Momenti di poesia. Profumo d’infinito di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Profumo d’infinito di Stefania Pellegrini

 

Un accento nell’aria
di beatitudine e di grazia,
un’armonia soffusa
e…par ravvivarsi l’anima
quasi che sia giunto
un frullo d’ali
di farfalla
a posare effusioni
tenere, dolci.
È questo profumo
nel vento
a catturare la mente
quest’àura di vertigine.
Dai civettuoli
rossi papaveri
all’allegria contagiosa
del pettegolo torrente,
la luce vivida
nel giorno dorato,
cattura la vita
sulla danza
della sua favola infinita.

Stefania Pellegrini ©

(da Isole END Edizioni)

Momenti di poesia. Lascia andare di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Lascia andare di Stefania Pellegrini

Lascia andare, il tempo
non puoi fermare.
Ciò che sta scritto
nel cielo e sulla terra
propende a mutare.

Vedi la nube in cielo
vaporosa, presto
tenderà a sciogliersi
in abbraccio con l’azzurro
e il fiore a uno sbuffo,
un giro di vento
calerà le sue piume.
La bava di rugiada
sul petalo di rosa o
lo sguardo di un bimbo
mentre gioca.

Niente resta lo stesso.

Lascia andare, il tempo
non puoi fermare.
Cede la foglia al suo stare,
da un fiato di vento
si lascia cullare.
Anche noi
zattere in mezzo al mare
sospinti dall’onda
in continuo mutare.

Vedi?
Niente resta lo stesso.

Allora vivi del momento
il battito del cuore,
la brezza che carezza
nel soffio d’altra vita
l’essenza sua racchiusa:
aroma, colore,
luce, suono, la sua natura.
Ciò che va e in altro ritorna.
Scrivi nell’anima
la musica dell’infinito.

Stefania Pellegrini ©

Momenti di poesia. Ricerca d’amore di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Ricerca d’amore di Stefania Pellegrini

Corpi avvolti tra lenzuola bianche
scomposte in giochi sensuali
profumi inebrianti
di passione ardente.
Labbra calde, gocce
di fresca rugiada si posavano
sull’onda di luce che emanava
la vellutata pelle.
Intrecci di mani, di gambe
carezze in fantasie della mente
si sposavano
tra cavalcanti desideri.
In te mi specchiavo, mi fondevo
in unico sguardo,
in unica essenza che traduceva
la passione del cuore.
Mi abbandonavo al trasporto
che nutriva e alimentava
la mia ricerca d’amore. 

Stefania Pellegrini ©

Ogni diritto riservato

La leggenda del cactus, di Stefania Pellegrini

La leggenda del cactus, di Stefania Pellegrini

copyright Stefania Pellegrini

Con il nome di cactus vengono comunemente chiamate tutte quelle piante che fanno parte della famiglia delle Cactaceae. Si trovano in quasi tutte le parti del mondo, anche se la loro origine è più americana. I cactus sono detti anche piante succulente, ovvero piante in grado di trattenere una buona quantità di acqua, necessaria per sopravvivere anche nei lunghi periodi di siccità.

Grazie a questa peculiarità, i cactus tendono a diventare particolarmente carnosi sia nel fusto che nelle foglie, e sono considerati piante xerofile, ovvero piante che si ambientano bene in luoghi aridi e desertici dove l’acqua non è quasi mai presente. Fanno parte della famiglia delle Cactaceae oltre 3000 specie.

I cactus sono facilmente riconoscibili grazie alla presenza di spine che rappresentano le foglie. Molti tipi di cactus hanno spine uncinate, fastidiose e spesso dolorose anche solo se si sfiorano.

Questo tipo di pianta può avere dimensioni minime di un centimetro ma raggiungere anche i venti metri di altezza. La sua forma può variare ed essere a crescita verticale con fusto a colonna, oppure globosa, oppure piatta. Viene apprezzata per la sua particolarità ornamentale e per la sua facile coltivazione.

copyringht di Stefania Pellegrini

Esprime fedeltà e sentimento duraturo, e tutto ciò è legato alla sua durata, molto lunga nel tempo, se opportunamente gestita.

Una leggenda d’oltreoceano racconta:

di Quehualliu, un indiano particolarmente bello e apprezzato. Il giovane non aveva occhi che per Pasancana, la figlia del suo capotribù. I due erano praticamente nati e cresciuti insieme, con il tempo si erano innamorati, ma il capo voleva per sua figlia un altro sposo, un eccellente cacciatore.

Disperati perchè vedono il loro sogno d’amore sfumare, i due giovani decidono di scappare. Ma il capo indiano, quando si accorge della loro fuga, va su tutte le furie e manda parte dei suoi guerrieri a cercare i due amanti.

Quehualliu e Pasancana camminano a lungo, cercando di sfuggire ai guerrieri, ma a un certo punto devo fermarsi perché molto stanchi e decidono di sedersi per qualche minuto.
Vengono, però, scorti da alcuni uomini. Per fortuna Quehualliu e la sua compagna, si accorgono in tempo del loro arrivo, ma non sapendo più che fare, implorano la dea della terra, Pachamama, di nasconderli.

La dea allora li fa passare attraverso un buco nella montagna, così i loro inseguitori, insieme al padre della ragazza, li aspetteranno, invano, tutta la notte.

Poi per dare modo ai giovani innamorati di stare insieme senza che nessuno li separi, li trasforma in cactus.

Cit.“La natura è fantastica. Un miliardo d’anni fa non avrebbe mai sospettato che noi avremmo portato gli occhiali, eppure ci ha fatto le orecchie!”
(Milton Berle)

Momenti di poesia. È l’attimo, di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. È l’attimo di Stefania Pellegrini

Impressione levar del sole – Claude Monet

È un attimo!
Lo sguardo sulla porta
un sorriso accennato
un soffio d’aria
sul bavero della giacca.

È un attimo!
Goccia di rugiada che squaglia
sul petalo d’una rosa
tachicardia improvvisa
che scema
nel monotono quotidiano.

È l’attimo!
Sorride e scappa via
il rimpianto sulla bocca
di ciò che stato non ritorna
brivido di gioia inespressa
che s’acquieta sul lampo
di un flash sfumato.

Stefania Pellegrini©

Momenti di poesia. Giochi di flauto di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Giochi di flauto di Stefania Pellegrini

Fiorisce lieve, piano sale
dal silenzio mistico
del luogo.
Timido si schiude in note
di flauto.
Suono amaliante adulatore cattura
con illusorio attimo d’infinito.
Ha ali per il pensiero mio,
un sogno d’abbandono.
Ecco che ti rivivo ancora
nella voce tua
eco di memoria:
fioca, docile,
lenta come onda di risacca,
dolce come carezza sul cuore.
Ti ritrovo nelle parole tue
nel modular d’un flauto
tra le mura domestiche.
Fanciulletta io
allora non seppi ascoltare
la voce tua ariosa
che dava ritmo alla tua vita,
ahimè, non seppi apprezzare
il canto che saliva
dall’anima tua schiva.

Stefania Pellegrini ©

Momenti di poesia. Certe nubi di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Certe nubi di Stefania Pellegrini

Certe nubi

Fa male questo silenzio
che si frappone tra le iridi
dei nostri occhi e il cuore
che smorza la luce alle fioriture.
Dove sono fermi i pensieri
che articolavano le parole?

La giornata piatta langue
di luce riflessa.
Si perde tra i treni, le stazioni
delle nostre stagioni.
Cerca odore di notturni musici
là dove cedevano
i gesti ai baci e i venti contrari
non piegavano i sogni.

Lo so che amore è anche attesa
pazienza, gioire degli attimi
fugaci e l’autunno può ancora
fiorire gli incontri,
ma oggi rodono certe nubi in petto.

Stefania Pellegrini ©

Momenti di poesia. Tra abbaglio e ragione, di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Tra abbaglio e ragione, di Stefania Pellegrini

Parle nomadi

Tra abbaglio e ragione

Guardarla talvolta estasiato
afferrato dalla vertigine dei sensi
abbagliato come
dal blu cobalto del mare
puntinato di stelle
o il rosso cocente del sole.
Bella parea come sirena di mare.
Della dolcezza di corde di cetra
risuonava la voce
civettava in onde gioiose.
La pelle trasparente
vibrava dei colori del mare
all’alba, al tramonto
talvolta colore ambrato aveva
della luna.
Ma poi capitava di leggerle
nello sguardo l’ombra del vento
che andava veniva
in guizzi di fulmine negli occhi
e tra le ciglia
luci e ombre incerte d’inganno.
E quell’aria strana
fra le pieghe di un sorriso spento,
cos’era?
Tra abbaglio e ragione
scoprirle le spalle, i seni
avidamente cercarne il cuore
le segrete dell’anima.
La pioggia scendeva stanca
la luce si fece avara e alfine la trovò
ma che delusione penetrare
l’aridità di un deserto di sale!

Stefania Pellegrini ©

Momenti di poesia. Sulla ruota panoramica, di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Sulla ruota panoramica di Stefania Pellegrini

Tu lo guardi e ti sembra di volare,
aquilone nel cielo infinito,
gabbiano sul blu
del mare sconfinato.
Tu lo guardi
e la sua voce senti vibrare
come corde di violino.

Poi la ruota e la brezza tra i capelli
a rapire le parole,
il battito dei cuori.
Poi le carezze…
le lusinghe sulla pelle…

Tu lo guardi e non sai dove il fiume
vada a finire,
sottile la malia dello sguardo,
che corteggia la mente… 

È così dolce
la seduzione al sapore di miele,
che il pudore allenta il freno,
annega gli anni acerbi
nel verde dei suoi occhi.

Le dita lievi sul viso, tra i capelli,
le labbra a cercare il piacere dei sensi.
Ti lasci guidare
dal tepore accogliente
delle sue braccia
e ti schiudi
fiore al suo mattino.

Stefania Pellegrini ©

Ogni diritto riservato

Racconto. Il vecchio e il bambino di Stefania Pellegrini

Il mio tempo migliore

Un giorno, un vecchio e un bambino si incontrano lunga la sponda di un fiume. L’uno è seduto sull’argine, l’altro, un poco distante, tira sassi nelle acque placide e silenziose.

Ad un certo punto, il bambino, sentendosi osservato, si avvicina al vecchio e gli chiede:

“Da dove vieni? Non ti ho mai visto da queste parti.”

“Come no, tu non mi hai visto, ma io c’ero”.

“Ma come è possibile? Vengo spesso a giocare qua.”

Il vecchio, carico d’anni, la pelle cadente solcata da grosse rughe, fuma la pipa e scruta la faccia del bambino accennando un mezzo sorriso.

“C’ero, c’ero, piccolo sbadato, non mi hai visto perché ero nel fiume.”

“Cosa facevi, nuotavi?”

“In un certo senso.” – Segue un breve silenzio, poi riprende il bambino:

“Cioè? Che vuoi dire?”

“Ero quel piccolo pesce che hai colpito con un sasso.”

Il bambino, un po’ stupito, guarda il vecchio dalla punta del naso ai piedi, e pensa – questo qui non è normale. –

Il vecchio prosegue:

– “Due giorni fa ero il filo d’erba che hai strappato, e il giorno prima ancora, il cespuglio che tu e i tuoi amici avete sradicato per riprendere la palla, prima che finisse nel fiume.”

“Ma mi prendi in giro?” – dice il bambino –

Entrambi smettono di parlare, persi nei propri pensieri.

Il vecchio continua ad aspirare la sua pipa, il bambino un po’ confuso riprende a gettare sassi al fiume. Continua a leggere “Racconto. Il vecchio e il bambino di Stefania Pellegrini”

Momenti di poesia. Al calar della sera di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Al calar della sera di Stefania Pellegrini

Al calar della sera

Ho consumato strade
ho salito gradini, ho sceso scale.
Nelle tasche bucate
ho tra le mani
sassolini del mio vagare.
So di terra, so di mare e non tengo
ancore per ormeggiare.
Ora il vento
mi parla di strade in discesa
e il silenzio,
è un silenzio oscuro.
Nell’aria pungente
solo fruscii di eriche lontane,
fioche fragranze di lavande.
Il mare osserva muto
l’effimero gioco di luci
di un viaggio senza tempo e
la mente ogni pensiero affonda,
come l’onda scompare silenziosa.

Stefania Pellegrini ©
(Anno 2011)

Momenti di poesia. Vorrei incontrarti ancora, di Stefania Pellegrini

Momenti di Poesia. Vorrei incontrarti ancora, di Stefania Pellegrini

Vorrei incontrati ancora

Vorrei incontrarti ancora
dove la notte
travolge i sensi,
figlia degli incontri,
delle parole dolci,
dei sospiri rapiti,
dei gesti complici.
Vorrei per te farmi vento
quando dà il là
alla danza
tra le fronde degli alberi
con quel passo di musica
che rapisce le foglie.
Aprire le imposte
della fantasia
ai tuoi occhi distratti
raccoglierne il vezzo
per lusingare
il giorno bastardo.
Vorrei imparare ad inventarti
nei vuoti delle assenze
che affiora la laguna
dei nostri cuori,
per ritagliarmi un pezzo
di cielo del tuo mondo segreto,
e partorire
dal ventre di nebbia
la voce delle emozioni.

Stefania Pellegrini ©

©Ogni diritto riservato©

Momenti di poesia. Noi qui ora di Stefania Pellegrini

Momenti di Poesia. Noi qui ora di Stefania Pellegrini

Noi qui ora

Passa il tempo
sulle nostre voci
passa e rotola
lontano.
Disturba l’incedere
incurante, l’ombra
furtiva che pesa
sulla mano.
Giorni gli uni sugli altri
a perdere spessore
e la nostalgia
dei battiti persi
pende sospesa
sui lillà lacrimanti
sospiri odorosi.
Scivola
la rosa appassita
tra le dita,
petali inariditi,
incolori,
d’un vivere che non torna.
Confusa
aleggia l’attesa.
Noi qui ora…
a inventare l’oggi
non guardando al domani.

Stefania Pellegrini©

Momenti di poesia. Bellezze della vita di Stefania Pellegrini

Momenti di Poesia. Bellezze della vita di Stefania Pellegrini

Bellezze della vita

Vivere i sentieri dei tuoi occhi
carezza di pelle sulla mia,
danza di cuori nelle ore
dimentiche del tempo.
Travolgente musica dell’anima
afferrare
fluttuando appesa a un aquilone
nell’aria rarefatta d’un sogno.
Mai sogno fu così vivido:
vita fioriva
su voce d’alba
d’armoniose intime scoperte.
Crescere gracili arbusti
e vegliare i loro respiri.
Dissetarsi alla colma e lucente
conca d’acqua
assaporando la vita a grandi sorsi.
Tutto era vero e reale,
Torino complice
fascinosa e attraente
con la sua aria regale e l’eleganza
trasognata d’altri tempi.

Stefania Pellegrini ©

(dalla raccolta Isole-END Edizioni)

Il pittore della luce, di Stefania Pellegrini

Il pittore della luce – J. M. William Turner, di Stefania Pellegrini

La valorosa Téméraire (1839)

Quando si parla della luce nella pittura mi viene di pensare ai pittori impressionisti che tanto hanno cercato di catturarla nelle loro opere: Pierre Auguste Renoir o Claude Monet per esempio, ma un po’ prima della nascita dell’Impressionismo il pittore Joseph Mallord William Turner ( Londra 23 Aprile 1775 – Chelsea 19 Dicembre1851 ) aveva posto le basi, con il suo stile, alla nascita di questa corrente pittorica. Pittore e incisore inglese apparteneva al movimento romantico.

Joseph Mallord William Turner era famoso per le sue opere ad olio, ma è stato anche uno dei più grandi maestri britannici nella realizzazione di paesaggi all’acquerello.

Ivy Bridge – acquarello del 1813

Il celebre critico d’arte inglese John Ruskin parlò di lui come dell’artista che più di ogni altro era capace di “rappresentare gli umori della natura in modo emozionante e sincero”

La luce per Turner rappresentava l’emanazione dello spirito divino e questo è il motivo per cui nei suoi ultimi quadri trascurò di rappresentare oggetti solidi e i loro dettagli, concentrandosi sui giochi di luce riflessi dall’acqua e sullo splendore dei cieli e del fuoco. Anche se questi ultimi lavori potrebbero sembrare di tipo impressionista, facendo di lui un precursore della scuola francese, Turner stava sforzandosi di ricercare un modo di esprimere la spiritualità nel mondo piuttosto che limitarsi a fornire un’interpretazione artistica ai fenomeni ottici (“Il sole è Dio” disse poco prima di morire)

Claude Monet rimase impressionato dalle qualità pittoriche di Turner, quando nel 1870 vide per la prima volta i suoi quadri durante un soggiorno a Londra. Nel suo stile infatti era riscontrabile un’anticipazione dei temi dell’impressionismo. Tuttavia dopo diversi anni nel 1918 Monet mutò giudizio, facendo una dichiarazione piuttosto ingenerosa:
« In passato ho amato molto Turner, oggi lo amo molto meno. Perché? Non ha disegnato abbastanza il colore e ne ha messo troppo; l’ho studiato bene. »

Luce e colore

Nell’opera sopra, “Luce e colore “- Olio su tela – Tate Gallery, Turner allude anche nel titolo alla “Teoria dei colori” di J.W.Goethe, di cui possedeva una copia della traduzione in lingua inglese pubblicata nel 1840. Se pur questa notizia possa stupire perchè J.W.Goethe è conosciuto come uno dei più importanti autori e poeti di tutti i tempi, lui stesso affermava di aver dato importanza ai propri lavori scientifici (specialmente alla teoria dei colori) ancora più di tutte le sue creazioni letterarie.

La stella della sera (1830)

A riguardo di questo ultimo quadro “La stella della sera” e per restare fedele alle mie proposte, propongo la lettura della poesia di Edgard Allan Poe, che porta lo stesso titolo dell’opera pittorica. 

Edgard Allan Poe (Boston, 19 gennaio 1809 – Baltimora, 7 ottobre 1849)

LA STELLA DELLA SERA
Edgar Allan Poe

L’ estate era al suo meriggio,
e la notte al suo colmo;
e ogni stella, nella sua propria orbita,
brillava pallida, pur nella luce
della luna, che più lucente e più fredda,
dominava tra gli schiavi pianeti,
nei cieli signora assoluta –
e, col suo raggio, sulle onde.
Per un poco io fissai
il suo freddo sorriso;
oh, troppo freddo – troppo freddo per me!
Passo’, come un sudario,
una nuvola lanuginosa,
e io allora mi volsi a te
orgogliosa stella della sera,
alla tua remota fiamma,
più caro avendo il tuo raggio;
giacche’ più mi allieta
l’ orgogliosa parte
che in cielo svolgi a notte,
e di più io ammiro
il tuo fuoco distante
che non quella fredda, consueta luce.