al paese in fermento.
I tini ricolmi,
le botti in attesa.
Già vedo il colore, dorato ed ambrato,
già sento il sapore fino, sottile, caldo e vellutato.
Gradevole e beffardo…dolce e poi amaro.
E’ come godere,
di un suono,
di un blues,
che insinua il vocale,
e penetra il cuore.

COME GLI STRUZZI, di Silvia De Angelis

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Sembrerebbe una cosa strana, ma talvolta preferiamo non sapere, o non indagare su alcuni tracciati della nostra esistenza, per evitare di crearci pensieri negativi o sofferenze.

Infatti scavare a fondo ad alcune situazioni, o atteggiamenti che ci mettono in allarme, non sempre è l’atteggiamento giusto per la nostra persona e soprattutto per il nostro sistema immunitario.

Insomma, anche se non ce ne rendiamo conto, l’organismo, è sensibile ad ogni evento di vita, e risente maggiormente di quelle fragilità del percorso, che concorrono a farlo adombrare.

Esistono persone cavillose, e molto pignole, che amano sapere qualsiasi cosa e controllare l’andare dei propri cari, interferendo, talvolta, in quegli atteggiamenti, in cui non si trova d’accordo…..penso che questo agire non porti a buoni risultati.

Ognuno di noi deve proporsi, come sente, e intraprendere quelle azioni che contribuiscono ad un buon equilibrio interiore, senza farsi condizionare da intromissioni, che potrebbero, in qualche modo, modificare il comportamento.

Personalmente mi  piace vivere secondo i miei crismi, e non amo intromettermi nella vita del mio contorno, anche se, talvolta mi giro altrove, quando qualcosa degli altri mi lascia perplessa…

@Silvia De Angelis

BATTICUORE, di Silvia De Angelis

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Si dilata

nella sera

la sbavatura d’un pensiero

emigrato sull’andatura mancata

d’un’orma remota d’amore.

La mente

divenuta

coinvolgente pifferaio

narra di sinfonie levigate

sul batticuore d’un sensuoso plagio

capace  sottrarre al silenzio

una lieve brezza di farfalla

sulla cui  porporina

impigliare dense allusioni

disperse sull’aria girovaga d’una costellazione

@Silvia De Angelis 2019

B U G I E, di Silvia De Angelis

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Chissà perché le bugie racchiudono un particolare fascino!

Talvolta si dicono per nascondere degli eventi dolorosi, altre per il puro sfizio di mentire.

Dire il falso, nel tempo, diventa un’arte sofisticata, perché oltre all’abilità dell’invenzione

della circostanza, richiede l’ingaggio di un’espressione “camaleontica”, che sappia suggellare abilmente la sostanza della menzogna. In quel caso lo sguardo si abbassa, quasi per un innato senso di colpa interiore…ma la recita prosegue inalterata, tacitando qualsiasi dubbio di chi ascolta.

Esistono, indubbiamente, anche se rare, persone non predisposte a questo tipo di atteggiamento, che viene usato per celare delle verità scomode o ambigue.

Si dice che le donne siano mentitrici più del così detto “sesso forte”, forse perché dotate di un’intelligenza più sottile e sagace, che in determinate occasioni dà prova di falsi scenari dell’attimo.

Ma chi è quell’individuo che non abbia mai detto una bugia? Non credo di conoscerlo, ma in quello sarebbe raro come una mosca bianca….

@Silvia De Angelis

DEMONI D’AMORE, di Silvia De Angelis

 

Nelle alture sottomesse al mio volere

vibrano amplessi racchiusi in nodi

di demoni in sordina

In silenzio e accovacciati

sul trespolo d’inedia viola

lanciano proposte al sapore inconfessato

Sfiorano sul mantello morbido

ciglia violate dallo sguardo

Si fa metallico nel lucido preciso della notte

dritta al gemito di luna

Proietta ironico livore nei passi naufragati

su deserti incolti d’ebbrezza

mossa dal ventre gelido della sera

nel suo scheggiare inganni trafelati

@Silvia De Angelis

IL NESSO, poesia di Silvia De Angelis

Mi muovo

con dolcezza

entro morbide angore

centrifugando nugoli di pensieri

attanagliati a piombi opachi

Quella pastosa amaca

mi fa cedevole

a colori d’esistenza

ove traggo

delicate indulgenze

di tulle variopinto

Le inseguo in in circuito

di radiose velleità

manipolato

da un teorema controluce

che inverta

in uno schiocco

il nesso

fra tangibile e irreale

@Silvia De Angelis

PROVERBI SICILIANI, di Silvia De Angelis

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Si perde quasi nel tempo la dimensione che raccoglie l’infinità di proverbi divulgati nel corso dei secoli.

Sembra che essi siano stati usati sia nella tradizione parlata che in quella scritta.

Risulta non facile risalire all’etimologia proverbiale e anche alla differenziazione fra detti, motti, sentenze e aforismi è assai labile, quindi difficilmente si proviene alle motivazioni che ne  hanno determinato l’origine e l’uso più o meno diffuso

PROVERBI SICILIANI

Ce cu voli a butti ghina e a mugghieri ‘briaca

C’è chi vuole la botte piena e la moglie ubriaca

Cu pratica cu zoppu all’annu zuppia

Chi frequenta lo zoppo dopo un anno impara a zoppicare

San gilommu san Gilommu tanti cosi non ci vonnu

Santo girolamo Santo Girolamo tante cose non servono

Megliu oi l’ovu ca dumani a gaddrina

Meglio oggi l’uovo che domani la gallina

Un patri po campari centu figli, cento figli un ponnu campari un patri

Un padre può mantenere cento figli, cento figli non possono mantenere un padre

Misturi metticinni in quantità, consila comu vua, sempri cucuzza resta

Esagera pure con gli ingredienti, condiscila come  ti pare, sempre di zucca si tratta

‘Nta lu malatu ca nun c’è cura vacci a sira quannu scura

Dal malato grave ci puoi andare anche la sera, a fine giornata

Mastro scarparo che sole scusute

Il calzolaio con le suole delle scarpe scucite

NEI DINTORNI DEL LUNA PARK, di Silvia De Angelis

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Girava senza tregua la girandola del luna park, e pareva fendere il limbo del cielo, con le sue instancabili circonferenze. Le disegnava, sempre uguali, rallegrando i volti delle persone, che a quell’ altezza, sembravano perdere il senso della loro realtà.

Quel marchingegno, simile a un compasso mobile, trovava più proseliti tra la gioventù, sempre disposta a provare emozionanti attrattive e trascorrere piacevolmente il tempo.

Aron ed Elisabeth compagni di classe, si frequentavano anche al di fuori della scuola e già facevano tanti progetti per il futuro, visto che erano molto affiatati tra loro.

Quel giorno di cielo turchino, vollero fare più di un giro sulla ruota del luna park  e quando erano ad un’ altezza notevole approfittavano per stringersi, l’ uno all’ altra,  assaporando spicchi di passione.

Come tutte le cose belle, quegli attimi di svago sembravano brevissimi, ai due ragazzi e, al momento della discesa a terra dalla giostra girevole, si guardavano sbigottiti e desiderosi di altre emozioni da condividere insieme.

Elisabeth affrettava il suo passo perché non voleva attardarsi e osservava, divertita, anche le altre attrattive del luna park, pur rimanendo vicina all’ amato. Continua a leggere “NEI DINTORNI DEL LUNA PARK, di Silvia De Angelis”

PICCOLE MALVAGITA’, di Silvia De Angelis

DONNA COLORI78

E’ quasi indispensabile
un lieve pizzico di malvagità
sul posatoio della vita.
In sua vece l’eccessivo buonismo
non detiene primati rilevanti
nella suggestione del pensiero
affascinato da una cruda vertigine sleale.
Insolita sa rendere appetibile
una certezza trasgressiva
nella densità della sua illogica essenza
incapace di rombare burrasca
ma solo efficace sottigliezza
in quel saper congiungere sapienti vuoti
dai tratti avvenenti.

@Silvia De Angelis