Momenti di poesia. Andiamo, di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Andiamo, di Stefania Pellegrini

Parole nomadi


Andiamo

S’assottiglia il tempo
tra le nostre dita
e di memoria
c’impoverisce il passo.
Lei barcolla, si sofferma
si nasconde al nostro sguardo.

-Che ne dici dei post-it?-
sorridi e rompi l’imbarazzo.
Ci scherniamo, proseguiamo…
ma di lucentezza
abbiamo perso il nostro smalto.

Alimentano illusione
i nuovi germogli
che vestono a festa il bosco.
Chiaro
verde abbaglio del miraggio
non lasciamolo fuggire lontano!

Mi chiedi: che facciamo?
Vieni, condividiamo:
l’oggi ci appartiene.
Metto il piumino
e ti prendo sotto braccio.

Andiamo – rispondo –
Senti il vento?
Incoraggia ancora il nostro spasso.

Stefania Pellegrini ©

Momenti di poesia. Credi nei sogni, di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Credi nei sogni, di Stefania Pellegrini

Parole nomadi

Credi nei sogni

I sogni hanno luce di stelle
tienili accesi e vedrai…
tutto sembrerà possibile.
Appendi alla prima stella
ogni tuo desiderio
ed ebbro di luce ti sarà
reso vivido e vero.
Vedrai nascere giardini
da brughiere aride e incolte.
Crederai che un tuo sorriso
possa sbocciare un fiore
e una parola spezzare
le catene dell’intolleranza.
Penserai di vedere crescere
un albero da una roccia
un giglio dal letame.
Fai tesoro dei tuoi giorni,
sii navigante del tuo cielo
né venti né tempeste
a contrastare le tue vie.
E forte crederai di rompere
l’orologio del tempo.

Stefania Pellegrini ©

(dalla raccolta Isole- END Edizioni)

Momenti di poesia. Amàli, di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Amàli, di Stefania Pellegrini

Parole nomadi

Amàli

Correva Amàli con gambe da gazzella
per un pugno di riso o di fagioli
sotto l’acceso calore del sole
tra sabbie color di cannella
e strade ocra polverose.
Fuggiva Amàli
cresciuta troppo in fretta
tra il fuoco dei kalashnikov,
mine sepolte in campi di sorgo e grano,
soprusi, giorni di magri sogni,
fuggiva l’aridità della sua calda terra.
Consumando preghiere sulle onde
Amàli, fin qui è arrivata.
Fiore dal deserto
vertigine bronzea di vellutata pelle,
occhi grandi incrostati dal sale
colmi di mistero, e di passione,
dalla furia del mare sgranati di terrore.
Amàli, quelle sue mani a difesa di sé
a chiudere un dolore fresco che sale
dall’azzurro corallino del mare
dal profumo d’incenso e di mirra
dai nostalgici colori dorati
d’un lembo di terra.
Amàli tende e cerca altre mani e spera
che ancora sia vita per ricominciare.

Stefania Pellegrini ©

Il mito delle Pleiadi, di Stefania Pellegrini

Le sette sorelle, il mito delle Pleiadi di Stefania Pellegrini

Quando sorgono le Pleiadi, figlie di Atlante, incomincia la mietitura; l’aratura, invece, al loro tramonto. Queste sono nascoste per quaranta giorni e per altrettante notti; poi, inoltrandosi l’anno, esse appaiono appena che si affili la falce.”
Esiodo, le Opere e i Giorni (III, 383-386), VII sec. a.C

La storia delle “sette sorelle” ha affascinato da sempre tutte le culture, dai greci ai maya, passando per gli aborigeni australiani, ma il destino delle Pleiadi è sempre stato quello di diventare stelle. Nella mitologia greca le Pleiadi erano le sette figlie di Pleione e di Atlante, che formavano una costellazione. 
Sei sono visibili a occhio nudo:
Maia, che con Zeus concepì Hermes
Elettra con Zeus concepì Dardano
Alcyone e Celeno, amate da Posiedone
Asterope, amata da Ares
Taigete, amata da Zeus
La settima Merope è la meno brillante, si dice perchè amò il mortale Sisifo.

Secondo una versione del mito furono inseguite in Beozia da Orione che si era invaghito di loro. Le fanciulle allora chiesero aiuto a Zeus che le trasformò in colombe, poi in stelle e le posizionò in cielo.

Mappa che indica i nomi secondo la tradizione greca

In un’altra versione vennero rapite da Busiri, un egiziano e liberate da Eracle, divennero poi le stelle dell’omonima costellazione.
Un’altra racconta che si uccisero per il dolore dopo la morte delle sorelle, le Iadi e divennero stelle.
La parola Pleiadi secondo la tradizione classica, che tiene conto della storia di Zeus, significa “colombe” .
Ma c’è anche un’altra versione, secondo la quale, la parola Pleiadi deriverebbe dal greco “plein”, navigare, perché considerate le stelle dei naviganti, grazie alle quali stabilivano l’inizio della stagione propizia per solcare i mari.
Continua a leggere “Il mito delle Pleiadi, di Stefania Pellegrini”

Momenti di poesia. Le dolci robinie di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Le dolci robinie, di Stefania Pellegrini

Parole nomadi

Le dolci robinie

Le dolci robinie sono tornate
in un proliferare di chiarori
ad ammantarsi
di teneri grappoli bianchi.
Mi ricordano oggi
il nostro amore allora
una distesa profumata
di soavi odori fioriti.
E sogni di giovani cuori
in un riflusso di onde
cristalline docili e accoglienti.
Oggi guardo a loro
con l’attenzione
che pullula d’amati ricordi.
Disciolte le nebbie passeggere
sulle maree del cuore
affossate le dissonanze
sulla sabbia del tempo
cogliamo la semplicità
profumata delle ore insieme.
Non c’è tristezza, né amarezza
il tempo delle mele rosse
scandisce pacato
il ritmo dei nostri cuori.

Stefania Pellegrini ©
(dalla raccolta “Isole” END Edizioni)

Momenti di poesia. I fiori di lillà, di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia, I fiori di lillà, di Stefania Pellegrini

Parole nomadi

I fiori di lillà

Delicata, fragile oggi
più di ieri ti ho trovata,
nello sguardo vagante
di una bimba persa
la sua bambola di pezza.
Ho indugiato
tra i tratti del tuo volto
per snodare dal ricordo
il turbinio delle stagioni,
per ritrovarti negli occhi
che ho conosciuto.
Poi ho provato a richiamarti
dal limbo in cui vivi da tempo
come una perla chiusa
nella sua conchiglia.
Timorosa ti ho sfiorato,
carezzato la piccola mano
ossuta, sperando!
Sperando non so neppure
io cosa, forse di vedere
sul tuo pallido volto
fiorire un timido sorriso,
un cenno di saluto,
un raggio di sole improvviso
che bucasse le nubi
del tuo cielo ombroso.
Ma i tuoi occhi distanti
non hanno saputo distogliere
lo sguardo dalla finestra.
E i fiori di lillà
che ti ho portato ieri
stanno appassendo nel vaso.

Stefania Pellegrini ©

Ogni diritto riservato all’autrice

Momenti di poesia. Notturno, di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Notturno, di Stefania Pellegrini

Parole nomadi

Notturno

Ci allontanavano desideri,
disegni di rotte lontane
e volavano alti i tuoi sogni.
Poi vidi una vela,
gonfiava le ali al vento del sud
e mari, monti ci divisero.
In questo mio crepuscolo
di suoni, di voci
su un aereo che riparte
cerco i ramati riflessi
dei tuoi ricci capelli, il sorriso
tra la folla.
Una sonata stanotte,
nessuna parola sciuperà la magia
per un albero solitario
spogliato della chioma.
Sarà notturno al “Chiaro di luna”,
sarà soave conforto all’anima.
Voleranno i pensieri
sulle ali delle note,
fioriranno i sogni con le stelle..
Aspetterò! Carezzando l’idea
della tua mano nella mia.

Stefania Pellegrini ©

LA VENEZIA DI MONET, di Stefania Pellegrini

“Il grande artista si riconosce da questo, egli ci svela la natura, ci indica uno spettacolo, un aspetto che ancora non conosciamo, egli ci rivela la via nell’identico modo in cui si è rivelata a lui e appare così nell’arte per la prima volta.” (Claude Monet) 

                                                           

Nel 1908 Monet e la moglie Alice si recano a Venezia ospiti di Curtis, un amico americano del pittore inglese Singer Sargent. Trascorre inizialmente due settimane a palazzo Barbaro, un palazzo rinascimentale situato direttamente sul Canal Grande. Percorre le strette calli e si lascia condurre in barca attraverso i piccoli canali, si appropria dell’atmosfera e riflette. Studia le opere di Tiziano, di Giorgione e del Veronese, nei musei e nelle chiese. La città lo entusiasta per gli effetti di luce sull’acqua dei canali, così si mette con cavalletto e tavolozza sul Canal Grande, davanti al Palazzo dei Dogi, a dipingere. E dipinge, dipinge senza tregua, attenendosi rigidamente a una tabella di marcia che lo costringe ad alzarsi alle sei del mattino e gli concede due ore di tempo davanti a ogni soggetto. Trova pace soltanto la sera, al tramonto. Le vedute di San Giorgio Maggiore o di Palazzo Contarini sembrano uscire da una favola romantica o da una poesia simbolista. I quadri di Venezia sono composizioni di veli blu e madreperla, di foschia e riflessi di luce.

Palazzo Ducale

SAN GIORGIO MAGGIORE

Venezia, è sublime, sorge dall’acqua
in un’atmosfera di rarefatta bellezza.
È visione ispiratrice unica,
perla affascinante racchiusa nei vicoli,
tra i palazzi, i ponti, sull’acqua.
L’isola mi parlava nell’ora
più incisiva, più mutevole del giorno.
Era la mia musa perfetta,
in quel momento, sentivo
di poter arrivare a rappresentare 

qualcosa di unico……
(Pensando a Monet -miei liberi pensieri) Continua a leggere “LA VENEZIA DI MONET, di Stefania Pellegrini”

Momenti di poesia. Ai giardini di marzo, di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Ai giardini di Marzo, di Stefania Pellegrini

Parole nomadi

Ai giardini di marzo

I pomeriggi alla soffitta …
io e te, I giardini di marzo,
la chitarra, le nostre voci,
in anni in cui fiorivano
in giardino
abbondanti le mimose.
Vorrei dire: il rimpianto
oggi non trova casa,
quest’assenza di rumore
non nuoce al nostro tempo,
eppure il pensiero
non ha diletto.
Mi soffermo alla sua ombra
ma non c’è dolcezza
che il palato colga.
Fumi d’ebbrezze evaporate
depositano su petali
di rose ammaccate.
Fingiamo che il loro profumo
stordisca ancora, che l’estate
non sia già volta all’autunno
e il cuore canti come allora.
Ma le memorie han rumore
di ciottoli rotolanti e
le begonie sono sfiorite nei vasi.
L’estate rovente,
ubriaca di brividi, di sogni,
è declinata sul canto
dei grilli nei prati.

Stefania Pellegrini ©

©Ogni diritto riservato©

Momenti di poesia. Se dell’emozione il canto, di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Se dell’emozione il canto, di Stefania Pellegrini

Parole nomadi

Se dell’emozione il canto

Se dell’emozione il canto
su questo scoglio lasciai
voce ritrovo oggi
di quei mattini chiari…
Le verdi vellutate trasparenze
virate in bagliori cerulei
ora sciaquio di nenie da lamenti
lontani , ora rimando di memorie
delle mitiche Diomedee
da rigurgito di spuma bianca.

Oh, mare questo palpitare
tra frastagli di rocce
questo suon che sguardo
mirando l’immenso cattura
di pace piena, ora pare cullare
in una docile risacca pura.
Volteggiano fantasie
si tuffano poi risalgono
come gabbiani a pelo d’acqua
danzando rosee visioni
di ricordi in attesa…

I tuffi, il riso, il soffio del garbino
la burla amorosa
tra onde animate di mare
… Spuma bianca vaporosa
lieve la brezza la randa
che sale scende…
lo scafo sopra l’oro
e l’argento a dondolare sogni
dipinti sul mare turchino.

Stefania Pellegrini ©

(poesia presente su Antologia “Adriatico”)††††

Momenti di poesia. LA POESIA DI NIKIFOROS VRETTAKOS, di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. La poesia di Nikiforos Vrettakos, di Stefania Pellegrini.

 

(…)Io nacqui su una cima, / di fronte aveva il mare, / vicino aveva il cielo: / miracolo di sogno. / Ma quando poi mia madre / fra le sue braccia mi guardò, / paura prese allora / e lontano mi gettò / nell’abbraccio dell’infinito.

Così leggiamo nei versi tratti dalla poesia “Isolamento”. Tutta la poesia di Nikifòros Vrettakos  è scoperta del mondo “da dentro”, sguardo di stupore e meraviglia di tutti i sensi che esplorano la bellezza. La sua aspirazione è trovare una lingua in grado di esprimere la pienezza dell’universo dove far rientrare: luce, mare, nuvole, fiori, monti, farfalle, colori.

Voce poetica del Novecento greca  Nikifòros Vrettakos, uomo mite, schivo, pronto a stupirsi del miracolo della vita e della natura nasce nel 1912 ai piedi del monte Taìgeto a Krokeès – Laconia e muore ad Atene nel 1991. Pacifista fu espulso dal Partito comunista e visse in esilio durante la dittatura dei colonnelli. Dai toni crepuscolari delle prime raccolte, che appaiono pervase dall’ottimismo degli ideali pacifisti e umanitari, la sua poesia adotta uno stile semplice e piano, atto a veicolare messaggi forti ed evidenti.” Muovo contro le vostre armi / carico di fiori e di luce (…) / Si infrangeranno i vostri proiettili / sopra il mio pensiero / e sopra questi versi /L’infanzia avrà una parte molto importante nella formazione del bambino Nikifòros che lo vedrà immerso in una continuità indistinta di sensazioni. Al tempo in cui nacqui – / in quegli anni Dio mi aveva / tenuto in serbo gli alberi. Erano stelle in cielo. / I colori giovani fasciavano i colli / o si posavano sulle acque. Mane e sera / si diramava fra i cespugli e le pietre la luce. ( …)  Dentro di me danzavano piccole farfalle, / era forse la mia anima; forse Dio / dentro di me racchiuse cristalli di tutti i suoi colori celesti. (… )(tratta da Autobiografia)

Claude Monet

 

AURIGA

Nella mia caccia al sole, ho già superato

i cinquant’anni, sempre fanciullo. Mi vergogno

ad accorciare il passo. La mia mano tesa

corre, spicca il volo, si libra, scende

ad afferrare la luce. Cerco di fare in tempo

a diventare l’auriga di questa luce

sul mondo. 

(da Paralipomeni)

 

LA POESIA E LA VITA

Non finisce la poesia, come

non finisce anche il cielo. Come le ore di Dio

e le rotazioni del nostro pianeta. I riverberi della vita

conservano la sua forma di poesia. Finchè

andrà e tornerà il mare, finchè

nasceranno fiori e colori, finchè

gli uomini si daranno l’un l’altro la mano

esisterà anche la poesia.

La poesia nasce

insieme alle cose, insieme all’amore,

insieme al dolore. Per esempio,

di molte mie pagine la poesia è nata

insieme ai tuoi occhi.

(da L’abisso del mondo, 1961)

(Poesie tratte dalla rivista mensile Poesia – Crocetti Editore.)

Momenti di poesia. Forse sei là di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Forse sei là, di Stefania Pellegrini

Parole nomadi

Forse sei là

Ti cerco sulla scia dell’ultima stella,
ti inseguo sull’onda di un ricordo,
mia perla dello scrigno segreto.
Quando il mattino diventa oro
tra le spire dell’ultimo sogno
ancora cerco il tuo volto,
il tuo sorriso.
E ancora al risveglio
nel volteggio leggiadro d’una farfalla,
nella voce che anima il vento,
nell’odore salmastro del mare.
Forse sei là
dove gli aquiloni vanno volando
strappati dal vento,
là, dove c’è bellezza e mistero infinito,
ti cerco.
Vorrei vestirmi dei tuoi pensieri
dirti quel che non dissi ieri
e ciò che è stato poi,
parlare di noi e del tempo negatoci.
Mi mancano i tuoi abbracci,
le tue mani
abili con ago e filo di preziosi ricami,
Mi manca la tua voce, madre,
non sai quanto…

Stefania Pellegrini©

Momenti di poesia.Ti cerco, non ti trovo di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Ti cerco, non ti trovo di Stefania Pellegrini

Parole nomadi

Ti cerco, non ti trovo.

Sei il sogno che temo
sfugga tra le dita
La forza che mi riconduce
da astro smarrito
alla sua orbita,
la voce che muove dentro
sui binari del silenzio.

Ti cerco, non ti trovo
indugio tra gli spartiti
del tempo,
indugio e aspetto
che prenda via
un nuovo movimento.

Queste ore a contare
il tuo ritorno, a guardare
l’orologio che batte
dove la luce manca.
Queste ore muovono
così lente, che ogni impulso
mi muore dentro.


Stefania Pellegrini©

Momenti di poesia. Noi insieme, di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Noi insieme di Stefania Pellegrini

Parole nomadi

Noi insieme

Cavalcava i giorni un sentore
di semplici fiori di campo:
azzurri, gialli, screziati bianchi.
A mazzi ne raccoglievo
per la dolcezza dei profumi
dei copiosi grappoli pendenti
per la nascita dei nostri accordi.
I richiami del cuore
portavano carezze leggere
di un arpeggiare di note
gioiose.
Parlavano gli sguardi
una tenerezza silenziosa
sbocciata sull’armonia dei pensieri
e la parola diventava faro
sulla via.
Noi semplicemente
noi incontro ai giorni andavamo
scoprendoci pian piano
in un petalo per volta…
Ci ritrovammo appesi insieme
all’amo di una nuova vita.
Stefania Pellegrini ©

(raccolta Isole-END Edizioni)

Momenti di poesia. Divagazioni, di Pellegrini Stefania

Momenti di poesia, Divagazioni di Stefania Pellegrini

Parole nomadi

Divagazioni

Lo scompenso di un sogno perso
s’articola tra le spire del giorno
camuffando la vista della luce
che tremula furtiva
tra le dita dell’aurora.
Non c’è parola, né pensiero finito
che mi faccia sentire
meno sdrucito l’orlo del tempo.
Così sola mi rifugio
tra le pieghe del ricordo.
Dove si sciolsero leggeri
gli accordi del cuore
e andai incontro un giorno
all’anse
del grande mare,
incurante dei venti contrari.
Su boccioli di taciti assensi
nivee gemme schiudono
le labbra allo zèfiro amante
e gli accordi si rinnovano
sui superati passi.
Quando s’apre deciso
l’alveo del giorno al sole nascente,
la coperta grigia
mi scrollo di dosso.
Un sospiro vicino richiama
al piccolo mondo presente,
a qualche tiepida carezza,
a un po’ di tenerezza.
Stefania Pellegrini ©

Tutti i diritti riservati all’autrice