In evidenza

Momenti di poesia. Arpeggio di note, di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Arpeggio di note, di Stefania Pellegrini

Un arpeggio di note esternava
nell’aria
avvolgente sinfonia
che catturava la mente
con frequenze profonde,
 impregnava l’area circostante
di un timbro rotondo
e s’elevava
in una tessitura affascinante.
Le note in variazione,
prima soffio e tocco leggero,
poi forte e profondo
pareano migrare d’altro tempo
in onde vibranti, coinvolgenti.
In alto accento il suono
scuoteva ora
dal profondo sopore
e dal silenzio millenario
gli archi delle vecchie mura
e a passi lenti il ritmo
li rivestiva dell’allegrezza
d’un tempo.
Per incanto
una voce affiorava dall’anima
di narrazione gioiosa,
dolcemente scioglieva
corde profonde
in un respiro largo e intenso.

Stefania Pellegrini ©

Momenti di poesia. Autunnale, di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Autunnale, di Stefania Pellegrini.

Parole nomadi

Silenzi, silenzi sospesi
su ripetute
nuove attese
su foglie rossastre
al loro rassegnato cedere.
Silenzi trepidi
di voci senza nome
di fremiti latenti
su stillar di gocce
da albori di fioche linfe.
E la natura veglia
in un letto che l’accoglie
e da ristoro
dove il silenzio è quiete
e alito vitale
sul sopore di natura che giace.
Io serrata nel respiro mortale
inseguo inutile
bisbiglio sommesso.
Il sapore è oscuro
su un ripetersi
che sa di eterno.

Stefania Pellegrini ©

Momenti di poesia. Incubi e stelle, di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Incubi e stelle, di Stefania Pellegrini

Parole nomadi

Boris Musatov

Incubi e stelle nel cielo stanotte
te ho sognato
sull’ala fragile del giorno.
Acqua fluttuava
a racchiuderci come bolla nelle ore.
Per istanti ho inseguito il desiderio
di percorrere sentieri
dove raggiungere la tua mano,
sentivo la tua voce e rabbrividivo
nel blu cobalto della notte.
Camminavo su impronte
scavate dal gelo,
seguendo la luce di stelle
che nasceva lontano.
Ma la bruma avvolgeva
pian piano il mio corpo
e la tua ombra lenta scivolava via
nella velata veste bianca. 

Stefania Pellegrini ©

Momenti di poesia. Sul fiume, di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Sul fiume, di Stefania Pellegrini

Parole nomadi

Georges Seurat

Scendeva l’ultima luce
sulle chiome dei tigli
il viale assorto e
spoglio d’ogni rumore
vestiva frammenti di quiete.
Sul fiume acque tacite
sfilavano
velate ombre della sera
mentre il cielo preparava
la strada alla prima stella.
Ci prendemmo per mano
ci facemmo più vicini
timorosi di turbare
il momento.
Così dolce era ascoltare
dentro il silenzio
il ritmo dei nostri cuori
solo assaporando dell’ora
la voce delle cose.

Stefania Pellegrini © 

Momenti di poesia. Sonno di bimba, di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Sonno di bimba, di Stefania Pellegrini

Parole nomadi

E’ incanto nell’aria
di un silenzio complice
che abbraccia gesti
di tenerezze lievi e
veglia il sonno sereno
di bimba a spasso
di aquiloni variopinti
su intreccio di voli
per cuori ribelli.
E saranno folletti premurosi
a ricamare sogni
su ali di farfalle
nei bianchi riflessi di cielo
sopra distese d’acqua marine.
E mi chiedo fin quando..
carezze silenziose
di dita timorose potranno
sfiorare ciocche
dei biondi capelli ribelli.
Fin quando?
Catturo l’attimo
per farlo mio per sempre.

Stefania Pellegrini ©
(Tempus Fugit)

Momenti di poesia. Alla stazione, di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Alla stazione, di Stefania Pellegrini

Parole nomadi

Quando il treno arriverà
cercherò i tuoi occhi,
salirà il desiderio
fino a divenire onda,
carezza fluttuerà
docile a traversare le vene.
S’apriranno le porte e
ritroverò il tuo raggiante volto.
Tra le mie braccia baci,
sorrisi, nettare di una delizia
senza misura,
ebbrezza al riso d’una volta ancora.

Quando il treno arriverà
troverò gli occhi tuoi e
scioglierà le ombre scure
il desiderio fatto spuma,
tra le parole
il frutto di ritrovato piacere.
Quante nuove dall’ultima volta:
“I ragazzi … a casa…. i nipotini…
li conoscerai…
il più piccolo si chiama Leo e…”

Quando arriverai, il cielo
spalancherà le braccia
prosciugherà il sole le lacrime.

Quando…

Disorientata,
spersa
il cuore in tempesta
ripenso a quel treno di allora…
mancato presto
nell’ombra della sorte.

Stefania Pellegrini ©

Un racconto: Mochi, di Stefania Pellegrini

Un racconto: Mochi, di Stefania Pellegrini

Il mio tempo migliore

Che prati, che distese, dove correre tutto il giorno. Mochi scorrazza gioioso, si tuffa, scomparendo in quel verde rigoglioso; fa tremare i rossi papaveri, che sbattono qua e là, spunta dall’erba, spaventa un passerotto appollaiato sulla siepe, un gatto che miagola nascondendosi nel fienile.

L’aria è tersa, il cielo è azzurro, qualche nuvola spersa corre leggera, sfumando lontano. Una leggera brezza fa ala al suo gioco. Attraversato da una vivacità incontenibile, il cane si bagna nel ruscello a lato del sentiero, esce, dà una scrollatina al pelo e di nuovo dentro: nella vasca del fontanile. Fuori, dentro, in un gioco tutto suo. Non c’è d’augurarsi di trovarsi nei paraggi, altrimenti il bagno è assicurato. È uno spasso vederlo rincorrere il piccione, che poveretto non capisce le intenzioni e scappa via spaventato.

-Buono Mochi, vieni qua. – Un ragazzino, di sette o otto anni, lo richiama all’ordine. Lui arriva scodinzolando: la coda fulva maculata, dà un paio di leccatine alla mano del piccolo e s’allontana di nuovo. Passato da un pezzo la fase del cucciolo Mochi è arrivato un giorno, in quel paesello accovacciato in mezzo alle colline, non si sa bene da dove. Cento anime in tutto, forse più, forse meno, che vivono circondate da campi e prati. Alcune famiglie abitano cascine intorno al paese, altre, casette modeste ma decorose, disposte in ordine sparso attorno a una piazzetta. È gente semplice, di poche pretese, che faticava da mattino a sera, a coltivare i campi, e ad allevare bestiame.  Meticcio di pastore tedesco, spirito libero, Mochi ha animo di fanciullo. Tutti lo conoscono, e per i bambini è un amico, un compagno d’avventure.

Non ci si meraviglia a veder spuntare la sua sagoma dietro qualche cantone: il pelo fulvo e nero un po’ arruffato, la chiazza bianca inconfondibile sull’occhio destro, la coda dritta, un orecchio su, l’altro giù, mentre trotterella di ritorno da una scappatella di qualche settimana. Chissà quante cose potrebbe raccontarci, se avesse la parola. Ma di un fatto, accaduto un po’ di tempo fa, possiamo parlarne noi, visto che tutti in paese lo vanno raccontando Accade che, un giorno da un vaso fuori della casa della signora Giusti, scompaiano delle piantine di fiori: due misere pansé gialle, e viola. Niente di eccezionale, per qualcuno un fatto spassoso, per altri da criticare. La signora Giusti invece s’irrita molto, non per il valore delle piantine, ma per il gesto in sé. Continua a leggere “Un racconto: Mochi, di Stefania Pellegrini”

Momenti di poesia. Questa mia memoria, di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Questa mia memoria, di Stefania Pellegrini

Parole nomadi

Bisbiglia su voci lontane
questa mia memoria
fiorita nella sera luminosa,
invadente nel ricordo di paese
disperso nel tempo…
di piedi scalzi, vesti rattoppate,
il vestito buono per la festa,
le scarpe risuolate.
Sibilano fionde al vento,
rimbalzano logori palloni
nel gioco gioioso di bimbi.
E improvvisa mi raggiunge
la voce di mio padre.
Un odore di terra bagnata,
di nepitella negli orti,
sapore di rimpianto
fluttua nell’aria
tra il desiderio che nasce e anela
a qualcosa di definito.
Così vago è il ricordo,
affollato di stelle nebulose.
Cerco le sue mani, il suo volto,
la sua presenza ancora
ma le immagini se le prende il vento
e svaniscono
come bolle di sapone.

Stefania Pellegrini ©

Momenti di poesia. Nel silenzio, di Stefania Pellegrini.

Momenti di poesia. Nel silenzio, di Stefania Pellegrini

Parole nomadi

S’affollano i viali
di rugginosi coralli saturi di luce
e sull’albero in giardino
resta appeso l’ultimo rubino.

Luce lattiginosa di dolci attese
nella pioggia che cade
nella foglia che passa
il mio cuore riposa.

Silenzio,
si fa ombra la luce.
Silenzio,
fremono gli ultimi coralli
nel vento che s’alza.

E mentre pensi ai disegni
del tempo nell’ombra di oggi
è già il domani.

Stefania Pellegrini ©

Momenti di poesia. In sospensione, di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. In sospensione, di Stefania Pellegrini

Parole nomadi

Albe, tramonti
tessono
orli e veli sospesi
su fioriture di stelle.
Sciorinano
colori in trame
di multiformi contrasti
scrivendo
indistinti voli
nell’aria,
suoni lontani
di violini.
Mi perdo oggi
nel languore segreto,
silenzioso
di pace e armonia.
Qualcosa mi trasporta
ad altri lidi,
altri suoni,
oltre i bagliori sinuosi
che rosseggiano in cielo.

Stefania Pellegrini©

Momenti di poesia. È sera, di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. È sera, di Stefania Pellegrini

Parole nomadi

Mentre il cielo distende

un velo di mestizia

mi distacco da ogni certezza.

Nel gioco irreale

di questo sentire,

sull’altalena dell’amarezza,

bianche ciocche

di candide margherite

seguono con me

gli ultimi bagliori.

Presto il cielo s’adombrerà

di luce e suoni,

lieviteranno le prime ombre.

È sera.

Io sono qui

al limitare della siepe

in ogni ombra a cercare

il suono dei tuoi passi andati.

Stefania Pellegrini ©

Momenti di poesia. … E di giorno, di Stefania Pellegrini

Momenti di Poesia. … E di giorno, di Stefania Pellegrini

Parole nomadi

Dicesti vado e lunghe
si fecero le attese
nel vuoto silenzio
che l’ombra lasciò.
Poi, loquaci
divennero compagne
dei miei giorni di speranza
quando tra le ombre
il tuo ritorno cercavo,
stillando petali di luce
ad illuminare le notti
nella culla dei ricordi.
… E di giorno
al vento chiedevo
il senso di quel silenzio.
Poi, l’eco udivo
di voci tornare
a distillare quel lento passare
del fiume al mare.

Stefania Pellegrini ©

Momenti di poesia. Forse un giorno, di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Forse un giorno, di Stefania Pellegrini

Parole nomadi

Forse un giorno ti scriverò… sulla scia di un sogno,
sui petali di un fiore,
o sulla sabbia dorata.

Forse scriverò la forza del ricordo
che anima le mie giornate,
che trova energia dall’amore che c’è stato.

Non puoi chiedermi d’ignorarlo
come mai esistito:
non si cancellano le ore, i minuti,
il tuo volto, la voce.

Che importa
per quanti attimi l’olio ha alimentato la fiamma,
so che c’è stato,
come adesso so di essere qui. 
La marea, che scende, sale,
di un dolore che a tratti toglie il fiato,
c’è a testimoniarlo.

Forse un giorno ti scriverò… forse no.

Non so…

Stefania Pellegrini ©

Momenti di poesia. Nell’eco della tua voce, di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Nell’eco della tua voce, di Stefania Pellegrini

Parole nomadi

Il respiro del silenzio
s’insinua tra queste mura
trasuda nell’aria tutt’attorno
parlando di vuoto
e d’abbandono.
Sono sofferte le ore
che agonizzano lente
in cerca di voci
in un soliloquio a frangere
il muro del silenzio.
Poi l’eco della tua voce mamma
placa l’onda anomala.
Nel dolce riflusso
il tepore
di un sole lontano
scioglie il grigiore
dall’anima. 

Stefania Pellegrini ©

Momenti di poesia. Non è finita, di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Non è finita, di Stefania Pellegrini

Parole nomadi

Soffermati ancora un momento.

non voglio cederti

il mio tempo.

Le ore passano, il sole tramonta,

una piega sul volto scopro

che ieri non c’era.

Poi arriva l’alba,

s’apre un nuovo giorno

che smorza la pena del cuore.

Nei tuoi occhi leggo l’illusione

come raggio che fiorisce

dal mistero della luce.

L’ estate..

non è finita..

il viaggio continua.

Vedi amica la vita

è un rincorrere le stagioni

fino a che non è finita.

Stefania Pellegrini ©

Momenti di poesia. Spigoli di vita, di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Spigoli di vita, di Stefania Pellegrini

Parole nomadi

Spigoli di vita passata
oggi s’affacciano
a tormentare il pensiero
disorientanti cupi.
Avanzano lenti, incerti
a restare
come nubi di un cielo
sfuocato.
Immagini insidiose
nostalgiche paiono
ferme
poi vanno, ma dove?
Il grigiore l’opacità assilla
l’indecisione logora
un tempo che non sa
svegliare spiragli di luce
e mettere a fuoco
il presente .
Stefania Pellegrini ©
( da Isole-END Edizioni)

Momenti di poesia. Vento di levante di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Vento di levante di Stefania Pellegrini.

Parole nomadi

Contorni

di conturbanti attese

idillio solitario di parole.

Attimi replicano nella mente

volteggiare avido

di setosi approcci,

vogliosi baci madidi di miele e

profumi d’instancabili giochi.

Giacciono desideri insoddisfatti

sul fremere di sogni

perduti nell’oasi

di quel che

fu il tuo amore.

Una brezza di levante

poggia calda

veli di nebbie in cielo e

investe d’umidore

le vesti.

Confusa non sai contenere

le lacrime.

Svanita ogni certezza

rotoli l’inquietudine

sul letto a due piazze

aspettando invano

l’arrendevole gesto,

l’animato suo richiamo

che dia ancora scocca

alla freccia

d’un nuovo approccio d’amore.

Stefania Pellegrini ©

OGNI DIRITTO RISERVATO ALL’AUTRICE

Momenti di poesia. Prove d’autunno di Stefania Pellegrini

Momenti di Poesia. Prove d’autunno di Stefania Pellegrini

Parole nomadi blog

Pareva impossibile nella calura,
invece… ecco il vento
cambiare vista, punto di ritrovo.
Come furia si ferma
e sibila rabbioso
sulle sdraio aperte, i verdi
ombrelloni della spiaggia.
Spazza via la lanugine
di nebbie sospese,
chiama flotte di nubi grigiofumo
ad affollare
l’universo azzurro.

Rumoreggia adesso il mare,
muove le sue spire,
affonda più deciso.
Bianche le creste alza,
sbatte, riprende,
naufraga inquietante
in moto di deriva.
Si raggela l’aria
nelle fauci del vento bizzarro.
Sfocia
la titubante attesa
in gocce di pioggia.

Ma nessuna tregua
della spinta ribelle
scesa sulla costa.
Attraversa fessure,
spifferi, pori
fin dentro le radici
dei nervi. Posa sul profilo
nudo del cuore e spazza via
sogni e calura dell’ estate,
che esce di scena alle
prime prove d’autunno.

Stefania Pellegrini ©
(ogni diritto riservato all’autrice)

Momenti di poesia. Verso sera, di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Verso sera, di Stefania Pellegrini

Parole nomadi

A volte è bello

verso sera

avvolgersi del silenzio

che circonda

quando pian piano

la luce si trasforma.

Sembra salga

una melodia nascosta,

note di carezzevoli

corde di violini,

un’armonia

che apre misteriosa

la porta del cuore.

Di chi risvegliano il volto,

la voce, dove il respiro

alita l’ombra?

Guardi là

dove finisce l’onda

e lasci che i tuoi pensieri

avvolga.

Guardi là

e assapori la magia.

L’aria lenta s’accheta

mentre il cielo

fiorisce timidamente

una ad una

le stelle.

Stefania Pellegrini ©

Momenti di poesia. Ti saluto, di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Ti saluto, di Stefania Pellegrini.

Parole nomadi fb

Ti saluto sogno estivo.
Ombra ormai nostalgica
di ricordo,
sugli ultimi colpi d’ala
d’una stagione amica.
Saluto l’ebbrezza
del tuo infuocato abbraccio.
Passo dopo passo avanzano
giorni avari di luce
e oggi sento il fremito
degli ultimi tuoi battiti
gemere tra le note frizzanti
di questa cruda brezza
che sale sulle alture e
precipita a valle.
Un brivido
tra le fronde sfugge
a raggelare le foglie.
Ecco l’autunno silenzioso
spiare un tempo
ancora gradito al cuore.

Stefania Pellegrini ©

Momenti di poesia. Memorie della sera di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Memorie della sera di Stefania Pellegrini

Parole nomadi blog

Non torneranno a fiorire le rose
per noi, le bruciò tutte
quell’inverno precoce
che tolse spazio all’illusione
e profumo alla vita.
E non torneranno le stagioni,
le primavere leggere
con le ali ai piedi, la carezza
amica di brezza tra i capelli.
Gli umori di macchia,
gli olezzi di ragia
i moti inquieti di mare e tu,
mano nella mano a guidare il passo.
Scorrono i nostri anni adesso
in questo filo d’ordito logoro
e sfilacciato che stringo sul cuore.
Troppe volte carezzato
troppe volte cercato
per riviverti nei moti dell’anima
per trovare le braccia
che accolsero, consolarono
le mie pene, la voce
che non potrò più contenere.
E torno a quel mare invano
respirandoti nell’odore
di salsedine del vento,
nella voce profonda delle acque
che nascondono il volto,
nelle stelle che accendono
le memorie della mia sera.

Stefania Pellegrini ©
(anno 2016)

Momenti di poesia. Incertezze di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Incertezze di Stefania Pellegrini

Parole nomadi

Ho smarrito la mappa dei giorni

oggi, nel giardino ove

sono fioriti gli anemoni,

e arrendevole, stanca

guardo girare a vuoto

la banderuola

impazzita.

Attendo cambi il vento

per cogliere il loro profumo di vita.

Un’ebbrezza di suono delicato,

un gioco di accordi

che musichi armonia.

Così il silenzio

in questa coltre di noia affabula.

Pensieri e corde scioglie

nel vano tentativo di dare un senso

a ciò che sfugge

con l’ostinata inerzia.

Sono qui e cerco respiri leggeri

che sciolgano pensieri,

impronte nostalgiche

aggrumate sul cuore.

Ciò che è oggi è già nel passato e

quello che vorrei

sposta la bussola verso luoghi ignoti

senza aver rivisto il passo,

aver compreso le tessere sbiadite

dei sogni andati,

gli odori speziati inseguiti,

nel gomitolo svolto

del bel tempo andato.

Stefania Pellegrini ©

Un breve racconto. Quando tutto va storto, di Stefania Pellegrini

Ilmiotempomigliore blog

Diana.

Guardare il giorno con luce nuova, tu dici perché mai. Il giorno è quel che è: bello, brutto, non saprei, dipende. Dipende dall’umore, dipende dalla luce, dipende se capita che ogni cosa che fai ti vada storta.

Ecco per esempio: giornata di riposo, non devi andare a lavoro. Ti svegli piena di buona volontà con un’idea inconsueta, stimolante: “oggi mi dimentico dell’orologio, mi siedo sul divano e leggo un libro in santa pace.” Il marito esce con il cane, i figli non ci sono. Momento propizio per approfittarne. Cerchi nella libreria, scorri i titoli: “Oceano mare” – Baricco. Ma sì, perché no. Lo prendi, e se squillerà il telefono, se il gatto farà le fusa per mangiare, tu farai finta di niente. Questo ti passa per la mente, mentre ti siedi sul divano, con il libro in mano.

E ce la metti tutta, cominci anche:

… cioè… vedete lì, dove l’acqua arriva… sale sulla spiaggia poi si ferma… ecco, proprio quel punto, dove si ferma… dura proprio solo un attimo, poi sparisce, ma se uno riuscisse a fermare quell’attimo… quando l’acqua si ferma, proprio quel punto, quella curva… è quello che io studio. Dove l’acqua si ferma.”

Il mare… quanto tempo è che non vai al mare? Sarebbe così bello, mollare tutto e partire, partire così di punto in bianco. Un paio di giorni, non chiederesti tanto. Magari facciamo tre, il tempo di andare a vedere dove l’acqua si ferma. Continua a leggere “Un breve racconto. Quando tutto va storto, di Stefania Pellegrini”

Momenti di poesia. Là dove inizia il sentiero di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Là dove inizia il sentiero di Stefania Pellegrini

Parole nomadi

Il cielo accenna l’azzurro al giorno
tra nubi bianche e lembi di rosso
e il mondo tace
cullato dalla pace
che abbraccia ogni cosa.
Voglio andare
a piedi nudi tra l’oro dei campi
sfiorare l’incanto della natura
sognante.
Mi stenderò sulla nuda terra
nel tepore che ancora esala
come vertigine d’aroma antico.
E resterò fino a quel bisbigliar di luce
in arpeggi celesti
dal morire del giorno.
Poi là
dove inizia il sentiero t’aspetterò
amico mio.
Vieni, prima che sorga la luna
perché la tua mano nella mia
non resti solo un desiderio.
Stefania Pellegrini ©

(anno 2013)

Momenti di poesia. Estate di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Estate di Stefania Pellegrini

Parole nomadi fb

Van Gogh – Covoni di fieno (copia)

In quel suo incerto incedere
estate impallidisce
in un eccentrico solfeggio
di note grigie.
Non rassicura il tuono
addormentato dietro
la montagna.
L’insidia latente
minaccia biondi covoni
un cielo terso
voglioso ancora
d’ardente calore.
Estate mina cuori
desiderosi di certezze
lontani come l’orizzonte
inseguito sul mare
e mai raggiunto.

Stefania Pellegrini ©

Momenti di poesia. Voce d’acqua di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Voce d’acqua di Stefania Pellegrini

Lontano scroscia voce d’acqua
senza sosta.
Arranca il torrente
sbatte tra la pietra
rotola parole incomprese.
Ha suono che graffia
di tristezza
un brusio scomposto
di ricordi in attesa
di voci trascorse
a valli d’altri lidi.
Quanti siete andati…
tanti!
Non ne ha traccia il vento
non mi parla il cielo
e la mente non tiene il conto
di voi polvere dispersa
ceduta alla terra.
Ma io so che siete qui,
in sostanza tutti!
Stretti stretti nel mio cuore
vi tengo
se pur la mente
al cuore non crede.
©Stefania Pellegrini
(dalla raccolta “Isole” -END Edizioni)

Momenti di poesia. Profumo dolce di te di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Profumo dolce di te di Stefania Pellegrini

Parole nomadi fb

Primavera risveglia
del tempo andato.
Boccioli di rose fioriscono
come petali di sogni
a rinverdire i giorni.
Odore d’erba bagnata
di gelsomino in fiore
fluttua l’aria dolce,
e il passo tuo lieve avanza
simile ad armonia soffusa
nel vago sentore
d’intreccio di cuori
e segreti accordi.
Giorni d’amorevoli cure
per quel gelsomino
sulla cancellata
della casa materna,
ricordi d’attimi di gioia
e confidenze svanite.
Il gelsomino ancora lì
rilascia nell’aria
un languido,
malinconico,
profumo dolce di te.

Stefania Pellegrini ©

I miei blog: Parole nomadi, Il mio tempo migliore, SETA FINA

Momenti di poesia. Suona l’ora di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Suona l’ora di Stefania Pellegrini

Copyringht di Stefania Pellegrini

La sera d’estate ricorda…
sciolto a poco a poco
il grande sole.
Sa che non ha più tempo
sospira
stremata scivola via.
Ora il vento di tramontana
spazza solchi bigi in cielo
e un sole pallido occhieggia
a tratti.
Nel bosco le noci
si colorano di bruno
tra le grandi chiome
toni di ruggine e oro.
Ora singhiozza il cielo scosso
da flotte di nubi
vento insistente fiacca
il cuore
con monotono languore.
L’aria dai vetri
ha un suono più crudo
brividi m’attraversano le reni
m’infilo un maglione
e cerco invano un dolce tepore
siedo e apro un libro.
Suona l’ora…
di nota in nota si torna
nell’autunno. 

Stefania Pellegrini ©

(raccolta Isole – END – Edizioni)

I Celti in Irlanda. Stefania Pellegrini

I Celti in Irlanda di Stefania Pellegrini

Gli antichi Celti abitarono gran parte dell’Europa tra il 600 a.C. E il 400 d.C. Nonostante l’assenza di una vera e propria tradizione letteraria, tracce della loro mitologia e delle loro credenze si possono rinvenire nei miti vernacolari dell’Irlanda e del Galles. Sono fantastiche storie di dei, eroi sovrumani e magici animali tramandate per un certo periodo oralmente, poi in un periodo più tardo scribi cristiani li riportarono negli scritti conservando lo spirito della più antica mitologia pagana.

In Irlanda la tradizione orale incominciò a essere riportata in forma scritta nel VI secolo d.C., tuttavia, la maggior parte dei manoscritti sopravvissuti risale a non prima del XII secolo.
Comprendono elementi che si riferiscono a una fase molto antica della storia irlandese, forse addirittura al periodo pagano, vale a dire prima del V secolo d.C.

NelLibro delle invasioni“, il cui intento sembra essere quello di spiegare la presenza dei Celti storici nell’Irlanda, il racconto parte da una spedizione condotta da Cesair e culmina nell’arrivo dei Gaeli, i primi Celti, che parlavano una lingua gaelica (o goidelica).
I protagonisti del mito sono una stirpe di dei i “Tuatha Dè Danann” ( il popolo della dea Danu), che abitarono l’Irlanda prima dei Celti. Essi vi portarono quattro potenti talismani: 


la pietra di Fal, che parlava quando veniva toccata dal re giusto;
La lancia di Lugh, che garantiva la vittoria;
la spada di Nuadu, cui nessuno sfuggiva;
il calderone del Daghda, da cui nessuno si staccava insoddisfatto.


I Tuatha Dè Danann erano esperti nella arti magiche e druidiche, e gli dei più importanti erano protagonisti di miti, storie speciali, collegati alle loro capacità. Daghda ( “il Buon dio”) era il dio – padre tribale, colui che garantiva il benessere e la rigenerazione.
Per diventare i signori dell’Irlanda, i Tuatha Dé Danann dovettero combattere due formidabili gruppi di esseri: i Fir Bholg e i Formoni (demoni sotterranei che avevano sempre abitato nell’Irlanda)) ognuno dei quali svolse una parte nella “storia” dell’isola. 

I Fir Bholg furono sconfitti nella prima battaglia di Magh Tuiredh e mandati in esilio nelle isole Aran, dove si dice avessero costruito il massiccio forte di Dun Aonghsa a Inishmore.


 Per i Formoni la leggenda racconta che avessero un terribile capo. Si chiamava Balor dall’occhio malefico; lo sguardo del suo unico occhio provocava all’istante la morte e sembra non potesse essere ucciso da nessun arma.

Balor risiedeva nell’isola Tory, nel costante terrore che si avverasse una profezia, secondo cui sarebbe stato ucciso dal nipote.
Nonostante i suoi numerosi sforzi per evitare questa fine, tenendo lontana la figlia Eithne dagli uomini, essa rimase incinta e diede alla luce tre gemelli. Allora Balon li gettò in mare, ma uno sopravvisse, e si chiamava Lugh. Con la sua sopravvivenza Lugh segnò, com’era predetto, la fine di Balon. Comandò i Tuatha Dé contro i Formoni e uccise il nonno Balon, centrandogli  l’occhio, con un colpo di fionda.

L’ARRIVO DEI CELTI

Gli ultimi invasori appunto i Gaeli (Celti) secondo la tradizione mitica, erano i discendenti dei Figli di Mìl. Giunsero in Irlanda dalla Spagna e sconfissero i Tuatha Dé costringendoli a crearsi un nuovo regno sottoterra.
Il mito racconta che i Gaeli arrivati in Irlanda incontrarono tre dee della terra: Banbha, Fòdla ed Ériu. Ognuna delle quali strappò agli invasori la promessa di dare al paese il nome di una di loro, qualora avessero avuto successo nella conquista.
Il veggente o fili Amhairghin assicurò a Ériu che l’Irlanda avrebbe portato il suo nome ( da cui il nome gaelico dell’Irlanda = Eire) e in cambio Ériu profetizzò che la terra sarebbe appartenuta ai Gaeli per sempre.
Dopo la sconfitta dei Tuatha Dé Danann ad opera dei Gaeli, gli dei dei vinti si rifugiarono sottoterra, in un luogo che era un’immagine speculare del mondo. Benchè fossero sconfitti, furono ancora in grado di privare i Gaeli del grano e del latte e usarono questo potere per concludere con loro un accordo.
Si divisero l’Irlanda in due parti: un mondo superiore e uno inferiore. Nel loro regno sotterraneo i Tuatha Dé continuarono a controllare il soprannaturale per mezzo della magia.
Ogni dio possedette un sidh (un tumulo magico) che fu parte del Felice oltretomba.

Tumulo degli ostaggi – Collina di Tara

(La collina di Tara situata nei pressi del fiume Boyne è un complesso archeologico che corre tra Naval e Dunshaughlin in County Meath, in Irlanda. Esso contiene una serie di monumenti antichi, e secondo la tradizione, fu sede del re supremo d’Irlanda).

Lia Fail (Stone of destiny) – Collina di Tara

I miei blog: il mio tempo migliore, Parole nomadi, SETA FINA.

Momenti di poesia. Tra profumi e balocchi di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Tra profumi e balocchi di Stefania Pellegrini.

Parole nomadi

Bambole e specchi nel gioco
di bimba
tra profumi di talco e lavanda.
Baloccano, vezzeggiano
le piccole mani,
come sagome di un teatro
d’ombre cinesi.
Così ti vedo,
danzare allegra ai miei occhi
il volo leggiadro
di gioco dei teneri anni.
Il vento scompiglia i dorati capelli,
un sole vivace illumina
il dolce sorriso.
Schietta, fresca
acqua di sorgente,
incontenibile energia
del torrente.
Il pensiero mi porta lontano
e la dolcezza si scioglie
come ambrate gocce di miele.
Vorrei fermarti nel tempo
mia piccola, dolce gazzella,
….il tuo cuore è leggero
e non conosce pene.

Stefania Pellegrini ©

I miei blog: Parole nomadi, Il mio tempo migliore, SETA FINA.

Momenti di poesia. La nuova stagione di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. La nuova stagione di Stefania Pellegrini

Parole nomadi fb

Settembre avanza rapido,
assorta la mente imbriglia
tra i filari del tempo
dove tutto corre
sull’istante che fugge
in un nuovo ripetersi
d’umore di stagione.
Dolce ricordo
del frinire di cicale,
i grilli tra le stoppie,
la campagna rovente.
M’attraversa l’ombra dei giorni,
rosseggia un conto che s’accorcia.
Il passo esita, l’autunno
non vuole attraversare,
ma le giornate offrono ancora
struggenti colori
e il sole specchia d’oro
le foglie del maestoso faggio.

Stefania Pellegrini ©

(Isole – END Edizioni)

I miei blog: Il mio tempo migliore, Parole nomadi (poesia), SETA FINA (fotografia)

Momenti di poesia. Fermarsi qui di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Fermarsi qui di Stefania Pellegrini

Parole nomadi

Fermarsi qui.
Oltre il porto c’è il mare
eterno,
assorto nel suo errare:
improvvisa pace m’avvolge.
Abbracciarlo con lo sguardo
e vedere il proprio specchio.
Geloso il mare
d’ogni suo segreto
abisso come abisso
pare a volte la mia anima.
Le barche al pontile oscillano
allo svolgersi dell’onde
docili silenziose
lasciandosi cullare.
Una nenia antica le accompagna
ipnotica
venata di tristezza.
S’abbandona la mente
all’onda lunga della risacca
che ogni altra voce annulla.

Stefania Pellegrini©
(da “Isole” – END Edizioni)

i miei blog: Parole nomadi, Il mio tempo migliore, SETA FINA.

Momenti di poesia. Alle alte vie di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Alle alte vie di Stefania Pellegrini

Parole nomadi fb

In groppa a un puledro accaldato
corre la mattinata alle alte vie.
Tra i verdi colori accesi
delle piane
ali di luce posano sui nostri visi
l’allegra presenza.
Camminiamo sul sentiero
alternando al silenzio futili parole
sull’ala cinguettante
del gaio torrente.
E’ nell’aria un vago sentore
di voce incompresa
s’agita tra le fronde degli alberi
in un fruscio leggero e sommesso
di grandezza e di mistero.
Ci sentiamo per un istante
parte del tutto
inarrestabile linguaggio ci sfiora
poi segreto corre via.

Stefania Pellegrini ©

(Isole – END – Edizioni)

I miei blog: Parole nomadi, Il mio tempo migliore, SETA FINA

Momenti di poesia. Vieni di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Vieni di Stefania Pellegrini

Parole nomadi fb

Vieni amore vicino,
porta quiete al mio giorno,
rassicuralo
del prima e del dopo.
Un disagio di scomode incertezze
guida oggi
ai giorni fecondi.
Ma là dove il tempo intinse i colori,
una patina
cristallizza gli umori.
Non trova la mente l’aitante scroscio
che metteva
vivacità ai giorni.
Ogni cosa cambia ordine,
a sé ritorna,
Vieni camminiamo,
cerchiamo vibrazioni d’altra vita.
Sebbene il vento
inarchi le onde,
arricci le nuvole in cielo
cerchiamo la voce nel silenzio
del divenire.
Perché le ore non sviliscano
al pallido sole.
Vieni, alla banchina del molo
il cuore cerca approdo.

Stefania Pellegrini ©

©Ogni diritto riservato©

i miei blog: Parole nomadi, Il mio tempo migliore, SETA FINA

Makrònissos, l’isola dell’esilio. Di Stefania Pellegrini

Makrònissos, l’isola dell’esilio. Stefania Pellegrini

Immagine dal web

Makrònissos è una piccola isola arida e rocciosa, vicino alle coste dell’ Attica, di fronte al porto di Lavrio e la sua popolazione ammonta oggi a 5 abitanti. Anticamente si chiamava Eleni, come la bella donna del mito greco che secondo Pausania vi avrebbe trovato rifugio con Paride durante la fuga da Troia, dopo la fine della guerra.

Immagine dal web

Quando sentiamo parlare delle isole greche, le prime immagini che vengono in mente sono quelle di distese azzurre, di mare trasparente, di bianche costruzioni aggrappate alle rocce, case con le finestre blu, e lingue di spiaggia tra frastagliate insenature.
Eppure il nome Makrònissos da diversi decenni non evoca sole e azzurro, ma sdegno e silenzio. Per grandi periodi del ventesimo secolo fu usata, insieme ad alcune altre isole, come luogo di accoglienza per i cosiddetti “nemici dello stato”. Lì venivano esiliate tutte le persone considerate pericolose per l’ordine politico e sociale del tempo, soprattutto: sindacalisti, partigiani di sinistra e i comunisti, perseguitati per le loro idee e valori, colpevoli di sognare, immaginare un mondo migliore. Ciò è avvenuto fino all’abolizione delle leggi repressive, dopo la caduta della dittatura dei colonnelli nel 1974.
I deportati erano incarcerati in campi di esilio o vivevano in gruppi, in tende o case, sotto l’occhio vigile dei militari o gendarmi dell’isola. Le torture ai deportati, avevano lo scopo di arrivare a ritrattazioni o “dichiarazioni di rimorso” necessarie per ottenere un “certificato di coscienza sociale” per i deportati.
L’isola conserva le rovine di un campo di concentramento (e centro di rieducazione) in cui furono reclusi più di 100.000 prigionieri politici, ed è stata dichiarata: sito storico nel 1989.
Come dicevo sopra, Mikrònissos non fu l’unico campo di concentramento greco, ma per le sue rovine, le sue strutture e l’incredibile produzione letteraria dei suoi prigionieri, è considerata la più suggestiva.

Tra i reclusi ci furono alcuni tra i maggiori artisti: nomi di poeti, scrittori come Ghiannis Ritsos, Titos Patrikios, Aris Alexandru, di musicisti, registri greci che durante l’internamento composero versi. A volte affidandoli alla memoria, altre volte scrivendoli su pacchetti di sigarette e pezzetti di cartone. Nascondendoli in bottiglie, in fenditure nella roccia, affinchè la polizia militare non li trovasse.
Opere che hanno segnato la cultura greca contemporanea.

Alcune poesie di Titos Patrikios e Ghiannis Ritsos ispirate dall’esperienza vissuta.

Titos Patrikios (21/5/1928)

Gli amici

Non il ricordo degli amici uccisi
a straziarmi le viscere.
È il pianto per le migliaia di sconosciuti
che lasciarono gli occhi spenti
nei becchi degli uccelli,
che stringono nelle mani gelate
una manciata di bossoli e di spini.
I passanti sconosciuti
con cui non parlammo mai
con cui solo per poco ci guardammo
quando ci fecero accendere la sigaretta
nella strada serale.
Le migliaia di amici sconosciuti
che diedero la vita
per me.

(La resistenza dei fatti, trad. Nicola Crocetti)

I versi

I versi sono come i figli.
Crescono nelle viscere con rumori segreti,
soffrono dentro di te, si ammalano,
poi inaspettatamente crescono,
un giorno ti si rivoltano contro,
contro di te che hai dato loro vita,
finché poi se ne vanno per sempre
e non sono più soltanto tuoi.
(Atene, 1928)

(La resistenza dei fatti, trad. Nicola Crocetti) Continua a leggere “Makrònissos, l’isola dell’esilio. Di Stefania Pellegrini”

Momenti di poesia. Ricorderemo di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Ricorderemo di Stefania Pellegrini

Ricorderemo questi baci
il canto sommesso che sale
e muove come l’onda.
Sapore fruttato
fragola, miele
tra le umide labbra.
Dolcezza di piena che travolge,
brezza leggera alita la schiena.
Ricorderemo il desiderio che sale
dalla voce del cuore,
la melodia che rinnova
la perla di luna
mentre veglia i sogni
dei teneri amanti.
Ricorderemo questi baci!
Il giorno che ci sveglieremo
e non saremo più accanto.

Stefania Pellegrini ©

Emozioni in 100 parole. Tre micro storie di Stefania Pellegrini

Un clochard.


Viveva ai margine della città, non riconoscendosi nella moltitudine di persone che si muoveva freneticamente attorno a lui.

Amava svegliarsi al primo sorgere della luce, al cinguettare dei passeri, nutrirsi di cose raccolte qua e là. Assaporava pure emozioni coi raggi del sole.
Poteva confidare al vento la sua rabbia, la sua gioia. Spesso aveva freddo e poco per coprirsi, altre volte troppo poco da mangiare. La vita pulsava nel suo cuore, e si riteneva non meno fortunato degli uccelli.
Era un’anima libera da catene, da paure. Viveva la sua realtà lontano dai minuti, dall’ore, e la chiamava libertà.

Stefania Pellegrini ©

Il tempo non aspetta.

Mi dicesti… non è niente. Ma una nota stonata colsi tra le tue parole. Come perle preziose d’uno scrigno segreto serravo gli istanti come unici.
Vivevo della tua voce come armonia scesa dal cielo.
Avrei voluto trattenere le tue mani nelle mie, seguire ciò che mi comandava il cuore, per fare di noi una cosa sola.
Eri l’astro del mio universo, e volevo brillare della tua luce.
Il tempo non aspetta, fugge, non ritorna, mi ripetevi. Giravamo come due sfere girano su uno stesso piano, e non trovammo mai l’incontro.
Fuggisti… senza lasciarmi una parola..
Un giorno forse, chissà… ti aspetto ancora. 

Stefania Pellegrini ©

Abbandono.

Te ne andasti nella notte buia, le mani serrate, il cuore stretto in una morsa di dolore.
-”Torno subito”- dicesti. La voce incrinata dalle parole nascondeva l’angoscia, la disperazione.
Li abbandonavi giocando all’ombra di sorrisi e d’ingenue parole. Cercavi lo spiraglio d’una luce e ti ripetevi: -trovo un lavoro e qualche soldo, poi torno-
Li lasciasti, senza un saluto.
Mentre la tua ombra svaniva nel buio della notte, tre piccoli fanciulli indifesi ti aspettavano fiduciosi.
Soli, smarriti, restarono là, mentre correvi sotto un cielo buio che piangeva il tuo dolore.
Ancora aspettano, ti cercano, e sperano di vederti tornare.

Stefania Pellegrini ©

 

Momenti di poesia. Ci sono sorrisi di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Ci sono sorrisi di Stefania Pellegrini

Ci sono sorrisi limpidi
come acqua di sorgente
che specchiano luce
come linfa di sole sui fiori.
Passano,
meteore nel cielo,
ma nel lampo
rilasciano tracce
per il ricordo.

Ci sono sorrisi,
arcobaleni per giorni
di pioggia
che fanno
cadere muri,
smuovono vibrazioni.
Invitano piaceri
alla mensa del giorno,
si fanno coperta di stelle
oceano,
sole,
soffio di primavera per il cuore.

Stefania Pellegrini ©

Momenti di poesia. Profumo d’infinito di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Profumo d’infinito di Stefania Pellegrini

 

Un accento nell’aria
di beatitudine e di grazia,
un’armonia soffusa
e…par ravvivarsi l’anima
quasi che sia giunto
un frullo d’ali
di farfalla
a posare effusioni
tenere, dolci.
È questo profumo
nel vento
a catturare la mente
quest’àura di vertigine.
Dai civettuoli
rossi papaveri
all’allegria contagiosa
del pettegolo torrente,
la luce vivida
nel giorno dorato,
cattura la vita
sulla danza
della sua favola infinita.

Stefania Pellegrini ©

(da Isole END Edizioni)

Momenti di poesia. Lascia andare di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Lascia andare di Stefania Pellegrini

Lascia andare, il tempo
non puoi fermare.
Ciò che sta scritto
nel cielo e sulla terra
propende a mutare.

Vedi la nube in cielo
vaporosa, presto
tenderà a sciogliersi
in abbraccio con l’azzurro
e il fiore a uno sbuffo,
un giro di vento
calerà le sue piume.
La bava di rugiada
sul petalo di rosa o
lo sguardo di un bimbo
mentre gioca.

Niente resta lo stesso.

Lascia andare, il tempo
non puoi fermare.
Cede la foglia al suo stare,
da un fiato di vento
si lascia cullare.
Anche noi
zattere in mezzo al mare
sospinti dall’onda
in continuo mutare.

Vedi?
Niente resta lo stesso.

Allora vivi del momento
il battito del cuore,
la brezza che carezza
nel soffio d’altra vita
l’essenza sua racchiusa:
aroma, colore,
luce, suono, la sua natura.
Ciò che va e in altro ritorna.
Scrivi nell’anima
la musica dell’infinito.

Stefania Pellegrini ©

Momenti di poesia. Ricerca d’amore di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Ricerca d’amore di Stefania Pellegrini

Corpi avvolti tra lenzuola bianche
scomposte in giochi sensuali
profumi inebrianti
di passione ardente.
Labbra calde, gocce
di fresca rugiada si posavano
sull’onda di luce che emanava
la vellutata pelle.
Intrecci di mani, di gambe
carezze in fantasie della mente
si sposavano
tra cavalcanti desideri.
In te mi specchiavo, mi fondevo
in unico sguardo,
in unica essenza che traduceva
la passione del cuore.
Mi abbandonavo al trasporto
che nutriva e alimentava
la mia ricerca d’amore. 

Stefania Pellegrini ©

Ogni diritto riservato

La leggenda del cactus, di Stefania Pellegrini

La leggenda del cactus, di Stefania Pellegrini

copyright Stefania Pellegrini

Con il nome di cactus vengono comunemente chiamate tutte quelle piante che fanno parte della famiglia delle Cactaceae. Si trovano in quasi tutte le parti del mondo, anche se la loro origine è più americana. I cactus sono detti anche piante succulente, ovvero piante in grado di trattenere una buona quantità di acqua, necessaria per sopravvivere anche nei lunghi periodi di siccità.

Grazie a questa peculiarità, i cactus tendono a diventare particolarmente carnosi sia nel fusto che nelle foglie, e sono considerati piante xerofile, ovvero piante che si ambientano bene in luoghi aridi e desertici dove l’acqua non è quasi mai presente. Fanno parte della famiglia delle Cactaceae oltre 3000 specie.

I cactus sono facilmente riconoscibili grazie alla presenza di spine che rappresentano le foglie. Molti tipi di cactus hanno spine uncinate, fastidiose e spesso dolorose anche solo se si sfiorano.

Questo tipo di pianta può avere dimensioni minime di un centimetro ma raggiungere anche i venti metri di altezza. La sua forma può variare ed essere a crescita verticale con fusto a colonna, oppure globosa, oppure piatta. Viene apprezzata per la sua particolarità ornamentale e per la sua facile coltivazione.

copyringht di Stefania Pellegrini

Esprime fedeltà e sentimento duraturo, e tutto ciò è legato alla sua durata, molto lunga nel tempo, se opportunamente gestita.

Una leggenda d’oltreoceano racconta:

di Quehualliu, un indiano particolarmente bello e apprezzato. Il giovane non aveva occhi che per Pasancana, la figlia del suo capotribù. I due erano praticamente nati e cresciuti insieme, con il tempo si erano innamorati, ma il capo voleva per sua figlia un altro sposo, un eccellente cacciatore.

Disperati perchè vedono il loro sogno d’amore sfumare, i due giovani decidono di scappare. Ma il capo indiano, quando si accorge della loro fuga, va su tutte le furie e manda parte dei suoi guerrieri a cercare i due amanti.

Quehualliu e Pasancana camminano a lungo, cercando di sfuggire ai guerrieri, ma a un certo punto devo fermarsi perché molto stanchi e decidono di sedersi per qualche minuto.
Vengono, però, scorti da alcuni uomini. Per fortuna Quehualliu e la sua compagna, si accorgono in tempo del loro arrivo, ma non sapendo più che fare, implorano la dea della terra, Pachamama, di nasconderli.

La dea allora li fa passare attraverso un buco nella montagna, così i loro inseguitori, insieme al padre della ragazza, li aspetteranno, invano, tutta la notte.

Poi per dare modo ai giovani innamorati di stare insieme senza che nessuno li separi, li trasforma in cactus.

Cit.“La natura è fantastica. Un miliardo d’anni fa non avrebbe mai sospettato che noi avremmo portato gli occhiali, eppure ci ha fatto le orecchie!”
(Milton Berle)

Momenti di poesia. È l’attimo, di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. È l’attimo di Stefania Pellegrini

Impressione levar del sole – Claude Monet

È un attimo!
Lo sguardo sulla porta
un sorriso accennato
un soffio d’aria
sul bavero della giacca.

È un attimo!
Goccia di rugiada che squaglia
sul petalo d’una rosa
tachicardia improvvisa
che scema
nel monotono quotidiano.

È l’attimo!
Sorride e scappa via
il rimpianto sulla bocca
di ciò che stato non ritorna
brivido di gioia inespressa
che s’acquieta sul lampo
di un flash sfumato.

Stefania Pellegrini©

Momenti di poesia. Giochi di flauto di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Giochi di flauto di Stefania Pellegrini

Fiorisce lieve, piano sale
dal silenzio mistico
del luogo.
Timido si schiude in note
di flauto.
Suono amaliante adulatore cattura
con illusorio attimo d’infinito.
Ha ali per il pensiero mio,
un sogno d’abbandono.
Ecco che ti rivivo ancora
nella voce tua
eco di memoria:
fioca, docile,
lenta come onda di risacca,
dolce come carezza sul cuore.
Ti ritrovo nelle parole tue
nel modular d’un flauto
tra le mura domestiche.
Fanciulletta io
allora non seppi ascoltare
la voce tua ariosa
che dava ritmo alla tua vita,
ahimè, non seppi apprezzare
il canto che saliva
dall’anima tua schiva.

Stefania Pellegrini ©

Momenti di poesia. Certe nubi di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Certe nubi di Stefania Pellegrini

Certe nubi

Fa male questo silenzio
che si frappone tra le iridi
dei nostri occhi e il cuore
che smorza la luce alle fioriture.
Dove sono fermi i pensieri
che articolavano le parole?

La giornata piatta langue
di luce riflessa.
Si perde tra i treni, le stazioni
delle nostre stagioni.
Cerca odore di notturni musici
là dove cedevano
i gesti ai baci e i venti contrari
non piegavano i sogni.

Lo so che amore è anche attesa
pazienza, gioire degli attimi
fugaci e l’autunno può ancora
fiorire gli incontri,
ma oggi rodono certe nubi in petto.

Stefania Pellegrini ©

Momenti di poesia. Tra abbaglio e ragione, di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Tra abbaglio e ragione, di Stefania Pellegrini

Parle nomadi

Tra abbaglio e ragione

Guardarla talvolta estasiato
afferrato dalla vertigine dei sensi
abbagliato come
dal blu cobalto del mare
puntinato di stelle
o il rosso cocente del sole.
Bella parea come sirena di mare.
Della dolcezza di corde di cetra
risuonava la voce
civettava in onde gioiose.
La pelle trasparente
vibrava dei colori del mare
all’alba, al tramonto
talvolta colore ambrato aveva
della luna.
Ma poi capitava di leggerle
nello sguardo l’ombra del vento
che andava veniva
in guizzi di fulmine negli occhi
e tra le ciglia
luci e ombre incerte d’inganno.
E quell’aria strana
fra le pieghe di un sorriso spento,
cos’era?
Tra abbaglio e ragione
scoprirle le spalle, i seni
avidamente cercarne il cuore
le segrete dell’anima.
La pioggia scendeva stanca
la luce si fece avara e alfine la trovò
ma che delusione penetrare
l’aridità di un deserto di sale!

Stefania Pellegrini ©

Momenti di poesia. Sulla ruota panoramica, di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Sulla ruota panoramica di Stefania Pellegrini

Tu lo guardi e ti sembra di volare,
aquilone nel cielo infinito,
gabbiano sul blu
del mare sconfinato.
Tu lo guardi
e la sua voce senti vibrare
come corde di violino.

Poi la ruota e la brezza tra i capelli
a rapire le parole,
il battito dei cuori.
Poi le carezze…
le lusinghe sulla pelle…

Tu lo guardi e non sai dove il fiume
vada a finire,
sottile la malia dello sguardo,
che corteggia la mente… 

È così dolce
la seduzione al sapore di miele,
che il pudore allenta il freno,
annega gli anni acerbi
nel verde dei suoi occhi.

Le dita lievi sul viso, tra i capelli,
le labbra a cercare il piacere dei sensi.
Ti lasci guidare
dal tepore accogliente
delle sue braccia
e ti schiudi
fiore al suo mattino.

Stefania Pellegrini ©

Ogni diritto riservato

Racconto. Il vecchio e il bambino di Stefania Pellegrini

Il mio tempo migliore

Un giorno, un vecchio e un bambino si incontrano lunga la sponda di un fiume. L’uno è seduto sull’argine, l’altro, un poco distante, tira sassi nelle acque placide e silenziose.

Ad un certo punto, il bambino, sentendosi osservato, si avvicina al vecchio e gli chiede:

“Da dove vieni? Non ti ho mai visto da queste parti.”

“Come no, tu non mi hai visto, ma io c’ero”.

“Ma come è possibile? Vengo spesso a giocare qua.”

Il vecchio, carico d’anni, la pelle cadente solcata da grosse rughe, fuma la pipa e scruta la faccia del bambino accennando un mezzo sorriso.

“C’ero, c’ero, piccolo sbadato, non mi hai visto perché ero nel fiume.”

“Cosa facevi, nuotavi?”

“In un certo senso.” – Segue un breve silenzio, poi riprende il bambino:

“Cioè? Che vuoi dire?”

“Ero quel piccolo pesce che hai colpito con un sasso.”

Il bambino, un po’ stupito, guarda il vecchio dalla punta del naso ai piedi, e pensa – questo qui non è normale. –

Il vecchio prosegue:

– “Due giorni fa ero il filo d’erba che hai strappato, e il giorno prima ancora, il cespuglio che tu e i tuoi amici avete sradicato per riprendere la palla, prima che finisse nel fiume.”

“Ma mi prendi in giro?” – dice il bambino –

Entrambi smettono di parlare, persi nei propri pensieri.

Il vecchio continua ad aspirare la sua pipa, il bambino un po’ confuso riprende a gettare sassi al fiume. Continua a leggere “Racconto. Il vecchio e il bambino di Stefania Pellegrini”

Momenti di poesia. Al calar della sera di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Al calar della sera di Stefania Pellegrini

Al calar della sera

Ho consumato strade
ho salito gradini, ho sceso scale.
Nelle tasche bucate
ho tra le mani
sassolini del mio vagare.
So di terra, so di mare e non tengo
ancore per ormeggiare.
Ora il vento
mi parla di strade in discesa
e il silenzio,
è un silenzio oscuro.
Nell’aria pungente
solo fruscii di eriche lontane,
fioche fragranze di lavande.
Il mare osserva muto
l’effimero gioco di luci
di un viaggio senza tempo e
la mente ogni pensiero affonda,
come l’onda scompare silenziosa.

Stefania Pellegrini ©
(Anno 2011)

Momenti di poesia. Vorrei incontrarti ancora, di Stefania Pellegrini

Momenti di Poesia. Vorrei incontrarti ancora, di Stefania Pellegrini

Vorrei incontrati ancora

Vorrei incontrarti ancora
dove la notte
travolge i sensi,
figlia degli incontri,
delle parole dolci,
dei sospiri rapiti,
dei gesti complici.
Vorrei per te farmi vento
quando dà il là
alla danza
tra le fronde degli alberi
con quel passo di musica
che rapisce le foglie.
Aprire le imposte
della fantasia
ai tuoi occhi distratti
raccoglierne il vezzo
per lusingare
il giorno bastardo.
Vorrei imparare ad inventarti
nei vuoti delle assenze
che affiora la laguna
dei nostri cuori,
per ritagliarmi un pezzo
di cielo del tuo mondo segreto,
e partorire
dal ventre di nebbia
la voce delle emozioni.

Stefania Pellegrini ©

©Ogni diritto riservato©